TRENTO-RIVA DEL GARDA IN BICICLETTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Agosto, 2018 @ 3:06 pm

Detto altrimenti: i soci Fiab raccontano … (post 3276)

D’accordo, raga, scialla, calma … lo so che sto scoprendo l’acqua calda … lo so che i lo san tuti come che l’è questa pedalata … machevvolete tuttaunaparola … è la pedalata di questa mattina e ve la voglio raccontare.

dav.

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Notte precedente: temporalone con tuoni, lampi e pioggia a scrosci. La mattina: fresco fresco e allora dai, via co’ ‘sti pedali. Parto bonora (za che io son bonorivo) disente alle sete e meza. Prima sosta (breve) al Bar Moja a Borgo Sacco (km 25, un succo di mirtillo). Qui a fianco: Trento, ponte via De Gasperi.

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sdr.

Poi giù, verso Mori. Superato il ponte di ferro delle Zigherane  sul Leno e poi quello a Mori stazione della (ex) ferrovia Riva-Rovereto (come sarebbe bello riaverla!), salitella per aggirare la diga e ritornare a fianco del corso del canale, quindi a destra, strappetto che ti porta sulla SP Mori Stazione-Mori Paese. Qui attraverso la strada e mi inoltro in Mori down town per uscirne poco dopo a sinistra e riprendere la ciclabile. Sorpasso il bicigrill di Mori e il Lago di Loppio. Due strappetti al 10% e supero Passo S. Giovanni.

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davAttenzione: dopo la prima discesina (ripida) una freccia indica bici a destra. Io invece attraverso e prendo un po’ a sinistra lo stradello poderale in mezzo ai vigneti. Due bivi a sinistra, l’ultimo a destra e mi ritrovo a ridosso dell’ultima casa di Nago. Qui giro a sinistra: 2-300 metri con un tratto di 30 metri al 18% e scavalco il contrafforte (mezza borraccia d’acqua e sali). Da qui si plana sulle Busatte di Torbole e si arriva sulla sua passeggiata a lago. Questa discesa è bellissima, da affrontare con prudenza perché è ripida, cementata ma la vista è splendida.

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davPercorro lentamente con prudenza tutta la ciclopedonale litoranea. Nel tratto che costeggia il porticciolo dei pescatori di Arco un cartello prescrive: bici alla mano. Io si, tutti gli altri no. Peccato.

Note tecniche: Km 53 – Tempo impiegato, 3h e ½ soste per bar e foto comprese – Bicicletta: mtb Wilier “18 carati” non elettrica -  Pneumatici slick – Bandierina FIAB: attaccata dietro il sellino – Foto: con telefonino uauei – Km già percorsi nella stagione: 2220   – Le mie misure: 74 (anni); 80 (kg); 120 (frequenza cardiaca da non superare).

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GOOD BIKE & GOOD FIAB EVERYBODY!

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VALSUGANA SECONDO FIAB

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Agosto, 2018 @ 6:50 am

Detto altrimenti: FIAB, un’Associazione a pedali         (post 3275)

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               Trentoinbici

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Nel nostro sito Fiab Trento c’è una sezione intitolata “I soci raccontano” relativo alle gite sociali, ma a me mi (a me mi!) piace raccontare anche quelle “private” di noi soci, cioè quelle uscite in bici fatte su iniziativa personale di alcuni amici, ovviamente non inserite nel programma dell’Associazione. Ed ecco allora la Valsugana di ieri. La Valsugana. Mi avevano detto: maccome, con questo caldo!? E invece fortuna iuvat audaces, la fortuna premia gli audaci, e noi tre (poi vi dico chi sono stati gli altri due) abbiamo pedalato al fresco, sotto un cielo parzialmente nuvoloso.

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IMG_3537Se uno la volesse fare per intero, partendo da Trento, sarebbero 100 km, con l’aggravante dei 10 km di salita a Vigolo Vattaro, ragion per cui in genere si preferisce salire con il treno fino a Pergine o Levico e quindi iniziare a pedalare da lì. Noi siamo andati in auto a Levico  (posteggiare l’auto nel piazzale del bar “Al solito posto Bar” con distributore di benzina sulla Via Claudia Augusta poche centinaia di metri prima di Levico paese: gestori gentili, ottime brioches, WC.) per cui il percorso è stato di 70 km. Qui a fianco lo stand Fiab Trento alla Fiera Fai la Cosa Giusta.

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I due amici, con pochi km nelle gambe, bici “elettriche” (peso netto kg 25). Io che sono già abbastanza allenato (2200 km fatti nella stagione), la mia vecchia ma perfetta bici da corsa, una “Mario Camilotto Expert” di 35 anni assai ben portati (and still going strong!) peso netto 9,5 kg. C’è da dire che loro due alla fine del percorso hanno consumato solo il 10% del totale della carica della batteria, il che significa che hanno pedalato molto di loro.

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Il percorso. Per i neofiti – quindi non per noi – qualche leggera incertezza nella segnaletica a Borgo Valsugana. Quindi si procede ben “indirizzati” sino al bicigrill di Tezze e – poco dopo Tezze e  poco prima di Primolano – fino   al confine di stato fra l’Impero d’Austria e il Regno d’Italia, ancora segnato da un cippo di pietra che però ha la gambetta trasversale della N di RegNo scolpita in senso sbagliato e che si trova vicino al tratto di ciclabile che non si può più percorrere causa frana.

Qui a fianco, i due amici impegnati in una volata su sgabelli a pedali del bicigrill …

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Parte dei fondi del bilancio provinciale della PAT, già destinati a investimenti nei Comuni limitrofi, potrebbe forse essere destinata alla sistemazione della segnaletica e quindi alla messa in sicurezza della frana di cui sopra. 

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         Una nuova passerella ciclabile

Infatti, sotto il ponte della super strada, la segnaletica avverte dell’interruzione della pista ciclabile e vi spedisce – attraversati i binari del treno – sulla vecchia strada provinciale, assolutamente pochissimo trafficata perché sostituita dalla superstrada. Questa strada passa davanti alla stazioncina FS di Primolano, quindi con un sovrappasso a conversione ad U (salita e discesa) riconduce in direzione Trento. Alla fine della discesa, con cautela attraversare  a sinistra la strada e “scoprirete” la pista ciclabile la quale in leggera discesa e con una nuova conversione ad U vi riporta in direzione Bassano. In questo punto noi tre abbiamo risolto il dilemma di una giovane cicloturista di Innsbruck che proprio non sapeva che pesce e che strada prendere.

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Le “grandi opere” non sempre inquinano: infatti la superstrada della Valsugana rende libere e agevolmente fruibili le vecchie strade da parte di chi va a piedi, in bicicletta o comunque non ha fretta.

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Bassano 13 mag 2015.

     Villa Angarano – Giovanni S., foto del maggio 2015

In località Cornale (Bar Ristorante) la pista ciclabile termina. Avete percorso 45 km da Levico, ve ne restano altri 25 per Bassano. Qui state sulla destra e seguite la vecchia strada locale, poco trafficata, con qualche saliscendi, ignorando tutte le indicazioni stradali “Bassano” che, posizionale per le auto, vorrebbero condurvi a sinistra sulla nuova superstrada: anche qui, in assenza di segnaletica adeguata, abbiamo risolto il problema ad una coppia di ciclisti non esperti dei luoghi. Alcuni saliscendi e  a due km da Bassano, subito dopo l’ultima salitella, a destra trovate l’Hotel Alla Corte-Ristorante Sant’Eusebio. Immediatamente di fronte, a sinistra (attenti ad attraversare la strada!) prendete la strada Contrà Corte S. Eusebio e dopo pochi metri potrete ammirale la bellissima Villa Angarano.

Villa Angarano è una villa veneta originariamente concepita da Andrea Palladio intorno al 1548, solo le ali laterali furono costruite su progetto del celebre architetto. Il corpo centrale è opera di Baldassarre Longhnanel nel Seicento. L’edificio è dal 1996 nell’elenco dei patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO, assieme ad altre ville palladiane del Veneto.

 

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bdr.

Proseguite lungo questa strada (pianura) che poi diventa Strada Fontanella, quindi a sinistra una stradina in discesa “Solo per residenti” ma voi fate pure questa piccola infrazione ed imboccatela (Via Volpato). Pedalate con cautela, attenzione ai pedoni nei giorni festivi (bici alla mano), ed arrivate al Ponte degli Alpini. Qui, a sinistra il ponte, a destra la bruschetteria nella quale con 12 euro potrete mangiare una buona bruschetta, due birre piccole e una di acqua minerale con le bollicine.

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“Prosit” (attenzione: il salamino è molto piccante!)

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Per digerire, superate il ponte, aggirate sulla destra la rampa che conduce all’”Urban center” (strano, io avrei scritto “Down Town”, centro storico, città vecchia), salite a livello del centro storico, sopraelevato anche in funzione storico-difensiva, e con poche pedalare raggiungerete la Stazione FS. Prezzo del biglietto ferroviario bici compresa Bassano-Levico, €9,00: partenza 14,25, binario 4, non vi fidate dei tabelloni cartacei che dicono binario 3. Poi un treno ogni ora, circa. Ai binari, ascensori: le bici elettriche ci entrano solo se le tenete “in piedi”.

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davAttenzione: nei mesi di luglio e agosto le Ferrovie hanno un vagone-bici da 30 posti oltre a 6 posti bici in un vagone centrale. Nei mesi di giugno e settembre non c’è il vagone-bici ma un servizio pullman con carrello prenotabile e gratuito (informarsi presso le APT).

Buona Bici-Valsugana a tutte e a tutti!

Cosa? Non ho vi ho detto che sono gli “altri due”? Eccoli a voi in stretto ordine alfabetico dei cognomi: Colbacchini Claudio e Soncini Giovanni (in ordine inverso nella foto).

Ancora una domanda? Quanti anni abbiamo tutti e tre insieme? Be’ raga, scialla, calma …  volete sapere troppo. Io vi dico “oltre 210”: per le rifiniture provate voi ad indovinare … ecchè? Vi devo dire tutto io?

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ESTATE BAMBINI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Agosto, 2018 @ 6:27 am

Detto altrimenti: eventi per loro, per i bambini       (post 3274)

 

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Biblioteca di Andalo, 3 agosto, ore 17,00

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Il Kamishibai  traducibile come “spettacolo teatrale di carta”, è una forma di narrazione che ha avuto origine nei templi buddisti nel Giappone del XII secolo, nei quali i monaci lo utilizzavano per narrare ad un pubblico, principalmente analfabeta, storie dotate di insegnamenti morali.

La tecnica del kamishibai ha conosciuto un momento di splendore fra il 1920 e il 1950: il narratore, si spostava da un villaggio all’altro in bicicletta con il suo modesto armamentario – un piccolo teatrino pieghevole – e raccontava le proprie storie servendosi di un set di tavolette di legno sulle quali erano disegnati i vari passaggi della storia che avrebbe raccontato. Le storie erano spesso seriali, e nuovi episodi venivano raccontati ad ogni visita al villaggio. L’usanza del kamishibai è stata quasi del tutto soppiantata dall’arrivo della TV negli anni ’50, benché sia stata recentemente rilanciata nelle biblioteche e nelle scuole elementari giapponesi.

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.E  poi, sabato 4 agosto … nell’ Area Faunistica di Spormaggiore alle ore 15,30 …

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Buona estate bambina a tutte e a tutti!

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BIBLIOTECA IN VACANZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Luglio, 2018 @ 5:38 pm

Detto altrimenti: vacanza in biblioteca (post 3273)

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bstEstate, mezza montagna. Fra il sole e un accenno di temporale, un salto in biblioteca per … accontentare la nipotina di otto anni, appassionata lettrice. Ed ecco che “scopro” una biblioteca “in vacanza”, cioè … “durante un mio giorno di vacanza”. Ma sta bene anche dire “vacanza in Biblioteca” data la qualità, la natura, lo spirito di accoglienza e la serena ospitalità che vi ho incontrato. Dove? Nella Biblioteca Comunale di Fai della Paganella. Le due Persone addette … gentili, sorridenti, come sorridente è l‘ambiente, allietato dalla presenza di ragazzini e signorinette intente a scegliere insieme, a leggere insieme, a giocare (silenziosamente) insieme.

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btyBiblioteca Comunale di Fai della Paganella, un invito allo stare insieme, a comunicare, a leggere e “il bambino che oggi legge, domani è una persona che pensa”. Signorinette e ragazzini, dicevo, che sentono come loro quell’ambiente e lo frequentano rispettandolo senza bisogno di essere controllati, ripresi: solo autocontrollo, una maturazione sociale preziosa in un mondo nel quale il rispetto per il bene collettivo non è molto sentito, né quello per l’Altro. Catturata al volo: “Mamma, domani mattina andiamo in piscina; nel pomeriggio in biblioteca”. Evviva la Biblioteca Comunale di Fai della Paganella, bravissime le persone che la gestiscono! Bravissimi i suoi giovani frequentatori!

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PEDALANDO CON FIAB TRENTO A CORTINA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Luglio, 2018 @ 9:29 am

Detto altrimenti: “Pedalano Cortina, nostri pedalatori …. sull’aria di una vecchia canzone di guerra, ma noi siamo in missione di pace!   (post 3272)

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       L’avvicinamento a Cortina, dalla pista ciclabile

Fiab Trento c’era già stata, ma ogni anno abbiamo nuovi amici che si associano (o nuovi soci che diventano subito nostri amici, il che è lo stesso)  ed allora, tutti a Cortina d’Ampezzo! Il percorso in pullman da Trento a Dobbiaco è lungo, almeno tre ore per cui – stante gli obblighi di legge che vincolano l’autista al rispetto di certi orari, si è deciso di spostare da Dobbiaco al Lago di Landro l’inizio della pedalata,  accorciando la salita a Cimabanche di sette km. Evvabbè … Siamo in 38, 39 con l’autista. Questo mio non vuol essere un resoconto metro per metro, bensì una somma di osservazioni, emozioni, impressioni, note.

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La stessa valle di cui sopra, vista da un’amica che stava salendo sulla montagna

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Nota 1) Il nostro autista Piero è bravissimo, sia come guidatore che come persona della massima disponibilità nei nostri confronti.

Nota 2) I servizi igienici del bar al Lago di Landro non sono dimensionati per le esigenze dei passeggeri di uno/due/tre pullman, quanti è normale che si fermino sul suo piazzale. Qualcuno azzarda e si addentra nella boscaglia: si suggerisce cautela a causa delle ortiche presenti.

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Si parte, salitella sterrata fino a Cimabanche. Tempo ideale. Ogni tanto le cime dolomitiche fanno capolino sopra gli alberi … eccole! Eccole le tre Cime di Lavaredo che poi sono cinque che la gente non lo sa che poi fa lo stesso. Bellissime!

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   Nel nostro gruppo: medico chirurgo (vero!) e infermiera (vera!)

Discesa lungo la sede della vecchia ferrovia.

Nota 3) attenzione alla ghiaia che spesso fa slittare un poco le ruote. Attenzione ai pedoni che talvolta si spostano all’improvviso e possono causare la caduta di noi ciclisti.

Nota 4) Istruzioni per l’uso: a) dopo una salita, prima di una discesa, invitare tutti ad indossare un giubbetto: in tal modo si evitano le n soste di n pedalatori che via via avvertono troppa aria e via via si fermano inducendo via via le molte soste-accelerazioni di recupero agli addetti alla “scopa”. b) Nei punti panoramici prevedere soste foto, in tal modo si evitano le n soste di n fotografatori che via via decidono di fermarsi a scattare foto inducendo via via le molte soste-accelerazioni di recupero agli addetti alla “scopa”. Infatti, chi sta in cosa a fare la “scopa”, cioè ad aspettare i ritardatari, i fotografi e ad aiutare chi avesse qualche problema, poi deve “recuperare”, cioè pedala ad elastico, stop and go, tuttavia sempre collegato via radio con la” testa della corsa”.

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      Sulla vecchia ferrovia, ia ia oh

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Alcuni sono dotati di bici “elettriche” e ovviamente sono più veloci nelle salite: pazienza, ci aspetteranno.

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        Due bandiere: italiana e argentina

Cortina d’Ampezzo: arrivo su ciclabile urbana asfaltata, moderare la velocità. Si plana sul piazzale della (vecchia) stazione FS. Il nostro Presidente Guglielmo Duman “ci abbandona” per andare a cercare la via che ci condurrà alla festa di quartiere con tanto di capannoni eno-birra-gastronomici. Nell’attesa arrivano, inaspettati e graditissimi, i consoci Fiab Elena e Tino Sangiorgi, in vacanza “autonoma” da queste parti: li accoglie un “Evviva!”

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“Mangiati e bevuti” si ripedala. Aggiriamo da est ad ovest la parte sud del massiccio dell’ Antelao, che con i suoi 3264 m di altezza è il Re delle Dolomiti dopo la Regina Marmolada che raggiunge i 3343 metri: i paesi della valle – tutti splendidi – si susseguono sotto le nostre pedalate: San Vito, Borca, Vodo, Valle, Pieve, tutti “di Cadore”. Sosta al bar …. 8 km prima di Calalzo, anche lui di “Cadore”. Totale km percorsi, 58. Qui a fianco, da sinistra: il Presidente Fiab Trento Guglielmo Duman e il sottoscritto.

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La sosta, dicevo: un balcone sulla vallata …

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… una fontanella di acqua  di sorgente, ottima e freschissima: una ricchezza preziosa … un sollievo non solo per la sete!

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In pullman, si parte verso sud per rientrare a Trento via Longarone-Ponte nelle Alpi-Valsugana: coda pazzesca, Piero fa inversione di marcia, si torna a Cortina, Val Pusteria etc. Morale: a Trento alle 22,00. Complimenti e grazie all’ottimo Piero che le ha provate tutte!

Le prossime uscite Fiab? Le trovate sul post “Prossimi Eventi”.

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Good bike & good Fiab everybody!

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DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA O DIRETTA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Luglio, 2018 @ 2:47 pm

 

Detto altrimenti: “Timeo danaos et dona ferentes”       (post 3271)

downloadParole che Virgilio (Eneide, II, 49) fa pronunciare a Laocoonte, quando vuole dissuadere i Troiani dall’accogliere nella città il cavallo di legno lasciato dai greci: “Temo i Danai (Greci) anche quando mi offrono regali”. Infatti sapete poi com’è andata … Un mio caro amico d’università, genovedse, commerciante ed ebreo mi ha insegnato “Quando ti fanno una proposta, un regalo, domandati dov’è la fregatura”. Da tempo c’è qualcuno che insiste per “regalarmi” la democrazia diretta, al posto della “vecchia, frusta democrazia rappresentativa”: leggete al riguardo il post “Democrazia, Diritto, Politica” del 22 luglio scorso.

Oggi un altro Bigpolitico, nel corso di un servizio TV su TAV si/no, ha affermato che occorre passare dalla democrazia rappresentativa a quella diretta. Insomma, qualcuno mi vuole fare un regalo … dice che io devo potermi esprimere maggiormente: devo vivere in un sistema governato dalla democrazia diretta. Ma “diretta” è il participio passato del verbo “dirigere” che essendo di un verbo transitivo, ha significato passivo: un’orchestra diretta da Tizio; un coro diretto da Caio; , una democrazia diretta da Sempronio.

Ho già espresso le mie forti perplessità nel post citato che mi permetto di invitarvi a leggere/rileggere: mi vuoi regalare la democrazia diretta? No grazie, io penso da solo. Ma quel tale, evidentemente, a sua volta pensa che per lui sarebbe poi assai più facile “manovrare” direttamente le masse dei cittadini attraverso la TV e le varie reti, che non doversi confrontare faticosamente con i partiti politici.” Volete mettere?

P.S.: quel tale dice che occorre bloccare il progetto TAV. Io ero contrario ad iniziarlo, quel progetto, ma ora che è avviato, bloccarlo sarebbe peggio che andare avanti: infatti ‘l tacon l’è pezo del bus, la pezza è peggio del buco che si vuole rappezzare. Ma questa è un’altra storia.

Alla prossima.

Scrive Giovanni Soncini:

Sulla “democrazia diretta” concordo in toto con Riccardo. La democrazia diretta, già oggi e ancor più domani alimentata dal Web e dai “telefonini intelligenti” avvantaggia i pifferai, e di pifferai magici sono piene le fiabe, e non sono mai a lieto fine. Sulla TAV nella situazione attuale è improponibile un tardivo ripensamento e, ancor peggio, sospendere i lavori, pagare le relative penali e interrompere per pochi km una dorsale ferroviaria di alcune migliaia  di km che unisce Lisbona a Kiev e che, a suo tempo, abbiamo richiesto con forza e fortunatamente ottenuto passasse a sud delle Alpi per inserire il nord Italia e la sua economia nel contesto europeo. Infine, a differenza di Riccardo, io sono stato da sempre favorevole alla TAV e considero errate le posizioni di chi insiste che i livelli di traffico merci e passeggeri attuali e prevedibili non giustificano i costi e i relativi impegni. Questi discorsi li ho già sentiti a suo tempo dai detrattori dell’A1 Milano-Napoli quando sostenevano, all’inizio degli anni ’60, che i livelli di traffico automobilistico e di merci non giustificavano un’autostrada a due corsie per ogni senso di marcia e il relativo impegno finanziario. Per nostra fortuna allora non abbiamo dato retta a queste obbiezioni ed abbiamo costruito l’autostrada.

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UN’EUROPA “GIUSTA”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Luglio, 2018 @ 7:08 am

 Detto altrimenti: è “giusto” avere un Europa Unita? (post 3270)

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“Giusto” potrebbe intendersi, dal latino “secundum jus”, conforme al diritto. Ma anche i nazisti sterminavano gli Ebrei in ottemperanza alla loro legge. No, così non va … ma allora, cos’è la giustizia? Cos’è giusto? Taluno si rifà al diritto naturale, a principi che sarebbero innati nell’uomo: è giusto ciò che rispetta tali principi. Solo che su queste basi si può affermare tutto e in contrario di tutto: la proprietà privata e quella collettiva spinte entrambi all’eccesso. Infatti il diritto naturale può essere estremamente progressista ed estremamente conservatore.

Summa lex, summa iniuria dicevano i latini: per quanto possa essere perfetta una legge, può sempre recare danno ad alcuni. Forse è per questo motivo che la rappresentavano bendata la giustizia.

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     Le strisce! Regaliamole le strisce!

No … accantoniamo queste due opzioni: non funzionano. Proviamone un’altra. Razionalmente non possiamo arrivare a conoscere la giustizia, bensì solo interessi e quindi conflitti di interessi. Ma noi vogliamo evitare i conflitti (guerre) ed allora sostituiamo al concetto di giustizia quello di Pace: è giusto quel sistema politico che – grazie a compromessi fra opposti interessi – garantisce la Pace. Esso è quello che ha le maggiori possibilità di essere duraturo: l’UE ha garantito decenni e decenni di Pace fra gli Stati Europei, quindi se si accettano le conclusioni di cui sopra, è un sistema politico giusto. Il mio sogno? Io non ho sogni bensì solo utopie e un’utopia è un obiettivo semplicemente “non ancora” raggiunto, cosa ben diversa da “irraggiungibile”: gli Stati Uniti d’Europa.

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download (1)Dice … ma per far ciò occorre scendere a compromessi. Dico: occorre “salire” a compromessi. Come ci insegna Paolo Mieli nel suo bel libro “I conti con la storia” il compromesso può essere sordido (1) e quindi inaccettabile, come quello di uno scarafaggio che sia entrato nella vostra minestra. Ma esistono anche compromessi accettabili, come quello di una mosca che si sia posata sulla pomata che avete spalmato su una vostra ustione: la cacciate con un gesto,  né vi ha danneggiato in alcun modo (Mieli cita “Sordidi compromessi”, un libro di Avishai Margalit,  in corso di pubblicazione per l’editrice Il Mulino).

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(1) il primo a individuare la categoria dei compromessi sordidi fu Albert Einstein.

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UN LIBRO PER L’ESTATE di Claudio Morelli

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Luglio, 2018 @ 5:44 am

 Detto altrimenti: è il libro al quale mi riferisco che è di Claudio Morelli. Il post è mio, una sorta di new-post, un post-lettura, non nel senso di “dopo la lettura” bensì nel senso di “post da leggere”, come se fosse esso stesso un racconto breve  per l’estate …      (post 3268)

Non me ne vorrà la mia madrina-collega-blogger Mirna Moretti se occupandomi di libri “invado il suo campo” di liber-blogger, ma d’altra parte “liber” significa “libro” ma anche “libero” e quindi mi sento liber di occuparmi di un liber.

01book CM.

Le fortune non vengono mai sole. L’ho appena coniato mio questo proverbio, vabbè? Infatti, se andate a leggere fra i recenti miei post le vicende che – in relazione al fiume Fersina e alla Festa di mezz’Estate dell’Accademia delle Muse – mi hanno portato a conoscere due splendide persone, Claudio Morelli e Lino Beber (dell’Associazione Amici della Storia- Pergine, Presidente Iole Piva), capirete il perché del nuovo proverbio. Ma veniamo al libro. Nel 2015 è stato presentato a Canezza (Katetschin in tedesco, Caneza in dialetto trentino, Kaneitsch in lingua mochena è una frazione del comune di Pergine Valsugana) il libro di Claudio Morelli “Quando i Mocheni giunsero al mare”: si tratta di 72 racconti, uno dei quali ha per protagonista il suo grande amico Lino Beber, coautore con Morelli e Mario Cerato del libro sulla Fersina di cui ai miei recenti citati post. Questo racconto è relativo ad una vicenda del 1958.

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Ho pensato di offrire direttamente un po’ di lettura estiva alle mie lettrici ed ai miei lettori anche prima che corrano a comperare questo libro. Ed allora ecco due chicche: la presentazione dell’opera a firma di Lino Beber e a seguire il citato racconto relativo alla vicenda del 1958. Buona lettura estiva!

La presentazione

libro MC Trentino01122015Con gioia ho accolto l’invito del mio caro amico e coscritto Claudio di scrivere due righe di prefazione alla sua raccolta di racconti ambientati nella sua “Valle incantata” e a spasso per il mondo; protagonisti delle sue divagazioni sono i suoi cari, le sue passioni, il suo ambiente in un “amarcord” che la penna di “Claudicans”, come lo chiamò un giorno un suo professore delle magistrali, rende piacevole e stuzzicante.

         La parola “mito” (= μύθος) per i greci indicava un racconto, una fiaba. Le favole di Esopo con attori principali gli animali (l’astuta volpe, il leone, l’agnello, il corvo…) terminano tutte con “la favola insegna che”, la famosa “morale della fiaba” e nei racconti di Claudio ritrovo l’antico modo di insegnare la magia della vita.

         Nel suo favoleggiare emergono i suoi cari, la mamma Amalia e il papà Albino, i fratelli don Marco e Silvano, la sorella Clara, il suo paese, il cane Sofia e la capra Lela, alcuni personaggi dello sport e della musica, la televisione, le feste, i maccheroni invece della solita polenta, gli avvenimenti di storia locale, lo sbarco sulla luna, l’eclissi di sole, il “Vittorioso” del 1960, la bicicletta da corsa, la Fersina amica-nemica, l’amore. Claudio ricorda che abita nella casa che un tempo era la caserma dei carabinieri e la sua cameretta era la cella dove tenevano per una notte il ladro e il malfattore.

         Claudio ama definirsi “mocheno bianco” per differenziarsi dai Mocheni che parlano l’antico dialetto bavarese e nel suo racconto che dà il titolo alla raccolta delle sue divagazioni emerge l’aria di mutazione che, “quando i Mocheni giunsero al mare”, introdussero nel loro stile di vita.

         “0 tempora, o mores” tuonava Cicerone nelle sue orazioni contro Verre e contro Catilina e possiamo tradurre: “cambiano i tempi, mutano i costumi” e Claudio, che non è solo uno scrittore, ma prima di tutto un poeta, osserva e descrive il mutare del corso dei tempi e la sua penna scorre veloce e arguta a descrivere avvenimenti e sentimenti.

         Claudio per alcuni anni è stato un buon ciclista dilettante, continuando la sua attività di sportivo durante il periodo di leva militare presso il centro sportivo sempre con buoni risultati, tanto da essere tentato di continuare la carriera sportiva, come l’amico Marcello Osler. In quel periodo, avendo superato il concorso magistrale, fu chiamato per iniziare la sua carriera di maestro e, appese al chiodo le due ruote, scelse la vita di maestro elementare che ha svolto con diligenza in varie scuole della valle dei Mocheni e poi nel Perginese. Tutti i suoi scolari ricordano con simpatia e affetto il maestro Claudio. La sua scelta di passare dalla bicicletta all’arte dell’educatore è stata sicuramente indovinata e la sua grande passione per la poesia e per la letteratura si esprime ora nella sua produzione di scrittore, poeta, commediografo.

         Italo Calvino ha detto che “la poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere” e Claudio nelle sue “scorciatoie e raccontini di una vita in folle” è riuscito nell’impresa e chiudo citando le sue ultime righe dove scrive: “Sono nato e vissuto in mezzo alle montagne, fra le pietre e i dossi, al cospetto di picchi e selve ventose, eppure mai sono stato attratto dalle vette e dalla passione dell’arrampicare e del salire in alto; più forte è sempre stato il richiamo dell’acqua, un inconscio desiderio dell’amnios materno o forse soltanto la tendenza a essere Nessuno, come Ulisse, pur se per questo più che l’acqua della Fersina, ci vorrebbe il mare”.

Il racconto: “Il viaggio”

Era una Roma familiare, quasi paesana: il sole d’agosto la rendeva sonnolenta e bellissima nel fervore allegro di un dopoguerra pieno di promesse e futuro, non ancora travolta dal traffico caotico e dall’arroganza del boom economico. Papa Pacelli, Pio XII, nella residenza estiva di Castel Gandolfo viveva i suoi ultimi giorni di Regno e la città si stava preparando alle Olimpiadi che si sarebbero svolte due anni dopo.

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    Lino, Dario e Giuseppe Beber

Per Lino, otto anni, Roma era un premio senza prezzo, un viaggio nell’altrove e nel mito, il primo allontanarsi dalle montagne di Trento. La zia Agnese, maestra illuminata, organizzò il tutto a dovere: partenza in treno assieme ai nipoti, i fratelli Dario ventenne, Giuseppe adolescente e Lino, ancora un bambino. Le prime emozioni già da subito: oltre il finestrino del treno campagne e città, l’Italia concreta che si materializzava uscendo dal sussidiario e dagli atlanti. E poi lei, la fata morgana, la Roma dei Papi e dei Cesari, il punto d’arrivo di tutte le strade. Con la zia a spiegare per bene, la visita ai monumenti più celebri con negli occhi i capolavori sublimi. Lino, più di tutto, rimase abbagliato dalla magnificenza e dalle armoniche geometrie del Vaticano, affascinato e conquistato da una Chiesa trionfante e solenne. E già nel suo futuro si prefigurava il fratello più grande con la tiara pontificia, l’altro fratello avvolto dalle porpore cardinalizie; lui invece, più modestamente, si immaginava vestito con l’abito michelangiolesco delle guardie svizzere. Ecco: il suo sogno divenne subito quello di far parte degli alabardati difensori del romano pontefice. Grande fu la delusione quando venne a sapere che la “conditio sine qua non” per diventare guardia svizzera era quella di esser nato in un posto ben preciso della Confederazione elvetica.

Furono giorni che riempirono la mente e il cuore. Ma una visita a Roma non è tale se non si è visto il Papa, che non era, come si diceva, in città, ma a Castel Gandolfo. La zia allora organizzò la sortita “extra moenia” in modo da poter vedere il successore di Pietro e ricevere la Sua benedizione. Era però una trasferta impegnativa e faticosa che richiedeva una consapevolezza da adulti. E così si pensò di evitare a Lino una giornata che sarebbe potuta risultare, per lui bambino, noiosa e non sufficientemente interessante. E così mentre la zia e i fratelli si recarono a Castel Gandolfo, Lino venne parcheggiato al giardino zoologico con la raccomandazione di non allontanarsi da lì e di passare il tempo, in attesa del loro ritorno, a osservare i vari animali. E Lino lì rimase tutto il giorno, da solo, ad ammirare gli animali più esotici e strani, ammaliato dai più diversi versi, dai canti e dai sibili. Quando all’imbrunire la zia e i fratelli passarono a riprenderlo, lo trovarono euforico: capace di imitare il salto del canguro come il passo del gorilla, lo strisciare del boa e il volo del condor.

Quello che al giorno d’oggi sarebbe etichettato come abbandono di un minore, in quella Roma fine anni Cinquanta, fu invece un episodio che ci dà la misura di una vivibilità e di un equilibrio civile ormai definitivamente perduti. Anche grazie a quel fantastico giorno da solo allo zoo, il ricordo di quel suo primo viaggio a Roma, è rimasto a Lino, diventato nel frattempo gran viaggiatore del mondo, come uno dei momenti più cari, come una sortita nel sogno e nell’assenza di tempo.

Fine – Buone letture estive a tutte e a tutti!

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L’ACCADEMIA DELLE MUSE IN FESTA (DI MEZZ’ESTATE)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Luglio, 2018 @ 5:12 am

Detto altrimenti: ritrovarsi fra amici     (post 3268)

(In calce il programma accademico 2018-2019)

davCome ogni anno, a metà luglio. Chi siamo? Dai che lo sapete, basta che navighiate un po’ qui sul blog … dai! Ogni anno ci ritroviamo per un caldo saluto nel fresco del giardino della nostra Presidente Cristina, tuffo nella piccola piscina compreso. E’ stato un momento importante soprattutto per accogliere e salutare i nuovi soci Lino Beber, Claudio Morelli (dell’ Associazione Amici della Storia – Pergine, Presidente Iole Piva), Mauro e gentile consorte. In particolare Lino e Claudio hanno presentato il loro bellissimo libro sulla Fersina – scritto insieme a Mario Cerato –  e ne hanno fatto dono a Cristina: mai più “libro e dono appropriato” visto che qui siamo nella Circoscrizione Oltre Fersina, a due passi dal fiume! Claudio poi ha letto due sue poesie fra le tante contenute nell’opera, poesie che meriteranno di essere recitate durante una serata accademica; Claudio, la metteremo in programma. Grazie, amici!

Sul libro trovate maggiori dettagli nel post del 7 luglio “La Fersina, antica signora della valle”

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Ma andiamo con ordine: con la consueta disponibile generosità, Patrick (chitarra e voce) e Giovanna (voce) ci hanno intrattenuto con una serie di canzoni leggere, allegre ma non prive di significato e per di più “trascinanti” nella danza Gianfranco e Cristina. Quindi Lino ha raccontato la genesi del libro di cui sopra, che – ricordiamo – sarà presentato a Trento il 5 settembre ad ore 17,30 nella sala degli Affreschi al primo piano della Biblioteca Comunale di Trento.

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Nel frattempo cibi e bevande scorrevano allegramente fra i presenti.

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Improvvisamente l’estate in corso. Le due delegate a ciò preposte da tutti noi, Giovanna e Maria Teresa, hanno offerto da parte nostra a Cristina e a mamma Anna (oggi è S. Anna!) i regali che abbiamo voluto fare a Cristina, in occasione del suo compleanno e per ringraziarla della sua ospitalità (ormai decennale) e a mamma Anna per … tutto, per la sua presenza, per la sua simpatica partecipazione alle nostre riunioni.

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The shades of night were falling fast …

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Improvvisamente l’estate in corso. Cristina (pianoforte), Giovanna (mezzo soprano)  e Sergio Runcher (basso) sono scomparsi nelle ombre della notte ormai calata su di noi, per … far riapparire le loro voci e la loro musica  che dall’interno della casa – finestre socchiuse – scendevano a distendersi sull’erba del praticello per giungere fino a noi, insinuandosi sul prato fra le piccole fiaccole accese, le cui fiammelle sembrava accompagnassero, nel loro ondeggiare, le note.

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Ecco, questa è stata la nostra Festa di Mezz’Estate: e, come recitava il biglietto che accompagnava il dono di Cristina, se la Festa è di Mezz’Estate, gli auguri e i ringraziamenti che ti porgiamo, Cristina, sono a Cuore Intero.

Qui a fianco i due più giovani Accademici: Silvia e Federico.

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Ed ecco il programma 2018-2019

  • 1 OTTOBRE — Alfonso Masi + chitarra: “Canti di trincea” / Cristina al pianoforte: Le danze
  • 5 NOVEMBRE – Loretta Grisenti: canto / Presentazione del libro di Verena.
  • 3 DICEMBRE – Stefania Neonato http://www.stefanianeonato.com/?q=node/2(pianoforte)  e Maria Letizia Grosselli http://www.gabrielanechina.com/maria-letizia-grosselli.html (soprano) in concerto: canto e pianoforte / Mary: la figura di Carolina Kostner (pattinaggio).
  • 7 GENNAIO  – Pergolesi, “Stabat Mater” con Giovanna e Letizia (voci); Cristina, pianoforte / Silvia Rosati : Speranza di pace dopo il conflitto.
  • 4 FEBBRAIO – Giovanni Dallapè: canto + chitarra / La Compagnia dei Guitti in … (sorpresa!)
  • 4 MARZO – Donne in …canto (Giovanna, Letizia, Barbara, Giacinta, Cristina) / Giovanni Soncini: la prospettiva nella pittura.
  • 1 APRILE – Genio & Co: omaggio a Lucio Battisti / Umberto Sancarlo: Arte e follia.
  • 6 MAGGIO – Michele Calzà e Cristina, pianoforte a quattro mani / Riccardo: Viaggio in Basilicata.
  • 3 GIUGNO – Corrado Ruzza: gli Allievi Conservatorio Musicale di Riva del Garda in concerto / Marisa De Carli Postal: scorci della  Trento minore.

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FIORI IN GARA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Luglio, 2018 @ 7:46 am

Detto altrimenti: si accettano scommesse!     (post 3267)

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Le dipladenie “A” e “B” fanno a gara per raggiungere il traguardo “C”. Chi vincerà? Si accettano scommesse:  il percorso di A è più corto ma più ripido. B lavora “in piano” ma è distratta dalla punta del legnetto. Tutto può succedere!

Fate le vostre puntate, gente!

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