LA SUPERFICIE POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Gennaio, 2018 @ 3:31 pm

Detto altrimenti: … la politica di superficie   (post 3051)

Politica, da “politika” aggettivo che nella Grecia antica presupponeva un sostantivo, la teknè, la tecnica, la capacità. Oggi noi utilizziamo un aggettivo sostantivato, la politica.

La politica dei grandi temi, quella che “vola alto” e intanto perdiamo di vista i voli bassi di tttti i giorni: “Affidarci ad un radar politico per viaggi planetari ci fa sbattere contro il primo palo della luce subito al di là della pista di decollo” (Richard L., che poi sono io!)

download (2)La politica delle parole e le parole si sa, sono pietre, scriveva Don Milani nella sua lettera ad una professoressa.

Le parole, la retorica, ovvero la tecnica della parola: quelle desinenze “ica” di polit-ica e reto-rica racchiudono in loro la stessa  “ica” di tencn-ica.

La retorica si evolve e diventa oratoria, ovvero l’applicazione prat-ica della retor-ica.

Oratoria, sofisma. I Sofisti, questi signori ingiustamente maltrattati … e dire che avevano messo al centro l’uomo, che avevano avvertito l’uomo contro il potere potenzialmente malefico della parola … come quello di un’arma piccolissima ma con un potere fortissimo di persuasione della gente a fare il bene ma anche a fare il male: ecco perché si presentavano come persone capaci di dimostrare una tesi e il suo contrario!Le parole sono pietre, si diceva, e come tali mezzo per edificare (il bene) o – se scagliate – per creare il male.

Politica, parole, retorica, oratoria, sofisma, politica (odierna). Spesso (non sempre, per nostra fortuna) la politica odierna vive (in superficie) di affermazioni oltre le quali non sa andare, e ci vive “grazie” a parole usate come armi, gas che addormentano la nostra mente e  nel migliore dei casi la distraggono dal  vero problema.

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E allora che fare? Non fare politica? Quando mai!? Farla e fare in modo serio, profondo, significativo, rigoroso innanzi tutto nel rispetto delle parole che compongono le regole che la regolano. E qui mi permetto di rimandare le lettrici ed i lettori ai miei due post, i nn. 3011 e 3020 sullo Stato di eccezione. Qui a fianco, mi chiedo: ma … la società “comune” è la causa o non piuttosto è l’effetto di discorsi superficiali? Al popolo … panem et circenses, dicevano gli imperatori romani …

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Capirete meglio cosa sto cercando di esprimere: non accontentiamoci della politica di superficie né del rispetto superficiale delle regole d’ogni tipo e livello, ma al contrario facciamo distinzione 

  • fra politica profonda e politica di superficie e
  • fra  eccezione della legge e violazione della legge.

Un esempio: chi stabilisce che, in deroga al divieto previsto dallo Statuto, chi ha fatto parte della commissione elettorale di un partito può essere candidato … ebbene costui si avvale di una eccezione alla legge o compie una violazione della legge?

Dice … ma l’hanno messa giù bene, l’hanno spiegata bene … sono stati convincenti. Dico: ecco, vedete, la parola convincente. In questo caso, dite voi, convincente a fare il bene o a fare il male? Fra tutti coloro che avranno dato la risposta esatta sarà sorteggiata una tessera in quel partito.

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P.S. 1: Il sofista Gorgia difendeva Elena per avere lasciato il marito Menelao: per Gorgia infatti la colpa era di chi – a monte – aveva operato con parole a che ciò avvenisse …

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P.S. 2: in questi giorni con un gruppo di amici (la Compagnia dei Guitti”) stiamo allestendo la rappresentazione di “Bel colpo, Lisistrata”, un adattamento della Lisistrata di Aristofane (411 a.C.). Lisistrata, colei che “scioglie gli eserciti”, fa finire la guerra grazie all’estensione della politica alle donne. In un passaggio Aristofane fa dire a Lisistrata:  “Per fare politica occorre avere capacità ed esperienza, come quella che serve a dipanare la lana: non si improvvisa!” Al che cerco di specificare: quale esperienza? Quella di un’azione politica rivolta al mantenimento della posizione di privilegio o quella di un’azione rivolta alla costruzione del bene Comune per tutti i cittadini? Oggi, purtroppo, il cittadino che si trova fra Scilla e Cariddi, cioè schiacciato fra una vecchia classe di “politici a vita” incatenati ai loro privilegi medievali (Cariddi) ed una nuova classe di “politici emergenti improvvisati” (Scilla), per cui … incidit in Scillam cupiens vitare Caribdim!

P.S. 3: il governo di una città, di una provincia, di una regione, dello Stato non è il governo di una SpA, lo so bene, ed io che sono uomo delle SpA, cresciuto, lavorato e formato nelle Spa mica posso pretendere di insegnare a loro, ai politici come devono fare, mica posso, ecchediamine! Ci mancherebbe altro! Solo che,- tanto per fare tre esempi :

  • quando vedo che in un complesso ospedaliero taluno ruba e trucca i bandi di gara e sento dire dal top management “Noi eravamo all’oscuro, puniremo severamente i responsabili, abbiamo piena fiducia nella magistratura”
  • quando vedo che prima di “accorgersi” che mancano 20 milioni di euro (sic) da un bilancio di un partito occorre che il livello del rubato sia significativo, 20 milioni, appunto!?
  • quando vedo che un ente pubblico omette di presentare al Ministero del tesoro il dovuto bilancio annuale e poi, dopo cinque anni, alla resa di conti si scopre che dal bilancio sono spariti molti immobili e la situazione si risolve commissariando l’ente …

… quando vedo tutto ciò, mi vien da pensare che se tali deviazioni fossero state commesse da miei impiegati in una SpA a me affidata, l’azionista mi avrebbe detto: “Io la pago perché ciò non avvenga, quella è la porta si accomodi. Le presenteremo il conto dei danni” e mi avrebbe citato in giudizio con l’azione di responsabilità.

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