IL LAVORO MATTEO RENZI IN FAVORE DELLA POVERTÀ NEL MONDO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Gennaio, 2024 @ 4:12 pm

(ATTENZIONE! QUESTO E’ UN LP, LONG POST! SIETE AVVISATI)

Tra le molte leggi andate in Gazzetta Ufficiale fatte nei mille giorni dal governo più riformista della storia repubblicana non è quasi mai elencata la riforma della cooperazione internazionale.

Cosa che ho seguito da decenni. Trattasi della legge n. 125 del 29 agosto 2014 istituita a quasi trent’anni anni dalla vecchia L. 49/87.

Con questa nuova legge venne finalmente istituita la ‘governance’, ovvero  

l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (Aics). Il Ministero MAE non si chiama più Ministero Affari Esteri ma MAECI Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Quest’ultima diventa, quindi, “parte integrante e qualificante della politica estera”.

Al Ministero spettano le linee guida politiche mentre all’Aics spetta la gestione dei fondi e la valutazione dei progetti, portando quest’ultimi al di fuori della sfera politica, iniziativa molto previdente in tempi di populismo dilagante, ove si promette nelle sedi internazionali e si chiudono i cordoni in quelle statali.

 Obiettivi della nuova legge sono:

  •  sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze
  • migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e promuovere uno sviluppo sostenibile;
  • tutelare e affermare i diritti umani, la dignità dell’individuo, l’uguaglianza di genere, le pari opportunità e i principi di democrazia e dello Stato di diritto;
  • prevenire i conflitti, sostenere i processi di pacificazione, di riconciliazione, di stabilizzazione post-conflitto, di consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche.

A rileggere gli obiettivi sembra scritta oggi in quanto rafforza, e non poco, la “diplomazia dal basso” alias “diplomazia popolare”.

A tal proposito, dopo quattro anni di latitanza, è appena uscito un bando di 180 milioni di Euro per le OSC (Organizzazioni di società civile) e di 60 milioni per gli Enti Locali (cooperazione decentrata).

Se non vi fosse stato il governo Renzi dubito fortemente che ora vi sarebbero queste risorse a bando, ma è difficile spiegare tutto ciò al mondo del terzo settore che spesso (e fortunatamente non sempre) non ha idea di quanto lavoro vi sia dietro ad ogni riforma in un paese come il nostro che ha messo al bando il riformismo.

Io abito in Trentino che era uno dei territori più generosi in cooperazione internazionale alla quale destinala lo 0,25% del bilancio provinciale, per importanti progetti di cooperazione comunitaria.

Visto l’avanzare del populismo e del sovranismo anche nelle nostre terre avrei voluto un’Agenzia come quella statale (Aics) ma ho trovato poco ascolto sia dal pubblico che da molte associazioni ed organizzazioni di società civile più intente a farsi benvolere dall’assessore di turno anziché di rivendicare una storia, dei legami oltrefrontiera, un percorso (gli obiettivi del millennio) e infine anche un traguardo finanziario (lo 0,7% del bilancio) al fine di consolidare importanti partenariati. Niente da fare. E’ arrivata la Lega & C. che con orgoglio spazzò via tutto l’esistente. Il loro slogan “aiutiamoli a casa loro” è stato solo un elemento di distrazione di massa, anzi: delle masse ed è valso ancor più del “me ne frego” di triste memoria  a suo tempo combattuto dal “I care of ”, io mi prendo cura di –,  firmato Don Lorenzo Milani.

Sono rimasti in vita solo pochissimi progetti per lo più di emergenza e qualche partenariato in capo all’Assessorato.

Torniamo al nazionale. Tra le attività riconosciute dalla legge 125 ci sono ora:

  • il commercio equo e solidale;
  • la finanza etica e il microcredito;
  • lo sviluppo di relazioni tra comunità di immigrati e paesi di origine finalizzate alla cooperazione e al sostegno allo sviluppo.

Al di là delle chiacchiere convegnistiche (credo di esser stato nel decennio precedente uno dei maggiori promotori di convegni ed incontri pubblici a riguardo a livello nazionale) gli anni del governo Renzi videro una crescita costante dei fondi destinati alla cooperazione internazionale:

2014 (0,19%) –  2015 (0,22%) –  2016 (0,27%) – impostando il trend anche per il 2017 (0,30%).

Un’ascesa che s’è poi interrotta con le sue dimissioni da premier post referendum di riforma costituzionale. Notai allora con rammarico che molti attori, anche autorevoli, della cooperazione internazionale con i quali avevamo discusso ed elaborato i documenti che portarono alla L. 125/2014 seguirono la vulgata nazional popolare dell’anti renzismo credendo, peraltro, che vi fosse del dolo da parte dei familiari dell’ex premier. Alcuni di essi avevano anche partecipato alla Leopolda e appena scattarono le indagini anche su questa presero subito le distanze. Sto parlando di persone che ritenevo preparate, presidenti di ONG e non certo sprovveduti. Dopo 3 decenni (30 anni) di chiacchiere e promesse finalmente avevamo una legge alla quale, con tutte le mediazioni, avevamo contribuito assieme alla redazione. Mi consolava avere amici dell’Arcigay ai quali confidavo tutto il mio rammarico per l’irriconoscenza tipica dei voltagabbana. Loro sorrisero. In particolare Ivan Scalfarotto che riconobbe nello scout di Firenze la volontà di portare in Gazzetta Ufficiale la legge sui diritti civili con settori della chiesa cattolica più conservatori in piazza con i cartelli “ce lo ricorderemo”. E mi spiegarono che è spesso così. Il riformismo, in verità, ha smantellato un castello di chiacchiere convegnistiche sulle quali campano molte organizzazioni. Avendo anch’io, come Matteo Renzi, una splendida nipotina con la sindrome di down mi sono confrontato anche con alcune associazioni che accompagnano la disabilità e che avevano apprezzato la legge “dopo di noi” o quella sull’ “autismo” e verificai che quasi nessuno, in verità, sapeva chi avesse avuto la volontà politica, chi fosse l’artefice, chi ebbe il coraggio di mettere in agenda leggi che tutelano gli ultimi, i più deboli. L’antipolitica la faceva da padrona e tutti coloro che avevano molto lavorato per “sradicare la povertà” (slogan di molti dei miei convegni) veniva assimilato ai peggiori, ai saltinbanco, a chi non ha la più pallida idea di cosa significhi stare dentro le contraddizioni e i compromessi per arrivare alla Gazzetta Ufficiale. Il coraggio di Renzi non l’ho riscontrato, per esempio, in Paolo Gentiloni (con tutto il rispetto per un politico che stimo) che avrebbe avuto anche lui la maggioranza per far approvare in tempi brevi almeno uno ius tra i tanti: Ius Soli, Ius Sanguinis, Ius Scholae o Ius Culturae. Ma nulla. Ormai l’estrema sx assieme alle dx avevano convinto da tempo il paese che avevamo proprio bisogno di due camere parlamentari e che non potevamo di certo fare a meno del CNEL. A proposito, se passava il SI, vi sarebbe stato mezzo miliardo di euro in più all’anno per i più poveri i quali sembrano ora votare compatti per l’estrema destra.

FABIO PIPINATO – ITALIA VIVA – IL CENTRO – RENEW EUROPE