ALFONSO MASI E ESTER D’AMATO IN “LE ULTIME LUNE”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2015 @ 5:11 am

Detto altrimenti: ovvero. “Quando la felicità è nel passato”     (post 2071)

Presso l’Associazione Culturale “A. Rosmini” di Trento, presentati dal Vicepresidente …

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I preparativi del trasloco

Alfonso è un Amico. Collega dell’Accademia delle Muse. Grande Lettore, Letterato, Ricercatore di Letteratura, Amante della Storia della Letteratura, Archeologo della Letteratura, vero Attore Teatrale, Interprete di Sentimenti, scopre e riscopre “pezzi” di autentico valore, li adatta, li traduce per il teatro e ce li rappresenta. Noi suoi amici – e non solo noi – lo seguiamo spesso nelle sue opere – che sono tante – e sempre lo apprezziamo. Questa volta però – accompagnato da Ester D’Amato – ha superato se stesso. Il “pezzo” eseguito, un brano di Furio Bordon (1911-1980). L’Autore? Cercatelo in internet, è più semplice per voi e per me.

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Il dialogo con un aldilà “vivo per amore”

Il contenuto: un “vecchio” di 80 anni – ma poi, oggi, sarebbe così “vecchio” un ottantenne? – colloquia con la moglie, morta all’età di cinquant’anni, in occasione del proprio trasferimento da casa all’ospizio “Villa Letizia”.  Nel sottofondo, Mozart, Concerto per clarinetto e orchestra KV 622. La scena, la stessa scrivania-bancone dei conferenzieri; la valigia che il “vecchio” professore sta preparando per il suo triste trasloco; i libri che sta scegliendo come compagni di viaggio. E lei, la moglie, che dialoga dall’aldilà, seduta sullo stesso ripiano sul quale è appoggiata la valigia, rivolta più verso il pubblico che verso il marito.

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L’addio alla propria casa

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Il testo su certi quadernoni che però i due attori guardano distrattamente di tanto in tanto più che leggerli, dando l’impressione di conoscere la parte a memoria. il che ha aumentato il fascino teatrale della rappresentazione.

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La prima rappresentazione? Da parte di tale Marcello Mastroianni …

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Il senso dell’opera: il racconto della verità e delle bugie che l’interprete racconta a se stesso e che i suoi “altri” raccontano a loro stessi e a lui, nel momento in cui egli lascia “volutamente” (?) la propria casa e si trasferisce a Villa Letizia.  L’illusione che egli saprà vivere in modo diverso dagli altri “vecchi” questo trapasso, il suo necessario riconvertirsi  allo standard degli altri colleghi ormai assuefatti, il ricordo della “passata felicità del passato”.

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Il giardino privato dell’interprete, a Villa Letizia

Grande la commozione fra i presenti, difficile nasconderla quando gli occhi lacrimano. Opera triste? No, a mio avviso opera viva, un inno alla gioia, a quella di ieri e di oggi, un inno all’amore sensuale, a quello coniugale, a quello familiare, un invito  assolutamente lecito e morale al “carpe diem”; un tendere la mano alla giovinezza di ogni età, anche a quella degli ottant’anni. E soprattutto, una condanna alla rinuncia, all’attesa di “chissaccosa” e infine una condanna dell’ipocrisia familiare e non.

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Giovanni, Alfonso ed Ester

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Bravo, Alfonso, brava Ester! E grazie per le emozioni e la lezione di vita che ci avete regalato!

Alla rappresentazione era presente … un quadro, opera di Giovanni Soncini, “I due tramonti”, dipinto che alla fine il Pittore (ingegnere elettronico, Gran Pedalatore FIAB!) ha regalato ad Alfonso! Bravo, Giovanni!

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Mi era rimasta una parentesi aperta … ecco … ci sono … ecco cosa ha richiamato alla mia mente il lavoro di Alfonso: la mia libera traduzione  di “Memory”:

Ricordi

 Mezzanotte.

Il marciapiede suona il silenzio.

E tu, Luna smemorata,

sorridi solitaria

e raduni ai miei piedi

foglie secche,

lampioni di luce,

sussurri di vento.

 

Ricordi.

Solo,

al chiaro di luna,

ricordo,

sorrido,

rivivo la bellezza felice d’un tempo.

 

Semafori,

artifici di lampi,

minacciosi ruggiti

lacrimano gocce di luce alla strada.

Ma presto sarà di nuovo mattino.

 

Il sole dell’Aurora

anima una nuova sfida di vita.

All’alba del giorno che avanza

la notte sarà soltanto ricordo.

 

Si spengono i fumi dei giorni bruciati.

Il freddo d’allora profuma di nuovo mattino.

Nascente albeggiare,

uccidi le luci di una notte sconfitta.

 

Abbracciami.

Non lasciarmi compagno soltanto ai ricordi dei giorni di sole.

Abbracciami, felice del tuo giorno nuovo.

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  • Manuela

    Non ho potuto esserci, ma se fossi stata presente mi sarei commossa già al solo guardare il quadro di Giovanni Soncini.