POLITICA “ALTA” E PROBLEMI DELLA GENTE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Aprile, 2017 @ 5:24 am

Detto altrimenti: politica “alta”? Forse troppo … (post 2695)

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Nello stesso giorno quattro momenti

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1) Rileggo un libro (“Divieni ciò che sei”, F. Nietzsche, pag. 104, ed. Christian Marinotti 2006) che mi induce ad una riflessione: troppo spesso la politica, la morale, la filosofia, talvolta anche la religione ci inducono a “pensare, volare alto”, a riflettere sui massimi sistemi e ci distraggono dal sottoporre a riflessione, manutenzione, aggiornamento e verifica  le questioni concrete del vivere d’ogni giorno: il rispetto delle regole dì ogni tipo quali il risultato del voto di una assemblea; il “non fare agli altri ciò che …” etc.; l’ascolto e l’accettazione dell’Altro, e di tutto ciò che è diverso da noi. Il che determina una abitudine, una superficialità e una negativa assuefazione ” a prescindere”, la quale, nelle persone inesperte (e distratte) e soprattutto nei giovani, induce ad una accettazione rassegnata di un diffuso malcostume.

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Ma … da lassù … si riescono a vedere i problemi della gente?

2) Apro un quotidiano (l’Adige 11 aprile 2017 pag. 18) e leggo una intervista “politica” che mi ricorda le “Domande-risposte” che una primaria società finanziaria si auto-preparava in vista della propria assemblea degli azionisti, nel senso che in quella sede si volevano far emergere i migliori aspetti della gestione, per cui si incaricava taluno di porre alcune precise domande, essendo pronti a dare ad esse precise ed esaurienti risposte. Be’ in questa intervista le domande e le risposte erano mirate a mettere a fuoco i grandi tempi di una politica “alta”, forse troppo alta rispetto ai problemi “minori” quale quello, ad esempio della disoccupazione del futuro delle giovani generazioni. In particolare il titolo “si riparta dalle elezioni politiche, per fortuna con il collegio uninominale” … evidenziava quello che a giudizio della coppia (intervistatrice e intervistato) sarebbe il problema maximo: la sicurezza (uninominale) della “poltrona” di taluno e non il lavoro per i giovani e i meno giovani.

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3) Nello stesso giornale, un inserto (pag. 7): un filosofo (anche storico e sacerdote), Marcello Farina,  parla anzi scrive della rinascita della primavera, una rinascita, una ripartenza che si ripete ogni anno nella natura e che si può e deve ripetere più volte anche nella vita di ogni donna ed ogni uomo, una rinascita che sia una ripartenza, un restart, una fuoruscita da ogni stagnazione e staticità da parte donne e uomini nati non per morire ma per incominciare.

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4) Nella mattinata dello stesso giorno partecipo ad una riunione di tipo assolutamente diverso: un gruppo di dirigenti di una associazione culturale si riuniva per domandarsi come meglio organizzare un piano di rilancio dell’occupazione, come diffondere una diversa e più aggiornata cultura del lavoro, come stimolare i giovani ad avere e proporre idee ed i meno giovani ad aiutarli ad organizzarle e realizzarle.

Ed allora ho messo in fila i quattro momenti: volare e pensare alto affinchè tutto cambi anzi no, che niente cambi … … e nel frattempo, in “basso” cosa succede?

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