DON LINO ZATELLI -3
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Agosto, 2026 @ 2:15 pmCi sono persone che lasciano il vuoto ed il pieno: il vuoto della loro assenza; il pieno dell’esempio e del ricordo di vita attiva, dialogante, accogliente, dialogante, credente.
Credente … e non mi riferisco solo alla Fede nel nostro Dio, bensì alla fede nelle persone, in tutte le persone, anche in quelle “non credenti”.
Forse anche per questo le celebrazioni eucaristiche a San Carlo Borromeo erano sold-out, tutti i posti esauriti: Don Lino invitava le persone rimaste in piedi vicino all’entrata ad accomodarsi nelle panche dietro l’altare.
Mi è capitato più volte di dire ad un vicino di panca “Sa, noi non siamo di questa parrocchia ….” e spesso la risposta era “Nemmeno noi …”
Prima della celebrazione, Don Lino gira fra le persone, saluta, scambia qualche parola, stringe le mani ai più giovani che poi lo seguono in sacrestia. Chiusa la porta, l’organista inizia a suonare, un parrocchiano apre la porta, ne esce una teoria di ragazzini – ne abbiano contati fino a 14! – che precedono Don Lino per il saluto all’altare: un piccolo inchino.
Molto amico di Don Marcello Farina, il “sacerdote senza parrocchia” a lungo ospitato a celebrare nella sua chiesa, Don Lino ne aveva cocelebrato insieme al vescovo le doppie esequie (v. foto): alla San Carlo e il giorno dopo, per la sepoltura, nel paesello dell’ultima residenza di Marcello, Balbido, il Paese dipinto per via dei suoi bei murales, nelle Giudicarie Esteriori.
Anche qui su FB io sono stato uno dei “protestanti” contro il preannunciato trasferimento di Don Lino dalla San Carlo a Zambana/Lavis e taluno mi ha corretto dicendomi che se io avevo la Fede non avrei perso nulla per la sua mancanza. Io avevo risposto che non era questione di Fede ma di non allontanare ingiustamente Don Lino dal “mondo” (letteralmente: insieme delle relazioni umane) che aveva costruito, che nutriva e continuamente alimentava: relazioni innanzi tutto proprio con quella Fede (meglio: “con la ricerca di quella Fede”, avrebbe detto Don Marcello Farina) alla quale si appellava il mio interlocutore. Si trattava di un interlocutore “di livello”, non il vescovo ma quasi, che diceva di “apprezzare” la mia capacità nello scrivere …
Don Lino, so che ci vedi, ci senti, che leggi cioè che molti scrivono di te: andartene? Questa proprio non ce la dovevi fare …



















