STEFANIA NEONATO A PALAZZO DUCALE (Genova)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 agosto, 2017 @ 6:47 pm

 

Detto altrimenti: musica a Genova       (post 2808)

davL’ea za trent’anni forse anche ciù … Erano già trent’anni e forse anche più … così un verso della bella canzone genovese “Ma se ghe pensu” (riascoltatela cantata da Mina!). E anche di più sono gli anni trascorsi da quando io ho lasciato la mia città natale, Genova. Per lavoro. Genova, dove sono nato, cresciuto, studiato, sposato, diventato bi-padre. Ed ecco che ieri sera, nel cortile interno del Palazzo Ducale che si affaccia sulla bella ciassa (piazza) De Ferrari, la nostra cara amica Stefania Neonato, pianista su pianoforti moderni e storici, insegnante di pianoforte storico alla Hochschule di Stuttgart (città che raggiunge da Trento, dove risiede) improvvisamente, per la prima volta dopo tanto tempo, mi ha fatto sentire di nuovo partecipe e orgoglioso de la me Zena (già la camminata di avvicinamento aveva contribuito, a naso all’insù per le monumentali e nobili vie del centro: Da Piazza Tommaseo a Piazza Corvetto e a piazza De Ferrari: i nostri Champs-Elysées …)

sdr“I notturni en plein air – Cinque pianisti per cinque notti”, a cura de “Genova Palazzo Ducale – Fondazione per la cultura”. Il cortile maggiore pieno di gente, nella notte di San Lorenzo. E se guardando in su non abbiamo visto stelle cadenti, una stella per noi c’era, ed era Stella Stefania con la sua scia di note dolcissime che faceva emanare dal suo pianoforte a coda: una coda – appunto! – di note luminose e illuminanti. E fra la gente la mamma Mirna, orgogliosa e commossa, e noi, amici  trentini, in prima fila, a restituire a Stefania un po’ del molto calore che ogni volta lei ci regala.

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Presentazione della musicista e dei brani e dei loro autori da parte del M° Pietro Borgonovo, Direttore artistico della GOG-Giovane Orchestra Genovese. Stefania ha suonato su un pianoforte del 1926, di Erard, la casa costruttrice storica di Parigi che ha attraversato la storia del pianoforte, da Beethoven a Debussy. Chopin anche usava pianoforti Erard nell’800…. La differenza qui risiede più che altro nel suono, come conseguenza di un progetto di costruzione non-standard, ancora peculiare di Erard.

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Quindi il programma eseguito:

  • IMG-20170811-WA0014Melanie Bonis, da “Femmes de legende: Phoebé op. 30
  • Claude Debussy, da Préludes I libro: Des pas sur la neige; Ce qu’a vu le vent d’Ouest
  • Melanie Bonis, Melisande op 109
  • Claude Debussy, da Préludes I libro: La serenade interrompue – La Cathedrale engloutìe
  • Melanie Bonis, Viviane op. 80
  • Claude Debussy, da Preludes II libro: La puerta del vino; Les fees sont d’exquises danseuses
  • Fryderyk Chopin; Preludio in do diesis minore op. 45; Notturno in si maggiore op. 62 n. 1; Notturno in mi maggiore op. 62 n. 2

 

 

 

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Ogni brano è stato preceduto da una breve ed illuminante spiegazione da parte di Stefania, applaudita al pari dell’esecuzione. Solo un appunto: peccato che il concerto sia durato solo un’ora e mezzo!

Ancora brava, Stefania e un grazie anche a la me Zena ….

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 Un commento. Scrive Mirna: “Non riesco con questo PC a scrivere un commento. Letto il tuo post. Grazie Riccardo che riesci sempre a regalarci speciali atmosfere e vive emozioni. Che bello rivedervi tutti a Zena, questa magica città di mare. Ed avervi vicino durante il concerto di Stefania. Ci siamo sentite abbracciate dal vostro calore affettuoso. Aggiungo anche che i tuoi scritti fanno vivere più intensamente i momenti importanti della vita. Un abbraccio, Mirna.”

 

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U BAGNUN A CAMUGGI (CAMOGLI)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 agosto, 2017 @ 6:41 am

Detto altrimenti: un tipico piatto ligure e molto altro (ospiti di Gigliola)     (post 2807)

(U bagnun, zuppa di acciughe tradizionale di Riva Trigoso, piccolo paese della Riviera Ligure di Levante. Il bagnun va servito con le gallette del marinaio. La ricetta in internet).

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Camuggi il ristorante. Lui si chiama Riccardo come me. Sul tavolino del suo ristorante “Il cucù’” campeggia un sasso colorato rosso e blu, i colori del Genoa. Ma io sono sandoriano … ci salutiamo: Riccardo piacere … Riccardo piacere. Però devo dirglielo. Lo dico, sono sandoriano … evvabbè dice lui, evvabbè dico io. Siamo nella prima strada a ridosso del lungomare:  più frequentata dai turisti, quella; più genuina e più frequentata dai “Camugin” doc, questa.

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          Camogli, città “persiana”

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Dico io: “Ho inaugurato il fonte battesimale alla Doria, come faccio a non essere sandoriano?” Dice lui: “Quando la Samp gioca contro altre squadre, io tifo Samp”. Dico io: “L’ultima partita che ho visto allo stadio, 1956 (avevo 12 anni!): Genoa-Fiorentina, 3 a 1, la Fiorentina di Fulvio Bernardini campione d’Italia per la prima volta; il Genoa imbattuto in casa”. Dice lui: “Viva le due squadre genovesi”. Dico io: “Io ho un figlio sandoriano ed una figlia genoana”. Diciamo noi: “Pace fatta”.

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                  Laggiù, all’orizzonte, Genova

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Già, siamo a Camogli, Camuggi in dialetto, Ca’ delle mogli oppure Ca’ a muggi. Casa delle mogli perché i Camugin in passato armavano fino a mille velieri e a casa restavano solo le mogli; Ca’ a muggi, Case a mucchi per via di come sono “ammucchiate” le sue case, originariamente dipinte con le vernici che residuavano dalla verniciatura dei pescherecci. L’armatore di una nave? E’ colui che prende la nave in affitto dal proprietario e “la fa viaggiare”. Quindi, nell’ordine, di una nave: proprietario, armatore, capitano, timoniere.

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sdrRiccardo ci suggerisce “U bagnùn” piatto veramente tipico dei pescatori: acciughe piccole, appena scottate, in un bagnetta di pomodoro e da una parte, in piedi nel piatto, in una sorta di bagnasciuga, una galletta, l’erede nobile della galletta cibo dei marinai d’un tempo. E’ troppo buono il Bagnùn, lo divoro sgranocchiando la galletta man mano che si inzuppa di sugo… dimenticandomi di fotografarlo! Mi rifaccio con uno scatto di Riccardo e degli ingredienti di quel piatto. Per secondo, altra portata che respira di mare.   Riccardo, promosso a pieno voti, torneremo! Firmato Riccardo

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Camuggi il porto

 

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Camuggi il gozzo ligure (6,5 m lft, motore eb diesel Yanmar 40 CV)  con nipote Cap. Enrico Perasso a bordo. Sullo sfondo, alcune case a mucchi.

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Camuggi il promontorio

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downloadCamuggi a  pesca: a Punta Chiappa, confine fra la zona di pesca libera e il parco naturale, ecco la pinna di un delfino, ma soprattutto una “mangianza di tonni”. Dicesi “mangianza di tonni” un’area di mare nella quale un branco di acciughe è stato sorpreso dai tonni che fanno di tutto per mangiarsele. I tonni attaccano da sotto, le acciughe fuggono verso la superficie  trovano … molti gabbiani che come tanti caccia le catturano a pelo d’acqua. La superficie del mare è resa schiumeggiante da tanta attività. Se il pescatore lanciasse la lenza dentro tale area, avrebbe il 90% di probabilità di catturare un tonno. Nel frattempo le acciughe si sono rifugiate sotto al barca: se fossimo usciti a pesca. le avremmo potute catturare con il retino! Due giorni prima, nella stessa area, a due miglia dalla costa, avvistate due balenottere che “soffiavano”.

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Camuggi il mis-fatto. Tonni, tonnara. Con filati speciali acquistati in India, i pescatori di Camogli, con mesi di lavoro, seduti allineati lungo il molo del porto, avevano costruito una rete e allestita una tonnara. Una notte ignoti l’hanno distrutta. Il giudizio sul mis-fatto: discussione aperta …

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Camuggi vista mare

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Camuggi cumm’eimu (come eravamo)

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Camuggi verticale

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Camuggi d’a … mare!

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Camuggi mattino

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Camuggi mezzogiorno

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Camuggi il pescato

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Camuggi buonanotte

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Camuggi le stagioni. Pieno di turisti e di vita in estate. Magico nelle altre stagioni. Io preferisco la sua bellezza invernale. Quando la città è quasi deserta, come quando i suoi uomini erano per mare …

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Camuggi libecciate. Oltre il molo.

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Camuggi la vela. Un mio sogno, essere a Camogli in inverno con il mio fun Whisper ITA 526 e il vento da nord. Mare teso, senza onde, colori vivacissimi, soprattutto il bianco della schiuma sollevata dalla prua … (nella foto sono verso Riva del Garda)

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Camuggi per finire. Sulle prime non ve ne accorgete. Dopo un po’ si: nel porto non ci sono barche a vela né yacht privati, solo i battelli di linea e i tanti gozzi dei Camugin. Il molo del porto negli ultimi anni è stato prolungato ma ciò solo per garantire maggiore protezione all’esistente dalle libecciate (vento da sud ovest). D’altra parte una delle due: mantenere la frequentazione autentica,  originaria, autoctona di quello specchio d’acqua o snaturare il porto (e quindi il borgo) e aprirsi al turismo nautico. Hanno preferito la prima soluzione, ed io, pur essendo un velista (v. foto sopra), concordo in pieno.  Il turismo arriva via acqua con i battelli di linea  e via terra: poco in auto, vista la limitatezza delle aree di sosta e parcheggio;  molto via ferrovia: Camuggi non è attraversata dall’Aurelia.

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I VIAGGI DI LUCIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 agosto, 2017 @ 6:25 pm

Detto: altrimenti: Lucia Bruni, a pedali da Roma a Bruxelles per celebrare i 60 anni dei Trattati di Roma, quelli che diedero l’avvio al processo di unificazione europea … (v. post precedenti) ma anche molto, molto altro!         (post 2806)

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                           Rovereto

Ciao raga! Sulla mia (ormai) amica Lucia Bruni avrete letto in molti post precedenti. In questi giorni è stata nostra ospite a Riva del Garda a sperimentare – ieri – un tipo di viaggio nuovo per lei, la navigazione a vela! E siccome da vela nasce cosa … mentre risalivamo l’Ora di bolina, dal nostro colloquiare sono emersi gli altri suoi viaggi, a denotare – mi permetto di dire – lo spessore della persona, i suoi interessi, il suo impegno su ogni fronte. Mi è sembrato interessante riferirne, soprattutto a vantaggio delle lettrici e dei lettori più giovani, quale esempio di un impegno e di una maturità che non tutti “noi adulti” abbiamo (Lucia ha solo 34 anni).

Lucia, come è nato il tuo interesse per il tuo primo viaggio?

Ho sempre avuto la sensazione che la visione del mondo in cui noi in occidente cresciamo e viviamo fosse faziosa e lacunosa. Ricomporre almeno qualche lato del poliedro della realtà, della storia, della contemporaneità, è sempre stato per me lo stimolo a partire per luoghi che mi offrissero una diversa prospettiva.

In ordine cronologico, i tuoi viaggi, così … semplicemente, un elenco, almeno sappiamo subito di cosa si sta parlando

Difficile da metterli in ordine, comunque direi Bosnia, Tanzania, Israele/Palestina, Croazia, Serbia, Romania, Austria e Germania, Siria, Montenegro…

La motivazione che ti ha spinto ad ogni singolo viaggio

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                                 Trento

Ho conosciuto la Bosnia inizialmente con alcuni viaggi studio e di volontariato, in cui con gruppi legati all’Azione Cattolica o a parrocchie della mia città siamo andati a conoscere le vicende della guerra degli anni ‘90, ad ascoltare i racconti delle persone, a vedere i luoghi colpiti e a portare un piccolo aiuto con piccoli lavori pratici o gestendo attività estive per bambini e ragazzi. La Bosnia in primo luogo e poi gli altri Paesi dell’ex Jugoslavia sono diventati per me una passione, davvero un punto di vista straordinario per leggere la realtà, la storia e l’attualità europea. Ci sono tornata almeno tre volte per studiare la lingua di quei Paesi,  solo per parlare della quale ci vorrebbe un libretto…

In Tanzania sono stata grazie al gemellaggio tra la Diocesi di Bologna e quella di Iringa. Sono decenni che da Bologna vanno e vengono persone e nel 2000 ci sono andata anche io, in un piccolo villaggio, con il pretesto di aiutare a intonacare il dispensario. Chiaramente il nostro contributo era poco più che simbolico, ma era soprattutto un’occasione di incontro con le persone e la loro vita. Ragazzi della nostra età (avevamo sui 18 anni) già genitori, che vivevano in capanne di fango, che hanno ricevuto in regalo i nostri scarponi usandoli come le scarpe della festa, della domenica. Acqua e polenta bianca come alimentazione quotidiana, ma mille astuzie e risorse per la sopravvivenza, in primis uno spirito allegro e resiliente.

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                               Bolzano

Anche il Medio Oriente esercita su di me un’attrazione particolare. È una regione cruciale per la storia dell’umanità, per l’importanza nelle vicende mondiali da più di un secolo, per ospitare i luoghi sacri dei tre grandi monoteismi, per il contrasto tra la spietatezza delle lotte per le risorse e il potere e la dolcezza dell’umanità che vi si può incontrare. Sono andata a Gerusalemme, in pellegrinaggio sui luoghi santi; a conoscere villaggi palestinesi nei Territori Occupati; a camminare nel deserto e a toccare pietre memoria di storia trimillenaria. Sono stata in Siria a coltivare un po’ di arabo, a conoscere la comunità di Mar Musa fondata da Paolo dall’Oglio, dove le pietre affrescate cantavano di una storia preziosa e fragile come l’equilibrio tra le comunità siriane. Era sette anni fa, prima dell’inizio di questa immane e interminabile tragedia di guerre concatenate.

In Romania sono andata con un gruppo in seguito alla forte immigrazione a degli anni Duemila da quel Paese in Italia e a Bologna. Rimase celebre e controversa la politica di ferro di Cofferati allora sindaco che faceva sgombrare senza tregua gli accampamenti dei romeni/romeni e rom/romeni in particolare dal lungo Reno. Noi andavamo a trovarli, per trovare famiglie intere accampate nel fango, nelle stagioni piovose o fredde. Siamo andati in Romania per conoscere meglio questo popolo, la loro cultura, la loro provenienza, le ragioni che li spingevano a venire in Italia.

In Austria e Germania sono stata con un gruppo di amici sulle tracce dei testimoni della coscienza europea. Josef Mayr Nusser, sudtirolese, morto per essersi rifiutato di giurare a Hitler; Franz Jägerstätter, austriaco, ucciso per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito nazista. Hans e Sophie Scholl e gli altri ragazzi della Rosa Bianca, che facevano resistenza di pensiero e volantinaggio contro la propaganda nazista; Dietrich Bonhoeffer, pastore della chiesa protestante tedesca, straordinario teologo e pensatore contemporaneo, morto per aver partecipato alla congiura degli ufficiali per uccidere Hitler.

Cosa hai trovato e cosa riportato a casa da ogni viaggio

Ogni viaggio mi ha reso ancora più consapevole di quanto sia complesso e sfaccettato il diedro della realtà. Se prima di ogni viaggio partivo con l’intento di smontare almeno un pezzo di rappresentazione bianco-nera della realtà, con delle ipotesi da verificare, delle curiosità da sfamare, il desiderio di rendermi utile… ogni volta sono rientrata con meno certezze di quando partivo, con ancora più urgenza di dubitare in primo luogo delle semplificazioni che facevano comodo alla mia mente, di farmi domande.

Viaggiare … le barriere … ecco il collegamento con l’Europa Unita

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                      Sul fiume Sarca

Ho passato ore, mezze giornate o nottate alle frontiere tra l’Italia e i Paesi dell’ex-Jugoslavia. Prima che Slovenia e poi Croazia entrassero nell’UE, nei giorni in cui viaggiavamo (che erano i giorni in cui molti viaggiavano), tre frontiere a cui presentare i documenti, la carta verde, spiegare dove andavamo e perchè, ogni volta due volte, all’uscita da un Paese e all’entrata nell’altro. Per andare in Tanzania e Siria ho fatto e rifatto il passaporto, e chiesto il visto. Per andare e anche tornare da Israele, per non parlare di dopo che ero stata in Siria, interrogatori e indagini a mai finire nei miei effetti personali. Ma per quanto lunghi, stancanti, a volte intimidatori siano stati questi attraversamenti, i miei documenti italiani alla fine mi hanno sempre lasciato passare. E questa non è una cosa che si possa dire di molte persone su questo pianeta, che per questioni di vita o di morte dovrebbero poter passare delle frontiere, e non sono in condizioni di poterlo fare. I miei amici che conoscono il Medio Oriente mi raccontano che pochi decenni fa si poteva andare con i taxi collettivi su e giù per Israele, Giordania, Egitto… In pochissimo tempo il mondo si è blindato come mai prima d’ora. In Europa abbiamo abolito le frontiere interne, un grande passaggio che ha reso reale e tangibile la libertà individuale di circolazione, simbolo dei valori europei che al centro hanno la dignità della persona. Ma quello che ho imparato, soprattutto, è che i beni fondamentali sono indivisibili. Non potremo continuare a godere del bene della pace e della libertà se non lo condivideremo, se continuiamo a murare le frontiere esterne per tenere fuori il caos che anche noi abbiamo contribuito a creare.

In novembre sarai ospite dell’Accademia delle Muse a Trento. Che ne diresti anche di una serata Fiab Trento, ove il locale direttivo ti invitasse? Io lo sto proponendo da tempo, e poi un nostro associato Fiab che tu ben conosci, Fabio Martorano, in un recente passato ha ottimamente relazionato sulla Ven-To, il percorso ciclabile Venezia-Torino: potrebbe fare una cosa analoga per il tuo Roma-Bruxelles

Le grandi ciclovie hanno il merito di far visualizzare al grande pubblico la magia e il fascino della bicicletta. Per me è cruciale che dopo decenni di monocoltura automobilistica gli italiani tornino in massa a scoprire l’immenso potenziale della bicicletta anche e soprattutto per le esigenze quotidiane di mobilità. Sarebbe per me un piacere condividere il mio viaggio con le realtà che hanno collaborato a costruirlo, per continuare ad alimentare il progetto di rendere ciclabile l’Italia.

Scusa se ritorno sul tuo biciviaggio UE: qualche cenno sulle tappe più significative e soprattutto sul tuo arrivo a Bruxelles

L’Emilia del post terremoto 2012, di cui ho riscoperto la tenacia e la laboriosità di rimettersi in piedi. Il sudtirolo, architrave del multiculturalismo italiano, promemoria del fatto che l’identità nazionale è composta di tanti elementi e livelli. La valle della Saar, ieri teatro primario del conflitto franco-tedesco sul carbone e l’acciaio, oggi regione pacifica, industriosa, votata alle energie rinnovabili. Strasburgo, città stupenda e cuore della democrazia europea, uno degli ingredienti da continuare a mettere giù in abbondanza. Schengen, paese lussemburghese dove furono firmati tutti gli accordi sull’abolizione delle frontiere interne. Lussemburgo, alloggio della Corte di Giustizia europea. Maastricht, bellissima cittadina olandese, dove 25 anni fa fu firmato l’omonimo trattato. Bruxelles, città fatta di tanti comuni, complessa e affascinante, brulichio di popoli e culture oltre che di mille uffici e istituzioni europee.

Per finire, un tuo breve commento sulla veleggiata di ieri e della pedalata di oggi, due “viaggetti” trentini

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                      Sul Lago di Garda

Sono andata a vela sul lago di Garda, un’esperienza per me totalmente nuova. La barca mi affascina soprattutto per la storia che contiene la sua tecnologia, epica, millenaria! L’ardimento umano di dominare l’acqua e il vento, la materia primaria che tuttavia non è il nostro habitat naturale, la fonte della vita ma capace di uccidere in un momento. Ho veduto decine e centinaia di persone venute a giocare in mille modi diversi con la superficie dell’acqua, il vento, le onde, la velocità, i muscoli e l’agilità. Mi sono resa conto che nonostante il passare del tempo l’essere umano resta uguale a se stesso nelle dimensioni fondamentali, per esempio nel desiderio di mettersi alla prova, superare i propri limiti, esplorare la natura. La pedalata poi … confesso … che mi ha messo un po’ di invidia per chi abita vicino a montagne, boschi, fiumi e laghi così belli, dove dovunque ti giri vedi uno spettacolo, dove mi sono resa conto che il Trentino non è una regione…è il paradiso degli sport all’aria aperta!!

Grazie Lucia e … avanti così, a tutta forza! E … torna in Trentino – sei invitata sin d’ora – per una pedalata con tanti amici Fiab!

Un commento. Maria Teresa scrive:

Conoscerti ed averti come amica, cara Lucia, è una grande ricchezza e una lezione anche per noi diversamente giovani, noi che abbiamo davvero molto bisogno di riflettere con energie mentali rinnovate su argomenti e fatti che ci scorrono intorno e a cui prestiamo insufficiente attenzione. Forse è perché ci pare “di averne viste tante… che non cambi mai niente…” ecc ecc. Ti aspettiamo presto ancora tra noi, ciao Lucia!

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MONTE BALDO IN E BIKE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 agosto, 2017 @ 2:19 pm

Detto altrimenti: non tutto … un assaggio (post 2805)

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Ho voluto vedere. Vedere come sono cambiato. Una volta lo salivo con la bici da corsa, rapporti 39-28 e in discesa ogni tanto dovevo fermarmi e invertire la ruota anteriore perché le frenate su un pendio così ripido (15-18%) alla lunga facevano slittare il palmer sul cerchione. Sono passati tanti anni ed io ne ho 73. Oggi sono salito con la e-bike, un rampichino con motore Bosch da 400 watt.

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davParto alle 07,30 da Riva e dopo 4,5 km di lungolago, raggiungo Torbole. Salgo la vecchia Torbole (15-18%). Arrivo a Nago e via, a destra si sale! Utilizzo sin dall’inizio la seconda modalità di aiuto elettrico (tour). Nei punti più ripidi passo alla terza (sport). Mai all’ultima (turbo). Ho deciso che non voglio soffrire. Pedalo in scioltezza alla velocità di 9-10 kmh. Ora inserisco quasi sempre il terzo livello (sport). Ogni tanto mi fermo per qualche foto, cosa che avrò poi fatto anche in discesa. Dopo 11 km di salita raggiungo Malga Casina (m. 1030), meta che avevo raggiunto anni prima con la citata bici da corsa. Proseguo per altri 200 metri di dislivello. In totale ho percorso 17,5 km fino a quota 1250 m.. Battito cardiaco: 100, ottimo. Mi fermo anche perché ho consumato l’80% della batteria (vabbè che poi è tutta discesa, ma tant’è, come prima volta può bastare).

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Scendo. Pochi i ciclisti che salgono. Alcuni con la E-bike, altri senza aiuto elettrico. Arrivo all’altezza di Nago: bivio, prendo a sinistra verso “Tempesta-Busatte”: è per me un percorso nuovo, bellissimo, fra ulivi e praticelli ben curati che finisce alle Busatte (campo sportivo di Torbole), da cui si diparte la consueta, nota discesa che conduce a Torbole. Da qui, lungo lago e a casa. In totale 35 km..

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davA cosa mi è servito questo “esperimento”? Oggi porto la mia bici al ciclista, moto i pneumatici scolpiti e appena potrò salirò ai 1760 m in funivia da Malcesine, in bici raggiungerò il Rifugio Altissimo Damiano Chiesa (m. 2060) e scenderò fino a ricongiungermi con la mia salita di oggi. Cosa? Questo giro da solo? No, preferirei avere con me un amico che conosca già un poco la zona: vuoi che fra i miei tanti colleghi fiabbini non ce ne sia uno? Ce ne sarà anche più d’uno … scommettiamo?

Good e-bike everybody!

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TEMPORALI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 agosto, 2017 @ 5:28 am

Detto altrimenti: anzi, detto meglio, tempeste!   (post 2804)

(Post precedente, tardo pomeriggio-sera: vento forte da nord, forse foen, comunque anomalo …)

Alcuni post fa scrivevo delle nuove priorità, fra le quali la difesa dagli eventi atmosferici di particolare intensità. Dice … ma si sa … giù in Italia … non si sono presi cura del territorio … il rischio idrogeologico è grave … ma qui da noi … Qui da noi? Il 24 giugno sera e l’altro ieri: in Sud Tirolo soprattutto, ma ieri anche in Trentino: bombe d’acqua, trombe d’aria; fulmini; vento fortissimo; grandine, frane, alberi sradicati, tende divelte, etc.. Ieri due morti.

downloadUna vittima in montagna, colpita da un fulmine mentre era su una cresta molto esposta. Eppure le previsioni erano molto chiare: brutto tempo, temporali forti in arrivo. Forse non era il caso di avventurarsi in montagna, dalla quale peraltro non è poi così facile rientrare, ritirarsi. Ma si sa, la montagna è una sirena ammaliatrice, attrae. Ricordo noi, da ragazzi, 50 anni fa, con il CAI Sezione Ligure, Scuola di Alpinismo Bartolomeo Figari, Genova, prima da allievi, poi da istruttori. Non c’erano i telefonini e i computer, le previsioni del tempo erano molto meno precise e molto meno diffuse. Si andava e si sperava. Ma oggi, raga, oggi che con qualsiasi telefonino sei aggiornato in tempo reale, via …

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          Una barca a vela “si difende” molto meglio dalla tempesta …

Il Garda. Ci avvertiva già Virgilio nelle Georgiche (II, 159, 160): “Anne lacus tantos’ Te Lario maxime teque, fluctibus et fremitu adsurgens Benace Marino?” (E che mai dovrei dire dei laghi così belli? Di te Lario, ma soprattutto di te, Benaco, che quando entri in tempesta hai onde e fremiti tipici del mare?”). Ieri, verso mezzogiorno, tempesta sul Garda. Da sud, le più pericolose. Navigarda dal basso lago lancia l’allarme. La Fraglia della Vela Riva lo raccoglie, fa rientrare tutti i suoi regatanti (di una regata internazionale). Dopo meno di un’ora, vento a oltre 50 nodi (100 kmh). Nessuna vittima. Ma a Navene (fra Malcesine e Riva del Garda) un piccolo motoscafo si rovescia (purtroppo si tratta di un “incidente tipico”, ricorrente … ma … allora?). Un bolzanino è disperso. Lo speaker TV “… non indossava il giubbotto di salvataggio …”. Non è la prima volta che piccoli motoscafi si rovesciano e fanno vittime. Al riguardo mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori una sottolineatura.

images (1)In Germania (Baviera), sul Lago Chiemsee (si dirà, molto più piccolo del Garda, con un perimetro di 55 km contro i nostri 140) tutto intorno al lago, distanziati, sono collocati lampioni che si accendono con luce verde, gialla e rossa ad indicare la previsione della meteorologia locale. Su ogni barca d’affitto è affissa una targhetta che spiega il significato delle tre luci. Ora, qui da noi … non dico di fare la stessa cosa (sarebbe chiedere troppo, come troppo è chiedere che siano illuminate le gallerie delle gardesane, a vantaggio dei ciclisti) ma almeno, presso ogni porto, installare un pannello elettronico con gli “avvisi ai naviganti” sarebbe cosa buona e giusta.

Oggi “passata è la tempesta”, è tornato il sole, riprendono le ricerche del bolzanino che si spera abbia trovato rifugio in qualche punto della costa. Spes ultima dea …

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I PAESI-COMUNITA’ DEL TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 agosto, 2017 @ 8:47 am

Detto altrimenti: la volta di Grauno     (post 2803)

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Vabbè che noi della Fiab siamo pedalatori, ma quel 40% l’abbiamo fatto in auto!

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Grauno (Gràun in dialetto cembrano) è un ex Comune trentino di 144 abitanti situato nella parte alta della Val di cembra. Il 1º gennaio 2016 si è fuso con Faver, Grumes e Valda per formare il nuovo comune di Altavalle. Val di Cembra, quasi parallela al Val Floriana, valli che a nord convergono alla base della salita al Passo del Manghen in località Molina di Fiemme. La strada più diretta per accedervi si diparte da Lavis, in Val d’Adige. Il paese si “arrampica” fra i 600 e i 1600 metri di altidudine, sviluppati su pendenza che raggiungono il 40%.

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                    Adriana al lavoro

Ogni anno la festa: “Na tonda entorn a Graun”, un giro per Grauno. E noi ci andiamo, noi della Fiab Trento, con il nostro Presidente Guglielmo Duman in testa, perché artefice delle “dolcezze” locali poi offerte ai visitatori è la nostra associata pedalatrice Adriana Cristofori. Festa paesana. Al riguardo la sottolineatura che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione è la seguente: la compartecipazione di tutti, lo spirito di appartenza, l’ “heimat”, il sentire tutto il paese, tutta la sua terra come casa e cosa propria, privata. Il che si ripete in tanti altri paesi, ad esempio a Lavis con la sua “Festa dei portoni”.

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sdrQueste “sensazioni altrui” me ne riportano alla mente una mia, in allora inconscia, oggi conscia: ero un ragazzino delle elementari. Abitavo a Genova e l’estate s’andava un mese dai nonni, in Toscana, a S. Angelo in Colle, frazione di Montalcino. In allora notavo l’interesse, l’attenzione e la cura di ogni paesano per ogni aspetto del paesello (350 abitanti, oggi 50) inteso come “casa e cosa propria” e mi saltava agli occhi la differenza rispetto a Genova, la grande città, nella quale il “mio” era solo la casa di ognuno: il bene collettivo, pubblico era di nessuno. Un aspetto  “toscano” della casa-cosa comune era che molti preferivano far colazione sul muricciolo esterno della propria casa per eventualmente condividerla con un amico che fosse passato di lì.

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E allo stesso modo, il cibo offerto a Grauno da ogni casa, da ogni portone aveva il sapore della condivisione, una sorta di “comunione” laica di vita. Volesse il cielo che lo stesso sentimento abitasse in ciascun Italiano! In tal caso infatti il bene collettivo, pubblico (usufruito da tutti) diverrebbe Bene Comune (costruito da tutti).

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Evviva, quindi, le feste di paese del Trentino!

 

 

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TROPPO CALDO PER USCIRE A PEDALARE E ALLORA …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 agosto, 2017 @ 2:37 pm

Detto altrimenti: per par coindicio, dopo avere ironizzato sulla segnaletica ciclabile (v. post precedente), un po’ di autoironia/autocritica su di noi ciclisti … (post 2802)

 

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I cigni ci riescono, noi un po’ meno …

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E MO’ … CH’AGGIO A’ FA’?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 agosto, 2017 @ 2:05 pm

Detto altrimenti: “E adesso … cosa devo fare? “  (post 2801)

IMG_20170707_095313_resized_20170707_042813847_LIAh … ho capito … è semplice: provenendo da nord diretta a sud, mi fermo al mio stop. Indi, dando la precedenza a tutti avanzo di un metro,  mi immetto con estrema prudenza sul traffico che proviene dalla mia sinistra sulla strada carrozzabile e  volto a destra per un altro metro. Quindi, ridando la precedenza a tutti, mi immetto nella rotatoria stando molto attenta al traffico veloce che la percorre nei due sensi Arco-Riva del Garda-Arco. Dopo avere percorso in senso antiorario un angolo giro (360 gradi, n.d.r.), raggiunta la sponda opposta della pista ciclabile dalla quale sto provenendo (quella che ora nella fotografia sta esattamente di fronte a me, venti metri più avanti), con una inversione ad “U” mi reimmetto sulla pista ciclabile e proseguo la mia pedalata sicura verso sud. Semplice, che vi avevo detto?”

Firmato: una bicicletta

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PRIORITA’

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 agosto, 2017 @ 8:27 am

Detto altrimenti: priorità di ieri e di oggi               (post 2800: ho a disposizione 138 giorni per pubblicare 200 post ed arrivare a quota 3000: ovvero, devo pubblicarne tre ogni due giorni)

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                            Priorità

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Priorità di ieri: cacciabombardieri F35; stipendi, vitalizi e pensioni d’oro; mazzette; sprechi per mancati controlli, etc.

Priorità di oggi: occupazione, terremoti, alluvioni, siccità, incendi, edilizia scolastica, fuga di cervelli, giustizia sociale, tempi della giustizia, certezza della pena, immigrazione, inadempienze europee, costruzione degli Stati Uniti d’Europa, etc.

O no?

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PER UN PUGNO DI DOLLARI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 agosto, 2017 @ 12:37 pm

Detto altrimenti: dollari  di ieri e di oggi  … (post 2799)

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Dollari di ieri …

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.TRUMP

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Dollari di oggi: ingrandendo l’immagine … quanti ne servono? Forse con meno di 500 dollari ce la caviamo … (cliccate sull’immagine, cliccate, si ingrandisce!)

 

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