FFF – FIAB DA FIABA NEL FERRARESE!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Maggio, 2017 @ 5:57 amDetto altrimenti: con la federazione Italiana Amici della Bicicletta, 29 aprile – 1 maggio 2017    (post 2713)
(foto mie R, di Adriana AÂ e di Edoardo E)
Lui, un giovane sportivissimo sui 30 anni, Valtellinese. Lavora a Rovereto. Si iscrive a FIAB-Trento. Regala analoga iscrizione a Mariangela e Lorenzo, i suoi giovani e giovanili genitori che abitano a Sondrio. I due nuovi amici il 29 aprile mattina vengono in auto da Sondrio a Ferrara (dove arriviamo col pullman magistralmente guidato dall’ottimo ormai amico Piero) per unirsi a noi che arriviamo da Trento alla nostra TGR-Tre Giorni Ravennati! Ecco i presupposti per la costituzione di Fiab Sondrio, Presidente Mariangela, visto che Lorenzo afferma di essere ciapà via mal, ovvero già stracarico di impegni. I due amici si offrono per illustrarci gli oltre 100 km delle ciclabili nella loro zona: Tirano, Sondrio, Como. Benissimo, grazie, accettato! Andremo a fare un sopralluogo. Da parte nostra saremo lieti di portarli nelle ciclabili trentine per loro meno “immediateâ€, quali quella del Maso Limarò o la Ragoli – Val di Genova, cascate del Nardis. Affare fatto. Ma veniamo alla nostra tripedalata che potremmo chiamare, in loro onore, “da Como a Comacchioâ€. Qui a fianco: “Dalle Alpi alle … saline!”
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1° giorno, 77 km. – Massimo, la nostra “guida Fiabbina locale†che non ringrazieremo mai abbastanza, ci guida a pedali alla visita della Città : il mercato, il Castello Estense, la casa di Ludovico Ariosto, Palazzo dei Diamanti, il giro delle mura. Indi verso nord, a raggiungere la destra Po, fino a Mulino del Po. Sosta pranzo e visita al mulino galleggiante, montato su di un barcone che veniva ancorato al centro del fiume per sfruttare la forza della corrente più forte.
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Si riparte in pullman direzione est fino a Serravalle. Indi in bici – Castello di Mesola (sosta alla Fiera dell’asparago!) – verso sud fino al nostro Hotel Rurale Ristorante Oasi. Cannevié. Si, una vera oasi di verde e di acqua: si dorme in casette del ‘700, quelle che una volta erano dei pescatori. La proprietaria Maria Teresa ed il marito sono ospiti premurosi ed attenti e – intuendo la nostra voglia di pedalare – sono sempre pronti agli appuntamenti delle colazioni mezz’ora prima dell’orario previsto: come noi, del resto! Il nostro presidente Guglielmo Duman regala loro il vessillo-targa della Fiab, a significare che il luogo è “Amico degli Amici della Biciclettaâ€. Altre note positive: l’ampio spazio per la manovra del nostro bus+rimorchio; ampio locale per il ricovero delle biciclette; stanze ben riscaldate.
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2° giorno, 43 km. – Si va con il bus fino a Goro. Indi in barca al Faro di Goro e in laguna, a vedere aironi, falchetti, i cavalieri d’Italia, le volpoche, etc.. Quindi si ripedala verso nord sulla destra orografica del Po di Goro– Oasi Bosco di S. Giustina – Castello di Mesola (sosta pranzo) – Verso sud – Codigoro – Abbazia di Pomposa (dell’anno 1000, con guida!) – Oasi Cannevié. Qui a fianco, come se avessimo utilizzato il campanile dell’Abbazia quale pennone di una nostra gigantesca bandiera!
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Qui a fianco: acquisti di frutta al Castello di Mesola
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3° giorno, km 30. Si parte in bicicletta da Cannevié verso sud per tratti boscosi e sterrati costeggiando Valle Bertuzzi e i Lidi di Comacchio fino a Porto Garibaldi. Indi verso est fra le saline fino a Comacchio dove ci spaparanziamo a tavola per un sontuoso pranzo d’addio presso la Trattoria della Pescheria, nel centro storico.
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Partecipanti: 38. Condizioni metereologiche: ottime fino al terzo dopopranzo, quando ha un po’ rannuvolato. Forature: due. Incidenti: nessuno. Morale: altissimo! Bici utilizzate: mtb, da città . Grazie Fiab, grazie Massimo, grazie Guglielmo! La prossima? Da Trento a Borghetto all’Adige per la Festa della Bicicletta insieme ai colleghi fiabbini di Valpolicella: 55 km, ritorno pochi in bici molti in treno, capogita il sottoscritto blogger.
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E allora, cosa aspettate? JOINT US, UNITEVI A NOI, ISCRIVETEVI ALLA FIAB (v. in internet).
P.S.: i dislivelli … al contrario! Noi Trentini, abituati ai “dislivelli all’insù” delle nostre montagne, qui ci siamo confrontati con i “dislivelli all’ingiù” della campagna al di sotto del livello del mare!
RICEVO E PUBBLICO IL CONTRIBUTO DELLA NOSTRA GUIDA LOCALE, IL FIABBINO MASSIMO:
Ferrara : un pentagono nell’acqua
Ferrara è città nata sull’acqua del Po e dal fiume ha ricevuto ricchezza e difesa. Nei secoli il fiume ha cambiato corso e la città ha dovuto adeguarsi riuscendo ogni volta a migliorare ed a trasformare le sciagure in opportunità . Così è stato al termine del XV secolo quando il Duca Estense Ercole I ha aggiunto alla città un largo tratto della campagna posta a nord tra il nuovo corso del Po e le antiche mura . Le nuove mura ,quelle ancor oggi esistenti, furono tracciate formando un pentagono –figura magica per gli Estensi- ed oggi servono da parco e attrezzatura sportiva per i cittadini. La nostra escursione è partita da qui ed è proseguita toccando i luoghi più significativi ( Castello Estense, Cattedrale , Palazzo dei Diamanti) per poi lasciare l’abitato in direzione nord per raggiungere il fiume ,che è posto a 7 km dalle mura. La ciclabile “Destra Po†che abbiamo percorso rientra nel tracciato della Eurovelo n.8 , corre sulla sommità dell’argine del  Po Grande seguendone il tracciato fino a Serravalle per poi seguire il Po di Goro (primo ramo sud del delta ) fino alla foce posta a Gorino Ferrarese .Nel nostro percorso in barca il secondo giorno abbiamo visto il faro che sancisce il termine del Po di Goro nel mare .
Il paesaggio ferrarese è del tutto orizzontale : un territorio generato dalle sabbie e dal limo portati dai fiumi che hanno “colmato†nei secoli le lagune costiere dove l’acqua dolce si confondeva con quella marina formando un mix indispensabile alle anguille per maturare e riprodursi negli stessi luoghi dove gli uccelli di palude migranti o stanziali hanno da sempre un habitat strepitoso. Qui nelle poche emergenze tra le acque della palude e specialmente sulle dune costiere sono nati dei boschi dove daini e cervi hanno fatto la felicità dei cacciatori. Qui però hanno trovato posto anche comunità di monaci che nella solitudine delle “valli†hanno potuto esercitare le loro regole lontani dal “secoloâ€. E’ spettacolare il campanile dell’abbazia di Pomposa con la sua verticalità che all’origine doveva essere un punto di riferimento per tutti i viandanti , pellegrini o altro, che si recavano a Roma dal nord Europa o che ritornavano. Gli Estensi esercitarono la loro potenza in questi luoghi provocando la decadenza dell’Abbazia ma erigendo nei pressi –a Mesola – un castello elegantissimo che secondo le loro intenzioni doveva essere base per una espansione verso nord e sul mare , cosa ovviamente malvista dalla Repubblica di Venezia che approfittò dell’allontanamento degli Estensi da Ferrara per procedere alla costruzione di un canale che ha completamente cambiato il corso terminale del Po creando il delta attuale ,liberando la laguna veneziana dalle sabbie e insabbiando la parte sud del delta creando la “Sacca di Goro†. Oggi il paesaggio è molto influenzato dalla regimentazione delle acque che ha separato i fiumi dalle lagune ma rimane comunque una parte di “selvatico†sulla costa dove il mare confina con la campagna e la pineta ,dove non ci sono stabilimenti balneari e gli uccelli di palude continuano a trovare spazi per nidificare. Come ad esempio presso le saline di Comacchio, non più utili per produrre il sale ma oggi sede di una numerosa colonia di fenicotteri ormai stanziali.
In mezzo a tutto questo sta Comacchio, una cittadina costruita su dossi divisi da canali superati da ponti in mattoni, che scolano le acque e permettono il rapido spostamento delle “batane†: le barche di palude utili alla pesca delle anguille . L’economia di questa città è vissuta interamente su quel pesce fino all’ultimo conflitto poi è arrivato il turismo che ha una parte non secondaria nella gastronomia dai sapori decisi ed unici.
GRAZIE, MASSIMO!
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RESTART NELL’ECONOMIA E NELLA POLITICA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Maggio, 2017 @ 2:05 pmASSOCIAZIONE CULTURALE RESTART TRENTINO. Giovedì 11 maggio 2017 dalle ore 18,00 al Palazzo delle Albere in Trento animeremo il primo expo sul tema del lavoro e della valorizzazione del talento. Come si è già sperimentato nei precedenti Eventi Restart, lavoreremo in quattro laboratori: Turismo; Hi tec; Welfare; Agricoltura. Chi intende partecipare può eventualmente segnalare la propria scelta a riccardo.lucatti@hotmail.it oppure a donatella.conzatti@gmail.com. All’expo ognuno potrà ascoltare testimonianze d’eccezione; ricevere la consulenza gratuita di professionisti per far crescere la propria attività o per avviarne una nuova; registrare videomessaggi per far conoscere il proprio talento; assaggiare i prodotti di aziende locali (qui sul blog, sotto il mio cv cliccate “restart”: troverete altre notizie su di noi).
Il vostro blogger Riccardo, Presidente Restart
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Detto altrimenti: un modo di ripartire da ciò che è restato: RESTART, appunto, coraggio, RIPARTI dal “restoâ€! (post 2712).
Il sociologo Giuseppe De Rita al festival della Montagna, ospite del Presidente Roberto De Martin. Roberto, mio collega all’UNIGE e a militare (Brixen), sapendomi anche ex alpinista, mi telefona: “De Rita, la montagna … devi venireâ€. E sono andato.
L’economia dei riti individuali, anni ’70-80: i veri “capitani coraggiosi†che dalle 500.000 aziende del 1971 sono passati al milione dell’ ’81. Voglia di fare. Processo che si è interrotto negli anni 2000 innanzi tutto per “paura della crisi†e poi anche per la crisi. Cosa ci è restato? Il resto. Giuseppe De Rita cita un aneddoto: “Domando ad un amico: come va? Mi risponde: lavoro, male; famiglia, problemi; salute, così così. Io insisto: e il resto? Il resto tutto bene, grazieâ€. Ecco, allora partiamo dal resto, dalle piccole imprese che sono cresciute mentre le grandi scomparivano, dalle realtà montane che si sono ripopolate mentre il Paese complessivamente di spopolava. Fine della citazione di Giuseppe De Rita. Da qui in poi è (quasi tutta) farina del mio sacco.
Il “resto†nella politica, quello che si resta dopo la fine della cosiddetta grande politica, quella che voleva volare oh oh … nel blu dipinto di blu, molto in alto, forse anzi sicuramente troppo in alto, tanto da essere una politica virtuale avulsa dalla realtà della gente. Ieri politica di pochi o di pochi “unoâ€, l’ idios greco, il solitario, il ghe pensi mi, che però da quell’ idios greco in lingua italiana abbiamo derivato un termine che pure inizia con “idio …”, per definire colui che non si confronta. Vorrà pur dire qualcosa …
Una persona, in treno. Da Roma a Trento, sempre attaccata al telefonino. Un’altra al tablet. Entrambi al virtuale. Alla fine sono entrambe stanche. Anch’io che le osservavo: stanco del loro virtuale. Ugualmente la gente inizia ad essere stanca del virtuale, vuole la realtà vera, quella concreta, una realtà che – a differenza del mondo internet o della politica alta – “abbia confini, soggetti e idee precise†(De Rita).
Restart Trentino, un’Associazione Culturale di cui il vostro blogger è (immeritatamente) Presidente: anche noi vogliamo ripartire da ciò che resta dopo le ubriacature del virtuale, ad esempio con il nostro terzo evento “Lavorare†il lavoro, giovedì 11 maggio ad ore 18,00 al Palazzo delle Albere in Trento: vogliamo far partire o ripartire soprattutto i giovani (ma anche la società intera) da ciò che oggi abbiamo, da ciò che è restato, da ciò che resta dopo il consumismo garantito (alias garantismo consumistico) degli ultimi decenni. Vogliamo evitare che si passi dal consumismo delle merci a quello del pensiero e della politica, per rilanciare l’autonomia progettuale e aggiornata dei comportamenti.
Si tratta di intervenire ad un livello intermedio fra il troppo elevato (del mondo virtuale) e il troppo basso (quello della disaffezione, dello scoramento, della rinuncia, del tanto si sa che non c’è nulla da fare). E allora … venite! Avrete diritto di parola, tutti. E di idee … Ci sarà infatti il modo di cercare di avvicinare le idee dei giovani alle imprese, e un nucleo di persone di consolidata e concreta cultura lavorativa disposte a mettere gratuitamente a disposizione dei giovani le proprie esperienze.
P.S.: entrata ed uscita “a gratis”, compreso piccolo aperitivo. La nostra iniziativa NON è a fine di lucro, bensì autofinanziata.
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IL CORAGGIO DI CAMBIARE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Maggio, 2017 @ 7:49 amDetto altrimenti: “… solo uno stupido non cambia mai idea …†(chi lo ha detto?) Post 2711
La politica troppo duratura? E’ un po’ come quando in casa tua ti sei abituato a “non vedere†un quadro storto, un tappeto sfilacciato, un parquet consumato. Rimani vittima di queste situazioni. E la politica fatta e subita come “abitudine duratura†dà anch’essa l’impressione di un tiranno che incomba, un qualcosa o qualcuno che appesantisce l’aria che respiri, anche se non te ne accorgi del tutto …
Si parla di cambiamento, di rinnovamento … basta che non siano solo parole. Il maggiore ostacolo al cambiamento è infatti la presunzione – da parte di chi dovrebbe condividerlo – che esso sia motivato da motivi di basso interesse o di paura personale. Di ciò approfitta l’ homo immutabilis: “Visto? Che vi dicevo? Che nulla cambi! La mia opinione, punto e bastaâ€. E invece, chi non è mai passato attraverso le opinioni altrui è solo un testimone di culture arretrate e si avvale di tutti i mezzi per continuare ad imporre la propria opinione, visto che non riesce nemmeno ad immaginare che possano/debbano esistere le opinioni altrui.
Costui apprezza solo il gregario, uno che non pensa ma del quale dice “mi posso fidare, lui è uno di cui ci si può fidare … non cambia mai opinioneâ€. Orbene, in tutte le situazioni di difficoltà o di pericolo nella società e nella politica, questa è la lode che più conta e che fa fare carriera al gregario di turno. Tuttavia anche l’ homo immutabilis ha un merito: egli stimola efficacemente le donne e gli uomini liberi, coraggiosi e pensanti ad opporgli resistenza.
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TURCHIA COME SIRIA, come Egitto, etc.
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Aprile, 2017 @ 4:14 amDetto altrimenti: stessa linea rossa? Nel frattempo gli USA …      (post 2710)
Siria: la protesta del popolo è diventata una guerra “(in)civile”. E poi: “Ah no … le armi chimiche no …. Non si uccide la gente con i gas …â€. Mi chiedo: perché, con le bombe “normali   si? –
Turchia: la vittoria referendaria di Erdogan è stata di un soffio: nonostante la “particolare” organizzazione del confronto, ha vinto solo di misura … l’equilibrio è pericolosamente precario. E poi l’UE dice: “La pena di morte è una linea rossa, oltrepassata la quale non si entra a far parte della nostra Unioneâ€. Mi chiedo: perché, arrestare a decine di migliaia chi non la pensa come te…si?
Egitto: si uccidono gli studiosi scomodi Giulio Regeni). Turchia: li si arrestano (Gabriele Del Grande) per dieci giorni così … tanto per mandare un segnale … chi deve capire capirà .
Nel frattempo altri mala tempora currunt … Corea del Nord, politica USA … armi atomiche ed armi comunque. Già , perché gli USA uscirono dalla grande depressione del ’29 grazie al rilancio dell’industria pesante (bellica). E allora … “Perché no? Si chiede Donald … Da un lato aumento le spese militari (spese? Ma smettiamola una buona volta di chiamarle così e chiamiamole con il loro vero nome: “investimenti produttiviâ€!), dall’altro ti presento una riforma fiscale alla Berlusconi (Italia, culla di idee e di cultura! Ci devo andare in vacanza, magari ad Arcore): riduzione dal 35 % al 15 % l’imposta sugli utili selle società ; Irpef da sette e tre scaglioni (10, 25, 35%); abolita l’imposta di successione del 40% sulle successioni oltre il milione di dollari; sanatoria per il rientro dei capitali dall’estero; abolita la tassa del 3,8% sulle rendite da capitale decisa da Obama per finanziare l’Obamacare; ridotta la tassa sulle plusvalenze e dividendi al limite massimo del 20%. E nel frattempo tasso l’importazione delle Vespe della Piaggio. Sono o non sono figo?â€
(Silvio: “Vedete? Mi ha copiato, mi ha copiato!!”)
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E bravo! Avanti con la forbice delle disuguaglianze a livello interno USA e a livello mondiale! Il mondo tende a “scoppiare� Non c’è problema: le sonde spaziali stanno sondando Saturno e un posticino sui suoi anelli lo si troverà pur sempre per i sovrannumerari …
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Siria, Turchia, USA, Egitto, Corea del Nord … e l’UE sta a guardare! E allora mi chiedo: SE NON ORA, QUANDO? A quando gli SUE–Stati Uniti d’Europa / USE-United States of Europe / VSE- Vereinigte Staaten von Europa / EUE–Etats-Unis d’Europe / EUE- Estados Unidos de Europa ? Dice … ecco …  vedi …caro blogger … già qui casca l’asino … già sul nome: e tu che vorresti pretendere mai?
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LEGGERE PER RITROVARSI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Aprile, 2017 @ 4:58 pmDetto altrimenti: leggere libri per ritrovarsi      (post 2709)
(Ho terminato il post precedente parlando di libri … ed allora …)
Leggi pensieri, sentimenti, considerazioni, situazioni altrui. Poi rifletti e ti accorgi che quei momenti di vita che l’autore ha affidato alla carta, sono stati o sono anche i tuoi. Ecco perchè leggere è ritrovare un po’ anche se stessi. Ma … allora? Potresti essere anche tu stesso uno scrittore? Può darsi, ma non è questo il problema. Il fatto è che leggendo ci si accorge dell’Altro, che poi è simile a noi, simile, non uguale perché ognuno di noi è qualcosa di irripetibile, di unico al mondo. E comunque simile significa che l’Altro è una Persona con la quale si può (e si deve) dialogare, fare comunicazione, communis actio, azione comune.
Leggere libri, ma anche leggere il Volto dell’Altro. Un filosofo, Emmanuel Lèvinas (1905- 1995, Lituano naturalizzato francese), è riconosciuto come il filosofo del Volto: “Il Volto dell’Altro ti guarda, ti interroga, si aspetta una risposta da teâ€. Leggere un Volto è come leggere un libro, un libro non scritto. E viceversa, dal libro al Volto. Leggendo libri e Volti altrui usciremo più spesso al di fuori del nostro io sconosciuto, autoreferenziale, per ritrovare il nostro vero io, quello relazionale. Pertanto
- Leggere è Relazione,
- La Verità è Relazione (Papa Francesco),
- Leggere è Verità !
Viva i Libri!
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EN SOLITAIRE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Aprile, 2017 @ 4:40 amDetto altrimenti: in solitaria … o no?      (post 2708)
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Accendo la TV, “zappo†qua e là ed ecco il colpo di fortuna: a me, velista appassionato, capita di “beccare†il film “En solitaireâ€: la regata più famosa del mondo, la Vendeè Globe: giro del mondo a vela in solitaria, senza scalo e senza aiuto esterni, film del regista Christophe Offenstein. Barche di 60 piedi (circa 20 metri) piene di vele e di tecnologia elettronica. Filmati autentici sui quali il regista ha inserito gli interventi degli attori in particolare dell’attore protagonista Francois Cluzet.
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100-130 giorni in mare dalla Francia a Capo di Buona Speranza, a Capo Horn e di nuovo in Francia. Un film che “cattura†e non solo i velisti, ma anche mia moglie che proprio tale non è! Le onde gigantesche dei Roaring Fifties (i Cinquanta Ruggenti: venti a circa 100 km all’ora!); la scoperta di un giovane immigrato clandestino a bordo; la sua “accoglienzaâ€; il salvataggio di una concorrente naufragata; onde come macigni; la rottura della pala del timone;  l’incontro con le balene e gli icebergs; l’arrivo in Francia da vincitore che però, mentre una flotta di motoscafi acclamanti lo accompagna nell’ultimo miglio, evita volutamente di tagliare la linea del traguardo e – coerentemente – si fa squalificare perché di fatto, sia pure incolpevolmente, non era stato solo a bordo.
Riflessioni: un inno alla forza fisica e psichica; un inno alla tecnologia; un inno all’accoglienza dell’immigrato; un inno alla collaborazione fra molte persone. E mi soffermo su questi due ultimi aspetti.
L’immigrato africano, un ragazzo che, avendo visto in rada alla Baleari una barca con bandiera francese e volendo andare in Francia per curarsi da una sua malattia, sale clandestino a bordo e arriva in Francia … dopo aver fatto il giro del mondo! E lo skipper? Prima si infuria; poi lo vorrebbe sbarcare; indi lo cura quando si ammala; alla fine rifiuta di consegnarlo a chi lo ha raggiunto con un motoscafo per liberarlo di questa presenza “squalificante†(tale secondo il regolamento di regata); infine, come detto poc’anzi, arriva primo ma non taglia la linea del traguardo. Un esempio ammirevole di accoglienza dell’ “Altroâ€.
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La collaborazione fra molte persone. Infatti lo skipper tanto “in solitaria†non è. E non per la presenza del clandestino, ma per quella della … tecnologia! Schermi d’ogni tipo che gli dicono dove si trova lui e dove sono i suoi avversari; dove sono e come si stanno muovendo le perturbazioni; sistemi di avvistamento ed allarme d’ogni sorta … collegamento continuo con la Francia, con la famiglia. Tutto ciò senza nulla togliere alla capacità tecnica, alla forza fisica e d’animo degli skipper.
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Una conclusione: molta capacità , molta umanità , molta collaborazione di squadra. Nella vela come (dovrebbe essere) nella vita e nella politica: mai en solitaire!
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Quanto alla vela, mi viene spontaneo un parallelo, un raffronto anzi due: quello con il primo giro del mondo a vela, ad opera di Joshua Slocum, un americano nato il 20 febbraio 1844 (nello stesso anno del filosofo Friedrich Nietzsche) a bordo della sua “barcaccia†Spray, (barcaccia se raffrontata all’Imoca 60 piedi del film!); e quello del successivo Bernard Moitessier (n. a Parigi, 1925) con la sua Marie Therese.
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Pensate un po’: nella terra dei fuochi, per allertarsi in caso di intrusione notturna a bordo di (indigeni) clandestini, Slocum usava disseminare la coperta di … pendole e puntine da disegno! E Moitessier … per albero della sua (prima) Marie Therese aveva un palo del telegrafo! Se siete interessati a questi due personaggi, mi permetto di consigliarvi la lettura di “Solo intorno al mondo†sul primo personaggio citato e “Tamata e l’alleanza†sul secondo (Moitessier, che, in procinto di vincere il premio per una regata intorno al mondo, devìa la rotta per dimostrare che “non navigava per denaro”!)
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Buona lettura, buona capacità , buona umanità , buona collaborazione con la propria squadra a tutte e a tutti, velisti e non, pronti a ripartire per la rotta della vita.
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IL GIOCO DEL NASCONDINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Aprile, 2017 @ 2:10 pmDetto altrimenti: seguendo le presentazioni di Camilleri alle vicende del commissario Montalbano, mi è venuta voglia di dare un titolo enigmatico ai pochi, semplici ragionamenti che espongo qui di seguito                (post 2707)
Il gioco del nascondino – Ognuno di noi dovrebbe ricercare l’affermazione della “propria†personalità , e invece, spesso, accade che noi ci nascondiamo dietro il nostro ruolo sociale o politico. Ruolo politico, carica pubblica: un comodo e tranquillo nascondiglio tale che ci consente di dire e fare tutto ciò che gli altri si sentono in diritto di chiederci. Ma … dice … e gli altri? Gli altri? Quando a capo di un ruolo, di un sistema (economico, sociale, politico) c’è un princeps, spesso gli altri sono vittime della propria pigrizia, nel senso che un’obbedienza incondizionata o una totale omologazione sono più comode di una adesione con riserve. E ci si nascondono dietro.
Infatti, la pigrizia, più della paura stessa, spesso determina l’agire umano. Una volta alcuni miei amici si stavano domandando come mai un nostro comune conoscente aderisse così convintamente ad un partito di estrema destra. Io intervenni: “Così deve pensare di meno, anzi, per nullaâ€. Insomma, aderendo senza riflettere, si rischia di vivere immersi in una nebbia di opinioni impersonali alla così fan tutte (le persone, n.d.r.), ognuna sempre nella testa dell’altra e viceversa, a catena. Insomma, pigri più che paurosi, temiamo la fatica che deriverebbe da un’assoluta onestà e autenticità innanzi tutto verso noi stessi. E invece occorre domandarsi: perchè io la penso così? Perché aderisco a certe idee o le combatto? Perché seguo Tizio, osteggio Caio, ignoro Sempronio? E invece … invece spesso restiamo muti o, nel migliore dei casi, camuffiamo il nostro silenzio con delle chiacchere.
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E invece … invece un tale, un certo Friedrich Nietzsche, un filosofo nato 100 anni esatti prima di me (1844 lui, 1944 io), prima di me che filosofo proprio non sono, invitava ognuno a prendere coscienza della propria “forza inventiva†che a suo dire era pari a quella “di una pianta che si inerpica fino a conquistarsi un po’ di luce, pur in un terreno inospitale”. In altre parole, invitava ogni donna ed ogni uomo a non giocare a nascondino, a crescere, a ripartire, ad esprimersi e ad uscire dal nascondiglio, dal rifugio, dalla grotta del non-pensiero-proprio nella quale ci si fosse rifugiati.
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Good restarting everybody!
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ALITALIA AFFAIR
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Aprile, 2017 @ 1:03 pmDetto altrimenti: sono anni ed anni che il problema esiste ….  (post 2706)
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Sulla mia barchetta a vela da regata, un FUN di nome Whisper e numero velico ITA 526, sette metri lft; dislocamento (=peso) 1 ton; stazza 2,8 ton; non abilitata (dalla legge italiana) a spingersi oltre le sei miglia dalla costa (oggi 12?), anni fa (il mio reato è prescritto, sia ben chiaro!), per ben sei volte traversai a vela, anche di notte ed anche in solitaria, dalla Toscana a Palau e viceversa. Di notte, fissato il timone con una scottina, pila frontale sulla testa, la carta nautica fissata con elastici al portellone del tambuccio (= entrata della barca), portellone a sua volta appoggiato sulle mie ginocchia; scarta nautica, squadrette, matita, orologio, bussola e compasso alla mano, calcolavo la mia posizione e la rotta percorsa e da percorrere, dati che poi verificavo con un GPS di prima generazione (fidarsi delle apparecchiature va bene , “ma però†controllarle alla vecia è meglio!). Ho corretto la rotta decine di volte … un po’ più a nord, un po’ più a sud … Al sorgere del sole mi sono trovato esattamente davanti all’entrata del porto di Campoloro (Corsica), mia prima tappa prevista dopo la traversata.
Alitalia … emergenza? Ma negli anni, anno dopo anno, per anni … c’è stata una uguale continua, attenzione? C’ è stato questo correggere via via la rotta?

Qui, vento a 15 m/sec = 30 nodi = 55 kmh.  Quando il vento è arrivato a 40 nodi non ho avuto la possibilità di scattare foto …
Dice … ma … e se Alitalia fosse stata sorpresa da una improvvisa crisi del mercato? E se la tua barchetta fosse stata sorpresa da una improvvisa tempesta? La mia barchetta? Eh no, raga … io ero abbonato a Meteo Mursia Portofino e venivo aggiornato via telefono minuto per minuto sull’evolversi del tempo! Una volta mi hanno preannunciato il Mistral (vento oltre i 40 nodi). Io ero sulla via del ritorno, navigavo verso nord, nelle Bocche di Bonifacio. Mi sono fatto trovare preparato: la cerata indossata, le vele ridotte, la pipì fatta (ci vuole anche quello!), un fruttino di marmellata mangiato. Dopo due ore e mezzo di navigazione molto dura ma sicura, mi sono ormeggiato nel porto di Portovecchio, dove ho atteso due giorni la fine del Mistral.
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CICLISTI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Aprile, 2017 @ 6:41 amDetto altrimenti: ciclisti, un morto ogni 35 ore!    (post 2705)
Amici, pedalatori e non, questo è un “postaltruiâ€, ovvero pubblico sotto forma di post una mail ricevuta dall’amica Manuela Demattè, per 25 anni nel Consiglio Direttivo Fiab Trento e suo  Past President , mail che Manu mi ha scritto in relazione al mio post sulla morte di Michele Scarponi.
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Inizia
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Da attivista FIAB ma anche da ciclista urbana che anni fa si è salvata per un pelo dall’essere segata da un camion dell’Italspurgo che le ha tagliato la strada svoltando a destra … come darti torto, caro Ric? Anche supponendo che nel caso di Scarponi abbia influito l’errato calcolo della velocità in discesa del ciclista, il punto non sta quasi mai nella ricostruzione della dinamica ma in un preciso fatto culturale! Prova ne è il mio caso, in cui il tizio mi aveva visto benissimo prima di affiancarmi e superarmi per svoltare, ovvero non era tenuto a fare nessun calcolo ma solo a rispettare la mia esistenza sulla strada!
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Come opportunamente ricordi, la FIAB è sempre stata in prima linea su questi temi ed io lo riporto nella ns storia http://www.fiab-trento.it/storia/. In Italia, invece, si arranca: dopo l’approvazione alla Camera, dal 2014 è bloccata in Senato la discussione sulla riscrittura integrale del Codice della Strada, che auspichiamo recepisca le indicazioni dell’ANCI (Associazione Comuni Italiani), che ha fatto proprie molte delle proposte che la FIAB sostiene da anni (riconoscimento dell’infortunio in itinere, limite dei 30 km/h in ambito urbano, doppio senso di circolazione per le bici ecc.).
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La sicurezza dei ciclisti è un tema che fino a oggi la politica non è riuscita ad affrontare compiutamente, spesso con annunci cui non sono seguiti fatti concreti. Pochi giorni fa il sottosegretario ai Trasporti Riccardo Nencini, a margine della presentazione del Gran Premio della Liberazione, aveva ribadito la necessità e l’urgenza di una legge per tutelare i ciclisti: “Dobbiamo ancora stabilire qual è l’attaccapanni normativo, se il Codice della Strada che riprende il suo percorso a giorno al Senato oppure un decreto del Mit. Rimane l’urgenza dell’oggetto perché l’utenza debole di cui fanno parte i ciclisti, motociclisti e pedoni ha un numero di morti decisamente troppo alto. Il 50 per cento della mortalità stradale è fatta da utenza debole”.

Manuela con l’attuale Presidente Fiab Trento, Guglielmo Duman, allo stand Fiab della “Settimana Europea della Mobilità “, Trento 2014
Se questo provvedimento “salva ciclisti†assumerà la forma del decreto ci vorrà qualche settimana, altrimenti se andrà a modificare il Codice delle Strada si parla di mesi: l’unica cosa certa, purtroppo, è che in questo lasso di tempo chi pedala continuerà a essere esposto ai mille pericoli della strada e non avrà almeno uno strumento normativo atto a proteggerlo. Perché le strade italiane, con pochissime eccezioni, non sono affatto amiche della bicicletta e chi pedala per professione (come i ciclisti professionisti) o per andare al lavoro (come i ciclisti urbani) continua a farlo a rischio e pericolo quotidiano schivando buche e attraversando incroci mal segnalati, pedalando in mezzo al traffico motorizzato o su piste ciclabili al limite della praticabilità .
Attenzione però, caro Ric, che nel tuo post precedente – “Separazioni†– rischi di perpetuare un archetipo dell’inconscio collettivo maschile, che in questo post hai invece giustamente e calorosamente combattuto: la simbiosi uomo-auto, dove si personalizza l’oggetto/auto e per converso si reifica la persona/donna …
Finisce
Grazie Manu, del tuo prezioso, puntuale e “legislativo†contributo. Per completezza aggiungo che ci hai anche segnalato che durante una recentissima gara ciclistica che ha interessato il centro cittadino di Trento, le strade non erano transennate! Per fortuna alcuni cittadini, spontaneamente, si sono dati da fare e trasformati in “addetti alla gara†avvisando e trattenendo i pedoni per evitare che fossero investiti in rovinosi impatti. Ma si può?
Quanto al mio post precedente -“Separazioni” – il mio ha voluto essere solo uno scherzo, per sorprendere e far sorridere lettrici e lettori …
Good Bike everybody!
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MICHELE SCARPONI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Aprile, 2017 @ 6:34 am
Detto altrimenti: un lutto gravissimo per la sua famiglia …. (post 2704)
… e dopo – solo dopo – per lo sport. Ed anche per tutti noi, padri di famiglia, ciclisti “normali†da pedalate non competitive. Michele si allenava. In discesa, sulla destra. In direzione opposta un furgone che svolta a sinistra e gli taglia la strada. Fine. Lascia moglie e due gemellini di quattro anni e mezzo. Dopo questa, la principale, le mie altre considerazioni sono rivolte al rapporto uomo- auto e auto-bicicletta.
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Rapporto uomo-auto
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Noi, qui, in Italia … provate a guidare rispettando tutte le regole del codice della strada, ed in particolare i limiti di velocità : sarete aggrediti da un coro di proteste da chi vi segue, colpi di clacson, lampeggiate di abbaglianti e improperi: “Che fai, dormi?†il minimo che vi può capitare. L’altro giorno ho preso una multa per eccesso di velocità in provincia di Livorno (SS Aurelia): limite 90 kmh, io a 101, mea culpa, colto sul fatto da un autovelox: dedotte le tolleranze, sono risultato superiore di 5,1 kmh. Contravvenzione corretta, pagata. Ora, provate un po’ a installare gli autovelox in città : alla Polizia Locale occorrerebbe assumere decine e decine di addetti per gestire la massa delle infrazioni. Se poi i controlli avvenissero sulle rampe di accesso e di uscita dall’autostrada (limite 40 kmh), sarebbero tanti ritiri di patente!
- Seconda infrazione alla qual siamo “abituatiâ€: il mancato rispetto della distanza di sicurezza. Ti tallonano ad un metro, alla “Fittipaldi†e poi via, di scatto, il sorpasso: manovra potenzialmente micidiale.
- Terza infrazione alla quale siamo “abituatiâ€: l’inserimento in una rotatoria. Chi viaggia in colonna violando la regola della distanza di sicurezza, si sente in dovere di non dare la precedenza a chi la rotatoria l’ha impegnata ben prima di lui.
- Quarta infrazione alla quale siamo “abituatiâ€: l’auto “stringe†un ciclista, deve passare a tutti i costi, franare manco se ne parla, la strada è sua, solo sua. Guida pericolosa, andrebbe sanzionata. Ecco … appunto … “andrebbeâ€.
Tante storie per “luogo per caricare e scaricare le armiâ€, per posizionare i bersagli del tiro con l’arco in luogo sicuro hai visto mai che una freccia …; molte meno storie per insegnare e controllare il livello del rispetto delle regole della civile convivenza e del codice della strada  (fatti salvi i controlli della sosta o a mezzo autovelox,  quelli sì che vengono effettuati perché “facili” e “rendonoâ€). Vi chiedo: quante volte avete riscontrato che siano state elevate contravvenzioni per le violazioni dell’eccesso di velocità in città o per quelle di cui ai numeri dal 2 al 4?
Rapporto auto-bicicletta
Noi ciclisti “diamo fastidioâ€, li rallentiamo, loro, quelli delle auto, ed allora “gli faccio vedere io, come ruggisce il mio motore, come lo sfioro, come lo stringo sul bordo, così impara a non farsi da parte, a starsene a casa, che stia sulle ciclabili,  cribbio!â€. Io pedalo: dietro di me sento il motore di un’auto. Se il rombo diminuisce e l’auto mi sorpassa scostandosi molto da me, la targa è straniera. Tutto il contrario all’opposto, quando le targhe sono italiane. Dicesi riconoscimento sonoro della targa.
Ieri scendevo in bicicletta (una mtb) sulla SP che dal Lago di Cavedine conduce a Drò. Strada larga, una discreta pendenza, fondo stradale ottimo, tempo splendido, traffico assente. La mia velocità era di 45 kmh. Procedevo ad un metro dal bordo strada. Improvvisamente sono superato da un’auto che inspiegabilmente ed inutilmente mi sfiora a 100 kmh inondandomi di un fragoroso colpo di clacson: roba da infarto ciclistico. Perchè? Che bisogno c’era? Voleva dimostrami che lui era più “uomoâ€, più “maschio†di me?
Michele Scarponi, la sua famiglia, ecco il dramma, la vera tragedia. Il resto sono dettagli. Fra qualche giorno inizia il Giro d’Italia, senza di lui. Fasce al braccio, minuti di silenzio, e via, the show must go on, ovviamente. Nella sostanza invece propongo che
- il Giro, le federazioni ciclistiche, i suoi colleghi, gli sponsor si diano da fare per sostenere (economicamente) la sua famiglia;
- l’educazione civica inizi da quella stradale;
- la legge (Codice della strada) dia centralità al traffico misto auto-biciclette e pedoni-biciclette sulla strada e sulle piste ciclabili;
- si applichi maggiore rigore nella concessione delle patenti auto;
- si effettuino maggiori controlli non solo sulla sosta vietata o sui dati autovelox.
E’ chiedere troppo? Non direi, mi pare il minimo. Noi della FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, a livello locale e nazionale ci attiviamo da decenni in favore della civile convivenza e della mobilità sostenibile: chi ha la stessa nostra sensibilità , si aggiunga a noi, si iscriva alla FIAB.
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