I ROMANZI DEI NUMERI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 dicembre, 2017 @ 6:17 am

Detto altrimenti: i numeri affascinano, anche i romanzieri …       (post 2970)

  • 2008: Paolo Giordano ci ha regalato la sua prima opera “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori): i dolori della vita dall’infanzia all’età adulta.
  • 2015: Umberto Eco con “Numero zero” (Bompiani): le deviazioni della stampa e della storia.
  • 2017: Marco Paolini e Gianfranco Bettini: “ Le avventure di Numero Primo”(Einaudi).

downloadEcco, i primi due si, li ho letti. Il terzo no, non ho ancora fatto in tempo. Tuttavia ieri mi sono stato al Teatro Sociale ad ascoltare Paolini nel suo monologo di ben due ore sul tema del libro: il rapporto fra l’uomo e la tecnologia, fra la fiducia e la speranza, fra il naturale e l’artificiale (“la sbarra del telepass: vi ispira fiducia o speranza … che si apra?”)

Naturale cosa? Paolini afferma che per lui è naturale tutto ciò che esisteva al momento della sua nascita … al massimo anche tutto ciò che è stato inventato fino ai suoi vent’anni. Dopo esiste il “difficilmente accettabile.

Il monologo. Un super cervello elettronico ha ricevuto addirittura il Premio Nobel ma nel frattempo la sua coscienza interna di è sdoppiata: una genera un figlio, l’altra lo vuole sezionare per carpirne la tecnologia. E l’uomo? L’uomo diventa preda se non addirittura schiavo della tecnologia che lo perseguita perché egli vuole difendere quel “figlio”.

Fuori del paradosso, già oggi l’uomo è schiavo della tecnologia. Se gli rubano o smarrisce lo smartphone; se non riesce a collegarsi in internet; se dimentica a casa le carte di credito entra in ansia. Ma, ancora, se telefona alla sua compagnia di assicurazioni e viene fatto passare attraverso una stringa di successivi “digiti tal numero” … fino a quando esausto, rinuncia a risolvere il proprio problema. O infine è schiavo quando si sente dire “la procedura non lo prevede, non lo consente”.

Ecco, siamo già arrivati all’uomo-procedurato, al legislatore-per-schemi, ai tagli-e-agli investimenti-lineari, all’uomo disumanizzato. Termino con un esempio virtuoso: il Sindaco di Firenze Giorgio La Pira stava assegnando le case popolari. I suoi gli fecero osservare che i criteri di equità che egli stata applicando non corrispondevano quelli previsti dalle leggi. Rispose: “Io assegno le case, voi andate a cambiare le leggi”.

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CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 dicembre, 2017 @ 1:29 pm

Detto altrimenti? Contro la violenza sulle donne … e come dirlo altrimenti sennò?   (post 2969)

Giovedì 21 dicembre ore 18,00 – Urban Center Rovereto, Corso Rosmini 58 – Rovereto

FullSizeRenderUn appuntamento importante. Ovviamente l’ho inserito nel post degli avvisi, ma non basta, ho sentito la necessità di farne un post apposito. Infatti la conferenza dibattito – al quale tutte e tutti voi siete caldamente invitati – ben si inserisce in un clima luccicante e festoso, proprio perchè tale non è per tutte, per tutte le Donne vittime di maltrattamenti e violenze intendo, per le quali il Natale aumenta – per il contrasto che esse vivono – la propria sofferenza. Quindi non siamo “fuori tema”. Violenza che non è solo fisica, ma – altrettanto grave – anche psicologica, di isolamento culturale e affettivo, di parole gridate e non dette, di palese diseducazione della prole, di insulti e minacce … spesso di fronte ai figli piccoli.

Ma la violenza sulle donne è testimoniata anche dal fatto che si debba ricorrere ad una legge per stabilire la parità di genere nelle liste elettorali; che il lavoro delle donne sia mediamente retribuito meno degli uomini; che la politica fatta da una donna possa essere impunemente (ecco il punto!)  definita con espressioni al livello della peggiore  volgarità adolescenziale.

Anticipo che si tratta di un evento inedito, fra i primi che affronta il tema della violenza alla radice: ovvero come prevenire e modificare il comportamento dei maltrattanti. Un invito a seguire le indicazioni della Convenzione di Istanbul del 2011: solo 6 Comuni in Italia si sono adeguati a tali indicazioni, e Trento e Bolzano sono tra questi.

Introdurrà la conferenza Donatella Conzatti. Relazioneranno Anna Conigliaro Michelini, Direttrice della Fondazione Famiglia Materna e Emanuela Skulina, Responsabile della Segreteria Organizzativa RELIVE.

Scrive Donatella Conzatti

“La violenza sulle donne è un problema che parte dagli uomini e che solo gli uomini possono risolvere.   La conferenza promossa dal Forum Parità mira a fare una prima presentazione ed una valutazione delle iniziative in atto a quattro anni dall’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul, che prevede la rieducazione dei maltrattanti quale parte integrante della strategia per il contrasto alla violenza di genere.  Il nuovo punto di vista introdotto dalla Convenzione per affrontare il troppo diffuso problema della violenza – che si aggiunge al lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e ai sostegni concreti a favore delle donne che hanno subito forme di violenza -  è quello di una maggiore consapevolezza del maschile. E si traduce in interventi sui maltrattanti per la loro rieducazione e per evitarne l’impunità. Ma anche in un messaggio di cambiamento che parta dalla maggioranza degli uomini e rivolto agli uomini maltrattanti.  L’Associazione Relive è la Rete nazionale dei Centri per autori di violenza. Centri che a diverso titolo operano nei confronti degli uomini autori di violenza sulle donne, sia gestendo servizi, sia svolgendo attività di promozione culturale sul tema della violenza maschile. Per il Trentino ne fanno parte, Fondazione Famiglia Materna e Associazione ALFID che esprimono le relatrici di questo inedito momento di confronto. La rete Relive si eÌ€ costituita nel 2014 ed eÌ€ stata accreditata dal Dipartimento per le Pari Opportunità al Tavolo di lavoro sul Piano d’azione nazionale straordinario contro la violenza sessuale e di genere.  Inedita è la data della conferenza, volutamente non inserita nella settimana contro la violenza sulle donne ma in un periodo per molti luccicante e per alcuni sacro, perché ogni giorno le donne che soffrono e muoiono per “mano” altrui.

La vostra presenza sarà un regalo natalizio di solidarietà. “

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UNA STORIA VERA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 dicembre, 2017 @ 8:04 am

Detto altrimenti: “Carmelina”       (post 2968)

Questo è un POSTALTRUI, ovvero non è farina del mio sacco, bensì farina che ho letteralmente estorto all’autrice. Un racconto leggero ma. Ma cosa, direte voi …? Ma non tanto leggero, se lo si sa leggere. E poi c’è la neve, che se non fosse per quella citazione del mese di febbraio avrei potuto “vendervelo” come racconto di Natale, ma vabbè, fa lo stesso, va bene così … fa istess, va bin parei … visto che la storia si svolge in Piemonte!

Inizia

“E’ vero che la bellezza di una persona può favorire il suo successo in molte circostanze della vita? E se è vero, è giusto che sia così?”  Era questo il tema di un dibattito semiserio che ricordo di aver ascoltato tempo fa alla radio, durante una mattinata trascorsa in casa, mentre ero occupata in attività di non forte impegno cerebrale. A quella domanda mi ero data una mia risposta: sì, è vero ed è anche giusto, a patto però di intendere la bellezza non tanto come quella qualità che viene solo dalla natura, perché allora ben pochi (solo i nati belli) avrebbero buona sorte. Piuttosto, mi pareva che fosse importante avere cura di sé, del proprio aspetto, anche dal punto di vista estetico, così da suscitare in se stessi e negli altri una sensazione di gradevolezza. Ne ero proprio convinta, cercavo di metterlo in pratica e ci pensavo spesso, specie quando mi trovavo a trattare con chi, a mio parere, non dedicava sufficiente attenzione alla propria persona.

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Cesana Torinese e, laggiù, il Passo del Monginevro

Mi trovai a pensarci anche quel martedì di Febbraio in cui, sotto un cielo ed un sole limpidissimi, nella piazza del paese di montagna vestito di neve abbagliante, aspettavo la corriera delle tredici. Con quella avrei raggiunto la stazione ferroviaria che distava dieci chilometri ed avrei poi proseguito in treno per Milano. Accanto a me c’era una donna del luogo, che conoscevo appena di vista e sapevo chiamarsi Carmelina. Avrà avuto circa sessant’anni, ma forse cinquanta o anche meno: chi poteva dirlo? Era brutta, proprio brutta: un po’ gobba, il viso paonazzo per le troppe giornate trascorse a lavorare all’aperto e al freddo, le grosse labbra screpolate, gli occhi piccolissimi che appena si indovinavano sotto un paio di rozzi e sporchi occhiali a lenti spesse e scure. In testa portava un consunto fazzoletto di lana annodato senza alcuna grazia sotto il mento. Era avvolta in un cappottone grigio informe, troppo corto sulla gonna scura che pendeva dietro. Portava spesse calze grigie e grosse scarpe in cui aveva camminato per troppi inverni.

Certo, pensai, Carmelina purtroppo non aveva mai potuto neppure porsi il problema della bellezza! Il suo aspetto denunciava una vita fatta di fatiche, in cui non c’era spazio per certe considerazioni… La corriera tardava. Anche lei, mi disse la donna, avrebbe dovuto viaggiare sul mio stesso treno per andare a far visita ad una nipote che abitava in città. Aggiunse poi, preoccupata e piuttosto innervosita, che nei giorni lontani dalle festività l’autista, se non prevedeva clienti sulla linea, si prendeva talora la libertà di non effettuare la corsa. Mi invitò quindi a fare l’autostop insieme a lei per raggiungere in fretta la stazione.

Inutile dire quello che – lo confesso – pensai tra me e me: chi mai si sarebbe fermato? Quella donna era troppo brutta! Le risposi con garbo che c’era il rischio che a quell’ora non passasse nessuno e a mia volta le proposi di chiamare l’unica auto a noleggio del paese per farci portare a valle. Ma lei mi fece notare vivacemente che la spesa sarebbe stata eccessiva e subito dopo senza troppi complimenti si avviò a piedi, brontolando ad alta voce contro la mia follia e ribadendo la sua intenzione di cercare un passaggio strada facendo. La vidi allontanarsi col suo passo sgraziato e rimasi sulla piazza, a questo punto sola.

downloadA casa avevo impegni pressanti, non potevo non partire e mancava ormai meno di mezz’ora al treno. Fortunatamente, con l’aiuto dei gestori di un vicino bar, riuscii ad avere quasi subito il taxi ed arrivai così in tempo alla ferrovia. L’atrio della piccola stazione era affollato, perché vi convenivano viaggiatori da parecchi paesi delle valli vicine. Ebbi appena il tempo di acquistare di corsa il biglietto mentre il treno veniva annunciato e mi avviai in fretta al binario. Solo in quel momento osservai le persone che si muovevano frettolosamente insieme a me e… non vidi la donna brutta! Mi sentii un verme: non avevo più pensato a lei e non avevo guardato lungo la strada durante la discesa in taxi, occupata com’ero a spiegare all’autista che rischiavo di perdere il treno.

Salii, sedetti in uno scompartimento e con vero dispiacere immaginai la rozza montanara sfortunata ancora in corsa lungo la strada. Il paesaggio ed i colori a poco a poco mutarono: al di là del finestrino, un velo biancastro, poi grigio, si sostituì alla limpidezza dell’azzurro ed allo scintillìo della neve. I contorni si sfocarono e via via mi immersi nell’atmosfera ovattata e sgradevole della pianura invernale senza cielo.

All’arrivo scesi intorpidita e mi ritrovai tra una folla molto più numerosa e frenetica di quella della partenza e tra le mille voci anonime della grande stazione. Ad un tratto… fu come il trillo di una sveglia: “Zia! Sono qui!”. Mi volsi e vidi, barcollante nella confusione, Carmelina, la “brutta” donna dei monti, che era scesa dal mio stesso treno perché evidentemente aveva trovato un passaggio con l’autostop! Mi sbaglierò, ma… mi parve che mi guardasse e mi dicesse con gli occhi: “Povera scema, tu credevi che nessuno mi caricasse ed invece sono arrivata al treno prima di te!”

Non ho cambiato idea sull’importanza di avere un aspetto curato, ma sono davvero contenta che quella volta la mia teoria sia stata smentita.

Finisce

Vi è piaciuta? Dai, dopo il post precedente … questo  allenta un po’ la tensione!

 

 

 

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IL BISOGNO VICINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 dicembre, 2017 @ 7:04 am

Detto altrimenti: vicino, toccato con mano … non visto al cinema o alla TV ….   (post 2967)

La guerra dei Balcani. Nell’immediato dopoguerra, con un’Associazione Umanitaria andai più volte nella Repubblica Serba di Bosnia (Prijedor, Banja Luka) a portare aiuti. Era la prima volta che “toccavo con mano” gli effetti di una guerra. Molto diverso che vederli alla TV. Era estate, gli occhiali da sole nascondevano la commozione che non riuscivo a trattenere alla vista di tanto scempio di persone, cose e case. Quella è stata la mia prima esperienza di un “bisogno vicino”.

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In questi giorni sto vivendo una seconda esperienza simile con l’apertura della Casa Maurizio, una struttura operante grazie alla disponibilità delle Suore Paoline, della Provincia Autonoma, del Comune e dell’Associazione Amici dei Senzatetto (Presidente Giuseppe Pino Palatucci, si veda il post n. 2864 “Casa Maurizio”). La Casa Maurizio, nome che richiama “Il caso Maurizius”, un romanzo giallo-psicologico di tale Jakob Wassermann. Ero stato tentato di sfruttare questa coincidenza per dare il titolo al post. E invece ho preferito “Il bisogno vicino”. Vicino per tanti motivi.

1 – Innanzi tutto Vicino, perché la Casa (posso chiamarla della Carità Umana?) è vicina anzi è all’interno di una particolare ZTL – Zona a Traffico “Limitato” … limitato ai cittadini della Trento Bene, visto che siamo in una ZB – Zona Bene di Trento. La casa, quindi, è vicina – anzi, è “dentro” – alla zona nella quale abita chi si trova ad appartenere a una di due opposte categorie: una prima, quella dei no, chissà ora cosa succede e poi vuoi mettere … dobbiamo aspettarci un aumento dei furti … e poi si svaluta la zona, i nostri appartamenti … L’altra, quella dei va bene così, la casa è così vicina a me che ora – se non altro – prendo coscienza del problema e potrò più facilmente dare una mano anch’io, nei ritagli di tempo.

2 – Ma Vicino anche per un secondo motivo: i Senzatetto (le lettere maiuscole non sono utilizzate a caso) non sono solo “Barboni” (mi perdonino queste Persone per il termine che sto usando) o Immigrati, ma anche Gente Nossa per dirla en dialet trentin, Gente Nostra, Persone che hanno perso in un colpo lavoro, famiglia, casa, Persone “vicine” a ciascuno di noi, Persone che alla slot machine della sfortuna hanno fatto bingo, costrette a dormire in auto (chi ancora ce l’ha) o – peggio – all’addiaccio.

3 – Vicino, ancora, perché tale da potersi toccare con mano. Vicino, tanto da rompere – volenti o nolenti – il muro della indifferenza … anzi no, il muro della non-conoscenza. Già, perché è più comodo non conoscere un problema anziché conoscerlo e rimanerne indifferenti, hai visto mai che prima o poi la mia coscienza mi crei un qualche problemino. No, ecco, meglio non conoscere.

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4 – Vicino, infine, perché ti consente di guardare il Volto dell’Altro, quel Volto tanto richiamato dal “filoso del Volto”, Emmanuel Levinas, il cui pensiero centrale può essere riassunto in poche parole: “Il Volto dell’Altro ti guarda, di domanda, si aspetta una risposta da te”. Certo che se tu sei lontano e non vicino, quel Volto non può nemmeno vederti. Né tu puoi vedere lui.

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Infine, per chiudere, rileggo un mio vecchio post “Solidarietà SpA”, il n. 1390 del 19 febbraio 2014 e mi viene in mente una frase di Don Lorenzo Milani nella sua “Lettera ad una professoressa”: “Fai strada ai poveri senza farti strada” e mi domando: c’è qualcuno fra le mie lettrici e i miei lettori che può dare una mano in questa intrapresa vicina … semplicemente per fare strada ai poveri e dare anche a Loro un po’ di Natale?

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IN VALORE ASSOLUTO E IN VALORE RELATIVO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 dicembre, 2017 @ 7:31 am

Detto altrimenti: dalla matematica alla politica                    (post 2966)

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Matematica: prendiamo un numero, ad esempio il 5. Può essere +5 oppure -5. Ma se lo scriviamo fra due sbarrette verticali così: “ I 5 I” lo si intende in valore assoluto, cioè né positivo né negativo. Politica:  un’affermazione qualsiasi, ad esempio “è bene investire in questo settore” è una espressione in valore assoluto, ovvero può essere positiva (agire così cioè è veramente un bene) o negativa (in realtà è un male).

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Ecco, dobbiamo pretendere che le espressioni ci siano presentate non in valore assoluto, bensì precedute dal segno + o dal segno – , a seconda dei casi. Mi spiego con due esempi:

  1. l’espressione “In un anno sono stati investiti 60 milioni di euro download (1)per la difesa idrogeologica del paese” è in valore assoluto. Può sembrare “positiva” (cioè: è stato un bene avere agito così) ma in realtà è fortemente “negativa” se aggiungiamo che “la stessa somma è stata spesa per gli armamenti, ma al giorno”;
  2. l’espressione “si è raggiunto un accordo con i sindacati per destinare 300 milioni di euro per le pensioni” è in valore assoluto. Può sembrare “positiva” (cioè: è stato un bene avere agito così) ma in realtà è fortemente “negativa” se aggiungiamo che “nell’anno si sono spesi 24 miliardi di euro per gli armamenti”.

 

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Dice … ma tu ce l’hai contro gli armamenti? No, io sono contrario ad informazioni in valore assoluto. E’ chiaro che fare riferimento alle spese militari mi aiuta ad essere compreso (p.s.: io ho prestato servizio militare quale Sten di Cpl degli Alpini nella Brigata Alpina Tridentina, oggi mi avranno promosso capitano, a mia insaputa … e poi … chissà quanti muli ci escono con il costo anche di un solo  caccia bombardiere F35!

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BRINDISI DI NATALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 dicembre, 2017 @ 7:49 am

Detto altrimenti: un fatto di costume (anche) e occasioni d’incontro e reincontro     (post 2965)

Ovviamente oggi le telefono … certo, per ringraziarla questa cara amica che ieri mi ha invitato al suo brindisi di Natale. Tante persone, alcune amiche altre “nuove”. Con le persone amiche … alcune delle quali magari non rivedevi da anni, una calorosa stretta di mano ed un sincero ritrovarsi. Con amici “frequentati” anche un abbraccio. Con le persone nuove … siamo più incerti: quale l’approccio migliore? Cosa faccio io? Cosa fa lui? Di che parliamo … bisogna rompere il ghiaccio, aprirsi … anche perché la conoscenza dell’Altro è sempre un arricchimento (reciproco) e ovviamente non sto parlando di denaro bensì di Umanità.

Con gli (ancora) sconosciuti amici: ci si presenta. Per nome? Per cognome? Io preferisco il nome che se poi me lo chiedono dico anche il cognome. Cambi sala, ritorni nella prima postazione, reincontri quella persona e ti sei già scordato il suo nome: “Scusa, come hai detto che ti chiami?” Se ti dice il nome rispondi “Ma no, il nome me lo ricordo è il cognome che mi sfugge”. E viceversa. E te la sei cavata.

Fino a qui ho citato tre categorie: gli amici propri (vecchi e recenti) e gli (ancora) sconosciuti. Mappoi (mappoi) vi è una quarta categoria; quella degli amici che scopri “in comune” fra te e l’ospite: ma guarda … anche tu? Si anch’io! Com’è piccolo il mondo: in tre passaggi arrivi al Papa (parroco, vescovo, papa).

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Le foto? Quando mai!? C’è la privacy! Ma questa .. questa come avrei fatto a non scattarla … ditemi voi! E’ o non è Natale per tutti?

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Molti gli avvocati. Tu sei solo laureato in legge che lo sanno tutti che nella vita hai sempre fatto il manager. Ma non vuoi essere da meno: ad uno fai in modo di citare i Commentari del Ferri, ad altra le Condizioni di procedibilità dell’Antolisei o la Filosofia del Diritto del Kelsen. Insomma ti barcameni … dai Riccardo che forse te la sei cavata anche questa volta!

Auguri. Non si fa politica. Eppure la legge sulla parità di genere non può passare inosservata. Fra gli ospiti vi sono due Donne (Donna, Domina, padrona, alla latina) che per vie diverse e comuni sono le coartefici del successo. Una per averla proposta quasi di soppiatto all’interno di una legge più ampia, piccolo particolare passato inosservato alla “maggioranza” (ovvero agli  uomini!) che poi dovendo votare con voto palese non se la sono sentita di non approvare, sai che figura! L’Altra per essere promotrice di “Eventi pro” parità di genere e soprattutto di piena democrazia politica.

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Ed io? Be’ raga, io ho fatto un po’ di propaganda al mio blog e alla  Associazione RESTART di Donatella Conzatti che me ha affidato la presidenza … che poi alla fine non mi sono nemmeno bastati i biglietti da visita che mi ero portato dietro … evvabbè … al Natale prossimo provvederò meglio.

Cibi ottimi, mancaddirlo. Vini trentini dell’Azienda Agricola Cenci (Loc. Ceggio, 3 – Castelnuovo Valsugana TN) che poi quel nome … Cenci … sa molto di toscano, non vi pare? Indagherò.

Buon Natale a tutte e a tutti e … grazie dell’invito, “misteriosa” Ospite innominata nel post!

P.S.: qui in calce due miei piccoli regali di Natale: uno per i bimbi  (la Leggenda) ed uno per gli adulti (la Poesia):

La Leggenda di Natale del Lago di Garda

Tanti, tanti anni fa, un pastorello pascolava il suo gregge lungo i fianchi di una ripida montagna del Trentino. Era la vigilia di Natale e faceva molto freddo. Il pastorello si riparò dentro una capanna e accese un fuoco per scaldarsi. Egli era così stanco che si addormentò e dormì sino a notte fonda. Svegliatosi all’improvviso, s’accorse che il gregge si era disperso giù nella valle. Spaventato, si mise a piangere. All’improvviso gli apparve un Bambino come lui che gli chiese: “Perché piangi, pastorello?” “Le mie pecore si sono disperse nel fondovalle, rispose, ed io non riuscirò a ricondurle all’ovile”. “Non ti preoccupare”, gli disse il Bambino, e, volto lo sguardo a valle, con un gesto ne sbarrò lo sbocco verso la pianura. Ed ecco che le lacrime del pastorello riempirono la valle e la trasformarono in un grande, meraviglioso lago, il Lago di Garda. Fu allora che il pastorello vide arrivare a Riva tante barchette a vela, sospinte da una provvidenziale brezza. Man mano che le barchette toccavano terra, riprendevano l’aspetto originario di pecorelle non più smarrite, ed egli potè ricoverarle al sicuro nell’ovile. Per la felicità, le lacrime del pastorello si trasformarono in lacrime di gioia. Per il pastorello e per tante altre persone oltre a lui da quel momento, ogni giorno, ad una certa Ora, sul Lago si alza la stessa brezza per ricondurre a Riva le barchette a vela e le pecorelle che si fossero eventualmente smarrite.

Natale surreale 2017

E’ questo il Natale? / Scoppiettan parenti sul fuoco / e rossa la neve dal forno / inonda la casa di un caldo profumo di arrosto. / Farina nel cielo: / bei fiocchi giganti / sprigiona la terra per l’aere  / spandendo rintocchi argentini. / La gente s’incontra, si scontra / si chiede permesso / poi s’urta, si scusa / prosegue la corsa. / Regalan le merci al super mercato: / tu prendi dei doni, li scarti / li cedi agli amici / a prezzo d’usura. / Un bel pino acceso / in mezzo alla sala / dà fuoco al palazzo. / Accorron pompieri / e inondan l’incendio / di fresco Clicquot. / Un’ostrica, sola, s’aggira sparuta in cucina: / poi, ratta, si tuffa nel biondo vin franco / s’asconde al tuo sguardo / e corre nuotando al suo mare. / Tu resti da solo a pensare / a questo sì strano Natale / a quanto di bene v’è intorno / a quanto di male. / Ma ecco che in mezzo al frastuono / di luci e colori / compare una bella cometa / s’accende una stella / ed ogni altra cosa si spegne:  / risplende per tutti, sol quella. / Adesso è Natale!

 Fine di questo LP (Long Post)

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CASA MAURIZIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 dicembre, 2017 @ 7:31 am

Detto altrimenti: due modi diversi per celebrare il Natale                       (post 2864)

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btyTrento, Piazza Fiera, Trento. Il mercatino. Atmosfera di festa, luci, colori. Passo spesso attraverso le casette di legno, è un po’ il mio percorso pedonale casa-centro. Nei giorni festivi, no: aggiro quello che diventa un vero e proprio “ostacolo di folla” proveniente da ogni dove. Ieri sera ci sono passato per andare in Piazza Duomo incontro a mia moglie. Un caso, proprio non l’ho fatto apposta … ma il confronto-contrasto del quale sto parlando anzi scrivendo è sorto spontaneamente: ero appena stato all’inaugurazione di Casa Maurizio, una palazzina per l’accoglienza dei Senzatetto.

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La Casa, Via Bezzecca, 10. Trento bene, dicono alcuni e non vorrebbero questa presenza che giudicano disdicevole. Trento … bene ha fatto a fare ciò che ha fatto, dico io e con me molti altri dell’ Associazione Amici dei Senzatetto: il Presidente Giuseppe Pino Palatucci, il Vicepresidente Salvatore Licata, gli attivisti Bruno Masè e Francesca Ferrari e molti, molti altri.

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Padre Fausto, parroco della parrocchia Sposalizio della Vergine, con il Presidente dell’Associazione Giuseppe Pino Palatucci

La Casa, Via Bezzecca. Bezzecca … “Obbedisco”, firmato Giuseppe Garibaldi. Anche in “questa” nuova Bezzecca si è obbedito, obbedito ad un senso di Umanità verso gli Ultimi. La casa. Era delle Suore Paoline  che – rimaste in poche – si sono trasferite, lasciando al Vescovo la delega per la sua vendita, che è avvenuta in tempi strettissimi e a prezzo assai più che scontato alla Provincia Autonoma di Trento  la quale l’ha immediatamente destinata all’accoglienza dei Senzatetto, delegandone la gestione alla citata Associazione che in dieci giorni (dieci giorni!) l’ha arredata e resa funzionale. Un vero miracolo del Natale e  dell’ Autonomia Speciale della nostra Provincia (fondamentale il contributo del Dirigente Dr. Silvio Fedrigotti a seguito della decisione del Presidente Ugo Rossi) Importante anche il ruolo del Comune (Assessore per le Politiche Sociali, Mariachiara Franzoia).

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La Casa. Quattro piani con ascensore; parcheggio esterno per i veicoli dei fornitori; 36 posti letto singoli, 2 in camera matrimoniale;  una stanza a due letti per persone dal sesso indefinito; 14 bagni con vasca e/o doccia; cucina, sala da pranzo; tinello-libreria, saletta TV, stanza computer a tre postazioni;  lavanderia, locali si servizio, 2 cucce per cani; ufficio, 6 posti letto per gli operatori.

La Casa. Non è l’unica gestita dall’Associazione. Questa, come le altre, offre ai Senzatetto la cena, il pernottamento, la colazione, la possibilità di lavarsi e di lavare gli abiti. Il nome? Per ricordare un Medico che in vita si è dedicato all’assistenza dei Senzatetto.

La Casa. Ieri sera l’inaugurazione. Moltissima la gente e le autorità intervenute. Quante le persone presenti? Non le ho potuto calcolare, erano sparse sui vari piani, salivano, scendevano … ogni intanto incontravi un amico, un personaggio della Provincia, del Comune, della Parrocchia, del Quartiere: “Buonasera … ciao … chi si rivede … anche tu qui … anche lei qui …”. Insieme.

Insieme. Termino questo post permettendomi di riportare una mia poesiola, che dedico alla Casa Maurizio:

La casa di vetro

Attraverso lo spazio / svuotato dall’indifferenza / lo sguardo si posa / sull’inverno gelato / mentre all’interno / scoppietta la fiamma / che inonda la casa di vetro / di un rosa tepore / veneziano. / Qualcuno / da fuori / implora calore / e tende la mano / ad occhi infantili / spalancati al di là / dell’invisibile muro. / E il piccolo viso rotondo / dischiude la porta / di casa e del cuore / e scalda / col puro suo gesto d’amore / i colori gelati del mondo.

                                                                  Buon Natale a tutte e a tutti!

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VERSO IL NATALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 dicembre, 2017 @ 6:12 am

Detto altrimenti: cultura vabbè … mappoi (mappoi) anche la poesia è cultura … o no?   (post 2963)

Ecco, amiche ed amici quasi natalizi – come ogni anno del resto – il mio sermone mattutino. Sermone? Ma chevvordì? No, raga, scialla, non è una ramanzina, bensì un sermone alla latina, antica lingua per la quale il sermone era lo stile di scrittura come si parla, scrivi come parli … e più di come parlo di così? Allora … che stavo dicendo? Ah si, ricordo, vi ho chiamato “amici quasi natalizi” … eh già … il Natale si avvicina ed allora tutti i blogger sono più buoni … cercherò anch’io di essere così … magari con una mia poesiola. Che dite? Ve la scrivo qui sotto? Dice … ma forse l’hai già pubblicata negli anni scorsi. Si, vabbè … ma il 74% delle mie lettrici e dei miei lettori, ogni giorno, sono nuovi e mica vanno a rileggersi tutti i post del passato, mica vanno. Ed allora eccola la poesiola di oggi:

NOTTE DI NATALE IN CITTA’ (per chi è solo)

imagesSi alza da terra una foglia

un lampione che danza sospeso

un bavero alzato

persiana che sbatte

e l’aria corrente sui tetti.

Vive la Notte Natale

e respira di un vento leggero

che tien desti i rami

protesi a far compagnia

ai freddi letti alberati

della solitudine.

Invisibile al mondo

attraversi lo spazio

dei tuoi pensieri

che liberi

ti camminano a fianco

Insieme ad un gatto.

Il silenzio ti regala il tempo

che gli altri

vincendo inutili sonni

han chiuso al di là della porta.

La luce del buio

dipinge a pastello la strada

che suona

al passare di sentimenti

usciti nella Notte Natale

sperando di trovare aperta

L’Umanità di turno.

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Ciao, al prossimo post!

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E DOPO IL POST PRECEDENTE …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 dicembre, 2017 @ 2:46 pm

Detto altrimenti? … risalito a Trento, subito a scuola! A lezione dei classici dalla Prof senza puntino Maria Lia Guardini …   (post 2962)

… presso la biblioteca Comunale di Trento (prossima riunione – aperta a tutti – martedì 16 gennaio 2018, “La poesia d’amore presso i classici”). Io … io sono stato assente (giustificato) alle ultime due riunioni, causa nascita nipotina bolognese di nome Bianca. Riprendo oggi. Il tema? L’ultima fase della “teknè politika” presso il mondo greco.

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Anonimo Ateniese, si dice possa essere Crizia, il libretto lo trovate in libreria ma se vi chiedono chi sia l’autore … ma se è anonimo, cribbio! Crizia sotto mentite spoglie, anzi sotto spoglie paludate, lui, da oligarca estremo, critica il sistema democratico. Da leggere. Nel testo compare per la prima volta nella storia il legame fra economia e politica e quello fra cultura e politica e la democrazia appare  come il migliore dei malanni a suo avviso eliminabile solo con un colpo di stato (non condivido, n.d.r.) Sull’Anonimo Ateniese ne trovate ben di più se navigate fra i miei post.

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Segue Lisia (“Katà Eratostene”, 62-78). Contro Eratostene (che in altra sede aveva difeso per l’eccesso di legittima offesa contro chi gli stava “usando” la moglie). Lisia è un democratico, un logografo (scrittore di arringhe per i convenuti/attori nei tribunali) ma se nell’orazione “a favore” di Eratostene scrive come tale, in quella “contro” Eratostene fa politica.

E’ la volta di Platone (“Menesseno”, 237 c – 239 a), di cui Crizia era zio. Nella “Parodia di un epitaffio” Platone pare contraddire se stesso, quello della Settima Lettera, nella quale critica sia la forma aristocratica di governo che quella democratica, rifugiandosi nella “forma filosofica”: fossero filosofi a governare (condivido, n.d.r.). Circa la democrazia, egli dice: “ Qualcuno la chiama democrazia, altri come piace loro, ma in realtà è una aristocrazia con l’approvazione (o con la distrazione, n.d.r.) delle masse” (condivido, n.d.r.).

Penultimo, Isocrate (“Panegirico”, 100-109). Una difesa dell’impero ateniese. Li chiama alleati, ma sono “sottomessi” (ad es.: schiavi i Melii; annientati gli Scionei). Inneggia alla concordia degli alleati la cui partecipazione era alla base della fortuna di Atene. Ma poi … verso la fine della guerra del Peloponneso … i cosiddetti alleati si vendicano a Atene muore (404 a. C.).

Last but not least Demostene (“Terza Filippica”, 36-46). Evidenzia la differenza fra gli Ateniesi d’una volta e quelli contemporanei. Filippo prima, Alessandro dopo, determinano la fine del predominio politico culturale di Atene. Omologano le città greche e spostano il centro culturale ad Alessandria.

Morale: la colpa è di Pericle che per primo istituì lo stipendio per i politici.

Fine

Trovate che con questo post io me la sia cavata troppo a buon mercato? E’ vero, ma sono stato assente alle lezioni precedenti e poi, lo confesso, questa volta non avevo studiato: ho letto in fretta e parzialmente  i testi per la prima volta direttamente in aula durante la lezione: ecchè, mica uno può fare tutto, cribbio! Leggete il post precedente, ero risalito la mattina stessa da Riva del Garda …ero!

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MUSICA A RIVA DEL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 dicembre, 2017 @ 1:54 pm

Detto altrimenti: anzi ad Arco       (2960)

Ma … insomma, Riva o Arco? Entrambi, perché la organizzazione è dell’ Associazione Amici della Musica di Riva del Garda e la sala concerto ad Arco, la sala del Casinò. Chi suona? Semplicemente l’ Orchestra Regionale di Bolzano e Trento, la Haydn. Scusate se è poco.

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btyLe sorprese: un direttore giovanissimo (32 anni!), Valentin Uryupin, che è anche clarinettista. La presentazione del Prof. Franco Ballardini, Presidente dell’Associazione citata.

I brani eseguiti:

  • Joerg Widmann, 1973, “Con brio”
  • W.A. Mozart (1756-1791), Concerto per clarinetto e orchestra il la maggiore, K 622
  • L.V. Beethoven (1770-1827), Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 36.

Come ripeto ogni volta che scrivo di Musica: non sono un musicologo ma solo un musicofilo. Forse anche per questo che non sono riuscito a capire appieno il valore e il significato del brano contemporaneo. Me ne scuso con l’Autore. Ma degli altri due … lasciatemi dire qualcosa … Il primo: Mozart, Sua Maestà Mozart e… ma Sua Maestà anche Valentin Uryupin: energia, forza trascinante, versatilità a non finire! E gli assoli, ora violenti ora dolcissimi! Mi ha fatto scoprire un Mozart inedito ed allo stesso tempo sempre se stesso, riconoscibile ma mai ripetitivo, sorprendente, inesauribile creatore di insiemi.

Beethoven? Ottimo il compositore, la composizione e l’esecuzione, ma avete capito che fra i due preferisco il primo, anche perché il Beethoven ”di passaggio” verso il romanticismo mi sorprende di meno del suo collega.

bty

Insomma … non c’è neve che tenga: un paio di scarponi e via … al concerto!

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Lo stesso identico, “ntifico” (direbbe il Commissario Montalbano) concerto oggi a Bolzano e domani a Trento. Le sale più grandi, più frequentate: forse … anzi … sicuramente la neve, la pioggia, il fango hanno tenuto a casa molta gente. Infatti la partecipazione del pubblico non era da tutto esaurito. Noi dell’Associazione (io ne sono il tesoriere) abbiamo dato notizia tramite stampa; il nostro programma annuale; i manifesti stradali. Ma forse in casi del genere i tre Comuni della Busa (Arco, Riva, Torbole) potrebbero farsi carico di qualche diffusione in più dell’evento: infatti … avere in zona l’Haydn al completo per un concerto che poi viene replicato a Bolzano e a Trento … non vi pare?

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