CICLISTI E PEDONI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Settembre, 2019 @ 6:57 am

Detto altrimenti: tenersi discosti       (post 3656)

Le regole della navigazione a vela (ma i principi valgono anche per i cosiddetti ferri da stiro: i motoscafi e le imbarcazioni e navi a motore) prevedono che chi proviene da destra e/o si trova sottovento e/o ha mure a dritta abbia la precedenza in caso di incrocio con altra imbarcazione. Inoltre e soprattutto tuttavia c’è un’ulterioore regola aggiuntiva: tutti hanno il dovere di “tenersi discosti” reciprocamente, il che presuppone che si valuti la rotta presunta dell’altra imbarcazione e si prevenga in ogni caso lo speronamento.

Tenersi discosti, anche in regata!

Sulle piste ciclopedonali pare che questa saggia logica non valga. Alcuni ciclisti (solo una minoranza, per fortuna) sfrecciano come se fossero su un circuito sportivo di allenamento ad una velocità troppo elevata per una ciclopedonale. Alcuni pedoni passeggiano lentamente anche a zig zag confidando (erroneamente) nel fatto che lentezza sia sicurezza (per se stessi e per i ciclisti). Nessuna delle due categorie citate si preoccupa di “tenersi discosta” dall’altra.

Non sempre le ciclopedonali sono così libere!

Alcuni giorni fa. Pista ciclopedonale Lungo Fersina a Trento. Pedalavo lentamente sulla mia bici da strada. Davanti a me un podista procedeva sula destra (errore!) nella stessa direzione. Nel momento in cui io lo affiancavo, il podista decideva di invertire la marcia, mi urtava procurandomi un taglio sull’avambraccio destro e – soprattutto – rischiava di farmi cadere. Dice … ma se andavi piano, la caduta non sarebbe stata un gran che. Dico: non è vero: a velocità ridotta tutto il peso si scarica  tutto lateralmente ed è a rischio una spalla o un gomito.

Ieri. Stessa pista, stessa mia velocità molto ridotta. Davanti a me un pedone, nella stessa direzione, al centro della pista. Si sposterà a destra o a sinistra? Suono. Si volta scocciato: Ma cosa suoni? Non vedi che c’è spazio per passare? Mi fermo e gli parlo: Caro signore, come faccio a indovinare da che parte lei si sarebbe spostato? E poi lei deve procedere sulla sinistra della pista, non al centro, non a destra. Replica: Si, ma io stavo attraversando! (Non era vero, n.d.r.). Quand’anche fosse – replico – lei dovrebbe prima accertarsi di non tagliare la strada a nessuna bici. A sua volta replica: Lei deve essere sempre in grado di frenare, io sono un  pedone ed ho sempre la precedenza. A questo punto capisco che non c’è peggior sordo di chi non viol sentire e me ne vado, inseguito da un suo invito: “Ma vai in m…”.

Altro caso. Sto per incrociare una “pedonessa” che correttamente procede sulla propria sinistra. Mi vede, nell’intento di agevolarmi traversa la pista e si sposta sulla propria destra rischiando di essere investita alle spalle da un ciclista che proveniva dalla sua stessa direezione.

Borghetto all’Adige

Ecco, fino ad oggi ci siamo preoccupati di stabilire le regole per i ciclisti e le regole per i pedoni: da oggi dovremmo puntare a far prendere coscienza a tutti del “rapporto” fra le due categorie, partendo da quello “stare discosti” della nautica: il ciclista troppo veloce non può garantire di essere in grado di stare discosto dai pedoni o da altri ciclisti; il pedone – anche se la sua velocità è molto, molto inferiore! – non deve contare sul fatto che lentezza sia sicurezza, perché non è vero. E poi, se è vero che è più facile immaginare che sia il ciclista ad investire il pedone, spesso può accadere l’inverso. E basta poco per farci rovinare a terra!

Firmato: un ciclista che è anche pedone e automobilista

Un po’ di riposo prima di affrontare il Pordoi!
Molina di Fiemme – Canazei- Molina di Fiemme, 90 km

P.S. 1: bene hanno fatto i Comuni delle valli di Fassa e Fiemme e vietare il transito dei pedoni sulle piste cilcopedonali – ora solo ciclabili – durante i mesi esitivi di grande affollamento “a pedali”: infatti quest piste sono caratterizzate da numerosi saliscendi e curve che rendono pericolosa la convivenza fra le due categorie di utenti.

Con la mia “Numero Uno” bianca, sul Manghen, qualche annetto fa …

P.S. 2) Oggi, il giorno dopo. Arrivo con la mia bici da strada al bicigrill di Nomi. Alcuni ciclisti sono seduti sulle panche del bar. Io sto per smontare e noto che due di essi, riparandosi gli occhi dal sole, guardano … no, non me, ma la mia bici!

Com’era 35 anni fa! Poi ho commesso l’errore di riverniciarla … Inoltre ho eliminato il giro esterno dei cavetti dei freni, ho cambiato i pedali e sostituito i rapporti al pedale, adottando una “compact”.

Sono due “ragazzi” più o meno della mia stessa età ed hanno notato la mia bici storica! Iniziamo a parlare, io orgoglioso del riconoscimento, loro in ammirazione della … storia! La marca? E’ una “Mario Camilotto Expert”, nove kg, fatta su misura! Camilotto? Ah, si, lo conosciamo.

Addirittura sulla copertina della rivista “Bicicletta” (Anno II°, 18 giugno 1985) – Notate il marchio CM-Camilotto Mario sulla forcella

Bene. Parliamo, ci scambiamo esperienze e storie a pedali, simpaticamente. Dopo un po’, io riparto, tanto voi siete più veloci, dico! Dopo qualche km mi raggiungono, buona passeggiuata, mi dicono. Esito qualche secondo decido: mi accodo! Mi alzo sui pedali e a 30 kmh in poche pedalate li raggiungo. Loro tagliano l’aria, io mi accodo. Procediamo a 25 kmh.

I due nuovi amici posano con la mia bici storica (le varie età: maglia gialla, 74 anni; maglia bianca, 85; la bici, 35; io, 75)

Al ponte di Mattarello una foto ricordo. Ho dato loro l’indirizo di questo blog. Spero che si facciano vivi (335 5487516 – riccardo.lucatti@hotmail.it) . Anche perchè l’amico di destra nella foto è un collezionista di oggetti d’epoca ed io sarei lieto di visitare la sua casa museo e di pubblicare un post sulle sue raccolte. In ogni caso ci incontreremo ancora sulla ciclabile! Bravi “ragazzi” e grazie della compagnia!

.

.

.

.