ALCESTI, DI EURIPIDE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Maggio, 2015 @ 1:22 pm

Detto altrimenti: ultima riunione dell’ “Anno dei Classici” presso la Biblioteca Comunale di Trento, sotto la guida della Prof Maria Lia Guardini      (post 2051)

thOVD72SF6Come al solito …  la trama? Dai che la trovate in internet! Admeto viene avvisato: o troverà chi lo sostituisca, o dovrà morire. I suoi genitori e i suoi amici rifiutano. Si offre la moglie Alcesti, che però sul filo di lana Ercole strappa a Zanatos (la morte). Sembra semplice e invece no. Innanzi tutto questa non è una tragedia perché “finisce bene”. poi è l’unica ad essere ambientata  in periferia (Tessaglia), anziché nelle tre città simbolicamente sedi di tali ambientazioni: Sparta, Micene, Atene.

E’ la tragedia (comunque chiamiamola pure così), dell’egoismo umano; dell’idea della letteratura  e dei suoi archetipi che richiama lo studio sulla morfologia della fiaba, per cui a distanza di millenni e di migliaia di km, si ritrovano gli stessi temi. E’ anche un “manuale” di regole morali, di una morale laica – aggiunge la Guardini – … di una morale, mi permetto di dire io, né laica né religiosa. Morale e basta … a mio sommesso avviso, s’intende! Richiama l’attenzione sulla responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, sul modo di utilizzo della (propria) ragione, sull’uso della letteratura da parte degli intellettuali. E’ anche la tragedia dell’amore vero e di quello ipocrita.

La trama si stacca dai riferimenti mitologici classici e piuttosto si rifà alla tradizione folcloristica popolare: infatti la figura che maggiormente risalta non è l’eroina Alcesti né l’ipocrita Admeto, bensì l’inaspettato ospite Eracle (Ercole)  che accetta l’ospitalità, mangia e beve a strafogarsi, si ubriaca, canta e grida e che alla fine, conosciuto il motivo del lutto (la morte di Alcesti)  si riscatta con un colpo di teatro, il classico deus ex machina e “resuscita” la morta strappandola dalle mani di Zanatos.

Il tema tragico è stato successivamente ripreso da molti autori moderni: fra i tanti Alberto Savinio (pseudonimo di Andrea De Chirico!) , il quale, trovandosi a Vienna in pieno regime delle leggi raziali, vide un uomo tristissimo, al quale avevano prospettato di lasciare il suo prestigioso impiego o di separarsi dalla moglie ebrea Teresa. La donna, saputa la cosa, si suicida gettandosi nell’Isar.  Nella tragedia che Savinio trae da questo fatto di cronaca, arriva Roosvelt in sedia a rotelle e resuscita la suicida. Altra ripresa, “Il Dio Kurt” di Alberto Moravia, ambientata in un campo di sterminio nazista.

L’epoca storica della scrittura e rappresentazione di “Alcesti. Siamo alla fine della democrazia, verso il mondo ellenistico “ricco” di “valori” borghesi e povero di valori assoluti. Ora, per fare una tragedia occorrono “personaggi”, cioè la storia e “valori assoluti” che nella tragedia sono violati. Quindi con il venir meno di tali valori viene meno la possibilità di esistere del genere tragico.

Fine – Compiti per le vacanze, da prepararsi per la ripresa di settembre:

  1. Leggere “Le metafmorfosi” di Apuleio – “Lucio o l’asino” (di Luciano?) – “Il romanzo delle mie delusioni” di Sergio Tofano.
  2. Scrivere: la prosecuzione di Alcesti.

 

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