DEMOCRAZIA INCEPPATA, MALATA (MA PU0′ ESSERE CURATA E GUARIRE, DIAMINE!)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Aprile, 2013 @ 6:20 am

Detto altrimenti: un tentativo di analisi cruda, quasi impietosa …sicuramente amara

Demos – crazia, il potere al popolo, del popolo. Ma siccome tot capita tot sententiae, cioè ognuno vuol dire la sua (ed è diversa da quella del vicino), ecco il meccanismo della maggioranza.

Ma come si forma la maggioranza? Anzi, come “me” la formo la maggioranza?

“Spero, prometto e giuro” tre verbi che qualche professore di latino di insegnava che “volevano” l’infinito futuro (cioè, che nella traduzione latina avrebbero dovuto essere seguiti dall’infinito futuro). Faceva anche rima: “Spero, promitto, iuro con l’infinito futuro!” Così ce la saremmo ricordata meglio, la regoletta: spero che voi mi da oggi in poi mi darete la vostra fiducia; prometto che manterrò le promesse elettorali; giuro che sarò onesto.

E invece no … di quei tre verbi, due possono anche essere seguiti da un infinito passato: spero di essere riuscito ad essere creduto, di avere realizzato le mie promesse; giuro di essere stato onesto.

Ecco, una volta ero in Germania, per studio della lingua, era il 1982 se non ricordo male … vincemmo i mondiali di calcio contro quel paese (tre a uno) appunto … In quegli stessi giorni in Germania cambiò il governo: io chiesi agli amici tedeschi cosa ne pensassero. Mi risposero: “Aspettiamo di vedere i risultati, prima di giudicare”. Ricordo che la risposta mi colpì: infatti noi Italiani eravamo abituati a valutare i governi non dai risultati ma dalle loro promesse. D’altra parte, con un governo all’anno per 50 anni, non ci sarebbe nemmeno stato il tempo per i nostri governanti di conseguire risultati significativi.

Ma poi anche noi avemmo un governo abbastanza stabile, quasi un ventennio, con una maggioranza “bulgara”. E i risultati non vennero. Quel leader si squalificò, lo si convinse a dimettersi. Il resto è storia recente.

Eppure quello stesso leader, in qualche mese, riprese il controllo della situazione e “rischiò” di rivincere le elezioni. Come si spiega ciò, anzi, questo primo “ciò”? (definiamo questo caso come “Caso 1”).

Prometto: in quattro mosse risolvo la situazione!

E un altro leader (“Caso 2”), partito da zero, via web, in un anno al 25 %? Come si spiega anche questo secondo “ciò”? Per entrambi i casi, il perché sta nel fatto che la gente – anche inconsapevolmente – ha imparato e adottato quella regoletta latina, sbagliata; che rimanda tutto la futuro. Cioè, un leader è bravo se promette cose buone, anzi, se promette. E poi, sempre nei due casi, perché i due leader hanno trasformato la comunicazione in sostanza. Entrambi nelle piazze, e poi, nel Caso 1 anche in TV e nel Caso 2 anche sul web.

E nel “Caso 3”? Bè … questo leader non ha comunicato. Ha insistito sui “valori”, sulla “coerenza” ed è stato messo in difficoltà dall’esterno ed anche dalla sua stessa maggioranza interna.

La maggioranza interna … ma come si fa a tenerla coesa?

1) Innanzi tutto con la promessa di reinserire i propri supporters nella lista dei candidati eleggibili (potere derivante al capo dal porcellum, guai a chi lo tocca!).

2) E poi, per il Caso 1, firmando fidejussioni che garantiscono a quel partito – e non agli altri – mezzi finanziari ben prima dei cosiddetti rimborsi (eccessivi) elettorali, dando quindi al quel partito un vantaggio competitivo rispetto agli altri partiti.

3) Nel Caso 2, scegliendo persone anche valide ma sconosciute, “prelevate” dalla base, le quali non avrebbero avuto nella loro vita alcun modo per “emergere politicamente” e che quindi tutto devono al loro leader, il quale, diciamola tutta, in un periodo di crisi occupazionale “nerissima” è anche il loro preziosissimo datore di lavoro con pensione ricca e presto maturata.

Ma se poi uno cambia idea, strada facendo? Possono succedere diverse cose.

1) Un cambio di campo “individuale” (cosiddetta “scilipotata”) per rendersi prezioso ago della bilancia in una situazione di quasi equilibrio, e quindi acculumare punti di “merito” (merito? Ma mio faccia il piacere …) agli occhi del leader “aiutato” che poi, di fatto, lo ricandida (è successo!).

2) Ancora, possiamo assistere alla nascita di piccoli partiti “a latere”, cioè non proprio di campo opposto, ma teoricamente autonomi, per dare a quelle stesse persone che prima appartenevano al partitone d’origine più potere di quanto non ne avessero all’interno della compagine originaria.

3) Infine, può capitare che all’interno di una grande compagine tutti dicano sì ma poi molti votino no. E la compagine esplode.

Questa è grosso modo la situazione italiana. Come reagire? Semplice (si fa per dire):

  • Usando con assoluta precisione le parole (ad esempio, la parola “golpe”), perchè “le parole sono pietre”, firmato Don Milani;
  • non usando le parolacce (e se uno, uno a caso, conosce solo quelle, stia zitto);
  • cambiando la legge elettorale;
  • regolando meglio il finanziamento pubblico e privato dei partiti (fidejussioni comprese);
  • introducendo la sfiducia costruttiva al governo, ammessa cioè solo in caso di esistenza di una maggioranza alternativa.

Tutto qui? No di certo, questi interventi sono solo alcuni fra quelli possibili … anzi necessari. Il primo sarebbe quello di risolvere la Questione Morale, la Rinascita delle Coscienze, ma questa è un’altra storia …