HO LETTO UN LIBRO …. DI DON MARCELLO FARINA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Novembre, 2012 @ 4:15 pm

Detto altrimenti : “E per un uomo la terra” – Lorenzo Guetti, curato di campagna

Venerdì prossimo 23 novembre 2012 ad ore 15,00 presso il Casino di Arco, all’interno delle manifestazioni “Pagine del Garda” , XX Mostra del Libro, rassegna dell’editoria gardesana, Marcello Farina presenterà questo suo libro

Marcello Farina. Vedi post del 2 luglio 2012. S’era “ospiti” suoi. Ci illustrava gli affreschi dei Baschenis e i paesi delle Giudicarie esteriori. Ci condusse ad una sosta: di fronte alla casa natale di Don Lorenzo Guetti, “il fondatore della cooperazione trentina”. A Vigo Lomaso.  Il libro, un dono di giorni prima. Dovrebbero adottarlo nelle scuole, tanto è attuale ancora oggi. Don Guetti: cinque persone in una.

 

1) Sacerdote – Persona, “di un mondo cattolico radunato intorno ai bisogni del popolo, perchè così invita a fare il Vangelo” e non attorno ad una “fede diventata bandiera ideologica per dimostrare il proprio interesse per il popolo”. Persona sincera, di una sincerità “che non disprezza in certo casi il silenzio e la discrezione, la scelta delle cose da dire ed il modo in di dirle”. Sincero quindi onesto. Onesto quindi puro. Puro, cioè “senza secondi fini”. Prete “nazionale”, non “conservatore” antepone il bene del popolo alla cieca ed inerte accondiscendenza del “quaeta non movere”. Con buona pace per il Vescovo e dell’Imperatore. Egli agiva, semplicemente agiva per il bene del popolo, senza “chiedere il permesso di fare del bene”, convinto com’era che “il bene del popolo fosse la legge suprema della sua coscienza e del suo agire”.
2) Manager del suo popolo di povera gente. Fonda le cooperative. Fonda le banche cooperative, sull’esempio delle banche ideate nell’ambito tedesco da Friedrich Wilhelm Raiffeisen. Reiffeisen, un cognome. Lo sapevate? E poi “chi chiede denaro, deve dire a cosa gli serve”. Ed eccolo inventarsi un mestiere: quello del tecnico agrario, del “sindacalista” dei contadini (di quelli poveri, cioè di tutti), dello studioso del fenomeno dell’emigrazione, del fondatore di cooperative e di banche.
3) Uomo politico. “Andiamo tutti a votare! Combattiamo la mentalità fatalistica del tanto non serve a nulla … Andare a votare è un obbligo di coscienza, un dovere. Tralasciarlo sarebbe uno dei peccati d’omissione”. All’interno della Dieta di Innsbruck riesce a compattare il gruppo degli italiani, fino a quel momento succubi dello strapotere dei due gruppi prevalenti, tedesco e slavo. E allora, anche oggi: andiamo a votare, gente! Se non altro perchè una maggioranza che non vota soccombe di fronte ad una “maggioranza” (fasulla) di votanti (v. quorum referendario).
4) Contestatore illuminato. Contestatore della vita tragicomica viennese, il cui parlamento era bloccato dai veti incrociati dei diversi gruppi etnici. Pare di vedere i nostri partiti politici attuali. “O voi che sedete negli scanni dorati del parlamento e non avete coscienza dei problemi della gente …”. Don Guetti calcolò che in due mesi il parlamento era costato 336.000 fiorini, somma con la quale si sarebbero potute sfamare molte famiglie …. Attuale, dicevo, per noi che viviamo in un paese nel quale oltre la metà dei pensionati percepisce meno di €1.000,00 al mese (e dire … fortunati loro … che almeno una pensione ce l’hanno!) mentre le caste si riservano stipendi, buonuscite, pensioni e benefit milionari (in euro, non in fiorini!).
5) Autonomista. Impero Austro Ungarico. L’imperatore Francesco Giuseppe ebbe a dirgli: “Il Trentino è una provincia bella, peccato che sia così povera”. Povera anche perché dal centro nulla si faceva per risolvere il problema di una provincia “di confine”, abitata da una “minoranza linguistica!. Ed eccolo reclamare l’Autonomia Amministrativa, germe di quella che abbiamo oggi. Leggere della sua spinta autonomistica, a me, genovese di nascita,  ha richiamato alla mente un altro prelato, alto prelato, un  Vescovo: Jacopo da Varagine (da Varazze) che al tempo della “Autonoma” Repubblica Marinara di Genova reclamava la derivazione del potere della Repubblica direttamente da Dio, saltando papato ed impero. Per questo è ricordato a Genova, che gli ha intitolato una piazzetta  nel centro storico. Lui, però, era “difeso” da una triplice cinta di mura e da una flotta poderosa, difese che a Don Guetti mancavano …

Una persona è grande non per l’ambiente entro il quale si muove, ma per quello che fa. A maggior ragione se opera multa paucis, cioè se riesce a realizzare molte cose partendo dalle poche, piccole realtà con le quali è a contatto. Questo è stato Lorenzo Guetti. Da studiarlo nelle scuole, dicevo all’inizio, all’interno di due corsi: di religione e di educazione civica.