UNA DOMENICA DIVERSA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Novembre, 2012 @ 7:30 am

Detto altrimenti: ripescando fra le mie carte … anzi, fra i miei files … era il dicembre 2000 …

Bialystok, il quartiere ebraico

“Polonia…, la terra del Papa,….Danzica…? Forse si…, la guerra…, il ghetto di Varsavia…, i bombardamenti tedeschi…, ma ora…, non sta per entrare in Europa?
Non sono molti a conoscerne di più….
Fra costoro, anch’io…, almeno sino a qualche tempo fa…, sino a quando ho cominciato ad interessarmi a questa terra per motivi di lavoro.
Ho visitato Varsavia, mi hanno parlato a lungo di Cracovia, della Regione Podlaskie, con i suoi i mille laghi a nord di Bialystok…, Bialystok, il “Bianco Pendio” letteralmente.
Bialystok, 189 chilometri oltre Varsavia, verso est, a trenta chilometri dal confine con la Bielorussia.
Una città di 300.000 abitanti emerge dal buio delle campagne che percorriamo, veloci, con un’auto distratta.
Bialystok è l’avamposto verso l’ex Unione Sovietica dell’Unione Europea del domani.
La curiosità è grande. Vorrei bruciare i tempi e traversare il confine. Mi sconsigliano. Occorrono ore di attesa e 150 dollari per il visto.
Restiamo in Polonia.
Il lavoro ci concede un pausa.
E’ domenica. Una domenica diversa.
Andiamo a Messa. In cattedrale.
La chiesa è stracolma. Gente di ogni età si accalca con oltre mezz’ora di anticipo rispetto all’inizio della Funzione.
In fondo alla chiesa due ragazze sono inginocchiate, una in mezzo alla navata, l’altra ai suoi lati, fra la gente che passa loro accanto per guadagnare posti più avanzati.
Le ragazze sono imperterrite, concentrate nella preghiera, con le ginocchia sul freddo marmo del pavimento, immobili, quasi fossero sole.
Mi vergogno quasi di violare la loro esigenza di spiritualità con la mia presenza estranea.
Le due file di panche sono molto distanziate. Lo spazio viene riempito dai bambini che fra un anno celebreranno loro Prima Comunione.
Noi troviamo posto alle loro spalle. In piedi.
Le luci dell’altare si accendono solo pochi minuti prima dell’inizi della Messa, come ricordavo di aver visto far 40 anni fa, quando, bambino, assistevo alla Messa nella campagna toscana, nel paesello dei nonni…., sapete…, per non sprecare corrente elettrica…
Dietro l’altare alcuni bassorilievi dorati scintillano quasi d’oriente sotto la luce improvvisa. Giallo e rosso i colori dominanti.
In una navata laterale la Madonna della Carità, veneratissima da queste parti, al pari della più conosciuta Madonna Nera.
Al momento della Consacrazione tutti si inginocchiano sul pavimento. Solo una minoranza dispone di una panca o di una sedia. La maggior parte dei fedeli si inginocchia per terra, così, semplicemente.
La Comunione…., la riceviamo inginocchiati, direttamente dal Sacerdote, come una volta, senza toccarla con le mani.
Alcuni altoparlanti diffondono la voce del Celebrante sin fuori della Chiesa. Anche lì infatti vi è chi segue la Messa, non avendo potuto trovar posto all’interno.
Cerco di seguire la Messa basandomi sulla scansione delle preghiere, sui tempi del rito, non certo sulle parole in lingua polacca.
Mi scambio il segno della pace “in polacco”. Chissà se avrà capito che sono straniero. Chissà se poi questo è importante…
Non ho slodi. Faccio l’elemosina in lire.
Avverto un’attenzione diversa da parte dei fedeli. Maggiore che non “da noi”. Forse perché la città non offre tutte le distrazioni delle nostre città, forse perché qui si vive con minore fretta, forse semplicemente perché la fede è più viva.
Il volto della gente…, ecco, riesco a capire e ad esprimere ciò che maggiormente mi ha colpito: l’intensità dei volti, uomini, donne, anziani, giovani, bambini…., tutti con la stessa concentrazione sul Mistero al quale stiamo assistendo.
Il Sacerdote legge l’omelia. Chiedo aiuto ad un amico polacco. Si tratta del saluto del nuovo Vescovo che si è insediato il giorno prima.
Esco. Poco più in là, dal lato opposto della strada, c’è la chiesa ortodossa. Entro. Qui i fedeli si fanno il segno della Croce con le sole due dita indice e medio della mano destra.
La partecipazione è la stessa. Sia numerica che di attenzione. Vorrei anch’io far la fila come gli altri per andar a baciare il Crocifisso che il Celebrante offre ai fedeli come i nostri Sacerdoti offrono la Comunione.
Poi esito…, rinuncio…, chissà perché…, peccato.
Nel pomeriggio entro in una seconda chiesa cattolica, anch’essa altissima, come la prima, con cuspidi slanciate che ricordano per certi aspetti i minareti musulmani. Anche qui una gran folla, visibilmente attenta, silenziosa…
Anche qui, dalla collinetta sulla quale è stata edificata la Chiesa, la voce del Celebrante varca la soglia del tempio, scende le scale fin sul piano stradale, si diffonde, calda e silenziosa come una carezza materna, fra la nebbiosa ed umida coltre di freddo che avvolge il “Bianco Pendio” di Bialystok.
E’ domenica. Una domenica diversa.

Viaggio di ritorno in Italia. Fra due voli, ho qualche ora di tempo libero a Vienna. Visito la cattedrale. E’ bellissima. Piena di turisti.”