MUSICA IN RICORDO DI RUGGERO POLITO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Marzo, 2017 @ 8:57 amDetto altrimenti: un ricordo prezioso quasi come la sua presenza    (post 2673)
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RUGGERO POLITO. Per tutti era “semplicemente” il Presidente del Tribunale di Rovereto. Per molti, quelli che lo avevano incontrato, una persona rara. Per coloro che avevano la fortuna di essere suoi amici, una Persona arricchente di umanità , entusiasmo, gioia di vivere e di comunicare. Per noi dell’ Associazione Amici della Musica – della quale sono il tesoriere a “sua” chiamata diretta - un Presidente entusiasta. Per i suoi familiari, un marito, un padre, un nonno insostituibile.
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Tre anni fa, il 18 marzo 2014 ci ha lasciato. Tutti noi lo ricordiamo mantenendo viva la “sua†Associazione, quella che ha presieduto per 45 anni; la “sua†musica, soprattutto quella del violino e del pianoforte, i “suoi†strumenti che suonava in parte da autodidatta (pianoforte), in parte (violino) come allievo del nono anno del Conservatorio alla tenera età di ottant’anni! Se “cliccate†il suo nome nel mio blog, troverete molti post su Ruggero. Tuttavia mi piace qui ricopiare un passaggio di uno di essi:
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Di Ruggero, che dire? Una per tutte. Un giorno si trovava a pranzo in un ristorante a Trento, insieme ad amici musicofili. Il gestore lo riconosce e gli dice che il cameriere ventitreenne che lo sta servendo a tavola studia violino al conservatorio di Bolzano. Detto, fatto! Ruggero lo vuole conoscere. Lo invita a casa sua a Riva del Garda. Apprende che da anni il giovane, un Albanese giunto a bari all’età di 18 anni e dopo due anni trasferitosi a Trento, dorme quattro ore per notte per conciliare lavoro e studio del violino. Apprende che il giovanotto ha già vinto un concorso e come premio ha ricevuto l’uso di un violino per quattro anni. Apprende che i quattro anni stanno scadendo. Quindi gli presta prima uno, poi due dei suoi preziosi violini (fra i quali un modello Tononi del 1728), da restituirsi “quando ti sarà possibileâ€. Oggi, quel giovanotto, Xhoan (Gioan) Shkreli è nei primi violini alla Fenice di Venezia, è venuto a Riva del Garda per suonare nella Messa funebre di Ruggero e vuole tornare a Riva per offrire un concerto in memoria di Ruggero.
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Ma veniamo al concerto di ieri pomeriggio, organizzato dalla “sua†associazione, nel “suo†Conservatorio, da “suo†successore, il Professor Franco Ballardini, eseguito dal “suo” vecchio amico Prof. M° Edoardo Maria Strabbioli al piano e dalla violinista Bin Huang, la numero uno in Cina e probabilmente nel mondo. Presenti in sala la moglie Maria Grazia, una delle tre figlie, Elisabetta con tre dei cinque nipoti.
Concerto monotematico, tutto Brahms, nato nel 1833, ovvero 100 anni prima di Ruggero: Sonata n.1 op. 78 in sol maggiore (1879) – Sonata n. 2 op. 100 il la maggiore (1886) – Sonata n. 3 op. 108 in re minore (1888). Come ci ha illustrato il Prof. Ballardini, si tratta di opere della piena maturità del compositore.
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L’esecuzione, splendida. Della violinista Bin Huang, famosissima a livello mondiale e sposa a Fabio Macelloni, musicista italiano, esiste la registrazione live del Concerto per violino di Beethoven eseguito – fatto unico al mondo – con lo stesso violino di Paganini, il “Cannoneâ€. Bin ha suonato non solo a memoria, ma anche a occhi chiusi, e le note scaturivano dalle sue mani, dal violino e dal movimento sinuoso di un corpo “animatoâ€. Una frase in inglese di Bin colta al volo, lei che ha visto Riva del Garda per la prima volta: “Ma perché mio marito non ha scelto di vivere con me a Riva del Garda?â€.
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Fabio Macelloni (genovese come me!), Maestro Direttore di Coro, Docente di Esercitazioni Corali, dieci anni fa circa ha diretto al Carlo Felice di Genova “Quem vidistis pastores” brano composto dal M° Riccardo Giavina – piemontese naturalizzato a Riva del Garda – esecuzione poi replicata ad Arco e a Riva del Garda. M° Giavina, presente al concerto, ovviamente!
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Ottima anche la prestazione del M° Strabbioli, degna consonanza a tanto violino. Strabbioli, che per decenni ha insegnato in questo Conservatorio, ha testimoniato un ricordo affettuoso di Ruggero e del suo entusiasmo per la musica e la convivialità , regalandoci insieme a Bin due bis: una romanza di Clara Schumann ed uno scherzo di Brahms.
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Ed ecco l’intero programma 2017 della stagione musicale dell’Associazione Amici della Musica in Riva del Garda:
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Domenica 22 gennaio, ore 15.30, Arco, Casinò municipale, con la Camerata musicale Città di Arco, direttore Giorgio Ulivieri.
- Sabato 11 marzo, ore 17.30, Riva del Garda, Auditorium del Conservatorio, con i solisti dell’Orchestra Haydn e i pupazzi di Luciano Gottardi.
- Sabato 18 marzo, ore 17.30, Riva del Garda, Auditorium del Conservatorio: Duo Bin Huang – Edoardo Strabbioli, violino e pianoforte, musiche di Brahms.
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Sabato 8 aprile, ore 20.45, Arco, Chiesa Collegiata, con la Camerata Musicale Città di Arco, direttore Giorgio Ulivieri, Pasqua musicale arcense.
- Sabato 6 maggio, ore 17.30, Riva del Garda, Auditorium del Conservatorio: recital pianistico di Midori Kuhara.
- Sabato 20 maggio, ore 20.45, Arco, Palazzo Panni, con il Gruppo Concerti Bolognano, recital del pianista Giulio Potenza.
- Giovedì 8 giugno, ore 20.45, Arco, Chiesa Collegiata: Orchestra Haydn, Festival regionale di musica sacra.
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Domenica 30 luglio, ore 21.00, Bolognano (Arco), Chiesa parrocchiale, con il Gruppo Concerti Bolognano, duo Francesca Temporin – Kim Fabbri, violino e organo.
- Venerdì 4 agosto, ore 21.00, Bolognano (Arco), Chiesa parrocchiale, con il Gruppo Concerti Bolognano, Une journée à Versailles Yan Ma violino, Anne-Sophie Eiselé violoncello, Marie Breillat liuto e tiorba, Bruno Rattini organo e cembalo.
- Sabato 5 agosto, ore 21.00, Bolognano (Arco), Chiesa parrocchiale, con il Gruppo Concerti Bolognano, duo Marino Bedetti-Andrea Macinanti, oboe/corno inglese e organo.
- Sabato 16 settembre, ore 20.45, Riva del Garda, Auditorium del Conservatorio, recital pianistico del vincitore del Premio Roberto Melini.
- Lunedì 23 ottobre, ore 20.45, Arco, Casinò municipale, Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, concerto sinfonico.
- Mercoledì 8 novembre, ore 20.45, Riva del Garda, Auditorium del Conservatorio, omaggio al M° Riccardo Giavina.
- Sabato 25 novembre, ore 17.30, Riva del Garda, Auditorium del Conservatorio, Concerto dedicato ai migliori diplomati del Conservatorio.
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Venerdì 8 dicembre, ore 18.00, Arco, Chiesa Collegiata, con la Camerata musicale Città di Arco, direttore Giorgio Ulivieri, concerto sinfonico.
- Domenica 17 dicembre, ore 16.00, Bolognano (Arco), Chiesa parrocchiale con il Gruppo Concerti Bolognano, concerto di Natale.
- Sabato 30 dicembre, ore 16.00, Bolognano (Arco), Chiesa parrocchiale, con il Gruppo Concerti Bolognano, concerto fra Natale e Capodanno.
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 Grazie, Ruggero! Grazie Bin, grazie Edoardo! E grazie a Franco Ballardini e Corrado Ruzza, past Direttori del Conservatorio e all’attuale suo Direttore Giovanni Giannini che ci ha ospitato.
Appendice
Mattina dopo, a Riva del Garda. Passeggio. Incontro il M°  Riccardo Giavina che ascolta con interesse tre suonatori di strada. Tre giovani moldavi che per me “suonavano bene” ma per Riccardo (un amico, ci chiamiamo così) suonavano ottimamente. Mi fermo, ascolto, applaudo, faccio un’offerta, scatto due foto.
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Riccardo li interroga: no, non hanno studiato, sono suonatori autodidatti-spontanei. Soprattutto il trombettista, dice Riccardo, è semplicemente perfetto: tecnica naturale e creatività , genialità che lo porta ad avvicinarsi agli schemi musicali più sofisticati, senza rinunciare alla propria genialità creativa. Ogni miglior augurio, ragazzi!
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RESTART… RIPARTI, TONALE!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Marzo, 2017 @ 6:10 pm
Detto altrimenti: un storia che inizia da lontano … (post 2672)
CAROSELLO TONALE? NON PIU’ . .. BENSI’
 “SKI & BIKE CAROSELLI TONALE”:
1) PONTE DI LEGNO SKI; 2) PRESENA SKI ; 3) BLEIS-CIMA TONALE SKI ; 4) DUE VALLIÂ MTB!
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Giuseppe ai 3000 m del Presena. Dietro a sinistra, lo sbocco della Val di Genova. Indi il ghiacciaio del Mandrone e  l’Adamello
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“A sciae, nonno, a sciae!†chiede a “gran†voce al nonno, lui, Iosef,  che ha solo due anni. E Giuseppe Panizza, il nonno, già maestro di sci, preparatore sportivo internazionale, presidente di società impiantistiche, oggi albergatore e consulente di importanti stazioni sciistiche: “Riccardo abbi pazienza, un’ora e tornoâ€. Lo prende in braccio e lo porta  (in braccio!) a “sciaeâ€
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Oggi eravamo appena rientrati da due sciate esplorative, “di lavoro”: una dal Bleis – Tonale a Temù ed una dal ghiacciaio Presena al Tonale. Lui “andava pianoâ€, io …. io ce la mettevo tutta per stargli dietro (!). Le piste? Quelle al sole, buone fino ad una cert’ora, soprattutto perché sono state battute bene, e cioè presto, nel primo fine pomeriggio, quando la neve è ancora bagnata e “si saldaâ€. Quelle esposte a nord, ancora ottime. Le quote? Dai 3000 m del Presena ai 1121 m di Temù e dai 2700 m di Cima Tonale ai 1800 m del Passo. Se può bastare …
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Tonale … mon amour. Infatti 30 anni fa, per conto della capogruppo ISA di cui ero direttore, costituii la Carosello Tonale SpA all’interno di un piano di riorganizzazione (riunificazione) e rilancio delle società trentine del Passo e del sovrastante ghiacciaio Presena, di cui ero presidente. Da quel giorno, 30 aprile 1987, Giuseppe Panizza e dopo di lui anche tanti altri, di strada ne hanno fatta tanta ancora … veramente molta! E oggi? Oggi occorre intervenire nuovamente e non più a livello delle società impiantistiche trentine, ma coinvolgendo tutte le società , “anche†quelle lombarde di Ponte di Legno. Infatti il turismo e il clima si evolvono, idem la concorrenza e non è concesso “stare fermiâ€. Ed ecco che occorre ancora una volta  “riunificare”: e questa volta tutte  le diverse società – trentine e lombarde – in una unica SpA. Da ciò discenderà una politica unica, coordinata, funzionale, economica degli investimenti, della gestione, dei dividendi azionari. Se a suo tempo la razionalizzazione delle spa trentine ha “salvato” il Passo, perché mai oggi non lo si dovrebbe rilanciare la località grazie ad una riunificazione bi-regionale? Praticamente un “Interreg”!
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Sino ad oggi non è stato così. Investimenti “paralleli†che si fanno una inutile concorrenza; impianti che rendono con il bel tempo, altri in caso di mal tempo; una “grande spa Trentina”, una “grande Bresciana” una “minore bresciana” che però è l’ago della bilancia quando, ad esempio, si è trattato di rivedere il sistema di spartizione degli incassi che ora è a quota fissa per il 40% e a quota variabile per il 60% (il che ha agevolato i singoli impianti â€minoriâ€, quelli che sono necessari all’intera catena delle risalite ma che registrano un numero inferiore di passaggi).
Il Presidente della “grande bresciana†si è dichiarato disponibile alla riunificazione. I Trentini hanno nicchiato. La “piccola bresciana” potrebbe essere d’accordo, ove non venisse sacrificata la redditività per i suoi azionisti. Tutto si deve fare, tutto si può fare a una condizione: che nessuna delle parti cerchi di fare la parte del leone, il che bloccherebbe ogni progetto.
Come fare? In Italia spesso non si progetta bene perché non si è sicuri del successivo finanziamento e non si finanzia perché non si è progettato bene. E allora? Allora iniziamo con il mettere sul tavolo di tutti i soggetti interessati – pubblici e privati – un progetto ben strutturato e poi vediamo chi ha l’ardire di tirarsi indietro.
I punti del piano
Premesse
- i Trentini hanno le quote massime (3000 e 2700 m) – I Bresciani hanno un maggior numero di posti letto (25.000): incontro pari, 1 a 1!
-  occorre una equa suddivisione delle quote azionarie dell’unica SpA;
- una gestione “a rotazione†e bilanciata quanto a CDA e Direzione.
Interventi:
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potenziare il motore della cabinovia che collega Ponte di Legno al Passo, in funzione di quanto al successivo n. 2;
- dalla pista Alpino derivare una o due varianti (in discesa, ovviamente!) che si ricolleghino alla cabinovia di cui sopra; (PRIMO CAROSELLO)
- collegare la sommità delle sue seggiovie del Bleis con gli impianti di Val Albiolo – Cima Tonale  il che crea un nuovo importante SECONDO CAROSELLO in quota!
- attuare una politica coordinata per l’accumulo di acqua per l’innevamento artificiale anche in vetta al Bleis per servire due piste di discesa;
- installare una nuova seggiovia in zona “Cantiere†verso il ghiacciaio Presena (TERZO CAROSELLO);
- attrezzare gli impianti di risalita anche per il trasporto di mtb da indirizzare su apposite piste e sentieri ciclabili, al fine di aumentare la redditività estiva – e quindi complessiva – degli impianti in questione oltre che realizzare i primi interventi di piste ciclabili: dal Passo a Ponte di Legno; dal Passo a Fucine (da Fucine a Pejo e a Mostizzolo la ciclabile esiste già !) (QUARTO CAROSELLO) ;
- drenare l’acqua dalle aree di sosta delle auto al Passo, evitando la formazione di fango;
- realizzare importanti economie di scala;
- attuare una politica di dividendi.
Sogni? No. Utopie? Si, ma le utopie sono progetti semplicemente “non ancora” realizzati! E poi, al mondo … guai a non averne, di utopie!
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La  Spa “grande bresciana” possiede anche tre centraline idroelettriche che contribuiscono energicamente a farle raggiungere un utile di circa 650.000 euro l’anno.
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La SpA trentina offre ai bresciani la possibilità di fare comuni investimenti produttivi anziché pagare imposte: ed allora, perché non operare “viribus unitis”? E per finire, qualche endecasillabo: che sia dell’Alighieri?
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“… Ma pria che tale acqua insì parlante / formi lo laco di Santa Giustina / scorre leggiadra in Valle altra lampante / di Sol nomata poi che da mattina / la luce sua riceve sino a sera …”
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FEMMINICIDI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Marzo, 2017 @ 5:08 pm Detto altrimenti: presentata da Luigi Sardi, una conferenza su –   (post 2671)
Luigi Sardi, giornalista, scrittore, memoria storica del luogo, grande amico. Ha presentato ed introdotto una conferenza sul femminicidio, tenuta dalle due Avv.: Annarosa Molinari e Elena Biaggioni.
Delitto d’onore: abolito in Italia nel 1981 (millenovecentottaantuno, non milleottocentottantuno!).
Emergenza culturale? No. Emergenza strutturale.
I numeri, le percentuali citate che qui si risparmiano alle lettrici ed ai lettori fanno paura. Tutto inizia dalla discriminazione: etnica, religiosa, sul lavoro, in famiglia, nella politica, nell’economia.
Ci è voluto un ricorso al TAR per far ristabilire il dettato di legge circa la presenza femminile in organismi pubblici (CCIAA). Quanto a parità di genere, siamo in coda al mondo, dietro paesi africani.
Vanno meglio le economie dei paesi nei quali si rispetta la donna e la parità di genere.
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Punire chi ha ucciso una donna? Aumentare le pene: ok, ma è demagogia. Occorre piuttosto e prima, preoccuparsi delle “donne viveâ€, prevenire, eliminare le cause, le precondizioni, la non-cultura, i disvalori, la condizione economica della donna vittima, dei figli orfani di madre e con padre carcerato.
Femminicidio = uccisione di una donna in quanto tale.
Ha ucciso “accecato dalla gelosia� No, accecato dalla bramosia di possesso.
Le parole sono pietre (Don Milani).
“La trova a letto con un marocchino e la riempie di botteâ€. Doppia giustificazione (perversa) di un comportamento criminale: si … vabbè … l’ha picchiata … ma anche lei … a letto con un altro … e marocchino per giunta …
Chi disprezza ama? No! Chi disprezza odia!
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Luigi Sardi ha letto alcuni brani del suo libro.
Annarosa Molinari cita William Shakespeare: “Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, par la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi Signori, davanti ad una Donna!”
Sala affollata. Molte le Donne, pochissimi gli uomini (le lettere maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso).
P.S.:Â a suo tempo (1968)Â … la mia tesi di laurea in medicina legale … “I delitti nell’ambito della famiglia” …
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ULTIME IN PAGANELLA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Marzo, 2017 @ 2:09 pmDetto altrimenti: ultime cosa? Sciate della stagione … dai …!      (post 2670)
Paganella. Dipende dagli anni, ma a secco mai, anche quando nevica poco. Infatti il sistema di innevamento artificiale è ottimo e si scia da fine novembre fino a quando … non fa veramente troppo caldo. L’anno scorso siamo arrivati ad Aprile. Quest’anno vedremo. Comunque oggi vi racconto i “segreti†della Neve Paganella utili per sciare sulla neve migliore in ogni condizione atmosferica e stagionale, ma soprattutto quando la neve non è molto abbondante e/o le temperature sono un po’ elevate.
Per capire il discorso: consideriamo le piste divise in tre settori. Fai; Cima Paganella e nera (versante Andalo); Valle Bianca.
Quando fa freddo (freddo normale, intendiamoci, ovvero fine autunno e inverno “veroâ€) conviene iniziare a sciare molto presto: infatti la neve è farinosa, le piste appena battute, quasi deserte: una meraviglia! C’è chi preferisce il versante FAI, più illuminato dal sole; chi il versante Andalo, ancora in ombra, ma con neve ancora migliore, se così può essere. Direi : Fai-Andalo, 1 a 1!
Temperature intermedie (fine febbraio, primi di marzo), quando lo zero termico non scenda sotto i 1800 – 1600 metri circa. Conviene iniziare a sciare come sopra indicato, prima che le piste siano un po’ “mosse†dal passaggio dei molti sciatori. La differenza qualità della neve fra il settore Andalo e il settore Fai aumenta, a vantaggio di Andalo. Direi Andalo batte Fai 2 a 1.
Temperature “calde†come i questi giorni: a tutte le altitudini la neve, di giorno, si è un po’ fusa. Viene battuta a fine pomeriggio dai gatti delle nevi, di notte in alto ghiaccia. Quindi suggerisco: iniziare a sciare molto presto, fare due piste sul versante caldo di Fai (ottime le prime due-tre sciate sulla Nuvola Rossa!), indi alle 10,00 spostarsi fino alle 11,00 sul versante Andalo, che prima è troppo ghiacciato. Dopo si scia ancora, ma non più su neve ottimale. Direi: Fai batte Andalo 2 a 1.
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Dice … e Valle Bianca? Be’ … ha un’altitudine un po’ inferiore, piste un po’ più facili, esposizione un po’ più a nord, impianti di risalita un po’ più lenti. Insomma, è un po’ più per famiglie. Comunque ottima per esposizione, pendenza, qualità della neve la pista rossa “Lupettoâ€.
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Comunque domani vado a sciare al Tonale, a trovare un vecchio amico, Giuseppe Panizza, albergatore, già maestro di sci,  già preparatore internazionale, già presidente di società di impianti, oggi consulente di molte stazioni sciistiche, che me lo già ben detto che io scio alla vecia; che non si accavallano le ginocchia; che con gli sci così uniti non sfrutto la loro potenzialità in curva; che se mi trovo bene così fa lo stesso, basta che tenga le braccia un poco più allargate per equilibrare il tutto; che in uscita di curva, specie sul ripido, io vada a cercare il terreno con la mano a valle; che mi ricordi di allargare un po’ quando voglio fare curve più secche … e che … e che … e che evvabbè, alla mia tenera età cosa pretendete mai di più?
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3 PENSIERI E 1 POESIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Marzo, 2017 @ 6:34 amDetto altrimenti: in breve, molto in breve …    (post 2669)
3 Pensieri
Fa senz’altro bene restare indietro rispetto al proprio tempo, quando ci si accorge che il tempo stesso sta indietreggiando (Schopenhauer).
Il merito più importante della saggezza è che impedisce all’uomo di lasciarsi tiranneggiare dall’attimo … (Nietzsche).
Mancando il tempo per pensare e la calma mentre si pensa, le opinioni divergenti non vengono più prese in considerazione: ci si limita ad odiarle … un atteggiamento conoscitivo autonomo viene considerato quasi come una forma di pazzia, lo spirito libero è screditato … (Nietzsche).
1 Poesia
Latte del cielo / sui monti assetati / veloci silenti gli sci / nascondi le rughe / del mondo.
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Buoni pensieri e buone poesie a tutte e a tutti!
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I CLASSICI A TRENTO …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Marzo, 2017 @ 3:04 pmDetto altrimenti: … non sono solo spumanti!  (post 2668)
Già , raga, ci sono anche i classici greci e latini. E stamattina, fresco fresco (si fa per dire!) da una Quattrogiorni Maremmana, eccomi a scuola dalla Prof senza puntino Maria Lia Guardini, nella Biblioteca Comunale di Trento per il commento su Tacito: “Germania†e “Agricolaâ€.
Publio (o Gaio) Cornelio Tacito (55-120 circa d. C.) è stato uno storico, oratore e senatore romano. Vi risparmio scopiazzature da internet (cfr. ivi).
Germania, un’opera monografica scritta dopo “Agricola†di cui parlerò dopo. Descrive i Germani e la Germania. Non si sa quale scopo avesse: se puramente etnografico, geografico o politico-morale: infatti è (anche) sempre presente il raffronto fra le due morali, quella germanica e quella romana. Va sottolineato che l’opera è stata scritta dopo l’altra, l’ “Agricola†che altro non era che suo suocero fatto uccidere per avvelenamento da Domiziano in quanto Agricola era severo censore della corruzione dell’apparato imperiale. Al pari di Lucrezio, per Tacito il progredire della cosiddetta civiltà va di pari passo con la decadenza della morale (“i Romani furono virtuosi sino a quando ebbero paura dei Cartaginesi. Dopo la distruzione di Cartagine, non piùâ€). Politicamente potrebbe essere interpretata come un sollecito per l’imperatore Traiano a darsi una mossa e ad invadere il nord fino alla GB, come poi avvenne. Tuttavia prevalgono gli aspetti etnografici: germani, alti, forti, biondi, occhi azzurri (che Hitler abbia letto Tacito?).
Nel descrivere l’ordinata gerarchia dei capi germanici salta all’occhio il disordine del Senato romano (ma no!? Oggi inveece …): ecco l’aspetto moralizzatore che ritroviamo anche nella morale familiare: punito duramente l’adulterio, tuttavia solo quello femminile, mentre a Roma vigeva un certo libertinaggio (maschile e femminile). Insomma, celebrazione dello stato di natura contro il malcostume romano. Stato di natura nel quale valevano più i buoni costumi che le leggi.
Sconcertante la “modernità romana†di Tacito!
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Agricola. Elogio funebre di Agricola, funzionario non corrotto: ecco il punto, ecco il perché della sua condanna a morte da parte di Domiziano. Agricola, prima severo repressore delle rivolte dei popoli assoggettati, poi elogiatore della “esportazione della civiltà †che però si traduceva nella distruzione della civiltà altrui (cfr. nostro recente e attuale imperialismo): ne è testimonianza il discorso di Calgacco, capo dei Britanni: “Eravamo stati salvati solo dalla lontananza; i Romani … predatori del mondo, della terra e dei mari; avidi verso i ricchi, arroganti verso i poveri; rubano, uccidono, stuprano e lo chiamano Impero; fanno il deserto e lo chiamano paceâ€.
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Sconcertante la “modernità  europea e nordamericana” di Tacito!
Prossimo appuntamento: martedì 21 marzo ore 10,00 in biblioteca per la visita ai testi di Ovidio, nel 2000esimo anniversario della morte.
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THE POST AFTER … IL POST PRECEDENTE!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Marzo, 2017 @ 8:58 am
Detto altrimenti: il viaggio “dalla†Toscana! (post 2667)
Due agritur, di quelli “veriâ€, di quelli dove si lavora la campagna, non poderi semplicemente “adattatiâ€, magari con piscina e dove a riceverti c’è un impiegato o … la macchina automatica per la distribuzione delle colazioni! Che poi la colazione può esserci o meno, ma quello che non deve mancare è il fatto che siano aziende agricole attive, meglio se a lavorarvi e ad accogliervi con un sorriso sono i proprietari. In questi giorni ne ho “abitato†due. Il primo, vicino a Montemassi: il Podere Ristella di Daniela e Sirio (v. internet), con il figliolo che studia musica al conservatorio di Alessandria (ve ne ho parlato nel post precedente).
Il secondo Le Giuncaìne (v. internet), i piccoli giunchi, lungo la strada degli Agritur, a cinque km da Castiglione della Pescaia. E veniamo quindi a questo nostro ultimo giorno della “Quattro giorni toscanaâ€. Ieri sera ci siamo trasferiti dal Ristella proprio alle Giuncaine, dove eravamo stati ai primi d’ottobre 2015 con il gruppo dei pedalatori FIAB-Federazione Amici della bicicletta, Trento. Accoglienza da vecchi amici visto anche che le due proprietarie si sono scoperte amiche d’infanzia di un parente dei parenti della mi’ cognata che poi è la moglie del fratello della mi’ moglie … lo so, è un po’ lunga ma è una incredibile-simpatica- gradita combinazione lo stesso, che poi quel parente si chiama Edoardo come il mi’ figliolo!
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In entrami gli agritur, accoglienza amicale e familiare. Da tornarci peddavvero occhevvipare cittini!? Ma si deve partire! Alla volta di Ribolla, questa volta in auto e fate attenzione: passata la ferrovia e prima della nuova Aurelia, in quel 20 metri di strada a sinistra si apre uno stradello poderale che conduce a Fattoria Vaticana e a Castel di Pietra, quello di Pia de’ Tolomei (v. post precedente).
Una mia poesia: Campagna toscana (com’era … e com’è nella memoria)
La luce accecante / sprigiona profumo di terra / da zolle rimosse ne’ campi. / Le pietre a contorno son ricche / di more spinose e di fichi: / in siepi sinuose costeggiano il bianco tratturo / che porta ad antico podere. / Ascolti cicale. / Sull’aia / un popolo gaio rincorre il mangime. / All’ombra d’un fitto pagliaio sonnecchiano cani. / C’è acqua nel pozzo / e lunga catena stridente vi cala una brocca di rame. / Profumano i pani appena sfornati / ‘l fuoco rallegra la propria fascina. / Un fiasco di vino sul desco richiuso con foglie seccate. / Nell’aria le mosche. / La stalla è vicina: giumente imponenti frantuman pannocchie, / corone regali sovrastano candidi corpi giganti / e gran carri stanchi riposan le ruote dal duro lavoro. / Filari frequenti ed ulivi perforan la coltre del grano. / Colori: / la terra di Siena / il giallo del sole / il verde d’olivo. / Prezioso convivio, colture scomparse, / memorie scolpite per sempre da tratti d’amore.
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La strada nella prima parte a saliscendi, nella seconda parte è costeggiata da filari di cipressi da togliere il fiato tanto sono … toscani!
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Inizia il ritorno: un po’ di Aurelia e via, al mare! Costeggia costeggia ci si ferma a Quercianella (Livorno) …  scusi … un ristorante? Qui, guardi, da “Fiammetta†(Albergo Ristorante Fiammetta, tel. 0586491064- info@hotelfiammetta.it) … grazie … prego … buongiorno … siamo in due … prego si accomodi … menù di mare, del giorno, prezzo fisso €22,00? … Si grazie … una voce alla cucina: mamma, due menù di mare … Gestione familiare, meglio di così non si può.
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Dopopranzo… il mare? Qui sotto, prendete lo stradino, son 100 metri … grazie … meglio se smaltiamo quelle bollicine … Il mare a metà marzo: gente in costume a prendere il sole e noi con i vestiti “trentiniâ€! Evvabbè … ci crogiuoliamo come na grigua au su (dialetto ligure, una lucertola al sole).
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Si riparte. Quale via? Dai, facciamo Pisa-Firenze così dopo sulla Firenze-Bologna  proviamo la variante di valico, la “Direttissima†(all’andata s’era fatta l’autostrada “vecchiaâ€). E qui troviamo le “dolenti note†stradali. Infatti già il nome inviterebbe a correre, sennò che direttissima è? La carreggiata ha tre corsie, due per la marcia ed una di emergenza. Su quella di sorpasso un avviso luminoso: velocità massima 110 kmh, tutor in azione. E qui viene il bello (si fa per dire). A destra una fila di TIR alla velocità di circa 90 kmh, che procedono in colonna alla distanza di 50 metri uno dall’altro. A sinistra, sulla corsia veloce, una teoria di auto che dovrebbero procedere non oltre la velocità consentita. Ovviamente io sono sulla sinistra a 110 kmh. Ma non va, non va perché sei subito sollecitato dal lampeggiare furioso di chi, tallonando a pochi metri la mia “poppaâ€, vuole che io gli ceda il passo. Ma come fare? Dovrei riuscire al incastrarmi enne volte in quel pericolosi 50 metri inter-TIR! Esito un poco ed ecco il capolavoro di delinquenza stradale: il lampeggiatore folle mi sorpassa sulla destra sfruttando molto pericolosamente quei 50 metri, indi rientra a sinistra davanti a me costringendomi a frenare il che fa sì che io mi faccia quasi tamponare da un secondo furgone lampeggiatore (anch’esso folle) che aveva prontamente preso il posto del suo collega, sempre a pochi metri dalla mia “poppaâ€.
Un sorpasso analogo l’ho subii tempo fa nella Galleria dei Giovi sulla Milano Genova, durante il quale la mia auto venne graffiata sul lato destro da un’auto che mi stava superando a destra mentre io, a seguito del suo lampeggiare. Stavo rientrando sulla destra! Strage evitata per un pelo!
Morale: mi auguro che la Società gestrice e la Polizia Stradale si attivino prima che succeda una strage in galleria. Io comunque non farò mai più la variante di valico, ma utilizzerò il vecchio tracciato, ora denominato “panoramicoâ€, molto più sicuro e tutto sommato non più lento, visto quanto succede nel nuovo.
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Veicoli lenti e veloci nelle stesse gallerie … mi è venuto in mente quando, qualche anno fa, io ero azionista e Consigliere di Amministrazione del GEIE privato per il traforo del Brennero, Alptransfert-Consulting-GEIE/EWIV, Europaische Wirtschaflitiche Interessen – Vereiningung, Gruppo Europeo di Interesse Economico ATT3, Bolzano/Bozen, progetto che prevedeva tre canne separate, una per ogni senso di marcia ed una di soccorso, per i solo treni merci (lenti) teleguidati, mentre i treni passeggeri (più veloci) erano previsti transitare sulla vecchia liea (la panoramica) rimodernata. Ciò per diversi motivi:
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Far transitare sullo stesso binario in una galleria lunga quasi 60 km treni passeggeri a 150 kmh e treni merci a 70 kmh prima o poi può causare disastri;
- alle merci non interessa viaggiare veloci, ma arrivare all’orario previsto;
- ai passeggeri non interessa impiegare un’ora di meno per percorrere la Tratta Bolzano-Monaco di Baviera:
- i costi e i tempi di costruzione delle tre canne sono notevolmente inferiori rispetto ai progetti tradizionali.
Ma questa è un’altra storia.
E torniamo alla variante di valico. Che il vento disperda le mie parole, ma temo che presto possa accadere un brutto incidente in galleria, il che si tradurrebbe in una strage. Dopo si provvederà a gestire questa “emergenza†prevedibile e prevista, come succede ormai a tutte le “emergenze†italiane. Evvabbè … Io nel frattempo sconsiglio vivamente la variante di valico a tutti i colleghi automobilisti a meno che non decidano di procedere come un TIR, in ordinata colonna, fra due mostri della strada. A me, questa volta è andata bene. Ma non sfiderò la sorte una seconda volta!
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VIAGGIO IN TOSCANA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Marzo, 2017 @ 7:29 amDetto altrimenti: Toscana, amarcord … (post 2666)
Anni ‘50
S’era bimbini… a Genova … dopo guerra … il mi’ babbo: gnamo si va in vacanza dai nonni … una specie di taxi per andare alla stazione ferroviaria; biglietteria (tariffa 51 per gli statali); classe seconda sperando di trovare una prima declassata … ci siamo tutti? Due (poi tre) fratellini e due genitori. Valigie? Contale. Va bene. Quale binario … questo … arriva il treno … state indietro … no … queste sono di prima classe, quelle di terza … ecco la nostra carrozza … all’arrembaggio! Evviva! Uno scompartimento vuoto! Finalmente a posto. Si parte … un “direttoâ€, fa molte fermate. Fino a La Spezia molte gallerie (linea “vecchiaâ€, n.d.r.) intervallata dalla vista istantanea, a  sprazzi, di spiaggette bagnate da un mare da sogno: ecco il nostro grande rimpianto, nostro di noi “bambini dell’acqua†che trascorrevamo “in acqua†(di mare) gran parte dell’estate. Adieu, adieu my native shore … aveva scritto Byron oltre cent’anni prima ma noi non lo sapevamo!
Si mangia. Dalla borsa-dispensa esce il cibo preparato per la “traversataâ€, bevande e caffè incl.. Poi, improvvisamente, appare una collina scavata da una cava … stiamo per arrivare a Grosseto! Prepararsi al lancio come paracadutisti giunti in zona operativa … il treno prosegue per Roma … noi abbiamo una coincidenza … ci aspetterà ? Il nostro treno “porta†(si diceva così) dieci minuti di ritardo … presto, presto, passatemi le valige dal finestrino … ecco la vaporiera … arriviamo! Si sale. Altra scalata, altra conta di bagagli e appello di persone.
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Il primo anno (s’era nell’immediato dopoguerra, ricordate?) la linea  FS  Grosseto-Monte Amiata, a vapore,  aveva per vagoni … carri bestiame! Si, quelli con il portellone scorrevole e due sbarre a impedire la caduta dei passeggeri quando fosse aperto, una orizzontale ed una trasversale.
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L’anno dopo, vagoni di terza classe, le portiere? Si sale fra i sedili di legno, alla via così. Noi bimbi ci si affacciava ai finestrini, per ritrarci con un occhio offeso dalla polvere di carbone della macchina a vapore! Finalmente si arriva alla stazione di S. Angelo Scalo. Qui a fianco: i binari, oggi, tristi … e dire che se ne potrebbe ricavare una eccezionale pista ciclabile, da Grosseto ai piedi del Monte Amiata! Oppure … riattivarla per portare in su i ciclisti che poi la farebbero in (lievissima) discesa! Oppure … vagoncini leggeri spinti dai passeggeri-ciclisti, a pedali! Non sto scherzando, sarebbe una prima mondiale!
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Ormai siamo (quasi) a S. Angelo in Colle, a casa, aria di casa, aria “da” casa: infatti qui nessuno ha fretta, tutti si conoscono, si salutano, si aiutano: “Dario (il mi’ babbo, n.d.r.) gnamo le valige te le porto io” ; tutti si aspettano: il capotreno aspetta prima di far ripartire il treno che tutti abbiano fatto i loro comodi a scendere e a salire; l’autista della Sita (il bus di linea) aspetta che tutti siano saliti a bordo; i passeggeri del bus aspettano che l’autista abbia chiesto ad ognuno come va, e la tu’ figliola? E tu, Dario come si sta a Genova? E voi cittini (voi bambini rivolti a noi tre) sete passati (siete stati promossi a scuola. n.d.r.)? Etc. Dalla stazione al paese 9 km per 400 metri di dislivello, tante fermate, tanti aggiornamenti sulla salute e le novità familiari di ogni passeggero: Toscana comunità , Comunità toscana.
La casa dei nonni – Profuma il colore / di pietra toscana / colorata dal giallo del sole / dal rosso dell’uva matura / danzante / al canto di una cicala / che un pergolato difende / da mani voraci bambine. / E dal fondo valle / salendo / tu scruti ogni ombra / del dolce profilo del Colle / diadema prezioso / intorno al prezioso ricordo..
Strada bianca, quella principale chiamata strada bona, le altre un po’ meno, arrivati in paese, all’epoca 300 abitanti: carabinieri, fabbro, macellaio, merciaio, bar (due), calzolaio, alimentari, fabbro, falegname (due), parroco, medico condotto, trattoria inclusi. La farmacia a Montalcino. I ricambi per le lambrette, a Siena. Il saluto da tutti e a tutti man mano che li incontravi, questi “tutti”. Durava due-tre giorni prima di avere terminato il primo, doveroso giro di ripresa di contatto.
Campagna toscana (com’era … e com’è nella memoria)
La luce accecante / sprigiona profumo di terra / da zolle rimosse ne’ campi. / Le pietre a contorno son ricche / di more spinose e di fichi: / in siepi sinuose costeggiano il bianco tratturo / che porta ad antico podere. / Ascolti cicale. / Sull’aia / un popolo gaio rincorre il mangime. / All’ombra d’un fitto pagliaio sonnecchiano cani. / C’è acqua nel pozzo / e lunga catena stridente vi cala una brocca di rame. / Profumano i pani appena sfornati / ‘l fuoco rallegra la propria fascina. / Un fiasco di vino sul desco richiuso con foglie seccate. / Nell’aria le mosche. / La stalla è vicina: giumente imponenti frantuman pannocchie, / corone regali sovrastano candidi corpi giganti / e gran carri stanchi riposan le ruote dal duro lavoro. / Filari frequenti ed ulivi perforan la coltre del grano. / Colori: / la terra di Siena / il giallo del sole / il verde d’olivo. / Prezioso convivio, colture scomparse, / memorie scolpite per sempre da tratti d’amore.
2017
Trento, in autostrada, in quattro ore (sosta all’autogrill compresa). Ci fermiamo a mangiare nel paese di Pari, alla Cacciatora, da Siro. Pari (uscita per -), sulla superstrada Siena-Grosseto. Piccola trattoria familiare ricavata al primo piano d’una casa originale (non vecchia! Originale), praticamente nei locali di un appartamentino. Due salette, in una un piccolo caminetto così, alla vista e portata del tavolino più vicino, sul quale Siro cucina una bella fiorentina, di fronte a tutti, alla buona tanto s’è in famiglia … occhevvipare? Maria Teresa ed io vogliamo stare leggeri: antipasto di crostini ai fegatelli, fritto misto di carne e carciofi, una fetta di pecorino, insalata fresca, dolce, vino (nero buono), caffè e una grappa, €39,00 (in due). Acqua? Ah già … e sc’era anche l’acqua … ce la stavamo dimenticando …
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Passeggiamo per smaltire. Dalla sommità del paese, Piazza del Palazzo, si vede il Monte Amiata ma, prima, il profilo di S. Angelo in Colle! In 50 minuti d’auto ci arriviamo. Il paese è quasi deserto … incontro qualche persona assolutamente sconosciuta. Poi altre due, solo due, due persone vere, due amici d’infanzia, oggi coetanei … anzi no … loro hanno solo qualche anno più di me (che ne ho 73) ma da cittini piccini quei pochi anni facevano la differenza, comunque amici e come! Ci abbracciamo: massì … oggi siamo coetanei.
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Il paese è – come sempre – splendido, sospeso sopra la Maremma, sulle prime colline del Senese. Ci torneremo con il gruppo di amici di Trento, magari in occasione di una festa paesana e lo faremo rivivere come abbiamo fatto qualche anno fa. Infatti S. Angelo, patria del Brunello che poi dicono di Montalcino ma che invece è nato qui, Fattoria Il Poggione, è dotato di ottimi agritur, in centro, in periferia (200 metri dal centro) e nell’immediata campagna circostante. Ma ci voglio tornare anche da solo, con la mi’ moglie e due biciclette questa volta elettriche, così ci possiamo permettere tante salite in più, comprese la visita a Montalcino, all’abbazia di S. Antimo e la salita al Monte Amiata).
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La strada che conduce alla base del rilievo sul quale si ergeva il castello val già di per sé una visita …
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Basta, insomma … ero partito per raffrontare due viaggi (partito, partenza, viaggi, arrivi …) e poi mi sono lasciato commuovere dai ricordi ed entusiasmare dai progetti … Evvabbè, mi perdonerete lo scivolone … Oggi che faccio: andremo a visitare Castel di Pietra, quello di Pia de’ Tolomei, citata da Dante:
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“Deh, quando tu sarai tornato al mondo, / e riposato de la lunga via”, / seguitò ‘l terzo spirito al secondo, / “ricorditi di me, che son la Pia; / Siena mi fé, disfecemi Maremma: / salsi colui che ‘nnanellata pria / disposando m’avea con la sua gemma”. (Purgatorio, V, 130-136).
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 Montemassi, dal Podere Ristella di Daniela e Sirio, dove siamo ottimamente alloggiati (cfr. in internet!)
Indi pranzo pluri-familiare a Montemassi (il mi’ cognato e sc’ha una casa in Maremma e compie 70 anni e sc’ha radunato le famiglie da Castiglione del Lago Trasimeno (PG), Castiglione della Pescaia (GR)  Roma, da Genova e da Trento!). Nel pomeriggio a salutare le amiche dell’ agritur Le Giuncaìne vicino a Castiglione della Pescaia (v. post Fiab Trento nella Maremma grossetana: 1-4 ottobre 2015″- In programma da Fiab Trento:  prossimo giro del Lago Trasimeno in bici, sulla imminente si spera pista ciclabile!
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Dalle alture di Montemassi si vede anche un strisciolina di mare sopra la quale si scorgono i rilievi dell’isola del Giglio e, nella parte sinistra della foto a fianco,  la Punta Telegrafo dell’isola d’Elba (il profilo montano che si stacca più alto degli altri).
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Maremma bona, Maremma cane, Maremma maiala … imprecazioni diverse dei maremmani e non solo, in quanto esportate anche nel vicino senese. Vi state misurando con un problema, ad esempio sistemare il gancio di traino della vostra auto? Vi sta riuscendo, siete fiduciosi? Un “maremma bona vedrai s’un ci riesco” ci sta bene. La seconda espressione va usata in caso di previsto insuccesso. La terza, all’insuccesso.
Maremma palude (da cui la canzone “Maremma amara”) che i Medici un gli erano stati boni di sistemalla con il loro misero “Ufficio de’ fossi”, poi bonificata dai Lorena il cui duca, sposando Maria Teresa d’Austria, s’era visto togliere il su ducato originario e aveva ricevuto in consolazione – guadagnandoci nel cambio! – il Gran Ducato di Toscana con l’autonomia amministrativa dall’Impero. Per uno come me che scrive e per voi che leggete su Trentoblog, questo fatto dell’Autonomia Amministrativa un gli è dappoco un gli è … Peddavvero!
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Maremma poesia – Rotolano / ricordi infantili / illuminati / ancora per poco / dal profumo del sole. / Stanca / riposa / la terra maremma / di cavalli / cinghiali / e candidi buoi /Â e attende / di essere dipinta di buio.
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Maremma al mare. Fuori stagione, spiagge deserte. All’orizzonte il Gigli, Montecristo e l’Elba. Sulla spiaggia grossi tronchi sbiancati dall’aria marina. No, non portati da una tempesta ma caduti in pineta  o abbattuti dalla Forestale e trasportati sulla spiaggia a … difendere le dune, a interrompere l’eventuale “fuga” della sabbia “rubata” dal vento.
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Accanto, una grossa rete, quella si, portata dal mare e poi da quella stessa Forestale ammucchiata per essere portata via. Una rete abbandonata da un peschereccio o … persa. Inutilizzabile di certo. Ed ecco che qualcuno le presta attenzione, con paziente lavoro recupera tratti di cima ancora buoni, scioglie e taglia nodi pensando a quanto lavoro sono costati. Ma questo che quel tale fa non è uno sfregio, anzi, recupera alla funzionalità – e quindi alla vita - preziosi strumenti di lavoro.
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Buona Toscana a tutte e a tutti!
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UNGARETTI CENT’ANNI DOPO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Marzo, 2017 @ 6:11 amDetto altrimenti: un postaltrui, ovvero di Alfonso Masi      (post 2665)
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Le lettrici ed i lettori più assidui sanno che questo mio è un open blog, ovvero un luogo aperto e disponibile a ricevere e pubblicare i postaltrui. Ed allora eccone uno, bellissimo, dell’amico Alfonso Masi sul poeta Giuseppe Ungaretti.
Inizia
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A cento anni di distanza dai mesi di dicembre 1916 – gennaio 1917 il poeta Giuseppe Ungaretti meritava un particolare ricordo di due anniversari che al contrario la stampa locale ha totalmente dimenticato: infatti nel dicembre del 1916 veniva pubblicata la sua prima raccolta, Il Porto Sepolto che per lo stesso autore fu un dono natalizio inaspettato.
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La pubblicazione si deve all’incontro con il “gentile Ettore Serraâ€: così Ungaretti definisce il giovane tenente amante della poesia e lettore delle riviste “La Voce†e “Lacerbaâ€. Il reggimento del poeta, durante la primavera del 1916, era accampato nelle retrovie a Versa, dopo un mese e mezzo trascorso in trincea sul Carso. Serra raccontò di aver notato quel fante dal portamento trascurato e dalla divisa in disordine. conosciutone il cognome, gli chiese se fosse l’autore di alcune poesie apparse sulla rivista “Lacerbaâ€. La risposta affermativa fu l’inizio di un’amicizia umana e intellettuale: al tenente, il soldato semplice Ungaretti aveva letto i gualciti foglietti contenenti una serie di brevi testi composti durante la vita in trincea, conservati gelosamente nel tascapane e non destinati ad alcun pubblico. Serra ne era rimasto piacevolmente affascinato, aveva portato con sé il tascapane e ordinato quei rimasugli di carta, insieme ad altri ricevuti nei mesi seguenti. Infine il 16 dicembre 1916 aveva portato al poeta alcune delle 80 copie stampate a Udine presso lo Stabilimento Tipografico Friulano.
Da parte di nessuno dei due vi era la consapevolezza che fosse stata stampata una raccolta che avrebbe segnato una svolta decisiva nella poesia italiana. Fu Papini a rendersi conto dell’importanza di quella piccola silloge che recensì sul “Resto del Carlino†il 4 febbraio 1917 giudicandole “le più care e sollevate poesie che abbia dato la guerra italianaâ€.
Il fante Ungaretti era giunto in trincea sul Carso nei giorni precedenti il Natale 1915 e subito aveva iniziato a scrivere poesie, come ricorderà in seguito:
“Incomincio Il Porto Sepolto dal primo giorno della mia vita in trincea e quel giorno era il giorno di Natale 1915 e io ero sul Carso, sul Monte S. Michele: ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto di noi ed era cento volte meglio armato di noiâ€.
Notiamo, en passant, qualche discrepanza nei ricordi di Ungaretti perché tale testimonianza sul  giorno di Natale non collima con la poesia Veglia che riporta la data del 23 dicembre 1915. Nella dura vita di trincea, in presenza della morte, ogni retorica futurista della “guerra sola igiene del mondo†scompariva e nascevano trentatré poesie, ciascuna corredata non solo dal titolo, ma anche da una data e dall’indicazione della località (Locvizza, Mariano, Cima Quattro, Cotici, Valloncello dell’Albero Isolato, Devetachi), quasi un diario e una geografia dei luoghi in cui il fante Ungaretti veniva spostato: dalla prima linea in trincea sul Carso alle retrovie durante i periodi di riposo. Si tratta di liriche, brevi, alle volte brevissime, scritte con linguaggio corrente, privo di stile aulico, privo della prosodia tradizionale e che spezza i versi a favore di una metrica libera che a volte giunge a versi contenenti una sola parola. Così a posteriori Ungaretti giustifica il suo stile:
“Nella trincea, nella necessità di dire rapidamente, perché il tempo non poteva aspettare, e di dire con precisione e tutto come un testamento, e di dirlo, poiché si trattava di poesia, armoniosamente, in tali condizioni estreme, trovai senza cercarla quella mia forma di allora nella quale il più che mi fosse possibile volli resa intensa di sensi la parola intercalata di lunghi silenziâ€.
Anche in questo caso notiamo che la spiegazione stilistica fornita dal poeta non è esatta perché anche le poesie precedenti la Grande Guerra sono improntate al medesimo stile e prive anch’esse di segni di interpunzione.
Ogni parola, ogni lirica reca l’impronta di un’emozione particolare, precisa, viva e penetrante. Ecco, in Veglia, le immagini del
 compagno / massacrato / con la sua bocca / digrignata / volta al plenilunio,
la cui visione spinge Ungaretti a scrivere “lettere piene d’amoreâ€. Ecco San Martino del Carso, il paese distrutto e paragonato alla propria situazione interiore:
Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro. / Di tanti / che mi corrispondevano / non è rimasto / neppure tanto. / Ma nel cuore / nessuna croce manca. / E’ il mio cuore / il paese più straziato.
Ecco il suo pianto interiore simile a una pietra del Carso:
Come questa pietra / del S. Michele / così fredda / così dura / così prosciugata / così refrattaria / così totalmente / disanimata./ Come questa pietra / è il mio pianto / che non si vede. / La morte / si sconta / vivendo.
Ecco le trincee dentro cui si nascondono i soldati:
Assisto la notte violentata. / L’aria è crivellata / come una trina / dalle schioppettate / degli uomini / ritratti / nelle trincee / come le lumache nel loro guscio.
A volte poteva capitare di dover marciare di notte e incontrare altri soldati.
Era usanza chiedere “Di che reggimento siete?â€; e il poeta, provato dalla guerra, si sente legato da amore fraterno a tutti gli altri soldati, così da ritenerli e chiamarli fratelli:
Di che reggimento siete / fratelli./ Parola tremante / nella notte. / Foglia appena nata / nell’aria spasimante / involontaria rivolta / dell’uomo presente alla sua / fragilità ./  Fratelli.
L’unica felicità in mezzo a tanto tormento e desolazione, provocati dalla guerra, è sentirsi in armonia con l’universo e ripassare le epoche della propria esistenza con riferimento ai fiumi conosciuti durante la vita: Serchio, Nilo, Senna e Isonzo. Nasce così la lirica “I fiumiâ€, la più lunga ed elaborata dell’intera silloge; è stata definita la più grande poesia della guerra italiana, ma paradossalmente la guerra è messa fra parentesi e appare soltanto nel ricordare i “panni sudici di guerraâ€.
Il ricordo della propria giovinezza a Parigi aveva già in precedenza fatto tornare in mente al poeta l’amico Moammed Sceab, morto suicida e che con lui condivideva lo stesso albergo in “Rue des Carmes/ appassito vicolo in discesaâ€.
Sempre nel dicembre 1916 il poeta andò in licenza a Napoli in casa dell’amico Gherardo Marone:
“Ero andato a Napoli dove c’era Marone ed ero suo ospite. Mi aveva accolto a casa sua e naturalmente mi aveva dato un letto magnifico dove avrei dovuto passare la notte, ma io non riuscivo a dormire nel letto perché ero abituato a dormire per terra; non potendo dormire mi sono messo giù, nel pavimento, a dormire. Questo per alcune notti, poi, pian pianino, mi sono riabituato al letto, per tornare davvero a riabituarmi alla terraâ€.
E lì a Napoli, il 26 dicembre, nasce la lirica “Nataleâ€:
Non ho voglia / di tuffarmi/ in un gomitolo / di strade. / Ho tanta / stanchezza/ sulle spalle. / Lasciatemi così / come una / cosa / posata / in un / angolo/ e dimenticata. / Qui / non si sente/ altro/ che il caldo buono. / Sto / con le quattro/ capriole / di fumo/ del focolare.
E veniamo al secondo anniversario: nel mese di gennaio 1917, durante un periodo di riposo nelle retrovie a Santa Maria La Longa, Ungaretti compose tre brevi testi poetici: Solitudine, Dormire e Mattina, il più breve di tutta la propria opera, in cui i due versi che lo compongono racchiudono solo quattro parole e per di più due sono monosillabi, per di più apostrofati e quindi ridotti ciascuno ad una lettera alfabetica: “M’illumino/ d’immensoâ€. L’attività poetica proseguirà poi per l’intero periodo bellico e sfocerà nella raccolta del 1919 Allegria di naufragi, il cui ossimoro sparirà nel 1931 riducendo il titolo a L’allegria, e confermando così la fama poetica del multiforme Ungaretti, docile fibra dell’universo, uomo di pena, nomade d’amore, stagno di buio, lupo di mare, ubriaco di universo, allodola assetata, vecchio capitano e infine vecchissimo ossesso.
 Finisce
 Grazie, grazie Alfonso, per questo tuo – ormai anche nostro – bellissimo ricordo!
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ACCADEMIA DELLE MUSE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Marzo, 2017 @ 6:11 pmDetto altrimenti: Dante Alighieri (e simili) e quadri insoliti    (post 2664)
Se non ci conoscete guardate gli altri post sulla nostra “Accademiaâ€, fondata dalla nostra Presidente e Ospite Cristina che non ringraziamo mai abbastanza.  Ieri sera … tona! Nella prima parte della serata il vostro blogger, nei panni del Poeta, ha ricordato i passi della Divina Commedia che riguardano il Trentino: la ruina di Rovereto e il Lago di Garda (tre volte: nord, centro e sud) … solo per richiamarsi alla recitazione di brani della (successiva) Fraglina Commedia, di tale Riccardante Lucattieri, 1500 versi di endecasillabi a rima incatenata, sul “Divino Trentino†ovvero l’Inferno (sul Garda), il Purgatorio (Val di Non) e il PAT-Paradiso Autonomo di Trento. Ecco alcuni passaggi:
E appena che al mattin, passato il sonno / lo sol scavalca ‘l monte per lo quale / i Rivani veder Mori non ponno …
E come del Giordan con giusta pace / lo popolo d’Abram vive una sponda/ ambo le bande qui sì viver piace / a ognun che ne lo spender non profonda / mai nulla sì che vederai sul Noce / come sparagni ognun moneta tonda.
Fame con mele placherai alla foce / di rio graziosamente saltellante / che forma pozza ove di sol si coce. / Ma pria che tale acqua insì parlante / formi lo laco di Santa Giustina / scorre leggiadra in valle altra lampante / di Sol nomata poi che da mattina / la luce sua riceve sino a sera. / E ‘l Noneso e ‘l Solandro ti rapina / gridando: hai da pagar! Con voce fera / lorchè da Must du Zalen ognun si passi / c’ha raccontarla altrui non pare vera. / Ch’ancora ho da capir se in ver ciò fassi / al Noneso o al Solandro a cavar penne / e chi respinge chi a li suoi passi.
Bruma leggera possedea le calli / ancora addormentate nel mattino / della beata urbe e le sue valli. / E tacito aspiarai quell’aere fino / volto lo viso in suso a nova luce / come a scrutar lo ciel fa il contadino. / Dorata era la trama che ricuce / la notte al dì e dolce risvegliava / lo campanile, me ed il mio duce / E sanza pondo il domo alto stagliava / la torre sua ergente sovra i tetti / qual dolomite che lo sol baciava.
Venne sera e la luna col suo opale / color d’argento sostituiva il sole / che lento iva all’ingiù per le sue scale / del Bondone a dormir dietro la mole. / E poi ch’alcun momenti ebbimno conti / la luce disparì come far suole. / La notte quinci scese giù da’ monti / con quattro cime che le fean corona / sovra Tridento assieme a li suoi ponti / addormentati al par de la padrona.
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Voce fuori scena, Beatrice (Maria Teresa) e sulla scena Virgilio (Maria Teresa). In totale nove canti, che diventano 10 con l’ultimo, che si stacca un po’ dal tema in quanto è la cronaca di una castagnata in Bondone dei due (Dante e Virgilio). L’opera è del 1994, ed è stata rappresentata in varie sedi (private). I versi ripetono il linguaggio dell’epoca e in alcuni passaggi riprendono temi e situazioni originali.
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E’ seguito l’ Angolo delle anteprime, ovvero la segnalazione da parte degli Accademici (in bluetto) di loro iniziative varie, aperte a tutti, Accademici e non:
- Mercoledì 8 marzo ore 17,00, Caffè Italia, Trento, Mirna Moretti ricorda il gruppo di lettura Librincontri: ingresso e uscita, liberi!
- Sabato 11 marzo ore 20,30, sala della Fondazione Caritro, Via Dordi/Calepina, concerto di Stefania Neonato (v. post 2554) Concerto, dal titolo: “Et la lune descend sur le temple qui fut: Il Tibet incontra l’Occidente”. Dice Stefania: “Il concerto  nasce dalla collaborazione con gli amici dell’Associazione Asia Trento e vuole contribuire, oltre che a presentare i progetti di Asia in Tibet e Nepal, a tracciare un filo rosso fra la produzione della musica contemporanea occidentale e l’espressione musicale sacra e popolare del Tibet e dell’Asia meridionale piu’ in generale. Affianchero’ quindi a suoni di campane le evocative melodie tibetane e allaccero’ a queste alcuni brani che sono stata portata a scegliere come naturale controparte occidentale. Tutto questo al pianoforte. L’ingresso e’ libero ma si consiglia di prenotare al numero 338 4449323″ .
- Domenica 12 marzo, ore 17,00, Villa Mersi (Villazzano): Daniela dal Ri Sardi: Barbara Bertoldi in concerto … con sorpresa!
- Giovedì 16 marzo ore 17,00, sala Fondazione Caritro, Via Dordi/Caleopina, Luigi Sardi conduce la conferenza stampa sul tema della violenza sulle donne, relatrici le avv.sse Annarosa Molinari ed Elena Biaggioni: “Quelle scarpette rosse, che non cammineranno più”.
- Sabato 18 marzo ore 17,30, Auditorium del Conservatorio Bonporti in Riva del Garda, Riccardo (tesoriere dell’Associazione organizzatrice) segnala il concerto in memoria del compianto carissimo amico Ruggero Polito, Presidente per mezzo secolo dell’Associazione Amici della Musica in Riva del Garda.
- Sabato 18 marzo ore 17,30, Palazzo Annona – Biblioteca civica “G. Tartarotti†Polo Culturale e Museale Mart – Corso Bettini, 43 – Rovereto, Enrico Fuochi inaugura la propria personale fotografica “Gli improbabili Sposi†(la mostra rimarrà aperta dal 18 marzo al 2 aprile, lun-sabato 09,00-22,00; domenica 09,00 – 13,00).
- Mercoledì 22 marzo ore 17,30, al Muse, saranno letti due racconti di Nadia Ioriatti, dai suoi libri “Io tinta di aria” e “Aria che allenta i nodi”.
- Mercoledì 22 marzo ore 17,30, Biblioteca Civica G. Tartarotti†Polo Culturale e Museale Mart – Corso Bettini, 43 – Rovereto, recital di Alfonso Masi su “I Promessi Sposiâ€.
- Venerdì 31 marzo ore 18,00, Galleria d’Arte Fogolino, Via SS Trinità , 30, inaugurazione della mostra personale di Marisa De Carli Postal.
- Aprile, data da definire, Riccardo segnalerà il terzo Evento Restart, Associazione culturale di cui egli è presidente.
L’intermezzo eno-gastronomico (!!!!!!!) divide le due parti della serata. Dice … fa da spartiacque? N000! Fa da sparti … bollicine!
Seconda parte della serata: Paolo Consiglio, “I tre Cristiâ€. Tempo fa, Paolo vinse un quadro raffigurante tre Cristi, che rappresentavano la Ss. Trinità . Incuriosito svolse una ricerca in diverse località italiane e estere alla scoperta dei diversi modi di rappresentare quel soggetto. Ne è scaturita una interessante analisi storico-geografica-artistica su di un percorso di secoli, e l’inaspettata scoperta di una radicata devozione popolare che si manifesta con il frequentatissimo pellegrinaggio annuale al Santuario di Vallepietra nel Lazio.
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Prossimi appuntamenti dell’Accademia (riservati agli Accademici)
- Lunedì 3 aprile – Omaggio a Fabrizio De Andre’, Patrick e Co., Riccardo voce recitante – Claudio Fuochi e le sue ninfee (diapositive).
- Lunedì 8 maggio – Barbara e amiche in “Altri tempi†revival musicale – Francesca Endrizzi, La figura di Albino Zenatti.
- Lunedì 5 giugno – Allievi del Conservatorio musicale di Riva del Garda, M° Ruzza – Marisa Decarli, Scorci di Trento.
- Stiamo ragionando sulla nostra gita sociale: se, dove, quando andare (alcuni propongono di riornare nella Toscana minore … vedremo).
- Metà luglio: Festa di Mezz’Estate.
Buon 8 marzo a tutte! (e anche a tutti … dai…)
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