ALESSANDRO HABER …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 febbraio, 2018 @ 8:08 am

Detto altrimenti: … al Teatro Sociale di Trento a mettere in scena  “IL PADRE”     (post 3063)

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         Haber nel ciclone …

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Haber, un Attore, uno strano cognome, quasi tedesco che senza quell’ “H” sarebbe “aber”, cioè “ma”. Attore cinematografico (chi non ricorda l’impresario delle ballerine di flamenco ne “Il ciclone” di Pieraccioni, del 1996?) “ma” (ecco quell’ aber!) anche di Teatro: “Non ho mai saltato una stagione teatrale”, afferma.  E allora, se le cose stanno così … Attore di Teatro “ma” anche di Cinema? Glielo chiederò. Oggi ha 71 anni “ben portati e se mi taglio la barba, 61!” Nel ’96 erano solo 49 anni reali. Ben portati anche quelli.

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Trento, il “Sociale”, il suo foyer. Qui gli Attori – con il coordinamento di  Francesca Lorandini – incontrano il pubblico prima e dopo le loro rappresentazioni. Ingresso gratuito anche se non hai acquistato o non acquisterai il biglietto dello spettacolo. Ne vale la pena (di acquistare il biglietto e anche di salire al foyer). Si sale (in ascensore) all’ultimo piano, indi una rampa metallica e ci si ritrova in una sala “sotto tetto travi a vista” ricavata sopra l’alta volta del teatro stesso.

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images“Il Padre”, pièce teatrale di Florian Zeller. Sull’autore e il suo lavoro trovate molto in internet, è inutile che io scopiazzi qui qualche passaggio. Piuttosto mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori alcune considerazioni maturate nel corso dell’incontro con gli attori, ieri pomeriggio, quando abbiamo incontrato Alessandro Haber, David Sebasti, Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo, Riccardo Floris. Assente giustificata Lucrezia Lante Della Rovere.

Le mie considerazioni

  • L’Attore e il personaggio. Il personaggio è la rappresentazione di una Persona. E’ una Persona. L’Attore “guarda”, “vede”, “studia” i tanti Personaggi, i tanti “Altri”, il modo di essere di tanti “Altri”. E matura come Attore e come Persona lui stesso. E qui non posso fare a meno di citare Emmanuel Lévinas, il filosofo del Volto: “Il volto dell’Altro ti guarda, si aspetta una risposta da te”. E l’Attore dà questa risposta: la dà al personaggio, al suo Autore, a se stesso, a noi spettatori. Ecco, di questo avrei voluto parlare brevemente con Alessandro. Alla fine del suo intervento, quando si stava uscendo, mi sono avvicinato a lui insieme ad altre cinque o sei persone con analogo desiderio, ma l’Attore è stato monopolizzato da una di queste, una signora (che evidentemente Signora non era) che lo ha intrattenuto a lungo, troppo a lungo, ignorando che vi erano Altri in attesa (le lettere maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso). Evvabbè …
  • La Musica e la Prosa. Io ho abbonamenti alla Musica e al Teatro. Amo la Musica che scrivo sempre con la lettera maiuscola, ne sono affascinato, l’ “aiuto” nel senso che sono tesoriere dell’Associazione Amici della Musica di Riva del Garda; seguo l’orchestra Haydn, … aber… ma. Ma cosa? Ma sono solo un musicofilo non un musicologo, per via della mancanza di una maturata cultura musicale di base. Quella cultura che invece in parte ho – grazie agli studi classici fatti – in materia di prosa, di poesia, di letteratura in genere. E questo substrato culturale mi aiuta a “dialogare” meglio con il Teatro di Prosa, più di quanto non riesca a fare con il Teatro della Musica. Un esempio? L’altra sera concerto della Haydn: Schubert e Brahms. Compreso e gustato il primo, faticosamente cercato di capire il secondo (ma ci arriverò, vedrete … prima o poi ci arriverò). Ma torniamo la “Padre”.

Le considerazioni di  …

  • … di Alessandro. “In ogni sport, in ogni lavoro, in ogni attività se ti senti male, se sei stanco … ti prendi un giorno di riposo. Nella nostra arte no: si recita anche con la febbre, anche se è mancato tuo padre mentre “giravi” una scena in Libia (io) o se ti è mancata la mamma (Lucrezia).
  • … di Alessandro. Cinema e teatro, due “cose” diverse. Cinema: si gira la scena, magari più volte, ma poi  ciò che viene proiettato è sempre la stessa ripresa, quella “buona la prima, la terza … “ ovvero quella che il regista ha scelto, quella che il montatore ha adattato, quella inserita nell’edizione definitiva. L’Attore si rivede da spettatore e può osservare “che sì, va bene, però, ripensandoci, avrei potuto fare un po’ diversamente, calcare di meno, di più un aspetto”. Nel teatro no, ogni rappresentazione è un “film” nuovo, una nuova interpretazione del personaggio, della scena: l’Attore e il personaggio maturano ogni volta.
  • … di una delle attrici presenti (mi scuserà se non ho compreso chi fra le  presenti stava parlando, ma ero seduto in posizione arretrata). Siamo stati invitati ad andare a teatro anche se il titolo dell’opera, il suo autore e gli interpreti non sono (ancora) conosciuti. Condivido pienamente. Infatti il Teatro deve nascere, crescere, vivere e non morire con i suoi Attori/Autori del momento. Panta rei, tutto scorre, diceva quel tale, ed anche nel Teatro, come nel Lavoro, nella Politica, nella Vita, a fronte di chi matura ci deve essere spazio per chi germoglia.

Insomma, le rappresentazioni teatrali sono due: una in teatro (e qui deve acquistare il biglietto) ed una nel foyer (gratuita): ma se fai un esame di coscienza, vedrai che quel biglietto devi acquistarlo! Diceva quel tale: “Se ho pochi soldi, mi compro libri. Con quel che resta, cibo”. Lo stesso a mio avviso vale per il Teatro. Domani andrò ad assistere alla rappresentazione. Calato il sipario, andrò a cercare Alessandro e gli segnalerò questo mio post, chiedendogli di farmi l’onore di un suo commento.

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Riprendo ora, domenica 11 febbraio sera, dopo avere assistito alla rappresentazione pomeridiana.

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Il “padre” con la figlia Anna (Lucrezia Lante Della Rovere)

Non voglio togliere nulla agli altri Attori … mi perdoneranno se io, semplice blogger-non-critico-teatrale, vile-meccanico-ex manager-di-SpA mi limito a scrivere qualche riga solo su Alessandro Haber (certo è che la sua prestazione è valida anche per il loro ottimo apporto!). Detto questo, Haber recita con le parole e ugualmente con i silenzi, si esprime con il corpo, cattura l’uditorio che applaude spesso e soprattutto con i suoi assoluti silenzi. La materia è tremendamente seria (l’Alzheimer), il copione semplice se vogliamo, ma la drammaturgia – assolutamente moderna- e la recitazione di Haber, di Lucrezia e dei loro colleghi di scena riempiono questi “vuoti voluti”. Multa paucis, dicevano i Latini, e qui una testimonianza di ciò: abbiamo ricevuto molto dal poco (così mi piace tradurre quelle parole), grazie all’Autore, alla Regia, agli Attori ed al tema trattato. Il teatro era pieno, pieno in un pomeriggio di sole trentino, il che già la dice lunga. Dicevo dal “poco” … poco si fa per dire: non è certo “poco” l’idea, il testo, la decisione di rappresentarlo, il successo della rappresentazione. Una sfida che tutti gli “Au-Attori” hanno voluto raccogliere e saputo vincere. Alla grande.

Dopo il lunghissimo applauso finale, scappo su per le scale: i palchi, i camerini. Chiedo: “Sì viene subito, è molto rapido nel vestirsi”. Esce, lo saluto, un breve “complimenti, sa, sono un blogger di Trentoblog …  ho già pubblicato un post a seguito della presentazione, questa sera lo integro, grazie, questo è il mio biglietto”. Poche parole e via. Via per non ripetere l’errore della signora che nel post-presentazione (v. sopra) lo aveva monopolizzato. Scusami Ale e grazie se mi scrivi due righe di commento a queste mie sudate carte elettroniche!

 Il Padre”, di Florian Zeller – Presentato da Goldenart Production – Regia Piero Maccarinelli – Musiche Antonio Di Pofi – Costumi Alessandro Lai – Scene Gianluca Amodio – Luci Umile Vainieri – blogpost  Riccardo Lucatti.

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