INCONTRI – 22) GIOVANNI STRAFFELINI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Febbraio, 2014 @ 7:06 am

Detto altrimenti: intervista a Giovanni Straffelini, il quale mi anticipa la presentazione del suo ultimo libro: “Manifesto per scettici (ma non troppo) in cerca di Dio” Ed. Lindau, Torino (post 1362)

Straffelini Ing. Giovanni, nato a Rovereto, cresciuto a Riva del Garda, e “ivi” residente a Trento via …  (battuta copiata dal libro “la donna della domenica” di Fruttero e Lucentini). Giovanni, professore universitario, esperto nei materiali, già autore de “L’anima e i confini dell’umano”. Fa parte del Gruppo Universitario “Cattedra del Confronto”, gestita dalla Diocesi di Trento.

Intervistare Giovanni. Compito non facile per me. Mi consolo pensando che questa è solo un’anteprima, in quanto la presentazione, o almeno una delle presentazioni ufficiali, avverrà, ovviamente con la presenza dell’autore, il 24 febbraio 2014 ad ore 17,00 presso il Bar Letterario “Controvento” di Via Galilei a Trento, all’interno dei pomeriggi organizzati e gestiti dalla blogger Mirna Moretti, riunione nel corso della quale sarà possibile dialogare direttamente con l’Autore.

Dice … ma allora tu .. che fai con questo post? Be’ … io volevo intervistare la “persona “ più che lo scrittore o l’ingegnere, ma dalla persona ho saputo poco, oltre al fatto che è papà della bellissima e dolcissima Beatrice, tre anni e mezzo! Poi Giovanni inizia a parlare e la mia non è tanto un’intervista, quanto una registrazione della sua esposizione, con qualche mio inserimento qua e là.

Giovanni, come iniziamo?

Nel libro precedente ci si era chiesto chi comanda in “casa nostra”, cioè nel nostro “io”. Forse “noi stessi”? Sembrerebbe ovvio. E invece no, dice la scienza, a comandare sono i nostri neuroni, il nostro cervello, non noi. Basta un colpo in testa, una ferita, e tutto va in tilt. Il quadro dell’umano che danno le neuroscienze è deludente e sconfortante. Infatti per la scienza l’uomo è solo un animale molto più perfetto degli altri suoi “colleghi” esseri viventi. Ma se noi non ci feriamo, chi ha reso il nostro “io” capace di ricevere ed elaborare gli impulsi dei neuroni? La scienza afferma che il nostro agire dipende dalle reazione chimico-fisiche dei nostri neuroni. Al di là, non esisterebbe nulla.

E tu, che sei uno scienziato, sei d’accordo?

No, non ci sto. Noi non siamo solo i nostri neuroni, non “ci siamo fatti da soli” se non altro perché nemmeno oggi siamo in grado di “costruire” nemmeno una sola cellula sintetica. Noi siamo qualcosa di più. Io sto cercando di capire cosa sia questo “cosa di più”, rimanendo entro i confini della scienza, o almeno, senza mettermi “contro” i suoi risultati.

Scusa, Giovanni, se ho ben capito: stai cercando di indagare sul come nascano, ad esempio, i nostri sentimenti?

Si, Riccardo, io non ho la pretesa di dimostrare l’esistenza di Dio. Ci mancherebbe altro! Solo, parto dalla constatazione del limite della scienza, dall’esaminare fino a che punto la scienza sia arrivata, quali altri traguardi si stia proponendo e quali altre mete possa anche solo immaginare di conquistare. Bene. Ma Prima? Ma dopo? Ma oltre? Esiste sempre un prima, un dopo e un oltre … oltre … oltre ai tre big bang, quello dal quale si è formato l’Universo; quello dal quale si è formato il nostro pianetino; quello dal quale si è formato l’uomo. Big bang assolutamente misteriosi per la scienza, a tal punto che l’uomo con le proprie forze non riuscirà mai a darne una spiegazione scientifica, perché ciò è “al di là del limite della conoscibilità”.

Ma allora è dimostrata l’esistenza di un progettista esterno?

No, ciò non rappresenta necessariamente la presenza di un progettista esterno, ma l’esistenza di un rimando, di una indicazione a qualcosa che è “oltre”.

Ma questo oltre potrebbe essere anche solo un “oltre scientifico” …

Sai, Riccardo, Dio non è una entità “dimostrabile”. Quello che si può cercare di dimostrare è la possibilità della sua esistenza, come tesi ragionevole, assennata. Già questo sarebbe molto nella società attuale, nella quale la gente corre spinta da altri pensieri, altre preoccupazioni, sfugge alle domande, non se le pone. Chi cerca di affrontare il tema della trascendenza è visto un po’ come un credulone, un non-moderno. Oggi il credente esiste, ma spesso sta per conto suo, sotto una campana di vetro, non si espone più di tanto, non si spende più di tanto. Questo perchè il paradigma del momento è che la fede sia un’altra cosa rispetto al “reale”, al “concreto”. Noi credenti – io lo sono – si sarebbe dei semplici di spirito, professori non tosti, seri, concreti, di quelli che non si lasciano andare a perder tempo in queste cosette …

Quindi l’obiettivo non è che ognuno creda in Dio, ma che si metta alla ricerca di Dio …

Esatto, Riccardo!

Sai … Ich bin  schon Katholisch, io sono già “convertito” all’Idea, nel senso che penso: come facciamo a escludere ciò che la ragione o la conoscenza non raggiunge? Per me possono esistere altri mondi, altre regole fisiche e morali… create da chi, mi domando .. e la risposta è solo Una …anzi … Uno!

Io qui sono un po’ più ortodosso, penso che queste regole fisiche e non fisiche siano costanti, cioè uguali anche in altri sistemi  …

Giovanni, scusa, ma io credo nell’oltre, in un oltre libero, possibile, il quale  “finisce” solo nell’infinito, e cioè in Dio. Cioè non finisce.

Si, ma uno potrebbe dirti che la tua è un’ipotesi non necessaria, rispetto alle regole della fisica che noi abbiamo scoperto e possiamo ben immaginare che le stesse leggi valgano anche altrove, negli “universi paralleli” …

Giovanni, per me se ne esce solo attraverso la fede (= fiducia), l’intuizione, la speranza, l’immaginazione di un quid, la Fede … in quello che si vuole, ma mai attraverso l’affermazione del “nulla”. E quindi mi reputo soddisfatto, per me Dio esiste. Magari ha un altro nome, ma esiste. Magari non è esattamente come viene rappresentato. Magari resta da vedere se sia infinitamente buono o infinitamente giusto … ma esiste. In ogni caso farei come i gesuiti che ad una domanda rispondono con un’altra domanda, e alla domanda “Come fai ad affermare che Dio esiste?” io risponderei: “E come fai tu a dire che non esiste?”

Riccardo, a guardare i tre big bang c’è una indicazione verso un quid trascendente, per analogia … c’è un rinvio ad un essere esterno più capace di noi, vi sono tante indicazioni concomitanti che ci svelano una sorta di “complotto creativo” …

Un complotto che si manifesta … come?

Attraverso la sintonia dei sistemi. Mi spiego. Se osservo l’universo constato quanto segue:
l’universo ha avuto un inizio;
l’universo è fatto di materia strutturata
l’universo è strutturato (ha leggi sue, un ordine suo);
la maggior parte delle sue leggi sono da noi comprensibili;
l’universo è fatto di “informazione” che viene emessa e che viene ricevuta.

Ora, uno può ben affermare che la materia esiste da sempre e/o di per sé, ma l’informazione? L’intrigante è che noi riusciamo a capire quasi tutte le leggi (tranne – ad esempio – la dinamica quantistica). Il che vuol dire che siamo sulla stessa lunghezza d’onda di Chi lancia l’informazione, che abbiamo lo stesso codice interpretativo di Chi l’ha lanciata questa informazione. Ora, se esiste Dio, be’ … noi siamo sulla sua stessa “lunghezza d’onda” e interagiamo con lui. E viceversa. se interagiamo significa che esiste. O almeno, che può esistere Qualcosa, Qualcuno … all’altro capo del filo … Se non altro non possiamo affermare che non esiste.

E che mi dici della nascita della vita?

Anche qui … un evento del quale non si sa nulla! L’uomo non riesce a creare una vita. Le cellule sintetiche non esistono. La vita è nata dalla biogenesi, ma non si sa come e perchè. Ognuno di noi è fatto di materia, di acqua prevalentemente, ma soprattutto anche di un patrimonio informativo che conferisce forma alla materia, che attribuisce funzionalità fisica e intellettuale alla materia …

Scusa, Giovanni, io la fede ce l’ho anche se qualche problema ce l’ho tipo sul “peccato originale” … Ciò premesso, lasciami fare un’osservazione banale. Io so che il cervello umano è e sarà sempre assai più potente di qualsiasi computer fabbricato dall’uomo. Ora ecco che deve esistere una “mente” superiore. Se fossimo noi ad “esserci fatti”, perché non riusciamo nemmeno a “copiarci”?

Hai ragione, Riccardo, il cervello è talmente complesso … a cominciare dalla  capacità della memoria. Ma occorre aggiungere quello che succede alle sinapsi, cioè ai collegamento fra i neuroni: si tratta di fenomeni quantistici, sub atomici … flussi elettrochimici che coinvolgono anche componenti quantistiche che introducono una indeterminazione non comprensibile da noi. Si tratta della “porta stretta” attraverso la quale Dio colloquia con noi, pur di fronte alla nostra incapacità fisica di riprodurre tutto ciò.

Mi ricordi la teoria quantistica?

Si tratta della teoria che studia il comportamento delle particelle sub atomiche tipo elettroni protoni elettroni .. che non si possono “vedere” … queste particelle sono i mattoncini base della materia e non seguono le leggi della meccanica che noi conosciamo …ma seguono leggi proprie, bizzarre, strane, di cui noi non riusciamo a capacitarci … qui vale il principio di indeterminazione: o ne conosciamo la posizione o la velocità, mai i due dati insieme no. I loro moti non sono causali, ma probabilistici. Da qui discende la teoria di infiniti mondi possibili e paralleli, nati dalle infinite possibili “iniziative” della materia sub atomica.

Giovanni, come e perché è avvenuto e avviene tutto ciò? Dove risiede la “programmazione strategica” del sistema?

Alcuni credono in Dio, altri in un Dio. Altri no. Altri credono ma non si spendono, per “pudore”, perchè è molto meglio essere “concreti, scienziati, restare sule cose pratiche”. Altri sono alla ricerca di un Dio o di Dio. Che poi è la situazione migliore.

E la situazione peggiore qual è? Mi rispondo da solo: non ricercare nemmeno la Sua esistenza. Come il disoccupato così sfiduciato che ha smesso anche di cercarlo, un posto di lavoro. Grazie Giovanni e … fammi una dedica, sul tuo libro!