LA DEMOCRAZIA DAL BASSO E GLI ERRORI DI CHI AMMINISTRA I TERRITORI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Novembre, 2022 @ 5:55 am

La politica è sempre di più amministrazione concreta: pertanto in politica occorre una maggiore “managerialità aziendale”.

Democrazia non è “chi vince governa e chi perde non rompe le palle”: democrazia è confronto e dialogo, azioni dalle quali alla fine scaturisce la decisione. La loro mancanza è lo scollamento dal “mondo”, cioè letteralmente dall’ “insieme delle relazioni umane”, in questo caso dal mondo delle relazioni umane locali.

Un manager e imprenditore di grande esperienza, successo e credibilità, Pier Luigi Celli, nel suo libro “Il potere, la carriera e la vita” (Ed. Chiarelettere) testimonia come il successo di una intrapresa dipenda dal coinvolgimento della base, sia essa la base di collaboratori aziendali, sia – aggiungo io – la base dei cittadini i quali, collaboratori e cittadini, rappresentano le “periferie”, preziose in quanto hanno il contatto diretto con i problemi e in quanto da esse nascono con le migliori istanze risolutive.

Celli infatti opera una sorta di inversione termica delle iniziative nel senso che esse devono prendere le mosse dalle periferie (aziendali) ed essere indirizzate dal centro, il che purtroppo pare essere il contrario di quanto avviene nell’ambito di una certa politica, la quale è disponibile a sviluppare solo le istanze che nascano al proprio interno: una sorta di top down auto limitativo e astratto dai reali bisogni della collettività, che non interpreta la politica innanzi tutto come invece dovrebbe essere e cioè innanzi tutto come   “ascolto”.

Un altro aspetto sul quale Celli si intrattiene è la contestazione della pretesa necessaria discontinuità rispetto alla gestione precedente, come purtroppo talvolta avviene fra due successive amministrazioni aziendali: una sorta di damnatio memoriae per tutto quello che di buono si stesse già facendo, pur di differenziarsi a tutti i costi, anche a rischio di interrompere importanti processi o di non utilizzare preziose risorse di idee. Il che è negativo anche in politica.

Ulteriore testimonianza che ci viene da Celli è che occorra dare centralità ad ogni problema, la cui soluzione deve inoltre essere demandata, in termini di potere e responsabilità, ad un capoprogetto, secondo il criterio della funzionalità e non della scala gerarchica societaria (e politica, n.d.r.).

Aggiungo al “cestino” delle testimonianze di Celli con un ultimo ”oggetto”: i fattori della produzione sono tre: capitale, lavoro e motivazione dei lavoratori, nel caso nostro dei cittadini, che sono demotivati dalla mancanza di confronto e dal “sacrificio” delle loro istanze sull’altare di un autoritarismo autoreferenziale.

Termino  una considerazione personale: mi auguro che a fronte della attuale eccezionale situazione della concomitanza di molte negatività (effetti del Covid, della guerra, delle variazioni climatiche, della possibile recessione), la politica agisca “aziendalmente” ovvero ponga in  campo iniziative nuove, coraggiose, fortemente innovative, le quali mettano a reddito tutte le potenzialità di ogni territorio ancora inespresse.

*Responsabile del Tavolo di Lavoro Finanza ed Economia mista di ITALIA VIVA TRENTINO