EVENTI – Terza puntata: “LA VIA VERTICALE” (con post scriptum)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Ottobre, 2012 @ 6:26 am

Detto altrimenti: non è solo un libro …

Ieri pomeriggio, presso il centro Studi Bernardo Clesio, a Trento, il Professore Paolo De Lucia dell’Università di Genova, ha presentato il suo ultimo libro “La via verticale – Dalla dissoluzione dell’Umanità al ritorno ai valori”. Queste mie righe non sono la “recensione di un libro”, ma la sottolineatura di un evento che richiama la nostra attenzione sulla necessità di “fermarci a riflettere”, da un lato e di “metterci in moto con energia” per un altro aspetto. Sapete, io non sono né uno studioso né tanto meno un filosofo, quindi chi è tale – studioso o filosofo – perdonerà il mio approccio quanto meno singolare dal suo punto di vista.

De Lucia e Marcello Farina

D’altra parte credo proprio che la maggior parte dei “miei” lettori (siete 10.000 al mese, lo sapevate?) possano ben essere né studiosi né filosofi! Come riassumere la conciliazione delle due posizioni contrapposte “fermiamoci” ed “agiamo”? Bè, un tale ben prima e assai meglio di me, ha fatto questa sintesi con l’espressione “Pensiero ed azione”. Un Altro, e lo ricordo soprattutto ai credenti, disse: “Ora et labora”. Laborare, appunto …

Per Capirsi. Don Marcello Farina ha evidenziato i quattro punti della “pars destruens” del libro: il tramonto della religione, la morte della patria (patria non intesa in senso politico, ma nel senso della “appartenenza”); la metamorfosi della famiglia; l’estinzione del lavoro, evidenziando come prioritaria l’opportunità di soffermarsi su quest’ultimo aspetto, il lavoro e la “mancanza di –“. Marcello (Persona rara, sensibile, attenta, un amico del prossimo, un amico per onuno che ricerchi, che tenda, che si sforzi a …, un amico di chi nutre dubbi e cerca di risolverli, un amico di ogni cercatore di Fede – lo scrivo per chi non lo conosca “di suo”, ovviamente! - ) Marcello, dicevo, interpreta il libro come una visione ed una rappresentazione dinamica del pensiero volto al riconoscimento del valore delle cose (da farsi, n.d.r.). Ed evidenzia come la “pars costruens” sia trattata in ordine inverso alla “pars destruens”, e cioè iniziando dal “Lavoro” (non è a caso che lo scrivo con la L maiuscola!). E come la “scalata” sia veramente tale, verticale, ardua ma non impossibile, come ogni scalata in montagna. L’immagine è sua.

De Lucia

L’esposizione dell’Autore che si è concentrata sulla “pars destruens” è stata abbastanza scioccante. Diciamocelo. Una rappresentazione molto cruda di alcuni aspetti, numerosi, di denuncia e protesta per la distruzione di molti riferimenti cari sicuramente ai “conservatori”. Ma quando si è passati alle riflessioni sul “Lavoro”, De Lucia si è trasformato in un “conservatore di sinistra”,  se reclamare un ruolo nel mondo del lavoro soprattutto per i giovani significa s’essere di sinistra.

In una mia “replica commento” ad un commento del mio post del 17 ottobre (“Incontri”) trovate brevemente elencata la sintesi dei rimedi proposti dall’Autore contro la calamità “mancanza di lavoro”.

 In aggiunta, nel corso del dibattito, è emersa la inadeguatezza dell’orientamento scolastico rispetto alle necessità di chi il lavoro lo offre; il decadimento del rigore nella preparazione scolastica, per cui, come risulta da un intervento, “se all’esame di maturità viene promosso il 98% egli alunni, tanto vale abolirlo!”; la grande responsabilità dei mass media nel creare modelli falsi, illusori, devianti (“veline” in testa alla lista! “Il cinema è immagine della realtà. La realtà è immagine della televisione”, Woody Allen) ; la responsabilità delle “finanza” che ha sostituito una economia virtuale” a quella “reale”; la mancata attuazione delle statuizioni della nosttra Carta Costituzionale.
Don Marcello, nel suo intervento di chiusura, sempre molto significativo, ha sottolineato come da queste considerazioni sicuramente amare, si debba ripartire guidati da quell’ ”Ora et labora” da me prima ricordato (ma la citazione di S. Benedetto d’Aquino era sua, e di chi altro avrebbe potuto essere?). Io, molto più modestamente e laicamente, mi permetto di ricordare le statuizioni della nostra Costituzione, alle quali si è richiamato un intervento nel corso del dibattito, sottolineando come ai bravi e meritevoli debba essere comunque garantito il diritto allo studio. Vè da dire che se la nostra Carta Costituzionale si preoccupa che lo studio sia reso accessibile si bravi e meritevoli (nello studio, appunto!), essa afferma anche che il lavoro deve esser garantito a tutti, anche a chi “bravo e meritevole” nello studio non sia, ma che però deve essere tale nel lavoro, che è sì un suo diritto, ma anche un suo dovere.

“Null’altro essendovi da discutere e da deliberare, la seduta è sciolta ad ore 19,30′

P.S.: per la seconda volta in pochi giorni (la prima, in occasione della lettura di “Uccelli” di Aristofane, cfr. post del 14 ottobre scorso) è stato citato tale Lorenzini, alias Collodi, che con il suo “Pinocchio”, -vero libro per adulti,  oggi più che mai – ha messo in guardia contro i falsi idoli. Falsi idoli e falsi dei Gli  ” dei  falsi e bugiardi” (Marte, Venere, Bacco & C.) dell’inferno dantesco  sono ritornati! Non adoriamoli. Ricacciamoli nella loro “selva oscura” dalla quale noi dobbiamo uscire.


  • Paolo De Lucia – Genova

    Sarò sempre debitore a Riccardo, a sua moglie Maria Teresa Perasso (il cognome del genovese Balilla, eroe dell’Unità nazionale ante litteram!), e a Don Marcello per questa opportunità, svoltasi dinanzi ad un pubblico particolarmente qualificato. Sono stato duro, è vero, ma il medico pietoso rese la piaga verminosa, e credo di aver evidenziato come la risposta vada cercata nella vocazione all’Assoluto che è in noi… Grazie a tutti!

    • Riccardo Lucatti

      @Paolo De Lucia: purtroppo il tempo è stato tiranno. Si sono approfonditi solo due temi, lavoro e scuola. Sulla famiglia, divorzio si/no, mi permetto di sottoporre all’attenzione dei lettori una considerazione: forse sono molti di più i giovani che a causa della mancanza del lavoro una famiglia non possono costituirla, di coloro che, avendola costituita, poi si separano o divorziano. Se le cose stessero cos’, allora per difendere la famiglia bisogna creare lavoro, prima che occuparsi del divorzio si/no.
      Patria come appartenenza. E’ vero, manca il senso di appartenenza alla res publica,. alla cosa pubblica. Esiste qualche eccezione, qui da noi in Trentino, ad esempio, il senso dell’appartenenza è molto sentito da sempre e si è rafforzato grazie all’Autonomia. Sulla religione, rimando alle considerazioni fatte in occasione della presentazione del libro di Giovanno Straffellini. Potremmo cominciare anche da lì, oltre che dal libro di de Lucia. ma questa è un’altra storia …

  • paolo

    Grazie ancora, gentile Riccardo, di tutto quello che hai fatto!