TRENTINO: NECESSITA’ DELLA RIFORMA DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA PROVINCIA/COMUNI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Ottobre, 2026 @ 9:00 amQuesta necessità emerge soprattutto nei confronti dei Comuni maggiori della Provincia ad iniziare dalla Città Capoluogo la quale è già di fatto una Città Metropolitana. Mi spiego. La nostra Autonomia Speciale Amministrativa è composta da due generi di “funzioni”: il genere finanziario, legislativo e di governo, da un lato; quello amministrativo in senso gestionale dell’esistente, dall’altro. Chiarito ciò, la sensazione che se ne trae è che il potere (politico) progettuale, operativo e finanziario e quindi decisionale sia soprattutto in capo alla Provincia (primo “Ente Successivo”), mentre la responsabilità (gestionale) dei risultati (spesso non del tutto soddisfacenti) sulla qualità dei servizi e sulla vita giornaliera dei cittadini di fatto sia lasciata ricadere sui Comuni (“Enti Originari”) con buona pace del fondamentale principio di sussidiarietà. E ciò, mentre in ogni ambito pubblico o privato il potere e la responsabilità devono sempre far capo allo stesso soggetto.
Parlo di “sensazione” in quanto la stragrande maggioranza della popolazione purtroppo non ha tempo/capacità/amore per approfondire i “meccanismi” di una Politica con la “P” maiuscola e quindi giudica e vota sulla base di sensazioni: singole esperienze personali dirette o indirette e/o le decisioni di una politica con la “p” minuscola: ad esempio, di una politica “a pioggia pre-elettorale”.
Al riguardo sto conducendo un esperimento (provate anche voi): man mano che incontro amici e conoscenti, chiedo se siano a conoscenza dell’esistenza del “tesoretto” della Provincia (disponibilità liquida depositata presso la Banca d’Italia): mi dicono di no. Io dico loro che tale liquidità esiste e sulla sua consistenza suggerisco io stesso la risposta con le cinque dita della mano aperta: una sola volta mi hanno (erroneamente) risposto “milioni”. Tutte le altre volte, la risposta è stata a sua volta una domanda incredula: “Miliardi”?
Questo “tesoretto” si è formato con gli avanzi finanziari dei bilanci annuali della Provincia l’ultimo dei quali di ben 1.200 milioni! Il suo utilizzo è disciplinato dall’articolo 187 del TUEL(Testo Unico Entrate Locali, D. Lgs. 267/2000), modificato dalla Legge di Bilancio 2026, la quale garantisce a chi governa maggiore elasticità nell’utilizzo di tali somme, restando obbligatorie tassativamente solo due priorità: la copertura dei debiti fuori bilancio e i provvedimenti per la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Al netto di ciò, l’ente può destinare le risorse a spese di investimento, spese correnti non permanenti o estinzione anticipata di prestiti senza alcun ulteriore vincolo.
Anche alla luce di questa nuova libertà concessa, penso che non sia condivisibile l’esistenza della sproporzione fra il tesoretto PAT (5000 milioni) e, solo per fare alcuni raffronti,
– le carenze di organico del servizio sanitario provinciale pubblico;
– gli 0,7 milioni di perdita annuale nel bilancio di previsione dei prossimi due esercizi della Città Capoluogo Trento;
– la difficoltà di molti comuni intermedi a realizzare le loro idee (ad esempio nella Busa del Garda in materia di viabilità);
– quella di molti comuni minori, “semplicemente” a quadrare il bilancio: se Cristo si è fermato ad Eboli, l’Autonomia non può fermarsi in Provincia. Occorre quindi dare vita ad una Nuova Età dei Comuni: di tutti i Comuni: Capoluogo, intermedi, minori. Esistono inoltre anche motivazioni di fondo che inducono il decentramento dell’Autonomia:
– i migliori stimoli allo sviluppo ed alla crescita nascono nelle “periferie”;
– chi decentra può crescere; chi cresce deve decentrare; all’opposto, chi accentra decresce; chi decresce è portato ad accentrare.
Per essere concreti ed immediati: come primo atto concreto di questa riforma, la Provincia – a titolo di “finanza finalizzata” – trasferisca proporzionalmente ai Comuni le somme necessarie alla creazione di una loro Srl per la sottoscrizione dell’aumento di capitale di DE-Dolomiti Energia: ben altro quindi rispetto ad una quotazione in borsa di DE che esporrebbe la società ad un’OPA-Offerta Pubblica di Acquisto da parte di un colosso del settore, con il dirottamento degli utili da investimenti sul nostro territorio in favore di una politica di dividendi azionari.
Lasciando da parte questi ragionamenti, leggiamo i giornali e usciamo a passeggio per strada e riscontriamo (cito solo alcuni casi):
- Ritardi della Trentino Trasporti (SpA della Provincia) nella formazione del personale che consenta l’attivazione di una nuova opera pubblica (l’ascensore per Mesiano) appena realizzata dal Comune di Trento;
- ripensamenti della Provincia circa l’avvio della nuova stazione di bus di Trentino Trasporti, opera realizzata nel Comune di Trento con fondi del PNRR (il Sindaco di Trento è contrario a due capolinea);
- il ponte di Ravina sul territorio del Comune di Trento: realizzato dalla Provincia;
- l’area Music Arena sul territorio del Comune di Trento: organizzata e gestita dalla Provincia;
- l’utilizzo delle aree ex militari sul territorio del Comune di Trento: chi ne tratta la destinazione con lo Stato?
- Il traffico urbano (con le fortissime punte dei pendolari “metropolitani”) nel territorio del Comune di Trento: gestito da una società della Provincia;
- le espropriazioni e i risarcimenti per le demolizioni sul territorio del Comune di Trento a causa dell’interramento della ferrovia: gestiti da una società della Provincia;
- su decisione della Provincia, la concentrazione sul territorio del Comune di Trento di tutti gli immigrati prima sparsi nelle valli, all’opposto del sistema integrativo-formativo decentrato, attuato con successo dalla Provincia di Bolzano;
- la Provincia trafora il Passo S. Giovanni senza avere prima valutato insieme al Comune di Rovereto e ai Comuni della Busa del Garda se non fosse più conveniente riattivare la ferrovia a scartamento ridotto Rovereto-Riva del Garda (prolungabile fino a Trento!); senza considerare come gli sbancamenti del nuovo traforo avrebbero comunque reso assai problematico la riattivazione del vecchio percorso ferroviario; senza avere prima concordato con quei Comuni come organizzare la nuova viabilità e gestire il nuovo impatto del traffico automobilistico generato dal nuovo traforo.
A mio avviso, la Provincia dovrebbe invece sviluppare progetti a rete quali la rete dei propri turisti, potenziali co-finanziatori di intraprese miste pubblico-private; la rete delle ferrovie cosiddette minori; quelle delle piste ciclabili di fondo valle e quella sui dislivelli; la rete per l’accoglienza diffusa degli immigrati. Inoltre dovrebbe curare maggiormente i rapporti con le categorie economiche e sociali; quelli con e fra le Comunità di Valle; con la Provincia di Bolzano, la Regione, lo Stato, l’Euregio.
Una sottolineatura “politica”: mi pare che da parte dell’attuale governo della Provincia tutto rientri in un disegno unitario ovviamente inespresso (a mio avviso a valenza potenzialmente negativa per la popolazione) strumentale alle successive scadenze elettorali.
Per contro, mi sembra che il sistema delle minoranze/opposizioni non stia riconducendo alla necessaria unità le numerose concrete proposte quali componenti di un disegno opposto, questo a valenza positiva, tenendo conto del fatto che le tornate elettorali ormai non si dividono più in politiche e amministrative in quanto tutte sono contemporaneamente tali, bensì si dividono in locali, nazionali, europee.
Mi si potrà forse dire che sto forzando il ragionamento, ma è solo esasperando al massimo un concetto che se ne può valutare la bontà o meno: così affermava il filosofo del diritto Hans Kelsen. Comunque: “se mi sbaglio mi corigerete”.
Riccardo Lucatti, ItaliaViva-SiTrento (fra l’altro, già capo azienda e responsabile di funzioni finanziarie delle maggiori società finanziarie miste di partecipazione ed operative, nazionali e locali).


















