INCONTRI GIANFRANCO PETERLINI, personaggio trentino

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Maggio, 2012 @ 3:57 pm

Detto altrimenti: Faber est suae unisquisqe fortunae, ciascuno è¨ artefice della propria sorte, e tu, Gianfranco, puoi ben dirlo per come hai ottimamente costruito  la tua vita!

Ala di Stura (To), paese piemontese-franco-provenzale

Gianfranco, quando e dove sei nato?
Sono nato ad Ala di Stura (To) nel 1943 da genitori Trentini. Alla fine della guerra mio padre, di professione forestale, fu trasferito ad Egna (Neumarkt) in provincia di Bolzano. Abitavamo nel quartiere tedesco ed io mi integrai subito tanto che imparai rapidamente il loro dialetto.

La tua prima infanzia?
Con i miei compagni di lingua tedesca, al contrario di quanto potrebbe sembrare, ebbi sempre un rapporto amichevole e mai, che io ricordi, fra noi vi furono screzi. Oltre al dialetto tedesco imparai ad amare la natura e, con loro, figli di contadini, la bellezza di una vita nella natura. Da mio padre poi imparai i nomi delle piante, la conoscenza dei funghi e la commestibilità di alcune erbe e tante, tante altre cose. A scuola perfezionai la lingua tedesca. Mia madre mi insegnò a cucinare, passione che mi è rimasta tutt’oggi. Posso ben affermare che la mia infanzia fu molto proficua rispetto al quello che poi sarebbe stato il prosieguo della mia vita.

Egna

Giovinezza, giovinezza
Nel 1955 ci trasferimmo a Pergine Valsugana (Tn) fino al 1963 anno in cui, stante una certa insofferenza verso gli studi dentro casa e dentro scuola, mi condusse ad arruolarmi nel corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Tale decisione venne dettata anche dalla volontà  di crescere autonomamente e di scoprire ed interpretare da solo un altro modo di vivere, diverso da quello familiare, che pure tanto mi aveva dato.
Arruolatomi, venni inviato a Trieste per un corso di istruzione durato un anno. Alla fine del corso mi destinarono a Napoli . Non me l’aspettavo. All’inizio ci rimasi male ma poi la bella città  si fece amare, molto presto direi: anche perchè ebbi subito sentore del calore della gente e del rispetto verso la divisa che indossavo.
Nel frattempo nel contesto dei momenti difficili e della necessità  di combattere il terrorismo altoatesino con personale scelto (conoscevo il tedesco), dal Ministero dell’Interno mi fu proposto di partecipare ad un corso di addestramento antiterrorismo a Padova. Correva l’anno 1965. La mia vita ebbe una svolta, ma non per il corso di addestramento.

Gianfranco, insomma, cosa successe di così importante?
Eccomi! Nei pochi mesi di permanenza a Napoli, in un’occasione troppo lunga da raccontare ma quasi romanzesca, conobbi la mia attuale moglie, una giovane e bella ragazza di soli 18 anni Maria Rosa (Rosetta). La bellezza, la grazia, la timidezza, la simpatia che ispirava ed il suo viso radioso mi colpirono immediatamente . Il mio amore per lei era ed è così grande che maledissi il giorno in cui il Ministero mi comunicò l’atteso trasferimento. Mi ripromisi di rivederla presto e così fu. Partii per Padova con la promessa che ci saremmo rivisti presto. Feci la spola Padova – Napoli diverse volte, puoi ben capire!

Andreas Hofer di S. Leonardo V.P., eroe locale della resistenza contro Napoleone

E dopo il corso, dove ti mandarono?
Fui destinato a S. Leonardo in Val Passiria con il compito di interprete nei servizi di squadriglia. Il nostro compito era ricercare e catturare i terroristi che operavano nelle montagne e vallate. In particolare Georg Klotz che ufficialmente risiedeva nel vicino paese di Valtina. Tuttavia il mio pensiero era sempre per la mia Rosetta, tal che lo stesso anno su mia espressa richiesta ritornai a Napoli. L’8 gennaio 1966 ci sposammo. Tuttavia il Ministero degli Interni non si scordò  di me ed alcuni mesi dopo mi inviò nuovamente a Bolzano presso la Compagnia Alpina Antiterrorismo, con gli stessi compiti della volta precedente. Rosetta venne con me e con me vagò per l”Alto Adige da Bolzano a S.Candido e a Campo Tures in Val Aurina.

Bei posti, non c’è dire! Ma ti pagavano anche il bel soggiorno?
Dai, che il lavoro era duro! Il 20 febbraio 1967 nacque a Rovereto mio figlio Candido e pure lui condivise il peregrinare dei genotori. La gioia di essere divenuto padre era immensa e compensava la vita dura alla quale il servizio mi chiamava, insieme ai miei colleghi.

Dunque tuo figlio Candido è  un acquario, come me. Ma parlaci un po’ della vostra vita dura.
La vita dura dei distaccamenti, il continuo pericolo di agguati, le morti di giovani carabinieri, finanzieri e militari dell’esercito sconvolsero la nostra vita e fecero indurire il nostro cuore. Imparai a non avere paura. Una vita così reclusa dalle regole del servizio tuttavia non ci impedì di avere anche relazioni amichevoli con i contadini dei masi situati nei pressi del confine austriaco. Venimmo solitamente accettati con piacere. Non ci comportammo mai con arroganza. Ricordo, in particolare, un amichevole rapporto con Albert, un ristoratore di Prato alla Drava. Anche la proprietaria dell’albergo Bolognese di S. Candido si prodigò ad aiutarci: dopo aver ospitato Rosetta nel suo albergo ci affittò la mansarda nel centro del paese.

Ma nel frattempo, la politica si era mossa, o ricordo male?
Si, era il 1969, ed M.& M., Magnago e Moro si incontrarono e gli agguati terroristici diminuirono. Colsi l’occasione per chiedere il trasferimento a Napoli. Negli anni passati fra Napoli, Padova e Alto Adige capii che dovevo darmi da fare per la mia carriera e quindi dedicai il mio tempo libero allo studio. Partecipai al concorso interno per sottufficiali e lo vinsi.

E dopo gli anni del terrorismo altoatesino, vivesti altre situazioni pericolose?
Durante il corso di cui ti dicevo, durato un anno, l’Italia fu percorsa dai vari moti insurrezionali: cito quelli di Reggio Calabria e dell’Aquila. Noi giovani sottufficiali fummo inviati sul campo al comando di ancor più giovani agenti dei reparti di Roma, Vibo Valentia, Padova, Bari e Napoli. Non ho parole per descrivere la brutalità di quelle situazioni. Tuttavia la vita ci riservava anche momenti di allegria allietata da cene fra colleghi e amici. Nel 1971 fui trasferito alla scuola allievi di Peschiera del Garda, dove diressi la sezione parco veicoli. Fummo coinvolti con gli allievi di polizia nella vigilanza a Milano e Brescia delle sedi strategiche a seguito delle note stragi. Nell’attentato alla questura di Milano nel 1973 persi un amico e collega Federico Masarin. Il 30 maggio 1972 nacque mia figlia Antonella e fu felicità  immensa.

Maria Rosa e Gianfranco, oggi

Ma in Trentino, quando ci sei tornato?
Nel 1974 ottenni il trasferimento a Rovereto, dove diressi la sezione di Polizia Giudiziaria del Commissariato fino al 1982 quando, con il grado di Ispettore Capo, diressi la sezione di Polizia Giudiziaria del Tribunale di Rovereto. Nel corso di questi anni mi dedicai, assieme ai miei collaboratori, alla prevenzione dei reati e in particolare allo spaccio degli stupefacenti. Mi dedicai anche al recupero di tossicodipendenti e con orgoglio posso ora dire che alcuni di loro, quasi irriducibili, furono invece recuperati a vita normale. Ancora adesso quando incontro alcuni di loro mi fermano e mi ringraziano. Sono adulti ed hanno figli. Purtroppo non tutti sono usciti dal tunnel e altri hanno trovato la morte per overdose o AIDS. La mia collaborazione con i magistrati del Tribunale, della Procura della Repubblica di Rovereto e della Pretura di Riva del Garda era gradita tanto che ora posso considerarmi amico del Presidente Emerito del Tribunale dott. comm.Ruggero Polito e del giudice dott. Pietro Chiaro. Ricordo con dolore la morte del Procuratore della Repubblica dott. Paolo  Castellano. Anche l’allora Giudice Istruttore dott. Giuseppe Maria Fontana, ora sostituto Procuratore Generale presso il tribunale di Trento, ebbe per me una particolare affezione e lo ricordo con vero piacere. Un particolare indimenticabile mi sovviene spesso allorquando il dott. Castellano mi chiese  perchè la legge si chiama legge. Al mio silenzio disse pperchè è stata  fatta per essere letta. Divenne la lezione più importante.
Oltre alla famiglia e al lavoro dedicai il tempo allo studio che mi permise di superare l’esame parauniversitario per ispettore, basato sul diritto civile, penale, processuale penale, amministrativo, pubblico e privato, nonchè su elementi di medicina legale. Devo il mio successo anche a due insigni docenti, i magistrati, Dott. Chiaro  e dott. Fontana. Nel 1991 la mia carriera in polizia si poteva dire esaurita, nel senso che stante l’età  e la carriera già  fatta, difficilmente avrei potuto progredire ulteriormente. Quindi decisi di cambiare mestiere.

E cosa ti sei inventato?
Ebbi l’occasione di conoscere un agente di assicurazioni che mi propose una collaborazione. Mi dimisi dalla Polizia di Stato e iniziai una nuova professione. Nel 1992 decisi di aprire una mia agenzia assicurativa con l’aiuto insostituibile di Rosetta. Lavorammo alacremente e con soddisfazione ottenemmo ottimi risultati anche con la collaborazione della nostra impiegata e amica Luciana. Nel 2004, finita anche questa esperienza agenziale, volli mantenere l’iscrizione all’albo per poter dare il mio contributo di esperienza con consulenze mirate. La mia professione continua come nonno di ben cinque meravigliosi bambini nati fra il 2005 e il 2008: Silvia e Federico figli di Antonella. Beatrice, Matilde e Riccardo figli di Candido. La felicità che ci donano è indescrivibile e la loro presenza allontana da me qualsiasi dolore.

L’allegra Brigata

Nipotini va bene, ma dei tuoi figli Antonella e Candido, cosa mi dici?
Come si dice, i miei gioielli! Candido, laureato in economia e commercio alla Cattolica di Milano, dopo esperienze all’estero lavora al Gruppo Fiat di Torino in qualità  di direttore del settore innovazione e sviluppo. Da Caterina, sua moglie, laureata a Trento in lingue, ha avuto Beatrice (sette anni), i gemelli Riccardo e Matilde (quattro anni). Per accudire ai tre figli ha lasciato il lavoro come dirigente presso il gruppo Toyota di Bruxelles. Antonella laureata a Trento in giurisprudenza ha un suo studio di consulenza del lavoro ben avviato. E’ sposata con Marco, laureato in biologia a Padova, il quale è informatore scientifico Ospedaliero responsabile territoriale del Trentino A.A. per conto del gruppo farmaceutico Pfizer. Hanno due figli Silvia (sette anni) e Federico (cinque anni).

Puoi ben esserne orgoglioso! Ed ora una conclusione per … concludere
Una sola? No, due! La prima: la vita serba sempre delle sorprese belle e brutte. Bisogna essere in grado di viverle e superarle tutte. La seconda: sono nato in Piemonte ma non capisco un’acca di piemontese.

Ma va che parluma piemuntes ,  fa i stess, va bin parei, monsù (prima lezione di dialetto piemontese). Grazie Gianfranco, costruttore di molte vite: la tua, quella di tua moglie, dei tuoi figli ed ora co- costruttore di quella dei tuoi nipotini!