IL MODO E LA SOSTANZA (POLITICA)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Maggio, 2018 @ 7:38 am

Detto altrimenti: sostanza e apparenza, sostanza e forma, sostanza e atteggiamenti … (post 3206)

Il dibattito “politico” attuale mi sollecita alcune riflessioni, riguardo alle quali mi permetto di sottoporre al giudizio delle mie lettrici e dei miei lettori alcune sottolineature.

Vi sono forze politiche che sono partite con discorsi “di pancia” alla pancia degli Italiani: i concetti base sono stati “Vaff …” e “Padania first”. Con questi due slogan hanno attratto la pancia di molti elettori ed il “vento dei consensi” è via via aumentato.

IMG_0388[1]La stessa cosa succede al vento di cui si avvale una barca a vela, la quale oltre al vento reale (quello mandatole da madre natura) se ne crea uno suo, quello relativo (derivante dal proprio moto) e alla fine si avvale della somma dei due venti, cioè del vento apparente che poi è quello che conta. Dal Vaff-Padania first in poi  c’è stata un’evoluzione graduale verso un atteggiamento governativo e i due slogan iniziali sono spariti ma il vento apparente – e la conseguente veloce navigazione – è rimasto. Qui a fianco: il mio FUN Whisper in regata.

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Tanti anni fa. Ero nella Teheran dello Scià come emissario di un grosso gruppo industriale italiano per la vendita di centraline ad energia solare. Incontrai e trattai con molti interlocutori locali ai quasi-massimi livelli (ho inserito quel “quasi” perché non arrivai a parlare con il “re dei re” Reza Pahlavi). Orbene, durante le trattative non traspariva da loro e in loro nessun sentimento, nessun ammiccamento favorevole o contrario alla conclusione dell’affare.

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La stessa imperturbabilità riscontrai molti anni dopo nei giapponesi della Fujitzu con i quali per conto della Siemens stavamo trattando la commercializzazione dei loro computer. Nelle due circostanze citate io provai un senso di disagio che mi rendeva critico della loro atarassia (assenza di agitazione, di partecipazione). Oggi invece, dopo tanti anni, ammiro quel loro modo di essere improntato all’esclusiva attenzione ai contenuti della trattativa.

Oggi rimpiango che nella politica italiana manchi questa atarassia e che – al contrario – da parte di alcune forze politiche (e di commentatori politici) si esalti la forma dell’esposizione: spesso aggressiva e/o ironica e/o supponente. Questi atteggiamenti sono come onde che si alzano e abbassano senza spostare la massa d’acqua sottostante e anche quando le creste frangono, la massa d’acqua spostata è assai inferiore a quella sottostante, inerte del mare profondo. Tuttavia per la navigazione a vela (e anche per quella politica) ciò che conta è quanto avviane sulla superficie del mare, mentre nulla conta l’inerzia delle acque sottomarine: intellettualmente inerti, appunto …

Spiaggiata!Ecco che, uscendo dall’immagine, tutti noi dobbiamo “risalire dal profondo della nostra inerzia” e “andare a fondo” nel vero significato dei concetti esposti dal navigatore politico di turno, indipendentemente dai toni e dai modi con i quali ci viene offerta la “merce politica” e la “democrazia comunicata” anziché quella reale. Infatti, dobbiamo risalire  dal profondo della nostra inerzia a governare anche i fenomeni di superficie: in caso contrario la nostra vis politica viene “spiaggiata” come la barca della foto accanto. A meno che non ci stia bene  essere governati da due Direzioni Aziendali: la  Direzione Marketing di concerto con la Direzione Sistemi Informativi.

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POST MULTIPLO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Maggio, 2018 @ 11:05 am

Detto altrimenti: pluripost       (post 3105)

Evvabbè … mi sono detto, invece di un solo articolo-argomento, prova a scrivere alcuni post in uno solo della serie ne apri uno ne leggi tanti, trasformando un post in un pluripost, così se magari un argomento non interessa, il lettore resta connesso perchè vuol vedere cos’altro c’è … E allora cominciamo.

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Bicicletta finalmente. Già, ora molti stanno scoprendo … l’acqua calda, ovvero quell’oggetto misterioso per il quale noi della FIAB-Federazione Italiana Amici della bicicletta ci battiamo da anni. Ora arrivano i “cappellieri ovvero coloro che “mettono il cappello” sul lavoro altrui, cioè sul nostro. Evvabbè … se può servire alla causa ok.. Giornali, pubblicitari, pubblici amministratori … evviva! Gridano tutti evviva alla bicicletta. L’ultima testimonianza? Il CORRIERE DELLA SERA e La Gazzetta dello Sport hanno iniziato a pubblicare una nuova serie di libri allegati ai loro quotidiani, “LA BICICLETTA – Passione, pratica e stili di vita” in ben 23 volumi al prezzo di €9,90 cadauno (il secondo gratis). Curatori dell’opera, Gino Cervi e Aldo Ballerini. Io li sto acquistando con vero entusiasmo.

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imagesBicicletta 2 – Ma c’è chi ancora non se ne è accorto, come il Comune di Roma che ha omesso di curare in modo adeguato  la sistemazione della pavimentazione delle strade sulle quali avrebbe dovuto correre l’ultima tappa del Giro d’Italia, al punto che il percorso per ragioni di sicurezza è stato accorciato e tutto il mondo ha visto questa “talianada” (“talianada”, italianata, espressione dialettale trentina di tradizione amministrativa Austro Ungarica per definire una cosa fatta alla sanfason, alla cosìcomeviene, alla daieanoichecceneimporta). Vacanze romane? ma no, oggi il film sarebbe “Buche romane”!

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IMG_4768Musica anni ’60. Ieri un nipote di mia moglie e quindi anche mio, mi ha dato un contenitore di “45 giri” che ha trovato in casa della sua famiglia d’origine. Un pezzo storico! Testimoni di uno “scambio culturale” fa noi fratelli e sua mamma! I titoli delle canzoni? Eccone alcuni: Diana e Lonely boy, di Paul Anka; La fisarmonica, di Gianni Morandi; Piove, di Domenico Modugno; My true love, di Jack Scott; Susie Darlin’, di Robin Luke; Banana boat e Jamaica farewwell, di Harry Belafonte; My prayer e The macic touch, dei Platters; Oh Carol, di Neil Sedaka; Passion flower, dei Diamonds. Per me una forte emozione, anche perchè su quei dischi – da quasi 60  anni! – c’era scritto, a penna, “Lucatti” …

images (1)Cadorna. Da sempre mi chiedevo come mai a Milano vi fossero piazze e fermate della MM intestate ad un incapace responsabile di pesanti sconfitte militari e della  inutile morte di centinaia di migliaia di giovani. Su un quotidiano locale di oggi (Trentino, pag 19) leggo che sono sorti comitati per eliminare questi nomi dalle piazze e vie dedicategli. E già che ci sono ci hanno aggiunto anche il nome di Graziani, co-responsabile della sconfitta di Caporetto ed inoltre di avere voluto scaricare sulle truppe quell’insuccesso. Concordo, e che sia un esempio per Milano e per tutta Italia. Io propongo uno scambio: tutta la toponomastica Cadorna sia dedicata al meritevole Generale  Armando Diaz, e a Cadorna sia intitolata la Scuola Diaz di Genova (macello per macello … dovrebbe andargli bene!)

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Diocesi in rosso. Stesso giornale, pag. 11. In rosso? Ma che fa sua Finanziaria? Pareggia i bilanci rivalutando cespiti, operazione lecita ma non produttiva di utile reale. Evvabbè … Io sono un piccolissimo azionista di quella Finanziaria e mi dicono “Di che vi lamentate? Vi stiamo dando dividendi sempre crescenti!” Ah … si … chiedo scusa … è vero: 0 0,4% … 0,5% … 0,6% e così via. – Altro Evvabbè. Per quanto … a suo tempo io ero il direttore di quella finanziaria e riuscii a eliminare perdite e generare utili e liquidità. Ma questa è un’altra storia, raccontata nel libro qui a fianco …

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INTERROMPIAMO LE TRASMISSIONI PER …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Maggio, 2018 @ 6:41 am

 

Detto altrimenti: di come e del perché la democrazia sia a rischio solo per chi dice che è a rischio, ovvero “Della mala-comunicazione” (post 3204)

9788807886348_0_150_0_75Mancata nascita di un governo “che viene definito” del cambiamento (si legga il post 3198, nascita di una oligarchia): mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica? In questo caso ricorda la possibile trasformazione del Parlamento in un bivacco di manipoli di tristissima memoria. Si legga al riguardo Gaetano Salvemini, Le origini del fascismo in Italia: retorica, promesse di gloria, distrazione e superficialità, pensiero unico e alla fine masse osannanti.

Il Presidente Mattarella – motivatamente e legittimamente – non accetta la candidatura di un ministro. Nel fare ciò egli esercita un diritto-dovere impostogli dalla Costituzione. Taluno invece afferma che questo suo comportamento metterebbe a rischio la democrazia. Orbene, a prescindere dal fatto che questa affermazione sia vera o falsa, l’importante è vedere cosa essa determina nella mente di chi l’ascolta e quali comportamenti determina in quegli ascoltatori.

S’io fossi foco … “cantava Pietro l’Aretino. Ora io sono genovese, ma ‘l mi’ babbo e gli era di Montalcino, ovvia! E ‘s’io fossi Mattarella sai che bello scherzo gli farei? Con il nuovo premier incaricato approverei una lista di ministri uguale alla prima tranne uno … vorrei vedere allora …

Infatti chi ha fatto quella affermazione sa benissimo che essa è un falso politico-istituzionale, tuttavia la fa perchè lungi dal temere gli svantaggi di una documentata smentita, al contrario valuta positivamente i maggior vantaggi delle reazioni a lui favorevoli che gli deriverebbero da parte di ascoltatori superficiali di quell’affermazione.

In altre parole: mentre alcuni si danno da fare per dimostrare la falsità di quell’affermazione, altri cavalcano le conseguenze che comunque quell’affermazione, ancorchè dimostrabile e dimostrata come falsa, può produrre a proprio vantaggio.

In ulteriori altre parole mentre alcuni ricercano la verità come “fine”, altri utilizzano una non-verità come “strumento” per ottenere efficacemente il maggior consenso popolare possibile. Ed allora anche gli “alcuni” di cui sopra devono prendere le mosse dalla Verità-Strumento per poi essere efficaci nelle conseguenze e non più cercare di essere efficaci per dimostrare una Verità-Fine.

In sintesi: si deve ribaltare il rapporto logico Efficacia-“Verità come fine” e farlo diventare il rapporto “Verità come strumento”- Efficacia.

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IN BICICLETTA FRA L’ADIGE E IL MINCIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Maggio, 2018 @ 6:23 am

Detto altrimenti: FIAB racconta … (post 3203)

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FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta o … Alpini in Bicicletta? Mah … forse entrambi i significati! Infatti – memori della recente adunata alpina a Trento – una penna nera assicurata al casco ed il gioco è fatto! FIAB, non solo uscite fuori porta ma soprattutto sensibilità e impegno per una mobilità sostenibile, a cominciare dalle città.

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davE ieri? Ieri una pedalata un po’ più che fuori porta ma senza esagerare, anche perché – fra i capricci del tempo e i tanti impegni di ognuno – i km nelle gambe non sono ancora molti: da un nostro studio risulta che vanno dai 500 ai 900 già percorsi. Ma ecco l’uscita: Poco a sud di Verona, in bicicletta lungo un inedito e per noi insolito percorso: Peschiera, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Parco di Pontoncello di Zevio. 50 km in gran parte “nuovi” secondo un itinerario “costruito” dalla diponibilità del nostro Presidente Guglielmo e del collega socio Edoardo i quali in precedenza, in una fredda giornata di questa primavera ballerina, si sono fatti carico di un lungo sopralluogo. Eravamo in 25: molti “vecchi”, qualche “nuovo” fiabbino. Amicizia? Subito fatta! This is Fiab too, Fiab è anche questo: aprirsi all’Altro, essere disponibili per l’Altro anche quando … gli si rompa la catena della bici ed alcuni di noi, novelli meccanici, riparano il guasto! Percorso “minore” se così si può definire, sia per la lunghezza, soia per la sua “trasversalità” fra due direttrici molto più note, famose e frequentate.

Un’amica a pedali esclama: “Che bello! Sembra un quadro di Monet!”. Un complimento alla natura o all’arte o ad entrambi.

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MonetTuttavia “percorso regalo” nel senso che ha dimostrato ancora una volta che nel nostro Bel Paese la Bellezza è … “in agguato” dietro l’angolo, basta avere fiducia e soprattutto occhi per “vederla” e non solo “guardarla”. In particolare io sono stato colpito da un … quadro di Monet, “Papaveri”: un quadro vero, dal vero … nel senso che abbiamo costeggiato immensi campi rossi, ondeggianti al vento, una Bellezza effimera se vogliamo (quanto dura la vita di un papavero?), ma viva, evocante. Ecco, questo il mio contributo alla memoria della nostra uscita, breve, “minore”, insolita e proprio per questo ancor più “preziosa e arricchente. Grazie Guglielmo, grazie Edoardo, grazie Fiab!

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PARCUMARELLS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Maggio, 2018 @ 12:42 pm

Detto altrimenti: Umarells al parco   (post 3102)

sdr.

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Bologna. Dicesi “umarell” il pensionato che verifica e critica i lavori stradali; che controlla se un condomino ha parcheggiato male; che è in anticipo di mezz’ora in attesa dell’apertura dei supermercati, etc. Io, per esempio, sono uno skiumarell, nel senso che quando vado a sciare, mi presento al tornello della cabinovia mezz’ora prima dell’orario di apertura. Insomma: hanno scritto libri su di noi umarells, andate a vedere in internet!

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Oggi ero in trasferta da Trento a Bologna e portando a spasso la mia nipotina (nonnumarell), ho scoperto alcuni umarells in azione: i Parcumarells! Infatti, poiché le panchine comunali sono dislocate ad una eccessiva distanza una dall’altra, non è possibile fare salotto (salottumarell) in più di quattro umarell alla volta. Ed ecco che i Parcumarells si sono attivati ed hanno trovato la soluzione.

Bravi Parcumarells!

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UN MINISTRO 82NNE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Maggio, 2018 @ 6:37 am

Detto altrimenti: braccio di ferro? No, rispetto di ruoli diversi     (post 3201)

Il “braccio di ferro”, una prova di forza fra due persone in posizione di parità di ruolo, funzione, posizione.

imagesPer contro, non si può parlare di “braccio di ferro” quando

  • un maestro riprende un alunno riottoso
  • un associato esige da un collega il rispetto dello Statuto della comune associazione
  • un carabiniere lotta per immobilizzare un delinquente
  • Il Presidente della Repubblica non accetta la proposta politica di legittimare un ministro troppo avanti con l’età, per di più contrario alla politica europea alla quale l’Italia è vincolata da trattati internazionali.

P.S.: con il massimo rispetto per l’età, del resto  io stesso 74enne … ma non venite a parlarci del  nuovo che avanza, del cambiamento: almeno non offendete la nostra intelligenza!

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DEMOCRAZIA E FAKE NEWS: L’UTILITA’ DEL VERO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Maggio, 2018 @ 8:39 pm

Detto altrimenti: vero o falso? Ma non è un gioco ad indovinelli …. (post 3200) 

Quando io faccio un’affermazione, non descrivo solo qualcosa di vero o falso, ma soprattutto in ogni caso induco in chi mi ascolta una riflessione e quindi un comportamento.

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                                  Pausa pranzo

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Nel caso di affermazioni false del tipo: “Tu sei disoccupato per colpa degli immigrati” o “Nemmeno un euro agli immigrati prima che siano sistemati tutti gli Italiani” (1), induco nell’interlocutore comportamenti che possono arrivare al delitto: il disoccupato esce per strada e spara alla gente di colore o più semplicemente dà il proprio voto a chi ha fatto quella affermazione.

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Come reagire a questa degenerazione della logica comportamentale? Attraverso l’ inversione dei due termini “Efficacia” e “Verità”. Mi spiego: occorre passare dall’essere efficaci per arrivare alla dimostrazione della Verità (Verità come fine), all’utilizzo della Verità come strumento per arrivare all’efficacia delle azioni nostre e altrui (Verità come mezzo, come strumento).

 (1) Nessuno poi fa caso se tutti gli Italiani sono sistemati e/o se – prima o dopo – siano stati dati denari agli immigrati: nel frattempo però sono maturati i comportamenti conseguenti a quel tipo di affermazioni.

 

 

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AMERICA FISRT? ITALIA FIRST? OGNUNO … FIRST?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Maggio, 2018 @ 6:14 am

Detto altrimenti: i pericoli di una regressione nazionalista       (post 3199)

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           Più o meno … era di questo tipo

Genova 1952, io, ragazzino di 8 anni. Un giorno, tornando a piedi casa da scuola (500 m.) passai accanto ad un tale che con il suo carrettino a mano cercava di sbarcare il lunario vendendo al grido di “perseghe belle donne” (quel “belle” bi-riferito alle pesche ed alle donne!) le  pesche che aveva acquistato la mattina presto al mercato all’ingrosso, dopo averle trasportate a forza di gambe e braccia per i 3 km della salita fra Corso Sardegna, via sulla quale si affacciava detto mercato, e il quartiere collinare di Albaro. Gli “affari” gli dovevano andar male perché gli sentii pronunciare con un tono fra amareggiato e l’arrabbiato una frase in dialetto genovese “Ghe vurieva ‘n atra guera”, ci vorrebbe un’altra guerra. Probabilmente in tempo di guerra quel tale aveva fatto del mercato nero e gli affari gli erano andati meglio.

Ecco, in questi tempi di “ognuno per sé, noi per primi nella competizione, nella guerra dei privilegi” questo è il ricordo che mi viene in mente. Una guerra, anzi … tante guerre di ogni tipo noi oggi le stiamo purtroppo vivendo: combattute con armi tradizionali o con atti di terrorismo; minacciate atomiche; dichiarate e non; commerciali; politiche; etniche; di religione; per l’accaparramento delle risorse del pianeta; e chi più ne ha più ne metta. Chissà se quel tale è ancora vivo, lui e le sue pesche. Oggi potrebbe ben essere contento, non vi pare?

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        Le strisce! Mettiamole le strisce!

E invece, quando capiremo che il mondo è piccolo, che al suo interno va ricercata e attuata una armonia di convivenza globale, che in particolare Noi-Italia-First non andremo mai da nessuna parte, schiacciati come il manzoniano vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di vasi di ferro … Ognuno per sé e … vinca il migliore? Ma la Storia non ci ha insegnato nulla? Quanto durerebbe il Regno del Migliore, isolato dal resto del mondo? Semplice: fino a quando non sarebbe sconfitto da un Nuovo Più Migliore di lui! Figuriamoci poi la sorte di chi Migliore non è, cioè dell’Italia.

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Eurpean Championship Fun 2007 - Fraglia Vela Riva

Il vostro blogger è quello con il cappellino blu, quello al timone

La sovranità … quella dei singoli stati … guai a toccarla, ci mancherebbe altro! L’Autonomia di ogni Stato è sacra, ci mancherebbe altro! Ognuno per sé, grida taluno. E allora lasciate che mi spieghi con una metafora. Io sono un velista regatante su barche gestite da più persone, ove si richiede che ognuno operi in sintonia con tutti gli altri. Ora se ogni membro dell’equipaggio pretendesse di manovrare secondo il suo personale intendimento senza coordinarsi con i compagni, vi assicuro che la regata non si vincerebbe: anzi, credo proprio che si farebbe naufragio!

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DEMOCRAZIA IN PERICOLO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Maggio, 2018 @ 4:53 pm

Detto altrimenti: un pericoloso ritorno all’antico           (post 3198)

Nei millenni “democrazia” ha storicamente significato, in successione: 1) potere sul popolo; 2) strapotere del popolo; 3) potere del popolo. Oggi io vedo profilarsi all’orizzonte una doppia retrocessione: da potere del popolo a potere sul popolo. Vediamo come in tre passaggi ed una conclusione.

  1. 9788807886348_0_150_0_75Le Direzioni Marketing e Sistemi informativi di una sorta di Azienda Paese raccolgono un’ampia adesione popolare da parte di una limitatissima fetta di elettori (qualche decina di migliaia di like su milioni di elettori!) in favore del loro programma fatto di slogan e di promesse di tutto a tutti (v. post precedente).
  2. Durante l’iter elettorale le due Direzioni cambiano liberamente e disinvoltamente alcuni loro punti cardine ex-non-trattabili: 1) non mi alleo con nessuno, anzi no; 2) esco dall’euro, anzi no; 3) mai un premier tecnico, anzi no; 4) la nostra coalizione sarà sempre unita,  anzi no; 5) vogliamo gente nuova, anzi il Prof. Savona; 6) vitalizi aboliti in 15 gg, anzi dopo, forse. Tanto per fare sei esempi.
  3. Una volta al potere le due Direzioni cercano di introdurre per i parlamentari il vincolo di mandato, cioè cercano di vietare ai parlamentari di cambiare eventualmente idea alla prova della probabile mancata realizzazione di promesse impossibili. In tale deprecabile caso, la libertà di pensiero, di cambiare idea, di governare e legiferare non alloggerebbe più nel governo e nel parlamento, ma solo in quelle due Direzioni aziendali.

Conclusione: la democrazia diverrebbe una oligarchia: il governo di pochi sul popolo. In altre parole: chi dice di voler abolire la partitocrazia (altrui, n.d.r.), ha reinventato la partitocrazia (propria, n.d.r.).

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VINCOLO DI MANDATO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Maggio, 2018 @ 6:58 am

Detto altrimenti: va bene così, “senza”!       (post 3197)

L’art. 67 della nostra Costituzione recita: “Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” il che significa che se io voto Tizio in quanto appartenente al partito “A”, successivamente Tizio – una volta eletto e messo alla prova dell’azione parlamentare – può decidere di passare al partito “B”. In tal caso il significato del mio voto viene a mancare e la mia volontà elettorale è tradita. Ecco che sotto questo profilo l’assenza del vincolo di mandato sarebbe da eliminare.

imagesMa esiste un  aspetto che invece suggerisce di mantenere l’assenza del vincolo, ovvero di mantenere la libertà di pensiero ed azione dei nostri parlamentari. Infatti il voto di molti oggi più che mai è determinato da slogan, frasi ad effetto e promesse elettorali più che da motivi ideologici e/o da programmi ben strutturati. In altre parole: un numero sempre maggiore di elettori concede la fiducia politica (con la pancia) a chi sa comunicare meglio secondo le moderne tecniche del marketing: promesse del tipo “tutto a tutti”. In altre parole, piace sentirci promettere un impossibile Mondo dei Balocchi. E dire che conosciamo tutti la favola di Pinocchio, sappiamo tutti che credere nel Paese dei Balocchi ci riduce, alla fine, ad essere come tanti asinelli comandati a suon di schioccare di frusta dal Mangiafuoco di turno: e dire che nella prima metà del secolo scorso una bella lezione l’abbiamo avuta! O no?

Quando però quegli stessi parlamentari esprimono un governo e votano leggi, essi devono tornare con i piedi sulla terra terra e possono essere indotti a fare delle scelte concrete che accontentino alcuni ma che scontino altri, magari quegli stessi altri che adesso vedono tradito in quella loro azione concreta il proprio voto. In tal caso il parlamentare che non si senta di tradire il proprio elettorato,  ove vi sia come oggi vi è la libertà di mandato può seguire la propria coscienza e non l’ordine di scuderia del proprio partito d’origine e quindi può decidere di cambiare partito. In questo caso prevale in lui la fedeltà ai principi ma soprattutto la sua coerenza nel rapportarsi con la diversa azione concreta di governo, atteggiamenti che lo inducono a non tradire le motivazioni profonde che hanno indotto gli elettori ad eleggerlo.

Ove invece fosse (malauguratamente) introdotto nella Costituzione il vincolo di mandato; chi avesse saputo gestire e manipolare il marketing politico nella fase elettorale, potrebbe poi – con azioni del governo o del parlamento – agire impunemente anche in modo difforme, potendo contare sulla “fedeltà obbligatoria” dei propri parlamentari.

Ecco che fra i due mali io preferisco il minore e cioè preferisco di gran lunga che sia mantenuto nella nostra Costituzione “l’assenza del vincolo di mandato”. In altre parole, io preferisco che ogni parlamentare sia assolutamente libero nelle sue scelte e che sia eventualmente tradito il mio singolo voto, piuttosto che il Paese sia governato sulla base degli slogan di una Direzione Marketing o delle procedure software di una  Direzione Sistemi Informativi.

In sintesi: l’assenza del vincolo di mandato è un buon antidoto contro i malanni di un MD-Marketing (politico) Diabolico, ovvero di una tecnica di vendita che fa sorgere in te l’esigenza di acquistare un oggetto (o di votare un partito) del quale proprio tu non avresti alcuna necessità.

P.S.:

  • Marketing operativo: miglioriamo i prodotti esistenti
  • Marketing strategico: cerchiamo di capire la futura domanda di prodotti
  • Marketing diabolico: creiamo noi la domanda di un prodotto che del quale proprio la gente (l’elettorato)  non avrebbe sentito il bisogno.

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