UNIONE EUROPEA A VELA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 luglio, 2017 @ 5:38 pm

Detto altrimenti: dopo quella a pedali …. (post 2776)

Nel post precedente (e anche in altri prima), l’impresa cicloeuropea di Lucia Bruni: l’Unione Europea  a pedali. Oggi, 12 luglio, sul Palinuro, a Trieste, quella a vela.

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Già, “il” Palinuro perché si sottintende il termine “legno”, il legno Palinuro, una “nave goletta”, il secondo veliero della nostra marina militare dopo il Vespucci e prima del Caroly. Il Palinuro ormeggiato al molo di Piazza dell’Unità di Italia a Trieste accoglie l’incontro a tre fra Italia, Germania e Francia. Buoni propositi per lo sviluppo, la cooperazione etc..

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Gli alberi del Palinuro: bompresso, fiocchi; trinchetto, vele quadre; maestra e mezzana, rande tipo goletta

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Un particolare tuttavia non mi convince, quando il Presidente Francese Macron – pur ammettendo che la Francia non è indenne da errori passati – continua a ripetere che i migranti economici non sono da ricevere. Maccomesifa … ma come si fa a dire che Tizio scappa solo per ragioni politiche o solo dalla guerra ma economicamente stava bene , aveva un lavoro e denaro in banca e starebbe bene anche in Europa, quindi va accolto; mentre Caio che scappa per le stesse ragioni di Tizio ma al momento della fuga non aveva lavoro, va respinto? Quella di Macron mi pare una comoda scappatoia.

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Qui a fianco il Caroly, un Baglietto (Varazze) di 23 metri varato nel 1948, stazzante 60 tonnellate, già di proprietà del Signor Preve, con 14 uomini di equipaggio, di base a La Maddalena, gestito da Marivela, il Centro Velico Sportivo della Marina Militare, adibito all’addestramento degli allievi sottufficiali della Marina Militare.  La nave fu regalata alla Marina Militare a patto che mantenesse il nome originario, quello della moglie del proprietario, Caroly, appunto. “Il” Caroly  (in marina si sottintende “legno”, cioè “il” legno Caroly) ha la deriva mobile, perchè con esso il proprietario originario ci risaliva i fiumi del Sud America (yawl: l’asse del  timone è posto fra i due alberi. Ketch: l’asse del timone è posto a poppa dei due alberi).

IMG_20170712_165159_resized_20170712_045832316Dopo, tutti si sono ritirati nel Palazzo della Regione insieme ai capi dei Paesi Balcanici dell’Ovest. I Balcani … se ne è occupata molto anche la Lucia di alcuni post precedenti. Io stesso subito dopo la loro guerra, andai più volte nella Repubblica Serba di Bosnia (Prijedor e Banja Luka) in missioni umanitarie. Ad un mio ritorno scrissi una poesiola che vi riporto qui di seguito, ma che mi pare tornata attuale per i Siriani vittime dei nemici di terra e delle bombe dei bombardamenti amici. La scrissi per un Natale del … non ricordo. La riporto ora, il 12 luglio 2017, con il titolo cambiato in “Mosul”:

la testa schiacciata / la bocca ricolma / di sangue e sudore / nessuno richiude la mia ferita / di luce / del giorno che fugge / nemici colpiscon da terra / amici dal cielo / vicino al mio viso / un’ape / senza ricordi / che altri le possan rubare / sugge il suo fiore / respiro il sapore / di guerra / è freddo / il cuscino di terra / mi copre soltanto / la voglia del tempo / un’ape d’acciaio / precipita al suolo / un miele che incendia / svanisce il frastuono / no non cambiate canale / è Natale / perdono / chi ha regalato / gioielli di piombo e di fuoco / ad un corpo / ormai di nessuno / ed esco di scena / in fretta / in silenzio / da solo

Si, l’avevo scritta per un Natale ma quanto esprime va purtroppo bene anche in estate. Noterete che non vi sono maiuscole né punteggiatura … che volete … l’autore, ferito a morte dalla guerra, non ne ha avuto il tempo …

P.S.: ovviamente il mio ragionamento è provocatorio. Sta di fatto che Macron sembra dimenticare

  • che i migranti cosiddetti economici sono l’80 % del totale;
  • gli effetti della politica coloniale francese del passato;
  • il più recente attacco francese alla Libia,

solo per citare tre particolari non da poco …

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BALCANI?

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“Almeno la Francia ha riconosciuto che non ha sempre fatto la sua parte”

Io non ne sono uno studioso, ma sulla scia dei numerosi interventi fatti nel dopoguerra con l’Associazione Trento-Prijedor, qualcosa credo di avere a suo tempo incominciato a capire. E cioè che per qualche secolo l’Austria-Ungheria li ha “utilizzati” quale strumento di interposizione all’avanzata dell’Impero Ottomano che – non dimentichiamolo! – nel 1529 era arrivato ad assediare Vienna! Nel senso che dall’occidente li si è voluti armati, aggressivi, impulsivi, “eroici”. Quindi, per loro, secoli di incolpevole “ritardo culturale”.

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downloadLa morte di Tito e una sorta di “primavera balcanica”, un’anteprima di quelle successive (arabe), l’indipendenza dei singoli stati, all’improvviso … non accompagnata da un livellamento della concentrazione di burocrazia a esercito (di guerriglieri) soprattutto in Serbia. Ecco lo squilibrio: “c’est l’argent qui fait la guerre”, i denari dei prestiti internazionali impiegati soprattutto nell’accentramento di potere e di armi in Serbia, per cui quando l’occidente richiese – a termini di contratto – la restituzione anticipata dei mutui, la Serbia ne volle distribuire l’onere su tutti gli stati che si rifiutarono di pagare debiti goduti soprattutto dalla Serbia. E fu – (anche) per questo – guerra, sulla quale si innestò la “guerra religiosa”, il fanatismo e la volontà/possibilità di rapinare il vicino al grido di “Dio (il mio) lo vuole!” o quasi.

La Slovenia? Un giorno stavo andando in auto a Udine per una riunione di lavoro con la industriale Cecilia Danieli. Sull’autostrada superai una colonna di jepponi trainanti, ognuno, un cannone anticarro, colonna preceduta e seguita da due auto dei nostri CC. Da ex sottotenente di complemento degli alpini della Brigata Alpina Tridentina cercai istintivamente di vedere quali mostrine di reparto avessero quei mezzi: nessuna! In compenso gli autisti erano ragazzoni di colore o biondi con i capelli a spazzola …

Alla fine qualcuno pensò che quel pericoloso esercito di guerriglieri (serbi) si fosse abbastanza autodistrutto e in una settimana i Croati ricacciarono i Serbi a casa loro. Un improvviso, imprevedibile e rapidissimo successo militare dovuto a …. ecco, mi hanno spiegato anche questo particolare, ma voglio lasciarvi con la curiosità di conoscerlo: prima ne parlerò con la Lucia dei post precedenti.

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