UNA PASSIONE CHE VIENE DA LONTANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 dicembre, 2017 @ 7:19 am

Detto altrimenti: lo sci ….   (post 2974)

Io classe ’44. A 17 anni, per caso, una gita scolastica: da Genova alle grotte di Frabosa Soprana, in inverno (!) con le scarpe da città (!). Grotte niente perché erano allagate. Freddo pazzesco ai piedi. Gente che sciava, noi no. Torno a casa, acquisto un paio di scarponi (marca Munari, tre stringhe, ottimi per l’epoca) usati ma in ottimo stato da un socio del CAI. Gli sci … downloadrimedio un paio di quelli d’una volta, con il dorso gobbato … applico strati di lacca, cambio gli attacchi montando il “formaggino” della Marker, abbigliamento un po’ rimediato qua e là e via! Torno a Frabosa, prendo lo sklift “Punta Croce”, arrivo in cima (già un successo!) e… e ora come si fa? Ecco l’esordio. Poi, via via … mi sono attrezzato: gli sci, i Devil Rosso della Persenico parcheggiati in … camera da letto, tanto erano belli (poi White Star della Kneissel, Rossignol Strato, Alu Fischer). Attacchi Nevada cinghia lunga che fa più figo. Per andare sulla neve, gite auto organizzate, sveglia alle 03,50, prima seggiovia alle 10,00 rientro a casa a mezzanotte. In totale fra andata e ritorno, 360 km in pullman.

26 MARZO 2014 PAGANELLA (20)

          Volare, oh …oh …!

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Da trent’anni abito anzi vivo benissimo e molto felicemente a Trento. Sveglia alle 07,00, viene un amico a prendermi alle 07,40, alle 08,30 prima funivia ad Andalo per salire in Paganella, prima sciata alle 08,45, rientro a casa per pranzo alle 13,15. Quale differenza abissale! (Qui a fianco, qualcuno ha lasciato una particolare traccia di “fuori pista”!)

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WP_20150303_006Dice … ma che .. scii sempre e solo in Paganella? No raga, scialla … calma … è che io ormai vado a sciare in Paganella come un cittadino di Roma va a farsi una partita a tennis che fra andare, giocare e tornare a casa gli ci vuole tutta la mattina, gli ci vuole! Poi mi concedo anche altro, soprattutto il Passo del Tonale anche perché. Anche perché cosa? Cosa? Ebbè, perché la Carosello Tonale SpA l’ho ideata (nome compreso) e co-fondata  io 30 anni fa, al Passo ho molti amici (fra tutti cito Giuseppe Panizza, v. foto) … e poi … il Tonale, luogo di parte della mia gioventù lavorativa vi pare poco? Ieri è venuto a trovarmi Flavio Mosconi, all’epoca sindaco di Vermiglio, persona con la quale Giuseppe ed io abbiamo lavorato in favore dell’economia del Passo proprio con la Carosello Tonale. Flavio sta per pubblicare un opuscolo commemorativo della nostra azione d’allora. E’ un po’ come rivivere quei tempi. Grazie Flavio, grazie Giuseppe, grazie Tonale!

(Maggiori dettagli nei miei post, cliccando Tonale, ISA)

3 - Eccomi

Alla Malga Zambana … per un saluto agli amici e un buon pranzetto!

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P.S.: Evvabbè, lo confesso, dopo avere pubblicato questo post sono andato a farmi le mie tre ore di sci in Paganella. Era qualche giorno che “mancavo” … se ne sono accorti gli addetti agli impianti (“Eri in ferie?” Mi chiedono, tanto siamo amici … In ferie … evidentemente  quando io sono a sciare mi considerano al  lavoro … uao!) e anche il gestore della Malga Zambana, Mirko: “L’è un pez che non ne vedemeri malato?” Insomma, mi controllano (amichevolmente!). Eppoi (eppoi) a sciare mica ero da solo! Intanto c’è Claudio, un nonno come me eppoi (v. sopra) in questi giorni ci sono anche Alessandro, nato a Bologna e residente lavorante in Venezuela e la bella Erica di Legnago (ciao Erica, le spalle … le spalle sempre a valle e le mani avanti! Dice … “La fai facile tu che … quanti giorni hai detto che scii all’anno? Quanti? Cosa? 50? Vergognati!”  Naturalmente ho dato loro il mio bigliettino da visita-blogger … vedremo se mi leggono:  domani si replica, appuntamento alla funivia alle 08,45!

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PROFUGHI A NATALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 dicembre, 2017 @ 6:29 am

Detto altrimenti: una mia poesiola per non dimenticare                       (post 2973)

Natale … e gli Altri?

E’ solo per caso che vivi /in questa tua piccola / ingiusta / riserva di gioia / che invano / a te stesso / vorresti celare.

E gli Altri / (son tanti) / innalzano voci / a incidere il marmo / di un mondo / che ha chiuso le porte / per non farli entrare.

E gli Altri / (son tanti) / percorrono tristi / usuali sentieri di morte / e dolore / insieme a speranze / lacerate da scogli / che strappan dal cuore / brandelli di fede / e di futuro.

imagesE gli Altri / (son tanti) / seguono muti la rotta / di chi li precede / e guardano avanti / ben oltre quel liquido muro.

Il tuo sguardo li vede / e subito tendi la mano / a chi ti è vicino / e un poco lo aiuti /nel suo lungo / insicuro / cammino.

E gli Altri? / (Son tanti) / a quale destino?

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NATALE A RIVA DEL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 dicembre, 2017 @ 6:09 am

gennaio 06 neve e Rika (15)Detto altrimenti: una mia poesiola …. (post 2972)

Le Pietre / antiche di storia / sfiorano passi curiosi all’ascolto / di voci / di sguardi / di vele.

 Lo Spazio / del Lago /distende il suo ampio mantello / al cammino / e regala più tempo / al Natale.

 L’Acqua / smorzata dal molo / applaude il concerto di sartie / che il Vento tintinna / al Bambino.

 Le prue / d’intorno non vedo / ricurve / di gondole o gozzi / adornati all’Attesa / in calli ristretti o in creuxe del ma’.

Non sono sul Mare / io sto camminando all’Incontro / sulla Riva del Garda.

 

Buon Natale e tutte e a tutti!

 

 

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NATALE CONDOMINIALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 dicembre, 2017 @ 9:33 pm

Detto altrimenti: mica tutti ce l’hanno …    (post 2971)

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btyE’ proprio così. Ogni Natale noi del Condominio Magnolie festeggiamo un momento natalizio in comune, nell’atrio di uno dei nostri portoni. Una sera prestabilita, ognuno porta qualcosa di buono da mangiare e da bere … ma tutti la disponibilità allo “zusammen bleiben”, allo stare insieme. Impariamo a conoscerci meglio, a darci del tu, a sorridere mentre ci scambiamo il saluto. Ogni anno si aggiunge qualche new entry, un nuovo condomino, e ogni anno il nostro gruppo sia arricchisce di Umanità. Quattro chiacchere, ricordi comuni, una storiella, una poesia. Il freddo dell’atrio dell’entrata sparisce ben presto cancellato da qualche buon bicchiere di vino e dal calore umano dell’Amicizia. Di solito io fotografo il gruppo dei convitati. Quest’anno ho voluto cambiare e pubblico la foto del vialetto di accesso al palazzo, con una magnolia innevata. Condominio Magnolie, appunto … Buon Natale anche a te!

 

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I ROMANZI DEI NUMERI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 dicembre, 2017 @ 6:17 am

Detto altrimenti: i numeri affascinano, anche i romanzieri …       (post 2970)

  • 2008: Paolo Giordano ci ha regalato la sua prima opera “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori): i dolori della vita dall’infanzia all’età adulta.
  • 2015: Umberto Eco con “Numero zero” (Bompiani): le deviazioni della stampa e della storia.
  • 2017: Marco Paolini e Gianfranco Bettini: ” Le avventure di Numero Primo”(Einaudi).

downloadEcco, i primi due si, li ho letti. Il terzo no, non ho ancora fatto in tempo. Tuttavia ieri mi sono stato al Teatro Sociale ad ascoltare Paolini nel suo monologo di ben due ore sul tema del libro: il rapporto fra l’uomo e la tecnologia, fra la fiducia e la speranza, fra il naturale e l’artificiale (“la sbarra del telepass: vi ispira fiducia o speranza … che si apra?”)

Naturale cosa? Paolini afferma che per lui è naturale tutto ciò che esisteva al momento della sua nascita … al massimo anche tutto ciò che è stato inventato fino ai suoi vent’anni. Dopo esiste il “difficilmente accettabile.

Il monologo. Un super cervello elettronico ha ricevuto addirittura il Premio Nobel ma nel frattempo la sua coscienza interna di è sdoppiata: una genera un figlio, l’altra lo vuole sezionare per carpirne la tecnologia. E l’uomo? L’uomo diventa preda se non addirittura schiavo della tecnologia che lo perseguita perché egli vuole difendere quel “figlio”.

Fuori del paradosso, già oggi l’uomo è schiavo della tecnologia. Se gli rubano o smarrisce lo smartphone; se non riesce a collegarsi in internet; se dimentica a casa le carte di credito entra in ansia. Ma, ancora, se telefona alla sua compagnia di assicurazioni e viene fatto passare attraverso una stringa di successivi “digiti tal numero” … fino a quando esausto, rinuncia a risolvere il proprio problema. O infine è schiavo quando si sente dire “la procedura non lo prevede, non lo consente”.

Ecco, siamo già arrivati all’uomo-procedurato, al legislatore-per-schemi, ai tagli-e-agli investimenti-lineari, all’uomo disumanizzato. Termino con un esempio virtuoso: il Sindaco di Firenze Giorgio La Pira stava assegnando le case popolari. I suoi gli fecero osservare che i criteri di equità che egli stata applicando non corrispondevano quelli previsti dalle leggi. Rispose: “Io assegno le case, voi andate a cambiare le leggi”.

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CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 dicembre, 2017 @ 1:29 pm

Detto altrimenti? Contro la violenza sulle donne … e come dirlo altrimenti sennò?   (post 2969)

Giovedì 21 dicembre ore 18,00 – Urban Center Rovereto, Corso Rosmini 58 – Rovereto

FullSizeRenderUn appuntamento importante. Ovviamente l’ho inserito nel post degli avvisi, ma non basta, ho sentito la necessità di farne un post apposito. Infatti la conferenza dibattito – al quale tutte e tutti voi siete caldamente invitati – ben si inserisce in un clima luccicante e festoso, proprio perchè tale non è per tutte, per tutte le Donne vittime di maltrattamenti e violenze intendo, per le quali il Natale aumenta – per il contrasto che esse vivono – la propria sofferenza. Quindi non siamo “fuori tema”. Violenza che non è solo fisica, ma – altrettanto grave – anche psicologica, di isolamento culturale e affettivo, di parole gridate e non dette, di palese diseducazione della prole, di insulti e minacce … spesso di fronte ai figli piccoli.

Ma la violenza sulle donne è testimoniata anche dal fatto che si debba ricorrere ad una legge per stabilire la parità di genere nelle liste elettorali; che il lavoro delle donne sia mediamente retribuito meno degli uomini; che la politica fatta da una donna possa essere impunemente (ecco il punto!)  definita con espressioni al livello della peggiore  volgarità adolescenziale.

Anticipo che si tratta di un evento inedito, fra i primi che affronta il tema della violenza alla radice: ovvero come prevenire e modificare il comportamento dei maltrattanti. Un invito a seguire le indicazioni della Convenzione di Istanbul del 2011: solo 6 Comuni in Italia si sono adeguati a tali indicazioni, e Trento e Bolzano sono tra questi.

Introdurrà la conferenza Donatella Conzatti. Relazioneranno Anna Conigliaro Michelini, Direttrice della Fondazione Famiglia Materna e Emanuela Skulina, Responsabile della Segreteria Organizzativa RELIVE.

Scrive Donatella Conzatti

“La violenza sulle donne è un problema che parte dagli uomini e che solo gli uomini possono risolvere.   La conferenza promossa dal Forum Parità mira a fare una prima presentazione ed una valutazione delle iniziative in atto a quattro anni dall’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul, che prevede la rieducazione dei maltrattanti quale parte integrante della strategia per il contrasto alla violenza di genere.  Il nuovo punto di vista introdotto dalla Convenzione per affrontare il troppo diffuso problema della violenza – che si aggiunge al lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e ai sostegni concreti a favore delle donne che hanno subito forme di violenza –  è quello di una maggiore consapevolezza del maschile. E si traduce in interventi sui maltrattanti per la loro rieducazione e per evitarne l’impunità. Ma anche in un messaggio di cambiamento che parta dalla maggioranza degli uomini e rivolto agli uomini maltrattanti.  L’Associazione Relive è la Rete nazionale dei Centri per autori di violenza. Centri che a diverso titolo operano nei confronti degli uomini autori di violenza sulle donne, sia gestendo servizi, sia svolgendo attività di promozione culturale sul tema della violenza maschile. Per il Trentino ne fanno parte, Fondazione Famiglia Materna e Associazione ALFID che esprimono le relatrici di questo inedito momento di confronto. La rete Relive si è costituita nel 2014 ed è stata accreditata dal Dipartimento per le Pari Opportunità al Tavolo di lavoro sul Piano d’azione nazionale straordinario contro la violenza sessuale e di genere.  Inedita è la data della conferenza, volutamente non inserita nella settimana contro la violenza sulle donne ma in un periodo per molti luccicante e per alcuni sacro, perché ogni giorno le donne che soffrono e muoiono per “mano” altrui.

La vostra presenza sarà un regalo natalizio di solidarietà. “

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UNA STORIA VERA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 dicembre, 2017 @ 8:04 am

Detto altrimenti: “Carmelina”       (post 2968)

Questo è un POSTALTRUI, ovvero non è farina del mio sacco, bensì farina che ho letteralmente estorto all’autrice. Un racconto leggero ma. Ma cosa, direte voi …? Ma non tanto leggero, se lo si sa leggere. E poi c’è la neve, che se non fosse per quella citazione del mese di febbraio avrei potuto “vendervelo” come racconto di Natale, ma vabbè, fa lo stesso, va bene così … fa istess, va bin parei … visto che la storia si svolge in Piemonte!

Inizia

E’ vero che la bellezza di una persona può favorire il suo successo in molte circostanze della vita? E se è vero, è giusto che sia così?”  Era questo il tema di un dibattito semiserio che ricordo di aver ascoltato tempo fa alla radio, durante una mattinata trascorsa in casa, mentre ero occupata in attività di non forte impegno cerebrale. A quella domanda mi ero data una mia risposta: sì, è vero ed è anche giusto, a patto però di intendere la bellezza non tanto come quella qualità che viene solo dalla natura, perché allora ben pochi (solo i nati belli) avrebbero buona sorte. Piuttosto, mi pareva che fosse importante avere cura di sé, del proprio aspetto, anche dal punto di vista estetico, così da suscitare in se stessi e negli altri una sensazione di gradevolezza. Ne ero proprio convinta, cercavo di metterlo in pratica e ci pensavo spesso, specie quando mi trovavo a trattare con chi, a mio parere, non dedicava sufficiente attenzione alla propria persona.

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Cesana Torinese e, laggiù, il Passo del Monginevro

Mi trovai a pensarci anche quel martedì di Febbraio in cui, sotto un cielo ed un sole limpidissimi, nella piazza del paese di montagna vestito di neve abbagliante, aspettavo la corriera delle tredici. Con quella avrei raggiunto la stazione ferroviaria che distava dieci chilometri ed avrei poi proseguito in treno per Milano. Accanto a me c’era una donna del luogo, che conoscevo appena di vista e sapevo chiamarsi Carmelina. Avrà avuto circa sessant’anni, ma forse cinquanta o anche meno: chi poteva dirlo? Era brutta, proprio brutta: un po’ gobba, il viso paonazzo per le troppe giornate trascorse a lavorare all’aperto e al freddo, le grosse labbra screpolate, gli occhi piccolissimi che appena si indovinavano sotto un paio di rozzi e sporchi occhiali a lenti spesse e scure. In testa portava un consunto fazzoletto di lana annodato senza alcuna grazia sotto il mento. Era avvolta in un cappottone grigio informe, troppo corto sulla gonna scura che pendeva dietro. Portava spesse calze grigie e grosse scarpe in cui aveva camminato per troppi inverni.

Certo, pensai, Carmelina purtroppo non aveva mai potuto neppure porsi il problema della bellezza! Il suo aspetto denunciava una vita fatta di fatiche, in cui non c’era spazio per certe considerazioni… La corriera tardava. Anche lei, mi disse la donna, avrebbe dovuto viaggiare sul mio stesso treno per andare a far visita ad una nipote che abitava in città. Aggiunse poi, preoccupata e piuttosto innervosita, che nei giorni lontani dalle festività l’autista, se non prevedeva clienti sulla linea, si prendeva talora la libertà di non effettuare la corsa. Mi invitò quindi a fare l’autostop insieme a lei per raggiungere in fretta la stazione.

Inutile dire quello che – lo confesso – pensai tra me e me: chi mai si sarebbe fermato? Quella donna era troppo brutta! Le risposi con garbo che c’era il rischio che a quell’ora non passasse nessuno e a mia volta le proposi di chiamare l’unica auto a noleggio del paese per farci portare a valle. Ma lei mi fece notare vivacemente che la spesa sarebbe stata eccessiva e subito dopo senza troppi complimenti si avviò a piedi, brontolando ad alta voce contro la mia follia e ribadendo la sua intenzione di cercare un passaggio strada facendo. La vidi allontanarsi col suo passo sgraziato e rimasi sulla piazza, a questo punto sola.

downloadA casa avevo impegni pressanti, non potevo non partire e mancava ormai meno di mezz’ora al treno. Fortunatamente, con l’aiuto dei gestori di un vicino bar, riuscii ad avere quasi subito il taxi ed arrivai così in tempo alla ferrovia. L’atrio della piccola stazione era affollato, perché vi convenivano viaggiatori da parecchi paesi delle valli vicine. Ebbi appena il tempo di acquistare di corsa il biglietto mentre il treno veniva annunciato e mi avviai in fretta al binario. Solo in quel momento osservai le persone che si muovevano frettolosamente insieme a me e… non vidi la donna brutta! Mi sentii un verme: non avevo più pensato a lei e non avevo guardato lungo la strada durante la discesa in taxi, occupata com’ero a spiegare all’autista che rischiavo di perdere il treno.

Salii, sedetti in uno scompartimento e con vero dispiacere immaginai la rozza montanara sfortunata ancora in corsa lungo la strada. Il paesaggio ed i colori a poco a poco mutarono: al di là del finestrino, un velo biancastro, poi grigio, si sostituì alla limpidezza dell’azzurro ed allo scintillìo della neve. I contorni si sfocarono e via via mi immersi nell’atmosfera ovattata e sgradevole della pianura invernale senza cielo.

All’arrivo scesi intorpidita e mi ritrovai tra una folla molto più numerosa e frenetica di quella della partenza e tra le mille voci anonime della grande stazione. Ad un tratto… fu come il trillo di una sveglia: “Zia! Sono qui!”. Mi volsi e vidi, barcollante nella confusione, Carmelina, la “brutta” donna dei monti, che era scesa dal mio stesso treno perché evidentemente aveva trovato un passaggio con l’autostop! Mi sbaglierò, ma… mi parve che mi guardasse e mi dicesse con gli occhi: “Povera scema, tu credevi che nessuno mi caricasse ed invece sono arrivata al treno prima di te!”

Non ho cambiato idea sull’importanza di avere un aspetto curato, ma sono davvero contenta che quella volta la mia teoria sia stata smentita.

Finisce

Vi è piaciuta? Dai, dopo il post precedente … questo  allenta un po’ la tensione!

 

 

 

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IL BISOGNO VICINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 dicembre, 2017 @ 7:04 am

Detto altrimenti: vicino, toccato con mano … non visto al cinema o alla TV ….   (post 2967)

La guerra dei Balcani. Nell’immediato dopoguerra, con un’Associazione Umanitaria andai più volte nella Repubblica Serba di Bosnia (Prijedor, Banja Luka) a portare aiuti. Era la prima volta che “toccavo con mano” gli effetti di una guerra. Molto diverso che vederli alla TV. Era estate, gli occhiali da sole nascondevano la commozione che non riuscivo a trattenere alla vista di tanto scempio di persone, cose e case. Quella è stata la mia prima esperienza di un “bisogno vicino”.

bty.

In questi giorni sto vivendo una seconda esperienza simile con l’apertura della Casa Maurizio, una struttura operante grazie alla disponibilità delle Suore Paoline, della Provincia Autonoma, del Comune e dell’Associazione Amici dei Senzatetto (Presidente Giuseppe Pino Palatucci, si veda il post n. 2864 “Casa Maurizio”). La Casa Maurizio, nome che richiama “Il caso Maurizius”, un romanzo giallo-psicologico di tale Jakob Wassermann. Ero stato tentato di sfruttare questa coincidenza per dare il titolo al post. E invece ho preferito “Il bisogno vicino”. Vicino per tanti motivi.

1 – Innanzi tutto Vicino, perché la Casa (posso chiamarla della Carità Umana?) è vicina anzi è all’interno di una particolare ZTL – Zona a Traffico “Limitato” … limitato ai cittadini della Trento Bene, visto che siamo in una ZB – Zona Bene di Trento. La casa, quindi, è vicina – anzi, è “dentro” – alla zona nella quale abita chi si trova ad appartenere a una di due opposte categorie: una prima, quella dei no, chissà ora cosa succede e poi vuoi mettere … dobbiamo aspettarci un aumento dei furti … e poi si svaluta la zona, i nostri appartamenti … L’altra, quella dei va bene così, la casa è così vicina a me che ora – se non altro – prendo coscienza del problema e potrò più facilmente dare una mano anch’io, nei ritagli di tempo.

2 – Ma Vicino anche per un secondo motivo: i Senzatetto (le lettere maiuscole non sono utilizzate a caso) non sono solo “Barboni” (mi perdonino queste Persone per il termine che sto usando) o Immigrati, ma anche Gente Nossa per dirla en dialet trentin, Gente Nostra, Persone che hanno perso in un colpo lavoro, famiglia, casa, Persone “vicine” a ciascuno di noi, Persone che alla slot machine della sfortuna hanno fatto bingo, costrette a dormire in auto (chi ancora ce l’ha) o – peggio – all’addiaccio.

3 – Vicino, ancora, perché tale da potersi toccare con mano. Vicino, tanto da rompere – volenti o nolenti – il muro della indifferenza … anzi no, il muro della non-conoscenza. Già, perché è più comodo non conoscere un problema anziché conoscerlo e rimanerne indifferenti, hai visto mai che prima o poi la mia coscienza mi crei un qualche problemino. No, ecco, meglio non conoscere.

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4 – Vicino, infine, perché ti consente di guardare il Volto dell’Altro, quel Volto tanto richiamato dal “filoso del Volto”, Emmanuel Levinas, il cui pensiero centrale può essere riassunto in poche parole: “Il Volto dell’Altro ti guarda, di domanda, si aspetta una risposta da te”. Certo che se tu sei lontano e non vicino, quel Volto non può nemmeno vederti. Né tu puoi vedere lui.

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Infine, per chiudere, rileggo un mio vecchio post “Solidarietà SpA”, il n. 1390 del 19 febbraio 2014 e mi viene in mente una frase di Don Lorenzo Milani nella sua “Lettera ad una professoressa”: “Fai strada ai poveri senza farti strada” e mi domando: c’è qualcuno fra le mie lettrici e i miei lettori che può dare una mano in questa intrapresa vicina … semplicemente per fare strada ai poveri e dare anche a Loro un po’ di Natale?

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IN VALORE ASSOLUTO E IN VALORE RELATIVO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 dicembre, 2017 @ 7:31 am

Detto altrimenti: dalla matematica alla politica                    (post 2966)

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Matematica: prendiamo un numero, ad esempio il 5. Può essere +5 oppure -5. Ma se lo scriviamo fra due sbarrette verticali così: “ I 5 I” lo si intende in valore assoluto, cioè né positivo né negativo. Politica:  un’affermazione qualsiasi, ad esempio “è bene investire in questo settore” è una espressione in valore assoluto, ovvero può essere positiva (agire così cioè è veramente un bene) o negativa (in realtà è un male).

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Ecco, dobbiamo pretendere che le espressioni ci siano presentate non in valore assoluto, bensì precedute dal segno + o dal segno – , a seconda dei casi. Mi spiego con due esempi:

  1. l’espressione “In un anno sono stati investiti 60 milioni di euro download (1)per la difesa idrogeologica del paese” è in valore assoluto. Può sembrare “positiva” (cioè: è stato un bene avere agito così) ma in realtà è fortemente “negativa” se aggiungiamo che “la stessa somma è stata spesa per gli armamenti, ma al giorno”;
  2. l’espressione “si è raggiunto un accordo con i sindacati per destinare 300 milioni di euro per le pensioni” è in valore assoluto. Può sembrare “positiva” (cioè: è stato un bene avere agito così) ma in realtà è fortemente “negativa” se aggiungiamo che “nell’anno si sono spesi 24 miliardi di euro per gli armamenti”.

 

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Dice … ma tu ce l’hai contro gli armamenti? No, io sono contrario ad informazioni in valore assoluto. E’ chiaro che fare riferimento alle spese militari mi aiuta ad essere compreso (p.s.: io ho prestato servizio militare quale Sten di Cpl degli Alpini nella Brigata Alpina Tridentina, oggi mi avranno promosso capitano, a mia insaputa … e poi … chissà quanti muli ci escono con il costo anche di un solo  caccia bombardiere F35!

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BRINDISI DI NATALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 dicembre, 2017 @ 7:49 am

Detto altrimenti: un fatto di costume (anche) e occasioni d’incontro e reincontro     (post 2965)

Ovviamente oggi le telefono … certo, per ringraziarla questa cara amica che ieri mi ha invitato al suo brindisi di Natale. Tante persone, alcune amiche altre “nuove”. Con le persone amiche … alcune delle quali magari non rivedevi da anni, una calorosa stretta di mano ed un sincero ritrovarsi. Con amici “frequentati” anche un abbraccio. Con le persone nuove … siamo più incerti: quale l’approccio migliore? Cosa faccio io? Cosa fa lui? Di che parliamo … bisogna rompere il ghiaccio, aprirsi … anche perché la conoscenza dell’Altro è sempre un arricchimento (reciproco) e ovviamente non sto parlando di denaro bensì di Umanità.

Con gli (ancora) sconosciuti amici: ci si presenta. Per nome? Per cognome? Io preferisco il nome che se poi me lo chiedono dico anche il cognome. Cambi sala, ritorni nella prima postazione, reincontri quella persona e ti sei già scordato il suo nome: “Scusa, come hai detto che ti chiami?” Se ti dice il nome rispondi “Ma no, il nome me lo ricordo è il cognome che mi sfugge”. E viceversa. E te la sei cavata.

Fino a qui ho citato tre categorie: gli amici propri (vecchi e recenti) e gli (ancora) sconosciuti. Mappoi (mappoi) vi è una quarta categoria; quella degli amici che scopri “in comune” fra te e l’ospite: ma guarda … anche tu? Si anch’io! Com’è piccolo il mondo: in tre passaggi arrivi al Papa (parroco, vescovo, papa).

bty

Le foto? Quando mai!? C’è la privacy! Ma questa .. questa come avrei fatto a non scattarla … ditemi voi! E’ o non è Natale per tutti?

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Molti gli avvocati. Tu sei solo laureato in legge che lo sanno tutti che nella vita hai sempre fatto il manager. Ma non vuoi essere da meno: ad uno fai in modo di citare i Commentari del Ferri, ad altra le Condizioni di procedibilità dell’Antolisei o la Filosofia del Diritto del Kelsen. Insomma ti barcameni … dai Riccardo che forse te la sei cavata anche questa volta!

Auguri. Non si fa politica. Eppure la legge sulla parità di genere non può passare inosservata. Fra gli ospiti vi sono due Donne (Donna, Domina, padrona, alla latina) che per vie diverse e comuni sono le coartefici del successo. Una per averla proposta quasi di soppiatto all’interno di una legge più ampia, piccolo particolare passato inosservato alla “maggioranza” (ovvero agli  uomini!) che poi dovendo votare con voto palese non se la sono sentita di non approvare, sai che figura! L’Altra per essere promotrice di “Eventi pro” parità di genere e soprattutto di piena democrazia politica.

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Ed io? Be’ raga, io ho fatto un po’ di propaganda al mio blog e alla  Associazione RESTART di Donatella Conzatti che me ha affidato la presidenza … che poi alla fine non mi sono nemmeno bastati i biglietti da visita che mi ero portato dietro … evvabbè … al Natale prossimo provvederò meglio.

Cibi ottimi, mancaddirlo. Vini trentini dell’Azienda Agricola Cenci (Loc. Ceggio, 3 – Castelnuovo Valsugana TN) che poi quel nome … Cenci … sa molto di toscano, non vi pare? Indagherò.

Buon Natale a tutte e a tutti e … grazie dell’invito, “misteriosa” Ospite innominata nel post!

P.S.: qui in calce due miei piccoli regali di Natale: uno per i bimbi  (la Leggenda) ed uno per gli adulti (la Poesia):

La Leggenda di Natale del Lago di Garda

Tanti, tanti anni fa, un pastorello pascolava il suo gregge lungo i fianchi di una ripida montagna del Trentino. Era la vigilia di Natale e faceva molto freddo. Il pastorello si riparò dentro una capanna e accese un fuoco per scaldarsi. Egli era così stanco che si addormentò e dormì sino a notte fonda. Svegliatosi all’improvviso, s’accorse che il gregge si era disperso giù nella valle. Spaventato, si mise a piangere. All’improvviso gli apparve un Bambino come lui che gli chiese: “Perché piangi, pastorello?” “Le mie pecore si sono disperse nel fondovalle, rispose, ed io non riuscirò a ricondurle all’ovile”. “Non ti preoccupare”, gli disse il Bambino, e, volto lo sguardo a valle, con un gesto ne sbarrò lo sbocco verso la pianura. Ed ecco che le lacrime del pastorello riempirono la valle e la trasformarono in un grande, meraviglioso lago, il Lago di Garda. Fu allora che il pastorello vide arrivare a Riva tante barchette a vela, sospinte da una provvidenziale brezza. Man mano che le barchette toccavano terra, riprendevano l’aspetto originario di pecorelle non più smarrite, ed egli potè ricoverarle al sicuro nell’ovile. Per la felicità, le lacrime del pastorello si trasformarono in lacrime di gioia. Per il pastorello e per tante altre persone oltre a lui da quel momento, ogni giorno, ad una certa Ora, sul Lago si alza la stessa brezza per ricondurre a Riva le barchette a vela e le pecorelle che si fossero eventualmente smarrite.

Natale surreale 2017

E’ questo il Natale? / Scoppiettan parenti sul fuoco / e rossa la neve dal forno / inonda la casa di un caldo profumo di arrosto. / Farina nel cielo: / bei fiocchi giganti / sprigiona la terra per l’aere  / spandendo rintocchi argentini. / La gente s’incontra, si scontra / si chiede permesso / poi s’urta, si scusa / prosegue la corsa. / Regalan le merci al super mercato: / tu prendi dei doni, li scarti / li cedi agli amici / a prezzo d’usura. / Un bel pino acceso / in mezzo alla sala / dà fuoco al palazzo. / Accorron pompieri / e inondan l’incendio / di fresco Clicquot. / Un’ostrica, sola, s’aggira sparuta in cucina: / poi, ratta, si tuffa nel biondo vin franco / s’asconde al tuo sguardo / e corre nuotando al suo mare. / Tu resti da solo a pensare / a questo sì strano Natale / a quanto di bene v’è intorno / a quanto di male. / Ma ecco che in mezzo al frastuono / di luci e colori / compare una bella cometa / s’accende una stella / ed ogni altra cosa si spegne:  / risplende per tutti, sol quella. / Adesso è Natale!

 Fine di questo LP (Long Post)

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