CON LA FIAB NEL PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Aprile, 2016 @ 11:22 am

Detto altrimenti: FIAB- Federazione Italiana Amici della bicicletta, Gruppo di Trento: bicicletta, rispetto reciproco e della natura, cultura, zusammen sein, stare insieme   (post 2346)

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Lo avevo promesso, che la prima foto del post sarebbe stata la sua: Ilaria, la nostra guida “indiana” ovvero locale (visto che abita a 200 metri dal nostro hotel (l’ottimo “Eliseo”), la giovane studentessa che ci ha pre-pedalato per tre giorni attraverso i ghirigori delle ciclabili locali. Giovane, gentile e … in gamba, anche in senso senso letterale, perché lei, assolutamente non allenata, con una bicicletta normale (cambi solo alla ruota), ha iniziato a condurci alla velocità di 22 kmh (con i muscoli ancora freddi!). Per le grandi salite poi … dammi retta, Ilaria, fai montare una “guarnitura” multipla ai pedali, come abbiamo tutti noi: vedrai che differenza!

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Col. Guglielmo Duman, Medaglia d’Oro al Valore Ci …clistico: “Esponeva impavido il suo corpo al traffico nemico delle auto pur di far attraversare indenni i suoi associati”

L’Hotel Eliseo. Ottimo dicevo, innanzi tutto perché associato ad Albergabici Fiab, e quindi dotato di un apposito garage per le nostre preziose biciclette. E poi, dopo una pedalata, la piscina riscaldata! Uao raga! Che lusso! La posizione centralissima. Il personale sorridente. Le camere ok. Il cibo super. Che volere di più? Il responsabile di tutto ciò? Il nostro Presidente Guglielmo Duman, organizzatore della tre giorni di cui ora vi parlo. Il merito principale, suo e della Fiab? Quello di condurci a visitare e conoscere luoghi, culture, opere ed avvenimenti con i quali – altrimenti – noi mai saremmo entrati in contatto.

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            Una nostra tipica sosta pranzo

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E veniamo ai Colli, premettendo che – per ragioni si spazio – non posso riportare tutti i ricchi particolari storici ed artistici che ci sono stati regalati dalle nostre guide e che in parte potete reperire in internet. Il mio succinto report comunque vi servirà da stimolo per visitare questi luoghi. Colli “Euganei”. Il termine deriva dal dal greco “eugeneis” di nobile stirpe”, o forse anche da una popolazione ligure che li abitava, gli Ingauni (poteva un blogger nato a Genova tralasciare questa possibilità?). Nel loro territorio è stato individuato e circoscritto il Parco Regionale dei Colli Euganei, luogo della nostra “Tre giorni”.

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Venerdì 15 aprile 2006, 25 km

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        Rubando la bicicletta … propria!

Arrivati in auto a Montegrotto Terme (da Trento 150-200 km a secondo del percorso scelto) già vestiti da ciclisti, visitiamo il Monastero di S. Daniele in Monte (salita di 1 km all’8%) che risale all’anno 1076, oggi abitato da Monache Benedettine provenienti da Fiume. Visita guidata e quindi, al momento di ripartire, uno di noi si accorge che aveva dimenticato in Hotel la chiave dell’antifurto …

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Fiori davanti alla Chiesa

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Si prosegue in discesa e in pianura: Monteortone, visita guidata al Santuario della Beata Vergine della Salute (che preservò la popolazione dalla peste manzoniana). Nelle vicinanze, pranzo al sacco o quasi.

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Si riparte per l’ Abbazia di Praglia (XI secolo) che visitiamo guidati dal simpatico Fra Girolamo nato in USA, cresciuto a Buenos Ayres, che parla italiano con un leggero accento argentino ed intercalare veneto!

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Sabato 16 aprile 2016, km 42

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In ciclabile verso Battaglia Terme, visita guidata al Castello Catajo (Ca’ del tajo, Casa del taglio, del canale), primo pezzo forte della giornata. Guidati da una simpatica e bravissima guida Giorgia Dianin (insieme a noi nella foto di gruppo, alla fine del post). Villa-castello, reggia dei Colli Euganei (350 stanze!), sede della famiglia degli Obizzi, mercenari “signori della guerra” dell’epoca, capitani di ventura giunti in Italia nel 1007 al seguito dell’imperatore Arrigo II. Villa e relativi giardini. Da non perdere.

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Si prosegue: sfioriamo la Villa Emo (Palladio) e arriviamo a Monselice, che visitiamo chi con la guida, chi da solo alla scoperta del paese. Indi saliscendi con un km finale all’8-9% e arriviamo ad Arquà Petrarca per visita alla tomba del Petrarca e alla casa donatagli dal suo main sponsor Francesco il Vecchio da Carrara. Indi pranzo in trattoria.

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Sposi che attraversano il cortile della nostra trattoria, colti al volo!

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Indi per agevoli saliscendi, visita a Villa Barbarigo, splendido complesso monumentale di Valsanbizio, realizzato nella seconda metà del seicento dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo, che si estende per ben 10 ettari. Visita introdotta da una graziosa guida.

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Domenica 17 aprile 2016. 22 km

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                 Riuscito ad atterrare qui?

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Si parte un po’ dopo, si pedale di meno stante che poi si deve tornare a Trento. Visitiamo il Museo dell’Aria nella Villa-Castello di San Pelagio con rimembranze dannunziane …

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… e accampamento medievale ricostruito da gruppi appassionati di tale genere di rappresentazioni.

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Fra i tanti cito volentieri la Compagnia del Corno Nero (compagniadelcornonero@gmail.com, anche su Facebook), con le loro illustrazioni del cibo e della cucina del tempo di Dante.

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                                         Guglielmo e Riccardo

Dopo un pranzo al sacco, tutti a Permunia, in visita all’eccezionale Museo Civico della Navigazione Fluviale a Battaglia Terme, guidati dal suo ideatore e realizzatore, il Capitano Riccardo Cappellozza (1), un 85enne pieno di storia, vita, vitalità ed entusiasmo. Da ligure di nascita qual sono e da attuale velista gardesano qual sono diventato, ho particolarmente seguito ed apprezzato la sua opera e la ricchezza di particolari con la quale egli ce l’ha illustrata. Il museo è contenuto in una casa del Comune, su tre piani, contiene migliaia di pezzi, modelli, fotografie, documenti (altri 500 sono in attesa di restauro ed esposizione).

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(1) Capitano. Il suo biglietto da visita riporta “Barcaiolo abilitato”, ma vi assicuro – e parlo da velista con patente nautica vela-motore illimitata (escluse le barche da 25 metri in su, classificate “navi”) – la sua abilità e le sue conoscenze superano di gran lunga quelle della maggior parte degli  skipper della domenica e non solo. La sua esperienza in tutti i settori di quel tipo di navigazione e della vita di bordo, riuscire a manovrare quei barconi stracarichi in acque poco profonde, in mezzo alla corrente e senza motore … bè, ragazzi,. non è assolutamente da tutti! Quindi lasciatemelo promuovere Capitano a pieno titolo!

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Vi si documentano imbarcazioni, cantieri, vie navigabili, propulsione, la vita di bordo, l’economia della professione. Per maggiori info, www.provincia.padova.it/museo_navigazione.

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A fianco: le vie d’acqua

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La barca di Capitan Riccardo (30 metri lft), prima che negli anni 50 la dotasse di un motore

Un esempio della difficoltà della loro navigazione. Se una barca si arenava (erano lunghe trenta metri, spessore del fasciame di sette cm. in larice, ordinate in noce), l’arresto avveniva per incaglio laterale longitudinale, secondo l’asse stesso della corrente e del fiume.

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Vista di interni: le vacanze estive della famiglia consistevano in “crociere di lavoro” sul “cargo” di papà Riccardo

A quel punto una seconda barca si affiancava alla barca arenata, si ancorava alla sua prua e si lasciava traversare dalla corrente, creando una sorta di diga a valle della barca ferma. In tal modo il livello dell’acqua si alzava e la prima barca si disincagliava. Quando i canali c’era poca acqua, la stessa tecnica veniva utilizzata, di ponte in ponte, facendo fare da diga ad una barca che pescasse di meno e facendo navigare le barche più grosse, di ponte in ponte, sull’onda che si creava quando la prima barca, la barca-diga, si disimpegnava dalla sua posizione, liberando il corso all’acqua in cui livello, nel frattempo si era alzato!

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“Catajo”: la nostra ottima guida Giorgia Dianin è quinta in piedi da sinistra nella foto

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Rientrati a Montegrotto, eccezionale gelato presso la gelateria pasticceria Della Bona e quindi tutti a casa! Che altro dire se non grazie alla Fiab e all’organizzatore Guglielmo? A tutte le lettrici e lettori: joint us, unitevi a noi iscrivetevi alla Fiab, anche rispondendo con un vostro commento al presente post, dai … we ‘re waiting for you all!

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Good bike everybody!

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