LIBERTA’ E GIUSTIZIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Marzo, 2020 @ 9:03 am

Detto altrimenti: alla ricerca del loro necessario cvompromesso   (post 3785)

Un mio “amico”, il filosofo del diritto Hans Kelsen (1881 – 1993, ebreo cecoslovacco nazionalizzato austriaco, fuggito in USA per sfuggire alle persecuzioni naziste) insegnava che per verificare una tesi occorreva sperimentalmente portarla alle sue estreme conseguenze. Proviamo. Libertà: faccio ciò che mi dice la mia volontà, perseguo i miei obiettivi anche se questa mia etica farà di me un cinico. Giustizia: applico criteri morali inflessibili, anche se questa mia etica farà di me un integralista. Infatti: il liberismo puro ci ha portato alla globalizzazione sfrenata; l’ugualitarismo puro ai disastri del comunismo. E allora?

Dice … ma io ho diritto …! Diritto? Ok, diritto individuale che l’ordinamento giuridico concilia con quello dei tuoi simili ma anche e soprattutto con i diritti, gli obiettivi e le attività pubbliche  in tema di vita sociale, ambiente naturale, pace e prospettive per le prossime generazioni. Quindi il tuo diritto alla libertà non è assoluto bensì relativo. Lo stesso dicasi del diritto alla giustizia, che non riguarda solo la giustizia da rendersi “a te”, bensì soprattutto quella che deve garantire un giusto ordine generale.

Diritti e doveri …

Last but not least, non si può parlare di diritti (alla libertà, alla giustizia) se non insieme ai doveri. Infatti il tuo diritto a “emergere” dalla sfera dei bisogni fondamentali, subito dopo si evolve verso la realizzazione dell’ulteriore miglioramento del tuo livello di istruzione e della qualità della vita ben oltre il soddisfacimento dei bisogni primari e ciò è indubbiamente un fattore di crescita per l’intero Sistema Paese. Solo che a questo stadio subentra il tuo dovere di sdebitarti nei confronti di questo Sistema, in favore di chi sta percorrendo i primi km di quella stessa strada e soprattutto in favore delle future generazioni.

Non sono infatti rari i casi di nipoti di operai, contadini, emigrati che oggi ricoprono posizioni al top del sistema sociale. Tre generazioni: la prima indigente; la seconda media; la terza al top. E sta a quest’ultima mettere al centro una “Politica di Centro” per la creazione del  necessario equilibrio fra la libertà e la giustizia, da offrire quale base di partenza delle prossime generazioni. Questa dinamica del resto è garantita proprio dalla nostra Costituzione, la quale è madre di una democrazia pluralista, nata sulle ceneri di una società prima egemonizzata da una sola classe (sociale e/o politica): una Costituzione-compromesso, dunque, sintesi di diversità e la diversità – si sa – è ricchezza.

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E qui rimando (per l’ennesima volta nei miei post) al capitolo sui compromessi contentuto nel bel libro di Paolo Mieli “I conti con la storia”: capitolo e libro che non mi stancherò mai di invitare a leggere (nello specifico Mieli valorizza ” i compromessi che hanno fatto la Storia”). Buona lettura, dunque!

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OK

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Marzo, 2020 @ 7:16 am

Detto altrimenti: quado potremo di nuovo dire “OK”?   (post 3784)

Il bollettino dei morti da coronavirus fa impressione, non tanto e non solo per il loro numero, ma proprio per questo: sono diventati solo numeri, nel senso che nelle cronache dei media non si può né si tenta di chiamarli per nome o almeno di qualificarli: tipo Tizio, un operaio antennista di tot anni caduto dal tetto … un anziano trattorista ribaltato con il suo trattore …. tre giovani operai asfissiati nella cisterna che stavano ripulendo, e così via. No. Niente di tutto questo: solo numeri, tot morti ieri, tot oggi.

OK: seconda guerra mondiale. Alla sera ogni reparto USA scriveva su una tabella il numero dei caduti: 5 killed, 10 killed in sigla 5 K, 10 K e così via. Se non vi erano state vittime, si scriveva 0k, e lo “zero” in inglese si pronuncia indifferentemente “zero” oppure “o”, come si pronuncia la lettera “o”, quindi 0K significava nessun morto, tutto bene dunque.

E noi, quando potremo scrivere 0K?

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ISOLATI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Marzo, 2020 @ 7:13 am

Detto altrimenti: quasi una guerra …. (post 3783)

Eh sì … noi che una guerra per fortuna non l’abbiamo vissuta, ora ce ne tocca una, quella contro il virus. E ti pareva! Dobbiamo stare “nei rifugi”, cioè in casa, soprattutto noi “vecchietti” classe 1944 e dintorni, perché fuori possono piovere le … bombe del contagio. Virus … ho sentito dire che la sua origine sarebbe dai pipistrelli che potrebbero avere contagiato noi umani direttamente o tramite animali “nostri” quali cani, gatti e simili. E ciò perché gli spazi loro abituali sono stati via via conquistati dal nostro “progresso” e sono diventate aree industriali, abitative. Altra spiegazione potrebbe essere il cambiamento climatico che inaridito le loro zone, inducendoli a frequentare le nostre aree dove l’acqua ancora c’è perché noi umani abbiamo riserve ed acquedotti.

Ma … dove mi sta conducendo il ragionamento? Fuori tema!” Infatti volevo parlarli dell’ isolamento di noi giovani nonni. Scuole chiuse, nonni isolati e … i nipotini chi li guarda, soprattutto ora che asili nido, scuole materne e scuole sono chiuse? E’ un problema. … o forse … che ne dite? In bicicletta e in montagna potremo accompagnarle ancora le nostre nipotine?

A parte questo aspetto, devo dire che noi blogger questo isolamento lo avvertiamo di meno: io poi … da un lato i tanti libri dei quali mi nutro e poi queste mie pagine elettroniche che tengono vivo ed aperto il canale comunicativo con voi! Almeno qui il virus non può arrivare, almeno questo virus, cugino di quell’altro, quello che colpisce i nostri computer: speriamo che i due non si parlino, che non venga loro l’idea di fare gioco di squadra …

Coronavirus. Ho sentito una radio dire che sarebbe un “castigo di Dio”!  Ma si può diffondere una bestialità simile?! Al di là di questa corbelleria resta un significato assolutamente laico di una seconda Torre di Babele questa volta made in China: il coronavirus ci ha fatto capire quanto il potente uomo moderno sia in realtà debolissimo.

Nel frattempo non ci dimentichiamo di un altro virus. Quello fabbricato da noi umani, quello che attanaglia i 120.000 profughi siriani imprigionati neo campi a cielo aperto fra la Turchia e la Grecia. Anche loro “isolati” rispetto a ogni forma di umanità, vittime di una emarginazione e di un rifiuto inaccettabile: vittime di una guerra fatta con le armi usate e/o fornite … da chi?

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LAVIAMOCI LE MANI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Marzo, 2020 @ 7:06 am

Detto altrimenti: così siamo più tranquilli!    (post 3782)

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Così forse non ce la prendiamo l’infezione dal virus. E poi già che ci siamo laviamocele anche per quello che sta accadendo ai profughi dalla Turchia alla Grecia, di fronte alle bastonate della polizia di frontiera greca e alle ondate generate a bella posta dalle sue motovedette per vedere se una buona volta si riesce a farlo affondare quel gommone carico di Umanità in fuga!

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E noi dell’UE quando lo capiremo che solo gli Stati Uniti d’Europa potranno avere una politica comune – ad esempio – per emergenze di questo tipo? Ad esempio, per potere contare qualcosa di fronte al ricatto di un dittatore turco e per organizzare una prevenzione ed una difesa comune dai virus? Alla nostra bandiera dobbiamo regalare le strisce!

E invece, per adesso, noi ci laviamo le mani …

Post scriptum: popoli in fuga dalle guerre. Altri uomini, la maggioranza delle Spa, le multinazionali, molti Stati: alla ricerca del massimo profitto e del potere. Eppure dovremmo prendere esempio dal mondo delle più moderne SpA, da quelle che si sono accorte che il primo obiettivo non è il risultato economico ma la crescita, la motivazione, la dignità delle Persone. Anche perchè in caso contrario, se non altro producendo sempre di più e ampliando sempre di più il divario fra i pochi (uomini o Stati) ricchi e i moltissimi (uomini o Stati) poveri … non si sa a chi andremo a vendere i nostri prodotti. Dice … ma io devo essere libero di difendere ciò che posseggo e di aumentarlo! Rispondo: il tuo diritto alla libertà può essere meglio indirizzato ad arricchire il sistema, non solo te stesso e ciò se non per un motivo etico, almeno per la ragione commerciale sopra citata.

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ACCADEMIA DELLE MUSE 2 MARZO 2020

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Marzo, 2020 @ 5:45 am

Detto altrimenti: un post in … contumacia (nel senso che io non c’ero!)   (post 3781)

Be’ raga, non mi fate scrivere la solita frase “se non ci conoscete scorrete i molti post su di noi e …”! Dai che ormai lo sapete benissimo chi siamo noi dell’Accademie delle Muse! Ieri sera lunedì 2 marzo ci siamo ritrovati per uno dei nostri consueti appuntamenti. Anzi. Si sono ritrovati, perché io sono stato trattenuto a casa da un leggero raffreddore, e di questi tempi …. In ogni caso the shaw must go on notwithstanding!

Il nostro … palcoscenico!

Evvabbè. Tuttavia mica potevo fare mancare un post all’Evento, vi pare? Ed allora – lo confesso – mi ero portato avanti con il lavoro ed avevo preparato una sorta di “coccodrillo”, cioè un articolo scritto prima in-previsione-di-, come fanno i giornalisti per i grandi personaggi che sono in punto di morte, per essere tempestivi il giorno dopo. Solo che nel caso nostro nessuno era in punto di morte, anzi, L’Accademia è stata vivissima e vivacissima, nonostante il Coronavirus! Solamente avevamo raccomandato a eventuali raffreddati come me di non venire. Tutto qui. Naturalmente gli applausi, le foto (inviatemi in notturna in tempo reale da Patrick ed Ernesto, grazie!) e il giudizio sulla cena sono originali!

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Prima parte della serata. Musica, canto e voce ad opera di Giacinta e Giovanna (canto) e della padrona di casa, nostra Presidente Cristina (pianoforte, voce). Ecco il programma eseguito: “Omaggio alle donne in Musica e Poesia”. Qui a fianco, uno scorcio del pubblico in “presenza ridotta” causa virus …

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Cristina, Giacinta, Giovanna.Qui sotto il programma eseguito
  • G. GALOS – Il lago di Como – Cristina
  • E. DICKINSON – Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi – Giovanna
  • P. TOSTI  –  Sogno – Giacinta
  • Poesia di SAFFO – Giacinta
  • S. ROSA – Vado ben spesso cangiando loco – Giovanna
  • G. STAMPA – Se così come sono – Giovanna
  • P. TOSTI – Chanson de l’adieu – Giacinta
  • A. POZZI – Desiderio di cose leggere – Giacinta
  • R. KLAYDERMAN – Ballata per Adelina – Cristina
  • A. MERINI – A tutte le donne – Giovanna
  • WEBBER – Memory – Giovanna
  • ASCLEPIADE – Come calici di rosa – Giacinta
  • FALVO – Dicitencello vuje – Giacinta
  • A. MERINI – Quelle come me – Giovanna
  • NORTH – Unchained Melody – Giovanna
  • CRISTINA – Donna
Cristina in “Poesie”

Si è trattato di un insieme di romanze e poesie unite dagli interpreti in un’unica, preziosa  trama, senza applausi intermedi a interrompere il patos che hanno saputo creare nell’uditorio. Mancaddirlo, alla fine applausi da stand ovation! Bravissime nella preparazione e nell’esecuzione del corposo ed impegnativo programma! E’ seguito il consueto angolo delle anteprime, nel quale ognuno segnala le proprie (altre) iniziative culturali che trovatepoi inserite qui sul blog, nel post Prossimi Eventi.  Indi l’intervallo eno-gastro-astronomico, grazie alle prelibatezze d’ogni tipo e genere preparate dalle nostre Donne-Dominae!

Valentina e il suo Kamishibai

Seconda parte della serata. Valentina ha portato all’Accademia il suo Kamishibai, un antico teatrino di strada giapponese che veniva trasportato in bicicletta da un contastorie (il “gaito kamishibaiya”).

Silvia, Valentina e il Kamishibai

Il gaito kamishibaiya si portava appresso tutto il necessario: un teatrino di legno, le caramelle per i bambini e le tavole sulle quali era rappresentata la storia. Valentina ha raccontato molto meglio di come sto facendo io l’origine di questa forma d’arte destinata ai più piccoli (ma non solo) e come lei stessa se ne sia innamorata e l’abbia ripresa, portandola poi in giro per tutto il Trentino.

Valentina ci ha inoltre presentato, proprio con il kamishibai, “Il Signore del castello. La storia fantastica dei Ciucioi”, un racconto che ha scritto lei stessa e che Silvia Ferrin ha magnificamente illustrato. I Ciucioi… ma di che cosa si tratta? È un giardino-castello verticale, arrampicato su una collina che sovrasta il paese di Lavis, costruito nel 1800 dal suo ideatore-realizzatore Tommaso Bortolotti. Sulla sua storia, il racconto a cura della stessa Silvia.

Cristina, Silvia, Daniele e Valentina

Il racconto “Il Signore del castello”, un libro stampato a cura della Associazione Culturale Lavisana presieduta da Daniele Donati, è disponibile in due versioni: albo Kamishibai e libro puzzle. Gli Accademici hanno potuto ammirarli entrambi! Alla fine, anche qui una bella standing ovation! Ecco, come vedete, la nostra Accademia non finisce di arricchirci e di sorprenderci! Se volete saperne di più sul Kamishibai, sui Ciucioi, su “Il Signore del Castello”… cliccate qui: https://www.ilmulo.it/2019/01/11/il-kamishibai/ – https://www.ilmulo.it/2019/09/13/riaprono-i-ciucioi-a-lavis-la-storia-di-tommaso-bortolotti-del-suo-giardino-e-di-quel-castello-impresso nella-roccia – https://www.ilmulo.it/2019/09/18/un-cappello-un-castello-e-una-storia-da-raccontare-in-un-libro-per bambini-rivivono-tommaso-bortolotti-e-il-sogno-dei-ciucioi/

Il libro (che comprende le venti tavole del puzzle)

Prossimo appuntamento accademico: Lunedì 6 aprile 2020 ore 20,30: “Lumbard, sfarfallant group” a cura del gruppo “I Geniali” ; segue “Dieci anni di foto-ricordi dell’Accademia” a cura di Cristina e Riccardo.

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LA QUARESIMA DEI DIRITTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Marzo, 2020 @ 1:28 pm

Detto altrimenti: un periodo di riflessione ed una resurrezione  anche per loro        (post 3780)

Ci hanno sempre martellato con il peccato originale; con la valle di lacrime; con la sofferenza che santifica; con la penitenza; con il digiuno; col cilicio; con l’astinenza dai peccata Fleisch, i peccati carnali (che poi il comandamento era “non commettere adulterio” e non “non commettere atti impuri”. Infatti, qua’ atti impuri … dato che l’impulso sessuale è uno dei tanti doni divini?), con il  lavoro: un vero castigo divino, un pesante dovere! Infatti il lavoro nella nostra religione all’inizio è stato prospettato come un castigo, una maledizione (Gen. III – 2, 17): “Mangerai pane con il sudore della fronte … sia maldetta la terra nel tuo lavoro … tu mangerai di essa in fatica tutti i giorni della tua vita”. Più dura di così non la si sarebbe potuta mettere, vi pare?

“Andate a lavorare!”

Ma allora, questo lavoro è un diritto o un dovere? Il primo ad affermare il diritto al lavoro è stato l’Illuminismo (Luigi XVI, 1776). L’enciclica Rerum Novarum (Leone XIII, 1871) descrive il lavoro prima come un dovere e poi come un diritto, retribuito tuttavia con il “giusto salario”. Quindi il lavoro si sdoppia in diritto-dovere che a sua volta si sdoppia in capo al lavoratore e al datore di lavoro.

E qui sorge il problema: mono-etica della libertà (umanesimo laico) o monoetica della giustizia (umanesimo cristiano)?  Ovvero, un salario “giusto” alla latina, secundum jus, cioè secondo una legge che consenta la libera trattativa delle parti (di cui una forte ed una debole); oppure “giusto” in relazione all’esigenza di una vita dignitosa del lavoratore? In altre parole, prevale il diritto (assoluto) alla libertà o il diritto (assoluto) alla giustizia? Anche qui in medio stat virtus: la risposta è una soluzione di compromesso, secondo la positiva filosofia ed esperienza storica del compromesso rispettivamente enunciate e citate da Paolo Mieli in un capitoletto del suo bel libro “I conti con la Storia – Per capire il nostro tempo”.

Per concludere: in questo periodo di quaresima, facciamo fare la quaresima anche ai diritti mono-etici e riflettiamo, fino ad arrivare alla loro “resurrezione” attraverso un compromesso pluri-etico. A cominciare dall’abolizione della paghetta per tutti anche i non lavoratori (da nessuna parte è scritto il diritto ad una paga senza lavoro); da un giusto salario per i neri oggi sotto-pagati in nero e per i sotto-pagati riders; da un ridimensionamento delle super super retribuzioni; da una giusta retribuzione per i nostri migliori giovani cervelli, così che non fuggano all’estero.

O no?

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LA POLITICA DELLA POLTRONA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Marzo, 2020 @ 8:24 am

Detto altrimenti: attenzione ai diversi significati dell’espressione!    (post 3779)

Il significato più accreditato è quello di chi è incollato alla propria poltrona politica, comunque conquistata o semplicemente ricevuta in dono. Esso si adatta sicuramente – per fare un esempio – a quei parlamentari i quali, intervistati sulla piazza di Montecitorio, dimostravano di confondere il deficit di bilancio con l’indebitamento pubblico. Sarebbe un po’ come se un padre di famiglia confondesse il disavanzo della gestione finanziaria del mese in corso con l’importo del mutuo stipulato per l’acquisto della casa di abitazione.

Poi vi è la politica della poltrona del salotto dalla quale un cittadino non si vuole proprio alzare per dedicarsi alla politica attiva e talvolta nemmeno per andare semplicemente a votare!

Infine vi è la politica della poltrona di chi aveva un buon lavoro, poltrona  che ha abbandonato  per dedicarsi alla Politica.

Come si vede, attenti a dire “politica della poltrona”: occorre essere specifici!

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ANTIGONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Marzo, 2020 @ 4:42 pm

Detto altrimenti: per celebrare la Festa della Donna (post 3778)

Perchè questo post?

1 – Perchè in post recenti (da ultimo nel post precedente, n. 3777) ho fatto cenno al rapporto fra i diritti innati dell’uomo, le Costituzioni e le leggi ordinarie: un tema che affascina e che sta alla base di un’eventuale Costituzione degli (auspicabili) Stati Uniti d’Europa.


2 – Perchè sto cercando di celebrare la festa della Donna anche trovando Donne (Dominae) disposte a candidarsi insieme a me alle prossime elezioni comunali di Trento in appoggio al candidato Franco Ianeselli, in una lista che vogliamo sia di pari genere. E ciò per contribuire alla più grande rivoluzione del nostro tempo: la sconfitta del pregiudizio di una minoranza (di uomini) a danno di una maggioranza (di Donne).


3 – Perchè infine ho afferrato al volo un’iniziativa dell’amico Alfonso Masi qui di seguito segnalata.

Venerdì 6 marzo 2020 ore 17,00, Associazione Culturale Rosmini, Via Dordi Trento – “Antigone, una donna forte”, Recital con le voci di Ester D’Amato, Beatrice Ricci, Mimmo Ianelli, Alfonso Masi, Fiorenzo Pojer – Inteventi musicali di Luciano Maino.

La tragedia sofoclea di Antigone ha avuto durante i secoli numerosissime riprese sia in campo musicale (numerose realizzazioni nel Settecento e quelle del Novecento di Arthur Honegger e Carl Orff) sia in quello teatrale (basti ricordare gli allestimenti di Brecht, Anouilh e del Living Theatre): segno evidente dell’attualità del tema che viene proposto, quello del rapporto tra le leggi statali e le “non scritte leggi degli dei” intese come i dettami interiori della coscienza. Nel presente recital la tragedia di Antigone viene presentata in forma di oratorio, senza scene, costumi, movimenti coreografici, per dare risalto soltanto alla parola del coro o dei singoli personaggi, specialmente al contrasto fra Antigone e Creonte che rappresenta il cuore della tragedia: il re che esalta le leggi della città stabilite dagli uomini e Antigone che oppone le leggi divine che non hanno bisogno di essere incise sulla pietra per rimanere indistruttibili ed eterne.

Il significato rivoluzionario della Donna Antigone emerge da quanto ci fa notare Alfonso stesso, in un suo breve appunto sulla Donna nella tragedia greca:

Eschilo, Sette contro TebeDegli uomini sono questi gli impegni: sacrificare agli dei e interrogare gli oracoli quando ci si trova a combattere col nemico. A te invece tacere e restare in casa.
Sofocle, Aiace Donna, alle donne ornamento è il silenzio.
Euripide, EraclidiSilenzio ed equilibrio sono per la donna il meglio e restare tranquilla dentro casa.
Euripide, AndromacaL’assennato che ha moglie non deve lasciarla visitare in casa da donne. Sono loro ad insegnarle il male.

Come si vede, nella tragedia greca le figure femminili appartengono spesso al mondo mostruoso dell’ambiguità e del disordine: Andromaca, moglie e schiava, Cassandra e Agave, le donne possedute; Medea, la strega; Elena, l’incantatrice; Ecuba, la vecchia feroce e selvaggia; Clitennestra, la donna demonio. Sono esseri diabolici che quasi sempre fanno un fine sacrificale. Per contro la figura di Antigone è un unicum e risalta ancora di più se contrapposta alla figura della sorella Ismene. Esemplare a tale proposito è la prima scena della tragedia in cui Antigone svela il suo progetto di seppellire Polinice, al quale si contrappone la remissività di Ismene: “Noi donne non siamo nate per combattere contro gli uomini, e poiché siamo soggette a chi è più forte, dobbiamo rispettare i loro ordini, e anche peggiori di questi… Non c’è senso a fare cose più grandi di noi… Io non sono nata per combattere il volere della città…. Non si può cercare l’impossibile”.

N.B.: al Rosmini andateci per tempo, perchè i recital di Alfonfo fanno il pieno!

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STATI UNITI D’EUROPA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Marzo, 2020 @ 9:33 am

Detto altrimenti: parliamone, parliamone … hai visto mai?   (post 3777)

Fino ad oggi stiamo continuando a “fare” l’UE partendo dalle leggi e dai regolamenti. Esse/i rispecchiano i principi costitutivi dell’Unione. A questo punto sorge la necessità di una riflessione. Prendiamo le mosse da un diritto interno, ad esempio dal nostro, che si articola su tre livelli: i diritti innati dei singoli, la Costituzione, le leggi ordinarie. In quale ordine gerarchico si collocano i tre livelli? Io personalmente sono portato a considerare l’ordine con il quale li ho elencati due righe sopra. Tuttavia una rilevante dottrina preferisce collocare i primi due livelli sullo stesso piano, perché se è vero che il diritto innato ha di per se stesso una propria forza, è altrettanto verso che la Costituzione è espressione politica dello Stato, il quale ha sì cessato di essere uno Stato persona, ma non ha abdicato al suo ruolo politico. Il problema non si pone circa la collocazione al terzo posto del livello leggi ordinarie.

Usualmente ci preoccupiamo della rispondenza delle leggi alla Costituzione. Proviamo invece a dedicare maggiore attenzione al rapporto fra le leggi e i princìpi, ma ancor di più fra la Costituzione e i princìpi, se non altro perchè, pur avendo entrambi dignità costituzionale, in caso di conflitto devono prevalere i princìpi. Ora, se la Costituzione deve cedere il passo ai princìpi, a maggior ragione lo devono cedere le leggi.

Regaliamole le strisce!

Veniamo all’Europa. Fino a quando partiremo dal basso, ovvero da leggi e regolamenti ordinari, non faremo entrare in gioco completamente il piano dei diritti innati e quello del suo ruolo politico che si esprimerebbe solo attraverso una Costituzione Europea valida tutti i suoi stati che dovrebbero quindi rinunciare alle proprie singole Carte Costituzionali ed essere necessariamente “uniti”: gli Stati Uniti d’Europa.

Da molti si dice che “questa” UE ha fatto il suo tempo, che è solo burocrazia, che occorre modificarla profondamente.  Io vedo la questione come un sistema SW che da decenni ci ha portato molti vantaggi ma che ora inizia a mostrare una certa inadeguatezza rispetto alle nostre nuove esigenze. Ed allora, da vecchio manager che nella vita ha avuto – fra i tanti altri – anche il compito di reimpostare interi sistemi informatici, mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori una proposta: continuiamo ad usare questo SW, questa Europa, così com’è, senza continuamente criticarla o rifiutarla e – in parallelo – costruiamo il nuovo modello di funzionamento: quando questo sarà pronto, gli potremo trasferire i dati e abbandonare il vecchio.

L’avete letto?

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Solo che se è vero che in Italia spesso si progetta male perché non si è sicuri del successivo finanziamento e talvolta non si finanzia un progetto perché mal progettato; forse è altrettanto vero che non esiste in UE si chi faccia carico dell’investimento in una simile progettazione. Peccato! Personalmente comunque io non dispero e continuo a credere nella mia utopia. Perché ci credo? Perché l’utopia non è un obiettivo irraggiungibile: è un traguardo semplicemente non ancora raggiunto! E poi, cheppalle una vita senza utopie!

Buoni SUE –  USE –  EUE a tutte e a tutti!

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GLI IMPERI OGGI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Marzo, 2020 @ 8:11 am

Detto altrimenti: oggi, gli imperi!       (POST 3776)

Gli Impero odierni in miliardi di abitanti (e in altri termini)

  • Impero Asiatico: 5
  • Impero Africano: 1 (ma si raddoppia in 17 anni)
  • Impero Americano: 1 (di cui USA 0,350)
  • Impero mediorientale: molte guerre e molto petrolio
  • Impero Europeo: 0,5
  • “Impero” Italia (0,060)

Dice … ma di che imperi vai parlando? Mica hanno ognuno un vero Imperatore che li comanda! Eh, no, raga, quegli ognuno gli imperi il proprio imperatore ce l’hanno e come se ce l’hanno! Solo che ogni imperatore è di tipo diverso. Vediamoli un po’.

Impero asiatico: made in India, in China; le rotte della seta; l’acquisto di terreni in Africa … una rete imperiale di strade tipo la rete delle strade dell’impero romano all’ennesima potenza, per fare transitare non le antiche legioni ma la propria presenza industriale, commerciale, finanziaria e quindi politica. Vi pare poco?

Marco Polo, mica lo poteva immaginare che guaio ne sarebbe poi derivato!

Impero Africano. Una terra dove vengono coltivati dagli Olandesi i tulipani che poi sono spediti in tutto il mondo via aerea. Dice … ma quelli che vediamo quando andiamo a pedalare in Olanda? No, raga, scialla, quelli sono la cartolina per i turisti. E l’Africa conquistata dal ferum victorem, ferum victorem cepit, ovvero a sua volta soggioga il suo proprio conquistatore. Come? Raddoppiando la propria popolazione entro 17 anni e ponendo il resto del mondo, Europa in testa, di fronte ad un non eludibile problema.

Impero Americano, soprattutto nord americano: come la GB, separata dalla Manica, si permette di uscire dall’UE, così gli USA, difesi da due oceani e dal Canada, avendo il solo problema meridionale (confine messicano), si permettono di ricercare uno splendido isolamento e di contattare il resto dell’Umanità “alla carta”: questo sì, questo no. E poi il Brasile, con le sue ex foreste; Il Venezuela, con il suo petrolio … vi pare poco?

Impero mediorientale: guerre e petrolio, il potere di condizionare il mondo.

Impero Europeo: ecco, qui avete ragione, è un Impero solo potenziale, il più ricco di un insieme di culture diversificate, la culla della civiltà e della storia occidentale: questo sì che è da costruire.

Ma mi faccia il piacere ...

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Impero Italia? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò! Noi  … anzi un lui che una volta inneggiava agli 8 milioni di baionette; e oggi un altro lui che inneggia a 60 milioni di persone che la penserebbero come lui? Quando mai!?  Raga, ci vogliamo isolare dal “nostro” impero sovranista nazionalista italianista noi che “pesiamo ” il 12% su un’Europa e lo 0,85 % sul totale mondiale?

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