Fortepiano e pianoforte

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Febbraio, 2012 @ 8:23 am

Detto altrimenti: non è un gioco di parole, ma solo osservazioni di una persona (molto) dilettante (vedi mio post del 26 gennaio scorso)

I primi pianoforti erano dei fortepiani. La storia del fortepiano la trovate in internet. Inoltre io non sono né un musicista né un tecnico di tali strumenti. Sono solo un amante della bella musica e della musica bella. Quindi … dovrete accontentarvi!

Cliccate l'immagine: Stefania e Marco, i preparativi

Recentemente, ho assistito a due concerti su fortepiano (a Trento e a Riva del Garda) e ad una lezione conferenza sul fortepiano, tutto ad opera della pianista trentina e collezionista di fortepiani Stefania Neonato, assistita da  Marco Barletta, restauratore e pianista anch’egli. A Trento, nell’ambito dei Concerti della Domenica organizzati dal Comune (con la partecipazione della violinista Francesca Vicari). A Riva del Garda conferenza e concerto rientravano nell’ambito delle iniziative della locale “Associazione Amici della Musica” presieduta da Ruggero Polito.

Il giorno dopo, all’interno del ciclo dei concerti “Le (quattro, n.d.r.) domeniche in Musica” tenuti con la partecipazione dell’orchestra “Camerata Musicale della città di Arco” diretta dal Maestro Giorgio Ulivieri, ho assistito ad un concerto che comprendeva brani di canto con accompagnamento di pianoforte: ho quindi potuto provare sul campo – certamente in misura parziale, ma sicuramente “a caldo” – la differenza fra i due strumenti.

Fortepiano

Il fortepiano era il pianoforte del ‘700 ed anche di un po’ dopo, diciamo quanto meno a sino a Beethoven compreso, cioè all’inizio del romanticismo. Il fortepiano, dalla sua nascita agli inizi del ‘700 sino a quando, a metà ‘800 è stato “soppiantato” dal pianoforte, ha avuto una forte evoluzione tecnica. Esso è tutto in legno. Le sue corde metalliche sono parallele, in linea con le nervature lignee della tavola armonica. Non ha pedali, bensì ginocchiere. I suoi tasti hanno una corsa assai più breve di quelli del pianoforte e richiedono una pressione anch’essa minore, tuttavia molto più modulabile. La sua meccanica infatti valorizza moltissimo la qualità della percussione del tasto da parte del musicista. Esso è stato concepito e realizzato per le “sale dell’epoca” cioè per salotti e per le piccole sale adatte alla

Pianoforte

musica dell’epoca. Il suono di una sua nota scende rapidamente d’intensità, per protrarsi poi a livelli sonori minori. Ciò costituisce una “musica parlata” al cui interno distinguete le “parole” e soprattutto le “consonanti” all’interno delle “parole”. In altri termini, le sue note non si sovrappongono e voi distinguete ed apprezzate la struttura dello spartito e l’enorme varietà di sfumature che ciascun musicista può e sa trarne.

Il pianoforte inizia ad affermarsi a metà dell’800. Esso contiene una cassa in ghisa che regge la tensione di corde lunghissime che applicano alla struttura una forza di trazione sino a 20.000 kg! Esso è stato realizzato per le esigenze USA di grandissime sale. Al di sotto, è stata applicata una “campana” per esaltare i toni alti. Le corde son incrociate e non sono in linea con le nervature della tavola armonica. Ancora oggi il modello e la tecnica sono quelle originali. Il

Stefania Neonato

suono è molto standardizzato, forte e prolungato, tal che si può avere sovrapposizione delle note.

Quale preferire? Direi che il meglio si ha eseguendo ogni brano con lo strumento per il quale esso è stato scritto.

Molto illuminante è stata la conferenza che Stefania Neonato ha tenuto nella mattinata del 28 gennaio 2012 nella sala del Conservatorio in Riva del Garda (Direttore Franco Ballardini) , per gli studenti del Conservatorio e per tutti gli appassionati.

Ruggero Polito: un "giovane" allievo

Stefania ha iniziato facendo salire tutti noi sul palcoscenico, invitando gli allievi a suonare il fortepiano, al quale i ragazzi si avvicinavano quasi con timore. Invitati ad eseguire alcuni passaggi musicali, venivano indirizzati da Stefania alla loro migliore esecuzione. “Ecco, il polso, così .. la prima nota un po’ più marcata, la seconda meno …” e così via. Una giovane mamma!

E poi, le stesse note ripetute sul fortepiano e sul pianoforte, di seguito, facilitava la percezione delle differenze. Quindi, la storia della nascita e della successiva produzione artigianale ed industriale dei forte piani, in  Italia, Germania, Inghilterra ed Austria, ed il rapporto fra i musicisti dell’epoca e il “nuovo” strumento.

Marco Barletta

l tutto, integrato dall’intervento di Marco Barletta, restauratore e pianista, il quale ha parzialmente smontato lo strumento per farci vedere come si accorda, per mostrarci il meccanismo, i martelletti, lo “scappamento” (che libera la corda dal martelletto, immediatamente dopo la percussione).

 

Stefania Neonato

Nel pomeriggio, stessa sala, concerto di Stefania, appaluditissimo, su musiche di Mozart, Beethoven, Haydn. Scusate se è poco!

Ultima nota di colore. Svitate le gambe, racchiuso lo strumento in una morbida custodia protettiva, il tutto pesa cento chili ed è stato trasportato al pian terreno, per ripide scale, da tre persone. Vi sfido a fare altrettanto con un pianoforte!


  • maria teresa

    C’ero anch’io sabato pomeriggio e senza ombra di retorica dico che quando Stefania ha attaccato il chiaro di luna di Beethoven ho avuto un sussulto, ho sentito un brivido e mi sono venuti i lucciconi. Davvero!