INCIDENTE AL FUN

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 agosto, 2017 @ 5:04 pm

Detto altrimenti: alla mia barca a vela, un FUN di nome Whisper ….. (post 2798)

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Whisper ITA 526: ferite nastrate, ormeggio di fortuna all’albero …

E dire che era regolarmente ormeggiato di prua, al suo molo! Dal lato opposto del pontile un gommone che sta per ormeggiarsi di prua anch’esso, accelera troppo e fa un balzo in avanti. Il passeggero, un ragazzino, a causa dell’accelerazione cade sdraiato sul fondo del gommone e si salva. Si salva, perché il gommone si infila sotto il pontile e va a speronare violentemente di prua la prua della mia barca. Se il ragazzino non fosse scivolato sul fondo della sua imbarcazione, si sarebbe schiantato contro il bordo (metallico) del pontile. I miei danni: strappato un ormeggio, persa una molla di ormeggio, avulsa la bitta di sinistra, sradicati i tre attacchi del pulpito di prua, aperta la prua a livello del ponte. Prima rimettere tutto a posto, stante la stagione e la (in)disponibilità degli artigiani e dei cantieri, ci vorranno un paio di mesi. Domani mattina andrò a verificare se il danno ha inciso sulla tenuta dello strallo di prua, perchè in tal caso non si potrà navigare fino a riparazione avvenuta.

Pazienza. Tutto è bene ciò che finisce bene (penso a quel ragazzino …)

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RIGUGIO MALGA GRASSI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 agosto, 2017 @ 4:00 pm

davDetto altrimenti: in bicicletta da Riva del Garda       (post 2797)

Riva del Garda, 65 mlm, Malga Grassi 1056. Dai, per comodità diciamo che ci sono 1000 metri di dislivello, per 9 metri … ecchessaràmmai!

Partire presto, io alle 07,30 … con questi caldi … esco di casa ed è subito salita, direzione Passo del Ballino. Supero la località Deva, il paese di Pranzo (strettoia con semaforo)  e in un tornante a destra ecco la deviazione a sinistra per Campi, frazione di Riva del Garda. La strada pare spianare. Pare … perché dopo la galleria S. Martino (230 metri, molto bene illuminata!) iniziano gli strappi. Si arriva a Campi. Dopo il paese, a sinistra, una stradella che ti riporterebbe a Riva per altra via, sterrata e più ripida (non l’avrei poi fatta per visa che ho pneumatici non scolpiti, da asfalto). In quel punto, “però” a destra iniziano le salite vere, quelle “da omeni”. E allora via, pedala! Tornanti, strappi, salitacce (asfaltate), si supera la zona archeologica di S. Martino, tornantone a sinistra slargato per consentire l’inversione di marcia al pulmino in occasione degli eventi fra le rovine storiche, e alla via così. Poi inizia lo sterrato, là dove la strada spiana davvero. Pochi km e sono arrivato al Rifugio  Malga Grassi. In totale 1000 m. di dislivello, 16,5 km, 90 min., consumo elettrico 60% del totale.

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                   Pronti per il ritorno …

Maccome, direte, avevi la e-bike? Scialla raga, calma … ecchè? Mi volete morto? Non sapete che io sono un V.I.P.-Vecchietto In Pensione e che il mio medico mi ha suggerito di non fare un regalo all’INPS? Cosa? Mi chiedete se con la E-bike chiunque può fare questa salita? No, la sconsiglio a chi comunque non ha già un buon allenamento.

Malga Grassi, trovate sue notizie e i recapiti in internet. Vi si arriva comodamente anche in auto, ottimo punto di partenza per i fungaioli; chi vuole può salire in bici o a piedi, al sovrastante Rifugio Pernici e poi scendere dal versante opposto verso Bezzecca, la località famosa per l’ “Obbedisco” di Garibaldi. Con mia moglie Maria Teresa quella salita l’abbiamo fatta, anni fa a piedi: molto dura. Arrivati al rifugio ci stupimmo di vedere seduti a strafogarsi di cibo certi panzoni … maccome avranno fatto a salire fin qui con quei pesi? Il fatto è che dal versante di Bezzecca si sale in auto! Questo l’avremmo scoperto dopo!

Ma torniamo all’oggi. Partito da Riva alle 07,30, arrivato alla Malga alle 09,00, un tè e via: alle 10,30 ero già ripassato da casa, cambiato abito e bici ed ero  immerso nelle fresche acque del Lago di Garda, in questi giorni a 22-23 gradi!

Good bike & good lake everybody!

 

 

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EDUCAZIONE SIBERIANA – EDUCAZIONE ITALIANA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 agosto, 2017 @ 6:33 pm

Detto altrimenti: a proposito di regole e non regole … (post 2796)

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“Educazione siberiana”, un libro (Einaudi) veramente molto, molto “duro” di Nicolai Lilin che testimonia un sistema di regole dove vige quella del più forte, del gruppo più forte, nel quale esiste una nuova, diversa morale basata su principi che per noi coincidono con l’a-moralità più che con l’immoralità. Ma tant’è … in Transnistria (una regione della Moldavia) le vicende storiche hanno portato a questo. Leggetelo, ne vale la pena.

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Altro libro che per certi aspetti fa il paio con il precedente è “Nel sonno non siamo profughi”, di Poul Goma. Da leggere anche questo. E da noi? No, da noi no, le regole – anche morali – ci sono. Esistono poi anche le regole del “diritto dei privati”, quelle ad esempio che regolano lo stare in coda agli sportelli rispettando le precedenze o quelle di cercare di conciliare la presenza dei pedoni e delle biciclette sulle piste ciclopedonali.

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Ma … quel tale Dante, quel toscanaccio dell’Alighieri … che aveva scritto? Ecco che aveva scritto: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” (Purg. XVI, 97). Anni fa mi trovavo a Monaco di Baviera per un convegno. La sera, passeggiando distrattamente, ho “invaso” con un piede (era il destro, mi ricordo benissimo!) una pista ciclabile urbana: sono stato subito severamente redarguito da un ciclista. Aveva ragione lui. ovviamente.

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Polizia in bicicletta

          Parigi o cara …

Qui da noi. Provare per credere. Un esempio. A Riva del Garda è stata realizzata una pista ciclabile quasi parallela alla pista pedonale sul lungolago Riva-Torbole. Indovinate un po’ dove passeggiano i pedoni? Ma … ce n’è per tutti: ciclisti troppo veloci, che procedono in gruppo, che superano la mezzaria. La sosta? Pedoni e ciclisti che si fermano in mezzo alla pista come se ci fossero solo loro. Pedoni e ciclisti che non si sforzano di considerare la “rotta” di chi stanno incrociando e che procedono come se ci fossero solo loro. Ciclisti sulla pedonale e pedoni sulla ciclabile: noi Italiani siamo molto creativi e gli stranieri si adeguano aiutati dalla segnaletica e dalla non-segnaletica. Elencare le mancanze sarebbe lungo e ve ne risparmio, credetemi sulla parola. Resto comunque disponibile a testimoniare con foto e filmati le mie affermazioni. La soluzione: polizia urbana in bicicletta sulle piste ciclopedonali.

P.S.: a dire il vero, oggi 3 agosto c’erano due CC con le loro enormi motociclette posteggiate all’ombra di in attesa che … si compisse qualche furto o altri reato? In funzione deterrente, insomma. Ma quelle moto, più adatte al servizio autostradale che non sulle tortuose ciclopedonali del lago … E poi due esponenti della Polizia Locale a fotografare la difficile convivenza fra scuole di surf e bagnanti. Tutti e quattro indifferenti alle violazione delle norme di circolazione sulle due piste, ciclabile e pedonale, e soprattutto indifferenti di fronte a un ragazzino che scorazza avanti e indietro pedalando sempre “in impennata”, ovvero in equilibrio sulla sola ruota posteriore. Evvabbè … mi direbbero a Roma, ecchè vo’ sta’ a spaccà er capello … nun t’applicà tanto … a te che te frega? E  poi … er regazzino, se diverte, che ha da fa?

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VENEZUELA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 agosto, 2017 @ 7:29 pm

Detto altrimenti: a pensar male … (post 2795)

Venezuela quasi come un altro paese che si affaccia sulla sponda est del mediterraneo … Una sorta di autogolpe questa volta a livello di riforma costituzionale … in un paese ricco di petrolio e materie prime che arricchiscono le multinazionali e impoveriscono la popolazione e “ricco” di droga. Droga? Come si fa a non pensare che ci possa essere un collegamento fra i giri miliardi di dollari del narcotraffico e quanto sta accadendo in quel paese? Dice … ma i militari sono fedeli al presidente …. Dico: appunto …basta promettere la triplicazione dei loro stipendi ai gradi bassi e qualcosina di più a quelli alti e il gioco è fatto, tanto ce n’è per tutti (per tutti quelli del giro, s’intende, non per la massa della gente), visto che la droga rende il 10.000 % ed oltre.

O no?

(Le Nazioni Unite stimano che nel 2009 il traffico di cocaina abbia fruttato complessivamente 84 miliardi di dollari. E nel 2017 e seguenti?)

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PEDALANDO CON LUCIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 agosto, 2017 @ 6:33 am

Detto altrimenti: si … con la Lucia della Roma-Bruxelles a pedali (v. post precedenti)   (post 2794)

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          Rari nantes in gurgite vasto …

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FIAB unisce! Infatti tutto inizia da FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta (e gli amici dei miei amici sono miei amici). Lucia da Bologna si rivolge a Fiab Trento, Presidente Guglielmo Duman, che mi delega. Io – insieme ad alcuni colleghi fiabbini, v. post precedenti – organizzo la “copertura” della tratta Borghetto-Brennero della sua pedalata pro UE da Roma a Bruxelles (v. post precedenti). Poi … poi diventiamo amici a prescindere (dai pedali). Dai pedali? Si, infatti domenica scorsa l’Altogarda Trentino l’ha battezzata a vela! Ieri invece, abbiamo pedalato: lei sulla mia mtb Wilier, io “elettrizzato” sennò chi le sarebbe stato dietro co’ ‘sti 40 anni di differenza fra noi due?

(Sugli altri viaggi – questi non in bicicletta – di Lucia in Israele, Bosnia e Siria riferirò presto con altro post)

davSiamo partiti alle 08,00 da Riva del Garda (65 mlm) direttamente in salita verso e sulla strada provinciale ex SS 421 dei Laghi di Molveno e Tenno, che porta, verso nord, al Passo del Ballino (765 mlm), valico che mette in comunicazione le Valli delle Giudicarie Esteriori con la parte settentrionale del Lago di Garda, collegando Ponte Arche (frazione di Comano Terme) a Riva del Garda. Il passo prende il nome dal minuscolo paese che lo incorona alla sommità, quasi una sorta di storico dazio o di porta a difesa da attacchi nemici. Dal passo scende a Riva il torrente Varone con le sue belle cascate ed inoltre, la mattina, scende sulle acque del lago di Garda il vento “Balin” o “Balinot”, in genere con una forza che è grosso modo la metà di quella del vento (il “Sarca”) che scende a Torbole dalla Valle del Sarca. I due venti (entrambi brezze termiche) poco più a sud si uniscono per formare il Pelèr, quello che “fa il pelo” all’acqua, e che, verso mezzogiorno, lascia il passo alla brezza da sud, la più famosa “Ora” del Garda.

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      Ricordo di Don Lorenzo Guetti

C’è poco traffico in discesa verso Riva, la mattina, quasi nullo in salita. Io procedo utilizzando la modalità “eco” ovvero il primo livello di “aiuto elettrico”. Nei punti più ripidi inserisco il secondo livello (“tour”). La pendenza è intorno al 6-7%. Superata la località Deva, il bivio a sinistra per la località Campi e il paese di Pranzo, in 9 km arriviamo alla fontana di  eccellente acqua, di cui facciamo il pieno. Indi dopo un ulteriore km di falsopiano-leggera salita, raggiungiamo l’albergo Lago di Tenno. Chi voltasse a destra, scenderebbe a Riva del Garda per la “vecchia” strada, molto più panoramica (e a tornanti) di quella “nuova” che abbiamo percorso per la salita. Noi prendiamo a sinistra e superiamo sulla destra, in basso sotto di noi, lo splendido smeraldo del Lago di Tenno. In altri  5 km (1/3 in falsopiano, 1/3 in salita ed 1/3 all’ 8-9%) raggiungiamo il Passo del Ballino. In totale abbiamo percorso 15 km in 90 minuti (consumo elettrico circa 30% del totale disponibile).

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“La conosci quella?” “No, è la prima volta che la si vede qui sul lago …”

Appena dopo il passo, prendiamo a sinistra la vecchia strada romana, sterrata, in leggera discesa, immersa nel bosco che ci porta alla base (2 km) del Paese di Balbido (il paese dipinto, per via dei suoi murales, paese che non raggiungiamo). Infatti ci immettiamo a destra sulla Fiavè-Balbido e con una leggera salitella raggiungiamo Fiavè. Discesa fino a Vigo Lomaso e foto davanti alla casa natale di Don Lorenzo Guetti, fondatore della Cooperazione Trentina. Subito dopo, discesa veloce per ripidi tornanti a Ponte Arche. Sosta al bar. In totale abbiamo percorso 28 km.

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                          Pediluvio lacustre

Qui prendiamo la SP in direzione Trento. La strada, inizialmente in leggera salita, è abbastanza trafficata e talvolta le auto che la percorrono sembrano avere una fretta indiavolata. In parte è “assistita” da una pista ciclabile (nella quale ci buttiamo a capofitto!), fino a raggiungere – finalmente! – la ciclabile del Maso Limarò che si snoda sulla vecchia sede stradale e sovrasta un bellissimo canyon. Peccato che il Maso sia chiuso e non nel senso di “riposo settimanale” ma nel senso che proprio non riaprirà più: infatti noto che tutte le attrezzature “adventure” (ponte tibetano, cavi sospesi, parete di roccia attrezzata, etc.) sono state smontate. Evidentemente non tornavano i conti. Peccato. Lo superiamo, raggiungiamo la fine della ciclabile e con tre larghi tornanti in pochi km raggiungiamo il paese di Sarche. In totale 40 km.

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                            Lucia o … Eva?

Qui superiamo ed evitiamo la ciclabile Sarche-Pietramurata che piega a destra verso sud (“Riva del Garda km 25”) e ci dirigiamo in pianura verso nord su sentiero sterrato fino al Lago Toblino. Breve sosta al bar del castello, dove gli amici gestori ci offrono l’aperitivo. Da Toblino torniamo a Sarche, pieghiamo leggermente a sinistra, costeggiamo su SP poco frequentata il ramo del Sarca che conduce al Lago di Cavedine (altri 9 km, in totale 49) dove ci fermiamo per una super insalatona al Centro Velico-Bar-Ristoro “Wind Valley” dell’amico Andrea Danielli. Dopo quattro chiacchere, un rinfrescante pediluvio lacustre e una breve sosta, torniamo verso nord per 2 km, attraverso a sinistra il Sarca su ponte ciclabile e ci immettiamo sulla ciclabile che scende da Pietramurata a Dro (centro storico, fontanella, dimenticati occhiali su muretto, tornato a prenderli da Ceniga. Stop) e quindi a Ceniga: compiamo una breve deviazione per una visita al bel Ponte Romano e quindi, tornati sulla iclabile, raggiungiamo Arco (sosta gelato) – il Lago di Garda – Riva del Garda. In totale abbiamo percorso 80 km in otto ore, comprese ovviamente le numerose soste per le tante fotografie, i diversi spuntini e le illustrazioni della geografia e della storia locale, della serie ce la siamo presa comoda!

NNNN.BBBB (infatti si tratta di ben quattro N.B.!)

Dal Centro Velico del Lago di Cavedine citato si può proseguire verso sud costeggiando l’estremità sud del lago. Dopo una salitella di 1,7 km al 3-4%, si scende prima dolcemente e poi di volata, su strade carrozzabili fino a Drò. A destra, la vista della “ruina” dantesca, le famose “marocche”.

In salita Lucia sta rispettosamente dietro di me. Ma nelle discese … chi la vede più? Vola e mi aspetta in fondo … viva la gioventù!

La tratta più “pericolosa”? Il lung lago Torbole-Riva del Garda, attraversato da guinzagli con cane attaccato, asciugamani, palloni da calcio, bici posteggiate di traverso, bagnanti e pedoni tipo che ci sono solo io e poi glialtrichisseneimporta, colleghi velo-ciclisti troppo veloci, etc. etc..

Consumo elettrico totale: 80% (occorre considerare che in salita io spingo molto sui pedali, il che fa risparmiare carica elettrica. In pianura talvolta la escludo e talvolta, per puro sfizio, mi diverto a fare scatti veloci, il che invece aumenta il consumo.

Fine, per ora e … alla prossima!

Good E-bike everybody!

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GRUPPO INIZIATIVE VARONE – COMPAGNIA DI CANTO ARMONICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 luglio, 2017 @ 7:08 am

Detto altrimenti: canto in “provincia” di Riva del Garda       (post 2793)

Varone, un bel quartiere pedemontano a ridosso della montagna rivana, collegato al “capoluogo” Riva da una splendida pista ciclabile. Una chiesa ora inserita in una nuova area pedonale, nella quale ogni domenica, noi Trentini mezzi Rivani saliamo da Riva per ascoltare Padre Franco … Capirete che ieri sera, fra la Carmen rivana di MusicaRivaFestival e “Un americano a Riva” (cioè … a Varone!) ho scelto la accattivante chiesa (sconsacrata) del Pernone nella quale si sarebbe tenuto il concerto canoro.

La navata piena di pubblico. “Navata” … non a caso la Chiesa ha assunto terminologia marinaresca … navata della chiesa come una carena rovesciata …  la Chiesa come nave condotta da un Nocchiero …

La presidente Elisa Luppi soprano lei stessa. La presentatrice …. (grazie se gli amici che leggono me ne diranno il nome). L’ospite d’onore il mezzo tenore – baritono Alan Dornak. I cantanti Carla Bottesi, Jerta Pizzini, Sabrina Schneider, Guido Chierichetti, Guido De Nittis. Maestro accompagnatore al piano, direttamente dalla Scozia, Derek Henderson.

I brani eseguiti

  • davHaendel, da Flavio: “Amor nel mio pensar”
  • Haendel, da Riccardo primo Re d’Inghilterra, “Vado per obbedirti”
  • Rossini, da Il barbiere di Siviglia, “Una voce poco fa”
  • Donizetti, dal Don Pasquale, “Signorina in tanta fretta”
  • Gershwin, da Porgy and Bess, “Summertime”
  • Thomas, da Mignon, “Kennst du das Land”
  • Verdi, da La Traviata, “Di provenzal il mar, il suol”
  • Rodgers-Hammerstein, da Oklahoma, “Oh what a beautiful morning!”
  • Delibes, da Lakmè, il duetto dei fiori “ “Dome epais le Jasmin”
  • Giordano, dall’ Andrea Chenier, “La mamma morta”
  • Brown, “Someone to fall back on”
  • Strauss, da Die Fledermaus, Il pipistrello, “Chacun a son gout”
  • Kander, da Chicago, “Mr. Cellophane”

Insomma, bel canto per tutti i gusti. Alta la qualità degli interpreti, vocale e teatrale. Un grande regalo per tutti noi, che siamo stati invitati a fare un’offerta libera visto che l’ingresso era libero,  ben volentieri, offerta ben meritata!

Se gli organizzatori leggeranno queste poche righe (assolutamente non all’altezza della loro prestazione, mi vorranno scusate!) mi avvertano (riccardo.lucatti@hotmail.it) in casi analoghi che passerò la notizia alla Redazione di Trentoblog per la pubblicazione, redazione alla quale peraltro possono anche rivolgersi direttamente a nome mio (info@trentoblog.it).

Ancora BRAVI! E Grazie da parte di un “concorrente” … visto che io sono il tesoriere dell’Associazione Rivana Amici della Musica (chissà che non si riesca ad organizzare un vostro concerto nell’ambito del nostro programma …)

Viva il Bel Canto, viva la Musica! Viva Varone! Viva Riva!

P.S: mi scuso per la (scarsa) qualità della foto: ne ho scattate molte, con il telefonino, ma non era lo strumento adatto … se me ne mandate una ben fatta, la sostituisco alla mia! Grazie.

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DA TRENTO AL BONDONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 luglio, 2017 @ 6:23 am

Detto altrimenti: in funivia          (post 2792)

Ma insomma, alcuni sono riusciti ad andare dagli Appennini alle Ande; altri dalle Alpi alle piramidi e dal Manzanarre al Reno; altri ancora sulla luna … e noi? Noi non siamo capaci di andare – in funivia – da Trento a Trento 2000, alias al Bondone? L’Adige di ieri riporta lo studio su questo progetto il cui costo sarebbe di circa 40 milioni: opera pubblica, mista o privata?

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Malcesine-Monte Baldo

Il denaro, sia pubblico che privato, non esiste “a tasso zero”. Esso ha comunque un costo checchè ne dicano le varie pubblicità di vendita auto. Ugualmente l’ammortamento deve essere fatto sull’intera somma investita, ancorchè – ad esempio – una parte sia stata “regalata” al progetto da parte dell’ente pubblico. E poi, i costi ed i ricavi della gestione? Quali sarebbero? Non è semplice far quadrare i conti. Tuttavia questa sembra essere la volta buona, perché gli estensori del progetto stanno portando a termine di paragone le numerose funivie dello stesso tipo che, in zona e non, sono in attivo: Malcesine, Renon, Aosta; Merano, Innsbruck, Siusi, un utile diretto oltre al notevole indotto.

L’indotto … e qui ritorna il mio discorso a pedali: quante migliaia di ciclisti potrebbe attrarre e drenare la nuova funivia per portarle in quota e farle planare in diverse direzioni, prima fra tutte il Lago di Garda che prima o poi – si spera prima – sarà incoronato dalla pista ciclabile più bella del mondo?

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FERMARLI IN LIBIA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 luglio, 2017 @ 3:08 pm

Detto altrimenti: una non-soluzione del problema (post 2791)

Immigrati? Fermarli in Libia, soluzione parziale anche un pochino ipocrita. Infatti …

  • download (1)Ignoriamo la nostra responsabilità storica e “multinazionale”: ovvero ignoriamo i secoli di politica coloniale-imperialistica che l’Europa ha condotto contro il resto del mondo.
  • Ignoriamo la perdurante azione delle multinazionali che continuano ad accaparrarsi terreni e materie prime impoverendo quelle popolazioni.
  • Ignoriamo le stragi e le violenze subite da chi in Libia non ci è nemmeno arrivato e ciò che dovrà sopportare che vi ci viene fermato.
  • Non ci ribelliamo sufficientemente al mancato contributo degli altri paesi dell’UE che prendono l’UE “alla carta”: questo si, questo no, il muro si, etc.. mentre noi potremmo effettuare i versamenti all’UE “al netto” delle somme non pagateci dagli altri membri a fronte delle immigrazioni.

(Il libro di cui sopra? Leggetelo, poi ne parliamo insieme …)

 

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Le strisce! Regaliamole le strisce!

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Fino a qui la problematica. Dice … e la soluzionatica? Può arrivare solo dagli Stati Uniti d’Europa, che potrebbero coinvolgere altri Stati Uniti già esistenti a modificare la politica mondiale, prima che il mondo ci scoppi in mano.

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FIRMARE IL PROPRIO LAVORO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 luglio, 2017 @ 6:27 am

Detto altrimenti: non è protagonismo       (post 2790)

Post del 30 novembre 2015, lo trovate cliccando “giovani”, consigli nn. 12 e 13: consigliavo ai giovani di cercare di firmare sempre il proprio lavoro. Una grande finanziaria, due sedi: io ed altri a Torino, “loro” a Roma. A Torino il Capo, a Roma il gran capo (notate l’uso delle maiuscole e minuscole!). Quando noi “torinesi” facevamo un lavoro, lo dovevamo mandare a Roma. Ovviamente lo firmavamo. Il gran capo romano ci disse: “No, non firmate … tanto io so chi lo ha fatto …”. Così poi “loro” per spenderselo con l’Amministratore Delegato avrebbero evitato la faticaccia di … doverlo ricopiare! E’ storia, credetemi!

downloadIl concetto di delega, di operare per progetti, di rispettare l’autonomia, la responsabilità ed il potere del capo-progetto, spesso è ignorato, violato, frainteso. Vuoi difendere lo spazio operativo a te delegato? Ecco, ti accusano di protagonismo! Vuoi firmare ciò che hai fatto? Peggio che mai!

Ciò accade perché il capo (lo scrivo con la minuscola non a caso …) alla vecchia maniera si sente in cima alla catena dell’Autorità anche se spesso manca di Autorevolezza (1). Sa operare solo per organigrammi e non per funzionigrammi. Non è degno di essere a capo di nulla, ma tant’è … spesso lo è. Vi rimando al mio post “Gestire una Spa” del 25 maggio 2017 (cliccate: spa, gestire una spa). Una SpA … ma quanto sopra vale anche in ogni altro ambito: associazioni, circoli, insieme di persone d’ogni genere e tipo: è un fatto di cultura, ovvero di “insieme di conoscenze”, in questi casi di conoscenze mancanti, cioè di non-cultura o di “cultura dell’errore”. Infatti quel “capo” demotiva le proprie strutture e sperpera il maggiore fattore della produzione, che non è né il capitale né il lavoro, bensì la “motivazione dei lavoratori, degli associati, dei partecipanti al gruppo, etc.”.

Ma non è solo l’inesperienza e/o l’ignoranza del ruolo che fa commettere questi errori: talvolta è un sorta di malafede consapevole. Infatti, in presenza di organismi in crescita, può accadere che il capo (con la lettera minuscola) cerchi di trasformare l’organismo a fini sostanzialmente diversi da quelli istituzionali, ad esempio politici o di “emergenza personale”. Conosco personalmente alcuni casi di questa metamorfosi: uno per tutti, un’associazione di volontariato sociale in cui questa metamorfosi si è attuata.

E poi c’è il simbolo. Infatti,  ogni ente, associazione, spa, partito, gruppo ha un “simbolo” nel quale si riconosce e che funziona da catalizzatore unificante. Orbene, se una persona, foss’anche il creatore del simbolo, cercasse di appropriarsene, ovvero di farlo diventare sua proprietà privata, il simbolo da elemento di unione diventa elemento di divisione (v.post 17.11.2016, simboli al potere).

L’unico caso in cui si giustifica – anzi è necessario – l’accentramento, è quando gli organismi si riducono, si contraggono: ovvero nelle fasi di decrescita. Negli altri casi, quando gli organismi e espandono, l’accentramento è un fattore limitativo della crescita e/o snaturante l’organismo originario.

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(1) Autorità, ciò che viene dato da altri. Autorevolezza, o uno ce l’ha “di suo” o non c’è niente da fare …

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IL PRIGIONIERO SUPERBO E LA SERVA PADRONA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 luglio, 2017 @ 2:52 pm

 

Detto altrimenti: … di GB Pergolesi, Musica Riva Festival a Riva del Garda   (post 2789)

La serva, Serpina, cattura l’amore del padrone Uberto e lo tacita, lo comanda, gli si impone: una piccola opera buffa, se vogliamo.

sdrIl Pergolesi nel 1733 compose fra le altre l’opera “Il prigioniero superbo” che ebbe un gran successo per … l’intermezzo “La serva padrona, stizzoso mio stizzoso”, che veniva rappresentato fra i due atti dell’opera seria. L’altra sera, nel suggestivo scenario del cortile della Rocca di Riva del Garda, l’orchestra olandese The Britten Youth String Orchestra, diretta da Loes Visser, ha eseguito – oltre ad altri brani – questo intermezzo. Voce soprano eccellente … che poi era una violista dell’orchestra (quanti di loro suonavano più d’uno strumento!) … ma … come si chiamava quella ragazza? Già, perché come dice il nome stesso dell’orchestra (Youth, giovinezza), i maestri (tali sono anche se non ufficialmente) erano giovanissimi!

Altri brani eseguiti

  • Astor Piazzolla, Liebertando
  • Dimitri Shostakovich, Polka
  • Malcom Arnold, Concerto per due violini
  • Max Bruch, Romanza in FA Mag. Op. 85
  • Gioacchino Rossini, La pastorella delle Alpi (1)
  • Antonin Dvorak, Serenata per archi in MI MAG. Op. 22

Applauditissimi! Bravissimi ragazzi! Viva Riva, Viva la Musica!

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(1) In questo brano compare l’utilizzo dello jodel, vocalizzo che da secoli veniva utilizzato nella Svizzera centrale per richiamare il bestiame o per una richiesta di soccorso. Il termine “Jodeln”, in riferimento ai cantanti, era stato utilizzato per la prima volta nel 1796 da Emanuel Schikaneder.

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