DE DOLOMITI ENERGIA, Trento

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Luglio, 2026 @ 6:21 am

Quotazione in borsa, aumento di capitale, piano industriale: sulla stampa si scrive molto ma non tutti i lettori hanno la preparazione necessaria per comprendere appieno il problema, anche perché viene trattato su piani e a livelli diversi, per di più con sintesi enigmatiche (terza, quarta, quinta via, via francese?). Provo ad elencarli:

  • piano politico provinciale: pare che la Provincia sia in attesa di capire quale sia la decisione da assumere più utile dal punto di vista politico-partitico;
  • piano amministrativo comunale: i Comuni maggiori sono propensi alla quotazione in borsa perché la interpretano come necessariamente collegata ad un aumento di capitale che porrebbe generare un incremento nelle loro stringate entrate finanziarie;
  • piano supertecnico settoriale: comprende le prese di posizione di validissimi esponenti culturali in ambiti specialistici (bilancisti, fiscalisti, esperti e “storici” del nostro diritto amministrativo autonomistico).

Al riguardo, mi permetto di aggiungere le considerazioni del mio piano e del mio livello, quello aziendale, cioè di chi per anni è stato capo di aziende importanti e di funzioni centrali di holding “miste” (ovvero finanziarie e allo stesso tempo semi operative), fra le quali per cinque anni quella che al che al tempo (anni ’70) era la più grande finanziaria dell’intero paese, la STET SpA, Torino/Roma, operante nel settore delle comunicazioni e dell’elettronica civile e militare e, dopo, a Trento, l’ISA SpA sotto la presidenza di Bruno Kessler e la Holding Marangoni Presidente Mario Marangoni. E vengo alle mie considerazioni.

Un piano industriale innovativo è sicuramente necessario per adeguare DE ai mutamenti delle fonti e delle necessità energetiche. Esso richiede la disponibilità di nuovi capitali ed ecco la necessità di aumento del capitale sociale, per la cui attuazione tuttavia non è necessaria la quotazione in borsa di DE!

La quotazione in borsa, molto onerosa sotto il profilo gestionale, potrebbe aiutare l’adesione di nuovi soci anche privati ed anche locali, il che però allontanerebbe sempre di più DE dal modello di SpA “in house” ovvero a capitale interamente pubblico, situazione ottimale per ricevere direttamente, alla loro scadenza, il rinnovo delle concessioni.

La quotazione in borsa, in un abbastanza immediato secondo momento potrebbe produrre un ulteriore pesante effetto negativo: un’ OPA-Offerta Pubblica di Acquisto (di azioni DE) da parte di un colosso del settore, ad un prezzo molto interessante sia per i privati che già ora detengono una quota del capitale sociale della società , sia per i nuovi azionisti dell’ultima ora, azionisti tutti che farebbero un affare: ottimo per loro ma pessimo per l’Autonomia della Provincia che inizierebbe a perdere uno dei due pilasti sui quali si regge: la gestione delle fonti energetiche (l’altro è la gestione dell’A22).

Vengo alla mia proposta: la Provincia

– a valere del suo elevatissimo fondo cassa, trasferisca proporzionalmente a tutti i Comuni la finanza necessaria a capitalizzare una loro nuova Srl la quale sottoscriva l’aumento di capitale di DE;
– faccia un’interessante offerta di acquisto delle azioni attualmente in mano agli attuali azionisti privati: in tal modo DE diventerebbe una SpA ben capitalizzata a capitale diffuso (fra i Comuni!)  e interamente pubblico (in house);
– allontani lo spettro del mancato rinnovo delle concessioni;
– ponga i presupposti per la migliore cura delle necessità energetiche (e non solo tali!) locali.

La Provincia ha la posizione ed i mezzi per fare/non fare ciò: si assuma il merito/la responsabilità delle proprie decisioni.

Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento