RAPPORTO DI AUTONOMIA PAT/COMUNI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Agosto, 2026 @ 9:41 am(mia lettera odierna al ilT quotidiano del Trentino)
Egregio direttore, ho molto apprezzato i contenuti e l’evidenza grafica dell’intervista di Tommaso Di Giannantonio a Michele Cereghini, Sindaco di Pinzolo e Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, a pagina 14 de ilT odierno dal titolo “Emergenza, casa, energia, urbanistica: i Comuni vogliono contare di più”.
Sta per arrivare il 5 settembre, la Giornata dell’Autonomia e la necessaria riforma del Rapporto di Autonomia (innanzi tutto finanziaria) ed il ruolo “politico” dei Comuni è un tema sul quale sono intervenuto molte volte anche sul Suo giornale (risparmio a Lei ed ai lettori la citazione dei tanti interventi). In sintesi il punto è che se “Cristo di è fermato ad Eboli”, l’autonomia (innanzitutto finanziaria) non può fermarsi in Provincia, a maggior ragione in presenza di una Provincia fortemente liquida e di molti Comuni in difficoltà finanziarie. Ma c’è una ragione di più per affrontare e risolvere questo problema: la necessità di riunire il potere, troppo concentrato sulla Provincia, alla responsabilità, quasi sempre lasciata ricadere sui Comuni.
L’intervista alla quale mi riferisco si chiude con una domanda, restata di fatto senza risposta, in merito alla posizione dei Comuni sull’eventuale quotazione in Borsa di Dolomiti Energia: “Come CAL non siamo stati ancora coinvolti”. Al riguardo, la Provincia, azionista di maggioranza della società in questione, al momento semplicisticamente tace rispetto ad una alternativa fuorviante e cioè che alla società occorra un aumento di capitale “unito” alla sua collocazione alla Borsa valori, la quale aumenterebbe la presenza dei privati nel capitale sociale.
Sulla presenza dei privati nelle società energetiche, due sere fa al TG3 regionale il direttore di Alperia, la società idroelettrica bolzanina a capitale interamente pubblico, risponde ai privati che vogliono entrare nel settore, sollecitano le gare per le concessioni ad una società mista pubblico privata contro l’attuale affidamento diretto ad una società interamente pubblica o – peggio – una gara fra la spa pubblica e le tante private. Ecco la risposta del Direttore:”La SpA pubblica reinveste gli utili in favore di tutti i cittadini; i privati vogliono incassare dividendi”.
Premesso quindi che si può ben dar corso ad un aumento di capitale anche in assenza della quotazione in borsa, resta il fatto (negativo!) che i Comuni, primi responsabili del rapporto con i cittadini, sembrano esclusi dall’avere “voce in capitolo”.
C’è da aggiungere che la quotazione in Borsa farebbe presto sorgere l’appetito di qualche gigante del settore che potrebbe lanciare un’OPA, Offerta Pubblica di Acquisto delle azioni in mano ai cittadini nuovi azionisti, offrendo loro un prezzo superiore a quanto essi hanno speso per l’acquisto: ciò rappresenterebbe un arricchimento per i tanti singoli cittadini ma un pericoloso indebolimento della funzione di controllo della società da parte dell’ente pubblico locale!
Ove invece si attuasse l’auspicata revisione del citato rapporto di autonomia, la Provincia dovrebbe trasferire proporzionalmente a tutti i Comuni una parte del suo ricchissimo “tesoretto” per consentire loro di costituire una Srl la quale sottoscrivesse l’aumento di capitale della citata società. La gestione “pluricomunale” dell’energia funziona già positivamente nella confinante provincia di Bolzano, con la sua citata società a capitale totalmente pubblico Alperia, che gestisce decine di impianti. E già con questo veniamo ad una delle possibili cause della superiorità economica bolzanina rispetto al Trentino.
Inoltre, una simile operazione sarebbe prodroma all’acquisizione da parte degli enti pubblici delle azioni attualmente in mano a privati, trasformando così anche la nostra Dolomiti Energia in una società in house, cioè a capitale sociale totalmente pubblico: il che le consentirebbe di ottenere il rinnovo diretto delle concessioni in corso.
Quanto sopra sia ai fini degli aspetti energetici, sia per una gestione locale di una risorsa fondamentale, l’acqua, che gli attuali cambiamenti climatici stanno evidenziando essere sempre di più “strategico”, ovvero letteralmente “indispensabile e insostituibile”. Inoltre, la gestione sopra delineata trasformerebbe un “bene pubblico” ovvero che è a disposizione di tutti in un “bene comune”, ovvero – letteralmente – in un bene alla cui difesa e gestione partecipano tutti (i Comuni).
Last but non least, una soluzione negativa – data l’emergenza climatica in corso – sarebbe affidare la gestione di alcuni impianti idroelettrici ad un diverso settore economico privato, allo scopo di risanarne i bilanci: infatti, al vantaggio di quel singolo settore corrisponderebbe il venir meno di una politica pubblica unitaria nella gestione delle acque: cosa che è già avvenuta in provincie terze confinanti con la nostra regione.
Riccardo Lucatti – Tavolo di lavoro Finanza ed Economia mista Italia Viva Trento


















