I DIALOGHI DI PLUTONE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Febbraio, 2017 @ 3:51 pmDetto altrimenti: si … di “Plutone†non di Platone. Riprendo la pubblicazione di questi dialoghi, interrotta da tempo  (post 2650)
 Personaggi ed interpreti:
- Tizio: un signore sui 40 anni, seduto al tavolino di un bar
- Caio: suo amico
- Il diavolo Plutone, che si presenta sotto le mentite spoglie di Sempronio.
La scena: i tavolini di un bar in Piazza Duomo a Trento. Solo le 11 di una domenica febbraio, soleggiata e calda per la stagione. Tizio è seduto al sole.
Scena e atto unico
Tizio: Ah, finalmente un po’ di calma. Si vabbè sciare, ma la domenica … con il caos di gente che si concentra sulle piste. Mah … quello laggiù è il mio amico Caio … Ehi, Caio, ‘sa fat? Dai, ven chi a polsar, vei … dai che ciapen ‘l cafè ‘nsema … che l’è ‘n pez che non ne veden …
Caio (con il quotidiano l’Adige sotto braccio): Ciao Tizio, arivo … me sento zo’ volentier al sol, son feliz de vederte, sas?
Tizio: Anca mi. Cosa dis l’Ades?
Caio: l’ho lezu tut … non se capiss pù nient de ‘sta politica …
Tizio: L’è vera .. ora poi il Pidi che se scinde … la destra litiga …
Caio: a Roma te dis?
Tizio: zerto che digo a Roma, mica chi da noialtri …
Caio: già , perchè chi da noialtri saria tute rose e fior, par ti?
Tizio: toi, tute rose e fior no, ma dai che chi la situazion l’è pù ciara, pù tranquila a parte i sciuzen … quel Piatiti … e quel altro, come se ciama … me desmentego ‘l nom ma ti sa ben quel che l’è … ma … quel sior che pasa, no l’è quell’uno che l’era zà sentà con noialtri le altre volte, qui al bar? …
Caio: ma si che l’è lu. Ehi, quel sior, vegna chi a bever un cafè fra amizi!
Sempronio (in realtà il diavolo Plutone sotto le mentite spoglie): heilà , signori, chi si rivede! Eccomi, veramente posso sedermi qui con voi?
Sopraggiunge un cameriere. Tizio chiede ai suoi compagni: Caffè per tutti? Cameriere, tre caffè per favore.
 Sempronio: di cosa stavate parlando, se non sono indiscreto? E … scusate se non parlo il dialetto, sapete bene che non sono di qui …
Tizio: … della politica, quella Romana, ondivaga e quella locale che pare molto più stabile …
Sempronio: mah, stabile quella locale? Non ne sono del tutto convinto. Io credo che la gente inizi a stancarsi anche qui di una certa politica …
Caio: di quale politica … perché?
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Sempronio: ve lo dico io: di una politica che è trasparente solo nel senso che – con un po’ di esperienza – riesci a vedere cosa si trova al suo al di là , quali siano i suoi reali obiettivi ma tale che quando cerchi di penetrarla, di inciderla, ti accorgi di essere come un piccolo uccello che pretende di volare attraverso una spessa lastra di vetro solo perché riesce a vedere lo spazio che si trova al di là .
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Tizio: ho capito … forse lei si riferisce a quella politica che io definisco “politica- poltrone-e-sofà †…
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Sempronio: si, certo, proprio a quella, quella che la gente ha sopportato per troppo tempo e che ora vuole superare ponendosi nuovi traguardi, vivendo dei pensieri, delle idee, delle utopie che scaturiscono dal proprio intimo e non vivendo più dei pensieri che taluno le vorrebbe imporre a seguito di una sua suddivisione pre-orchestrata dei ruoli: “Io principe, tu sudditoâ€.
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Caio: la capisco. A dire il vero io stesso voglio percorrere nuove rotte del pensiero, dedicarmi alla sua sperimentazione, attività che poi, a mio avviso, è il sommo privilegio di ogni spirito libero.
Tizio: sa … leggevo proprio questa mattina, a casa, un post di un tale su Trentoblog, di un tale blogger che scriveva di voler passare dal cartesiano “cogito ergo sum†al “vivo ergo cogitoâ€, ovvero di voler passare da due affermazioni (io penso + io esisto) ad una affermazione (io esisto) + un imperativo (quindi io posso, voglio, devo pensare, riflettere, con la mia testa, in piena libertà ).
Caio: hai ragione, Tizio! Hai posto il problema nei giusti termini. Ma … cos’è questo ventaccio improvviso? Ma questa cos’è, polvere? Neve? Non si vede nulla! Ecco, come improvvisamente è venuta questa buriana, altrettanto velocemente è passata. Ma … dove è finito quel tale? Era seduto qui con noi solo qualche secondo fa! E’ sparito improvvisamente … diavolo d’un uomo, vai a capirlo … forse lo fa per non correre il rischio di dover pagare lui i caffè … che sia di Genova? E poi dicono di noi Nonesi …
Tizio: stai sereno Caio che pagi mi …
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COGITO ERGO SUM!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Febbraio, 2017 @ 8:53 amDetto altrimenti: oppure … “vivo, ergo cogito?†O ancora: “vivo ergo cogito!â€Â      (post 2649)
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La locuzione cogito ergo sum! significa letteralmente «penso dunque sono!» ed è la formula con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante. Questa consapevolezza è già un traguardo ragguardevole: dal momento che io sono un essere pensante, mi rendo conto di esistere. Tuttavia … riteniamo di essere capaci di raggiungere un secondo più difficile traguardo, quello rappresentato dalla risposta alla domanda “vivo, ergo cogito?†(io esisto, vivo, quindi pensoâ€?)
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Per spiegarmi mi sono preso l’arbitrio di terminare le due locuzioni con un punto esclamativo, la prima; con un punto interrogativo, la seconda. Infatti nel primo caso, io constato in me l’esistenza del pensiero e ne dedico automaticamente la mia stessa esistenza, in senso affermativo. Nel secondo caso, dopo avere constato di esistere  mi pongo una domanda: sono vivo, d’accordo, ma sono anche capace di pensare, di riflettere? Infatti non credo che valga la pena di vivere “a prescindereâ€, ovvero senza nutrire utopie, ovvero senza “porsi il raggiungimento di traguardi non ancora raggiuntiâ€. E – notate – il mio non è certo un “invito al suicidioâ€, bensì un incitamento a cercare di attribuire alla propria vita un significato. Quindi se da un qualunque pensiero io facessi semplicemente derivare una vita qualunque, non sarei per nulla soddisfatto di me stesso.
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A questo punto è ancor più chiaro che io preferisco la seconda locuzione. Io vivo (e questo è un dato di fatto) quindi “devo†pensare, riflettere, devo dare un senso a ciò che faccio, alle mie utopie, e pertanto trasformo il “vivo ergo cogito?†in “vivo ergo cogito!â€
L’importanza della punteggiatura. Un maestro di scuola la negava. Il suo dirigente lo chiamò e gli sottopose una stessa frase diversamente punteggiata: a) “Il maestro dice: il dirigente è un asinoâ€. b) “Il maestro – dice il dirigente – è un asino!
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SI AVVICINA LA FESTA DELLA DONNA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Febbraio, 2017 @ 9:57 amDetto altrimenti: … per fortuna succede anche questo                      (post 2648)
Dalla TV: un imprenditore deve assumere una persona nel settore EDP. Dai colloqui risulta migliore una giovane signora, incinta di sette mesi. Lui la assume.
Nella mia ultima posizione di lavoro: una dipendente, giovane mamma, resta incinta. Le concedo tutto quanto le serve, anche oltre le previsioni di legge. Vuole stare a casa un anno. Le conservo il posto e alla fine del periodo la riassumo nella stessa posizione e ruolo. Il suo rendimento sul lavoro è stato sempre ben superiore alla media.
Altro che dimissioni firmate in bianco!
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DIVULGAZIONE CULTURALE …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Febbraio, 2017 @ 8:53 amDetto altrimenti: … o pubblicità mica tanto (gratuitamente) occulta?             (post 2647)
Sarà capitato anche a voi … ( così canta Raffaella Carrà ) di acquistare un libro perché presentato in TV da personaggi autorevolissimi (veramente tali, lo dico senza alcuna ironia o malizia da parte mia!) i quali ne hanno intervistato l’autore in una rubrica specifica o all’interno di un talk show (si legge toc sciò) …  e poi di essere rimasti profondamente delusi dalla banalità di quella lettura.
Mi chiedo: come si fa a passare dalla categoria degli inserzionisti (paganti) a quella di invitati (gratuiti) a quelle presentazioni? Forse servono cognomi altisonanti come quelli di ex top manager di aziende pubbliche (senza fare nomi, per carità ! La privacy … dove la mettiamo?). E poi, come si deve sentire chi – essendo vero uomo di cultura – viene “spintaneamente suggerito†di prestarsi a tali momenti pseudo-letterari?
(a pensar male …)
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NON ULTIMI … e allora … riparti, Trentino!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Febbraio, 2017 @ 8:15 amDetto altrimenti: il Comitato Non Ultimi compie un anno!      (post 2646)
Il Comitato “Non Ultimiâ€, per non essere ultimi in Italia ad avere la legge sulla parità di genere. Eppure il Trentino rischia questo deplorevole primato. E poi ce la prendiamo con certi stati orientali che discriminano le donne! E noi? Noi no, per carità … noi non discriminiamo, ci mancherebbe! Noi qui in Trentino … che colpa ne abbiamo se prima di discutere questa proposta di legge dobbiamo occuparci di questioni “ben più serieâ€! Ve ne è un elenco lungo così! E poi, quand’anche … occorre discutere gli emendamenti proposti dai “partiti poltrone e sofà â€. Eh già … perché qui si tratta della difesa di tanti “posti di lavoro†di altrettanti padri di famiglia. E la donna? Che la piasa, la tasa e la staga in casa, recita un vecchio proverbio ancora apprezzato da un certo nostro ex senatore che non nomino ma che la sua donna in casa c’è stata visto che ha dovuto allevare un elevatissimo numero di figli …
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Dice … ma tu, caro blogger, sei un uomo, chi to fa fa’? Ti conviene? Si, mi “conviene†innanzi tutto per una ragione di coerenza con ciò che sento essere una cosa giusta, doverosa. E poi anche per un po’ di egoismo, nel senso che “mi convieneâ€. Dice … ti conviene? Chevvordì? Vuol dire che l’umanità è formata da uomini e donne, sensibilità diverse destinate a integrarsi a vantaggio di entrambi i generi e non si vede perché nel proprio governo essa debba avere soprattutto uomini, capaci soprattutto di eccellere in … violenza: sul lavoro, in famiglia, fra Stati.
Fra Stati … la guerra. Quella combattuta “eroicamenteâ€. Già , da millenni ce l’hanno raccontata: dignum et decorum est pro patria moriâ€, è cosa degna e onorevole morire per la patria. Ma non è meglio “vivere in pace per la patriaâ€? E poi, l’eroismo delle Donne (la maiuscola non è utilizzata a caso) rimaste a casa o deportate, dove lo mettiamo? Deportate? Per questo aspetto suggerisco lo spettacolo teatrale “La guerra di Tinaâ€, spettacolo nato dalla volontà di Maria Vittoria Barrella e Andrea Casna, e che ha visto la partecipazione di Renato Barrella (testo), Maura Pettorruso (regia), Emanuele Cavazzana (luci) con la collaborazione del Comune di Lavis e dell’ Associazione Culturale Lavisana (Presidente Daniele Donati), lavoro nel quale si racconta la storia delle donne trentine internate, per motivi politici, durante la Grande Guerra.
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Eroismo. Sicuramente quello del soldato che muore per obbedire agli ordini, ma è eroismo anche quello della mamma che si alza a Monza alle 05,00, prepara la colazione e la cena per la famiglia, infagotta l’ultimo nato e – con qualsiasi tempo – lo porta a piedi dalla nonna che abita in una via vicina, per poi correre a prendere bus-treno-tram e recarsi per le otto a Milano a lavorare, Milano dalla quale ripartirà tram-treno-bus per fare un po’ di spesa, andare riprendersi la creatura, andare a casa, far partire la lavatrice, riassettare le stanze, servire la cena, addormentare i figli e … fare l’amore con il marito. E noi uomini? Noi gh’avem i misteri (mestieri), gli affari, gli incontri ai circoli, politici, sportivi, gli allenamenti, la partita di calcio, etc.. Si, lo so, sto un po’ esasperando il racconto ma:
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- Quelle mamme, vere eroine, le ho viste e conosciute io personalmente, quando abitavo a Monza e lavoravo a Milano, dove mi recavo in auto;
- Il filosofo Austriaco Hans Kelsen affermava che per verificare l’esattezza di una tesi occorre – sperimentalmente – esasperarne il contenuto.
Quindi: buon compleanno, Comitato Non Ultimi e … riparti, Trentino!
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IL PRONTO SOCCORSO A TRENTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Febbraio, 2017 @ 1:08 pmDetto altrimenti: ci ho passato sei ore, ieri pomeriggio …. (post 2645)
… come dal post che precede. Paganella: investito da uno sciatore alle 12,00; con mezzi propri (ero “deambulante, cosciente, eupnoico, fasico, orientato, collaborante, in buone condizioni generali“)  in pronto soccorso “codice verde†all’Ospedale S. Chiara di Trento dalle 14,00 alle 20,00 (va anche bene, stante l’affollamento degli infortunati. Infermieri e medici: competenti e gentili). Mi permetto solo di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori alcune sottolineature.
In sala d’attesa un pannello elettrico dovrebbe indicare, per ogni grado di urgenza (codici bianco, verde, giallo, rosso) il numero degli infortunati in attesa e di quelli già in cura. Ecco, quel pannello funzionava in modo “particolare”: infatti ogni pochi secondi/minuti indicava zero-zero; poi altre combinazioni di cifre evidentemente a casaccio: infatti non era possibile che – tanto per fare un esempio – per il mio codice (verde) nel giro di un minuto (come è avvenuto più volte, con cifre sempre diverse) passasse da 11 persone in attesa e 10 già assistite a zero-zero. Segnalo quanto sopra affinchè si provveda a regolare il sistema di informazione. O no?
Alle pareti della sala d’attesa un cartello indicava il costo degli interventi per persone non aventi diritto all’assistenza gratuita (rectius, “quasi gratuitaâ€, perchè il ticket che peraltro ho pagato ben volentieri è stato di €50,00) i costi vanno per ciascun intervento da 35 a 215 euro. Mi sono chiesto: E se una persona non avesse diritto e/o non avesse nemmeno denaro? Non lo soccorriamo? Non ci credo. O no?
I titolari di assicurazioni d’ogni genere sono avvisati che “Devono pagare e poi chiedere loro il rimborso all’assicurazioneâ€. Mi è venuto in mente un mio viaggio negli USA, per cui, se vuoi entrare in quella confederazione, devi accettare che loro si assicurino con una polizza a carico tuo, per il caso che ti debbano curare salvo poi essere loro a rimborsarsi con le compagnie assicuratrici. Meglio così … o no?
IN SEGGIOVIA e anche dopo …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Febbraio, 2017 @ 1:49 pmDetto altrimenti: due risalite        (post 2644)
Una risalita: nuovo stadio della Roma
NO – Io: ben prima ci sono tante periferie degradate, strade da sistemare, bilanci di SpA pubbliche da ripianare … SI – Un cittadino romano: “Se fanno questa grande opera … almeno questa la fanno … almeno fanno qualcosa … perchè, se non facessero questa, pensa lei forse che destinerebbero quelle risorse a tanti piccoli interventi, pur prioritari, pur necessari? Ma quando mai!?†IO: hai visto mai c’è qualcuno che aspetta al varco (solo) le grandi opere?
Risalita successiva: una famiglia dalla Polonia
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Parlando parlando, ma si, dai … che vi pubblico una foto sul blog … Buona vacanza!
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In discesa
Investito da dietro da uno straniero che mi ha centrato nella schiena. 6 ore al pronto soccorso. Raggi X, esame sangue, ossigeno, etc.: solo una gran (gran!) botta, per fortuna nessun osso rotto. Minimo 15 gg senza sciare:Â acc …

Vista da monte: freccia nera: cartello rallentare. Traccia gialla. il mio amico Claudio. Traccia blu, la mia. Traccia rossa: l’investitore sconosciuto.
E’ andata così: io e il mio amico Claudio eravamo appena partiti in sci dopo un caffè alla Baita Lovara (sopra il campo scuola Valle Bianca, Paganella). La pista a monte porta vistose segnalazioni di “Rallentare“. Noi due procediamo a “velocità iniziale” ovvero lenti su una pendenza moderata (vedi la Baita Lovara e il tratto di pista luogo dell’investimento,  esattamente riportato qui a fianco nella foto: combacia anche la direzione delle ombre da me indicata qui avanti nel racconto),  verso il campetto e la stazione di partenza degli impianti. Io “scodinzolo” occupando una striscia di pista non più larga di due – tre metri, lungo il bordo destro (sinistro nella foto). Vedo un’ombra che mi si avvicina velocissima  da dietro. Poi mi ritrovo sbalzato dieci metri più avanti. In una frazione di secondo registro: “Gambe, braccia, testa: ok. Ma cos’è … la schiena … non riesco a respirare …”. Il mio amico – urtato sulle code dall’investitore –  è caduto dieci metri a monte: ha gli sci ai piedi. Si rialza, prende i miei sci – che si erano staccati –  e mi raggiunge. Mi raggiungono anche alcuni sciatori stranieri e mi soccorrono: fra di essi probabilmente anche l’investitore.
Costoro capiscono che io credo di essere stato investito dal mio amico (cosa che non è accaduta se non altro perchè mi era a fianco e perché non è stato urtato nel corpo, bensì sulle code dei propri sci, probabilmente dallo stesso investitore), si accertano che io mi possa rimettere in piedi, si rendono disponibili a chiamare il servizio di soccorso piste, mi invitano a riposarmi un poco e di fronte alle mie dichiarazioni di “stare abbastanza bene”,  se ne vanno. Stare abbastanza bene … mica tanto! Sciando e respirando a fatica raggiungo la seggiovia, risalgo, indi scio fino alla stazione intermedia della funivia Paganella 2000 e mi faccio portare a valle. Claudio mi porta a casa con la sua auto. Indi al pronto soccorso di Trento. Tutto è bene quel che finisce bene (o quasi!). Infatti, a parte le 6 ore in ospedale da codice verde – una gran rottura – non vi sono altre rotture (ossee o d’altro tipo). Passerà , mi dicono. Incidenti del “mestiere” dico io anche se … se la botta invece di essere stata a sinistra della spina dorsale, l’avesse centrata … lasciamo perdere! Una considerazione: insieme al biglietto per l’utilizzo degli impianti di risalita dovrebbe essere venduta agli sciatori l’assicurazione obbligatoria RC. E … grazie a Claudio che mi ha assistito fino a cena e dopocena comprese!
CONFRONTO O CHIUSURA?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Febbraio, 2017 @ 10:18 pmDetto altrimenti: dai che si capisce subito ormai …  (post 2643)
Due schieramenti, due visioni opposte. Solo che uno dei due è aperto al confronto. L’altro no. L‘altro è molto integralista: “O con me o contro di meâ€. Sembra quasi una bestemmia: “Anch’io sono come Lui: o con me o …†(ma dove ho già letto questa frase? N.d.r.). Dice … ma dove sta la Verità ? Papa Francesco ci insegna che “la verità è relazioneâ€. Ma allora, se si accetta questo presupposto, se io non relaziono … ma no, dai, che “io sono la verità (politica)â€. Dice … ma funziona? Ecco, basta che uno ne sia veramente convinto. Uno chi? Uno … tanti, tutti coloro che – a sentirli parlare – “sono†la verità (ogni lunedì se lo ripetono reciprocamente, così vale per tutta la settimana, n.d.r.). Diamine, e che bisogno avranno mai di relazionarsi?
Chi sono costoro? Te ne accorgi subito. Invece di accettare il dialogo, ti sfuggono, ti ignorano, il loro atteggiamento di fronte alla controparte è : “Ignorateli, non date loro importanza, se accettate la discussione, li legittimate, li sdoganate. Noi siamo noi, e loro sono un c……” . Ma tu … se te li trovi davanti questi UV-Uomini Verità e  li saluti con un “Ciao”, al massimo ricevi un “Buongiorno di sfuggita e via”.
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Ecco, però si vede, dai che si capisce … sono posizioni vecchie, straconosciute, atteggiamenti che semplicemente denotano la debolezza di chi li mette in atto. Dice … ma premiano, la gente li segue. Be’ … nel breve periodo sarà pur vero, ma … fino a quando? Fino a quando non si leverà alta la voce di un bimbo: “Il re è nudo!†E nel frattempo che succede? Che coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica (questa non è mia, e di un tale F. Nietzsche).
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POLITICAL MEMORY
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Febbraio, 2017 @ 5:39 pmDetto altrimenti: la nostra memoria “politica†… quanto è “lunga�  (post 2642)
Memoria minuitur nisi exerceas, dicevano i latini: la memoria diminuisce se non la si esercita. E allora … quanto dura – ad esempio – la nostra “memoria della stampaâ€, ovvero, la memoria di ciò che leggiamo sui giornali stampati? Studi di settore dicono 36 ore. Non molto. Da tempo infatti ci “ricordiamo sempre di menoâ€, da quando – ad esempio – non ci esercitiamo imparando a memoria le poesie, come facevamo a scuola. Internet poi ci aiuta molto a non fare lo sforzo di ricordare, “tanto troviamo tutto in internet†!

Loro girano, girano … e da fuori c’è chi li controlla, pronto a mangiarseli se escono dal percorso stabilito  …
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Political memory. Una certa politica ripete le stesse cose da sempre che sembrano vere (vedi tre post fa, “Le bufale ..â€). Una certa politica, dicevo, non tutta per carità ! Solo quella che non “si rivolge all’elettoratoâ€, bensì quella che “crea l’elettoratoâ€, prospettandogli un futuro nuovo, migliore … che poi è sempre lo stesso: è il “futuro del passatoâ€. Tanto noi di quanto è appena successo non abbiamo memoria. Io chiamo quella certa politica la “politica per i pesciolini rossiâ€, sapete, quelli posti in una boccia rotonda: girano intorno e giro dopo giro non hanno memoria del giro precedente per cui ogni volta credono di percorrere una via nuova …
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LA POLITICA FRA IL DIRE E IL FARE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Febbraio, 2017 @ 1:02 pm
Detto altrimenti: osservazioni tecniche, ma non solo ….. (post 2641)
(apri un post e … ne leggi due!)
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Un mio amico (G. T. per la privacy), reduce, quale osservatore, da una riunione (“quasi politica”, mi scrive) aperta al pubblico, organizzata da un partito politico della vicina Austria, partito che dichiara di volersi aprirsi al cittadino, di volerlo coinvolgere, di attribuirgli la doverosa centralità , mi scrive:
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“Riccardo, so che sei impegnato in diversi fronti che implicano la tecnica comunicativa. Ecco allora che ho pensato di farti cosa gradita raccontandoti quanto mi è appena successo. Un convegno quasi-politico, sala piena! Parla lo speaker per 5 minuti; due personaggi per un’ora. Indi alcuni oratori previsti dagli organizzatori. Un’altra ora. Il pubblico, in rispettoso silenzio, attento, ascolta, applaude. Sono state dette molte cose anche condivisibili, apprezzabili, tuttavia. Tuttavia cosa, dirai tu!? Mi spiego.
- La durata degli interventi. E’ sperimentato che dopo i primi 45 minuti l’attenzione di chi ascolta scema di molto. Infatti molti sono stati quelli che, con il telefonino ostentatamente all’orecchio, fanno finta di dovere rispondere ad una chiamata, si alzano, escono dalla sala e … vanno a casa.
- Parole rivolte al futuro. Nessun consuntivo.
- Contradictio in re ipsa: i cittadini … al centro? No! O almeno, non solo: infatti, al centro, davanti, sui lati, dietro … insomma in tutta la sala. Silenti.
La mail del mio amico finisce qui. E’ un amico vero, avrei forse potuto non pubblicare la sua mail? Quando mai! Ma poi mi sono detto: bisogna che io gli scriva, che risponda alla sua mail. Ed allora ecco qui cosa gli ho detto (qui di seguito, praticamente un post nel post):
Caro G.T., vedi … anch’io in questi giorni ho assistito ad una pluri-conferenza-quasi-politica che nel metodo assomigliava molto quella alla quale tu hai fatto cenno. Tuttavia la mia attenzione è stata letteralmente catturata dai contenuti del primo oratore, che la letto la sua relazione per un buona mezz’ora. Analisi corrette, visioni ampie a tutto campo, proposte condivisibili, parole per il cervello, per il cuore e per la pancia. Insomma: tutto di tutto, ben scritto (da chi, mi sono chiesto), finale alla Degasperi-fate-il- vostro-dovere-ad-ogni-costo (anche se a un certo punto gli è scappato un Gasperi senza il De). Tutto … tutto quello che i presenti si auguravano si sentire, del tipo “dai, rassicurami“. E i giornali hanno osannato.
Ma vedi, caro amico, io sono un pericolosissimo intellettuale, nel senso che so scrivere (ovviamente mi riferisco all’uso della grammatica e della sintassi, mica ad altro: ci vuol ben altro per “saper scrivere” come un vero giornalista o un vero scrittore, io sono un semplice blogger!) e so anche leggere. Alternativamente leggo 1) libri che-non-puoi-sbagliare (tipo “Divieni ciò che sei” e “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche; “Utopia” di Thomas More; i libri di Marcello Farina; i libri di Canfora, Mieli, Zagreblelsky, Eco; 2) libri di cui vado letteralmente a caccia in libreria, e ogni tanto c’azzecco;  3) libri che mi suggeriscono altri.
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L’ultimo dei libri suggeriti l’ho acquistato dopo averne visto la presentazione di Augias alla TV. Si tratta di “Scoop”, di un inviato speciale, Enrico Franceschini (Narratori Feltrinelli). Un “romanzo-verità “, un po’ romanzo, un po’ auto-storia-vissuta (visto come un umile blogger se la cava bene con le tante “ – – -” ?). Un romanzo che per certi versi fa il paio con “Numero Zero” di Umberto Eco (Bompiani). Ecco, i due romanzi-quasi-verità svelano alcuni aspetti del giornalismo e delle sue regole inconfessate: la verità si vabbè-però- condita-di-quel-tanto-che-la-gente-vuole-sentirsi-dire- che-così-poi-il-giornale-lo-compera (qui a fianco: la notizia fa il giornale o il giornale fa la notizia?)
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Ed ecco il parallelo. Da un lato i due romanzi quasi verità , dall’altro il discorso fiume di quel politico (che poi Aldo Moro a Fiuggi parlò per sei ore e mezza, chevvoletecchessiamai la mezz’ora del nostro amico!). Mi sono detto: quel tale politico nostrano potrebbe essere un ottimo giornalista-previsionale, di quelli che sanno prevedere e scrivere ciò che dovrà (o almeno, dovrebbe) accadere per fare felice l’umanità . Ma quel tale non si è dato al giornalismo, bensì alla politica-previsionale-quella-della-sintesi-del- …futuro! E il recentissimo passato? Le sue incongruenze, le sue contraddizioni, le sue omissioni, le sue violenze? Superate dalla prospettiva-promessa del sorgere di un nuovo sole dell’avvenire.
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Caro amico, io che sono un V.I.P, Vecchietto In Pensione, vivo anche di ricordi. 1982, ero in Germania per un corso di lingua. Vincemmo i mondiali di calcio contro di loro. Pertini esultante (“Ora non ci riprendono più!”). In quei giorni cambiò il loro governo (non causa della partita persa!). Chiesi ad un amico tedesco come valutasse la nuova compagine governativa. Mi rispose: aspettiamo di vedere i risultati della sua azione. E qui la notizia bomba: io rimasi stupito! Infatti in Italia eravamo e siamo stati abituati a valutare i governi dai i programmi più che dai risultati!
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Anche nel mondo del lavoro. Ho sempre ricevuto molto di più quando i datori di lavoro si aspettavano che io raggiungessi importanti risultati di quanto non ricevetti quando quei risultati li avevo raggiunti. D’altra parte .. la riconoscenza è la speranza di ottenere nuovi favori, nuovi vantaggi, nuovo risultati dall’azione altrui! Ma questa è un’altra storia.
Comunque … se son rose, fioriranno. Ad maiora, quindi!
Tuo Riccardo
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