DEMOCRAZIA E ANNUNCI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Maggio, 2018 @ 5:58 pm

Detto altrimenti: non tutti i politici la sanno praticare …. (post 3194)

Milano. Un mio vecchi amico, O.T., fondatore di una società finanziaria di prim’ordine, un giorno, riferendosi a certi top manager di banca, mi disse: “Non sanno andare oltre l’enunciazione di un progetto, di una bozza di piano strategico …” Il suo giudizio, che condivisi e condivido, mi parrebbe oggi riferibile anche ad una certa politica che vive di enunciazioni, di regole con troppe eccezioni da essere quasi violazioni, di potere separato dalla responsabilità dei risultati.

Io sono stato un manager per circa 40 anni. In tutte le società e/o gruppi che mi sono stati affidati, c’era sempre qualcuno che mi valutava dai risultati di breve, di medio e di lungo periodo. E quando in una occasione ho cercato di spiegare perché un obiettivo per di più secondario era stato raggiunto solo parzialmente, mi sono sentito dire “Noi la paghiamo perché tutti gli obiettivi siano totalmente raggiunti, non per sentirci piegare le ragioni di un successo parziale anche di un solo obiettivo, anche se minore”.

downloadLa managerialità. Ma chi sono i manager? Per avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti etc. il problema dell’identificazione non si pone: loro hanno superato un esame, sono iscritti all’albo professionale. Per noi manager non esiste un albo analogo. Per cui vi sono miei colleghi che si sono formati sul lavoro, ricchi di esperienza. Altri che sono stati paracadutati dall’alto dell’azionariato (pubblico o privato). Questo nelle SpA. E in politica? Chi sono i manager della politica? Chi sa andare oltre l’enunciazione di principio? Chi sa programmare in modo serio, completo e finanziato con una visione di medio/lungo termine? Chi sa garantire risultati? Chi sa rivedere e aggiornare l’ordine delle priorità? Chi sa gestire il potere assumendosi la responsabilità delle scelte? Ma insomma … “Manager politico, chi era costui?” Così direbbe oggi Don Abbondio, che invece come sapete era alle prese con un certo Carneade …

Se poi “pretendiamo” che quei manager operino “positivamente” la cosa si complica. Mi spiego: non è condivisibile la politica di chi ha consentito l’aumento del debito pubblico. Ma altrettanto non lo è quella di chi denuncia questo (mis)fatto ed al contempo preannuncia una politica basata su di un ulteriore aumento del debito.

download (1).

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Seconda guerra punica, 219 a. C. – A Roma si discute se mandare un esercito in soccorso dell’alleata Sagunto, assediata dal generale cartaginese Annibale Barca. Tito Livio narra che mentre si discute del problema, la città viene espugnata. Oggi: mentre a Roma di discute … la nostra Autobrennero A22 si forma una coda di 70 km di TIR per la diversa e scoordinata regolamentazione degli orari di apertura al traffico pesante fra Italia e Austria. Dice … me è un’emergenza! Si, d’accordo, una emergenza che si ripete puntualmente ogni anno. Evvabbè …

Se poi la nostra pretesa è addirittura che la politica operi nel rispetto sostanziale e formale della “democrazia” il discorso diventa ancora più difficile. Già … perché la democrazia  – nella quale io personalmente credo fermamente – è il migliore dei sistemi di governo, i quali sono tutti (tutti) imperfetti. Orbene, quella la democrazia vi sono alcuni che cercano di migliorarla, altri che fanno lo slalom fra le sue imperfezioni. Ora, democrazia significa potere-governo del popolo che agisce secondo uno strumento principe: il voto. Ma vediamo un po’ … si vota il parlamentare del gruppo “A”, poi quello cambia partito e approda nel gruppo “B”. No buono, si dice, ed allora ecco che si pensa di introdurre il vincolo di mandato. Ma a questo punto, incidit in Scyllam cupiens vitrare Caribdim, per evitare Cariddi si incappa in Scilla … perché in parallelo si vuole che il capo del governo sia un ME-Mero Esecutore (!?) di un programma di 50 pagine scritto fra alcuni amici e “votato” in poche ore (sic!)  da 1000 gazebi e da 40.000 iscritti ad una rete “rappresentativa” (si fa per dire rappresentativa) di milioni di aderenti a quel partito. A questo punto la democrazia è diventata una oligarchia e se facciamo la proporzione fra il numero di chi oggi detiene quel potere e i suoi “sudditi” da un lato, e dall’altro fra i trenta tiranni in Atene e la consistenza numerica della popolazione di allora, vedrete che i conti tornano.

9788807886348_0_150_0_75.

Dice … ma quei parlamentari? Be’ … eletti “-craticamente” (cioè: sostanzialmente senza il “demo-” ovvero senza il vero demos, il popolo vero, quello conoscente, pensante e decidente) con quella rete, se non approvano quanto proposto dal ME-Mero Esecutore, decadono. Questa procedura mi ricorda – quanto al metodo, per carità, non ad altro! – quella adotta da una sparuta minoranza che in un recente passato della nostra storia prese il sopravvento per la distrazione di una (grande) maggioranza. Si legga al riguardo Gaetano Salvemini, “Le origini del fascismo in Italia – Lezioni da Harward”. Cosa? Dice che il parallelo è u po’ troppo forte troppo azzardato? Ma io mi riferivo solo al metodo, mica alla sostanza … ci mancherebbe altro! Dice … ma che stai dicendo? La maggioranza dei votanti vuole tutto questo: sei tu quindi l’antidemocratico! Eh no, cari miei, io mi rifaccio al rispetto formale e sostanziale della nostra Costituzione, secondo la quale il Presidente del Consiglio dei ministri NON è il mero esecutore della volontà di chicche e sia.

Basta. Lo prometto: il prossimo post sarà leggero, rilassante … ecchè!? Mica si può essere sempre così seriosi e impegnati, cribbio!

.