LA STORIA D’ITALIA – 1) DAL FASCINO AL FASCISMO AL FASCINO (No, Fassino non c’entra, no …)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Marzo, 2013 @ 11:14 am

Detto altrimenti: dall’inizio delle guerre risorgimentali al fascismo di ieri ed al “fàscino” odierno delle moderne sirene (politiche) ammalianti.

In breve, quasi per schemi, magari in più post, cioè a puntate, proverò ad esporre e commentare qualche fatto storico, cercando di costruire una catena di anelli molti dei quali ritroviamo nel tempo presente. Historia magistra vitae … diceva quell’uno. Ed allora, vediamo un po’ se la storia riesce ad insegnarci qualcosa, per aiutarci a non ripetere gli errori del passato, perchè errare humanum est, perseverare diabolicum.

1820 al 1870: cinquant’anni di guerre verso l’Unità d’Italia.
1860: quotidiano più venduto? 25.000 copie. 1914: 600.000 copie.
1860-1880: quanti elettori? 250.000 -  1881: 662.000 -  1913: 5.000.000 di votanti su 8.672.000 aventi diritto, quasi il 60% (quasi la stessa % USA, dove però si votava nel comune di residenza e non in quello di nascita come in Italia!)
1870- 1920 : cinquant’anni di conquiste economiche (ferrovie, flotta, rete elettrica, risparmio bancario, produzione e consumo delle merci, pareggio della bilancia commerciale, lotta all’analfabetismo, rete stradale, sviluppo industriale ed agricolo, ricerca scientifica, etc.).

1920 – 1943: ventennio fascista. Disconoscimento dei risultati precedenti. La rivoluzione fascista si differenziò da quella russa e da quella tedesca, in quanto negò e interruppe un processo in corso. Infatti in Russia la dittatura comunista sostituì un’altra dittatura (zarista) e in Germania la repubblica di Weimar non abolì i privilegi e le proprietà degli Hohenzoller. In Italia una dittatura sostituì un sistema economico in crescita e in corso di diventare democratico.

Negli anni anteriori alla “guerra civile” 1921-1926 l’Italia non era in condizioni di particolare arretratezza, e comunque il fascismo nacque nel “ricco” nord e non nel “povero” sud. Durante questa “guerra civile” ci fu chi cercò di opporsi: isindacati italiani resistettero a Mussolini ben più di quanto non avrebbero poi fatto i sindacati tedeschi contro Hitler.

Il “nostro” fascismo. La letteratura politica ante fascismo criticava tutto e tutti. Quella fascista elogiava qualsiasi atto, decisione, legge, etc., anche perché gli atti, le decisioni e le leggi erano sempre e solo tutte fasciste.

Il nostro “oggi”. Da parte di taluno si critica tutto e tutti della politica precedente, relativa ad un periodo nel quale, nonostante i molti aspetti negativi (scandali, furti, sprechi, etc.), si è “fatta molta democrazia”, ed in particolare ci si è dati la nostra Costituzione e i relativi organismi istituzionali. Oggi, ciò che taluno propone, viene definito “eccezionale, salvifico, monumento di saggezza, di efficacia, di buon senso”. Tutta la ragione da una parte e tutto il torto dall’altra. Con buona pace del Manzoni, che era contrario alla possibilità di un “taglio netto” fra ragione e torto.

Ecco, vedete come è utile studiare la storia e fare i collegamenti fra i singoli fatti di una stessa fase e fra fasi diverse? Cosa ne deduco? Che non dobbiamo buttare via il bambino con l’acqua sporca …

 

Piazze di ieri …

Il fascismo nacque da una crisi. Crisi non economica, ma “crisi della diplomazia (fallimento diplomatico del dopoguerra) e da una “crisi di crescita della democrazia” che era ancora retta e dominata dal parlamento degli “anziani”, cioè dalla oligarchia degli anziani, per cui la democrazia era una “democrazia paterna” nella quale, per dirla con il Salvemini, “trenta milioni di cittadini erano governati da trenta persone a favore di 300.000 famiglie”. L’azione del “parlamento formale” era “deficiente” cioè “manchevole” e lasciò spazio allea “ammalianti sirene fasciste” che pretesero di cancellare l’intero sistema politico, facendo leva anche sul“grande numero di elettori” raggiunto con il suffragio universale.

 

… piazze di oggi

Anche oggi taluno agisce approfittando della crisi. In questo caso economica. E non è disponibile a contribuire ad una sana ed immediata correzione di marcia, la quale potrebbe evitare ulteriori cadaveri, preferendo aspettare che ulteriori cadaveri passino lungo il fiume della cronaca imminente, per addossarne la colpa al passato sistema e trionfare ulteriormente alle successive elezioni. Sulle ceneri dei “cadaveri ulteriori”.

Oggi si grida: il popolo vuole questa “rivoluzione generale”. Ma se la rivoluzione generale (di ieri, fascista) fosse stata “Volksgeist”, cioè “spirito del popolo”, essa avrebbe dovuto scoppiare soprattutto negli USA e in GB … non in Italia!

Infatti, tanto per fare un po’ di storia, mentre gli Italiani nel 1183  ottennero dal Barbarossa (Trattato di Costanza) l’autogoverno per le città italiane, la GB con la sua Magna Charta del 1215 sanciva diritti e privilegi dei baroni feudali! E nel 1915-1018 in USA chi era contrario alla guerra era imprigionato per 30 anni per il reato di pacifismo; gli insegnati contrari alla guerra venivano licenziati; venne bandito dalle scuole l’insegnamento della lingua tedesca. In GB l’arruolamento forzato in marina venne abilito solo nel 1870; fino al 1872 il voto era pubblico e palese; il voto plurimo (quello dei ricchi conta di più) fu abolito solo nel 1918; nel 1914 nacque un “esercito provato, quello dell’IRA!

Oggi si grida? Si, letteralmente, si grida: il popolo vuole questa rivoluzione. Quindi si tratterebbe di una rivoluzione voluta dal Volksgeist, dallo spirito del popolo. Ma ne siamo sicuri? Ne è sicuro chi ha preso il 25% dei votanti, votanti che sono il 75% degli aventi diritto, aventi diritto che sono (circa, dato assolutamente stimato da me, n.d.r.) l’80 della popolazione? Cioè, sarebbe una rivoluzione “generale” quella voluta dal 15 % della popolazione italiana?

Anche l’entrata in guerra nella prima guerra mondiale fu decisa su pressione di una minacciosa minoranza parlamentare e di una minacciosa minoranza della popolazione (“O la guerra o la rivoluzione civile!”) benchè la maggioranza del parlamento non ne fosse convinta e benchè la maggiorana della popolazione fosse contraria. Anche la fiducia al primo Governo Mussolini, rappresentnte formale di una esigua minacciosa minoranza parlamentare e di una esigua minacciosa ed armata minoranza di cittadini, fu decisa da una maggioranza parlamentare non convinta, contro il sentimento della maggioranza della popolazione. 

Prima guerra mondiale?  Già che ci siamo sfatiamo una leggenda: che l’Italia abbia tradito Germania ed Austria. Infatti l’accordo della Tiplice Slleanza era per guerre difensive e non aggressive (tanto è vero che Berlino e Vienna non protestarono quando l’Italia firmò un patto di non aggressione con la Francia) e comunque impegnava le parti a pre-consultarsi prima di assumere iniziative internazionali. Invece l’Austria aggredì la Serbia senza pre-consultare l’Italia, la quale fece sì un errore …  che fu quello di “non protestare formalmente in via prioritaria ” ma di “dichiararsi direttamente neutrale”. Il resto lo conoscete … e comunque ne parleremo nelle prossime puntate.

Fine della prima puntata

Fine del post

Ceterum censeo familiam Riva de possessione ILVAE deiciendam esse”, e cioè ritengo che occorra espropriare l’ILVA alla famiglia Riva, per evitare di essere costretti a scegliere fra due mali: la perdita di posti di lavoro o della salute pubblica. Il prezzo potrebbe essere corrisposto in “Monti bond Serie Speciale ILVA irredimibile 2%”, al netto delle somme trattenute per il risarcimento dei danni provocati, per l’adeguamento degli impianti, per il ripristino ambientale e per pagare gli operai anche se – nel frattempo – costretti a casa