FUNIVIA DEL BONDONE? TRENTINO SUD TIROLO BIKE SAFARI !

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Novembre, 2020 @ 6:40 pm

Detto altrimenti: proviamo a tratteggiarne una prima bozza       (post 4068)

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In Austria esiste da anni il Tirol Bike Safari: un sistema di funivie che ha messo in rete oltre 700 km di discese ciclabili.
In Trentino qualcuno pensa che le bici non debbano andare in montagna. Ora, se c’è un Paese attento alla salvaguardia del suo patrimonio naturalistico montano, questo è l’Austria.
Inoltre è molto meglio regolare la materia piuttosto che vietarla o non regolarla.



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ll CAI Centrale ha pubblicato i Quaderni di Ciclo Escursionismo per indicare come ci si deve comportare.
Il “dislivello” è un prodotto turistico che deve essere offerto in tutte le stagioni, anche quando manca la neve.
Il ciclo-turismo ed il ciclo- escursionismo sono in fortissima espansione, grazie anche alla diffusione delle e-bike.
Il progetto Funivia Trento-Monte Bondone può essere il catalizzatore di un Progetto intercomunale, interprovinciale, interregionale e inter-euregionale.Quale altro sistema ciclo turistico e ciclo escursionistico al mondo offre insieme la meraviglia delle Dolomiti e del Lago di Garda?

Oggi ho provato a descrivere la prima bozza l’albero del Trentino Sud Tirolo Bike Safari per un ciclo escursionista/ciclo turista che provenga da nord.

  1. Il tronco dell’albero è la tratta ciclabile Brennero-Bolzano-Ora-Trento-Rovereto-Verona, lungo 270 km.
  2. A nord del Brennero, le piste austriache delle quali non riesco ad occuparmi  in questa sede,  piste che farebbero parte del progetto euregionale.
  3. Da Bolzano si dipartono tre rami: verso est, il ramo Bolzano–Dobbiaco (- Lienz; – Cortina d’Ampezzo); verso ovest la Bolzano-Merano-Malles-Resia  e la Bolzano-Appiano-Mendola.
  4. Dalla Mendola si scende fino a un bivio: a destra Passo Palade, a sinistra Val di Non (da completare) -Trento.
  5. Dalle Palade si scende in Val di Non, a Merano oppure a Mostizzolo–Val di Sole–Tonale (- Lombardia).
  6. Al Tonale si può scendere verso il versante lombardo e fare il giro dei forti.
  7. Da Bolzano, scendendo lungo il “tronco”(Valle dell’Adige) verso sud, si arriva ad Ora.
  8. Da Ora di dipartono due rami: verso ovest, Ora-Appiano (v. sopra). Verso est, Ora-Valli di Fiemme e Fassa fino a Canazei. Da questo ramo si dipartono verso nord altri rami verso i gruppi dolomitici.
  9. Da Ora si “scende” a Trento. Da Trento si può risalire per la Val di Non (v. sopra); si può prendere verso est il ramo che conduce a Bassano del Grappa; da Trento si può salire in FUNIVIA AL MONTE BONDONE (da realizzare); si può scendere verso sud sino a Rovereto (- Riva del Garda; – Verona).
  10. Da Trento: riattivare il collegamento Zambana-Fai e si acquisiscono al sistema tutte le ciclo piste della Paganella.
  11. Valsugana: Kaiserjaegerweg, verso altopiano dei sette Comuni, Vallarsa, Rovereto.
  12. Dal Bondone si può scendere nella Valle di Laghi–Riva del Garda oppure Sarche–Maso Limarò – Ponte Arche – da completare il tratto Ponte Arche–Ragoli; Ragoli–Carisolo–Val di Genova-Campiglio – Val di Sole (v. sopra). Oppure si può scendere verso Mori – Rovereto/Riva del Garda.
  13. Madonna di Campiglio: il sistema “Dolomiti Brenta Bike”.
  14. Da Rovereto si scende fino a Verona.
  15. Da Riva del Garda, verso sud, a Malcesine (illuminare le gallerie!) e quindi risalire in Funivia sul Monte Baldo da dove si scende a Mori, verso il lago di Garda, a Caprino, a Verona. Da completare la pista ciclabile lungo la sponda veronese del Lago di Garda e da realizzare quella lungo la sponda bresciana. Da Riva del Garda verso nord, Sarche, Ragoli (v. prima).

Ecco, è solo una prima bozza, per evidenziare come potrebbe essere realizzato,  reclamizzato e venduto in tutto il mondo  il “Trentino Sud Tirolo Bike Safari”. Un’utopia la mia? Certo, anche perché un’utopia è un obiettivo semplicemente non ancora realizzato. E poi, nella vita, sai che piattume non avere utopie! Last but not least, un mio tri-tri-trisavolo, tale Colombo Cap. Cristoforo ci ha dato una bella lezione di come si raggiungono traguardi utopici!

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RECOVERY FUND e BOP – BUONI ORDINARI PROVINCIALI IRREDIMIBILI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Novembre, 2020 @ 2:16 pm

Detto altrimenti: dal Recovery Fund ai BOP Buoni Ordinari Provinciali (Irredimibili) e viceversa. Loro integrazione e tempi.  (post 4067)

Il Recovery Fund (Next generation UE) consiste in fondi erogati dall’UE per la ripresa economica dei paesi. Il pacchetto complessivo è fatto di due parti: quello composto dal bilancio pluriennale UE dal 2021 al 2027 e quello del Recovery Fund vero e proprio. Secondo il progetto complessivo, il bilancio UE dovrà avere nei sette anni un volume pari a 1.074 miliardi di euro, da finanziare prevalentemente attraverso i contributi netti degli Stati membri dell’Unione. Il piano per la ripresa economica invece è pari a 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi verranno erogati sotto forma di sovvenzioni (che quindi non dovranno essere rimborsate dai Paesi destinatari) mentre 360 miliardi di euro verranno distribuiti sotto forma di crediti.

Per la prima volta è prevista una forma di condivisione del debito. La Commissione europea a tale scopo può emettere titoli comuni sui mercati finanziari. Gli stati membri non devono erogare soldi, ma solo formalizzare una garanzia: ad esempio la Germania è garante per circa 200 miliardi di euro. Il debito complessivo di 750 miliardi di euro dovrà essere ripagato dall’UE entro la fine del 2058, ma si inizierà a farlo a partire dal 2028, ricorrendo alle fonti ordinarie di finanziamento dell’UE: maggiori contributi nazionali degli stati membri, una riduzione dei rispettivi bilanci oppure attraverso nuove entrate fiscali (la ‘plastic tax’, la tassazione dei giganti del Web e la riforma dell’European Trading Scheme, il meccanismo di allocazione, a pagamento, dei permessi d’inquinamento per le grandi aziende).

L’idea alla base del pacchetto non è solo quella di favorire il ritorno alla crescita economica dopo la crisi dovuta all’impatto della pandemia, ma anche quello di preparare i paesi membri ad affrontare al meglio il futuro: difesa del clima, digitalizzazione, produttività, equità e stabilità macroeconomica, sanità, sostenibilità ambientale. A quest’ultimo riguardo vi sono regioni che stanno predisponendo piani da sottoporre al parlamento con contenuti assolutamente in linea con le finalità UE stabilite ben prima della pandemia e cioè mirate alla riduzione delle emissioni inquinanti per il 2050.

In questo ambito a nostro avviso rientrano la sostituzione del trasporto su acciaio (rotaia o cavo) al trasporto su gomma e quindi ad esempio una maggiore intermodalità ferroviaria; l’interramento ferroviario; la realizzazione di metropolitane leggere di superfice; nuovi collegamento ferroviari;  per le città articolate su diversi livelli di altitudine, le funivie “urbane”.

A questo scopo i singoli paesi UE devono presentare i loro piani di riforma in cui espongono come verranno utilizzati gli aiuti, dovendosi però orientare alle raccomandazioni date dalla Commissione. I governi dovranno inviare alla Commissione Europea i Piani di ripresa e di resilienza entro fine aprile 2021. Una volta presentato alla Commissione Europea il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, Bruxelles avrà a disposizione fino a otto settimane per esaminare e proporre al Consiglio Ecofin l’approvazione del Piano. L’Ecofin dovrà approvare quindi il piano a maggioranza qualificata entro quattro settimane. Dalla presentazione formale del piano potrebbero quindi passare mesi e mesi per l’approvazione che poi darà la possibilità di accedere subito al 10% del finanziamento globale.

La quota spettante all’Italia è imponente: al nostro paese potranno essere erogati 81 miliardi in sovvenzioni e 127 miliardi in crediti. Il 70% delle allocazioni delle risorse è destinato a progetti 2021-2022, il resto è riferito agli impegni relativi al 2023. Sarà importante vedere come sarà gestita in dettaglio il totale assegnato all’Italia, se direttamente su singoli progetti e/o – sempre in linea con le prescrizioni UE – per somme complessive a regioni e/o provincie e/o comuni lasciando loro il potere di gestire a cascata – con gli stessi criteri – l’assegnazione effettiva ai singoli progetti. L’auspicio di chi scrive è che in capo agli Enti Pubblici Intermedi si ripeta il criterio di assegnazione generale adottato dall’UE che vede i fondi da assegnarsi in parte genericamente per la ripresa e in parte per progetti specifici.  In altre parole, l’esistenza di una “catena di distribuzione” dei fondi (stato, regioni, provincie, comuni) non deve impedire a che almeno una parte di essi sia destinata “di diritto” a progetti specifici di emanazione originaria comunale, provinciale, regionale.

Circa gli aspetti finanziari di ogni progetto finanziabile da questo fondo, occorre fare una riflessione su alcuni aspetti non marginali di questi fondi. Infatti essi -come si è detto – per 127,6 miliardi sono “a debito” sia pure ad un tasso di interesse minimo: il che significa che in ogni caso contribuiranno (purtroppo) ad aumentare il livello del nostro indebitamento pubblico. Inoltre l’UE richiede che possano essere erogati solo a fronte di progetti certificati presentati entro tempi brevi ed erogati a SAL-Stato Avanzamento Lavori, avanzamento che può essere rallentato da un’eccessiva burocratizzazione o da provvedimenti ex Covid19.

Da tutto ciò discende una duplice necessità: limitare l’incremento del livello del debito pubblico; finanziare in ogni caso eventuali scostamenti fra il fabbisogno finanziario di progetti in corso d’opera e la loro copertura con detti fondi. A questo duplice scopo si può richiedere agli Enti Pubblici (Stato, Regioni, Province, Comuni) l’emissione di TIR Titoli Irredimibili di Rendita (cioè non di debito) offerti a livello statale inizialmente in sostituzione volontaria di scadenze di tranche di titoli redimibili di debito. A livello locale, i BOP- Buoni Ordinari Provinciali ai quali ha fatto cenno il Presidente Fugatti a proposito della Funivia Trento-Bondone potrebbero essere emessi – come noi stiamo suggerendo da tempo – in forma irredimibile, la quale è più redditizia per l’investitore privato e non contribuisce ad aumentare il livello del debito pubblico.

Riccardo Lucatti, Coordinatore del Tavolo di Lavoro Finanza ed Economia mista di Italia Viva Trentino.

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FONDAZIONE VRT – VALORIZZAZIONE RICERCA TRENTINA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Novembre, 2020 @ 2:11 pm

Detto altrimenti: una fondazione emanazione della Fondazione Caritro    (post 4066)

Questa mattina la giornalista Silvia Gadotti ha ottimamente condotto la conferenza stampa della VRT, con la partecipazione del suo presidente, dr. Stefano Milani, sui progetti di ricerca scientifica già finanziati e portati a termine e sui prossimi bandi.  Non sarebbe utile che io qui riportassi tutto quello che già potete trovare sui social. Mi permetto solo di sottoporre alle lettrici ed ai lettori qualche mia sottolineatura. Vengo al dunque. Oltre alla doverosa e fondamentale ricerca nel settore medico e dell’istruzione, mi hanno colpito due progetti “di montagna”.

Uno, di una società che ha realizzato un sistema per la regolazione delle code agli impianti sciistici. Al riguardo mi chiedo se il sistema preveda anche la possibilità di prenotazioni scaglionate per la risalita sugli impianti.

L’altro, ancora a livello di bando, denominato “Innovazione per la montagna 2020”, rispetto al quale mi è sorta la domanda: non ci potrebbe stare anche un bando “Innovazione per i laghi 2020”? Infatti il Trentino né anche Terra di Laghi fra i quali ha sicuramente fama internazionale il Lago di Garda, sul quale da 90 anni organizza regate a livello mondiale la Fraglia Vela Riva, il circolo  velico primo al mondo in questo settore, e che al momento è frenato dall’emergenza Covid19. A mio avviso occorrerebbe un bando ad hoc, che consenta alla Fraglia di non vedere disperso il suo patrimonio di avviamento e di programmare il proprio domani.

Terza ed ultima sottolineatura: evviva la ricerca scientifica! Evviva se dedichiamo uguale attenzione e sostegno anche alla ricerca mirata alla migliore programmazione economica-finanziaria della nostra provincia.

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LENZUOLATA RECOVERY FUND)? NO, GRAZIE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Novembre, 2020 @ 5:49 pm

Detto altrimenti: populismo a piaggia       (post 4065)

Il presidente della Giunta Provinciale Maurizio Fugatti sul quotidianio Adige di ieri ha pubblocato una lenzuolate di ben 32 progetti che vorrebbe finanziato dal Recovwery Fund. Su quel quotidiano poggi il Presidente di Assindistria Trento ha criticato la progettazione a pioggia che non porta da nessuna parte. in mancanza di juna visione unitaria e orghanica del futuro. Io ho inviato a qual giornale il mio contributo:

Inizia

Egregio Direttore, concordo pienamente con il Presidente Confindustria Trento Fausto Manzana sulla critica alla “lenzuolata Recovery Fund” del presidente Fugatti pubblicata ieri sul Suo quotidiano, per le ragioni esposte ampiamente esposte da Manzana su l’Adige odierno. Infatti sarebbe stato molto meglio indicare solo Grandi Opere quali, ad esempio: 1) l’interramento della ferrovia (progetto Asse del Brennero); 2) collegamento ferroviario Asse del Brennero – Zona del Lago di Garda; 3) Metropolitana leggera di superficie; 4) Funivia Trento-Monte Bondone. Da parte mia, mi permetto di rafforzare tale valutazione negativa con due sottolineature:

  • pare che il presidente Fugatti sia in campagna elettorale permanente e che interpreti in modo assai personale il principio di sussidiarietà: “dare (o promettere) sussidi a chi mi voterà”. Il che gli impedisce di formarsi una Visione organica e d’insieme del Futuro;
  • la pioggia degli “Interventi Promessi”, quasi una moderna manna laica che dovrebbe arricchire la nostra terra,  pare che sia prodroma alla attivazione di un numero elevato di piccoli “commissari straordinari per piccole opere”, come del resto già tempo fa aveva preannunciato lo stesso Fugatti. Il che rientrerebbe nella campagna elettorale di cui dicevo prima, mentre la figura del Commissario Straordinario deve essere adottata esclusivamente per i grandi progetti, per non svilirne la figura ed il ruolo e per ovviare alle lungaggini ed ai lacciuoli burocratici che soffocano i Grandi Progetti: ponte di Genova docet.

Riccardo Lucatti – Coordinatore del Tavolo di Lavoro Finanza ed Economia Mista di Italia Viva Trentino.

Finisce.

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DIALOGHI NAPOLETANI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Novembre, 2020 @ 7:34 am

Detto altrimenti: fra un Trentino (Riccardo, uomo del nord studioso di dialetti)  e un Napoletano verace (Totò) che si lamenta del proprio sindaco troppo permissivo nei confronti degli assembramenti    (post 4064)

Totò – Ah …  i negazionisti so’ malamente assai!
Riccardo – Chilli i negazionisti nun cianna a ricer comme nuie i ma fa! Totò … chissà ca primma o po’ nuie se scenna a Napole e vuie saglite ‘ncopp.
Totò – Se po fa. Nuie saglimme ‘ncopp e vuie scennite abbasce e ve tenite a De Magistris sindaco.
Riccardo – Nuie scendimme, vuie saglite  vabbuo’, te l’aggio ditte io. Ma nuie ce tenimme chisto sindaco Franco accà: nun facimme ammuina.
Totò – Fa’ fridde ‘copp e ce sta a neve e pure o ghiacce. A Napule ce sta ‘o sole e ‘o mare. Venite vuie cà e mannamme ‘o sindac ’e Napule ‘ncopp.
Riccardo – Chille ‘o sindaco? Te l’aggio a dicere io?  Taglia curto quanno ‘o male sta dinta ‘a radesca ca ha dda passà a nutatta!  Pigliateve mo’ npressa  npressa ‘o buono quanne vene, ca ‘o malamente nun manca maie!  E vabbuò, tu sì ‘n amico, facitile saglire a isse ca po’ vedimme: lassame fa’ ‘o speziale ca nuie tenimme certi crepacci tanti …


Totò – O vero? Ma si po’ o sindac sciulie ncoppe ‘o ghiaccie, vuie che facite? Stateve accuorte  ca chille è malamente. Ca se fa male e po’ chille è magistrate ca stessa capa e Davigo! Si care, chille dice ca è colpa de Renzi, aroppa e pm e’ Firenz e ce fanne n’ ata causa a Matteo. Si mo’ vo pigliate, ca nun ‘o vulimme chiù.

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LA SECONDA DOMANDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2020 @ 12:18 pm

Detto altrimenti: un giorno un giornalista mi disse ….    (post 4063)

… che è importante poter fare una a seconda domanda allo stesso politico dopo che ha “risposto” alla prima.  Al che estendo il concetto ai fatti e misfatti del nostro tempo.  Mi piego: dopo il primo approccio ad un problema, ad esempio, dopo avere rilevato che solo il 2% dei titolari della paghetta per tutti ha (cercato e) trovato lavoro, che dire di un secondo approccio e chiedersi cosa fare di chi

  1. ha proposto e votato questa bella pensata?
  2. sta cercando di aumentare il numero dei Navigators e come premio per questo ampliamento, sta reclamando un aumento di stipendio, peraltro nel frattempo senza documentare decine e decine di migliaia di (pretese) spese di servizio?

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NATALE MATERIALE O SPIRITUALE?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2020 @ 12:02 pm

Detto altrimenti: facciamo una scelta       (post 4062)

Il Covid sta mettendo in luce questa contrapposizione. Da un lato, con molto anticipo da parte di chi li vende siamo tempestati dalla “opportunità di acquistare per tempo i regali di Natale”, con il che – ci si dice – avremmo risolto il “problema” del Natale. Sullo stesso fronte vi è chi si sta rammaricando, anch’egli in anticipo, perchè non potrà fare cenoni, feste, etc.. Dall’altro lato, i veri credenti. A tutti, cosa rimane? Ai veri credenti, il senso vero del S. Natale. Per gli altri, rammarico e disappunto per un NCN-Natale Commerciale Negato.

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IL MONDO E LA TERRA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Novembre, 2020 @ 5:29 pm

Detto altrimenti: le relazioni umane ed il nostro pianeta    (post 4061)

Pandemia. Si ha un bel dire lavoro da casa, riunioni a distanza, relazioni umane a distanza. Il lavoro da casa va bene per chi già stava lavorando in quel modo, per chi aveva capito che quello era il modo più “economico” di lavorare, cioè migliore sotto il profilo costi (di ogni tipo) – risultati.

Lavoro non da casa. AMARCORD. Ricordo il mio babbo, Maresciallo Maggiore dei CC, Capo Ufficio Matricola della Legione Territoriale dei Carabinieri, Castello Makenzie in Via Assarotti, Genova. Non che lui avesse dovuto lavorare da casa, ma la sua giornata lavorativa era la seguente: Casa – ufficio 07,00 – 08,00 // Ufficio  – casa 12.00-13.00  //  Casa – ufficio 15,30 – 16,30 // Ufficio  – casa 16.30 – 19.30. Ora, è chiaro che, a maggior ragione negli anni ’50  –’60, gli anni delle macchine da scrivere (non elettriche!) e delle copie con la carta carbone, sarebbe stato anche materialmente inimmaginabile svolgere quel lavoro da casa. Tuttavia lo cito per quelle quattro ore al giorno passate sui bus cittadini.

Ma … e quando il tuo lavoro consiste soprattutto di riunioni e relazioni umane? Dice: ci sono le teleriunioni! Si, vabbè, aggio capite, ma che vulite mettere la qualità dei rapporti che si instaurano? Stiamo sciupando il Mondo, lo stiamo riducendo a ‘na mappina ciancicata.

Quelle le relazioni umane il loro insieme costituisce il mondo, il nostro mondo, e mo’ ‘sta sfaccimme e pandemia ce lo sta negando. Dice … ma … quelle espressioni … quei  termini dialettali … fosse che sei napoletano? Napoletano io? Sì, ad honorem, nel senso che una volta a Napoli un Napoletano verace mi ha fatto un gradito complimento: “Signurì, vuie site nu Napuletane mancate!” tanto aveva capito che era (ed è) la mia passione per quella Gente e per quella Città.  La mia pronuncia poi … è stata migliorata dalla frequentazione di un grande amico napoletano verace, Ruggero, purtroppo mancato da qualche anno: “Vedi, Riccardo, quelle le vocali finali nun s’hanno a dicere …” Evabbuò, starò accuort(e).

Niente riunioni amicali, nipotini, ristoranti, matrimoni, prime comunioni, battesimi, funerali, teatri, concerti, circoli di lettura, circoli sportivi, riunioni politiche, S. Messe, pedalate in bicicletta (se cadi intasi il Pronto Soccorso e rischi di prendere il virus) e mo’ pare che non potremo nemmeno andare a sciare. Evvabbuo’ … ch’aggio a dicere? Ha dda passà a nuttata!

Dice, ma del pianeta Terra che ci dici? Be’ raga, la scorsa primavera con il lockdown, l’aria pulita, una fioritura mai vista degli ippocastani nel viale davanti a casa mia, e poi un mese fa, un tappeto di castagne incredibile!

Comunque .. ha dda passà a nutatta … o no?

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BOND TRENTINO PER LE GRANDI OPERE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Novembre, 2020 @ 12:27 pm

Detto altrimenti: sono mesi che noi di Italia Viva Trento lo stiamo a dire … (post 4060)

Dal quotidiano “Trentino” odierno a pag. 16 apprendo che la Provincia Autonoma di Trento sta progettando di emettere BOP-Buoni Ordinari Provinciali per cofinanziare il progetto Funivia Trento-Monte Bondone e la ferrovia Rovereto-Riva del Garda.

Al riguardo, già nell’aprile scorso, essendo io coordinatore del Gruppo di Lavoro TentoViva “Finanza ed economia mista” e nella mia veste di Presidente dell’Associazione Culturale Restart Trentino (voluta e creata dalla senatrice DONATELLA CONZATTI) nel mio libro “Ricostruire la finanza” (di cui sta per uscire la seconda edizione) avevo proposto l’emissione di Titoli di Rendita Irredimibili. Proponevo inoltre l’emissione di BOC-BOP-BOR Buoni Ordinari Comunali, Provinciali e Regionali  ai sensi dell’art. 35 della L. 23 dicembre 1994 n. 724, titoli il cui ricavato è utilizzabile solo per investimenti; che  devono avere una scadenza oltre i 5 anni; che hanno un rendimento superiore di un punto rispetto ai titolo di debito dello Stato;  che sono convertibili nelle azioni delle SpA di scopo realizzatrici dell’investimento.

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In linea con quanto scrivo nella seconda edizione del mio lavoro, propono ora che l’Ente Pubblico ottenga dalla Consob l’autorizzazione espressa ad emettere quanto meno una doppia serie di Titoli e cioè, a fianco della serie redimibile (Titoli di Debito), una serie di Titoli irredimibili (cioè di Rendita, non di debito) ovvero – questi ultimi – senza scadenza di rimborso. Infatti la legge che li regola prevede la loro scadenza minima, non quella massima. Inoltre la loro attuale già prevista convertibilità in azioni della corrispondente società di scopo, ha già in se stessa la caratteristica delle non-scadenza, poiché il titolo azionario di una SpA non è un certo un titolo di credito al quale corrisponda un debito a scadenza. Il vantaggio sarebbe triplice: 1) L’Ente pubblico non vedrebbe aumentare il suo debito; 2) l’investitore godrebbe di un rendimento maggiore e potrebbe rientrare del suo investimento vendendo i Titoli Rendita sul mercato, 3) Trento sarebbe il primo caso di utilizzo di Titoli di Rendita Irredimibili Locali al posto di Titoli di Debito.

Inoltre, la Provincia parla di un “patto con i cittadini.” Io mi auguro che a sottoscriverli siano anche turisti e soggetti esteri. Infatti, la legge parla della destinazione del ricavato, non ne riserva la sottoscrizione solo ai cittadini: anche sul piano nazionale, ove si emettessero Titoli di Rendita Irredimibili, saremmo felicissimi che a sottoscriverli fossero ad esempio soggetti esteri: in tal modo, fra l’altro, non si prosciugherebbero i depositi bancari nostrani che sarebbero drenati per correre a sottoscrivere gli assai più redditizi Titoli di Rendita.

Sarà infine molto significativa la scelta che la PAT farà circa il “taglio” del titolo, nel senso che tagli elevati sono un ovvio invito a investitori istituzionali, mentre tagli limitati sono soprattutto appetibili dai piccoli investitori privati”.

Da ultimo, segnalo che il 25 agosto scorso Banca Intesa Sanpaolo ha emesso propri Irredimibili per 750 milioni ricevendo richieste per 6,5 miliardi.

ITALIA VIVA C’E’!

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TRUMP, BIDEN, TRUMPISMO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Novembre, 2020 @ 7:17 am

Detto altrimenti: un fenomeno non solo americano    (pot 4059)

Amici, ho tradotto – mi scuserete se maldestramente – un testo inglese di Roberto Savio segnalato dall’amico Fabio Pipinato. E’ molto lungo ma vale la pena leggerlo: i danni al Mondo umano e al pianeta Terra recati dai tanti Trump esistenti, la speranza e la via per sconfiggerli.

Inizia

Adesso è chiaro che Joe Biden è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Non è agevole precedere che le manovre legali di Trump possano cambiare il risultato elettorale, allo stesso modo in cui una Corte Suprema conservatrice decise in favore di George Bush contro Al Gore, che perse per 535 voti. Anche questa Corte Suprema, al cui interno Trump ha tre simpatizzanti (scelti direttamente da lui, un record!) e solo tre non simpatizzanti, possa cambiare il risultato che deriva da così tanti stati dell’unione. Trump se ne è andato ma, è triste ammetterlo, il trumpismo rimane. Ma … questa è una situazione tipica degli USA oppure è un fenomeno più generalizzato? Noi pensiamo che in un’era di globalizzazione, dovremmo fare un’analisi più attenta. Essa ci metterà di fronte ad un’infinità di fatti, eventi e analisi, ma questo è oggi il destino del giornalismo. Ogni giornalista infatti può decidere cosa sia rilevante esaminare e cosa sia da tralasciare. Tutto ciò rappresenterà un significativo ampliamento di questa mia analisi semplificativa.

Ma innanzi tutto iniziamo dagli USA. La vittoria di Biden è frutto di un’altissima partecipazione al voto, arrivata al 67% degli aventi diritto. Nelle elezioni USA raramente questa percentuale supera il 50%, sebbene la più elevata partecipazione si ebbe nel 1900, quando si recò al voto il 73% degli aventi diritto. Ricordate che negli Usa votare è considerato un privilegio, non un dovere. Per potere votare, dovete registravi e molti stati lo fanno con una procedura che prevede molte domande, in tal modo escludendo automaticamente la parte più fragile della popolazione.  Biden ha ottenuto il più alto numero di voti, 71,4 milioni, che si confronta con i 69,4 milioni ottenuti da Barak Obama. Tuttavia Trump ha ottenuto 68,3 milioni di voti, quasi quattro milioni più del 1996, a dispetto della pandemia la quale fino ad oggi ha provocato 230.000 morti con la più grave crisi economica dalla grande depressione del 1929 e dopo quattro anni di scontri, alcuni veramente partecipati, come la questione del rapporto con i neri. Trump ha ottenuto il raddoppio dei voti delle comunità omosessuali; il 18% dei voti della popolazione di origine africana; un aumento del 6% del voto delle donne bianche; ha vinto in Florida grazie ai voti latino americani (cubani, venezuelani, portoricani). Gli USA stanno attraversando una trasformazione democratica che esacerberà ulteriormente la popolazione. L’ufficio Centrale di Statistica prevede che quest’anno la maggior parte dei 74 milioni di ragazzi non sarà di razza bianca e che da qui al 2040 la popolazione bianca scenderà al 49% di fronte ad un 51% di latini, neri, asiatici ed altre minoranze.

Il processo che ha portato alla nascita degli USA è diverso da quanto è accaduto in Europa. Esso consistette in una immigrazione di Inglesi radicali che desiderarono creare un mondo nuovo, “una città splendente sulla collina” nella quale si sarebbero lasciati alle spalle il secolarismo e la corruzione della morale. Al loro arrivo si scontrarono con gli indigeni che essi consideravano barbari privi di una religione: una situazione simile la conquista spagnola dell’America Latina. La guerra di indipendenza dalla madre patria Inghilterra rafforzò la convinzione morale della loro azione: libertà dalla tirannide e, con l’avvento della rivoluzione industriale, ondate successive di immigrati in fuga dall’Europa a causa della povertà: tutti costoro avevano culture diverse e furono obbligati ad integrarsi nella forte realtà già consolidata che si autodefinì società WAPS – White, Anglo-Saxon, Protestante. Per fare ciò gli USA inventarono i mass media come strumento per amalgamare questo miscuglio (fino ad allora la stampa europea aveva una circolazione limitata alle elite) e si servirono di due miti: la superiorità USA e il Sogno Americano.

1La conquista del West è stata una saga nazionale, insieme al cinema e agli altri strumenti di omologazione mentale. Bambini immigrati da diversi mondi reagirono con gioia al suono della tromba del VI° Reggimento Cavalleria che guidava la carica dell’attacco agli indiani. Inoltre, una forte industria della comunicazione e della pubblicità forgiò i gusti della gente. L’ abbondanza delle risorse naturali e il continuo arrivo di immigrati garantirono una continua crescita. E qui i due miti divennero un’incontestabile realtà.

1-  Il primo mito: l’eccezionalità “America”, il fatto che gli US avessero un destino diverso da quello delle altre nazioni, divenne il contenuto costante dei discorsi pubblici. Nel 1850 il presidente James Monroe rilasciò una dichiarazione secondo la quale a nessun altro paese europeo sarebbe stato concesso intervenire in America Latina. E ancor oggi una larga parte della popolazione pensa che gli USA abbiano il diritto di intervenire in tutto il mondo essendo i garanti dell’ordine e del cattolicesimo.

Per diventare cittadino USA devi dichiarare di dimenticare le tue origini, perché stai nascendo una seconda volta. L’iscrizione nel piedistallo della Statua della Libertà, che fu la prima cosa che milioni di immigrati videro dopo un lungo viaggio, riporta un testo che simboleggia molto bene il significato del mito: “ Tenete pure per voi, vecchie nazioni, i vostri fasti storici! Grida la statua dalle sue labbra silenti, “ … datemi le vostre stanche, povere, congestionate folle bramose di respirare libere, gli infelici rifiuti  delle vostre spiagge brulicanti, mandate qui da me costoro, i senza casa, i persi nella tempesta, io tengo alta la mia fiaccola a fianco di una porta d’oro”.

2- Il secondo mito, il sogno americano, fu un altro strumento del potere per tenere calmi e assuefatti i lavoratori al duro lavoro. Esso è stato parte integrante della dottrina protestante: chiunque lavorerà molto, diverrà famoso e ricco. Se voi non diventati tali, vorrà dire che non vi siete impegnati abbastanza. Questo è il mito adottato dalla chiesa evangelica: Dio ricompensa la fiducia nel duro lavoro e non la pigrizia. Di conseguenza, la povertà non è prevista a Dio. In tal modo la chiesa evangelica ha fatto molti proseliti non solo negli USA ma ovunque, dal Brasile al Guatemala: avere i poveri a favore del diritto.

L’eccezionalità degli USA è evidente se si guarda alle altre colonie inglesi. L’ Australia, per esempio, fu la meta di prostitute, ladri e falliti inglesi. Non sarebbe immaginabile che il primo ministro australiano parlasse del suo paese come bne parla il presidente USA. Nè che il premier canadese parlasse in nome di Dio o dicesse che Dio ama il Canada. Gli USA sono il solo paese al mondo che non accetta che il suo personale militare sia giudicato da un tribunale straniero.

E gli USA ebbero una conferma della propria eccezionalità e del loro ruolo di difensori del genere umano durante la seconda guerra mondiale. A dispetto dell’enorme numero di morti militari e civili russi, circa 27 milioni contro 419.000 americani, gli USA sono stati riconosciuti come il vero vincitore del nazismo e del fascismo, in quanto fu possibile vincere la guerra grazie alla loro stupefacente industria bellica in grado di costruire una nave in soli tre giorni ed alla realizzazione della bomba atomica. A seguito di ciò gli USA entrarono nell’era contemporanea con tutti i loro miti rinforzati. E il Piano Marshall, che consentì ad una Europa distrutta di risollevarsi, fu lo sbarramento contro il nuovo diavolo, il comunismo e divenne la prova della loro superiorità e solidarietà.

Inoltre gli USA diedero vita alle Nazioni Unite come all’istituzione che avrebbe evitato il ripetersi degli orrori della guerra. Si intese portare tutti i paesi sotto lo stesso tetto, e arrivare ad assumere decisioni attraverso il dialogo e la contrattazione, non per mezzo delle guerre.

Tuttavia gli animi non si calmarono del tutto, perchè la visione USA del mondo divenne una loro carta vincente, un volere la pace per potere commerciare e fare investimenti. Ovviamente questa fu la strategia del paese più forte, realizzatore del nuovo ordine mondiale, insieme al trattato di non proliferazione delle armi nucleari sottoscritto con l’Unione Sovietica e fui la strategia formulata dal diplomatico USA George F. Kennan nel 1947.

Ma una volta che le Nazioni Unite passarono dai 50 paesi membri originari agli attuali 180 e tu insisti a proclamare la libera competizione ed il libero mercato, tu diventi vittima della tua stessa retorica. Ognuno di quei paesi, infatti, in quanto membro di un’istituzione democratica, ha diritto ad un voto. Nel 1973 l’assemblea generale delle NU ha votato all’unanimità un nuovo ordine economico mondiale basato sulla solidarietà internazionale e il trasferimento del benessere dai paesi ricchi a quelli poveri, per lo sviluppo del mondo intero. Gli USA votarono con tutta l’assemblea solo che dopo elessero presidente Reagan, un ammiratore di John Wayne e sotto molti aspetti precursore di Trump. Subito dopo la sua elezione, Reagan nel 1981 prese parte al summit dei capi di Stato a Cancun in Messico e annunciò che gli USA non erano più disponibili ad essere considerati come uno dei tanti paesi e che avrebbe adottato una politica estera più conveniente egli interessi della sua nazione.

Anche all’interno Reagan operò una svolta radicale, convinto com’era che i valori della giustizia sociale, della solidarietà e dell’equità fiscale fossero un freno per l’economia e per l’intera società USA. Egli fu il primo ad introdurre l’idea che lo stato (“la bestia”) fosse gonfiato, costoso e inefficiente e nemico degli affari e delle corporazioni, che non avrebbero dovuto essere imbrigliati e lasciati liberi di esprimere liberamente la loro creatività.  Fra l’altro, volle chiudere il Ministero della Cultura, perché era convinto che la cultura avrebbe dovuto essere affidata a sistemi privati. Reagan fu un grande comunicatore e uno specialista nel dare risposte semplici a problemi complessi, banalizzando tali istanze, ad esempio per quanto riguarda l’ambiente: “Le industrie non inquinano; sono gli alberi ad inquinare!” Con Reagan gli USA ebbero molti premi Nobel ed un ottimo livello di istruzione (per pochi).

Reagan fu anche il primo a sfidare apertamente le classi elitarie e a parlare direttamente al popolo. E fu a questo punto che la storia degli USA iniziò a perdere la sua identità individuale ed iniziò a mescolarsi con la storia del mondo. Reagan e la sua analoga in Europa, Margaret Thatcher, che aveva un’identica visione della politica e arrivò a sfidare i sindacati, tagliarono la spesa pubblica, privatizzarono le ferrovie e gli aeroporti e tutto ciò che ancora fosse possibile privatizzare. La Thatcher arrivò a dichiarare platealmente che la società non esiste, esistono solo gli individui. I due insieme vararono quella che fu definita la globalizzazione liberale e si ritirarono dall’ UNESCO. La base del loro ragionamento fu che il mercato e non l’umanità stava alla base dell’economia e della società. Il segretario di Stato, Henry Kissinger arrivò a dire che la globalizzazione era il nuovo nome della dominazione USA.

E tutto ciò fu confermato da tre eventi storici. 1) La caduta del muro di Berlino nel 1989 che eliminò la minaccia del comunismo e diede al capitalismo la piena libertà di manovra; 2) Il The Washington Consensus, stabilito dal Tesoro US, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla World Bank. The Consensus stabilì che costi sociali erano improduttivi in tutto il mondo, che avrebbe dovuto essere abolita ogni barriera nazionale al fine di permettere liberi investimenti e scambi commerciali, e che avrebbero dovuto essere spinte al massimo le privatizzazioni, 3) La teoria della terza via del primo ministro inglese Tony Blair secondo la quale, poiché era impossibile frenare la globalizzazione, per la sinistra sarebbe stato meglio cavalcarla ed essere la sua faccia umana. A seguito di ciò per due decadi, sotto l’influenza americana, la globalizzazione neoliberale divenne la norma per i governi sia a livello nazionale che internazionale.

Ma successivamente nel 2008 un terremoto devastò Wall Street. Nel 1999, sotto la presidenza di Bill Clinton, era stato abolito il Steagall-Glass Regulation, adottato dopo il crollo del 1929. Questa legge teneva separate le banche di investimento dalle tradizionali banche commerciali. Uno tsunami gigantesco investì gli investimenti, o meglio, la speculazione. Il sistema bancario, libero da ogni controllo interno e – unico al mondo – anche da un controllo internazionale, iniziò di vivere una sua vita propria, abbandonando l’economia reale. E ciò andò via via sviluppandosi in chiave speculativa, fino a quando nel 2008 molte banche fallirono. La crisi si espanse in tutto il mondo e nel 2009 fallirono anche alcune banche europee. Secondo la stima OECD, il soccorso al sistema bancario avrebbe richiesto due trilioni di dollari il che equivale a 267 dollari USA per ogni abitante della terra in un mondo nel quale due miliardi di persone vivono con meno di due dollari al giorno.

Le crisi del 2008-2009 e le conseguenti incertezze e timori, indussero ad un riesame critico della teoria liberista. Per le successive tre decadi, i cittadini, i media, la società civile gli economisti, i sociologi e gli statisti denunciarono che di fatto la globalizzazione aveva esacerbato la giustizia sociale, impoverito molte persone, delocalizzato la produzione, creato diversità di crescita fra le città e la campagna e generato un grave danno al pianeta e che quindi era urgente confrontarsi con questi abusi.

Otto anni dopo George W. Bush,  a seguito di guerre e di disattenzione ai problemi sociali, nel 2009 gli USA elessero presidente un uomo con un messaggio di speranza, integrazione e pace: Barak Obama.  Ma se Obama era realmente intenzionato a cambiare un sistema che durava da venti anni, era bel lontano dal riuscire a fare ciò. Nel 2015 il Senato passò nella mani dei repubblicani e il capo di quei senatori, Mitch McConnel bloccò ogni iniziativa dell’amministrazione Obama. McConnel addirittura si rifiutò di considerare la proposta di Obama per la Corte Suprema perché entro dieci mesi ci sarebbero state le elezioni. Quello stesso McConnel che ottenne l’appoggio degli integralisti cattolici e dei tradizionalisti Amy Coney Barret a sole tre settimane del giorno delle elezioni!

Mentre i sogni di Obama iniziavano a svanire, la crisi del 2009 portò ad uno sviluppo politico senza precedenti. Incertezze e timori erano esasperati dal continuo flusso di immigrati da paesi destabilizzati dagli interventi USA e europei in paesi come Iraq, Libia e Siria, gente che fuggiva da regimi dittatoriali e dalla fame. In tutto il mondo fu un crescere di nazionalismi e xenofobia, con i regimi cosiddetti “nazionalisti” in ogni parte d’Europa e del mondo. Essi rinfocolavano l’odio contro i migranti denunciando le istituzioni internazionali come nemici non legittimati ad occuparsi di problemi interni oppure affermando che i propri cittadini erano vittime delle fabbriche chiuse a causa della delocalizzazione; invocando un glorioso passato (Brexit 2016); citando come la popolazione delle aree rurali fosse rimasta indietro rispetto al più veloce sviluppo delle città (i gilet gialli francesi nel 2018); citando la brutale annessione del Kashmir all’India nel 2019; lo scempio delle foreste operato dal presidente brasiliano  Bolsonaro; l’annessione cinese di Hong Kong. Nel 2020.

Così, sarebbe un errore enucleare ed evidenziare il solo Trump, dal momento che gli USA si stanno confrontando con una tale serie di problemi. Naturalmente ora Trump lascia scoperti i successori. Tuttavia può darsi che quello attuale sia l’inizio di un nuovo ciclo della politica … a meno che il sistema ormai sia rotto e sia solo ad un passo dal non potere più essere riattivato. La pandemia poi ha messo sul tappeto un altro gravissimo problema. I negazionisti sono un altro sintomo di come la crisi della fiducia ha eroso il paese. E a proposito abbiamo ora due sostenitori della teoria Qanon eletti in parlamento. La teoria Qanon è quella che Hillaty Clinton e molte altre importanti figure da Bill Gates a George Soros, … gather to drink the blood of young boys in the cellar of a pizzeria in New York. Trump is supposed to be the saviour. The fact that the pizzeria in question has no cellar is irrelevant.

Per ritornare agli USA, i miti dell’eccezionalità USA e del sogno americano sono svaniti.  Trump l’ha sorprendentemente indovinata se voi guardate la situazione con gli occhi di un giovane istruito. Trump è il primo presidente USA che non ha mai parlato in favore della gente: al contrario, Trump ha definito chi non lo votava come non americano. Trump ha governato con pochissime riunioni di gabinetto o con il supporto del suo staff, bensì attraverso tweets. Trump ha fatto leva sulla paura dei bianchi di fronte agli immigrati e alle minoranze; Trump ha fatto leva su legge e ordine contro ogni mobilitazione, demonizzando i partecipanti. Trump è la quintessenza del narcisismo, egli ama sollo se stesso, non si prende cura di nessun altro, e non si fida di nessuno. Trump è un esempio di misogenia, paga le tasse in Cina, ma non negli USA. Trump ha inaugurato l’era del “dietro la verità” rilasciando ogni giorno affermazioni e dichiarazioni false. Trump ha strumentalizzato la pubblica amministrazione ed il suo stesso staff cambiando frequentemente i collaboratori e assumendo solo chi accettava di lavorare secondo le sue proprie idee personali: un ministro dell’Educazione che non crede nella scuola pubblica; un ministro della giustizia che ritiene che  il Presidente sia al di sopra della legge; il responsabile dell’energia contrario all’energia pulita: è come avere affidato la banca del sangue a dei vampiri!

E’ inutile elencare i disastri che Trump ha fatto negli affari internazionali. Si è ritirato dalla Cooperazione Internazionale, dal Trattato di Parigi sull’ambiente, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; ha messo a rischio la World Trade Organization (una creatura USA); ha mostrato apprezzamento per dittatori come Putin e Kim II Jong; ha banalizzato la NATO (altra creatura USA); e potrei andare avanti ancora. Trump è il campione dell’isolazionismo americano: let is withdraw from a world in chaos, which does not appreciate us, but just wants to exploit us.  Ma noi ora viviamo in un mondo multipolare governato da molti soggetti. Per il 2035 la Cina avrà superato gli Usa come paese più forte al mondo.

Eppure Trump ha preso voti da tutti gli strati sociali ammalati della società USA. I bianchi che si sentono minacciati; la gente delle campagne che si sente messa da parte; i lavoratori disoccupati delle fabbriche delocalizzate; la classe media delle periferie che si sente assediata dai poveri; i neri diventati classe media che guardano con orrore e disprezzo la povertà della maggioranza degli altri neri; gli evangelici, felici di avere un vicepresidente alla Corte Suprema; Mike Pence e il Segretario di Stato Mike Pompeo che sono evangelici; coloro che conservano il mito del far West, il suo individualismo, il valore del macho e delle  armi; tutti coloro che vedono lo stato come un nemico  della libertà; il poliziotto che gode dell’impunità; chi ha deciso che donne, omosessuali, aborto e diritti umani stanno allontanando l’America dai valori della sua fondazione iniziale.

Tutte queste persone che erano con lui sopravviveranno a lui.  E tutto ciò in un paese dove chi non la pensa politicamente come te è diventato un nemico, in un paese dilaniato dalla pandemia, dove un americano su sei ha problemi con la sua psiche, dove ogni anno muore più gente per conflitti a fuoco fra cittadini di quanti non siano morti nella guerra del Vietnam … ricondurre il paese ad unità sarà un compito veramente difficile.

Il pensiero dei democratici è che avere puntato su un candidato avanti con gli anni e equilibrato, Joe Biden, potrebbe fare retrocedere l’empatia e il dialogo molto velocemente. Infatti, sembra che soprattutto sia stato Trump a perdere più che Biden a vincere. I progressisti guardano a lui come ad un epitome dell’establishment e lo terranno sotto pressione per essere più liberi. Noi sappiamo solo che il 6 gennaio si terrà il congresso repubblicano del senato e se il senato ritornasse sotto il controllo di Mitch McConnel, l’ostruzionismo praticato contro Obama sembrerà poca cosa.

Biden sarà sicuramente capace di smantellare molte decisioni di Trump ma, per esempio, non potrà cambiare la composizione della Corte Suprema, che rimarrà invariata per vent’anni. Egli non riuscirà ad aumentare la copertura assicurativa sanitaria. Anche l’aumento del salario minimo e la riscalettatura fiscale sarà quasi impossibile. I repubblicani torneranno ad essere i custodi dell’austerità fiscale dopo che Trump ha aumentato il livello del debito pubblico a livelli mai visti prima. E con l’aumento della povertà, l’ala sinistra del partito democratico cercherà di condizionare Biden che loro hanno eletto solo per cacciare Trump.

Trump ha perso il suo smalto, è un perdente, ma ha 68 milioni di followers su twitter, e probabilmente presto aprirà una Tv tutta sua. Egli sta per diventare un problema serio per il partito repubblicano. Continuerà a fomentare il mito delle elezioni rubate in un clima di sfida perenne. Trump è finito, ma il Trumpismo rimane. DE tutto ciò vale nel mondo intero. Fino a quando non avremo eliminato la globalizzazione liberistica, i Trump, i Bolsonaro, gli Orban e così via saranno la punta visibile di icesberg in tutto il mondo. Ma allora, cosa dobbiamo fare? Ci resta ancora un raggio di speranza per salvare la società civile. La situazione drammatica del clima ha riportato i giovani sulla scena. Inoltre ci sono altre due mobilitazioni a livello mondiale che condivido: la dignità delle Donne e della gente di colore, la battaglia contro il razzismo che non è un problema solo americano, fenomeni tutti che hanno riunito milioni di persone a combattere per la salvezza del pianeta.

Stiamo vivendo un periodo di transizione. Non è ancora così chiaro, ma possiamo solo sperare che non ci sia spargimento di sangue. In definitiva, dipenderà dagli uomini e donne nel mondo, dalla loro capacità di ritrovare valori comuni per ristabilire relazioni pacifiche e giustizia sociale quali nuovi ponti verso un nuovo mondo. Il controllo del clima e la salvezza del pianeta Terra è il compito più urgente. Ciò dipenderà da ciascuno di noi e noi dobbiamo contribuire a costruire questo ponte verso il nostro futuro.

Finisce

Amici, solo se rafforziamo l’UE potremo dare un reale contributo all’operazione di salvataggio della Nave Umanità dalla tempesta trumpista

I GIOVANI SONO IL FUTURO!

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