“LE DONNE A PARLAMENTO”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 aprile, 2018 @ 3:20 pm

Detto altrimenti: una commedia di Aristofane (post 3141)

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Biblioteca Comunale di Trento, prof senza puntino Maria Lia Guardini e noi “giovani” allievi alle sue letture commentate dei classici latini e greci. Una commedia di Aristofane: “Le donne a parlamento”.

Atene politica. La politica era solo guerra. La guerra solo per accaparrarsi ricchezze e schiavi. La “democrazia” ateniese, quella di Pericle, termina nel 404 con la sconfitta ateniese di fronte a Sparta. Prima di quella data Aristofane aveva scritto all’incirca una commedia all’anno. Dopo, silenzio stampa fino alle Donne a Parlamento, del 392.

Nella prima metà del secolo si andava costruendo un sistema di governo “nuovo”, quello “democratico”. Dal 450 al 404 lo si è progressivamente distrutto. A parte che storicamente il termine “democrazia” ha assunto tre significati molto diversi, in successione: 1) potere sul popolo: il demokrator era il tiranno; 2) strapotere del popolo; 3) potere del popolo.

404: Sparta impone ad Atene condizioni durissime. Lisandro entra con le sue navi nel porto di Atene e si fa consegnare tutta la flotta tranne 12 navi e impone il governo dei 30 tiranni con a capo Krizia, lo zio di Platone, che cerca di far entrare al governo anche il nipote che invece rifiuta e scrive la sua Repubblica, opera utopica che viene presa in giro dalla commedia di Aristofane.

downloadAristofane è convinto che la democrazia sia il meno peggio dei sistemi di governo, e la sua critica, il suo sarcasmo è un riso amaro. Questi “difetti” della democrazia ateniese sono bene evidenziati nel libretto dell’Anonimo Ateniese, nelle “Supplici” di Eschilo, nel discorso degli Ateniesi ai Melii, e nei discorsi primo e terzo di Pericle. Fino a questo momento, se si spremono tutte le commedie di Aristofane, gronda politica. Per contro, da adesso la commedia de qua agitur “vira” verso la “commedia di mezzo” e quindi verso la “commedia dell’età ellenistica”, con un distacco dalla politica. Infatti ora nella commedia viene meno la Parabasi: i coristi, dismessa la veste scenica, scendevano a dialogare con gli spettatori (tecnica ripresa da Luigi Pirandello in “Questa sera si recita a soggetto”). Ed il loro teatro di allora era il nostro quotidiano di oggi, la nostra TV, il nostro giornale radio, il nostro dibattito politico: creava opinione. Infatti il teatro era governato da un Arconte. Quindi l’abolizione della parabasi è molto significativa.

Presa in giro ironica e dissacrante della democrazia: “Che resta da fare … facciamo il massimo? E allora mettiamoci anche le donne in parlamento! Peggio di così …”. Intendiamoci, Aristofane non vuole dileggiare le donne, che stima (lo ha dimostrato con la sua Lisistrata, cfr. qui, infra, nel blog). Il suo è un ulteriore attacco al maschilismo: “Voi le dileggiate, voi le tenete in poco conto? Ed allora nella vostra (pseudo) democrazia, io, nella mia commedia, ve le faccio entrare in parlamento!”

E poi … emerge che la politica degli uomini viene fatta “per denaro” (Pericle e Fidia in testa, con le loro OO.PP. – Opere Pubbliche, l’Acropoli in testa! Si erano rubati i fondi del tesoro della Lega, erano diventate le persone più ricche di Atene, n.d.r.). Più che una commedia, nei fatti questa è una “tragedia”, dopo la quale seguirà l’ultimo lavoro di Aristofane, Pluto, il dio della ricchezza che cercano di curare affinchè distribuisca in modo equo le ricchezze. Fine.

Prossimo appuntamento: martedì 24 aprile, ore 10,00, Biblioteca Comunale di Trento sala multilingue, piano terra: “Nuvole” di Aristofane, commedia con la quale egli ha dato una spinta verso la condanna a morte di Socrate.

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