GLI STUDI “A LIVELLO UNIVERSITARIO” …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Ottobre, 2015 @ 7:48 am

Detto altrimenti: l’altro giorno, riordinando i miei libri …. (post 2137)

… ho ripreso in mano alcuni testi del mio corso di laurea in giurisprudenza. Cosa studi? Ah, Legge? … Si sa, è facile … almeno così era (o è ancora oggi?) nell’opinione diffusa della gente: facile. Evvabbè, non è ingegneria, non è medicina, d’accordo, ma da qui a dire che è “facile” ce ne corre. Ho sfogliato le mie sudate pagine d’allora: centinaia e centinaia di pagine (ogni libro), decine e decine di libri, decine di migliaia le nozioni e soprattutto di ragionamenti e di  concetti da assumere e – questa è la parte più difficile – da correlare fra di loro. E altrettanto numerosi erano i miei appunti in calce al testo. Facile. Evvabbè …

uckmar[1]Due  esempi di … “facilità“:

1) ha riguardato me stesso: esame di Scienza delle Finanze e Diritto Tributario, Prof. Viktor Uckmar (di cui serbo un ottimo ricordo). Per provare a superare l’esame, dovevi 1) frequentare e “prendere” due firme di frequenza; 2) fare una tesina scritta; 3)  superare il pre esame dei suoi assistenti; 4) superare il suo esame diretto; 5) alla fine lui ti faceva una domanda sul contenzioso: se la sbagliavi eri comunque bocciato. La mia domanda: “IGE (Imposta Generale sull’Entrata)?” – Risposta: “Sindaco, Prefetto, Ministro”. Promosso, 27/30. Facile esser promossi, no?

2) ha riguardato un mio amico: professoressa Lucifredi (della quale non serbo uguale ottimo ricordo), Istituzioni di Diritto Romano. Domanda: “L’atto illecito”. Risposta: “Atto illecito è l’atto lesivo del diritto altrui”. La Prof:.” Bocciato: atto illecito è OGNI atto lesivo del diritto altrui”. Facile essere bocciati, no?

E mi sono venute in mente le odierne “modernità”: lauree brevi, lauree via internet, laure veloci e soprattutto gli “studi a livello universitario”. Ecco, datemi pure del classista, dello snob … ma chevvolete, ormai alla mia tenera età non posso essere diverso da me stesso, ed essere orgoglioso di essere riuscito a superare la barriera del “rigore” che sbarrava il passo ad ogni faciloneria. Io mi sono laureato nel luglio 1968, in piena contestazione della quale io – lo confesso – mi ero appena accorto, impegnato come ero con gli ultimi esami e la tesi di laurea, per poi partir militar soldato nel successivo ottobre. Esami e laurea vecchia maniera. Studi seri che mi avevano fatto maturare; che avevano esaltato in me la capacità di analisi ma soprattutto quella di sintesi; che mi rendevano esigente nell’apprendere il perché, la causa d’ogni cosa, d’ogni azione.

imgres - Copia - CopiaIl mio primo lavoro? A Genova, in banca: mi volevo sposare. Liceo classico e legge, non sapevo nulla di contabilità. Chiedevo, mi rispondevano: “Dottore, mi meraviglio di lei che ha studiato” una risposta. Un’altra: “Ma non è laureato in Economia? No? Ma almeno è ragioniere?” Oppure: “Lei non è pagato per capire”. Dopo due anni di lavoro e solo uno di matrimonio (!) chiesi e ottenni di essere messo a disposizione della Direzione Centrale di Milano per partecipare a corsi di formazione sul lavoro. Girai dieci filiali in dieci città diverse vivendo in camere d’affitto. Dopo tre anni di corsi lasciai la banca e divenni dirigente in una SpA privata. Dopo altri due, dirigente responsabile della Finanza Italia della STET- Società Finanziaria Telefonica per Azioni, Torino, al tempo la maggiore finanziaria italiana: tutto all’età di 32 anni, in sette anni dal mio primo giorno di lavoro. Mica male, lasciatemelo dire.

Ecco, io non avevo fatto “studi a livello universitario”: mi ero misurato seriamente con l’Università, una grande banca, il sistema dei privati. Riunendo queste tre diverse competenze, grazie alla capacità di analisi e sintesi che mi derivava dagli studi classici, riuscii a gestire la funzione affidatami in modo assolutamente creativo, raggiungendo importanti risultati (ve ne parlerò in altro blog).

Sto scrivendo di me. Me ne scuso. Lo faccio solo per dire agli eventuali giovani che potranno/vorranno leggere questo post, che uniquisque faber fortunae suae est, ognuno, se vuole, può essere artefice della propria fortuna, del proprio destino. Basta volerlo ed essere consapevoli che gli spazi, anche oggi, ci sono, purchè ci si prepari molto, molto seriamente. Anzi, paradossalmente, il fatto che la Scuola e l’Università oggi appaiano meno rigide e severe, lascia maggiori spazi a chi al contrario, mentre gli altri rallentano, preme sull’acceleratore. Insomma,  la vita spesso ti lascia davanti spazi ampi: a te vederli ed utilizzarli, e tu devi farlo, soprattutto se sei figlio di un operaio o – come me – di un “semplice” Maresciallo dei CC.

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don-milani[1]Dice, ma che … caro blogger, sei un fautore della meritocrazia? Eh no, scialla raga, la meritocrazia presa così, da sola, è un criterio micidiale, perché esalta la possibilità di un futuro per il figlio del dirigente e deprime quella del figlio del montanaro. Io sono perché tutti, indistintamente, siano “messi in grado di”, ricordando che, in sede valutativa, il livello 50 raggiunto dal figlio di un montanaro toscano vale quanto e forse più del livello 100 raggiunto dal figlio del manager fiorentino, firmato Don Lorenzo Milani.