NECESSITA’ DELLA RIFORMA DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO-COMUNI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Febbraio, 2026 @ 12:00 pm

Oggi la Provincia reclama e trattiene per se’ l’Autonomia che reclama da Roma ma che poi nega ai suoi Comuni, enti che considera “suoi” in senso oggettivo (cioè di sua “proprietà” e che tratta con uguale approccio top-down) e non “suoi” in senso soggettivo, ovvero come gli enti che le danno vita. Ma procediamo con ordine.
Esistono rilevanti differenze “quantitative” nel numero di cittadini dei Comuni della Provincia (cifre non aggiornate e arrotondate):
Provincia 547.000
Trento, Città Capoluogo, di notte (residenti) 120.000
Trento, di giorno (con lavoratori pendolari) 240.000
Numero dei Comuni 166
5 Comuni maggiori (Trento, Rovereto Pergine, Riva d. G., Arco) 240.000
161 Comuni minori 307.000
Ciascun comune minore 2.000

Esiste poi anche la differenza “funzionale” soprattutto fra il Comune Capoluogo rispetto a tutti gli altri, differenza che appare dal rilevante se non altro dal numero di lavoratori pendolari che ogni giorno entrano in città. Al di là di questo pur importante aspetto, ancora recentemente si sono verificati interventi diretti della Provincia su temi e in materie che meglio dovrebbero/potrebbero essere gestiti dal Comune Capoluogo e/o quanto meno in pre-accordo con esso. Cito a titolo di esempio:

  • gestione degli immigrati cittadini, loro formazione e integrazione, CPR;
  • gestione dei senza tetto;
  • asili nido;
  • localizzazione dell’inceneritore e di una nuova scita autostradale cittadina;
  • mobilità urbana;
  • destinazione di vaste aree urbane abbandonate.

A testimonianza che si tratta di una esigenza avvertita, in una intervista del 6 febbraio sul quotidiano locale” ilT” a pag, 19 il Sindaco di Trento Franco Ianeselli definisce ben due volte questi interventi della Provincia con il termine “incursioni”.

Analoga esigenza di una maggiore autonomia esiste anche da parte dei Comuni minori, rispetto ai quali la Provincia deve passare dal sistema delle elargizioni (elettorali) finanziarie a pioggia ad essere prioritariamente – con propri uffici a ciò dedicati – strumento tecnico di iniziative (economiche e sociali) nate localmente, rispetto al cui realizzazione i piccoli Comuni il più delle volte non hanno strutture adeguate.

Le vie che teoricamente percorribili per arrivare alla Riforma che propongo, sono:
– continuare di volta in volta a cercare di ottenere dalla Provincia i necessari coinvolgimenti;
– reimpostare la riforma ad iniziare dal rapporto con Roma.

Io le escluderei entrambe e ne suggerisco una terza: che sia il Comune Capoluogo a porre localmente in modo esplicito e chiaro il problema come PROBLEMA CENTRALE, una sorta di STATUTO DI AUTONOMIA LOCALE INTEGRATIVO la cui soluzione sia indicata STRATEGICA (ovvero letteralmente “indispensabile e insostituibile”) per tutto il territorio. In tal modo – già nella fase della proposta – si raccoglierebbero consensi alla sua soluzione presso gli abitanti di tutti i Comuni. 

Riccardo Lucatti – ItaliaViva Trento