PER I CICLISTI TRENTINI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Aprile, 2017 @ 6:19 am

Detto altrimenti: una mia lettera al quotidiano Il Trentino …. (post 2692)

(Primavera, andiamo, è tempo di pedalare …)

Da ciclista “fiabbino” (iscritto alla FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, di cui sono stato per anni dirigente), attraverso una mia lettera ad un quotidiano locale segnalo a tutti i colleghi pedalatori tre situazioni di pericolo,  nella speranza che il Comune intervenga.

Inizia

“Egregio Direttore, da ciclista urbano ed extra, tramite il Suo giornale segnalo (ai colleghi pedalatori ed) al Comune tre interventi affinchè intervenga ad eliminare situazioni di pericolo nella circolazione ciclistica.

  1. Lungo la pista ciclopedonale urbana in discesa che scende dal Ponte dei Cavalleggeri fino all’incrocio con Via Milano, regolato da semaforo, i ciclisti procedono a velocità troppo levata e spesso giungono in quel punto ad una velocità pericolosa, per cui talvolta rischiano di investire i pedoni fermi in attesa del verde o di attraversare comunque l’incrocio anche con il rosso. Sarebbe utile collocare su detta discesa dei “rallentatori di traffico”.
  2. Parco Lungo Fersina, parallelo alla sottostante Via Cauriol. Esistono due piste separate: pedonale (adiacente al fiume) e ciclabile (parallela e sopraelevata rispetto detta via). Tuttavia spesso pedoni anche con cani al guinzaglio spesso troppo lungo percorrono arbitrariamente la pista ciclabile, la quale verso la Via Cauriol è protetta solo da una ringhiera troppo bassa (la si confronti ad esempio con quella a protezione della stessa pista, un po’ più a valle, lungo la passerella sul Fersina). Ora, se un ciclista fosse urtato da un passante o da un cane e dovesse cadere verso la ringhiera, non sarebbe trattenuto e cadrebbe nella sottostante Via Cauriol con un salto di una decina di metri. Occorre quindi sostituire quella ringhiera con una più alta, almeno nei tratti tangenti alla pista ciclabile.
  3. Stessa direzione verso valle. La pista ciclopedonale supera a sinistra la concessionaria BMW. In quel punto, dove la Via Fersina diventa Via Ragazzi del 99, la pista ciclabile attraversa una bretella autostradale che conduce le auto alla tangenziale sud. Orbene, quell’attraversamento, utilizzato al 99% da ciclisti (!), è dotato solo delle “strisce” pedonali e non anche dei “quadrati” che le affiancano quando si vuole prescrivere che le auto debbano dare la precedenza anche a ciclisti in sella alla rispettiva bicicletta. Sarebbe utile completare detta segnaletica al pari di come è stato fatto per l’attraversamento da parte della stessa ciclopedonale della Via De Gasperi.

Grazie se riterrà di pubblicare. Cordiali saluti. Riccardo Lucatti, Fiab Trento”.

Finisce

Bood Bike everybody!

P.S.: presto aggiungerò tre foto. Nel frattempo potete vedere in Google Maps le tre zone sopra citate.

 

 

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“NE’ POTERE NE’ GLORIA”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2017 @ 6:06 pm

Detto altrimenti: da questo romanzo di Ferruccio Parazzoli, Alfonso Masi ….. (post 2691)

(l’orario qui sopra, 6,06 pm … non tiene conto dell’ora legale: in realtà ho pubblicato alle 19,06: vabbè che sono veloce, ma quando è troppo è troppo!)

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Alfonso Masi (foto di archivio)

… Alfonso, un amico, ha tratto un “monologo a quattro voci”: “L’indagine su di un Uomo chiamato Jeshua”. All’Associazione Rosmini di Via Dordi in Trento, oggi poco fa, cioè alle 17,00. Con lui le voci, oltre la propria,  di Beatrice Ricci, Tiziano Chiogna e Fiorenzo Pojer. Normalmente in queste occasioni io scatto qualche foto. Questa volta no, sono stato troppo “preso” dall’esposizione-racconto di una vicenda vista e narrata secondo l’ottica della gente comune, di un popolo prima d’allora-d’ora non ascoltato, un ponte fra la visione di un Cristo Storico e di un Cristo vero Dio.

Recitazione: ottima, tal che non si è avvertita la mancanza di scene, costumi e musica. Ottimi gli intervalli a significare il cambio di scena.

download (1)Uno storico romano si imbatte per caso nella crocifisisone di Gesù, e, incuriosito, inizia a ripercorrere le tappe del Cristo interrogando la gente per capire il perché di tale pena, per capire l’Uomo. Una indagine assolutamente laica. Molti gli episodi dei Vangeli ripresi in questa riproposizione. I miracoli, soprattutto, interessanti nella loro rilettura laica. Inutile rielencarli. Quello che mi preme sottolineare è che alla domanda dello storico romano che interroga Maria chiedendole chi era, chi è Jeshua e chi è lei, Maria, nel libro Maria risponde: “Io sono la porta”, ma Alfonso ha voluto modificare con: “Io sono la Resurrezione e la Vita”. Con ciò consapevolmente o meno, da laico o da credente – non è questa la sede per approfondire l’aspetto – ha comunque evidenziato uno dei due pilastri della nostra religione, che sono la Creazione e la Resurrezione. The rest are details.

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Fra poco è Pasqua. La rappresentazione di oggi ci aiuta a riflettere un poco, sicuramente, sul suo significato cristiano ed allo stesso tempo laico di una Resurrezione di Cristo (per alcuni) e di una resurrezione delle coscienze e del senso di umanità a livello planetario, per tutti (le maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso). Un momento di riflessione per tutti: credenti, laici, non credenti e agnostici. Grazie amici del pomeriggio che ci avete regalato!

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PATENTE NAUTICA (segue da due post prima)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2017 @ 2:48 pm

Detto altrimenti: vogliamo farci una riflessione sopra?         (post 2690)

(Primavera andiamo, è tempo di veleggiare)

Garda, inverno, in solitaria

Sul Garda, la mattina presto … in estate

Anni fa – il mio reato è prescritto – per sei volte, anche di notte e anche in solitaria, compii a vela la traversata da S. Vincenzo (LI) in Toscana a Palau, a bordo nel mio “natante” modello Fun, di nome Whisper, numero velico ITA 526. Parlo di reato, perché – secondo la nostra legge – è stato un po’ come andare in autostrada con un cinquantino. Infatti la mia barca non era e non è “omologata” per traversate simili. Qui sul blog trovate la descrizione puntuale delle sei traversate (v. “I post delle vacanze”, il primo è dell’8 luglio 2012 ma le traversate di anni prima).

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Neve fra le vele

Sul Garda, in inverno – Il bianco è  neve, non guano!

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La barca era attrezzata “di fatto”, ovvero aveva tutte le dotazioni di bordo necessarie alla traversata (e previste per legge), solo che era “lei” a non essere “omologata”. Io avevo ed ho la patente nautica abilitante al comando di un natante e di una imbarcazione a vela e/o motore fino a 25 m di lunghezza, anche in oceano. Inoltre sapevo e so gestire Whisper anche da solo ed anche con vento forte. Tuttavia sono stato un “fuorilegge”, mentre sarei stato assolutamente entro la previsione di legge se, con la mia limitatissima esperienza di conduzione di un’imbarcazione a motore, con quella mia patente mi fossi messo al comando di un’imbarcazione di 25 m con motori da migliaia di cavalli e mi fossi avventurato in oceano! Io, di persone così – di quelle che “con la barca hanno avuto anche la patente” – ne ho incontrate e come! Ora ve ne racconto alcune.

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  1. Pinarella Corsica

    Piramide di Pinarello (Corsica) – Il bianco è  guano, non neve!

    Sono ormeggiato nella darsena di Palau. Da un traghetto esce un SUV gigantesco trainante un motoscafone “a punta”, uno di quelli della serie James Bond. Il guidatore mi si avvicina e mi rivolge la parola: “Che c’hai la mappa?” “La carta nautica?” dico io “Si, eccola, la vuoi vedere?” Gliela porgo, la guarda, mi indica alcuni “puntini” tracciati vicino ad una costa e mi chiede: “E questi chessò?” “Sono secche”, rispondo. “E che m’importa, io dò una sgassata e le salto!” Peccato che quelle secche fossero di granito a 10 cm sotto il pelo dell’acqua!

  2. All'abbordaggio ...

    Incontri nell’arcipelago della Maddalena

    Sto veleggiando da solo con venti nodi (vento fresco, conduzione divertente che inizia ad essere anche un po’ impegnativa, occorre essere pronti). Mi si avvicina un grosso “ferro da stiro” (così noi velisti chiamiamo i motoscafoni a più piani). Da bordo uno mi urla: “Scusa, per andare a Palau … da che parte?”

  3. Colta al volo: “Si, son partito da Genova, ho seguito un traghetto, solo che ho sbagliato traghetto e mi sono ritrovato a S. Teresa di Gallura anziché a Palau”.
  4. Sono ormeggiato a Campoloro. La mattina presto sento il mio vicino di barca che, messa fuori la testa dal tambuccio, parla al telefono: “Allora, senti un po’ se ho capito bene: per andare in Toscana … vado su diritto fino a Bastia a poi giro a destra”.
  5. Sempre a Campoloro. Con mio figlio Edoardo arrivo con il mio piccolo Fun dall’Italia dopo una bellissima traversata di 12 ore con vento fresco (15-20 nodi) e andatura “larga”. Ormeggio a fianco di un grosso ferro da stiro (v. n. 2) di qualche tonnellata con motori presumibilmente di 800-100 cavalli. Il suo “lui” (sono una coppia) mi dice: “Speriamo che il mare si calmi, con questa burrasca non posso certo uscire in mare”.
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Campoloro

Basta, dai … avete capito. Una cosa è sapere andare per mare, altra avere semplicemente (molti soldi e) una patente ed una (grossa) barca. In Francia queste limitazioni non ci sono e la marineria a da diporto è sviluppata in misura multipla rispetto alla nostra. E poi loro hanno un altro approccio. Ecco un esempio: ti avvicini all’entrata del porto di Campoloro (Corsica). Un tale, seduto su una sdraio sotto un ombrellone in testa ad un molo, si alza e ti fa segno “tre”. Al molo tre, dunque. Ormeggi e ti rechi al posto di polizia per registrare il tuo arrivo. Il poliziotto di servizio ti registra e con l’occasione ti vende i gettoni per accedere alle docce (da noi!!?? Non sarebbe ammissibile un tale “svilimento” della divisa!). Vai alle docce: ogni doccia ha un suo pre-camerino nel quale puoi appendere gli abiti. In Italia (non dico in quale marina che sennò mi querelano!) le docce sono in un container in fondo al porto, metà per le docce, metà per i WC. Niente pre-camerino, nessuna possibilità di appendere abiti: ci devi andare con un amico-appendiabiti al seguito e augurarti che non ti capiti la doccia adiacente al WC.

Evvabbè …

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UCCIDIAMO PURE, MA CON ARMI “PULITE”, PER CARITÀ

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2017 @ 6:28 am

Detto altrimenti: indignazione selettiva       (post 2689)

Siria: il regime uccide la popolazione con i gas nervini (Sarin), quelli della prima guerra mondiale (Tabun, Sarin, Soman). Il mondo insorge: “Non si uccide così!” Uno scrittore siriano esule, Muhammad Dido (“E se fossi morto”) direttore di Syria Untold, la Siria non raccontata (da nessuno) osserva (Corsera 5 aprile 2017 pag. 3): “Tutta questa indignazione per l’uso del Sarin? Ma quando Assad uccide nelle carceri, con bombe tradizionali, convenzionali, etc.. allora … va bene”?

Indignazione selettiva, dicevo …

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BUROCRAZIA NAUTICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Aprile, 2017 @ 1:36 pm

Detto altrimenti: … per il rinnovo della patente nautica       (Post 2688)

(PRIMA PUNTATA)

Da Whisper nelle Bocche - Copia

In solitaria nelle Bocche di Bonifacio

Io, nato, cresciuto, nuotato, navigato, studiato e sposato a Genova … volete che non abbia la patente nautica? Ma anche questa scade, e va rinnovata. E già qui il mio primo errore: non va “rinnovata”, bensì “convalidata”. Dice … ma scrivi come parli! Avete mai sentito dire a qualcuno “Mi è scaduta la patente, devo convalidarla? “ O piuttosto, la lingua italiana non suona forse così: “Mi è scaduta la patente, devo rinnovarla”? Evvabbè … sono particolari minori … (1). E allora dai … smettiamola una buona volta de volè spaccà er capello ed elenchiamo i vari passaggi del BO- Buropercorso ad Ostacoli:

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  1. WP_20170405_004La mia patente è scaduta da due anni. Voglio accertare se sia ancora rinnovabile (e ci risiamo: avrei dovuto scrivere “convalidabile”!).
  2. Prima telefonata. Chiamo la Capitaneria di porto: le passo l’ufficio. Pronto, no, l’addetto è fuori stanza, richiami fra un po’.
  3. Seconda telefonata: si. È convalidabile. Bene. Leggo all’addetto l’elenco dei documenti richiesti per il precedente rinnovo: si vanno bene. I moduli sono sul sito. Grazie, prego.
  4. Vado sul sito: la domanda va fatta con marca da bollo €16,00. Ma … manca il modulo “Dichiarazione sostitutiva del certificato amnestico” e quello “Dichiarazione sostitutiva del certificato del casellario giudiziale”.
  5. Trentanodi sulle Bocche

    Trenta nodi di vento a nord dell’isolotto di Spargiotto (in solitaria nell’Arcipelago della Maddalena)

    Terza telefonata: il primo lo rilascerà il medico della ASL. Il secondo “è facoltativo” (facoltativo!?). Comunque dico: bene.

  6. Rivado sul sito che recita: “Alla domanda, allegare foto, certificato medico e fotocopia della CI. E’ possibile non allegare la patente in originale ma solo fotocopia e si riceverà il bollino di validazione”.
  7. Quarta telefonata: no, i bollini non li abbiamo e poi … allegare busta affrancata con €6,00. Va bene. Chiedo: ma servono le foto che richiedete? No, non servono per la convalida, non ne mandi. Grazie. Chiedo: ho il certificato medico della ASL per il mio recente rinnovo patente guida cat. BE (auto con rimorchio, prove di reazione comprese): no, non va bene: devo fare la visita apposita (uguale a quella appena fatta, n.d.r.).
  8. Eurpean Championship Fun 2007 - Fraglia Vela Riva

    In regata, nell’Alto Garda Trentino (qui con l’equipaggio al completo) (2)

    Modulistica. Intestazione: “Documentazione da allegare alle domande concernenti: a) Ammissione agli esami”. Segue elenco. Io cerco “Documentazione per il rinnovo-convalida”. Niente, la lettera “ b) “ non esiste. Rileggo: è tutto sotto la lettera “ a) “. Evvabbè …

  9. Quinta telefonata (la prima alla ASL): mi prenotano fra un mese e mezzo. Occorre: un’altra marca da bollo da €16,00 – Versamento alla cassa di €55,00 – Fototessera (quante? Non lo sanno, chiedere all’Ufficio Igiene pubblica, meglio di mattina, grazie, prego ma le pare). Carta di identità. Certificato dell’ottico … Chiedo: non basta la certificazione medica della stessa ASL di un mese prima  che NON mi prescrive lenti durante la guida? Risposta: non so … veda lei, grazie, prego ma le pare. Io comunque mi procuro questo certificato.

Tempo impiegato: due ore. Un’altra ora la impiegherò per la visita alla ASL + costo vivo, €93,00. Evvabbè … Mi piace sognare – all’altro estremo, ovvero senza alcuna burocrazia – una procedura alternativa, possibile ed “umana”:

“Spedite domanda per e-mail con allegati scannerizzati e firmati: copia patente scaduta; copia CI; certificato medico relativo a rinnovo patente auto minimo BE,  ovvero con controllo tempi di reazione. Riceverete bollino di validazione/rinnovo”.

Sognavo … ma poi mi sono svegliato, purtroppo!

Buon Vento a tutti!

NOTE

(1) Convalidare … che volete mai che sia in un Paese nel quale occorre “obliterare” i biglietti e tenerli pronti per il servizio di “controlleria” come vi hanno spiegato agli sportelli “presenziati” dal personale che in quelli “impresenziati” non si poteva che mentre guidate in autostrada vi avvisano che c’è una “conversione di mezzi operativi” che un tedesco – vocabolario alla mano – traduce che metà degli operai si sono convertiti al cristianesimo … che poi se voi scrivete a quella amministrazione vi rispondono che la vostra lettera è stata “acclarata” (ricevuta, n.d.r.) presso questa amministrazione in data …? Chevvoletemaicchessia?

Eurpean Championship Fun 2007 - Fraglia Vela Riva

Fun “Whisper” ITA 526 – Lft 7,07; stazza 2,8 Tons; dislocamento (peso) 1 Ton. (3)

(2) la mia barca – che vedete nelle foto – è tecnicamente un “natante” e non richiede il possesso della patente nautica, che invece mi serve per condurre “imbarcazioni” a vela e a motore sino a 25 m di lft (lunghezza fuori tutto: oltre sono “navi”) anche in mare aperto e in oceano (!)  senza limiti dalla costa. Le traversate dalla Toscana in Sardegna sono state comunque  “fuori legge” perché pur avendo io la patente, navigavo con un natante non abilitato a spingersi oltre le sei miglia (oggi forse 12?) dalla costa (per la legge italiana è un po’ come andare in autostrada con un cinquantino, pe intendersi). In Francia non si richiede la patente nautica. L’assurdo qui da noi è che per conseguirla, per la parte a motore, mi è stata fatta fare una sola manovra di attracco di un barcone ad un molo, praticamente un pro-forma. Per le regate di cui alla foto invece occorre un altro tipo di “patente”: l’esercizio e l’esperienza dei ventoni dell’Alto Garda Trentino.

(3) Lft = lunghezza fuori tutto (senza il motore fuoribordo appeso a poppa); Stazza: la tonnellata di stazza è una misura di volume, non di peso!; dislocamento: è il peso dell’acqua spostata, ovvero della barca. Velatura, in metri quadrati: randa, 16; fiocco, 8; genoa, 16; spinnaker, 40. Deriva: 33% del peso totale. Carena: planante.

(CONTINUA FRA DUE POST)

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BITCOIN, ATTENTI A NON ABBOCCARE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Aprile, 2017 @ 7:48 am

Detto altrimenti: “ATTENZIONE, CADUTA MASSI … FINANZIARI!”   (Post 2687)

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Uno dei molti libri-saggi (saggi, anche nel significato di “sapienti”) di Gianluigi

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Amici, questo è un “postaltrui”, ovvero non l’ho scritto io, bensì un mio vecchio amico, Gianluigi Demarchi, Ligure d’origine Torinese d’adozione, autore di molti saggi sulla finanza e sulla banca. Mi ha indotto a recepirlo qui, fra le mie sudate carte elettroniche, il recente, tristissimo episodio di omicidio-suicidio familiare accaduto qui a Trento (post “Orrore a Trento”, 29 marzo) e motivato dal tracollo finanziario del responsabile (ma almeno il grassetto, l’impaginazione e le foto sono mie, ecche!?)

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Inizia

images (1)Molti adulti amano ancora giocare a Monopoli, lottando fino all’ultimo per costruire case o alberghi in Bastioni Gran Sasso o in Vicolo Stretto. E per ore passano di mano migliaia di bigliettoni colorati con i quali ci si sente ricchi. Se però i giocatori, una volta alzatisi dal tavolo da gioco, continuassero a battersi per conquistare quei bigliettoni, usandoli per comprare un appartamento o un’automobile, sarebbero considerati dei poveri dementi. Eppure c’è gente che si comporta così, anche se in maniera un po’ diversa (e sicuramente più pericolosa): sono coloro che comprano i “bitcoin”, la moneta elettronica inventata da un estroso giapponese (tale Satoshi Nakamoto; ma non è sicuro che il nome sia reale, nessuno l’ha mai conosciuto di persona…) che ha rapidamente conquistato un vasto numero di utilizzatori.

BITCOIN, CHI ERA COSTUI?

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Carneade .. chi era costui?

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Una moneta virtuale che si può acquistare solo su Internet cedendo dollari o euro “veri” ed aprendo un deposito che può essere utilizzato per fare acquisti presso tutte le aziende che accettano la nuova valuta o per trasferire liquidità ad altre persone od aziende. L’idea alla base dei bitcoin è quella di creare una valuta indipendente da ogni tipo di autorità e di effettuare pagamenti elettronici a livello globale senza controlli, in maniera istantanea e anonima. Dal 2009 (quando ufficialmente il bitcoin si è affacciato sulla ribalta) la diffusione è stata esponenziale; a fine 2012 ne erano stati creati alcuni milioni, nel 2013 si era arrivati a 12,2 miliardi di dollari, oggi ne circolino circa 16 miliardi.

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images (2)La breve storia del bitcoin è stata accompagnata da gravi scandali ed ancora oggi è avvolta in una coltre di misteri. I misteri più fitti riguardano la “creazione” della valuta che pare sia “regolamentata” dal suo inventore con sistemi rigidi che impediscano una circolazione eccessiva e non controllata (ma nessuno conosce esattamente il cosiddetto algoritmo, cioè la formula che crea il bitcoin). Altri misteri riguardano il valore della moneta, che non è legata a fattori economici come avviene ad esempio per il dollaro, l’euro, la sterlina e qualunque altra moneta nazionale, ma agli umori di chi compra e vende. E le quotazioni di questi anni hanno dimostrato quanto il cambio del bitcoin sia inaffidabile, o per lo meno pericolosamente volatile: nel 2012 “valeva” 14 dollari, nel 2013 739 (con una punta massima, rimasta ad oggi non più uguagliata, di 1.100), a fine 2014 era crollata a 315 per risalire poi a 430 a fine 2015 ed agli attuali livelli intorno a 770.

Chi ha guadagnato e chi ha perso. Probabilmente nessuno (tranne il fantomatico Nakamoto) ha acquistato il bitcoin a 14 tenendolo fino ad oggi e guadagnando qualcosa come il 5.500%; pochi l’hanno acquistato ai minimi tenendolo come in vestimento (guadagno teorico 144%), mentre qualche pollo l’ha comprato durante il boom del 2013 e perde il 30%!

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Miiii … e come mai non ci abbiamo pensato prima, ahhh?

A cosa servirebbero i bitcoin? Secondo i suoi faut-autori, è uno strumento utilissimo per chi vuole fare acquisti in rete, perché consente trasferimenti immediati, senza costi e senza controlli (non esiste alcuna autorità che possa ficcare il naso su questi movimenti, né alcuna regolamentazione). Nei siti che ne caldeggiano l’utilizzo si leggono frasi come: “Le transazioni Bitcoin sono rese sicure grazie alla crittografia a livello militare. Nessuno può addebitare il tuo denaro o effettuare pagamenti sul tuo conto.”, oppure “Non c’è alcuna banca che rallenti il processo, che pretenda spese esorbitanti o che blocchi il trasferimento. È possibile trasferire dei bitcoin ai propri vicini di casa esattamente allo stesso modo in cui si può trasferirli ad un membro della propria famiglia, che viva in un altro continente.” E infine: “E’ anche possibile inviare un pagamento senza rivelare la tua identità, proprio come avviene con i soldi veri.” Ecco alcuni “vantaggi” che sono stati sfruttati, secondo i detrattori del bitcoin, per alimentare enormi transazioni illegali legate alla droga o al commercio di armi; la frase magica “senza rivelare la tua identità” stimola sicuramente più un criminale che un normale risparmiatore …Anche per questo motivo in Cina e in Giappone la valuta è stata vietata. In Italia in vece tutto tace ed il bitcoin prende sempre più piede, tanto che nel 2013 è nata anche l’associazione, senza scopo di lucro, Bitcoin Foundation Italia (!?).

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Piuttosto fatevi legare, ma non cedete a queste ammalianti sirene!

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Avviso per i lettori: state alla larga, se volete acquistare un libro su Amazon o un frullatore da Expert, usate la vostra cara, vecchia, ma tranquilla carta di credito, oppure usate un sistema “primitivo” ma sicuramente efficace andando in un negozio e portando via il pacchetto pagando (se volete l’anonimato) in contanti. E i miliardi continuate ad accumularli, senza rischi, giocando a Monopoli … quello originale, incruento! Per non fare la fine di “un vaso di terracotta costretto a viaggiare fra vasi di ferro …”

www.demarketing.it

Finisce

 Due mie considerazioni:

  • Una “nuova”: i bitcoin di fatto si presentano sotto una duplice natura: vengono offerti quale strumento di pagamento ma in realtà sono strumenti di speculazione. In altre parole: vengono offerti per acquistare beni e servizi, ma in realtà acquistano … se stessi!
  • Una “vecchia”: la trovate nel post circa la mala-finanza (“Orrore a Trento”, del 29 marzo u.s.): in finanza, come in natura, nulla si crea nulla si distrugge, ma tutto si trasforma (o si sposta!): se uno guadagna improvvisamente grosse somme, c’è chi quelle stesse somme improvvisamente le perde. E’ una guerra al massacro, senza prigionieri. E’ questo che vogliamo?

 

 

 

 

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ACCADEMIA DELLE MUSE A TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Aprile, 2017 @ 7:19 am

Detto altrimenti: ma dai … dai che sapete chi siamo! Basta scorrere i post su questo blog … (post 2686)

WP_20170403_003Ieri sera. Poesia attraverso la musica e i fiori. Ma andiamo con ordine. Il nostro collega Patrick (voce e chitarra) e i suoi amici Carmela e Sandra (voci), Flavio (voce, chitarra e fisarmonica) e Genio (voce e chitarra), “per la regia di” Giovanna, ci hanno deliziato con un recital di canzoni (o di poesie eseguite in musica?) di Fabrizio De Andrè, ognuna introdotta e commentata dalla lettura (fatta fare da me, nato a Genova il 3 febbraio 1944!) di brani esplicativi sulla genesi e significato del pezzo:

“In direzione ostinata e contraria – Omaggio a Fabrizio “Faber” De Andrè”

Alcune, come “La canzone di Marinella”, “Il pescatore” e “Geordie” sono state cantate in coro da tutti noi. Le altre … forse meno conosciute ma sicuramente più intense: “Quello che non ho”, “Il suonatore Jones”, “Hotel Supramonte”, “Franziska”, “Se ti tagliassero a pezzetti”, “La canzone dell’amore perduto”, “Creuxa de ma”. Per finire, un bis con “Via del Campo”, anch’essa in coro.

Non è facile per me scrivere, riassumere, citare. E allora mi sono deciso: intanto vi riporto Crexa del ma’, in dialetto e in lingua, così sveliamo il mistero del suo significato:


Creuxa de ma’  

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Per leggere Creuxa de ma’ ci voleva un Genovese …

Umbre de muri muri de mainè

dunde ne vegni duve l’è ch’anè?

De ‘n scitu duve a lun-a a se mustra nua

e a neutte a n’a puntou u cutellu a ghua.

E a munta l’ase u gh’è restou Diu

u diau l’è in ce e se ghe faetu u niu.

Ne sciurtimu da u ma’ pe sciugà e ossa da u Dria

a funtan-a di cumbi nta ca’ de pria.

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Cristina segue l’esecuzione in dialetto

E in ta ca’ de pria chi ghe saià

in ta ca’ du Dria che u nu l’è mainà?

Gente de Luganu facce da mandillà

quei che de luassu preferiscian l’a.

Figge de famiggia udù de bun

che ti peu ammiale sensa u gundun.

E a ste panse veue cose ghe daià

Cose da beive cose da mangià.

Frittua de pigneu, giancu de Portufin

cervelle de bae ntu u meiximu vin.

Lasagne da fiddià ai quattro tucchi

paciughi in agrouduse de levre de cuppi.

E’ n sca barca du vin ghe navughiemu

‘n sci scheuggi

emigranti du rie cu’ i cioi ‘nti euggi.

Finchè u matin crescià da pueilu recheugge

praticament fre du ganeuffeni e de figgie.

Baccan da corda marsa d’aegua e de sa

che a ne liga a ne porta nte ‘na creuxa de ma.

Ed ecco la traduzione

WP_20170403_012Ombre di facce, facce di marinai

da dove venite dov’è che andate?

Da un posto dove la luna si mostra nuda

e la notte ci ha puntato il coltello alla gola.

E a montare l’asino ci è rimasto Dio

il diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido.

Usciamo dal mare per asciugare

le ossa dall’Andrea

downloadalla fontana dei colombi nella casa di pietra.

E nella casa di pietra chi ci sarà

nella casa dell’Andrea che non è marinaio?

Gente di Lugano facce da tagliaborse

quelli che della spigola preferiscono l’ala.

Ragazze di famiglia odore di buono

che le puoi guardare senza il preservativo.

E a queste pance vuote cosa gli darà

cose da bere cose da mangiare.

WP_20170403_021Frittura di pesciolini, bianco di Portofino

cervella di agnello nello stesso vino.

Lasagne da tagliare ai quattro sughi

pasticci in agrodolce di lepre delle tegole (gatto, n.d.r.).

E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli

emigranti della risata con i chiodi negli occhi.

Finchè il mattino crescerà da poterlo raccogliere

praticamente fratello dei garofani e delle ragazze.

Padrone della corda marcia d’acqua e di sale

che ci lega e ci porta in una creuxa de ma’.

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La creuxa è la stradicciola che – in periferia – scende dalle colline verso il mare, limitata da due alti muretti difesi, sulla loro sommità, da offendicoli realizzati con cocci di vetro. Dietro, le “ville” (appezzamenti agricoli) coltivate dai baccani (contadini). Sullo sfondo, in basso, una striscia di mare. Noi bambini le si percorrevano per “andare al mare”, noi che s’abitava a meno di 2 km dalla spiaggia. Grande era la curiosità di “sapere cosa c’è dietro” ed allora, trovato un punto del muro già un poco smosso, scava oggi scava domani, riuscivano ad aprire un piccolo varco attraverso il quale vedere … i campi! Campi che oggi sono … condomini di lusso, sulla prima collina cittadina (la collina di Albaro, “de Arbà”, là dove sorge l’alba, un po’ come Povo a Trento, per capirsi, assolutamente non periferia).

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La creuxa si distingue dal caruggio, che invece è la viuzza fra le case. Ecco il “mio” caruggio:

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La storia / è passata di qui. / Ha lasciato il suo umore / nelle pietre levigate / nelle ombre / frequenti / negli stretti ritagli di cielo / nelle case addossate. / Ascolta la voce / di quello che vedi. / Sofferma il pensiero / su chi riempie di sé / la piccola via. / Persone diverse / che un antico crogiuolo / difende / dal moderno artiglio rapace / confusa umanità / padrona di un mondo / che tu / passante distratto / puoi solo violare / oppure / cercar di capire / in silenzio / ed amare.

Perdonate l’autocitazione, ma non ce l’ho fatta … Ma torniamo a noi. Poesia, si diceva. Ed allora ecco alcuni stralci dai testi di Fabrizio:

  •  In un vortice di polvere / gli altri vedevan siccità, / a me ricordava / la gonna di Jenny / in un ballo di tanti anni fa.
  • Libertà l’ho vista dormire / nei campi coltivati / a cielo e denaro, / a cielo ed amore, / protetta da un filo spinato.
  • … una lettera vera di notte falsa di giorno.
  • Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni / senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni.
  • Signora libertà / signorina anarchia / così preziosa come il vino / così gratis come la tristezza.
  • T’ho incrociata alla stazione / che inseguivi il tuo profumo / presa in trappola da un tailleur grigio fumo / i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino / camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
  • E fu il calore di un momento / poi via di nuovo verso il vento / davanti agli occhi ancora il sole / dietro alle spalle un pescatore.
  • Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior.
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Via del Campo

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Poesia: vedere una gonna svolazzante dove altri vedono solo un vortice di polvere; i campi recintati da filo spinato, una libertà imprigionata; l’oscurità che dissimula la falsità; noi Liguri, gente da bosco e da riviera; il vino e la tristezza, entrambi gratis ma solo il primo è prezioso; vivere di corsa con i quotidiani nella mano, ancora da leggere ma vedete bene tutti che io li ho, li devo avere, poi chissà se riuscirò a leggerli …; un quadro di Van Gogh: il fuggitivo, davanti a lui tramonta il sole, dietro di lui  tramonta un raro momento di preziosa umanità; da ultimo … le parole di Via del Campo si commentano da sole.

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Piazza Boato, alias Piazza Duomo a Trento

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E’ seguita la presentazione del nuovo amico Accademico Matteo Boato, diplomato in chitarra classica, ingegnere civile e soprattutto di mestiere pittore! Benvenuto, Matteo! Quindi il consueto intermezzo eno-gastronomico e l’

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 “Angolo delle anteprime”

Per tutti, Accademici e non:

  • download (1)Dal 31 marzo al 15 aprile, mostra personale di Marisa De Carli Postal, alla Galleria d’Arte il Fogolino, Via SS. Trinità 30, Trento.
  • Mercoledì 5 aprile ore 17,30, Sala degli Affreschi della Biblioteca Comunale, “Ettore Tolomei e l’ “Invenzione” dell’Alto Adige.
  • Giovedì 6 aprile ore 17, Associazione Rosmini, Via Dordi, Recital di Alfonso Masi, Indagine su di un uomo chiamato Jeshua.
  • Domenica 9 aprile, la FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, 60 km a pedali nel Burgraviato (Merano), tra i meleti (e le orchidee) in fioritura (iscrivetevi alla Fiab!).
  • Domenica 9 aprile ore 17,00, Villa  Mersi, Ass.ne Bonporti: “Carlo Gardel, la voce del tango”.
  • Domenica 9 aprile a Pressano, ore 20,30, Chiesa di S. Felice,  la nostra collega soprano Letizia Grassi in Concerto Spirituale per la Settimana Santa, con il Coro Sociale di Pressano.
  • Lunedì 10 aprile, stessa ora, stesso concerto nella Chiesa di S. Rocco a Villazzano.
  • Mercoledì 12 aprile, Parrocchia di S. Antonio, Recital di Cristina (pianoforte) e Sergio Runchel (basso).
  • Gigliola invita a segnalarle (gigliolagavazzoli@gmail.com) la disponibilità di vestiti, coperte, utensilerie, etc. (non mobilio) per aiutare i senza tetto e gli immigrati che la provincia sta assistendo.

Appuntamenti riservati agli Accademici:

  • Lunedì 8 maggio – Barbara e amiche in “Altri tempi” revival musicale – Francesca Endrizzi, La figura di Albino Zenatti.
  • Lunedì 5 giugno – Allievi del Conservatorio musicale di Riva del Garda, M° Ruzza – Marisa De Carli, Scorci di Trento.
  • Gita sociale: con Cristina si è orientati verso la Maremma Grossetana e il Parco dell’Uccellina.
  • Metà luglio: Festa di Mezz’Estate.
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La famosa “numero uno” di Claudio!

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Seconda parte della serata. CLAUDO FUOCHI, appassionato conoscitore e “fotografatore” di fiori, assistito dal suo amico Sebastiano Bernardi, ci ha incantato con il suo lavoro e le sue diapositive su fiori e in particolare sulle ninfee. I fiori e le ninfee nella storia, nella pittura, nella fotografia, nelle tradizioni popolari.

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Le ninfee che nascono dal fango del fondale degli stagni (il “letame” della canzone di De Andrè …) e sbocciano, fiori incredibilmente belli e diversi una specie dall’altra, a galleggiare sulla superficie dell’acqua, ancorati dai loro lunghi steli sottomarini, ispiratori di poeti e pittori, fra i quali il più famoso Claude Monet.

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Molti gli applausi all’opera di Claudio.

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Grazie a tutti gli “attori” della serata e soprattutto alla nostra ospite, la Presidente Cristina. Buona Accademia a tutte e a tutti!

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RETENTION INSTRUMENTS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Aprile, 2017 @ 6:01 am

Detto altrimenti: strumenti di retention   (post 2685)

Lo so … lo so … scialla raga, lo so che non è ancora chiaro di cosa si tratti. Mo’ ve lo spiego: si tratta di tecniche aziendali per “trattenere”. Trattenere clienti, impiegati, top managers.

Clienti. Il regalino a Natale, l’invito ad una mostra, al teatro, un biglietto aereo, etc.: si tratta di capire cosa può far piacere a quel tipo e a quel livello di cliente, in rapporto al suo peso specifico rispetto agli interessi aziendali.

Impiegati. Dare loro voce, responsabilizzarli, dare loro un MBO (Management By Objetives, gestire per obiettivi), ovvero dare un premio di rendimento effettivo, non “uguale per tutti tanto alla fine lo danno a tutti lo stesso”). In questo caso il “premio” non deve essere nemmeno un “contentino pro forma”, ad esempio un aumento di stipendio non significativo, né per converso, un premio assolutamente irraggiungibile.

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“Indispensabile” per non perdere quel manager …

Managers. E qui casca l’asino. Già, perché talvolta sotto questa voce viene corrisposto ciò che per pudore o per legge (enti pubblici) non può essere stipendio. Ed allora un già-super-stipendio viene “corredato” di MBO, benefit non monetari (polizze varie tipo assicurazione vita, incidenti, RC), auto aziendale e/o strumenti di retention. Dico “e/o” retention instruments perché – ad esempio – se l’auto aziendale serve “anche” come strumento di lavoro (accompagnare ospiti, recarsi velocemente in sedi distaccate, etc.) si può ben chiamare così. Ma se l’interessato può scegliersi liberamente il modello, ad esempio un SUV 4×4, be’ … allora è meglio definirla “retention instrument”. Si tratta poi di vedere il peso specifico di questi “extra”, perché fra MBO, polizze varie, auto e altri retention instruments, possono arrivare a raddoppiare la voce stipendio: innanzi tutto e soprattutto quanto a costo per l’azienda. Il che è un’esagerazione.

Dice … ma se non gli diamo questi benefit, quel manager se ne va, abbandona l’azienda … Evvabbè, dico io, proviamo! Proviamo a vedere se e dove va costui! Soprattutto se siamo in ambito pubblico: non dimentichiamo che in Italia un certo top management pubblico è pagato il doppio o il triplo dei livelli europei. E allora, quo vadis? Dove andrai mai? In ogni caso vuoi mettere come sta meglio a bilancio la voce “retention instruments” piuttosto che “auto, polizze varie, etc. per managers”?

In realtà talvolta viene operata una sorta di “inversione termica della logica del  ragionamento. Mi spiego: 1) Un manager è veramente valido e non ci si può permettere che lasci l’azienda, quindi ne deduco che devo stra-pagarlo. 2) Inversione termica: voglio stra-pagare un manager, lo stra-pago, quindi ne deduco che costui è strategico per l’azienda (anche se non è così, n.d.r.). In altre parole: il “tu vali molto, quindi ti pago molto” diventa “ti pago molto quindi tu vali molto anche se non è vero”.

Dice … ma ai nostri parlamentari pagano anche il servizio di barbierato! Ah, vabbè … allora …

Firmato: un P-AD da qualche anno in pensione, oggi free-blogger

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INCONTRI: MATTEO BOATO PITTORE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Marzo, 2017 @ 1:10 pm

 

Detto altrimenti: pittore e non solo  (post 2684)

(Una lettura al riguardo: “L’uomo del Rinascimento” a cura di Garin (GLF Edizioni Economica Laterza, 1° Ed. 1995, IV ed. 2000) cap. VII, “L’artista” di Andre¨ Chastel, pagg. 239-269).

 

downloadGabbiolo, (Trento), località  delle gabbie per fermare la montagna o per custodire animali? Per me le gabbiole sono le due/tre vele quadre armate sull”™albero di trinchetto (quello anteriore) di una goletta: la più famosa goletta a gabbiole  è (il terzo rifacimento della) Pride of Baltimore. Ma non credo che c’azzecchi con il nome del paesello ora frazione di Trento. Appuntamento con Matteo sulla piazzetta. Ciao, ciao, piacere Riccardo, Matteo, piacere. E’ la prima volta che ci incontriamo, ma quando l’artista del pennello si incontra con un blogger tracciatore di segni (elettronici) qual io sono, il tu è d’obbligo. Ho conosciuto alcune sue opere al Muse, là  dove i suoi quadri sono esposti ad arredare la Piazza nella quale il Museo ha organizzato una serie di letture di scrittori locali (si veda il recente mio post su Nadia Ioriatti). Ho deciso: devo conoscerlo, intervistarlo. Detto, fatto.

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 Pronto per l’intervista

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Non solo pittore. Infatti il ragazzo è un classe 1971, anno delle mie nozze! Quanto ha costruito Matteo da allora! Diplomato in chitarra classica; ha insegnato chitarra classica; E’stato Ufficiale di cpl; E’ ingegnere civile; ha due figlie di 11 e 9, Matilda e Beatrice, musica (gli ricordo “Matilda”  un capolavoro-calypso di Harry Belafonte) e poesia (la Beatrice di Dante), figlie appassionate di pittura, musica e danza. Ora è pittore. Scusate se poco. Ma iniziamo con l’intervista, che con le domande procederò con più ordine.

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“La Casa Rossa davanti alla mia casa …”

Matteo, le origini?

Papà architetto veneziano (mi pareva! N.d.r.). Io ho il ricordo di tutto ciò che di bello mio papà mi insegnò a vedere, non solo a guardare. La laurea (“La chitarra va bene ma se fai l’ing. troverai facilmente lavoro”); il servizio militare; il lavoro (anche nel gruppo Stet, Telecom e Sodalia, ma allora siamo stati colleghi, io che ho lavorato nella Stet a Torino! N.d.r.). Poi a 28 anni, il colpo di fulmine: in tre giorni ho deciso che dovevo fare ciò che mi sentivo, ed era la pittura. Cosa mi comandava lo stomaco, più che il cervello.

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 Bardolino Square

Gran carattere, direi, più che coraggio che da solo sarebbe stato quasi incoscienza …

Hai ragione, Riccardo, ma l’è nada è  andata. Volevo crearmi un percorso personale, nella vita e ho scelto di farlo attraverso la pittura.

Tuo papà, la piazza, l’architettura delle piazze. Piazza come luogo d’incontro, l’agorà  greca, l’™ agorazein, il passeggiare per la piazza per fare comunicazione, communis actio, operare insieme …

Si, Riccardo, la piazza è il mio inizio: prima ferma poi “in movimento”, nella quale non dipingo le persone ma il loro percorso. Dinamicamente, quindi.

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Seduto ai piedi di un albero …

E poi?

E poi ho virato (tu sei un velista, no?) verso la matericità  del colore, verso il colore materia (n.d.r.: fino ad arrivare ad un qualcosa che si colloca fra il mosaico ravennate e la pittura impressionista).

E oggi, da dove trai ispirazione?

Dall’ era, per dirla in dialetto, dall’aria, l’aria che mi porta la compagna, le figlie, i luoghi: questi gioielli, questi sono i miei gioielli … non aveva detto così Cornelia, la made dei Gracchi, indicando i suoi figli?

Certo, prorpio così! Ma dimmi, Matteo, secondo te esiste una pittura trentina, diciamo dagli affreschi dei Baschenis in poi?

Si,  esiste una pittura trentina degli ultimi 500 anni. Farei fatica a fare su due piedi una lista di nomi compiuta, ma sono fermamente convinto che l’ambiente culturale e geografico forgia e inevitabilmente condiziona chi ci viva. Anche in un mondo attuale come il  digitale da suggerire l’uniformità  dei linguaggi dell’arte contemporanea e delle sue tematiche, in realtà  il luogo geografico caratterizza e stimola gli artisti. eˆ ovvio che viaggiare e vivere per lungo tempo in altri luoghi forma e dà sostanza a letture creative strettamente personali. Ma trovo negli artisti trentini anche contemporanei, un qualche aspetto di reciproca vicinanza, qualche fattore comune: l’attenzione al territorio, al naturale, ai rapporti umani, al passato, alle tradizioni intese in senso non pittorico ma sociale.

E il mercato, come va il mercato della pittura? Non di solo pane vive l’uomo, ci vuole anche il companatico …

In Italia il mercato è in un momento assolutamente non roseo (a parte per quelle gallerie “affitta muri” e pi¹ in generale per chi organizza mostre a pagamento). Chi vive d’arte in Italia deve fare i conti anche, e soprattutto, con chi lo fa per hobby, ovvero con chi “ozia dipingendo” (oziare nel senso latino di dedicare il proprio tempo non lavorativo ai piaceri più veri) che può permettersi di pagare profumatamente partecipazioni a mostre apparentemente importanti, fiere e pubblicazioni di rilievo: tanto l’hobbista vive d’altro e in arte investe il denaro superfluo. Tutto ciò non significa che le sue creazioni non siano di buon livello ma semplicemente che questo meccanismo falsa il mercato, che, comunque, per quanto mi riguarda, è in controtendenza. Io lavoro molto bene sia nel nord Italia che all’estero.

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  In cantina: colori di …vini!

E l’ente pubblico trentino, agevola l’arte?

Sempre di meno, purtroppo. Devo dire tuttavia che la mia partecipazione alle iniziative del Muse ha sbloccato molte situazioni.

Matteo, il tuo laboratorio. Una volta probabilmente era una stalla, quelle pietre, quelle volt …

Stalla non credo, cantina, piuttosto. Sicuramente non si patisce il caldo e questo fa bene alle mie creature: impiegano un po’™ di più ad asciugare ma si consolidano meglio. Un po’ come un’opera di ingegneria civile: la mia pittura deve letteralmente assestarsi sulla tela o sulla tavola che sia.

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Piazza Boato, alias Piazza Duomo a Trento

Mi parli di qualche tua opera in particolare?

 

Ecco, La Piazza, quella esposta al Muse, il primo bozzetto (bozzetto,  Riccardo, non scrivere bozzello che è un aggeggio che usi sulla barca a vela!). Di diciassette anni fa:  una reinterpretazione del primo lavoro che feci a Trento e su Trento. Poi l’altra Piazza, quella piena di gente (di tracce di gente, ti dicevo),è la Piazza di Bardolino sul Garda, con la quale ho inteso parlare di umanità  viva, di passi di vita. Sempre sulla piazza, La Casa Rossa. Infine, l’Albero, si, hai ragione, è un po’ pesante ma io ti dico che è solo un’ancora un po’™ pesante, infatti devo terminarlo. Sono tutti lavori attuali, tutti eseguiti in contemporanea.

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Ok Matteo, grazie, basta così direi. Sai, io non sono un critico d’arte … solo un blogger e il mio post non deve essere massa long!

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  “A presto, Riccardo!”

Va benissimo così, Riccardo. Occorre mantenere la dimensione giusta. Anch’io, sai, mi ero imbarcato su una barca troppo grande e tu che sei un velista comprenderai: da solo non riuscivo a governarla. Ora navigo (a colori!) su una barca più piccola ma più snella, piu¹ veloce, che risale meglio il vento del mercato: una goletta a gabbiole, o, se preferisci, una Goletta a Gabbiolo!

Ultimissima: tu, Maestro di chitarra classica, conosci due miei amici carissimi: Stefania neonato (pianista e fortepianista) e Carlo Fierens (chitarrista classico)?

Si, Stefania anche di persona. Carlo di fama. Due autentici campioni.

Grazie da parte degli interessati. Riferirò!

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RESTART, AUTONOMIA!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Marzo, 2017 @ 6:20 am

Detto altrimenti: politica, amministrativa, di pensiero   (Post 2683)

E invece occorre far “ripartire” (to restart) il cervello e la coscienza, altrimenti è la morte dell’Autonomia. A cominciare da quella del pensiero.

The rest are details … (Einstein)

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Autonomia politica, ad esempio, quella che vuole la Scozia dalla GB, anche per non essere coinvolta nella Brexit (io le faccio i migliori, sinceri auguri: forza Scotland!)

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Autonomia Amministrativa: Maria Teresa d’Austria sposa il Duca di Lorena; cede quel Ducato alla Francia; ricompensa il marito con il Gran Ducato di Toscana, al quale concede l’autonomia amministrativa rispetto a Vienna (i Lorena se ne servirono – fra l’altro – per bonificare la Maremma Grossetana). Dopo la seconda guerra mondiale arrivò la nostra autonomia, quella delle Regioni a Statuto Speciale.

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downloadAutonomia di pensiero. Viviamo di corsa. Troppo. Non c’è più il tempo per pensare con calma. Le opinioni divergenti dalla nostra non vengono prese in considerazione: ci limitiamo ad odiarle, a combatterle. Un atteggiamento di pensiero “autonomo” viene considerato come una forma di pazzia, se proprio va bene, di incoscienza. L’importante è “stare in un gruppo”. Questa mancanza di “autonomia” conduce all’ inerzia, alla mancanza di iniziativa: disimpariamo ad agire, agiamo solo come reazione alle provocazioni esterne.

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download (1)Nella politica poi … siamo vittime delle grandi affermazioni, di imperativi categorici (“io Guru, io la Mente … io il Garante … o con Me o contro di Me … io Volo Alto”), di una ammaliante magnieloquenza, di atteggiamenti pomposi che ci allontanano dal valutare come si configura il rapporto fra noi stessi e ciò che ci circonda, il rapporto con le “piccole cose” d’ogni giorno. Nella vita di tutti i giorni … già qui non siamo “autonomi”. Infatti, indotti come siamo a ragionare solo sui “grandi temi”, non riflettiamo sulle modifiche eventualmente necessarie delle questioni concrete del vivere ogni giorno: il rispetto del nostro voto politico, quello delle regole, la necessità di nuove regole, il linguaggio, la comunicazione, gli affetti, il vestirci, il nostro rapporto con il lavoro, in famiglia, con l’altro sesso … ragion per cui viviamo secondo i meccanismi di una superficiale abitudine che riporta una facile vittoria su chi non riflette abbastanza e soprattutto sui giovani.

Da quanto sopra discende che molti (le vittime dell’inerzia) traggono poco dal molto e pochi (i maghi alla rovescia) traggono molto dal poco. Questi “pochi” sono le oligarchie del pensiero politico e della politica, le quali tendono ad essere anche oligarchie del denaro (e quindi del potere). “Maghi alla rovescia” li definisce Nietzsche, i quali “invece di creare il mondo dal nulla, trasformano il mondo in nulla”. Il “nulla del mondo” è per questo filosofo innanzi tutto il “nulla del singolo”, il quale invece deve reagire, deve “ripartire”, deve ricominciare a pensare autonomamente, deve acquisire la propria personalità non scegliendola fra i modelli che quei pochi (i maghi alla rovescia di cui sopra) gli propongono quali necessari obblighi di adattamento a questo o a quel modello, bensì modellando il suo unico ed inimitabile io. Anche politico.

Questo, tuttavia, è un percorso faticoso e troppo spesso l’individuo, già preda del bombardamento (politico) di cui sopra, “soccombe alla pigrizia o alla codardìa”, rinuncia a mettere in discussione scale di valori, modelli di vita (e politici) e si nasconde dietro un ruolo sociale (soprattutto se ben retribuito!): l’obbedienza incondizionata ad un “capo” (ad esempio politico) è molto più comoda, meno impegnativa e meno faticosa di una “obbedienza con riserve”, così come è più facile “astenersi del tutto da un piacere piuttosto che moderarsi”.

E invece occorre far “ripartire” (to restart) il cervello e la coscienza, altrimenti è la morte dell’Autonomia. A cominciare da quella del pensiero.

The rest are details … (Einstein)

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