E BIKE 4

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Luglio, 2017 @ 4:06 pm

 

Detto altrimenti: diario di un tour                     (post 2779)

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Anche se non sembra … sono in salita verso Pietramurata-Sarche

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Oggi uso l’ “elettrica”, mi voglio far aiutare perché ieri sera ho fatto le ore piccole e non sono nella forma migliore. Parto da Riva del Garda alle 08,00. Evitando le ciclabili, pedalo diretto ad Arco e quindi per la destra Sarca raggiungo Dro. Contrariamente alle indicazioni, entro nel bel centro storico e riempio la borraccia d’acqua alla “mia” solita fontanella. Quindi prendo la ciclabile e arrivo alla centrale Fies dopo 15 km (se avessi seguito le ciclabili, sarebbero stati 20). Fino a qui le salite sono dolci. Ora c’è uno strappo di 150 metri al 20%: utilizzo la modalità tour (le seconda di quattro) e lo supero. In cima controllo la frequenza cardiaca: 100 battiti al minuto, molto bene!

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Il Maso Limarò visto dall’alto: alla sinistra la ciclabile che ho percorso oggi (foto 2016 dalla strada per Ranzo- Lago di Molveno)

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Altri 8 km di ciclabile in leggera pendenza e superata Pietramurata arrivo a Sarche. Qui iniziano alcuni tornanti in salita  (6-7%) e trafficati (la SP per Tione, Campiglio) ma la strada è abbastanza larga. Al quarto tornante prendo la ciclabile del Maso Limarò, dove prevedo una sosta. Ma … niente da fare: il maso è chiuso! Peccato, in luglio … ho un cattivo presentimento: forse non era abbastanza redditizio e quindi non lo vedremo più in funzione. Mi dispiace … ero stato invitato all’inaugurazione che avevo “celebrato” qui sul blog … (se navigate sul blog con le parole maso limarò troverete alcuni post).

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(La ciclabile che vedete a sinistra nella valle è stata ricavata sulla vecchia sede stradale, ora che le auto passano in galleria: è una pista fantastica, a strapiombo su un canjon profondo 200 metri, ma ben protetta da robusti parapetti, asfaltata, larga).

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… volti gli occhi al varcato Ballino …

Cambio programma: invece della sosta al maso userò quel tempo per completare il giro del Passo del Ballino. Quindi vado a Ponte Arche dove arrivo avendo percorso 35 km. Mi fermo per un piccolo spuntino al bar. Riparto per i 10 km di salita che mi porteranno al Passo del Ballino. I primi km sono duri, ripidi tornanti al 10% e oltre. Indi verso Vigo Lomaso (paese natale di Don Lorenzo Guetti, il padre della Cooperazione Trentina), la strada spiana un poco, per poi riprendere a salire sui rettilinei che portano a Fiavè. Un po’ di respiro e infine i 3,5 km all’8-9 % e si arriva al Passo del Ballino. E sono a 45 km. Consumo elettrico totale: 60%. Altri 15 di discesa: dopo avere superato lo splendido Lago di Tenno, scelgo la via di sinistra, quella che passa dal paese di Tenno e dopo 60 km esatti sono a Riva del Garda alle 12.30 (compresi 30 minuti di soste varie per spuntino e alcune fotografie): quindi 4 ore per 60 km alla media di 15kmh. Dislivello complessivo in salita: 750 m. Alimentazione: alla partenza uno yogurt ed una banana. A Ponte Arche, un dolcetto ed un  succo di mirtillo. Una borraccia di acqua e sali (magnesio e potassio). Arrivato a  casa a pranzo: una pastasciutta reale!

Good bike everybody!

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Il Lago di Tenno

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C’è da dire che nelle salite sono stato superato da alcuni ciclisti su bici da corsa senza “aiuto elettrico” ma con 30-40 anni memo di me. Evvabbè … qualche decennio fa ero io a superare così i V.I.P. – Vecchietti In Pensione … ma chevvolete … è la nemesi storica!

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FOTOPOST

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Luglio, 2017 @ 6:14 am

Detto altrimenti: foto-post!                                  (Post 2778)

 

Volare, oh ...oh!.

 

 

Volare, oh …oh …

 

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Acqua che scivola

 

 

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Acqua che scivola

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Aspettando L’Ora

 

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Rosso di sera

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La “pianta” del condominio

 

 

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Fiori

 

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14 LUGLIO 1789 – 14 LUGLIO 2017

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Luglio, 2017 @ 6:57 am

Detto altrimenti: 1789, la presa della Bastiglia. E oggi? E domani?

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“Si, vabbè … ma senza esagerare” (E. Macron)

14 luglio 1789 – Segnò l’inizio della rivoluzione francese. In quell’anno nacque Silvio Pellico (“Silvio Pellico nacque a Saluzzo nel 1789 …” sfido tutti gli ex studenti a ricordare un modo diverso nel rispondere alla domanda “Parlami di Silvio Pellico”). I Francesi, affamati, stremati dal bisogno, sotto l’incubo di una carestia, derisi dal loro re (il quale, rientrando da una battuta di caccia disse: “Cosa? Il popolo non ha il pane? Mangi brioches!”) insorsero. I Francesi che oggi – solo 228 anni dopo, un niente per la Storia – si oppongono all’ “insorgere” sia pure in modo diverso di altre popolazioni stremate: i migranti “economici”, li definiscono.

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Le primavere della democrazia. Quando impareremo la lezione? Prima per secoli abbiamo dominato quei popoli con una politica imperialistica coloniale (leggete “Il predominio dell’Occidente” del professore canadese D. R. Headrick, ed. Il Mulino). Poi, improvvisamente, abbiamo regalato la democrazia che però si è rivelato un regalo che non poteva funzionare, proprio perché “ragalato”.

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Non sono un antidemocratico, ci mancherebbe altro! Solo che la Storia ci avrebbe dovuto insegnare come essa sia la migliore delle peggiori forme di governo, to handle with care, da maneggiarsi con cura. Già ai tempi della cosiddetta Repubblica Ateniese (in realtà: principato coloniale pericleo) un esule ateniese, l’  Anonimo Ateniese” appunto, contrario a questa forma di governo (e pertanto esule), scrisse in poche pagine (trovate il libretto in qualsiasi libreria) i motivi per i quali – pur essendo una pessima forma di governo – la democrazia ateniese perdurasse a lungo. Cui prodest, cui bono, chi ci guadagna, direbbe l’avv. Cicerone, dal fatto che la democrazia sia stata e sia volutamente lasciata “imperfetta”?

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      Attento Macron: “Trieste”, non “triste”!

Comunque, quando oggi viene  meno questa sia pure imperfetta forma di convivenza, ne subentrano altre, molto peggiori: le dittature di fatto economiche, il potere per il potere, rette sugli accordi con le multinazionali e sull’accumulo di enormi ricchezze in capo a poche persone: oggi l’1% della popolazione mondiale detiene il 51% della ricchezza totale del pianeta. Quo usque tandem … fino a quando (direbbe l’avvocato di prima) la situazione reggerà senza che ci si trovi di fronte ad una nuova presa della Bastiglia, questa volta di dimensioni planetarie? Se non la vogliamo capire per altruismo, almeno capiamola per egoismo, ma capiamola, una buona volta! Presidente Macron, non possiamo trattare le masse affamate del pianeta come “utenti di un poco di ricchezza” assolutamente indesiderati. Non possiamo trasformare l’Occidente in una sorta di  esclusivo  Club Mediterranèe del benessere: alla lunga quelle masse abbatterebbero le recinzioni, costi quel che costi.

P.S.: recentemente un’amica mi ha detto che per lei Macron è cinico. Può essere. Per me è soprattutto uno nato, cresciuto e arricchito con la finanza e vede tutto attraverso quegli occhi. E poi … poi … premesso che fra i due mali (Marine Le Pen) evviva che ha vinto il minore … si, vabbè ma  non è ora che ci possiamo bere tutto quello che ci propina … o no?

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UNIONE EUROPEA A VELA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Luglio, 2017 @ 5:38 pm

Detto altrimenti: dopo quella a pedali …. (post 2776)

Nel post precedente (e anche in altri prima), l’impresa cicloeuropea di Lucia Bruni: l’Unione Europea  a pedali. Oggi, 12 luglio, sul Palinuro, a Trieste, quella a vela.

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Già, “il” Palinuro perché si sottintende il termine “legno”, il legno Palinuro, una “nave goletta”, il secondo veliero della nostra marina militare dopo il Vespucci e prima del Caroly. Il Palinuro ormeggiato al molo di Piazza dell’Unità di Italia a Trieste accoglie l’incontro a tre fra Italia, Germania e Francia. Buoni propositi per lo sviluppo, la cooperazione etc..

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Gli alberi del Palinuro: bompresso, fiocchi; trinchetto, vele quadre; maestra e mezzana, rande tipo goletta

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Un particolare tuttavia non mi convince, quando il Presidente Francese Macron – pur ammettendo che la Francia non è indenne da errori passati – continua a ripetere che i migranti economici non sono da ricevere. Maccomesifa … ma come si fa a dire che Tizio scappa solo per ragioni politiche o solo dalla guerra ma economicamente stava bene , aveva un lavoro e denaro in banca e starebbe bene anche in Europa, quindi va accolto; mentre Caio che scappa per le stesse ragioni di Tizio ma al momento della fuga non aveva lavoro, va respinto? Quella di Macron mi pare una comoda scappatoia.

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Qui a fianco il Caroly, un Baglietto (Varazze) di 23 metri varato nel 1948, stazzante 60 tonnellate, già di proprietà del Signor Preve, con 14 uomini di equipaggio, di base a La Maddalena, gestito da Marivela, il Centro Velico Sportivo della Marina Militare, adibito all’addestramento degli allievi sottufficiali della Marina Militare.  La nave fu regalata alla Marina Militare a patto che mantenesse il nome originario, quello della moglie del proprietario, Caroly, appunto. “Il” Caroly  (in marina si sottintende “legno”, cioè “il” legno Caroly) ha la deriva mobile, perchè con esso il proprietario originario ci risaliva i fiumi del Sud America (yawl: l’asse del  timone è posto fra i due alberi. Ketch: l’asse del timone è posto a poppa dei due alberi).

IMG_20170712_165159_resized_20170712_045832316Dopo, tutti si sono ritirati nel Palazzo della Regione insieme ai capi dei Paesi Balcanici dell’Ovest. I Balcani … se ne è occupata molto anche la Lucia di alcuni post precedenti. Io stesso subito dopo la loro guerra, andai più volte nella Repubblica Serba di Bosnia (Prijedor e Banja Luka) in missioni umanitarie. Ad un mio ritorno scrissi una poesiola che vi riporto qui di seguito, ma che mi pare tornata attuale per i Siriani vittime dei nemici di terra e delle bombe dei bombardamenti amici. La scrissi per un Natale del … non ricordo. La riporto ora, il 12 luglio 2017, con il titolo cambiato in “Mosul”:

la testa schiacciata / la bocca ricolma / di sangue e sudore / nessuno richiude la mia ferita / di luce / del giorno che fugge / nemici colpiscon da terra / amici dal cielo / vicino al mio viso / un’ape / senza ricordi / che altri le possan rubare / sugge il suo fiore / respiro il sapore / di guerra / è freddo / il cuscino di terra / mi copre soltanto / la voglia del tempo / un’ape d’acciaio / precipita al suolo / un miele che incendia / svanisce il frastuono / no non cambiate canale / è Natale / perdono / chi ha regalato / gioielli di piombo e di fuoco / ad un corpo / ormai di nessuno / ed esco di scena / in fretta / in silenzio / da solo

Si, l’avevo scritta per un Natale ma quanto esprime va purtroppo bene anche in estate. Noterete che non vi sono maiuscole né punteggiatura … che volete … l’autore, ferito a morte dalla guerra, non ne ha avuto il tempo …

P.S.: ovviamente il mio ragionamento è provocatorio. Sta di fatto che Macron sembra dimenticare

  • che i migranti cosiddetti economici sono l’80 % del totale;
  • gli effetti della politica coloniale francese del passato;
  • il più recente attacco francese alla Libia,

solo per citare tre particolari non da poco …

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BALCANI?

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“Almeno la Francia ha riconosciuto che non ha sempre fatto la sua parte”

Io non ne sono uno studioso, ma sulla scia dei numerosi interventi fatti nel dopoguerra con l’Associazione Trento-Prijedor, qualcosa credo di avere a suo tempo incominciato a capire. E cioè che per qualche secolo l’Austria-Ungheria li ha “utilizzati” quale strumento di interposizione all’avanzata dell’Impero Ottomano che – non dimentichiamolo! – nel 1529 era arrivato ad assediare Vienna! Nel senso che dall’occidente li si è voluti armati, aggressivi, impulsivi, “eroici”. Quindi, per loro, secoli di incolpevole “ritardo culturale”.

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downloadLa morte di Tito e una sorta di “primavera balcanica”, un’anteprima di quelle successive (arabe), l’indipendenza dei singoli stati, all’improvviso … non accompagnata da un livellamento della concentrazione di burocrazia a esercito (di guerriglieri) soprattutto in Serbia. Ecco lo squilibrio: “c’est l’argent qui fait la guerre”, i denari dei prestiti internazionali impiegati soprattutto nell’accentramento di potere e di armi in Serbia, per cui quando l’occidente richiese – a termini di contratto – la restituzione anticipata dei mutui, la Serbia ne volle distribuire l’onere su tutti gli stati che si rifiutarono di pagare debiti goduti soprattutto dalla Serbia. E fu – (anche) per questo – guerra, sulla quale si innestò la “guerra religiosa”, il fanatismo e la volontà/possibilità di rapinare il vicino al grido di “Dio (il mio) lo vuole!” o quasi.

La Slovenia? Un giorno stavo andando in auto a Udine per una riunione di lavoro con la industriale Cecilia Danieli. Sull’autostrada superai una colonna di jepponi trainanti, ognuno, un cannone anticarro, colonna preceduta e seguita da due auto dei nostri CC. Da ex sottotenente di complemento degli alpini della Brigata Alpina Tridentina cercai istintivamente di vedere quali mostrine di reparto avessero quei mezzi: nessuna! In compenso gli autisti erano ragazzoni di colore o biondi con i capelli a spazzola …

Alla fine qualcuno pensò che quel pericoloso esercito di guerriglieri (serbi) si fosse abbastanza autodistrutto e in una settimana i Croati ricacciarono i Serbi a casa loro. Un improvviso, imprevedibile e rapidissimo successo militare dovuto a …. ecco, mi hanno spiegato anche questo particolare, ma voglio lasciarvi con la curiosità di conoscerlo: prima ne parlerò con la Lucia dei post precedenti.

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INCONTRI: LUCIA BRUNI “2”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Luglio, 2017 @ 6:19 am

Detto altrimenti: per conoscerla meglio …. (post 2775)

(cliccando “Lucia Bruni” troverete alcuni altri post dedicati a lei e alla sua bicintrapresa europea)

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Per chi si mettesse all’ascolto in questo momento: Lucia Bruni, dal 19 giugno al 6 luglio, in 16 tappe ha pedalato i 1960 km (ridotti rispetto ai 2050 previsti inizialmente, per avere saltato la tappa di Amsterdam), km che “uniscono” (si spera sempre di più!) Roma e Bruxelles, per celebrare una ricorrenza: i 60 anni dei Trattati di Roma, quelli che diedero vita al processo di integrazione europea. Io sono stato delegato da Guglielmo Duman, Presidente del nostro comune club ciclistico (FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta: per me Trento; per lei Bologna) ad assisterla e accompagnarla nella tratta regionale da Borghetto all’Adige al Brennero (km.220). In realtà io ho pedalato per lei per 160 km (fra l’andarle incontro e l’accompagnarla) e alcuni amici le sono stati vicino per quasi tutto il rimanente percorso.

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      La ri-partenza da Trento, 24 giugno 2017

Incontri “2”? Si perché ho già intervistato Lucia il 22 maggio (v. post). Dice … ma allora … che c’azzecca questa intervista? C’azzecca, c’azzecca … perché da allora l’ho conosciuta meglio, l’ho vista alla prova dei fatti. L’ho vista pedalare pensando agli incontri che avrebbe avuto; ai luoghi significativi che attraversava; al significato che riuscita a trasmettere a chi la seguiva; a chi incontrava … e mai ai tanti km che ancora aveva da spingere sui pedali; l’ho vista superare una tempesta “perfetta” al Brennero (serata del 24 giugno) con una rara forza fisica ma soprattutto d’animo.

Ma in questa sede la Lucia che voglio intervistare è quella di tutti i giorni, la Lucia che ogni mattina, a Bologna, si alza e va al lavoro e … etc. etc. etc. E allora iniziamo.

Lucia: nata, studiata e residente a?

Sono nata a Bologna quasi 35 anni fa, dove ho fatto il liceo scientifico e mi sono iscritta a Scienze politiche, al corso in Culture e Diritti Umani. Poi cinque mesi a Sarajevo per studiare il serbo-croato-bosniaco  e in seguito la laurea specialistica in Relazioni Internazionali a Firenze.

Il tuo approccio alla bicicletta risale a?

Ho sempre usato la bici per muovermi in città, sin da quando in seconda media mi sono stufata di aspettare il pulmino scolastico e ho iniziato ad andare a scuola in bici. La libertà e l’indipendenza mi hanno stregato, non l’ho più lasciata, finchè non ho iniziato a fare sport con la bici, cominciando dai colli bolognesi poi sempre più in là.

Poche parole sui primi quattro aspetti del pedalare: in città; sportivo; cicloturismo; cicloescursionismo.

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           Le strisce! Mettialole le strisce!!

    In città: rispetto per l’ambiente; democrazia e risparmio di risorse scarse come lo spazio pubblico; agilità, economicità, praticità.

  • Sportivo: un’esperienza formativa, ascetica, di conoscenza di sè e dei propri limiti, anelito di superarli e far crescere la mente insieme ai muscoli.
  • Cicloturismo: avventura totale, esplorazione, godimento fisico della vita portata all’essenza, alla fatica e al riposo, alla fame e alla ripresa; possibilità di fermarsi ovunque, gustarsi i dettagli, incontrare le persone, condividere l’esperienza della vita in forma di viaggio.
  • Cicloescursionismo: coniugare la passione per la bici con l’amicizia, il piacere di scoprire posti nuovi, di gustare sapori e odori particolari, entrare nel vasto mondo dei malati per la bici in ogni sua forma!

Le tue esperienze a pedali in ciascuno dei quattro settori.

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           Bruxelles

Modestamente sul ciclismo urbano sono un asso, ho sviluppato in più di vent’anni di esperienza l’istinto per muovermi in maniera rapida nel caos del traffico, prevenirne i mille pericoli e scansarli prima che diventino concreti. Sono meno un asso come ciclista sportiva, non ho il metodo nè la disciplina per diventare davvero forte, ma mi diverto e me la cavo discretamente. Come cicloviaggiatrice … beh … in treviaggi “lunghi” e uno “medio” oso dire che ho acquisito una buona esperienza, che vedrò di continuare a spendermi. Sul cicloescursionismo mi piace andare con gruppi ciclistici vari anche se capita meno spesso di quanto vorrei!

Il quinto aspetto del pedalare: il tuo biciviaggio europeo.

Il viaggio in bici mi fa pensare a due dimensioni: al pellegrinaggio e al vagabondaggio. Entrambi hanno una loro millenaria mistica, che questa volta ho voluto particolarmente sottolineare. Dedicare il mio pedalare, 116 ore e 41 minuti, a una causa importante come quella del sostenere l’anima, il cuore, il futuro dell’Europa unita.

Quali sono gli enti e le persone che tu hai coinvolto e ti hanno aiutato?

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         Con il fiabbino Helmut che le ha fatto superare la tempesta del Brennero (24.7 sera)

Prima di tutto il mio straordinario gruppo ciclistico, i Ciclozenith. Tra di loro alcuni amici che hanno collaborato per rendere possibile questo progetto nella totalità dei contenuti e della comunicazione. Poi la FIAB grazie alla quale ho conosciuto te, che a differenza loro non mi conoscevi prima, e però mi hai dato un appoggio incredibile fin dal primo minuto di telefonata, per cui mi si sono aperti tantissimi altri contatti, grazie al cui interessamento costante ho avuto un accompagnamento (Walter Rollandini, Helmut Lansbergen e Anna Prisco, n.d.r.) in una tappa che si è rivelata complicatissima come quella sudtirolese! Forse chi ti conosce lo sa già ma io in te ho trovato una generosità e una dedizione davvero uniche! E anche in tua moglie Maria Teresa! Poi la mia amica e collega Silvia, che mi ha messo in contatto con Dario Vassallo e la Fondazione Vassallo, che ha patrocinato il mio progetto, mi ha dato ottimi contatti, e ha partecipato alla diffusione delle notizie. La mia cooperativa, Open Group. La mia regione, l’ Emilia-Romagna, e il suo Presidente Bonaccini. L’assessora all’agricoltura Simona Caselli, e la rete Arefhl di cui è presidentessa, più la rete Arepo di cui anche fa parte la mia regione. L’ Osservatorio Balcani e Caucaso, che a sorpresa ha appoggiato il mio progetto dandomi consigli e contatti e ospitando due articoli sul suo sito. Un responsabile della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, grazie a cui ho avuto anche il loro patrocinio.

Le tue esperienze estere e italiane nel sociale e nel volontariato.

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11 maggio 2017: testimonial all’Associazione Culturale Restart, Trento

Ho fatto volontariato in ambiti diversi, con i bambini e i giovani di periferia, in oratorio, con i senzatetto, gli stranieri, i detenuti. Sono stata in Tanzania a conoscere un piccolo villaggio e a dare una mano – più simbolica che altro – nell’intonacatura del dispensario. In Bosnia diverse volte, a dare una mano a qualche progetto e a organizzare con altri un’estate ragazzi. In Israele e Palestina a conoscere esperienze di solidarietà, incontro, tutela dei diritti fondamentali. In Romania a fare un viaggio studio con un gruppo. In Siria da sola a studiare un po’ di arabo ed esplorare intorno.

Io credo che sarebbe bello che tu fossi invitata a trasmettere il tuo entusiasmo e la tua esperienza i giovani, magari all’università. Ci sono stati contatti o ce ne potranno essere?

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Riparti, Trentino! Anche a pedali!

Non mi è mai venuto in mente e non ho contatto o proposte di questo tipo, ma se dovesse saltare fuori … perchè no?!

Che dicono i tuoi genitori? Sono sicuramente fieri di una tale figlia …

I miei genitori sono stati prima apprensivi poi anche molto fieri. Inoltre della mia famiglia sono stati di grandissimo supporto i miei nipoti, Letizia e Gabriele, che prima durante e dopo hanno fatto un gran tifo per me e in alcuni momenti il loro incoraggiamento ha fatto davvero la differenza!

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Il tuo (nuovo) rapporto con il Trentino Sud Tirolo e la sua gente

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Aeroporto di Bologna, all’arrivo: die ganze Familie!

Del Trentino e del Sud Tirolo avevo poca conoscenza se non quella frammentaria e un po’ per pregiudizi che arriva a sud del Po. Sin dalla mia partecipazione alla serata Restart alla quale mi avevi invitato quale testimonial, ho trovato persone aperte e cordiali, laboriose e generose, colte e simpatiche, sportive e con un grande senso civico! Sono stata rapita dalla varietà delle regioni italiane, la varietà dei panorami, delle lingue, dei caratteri. Davvero mi sono resa conto del fatto che l’identità è un poliedro con tante sfaccettature e livelli che si declina in modi diversi in ciascun individuo e ciascuna comunità. Per questo è inutile e anzi dannoso tracciare confini identitari univoci e rigidi, perchè andranno sempre a tagliare nella carne viva di qualcuno.

Che dici delle nostre piste ciclabili?

Le vostre piste ciclabili sono stupende e utilissime, ma soprattutto in confronto con il resto d’Europa sono super servite! Dopo aver goduto dei bicigrill ogni 30 km ne ho sentito una mancanza totale nel pur ciclabilissimo resto d’Europa!

Sai che sin d’ora sei invitata in Trentino: ti aspettiamo per pedale e veleggiare nella nostra terra e nelle nostre acque: già … perché la nostra è una terra “leva di terra “ (alpini) e una terra “leva di mare” (marinai gardesani).

Sarà per me un piacere e un onore conoscere più a fondo le vostre tradizioni terrestri e acquatiche!

Grazie, Lucia, troppo buona nei miei confronti: infatti non  è me che devi ringraziare bensì lo “spirito Fiab” che anima tutti noi: a presto!

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E BIKE 3

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Luglio, 2017 @ 2:10 pm

Detto altrimenti: altri “esperimenti” con la E-bike   (post 2774)

Pianura. Qui in Trentino non ne abbiamo tanta e si esclude la Valle dell’Adige. E allora, io che mi trovo per un periodo a Riva del Garda, mi sono detto: ma il lago “è” in pianura, anche se circondato da montagne, nel senso che l’acqua, la sua superficie intendo, “è in pianura”: basta costeggiarla.

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             1 – Malcesine

E allora dai, andiamo. Indosso le bretelle rifrangenti previste dal Codice della Strada se pedali in galleria, verifico le luci posteriori e anteriore e via, per la gardesana orientale (veronese). Poco dopo le (uniche) quattro gallerie (tre trentine ed una veronese) si lascia la strada e si scende a un metro dall’acqua su una pista ciclobalneabilpedonale che ti porta fino a Castelletto. La marcia è lenta, lo spettacolo è splendido: sono le otto di mattina, poca gente in giro, l’aria è fina, il sole batte sulla sponda opposta del lago. La bici viaggia da sola. Ogni tanto innesto la “eco” solo così, per vedere che effetto fa: mi viene comunque utile nelle (uniche) due salitelle (Malcesine e Baia di Sogno).

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              2 – Risveglio

Mi fermo tre volte per tre fotografie: 1) il Castello di Malcesine; 2) “Risveglio”; 3) Una strana barca a vela. Voglio tornare a Riva per pranzare con mia moglie. Per far prima, risalgo sulla strada. C’è ancora vento da nord, è troppo presto per essere aiutati (sospinti) dall’Ora. Non importa, il vento contrario ormai è debole. Per far prima lascio innestata la modalità “tour” ma non serve, perché la mia velocità è di 26-28 kmh e il motore elettrico ai 25 kmh si stacca, come è previsto dalla legge. A Riva constato che dopo 60 km, in tre ore ho consumato il 30% della carica elettrica.

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        3- Uno strano “due alberi”

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Morale: in pianura avrei faticato meno con una bici a pedalata non assistita del peso fra i 10 e i 15 kg (bici da corsa- mtb) piuttosto che dovendo spingere una elettrica che pesa 25 kg. Ma questo perché con i miei oltre 2000 km pedalati nella stagione, sono già abbastanza allenato. Se invece non sei allenato e ti mantieni intorno ai 15-20 kmh, allora la E-bike ti aiuta veramente. Mi dico: come sarebbe-sarà bello se e quando fosse-sarà realizzata la pista ciclabile intorno a tutto il Lago di Garda!

Good bike e good E-bike everybody!

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E-BIKE 2

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Luglio, 2017 @ 1:14 pm

Detto altrimenti: bicicletta a pedalata assistita         (post 2773)

Avete letto il post precedente? Si? Bene … eccone allora la prosecuzione.

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Oggi sono uscito con la e-bike. Da Riva del Garda in leggerissima salita a Bolognano (km 7). Indi inizia la salita al Monte Velo, 1100 metri di dislivello su 13 km. Senza la e-bike  non ce l’avrei fatta, non sono più i tempi in cui mi scoppiavo di fila Monginevro, Lautaret, Galibier, Telegraf e Moncenisio tutti di fila! Oggi ho utilizzato il 60% della potenza elettrica disponibile, salendo con il secondo livello di aiuto (tour) sui quattro disponibili.

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Dallo scollinamento (S. Barbara) sono sceso lungo la Val di Gresta fino a raggiungere il Lago di Loppio. Indi, scavalcato il Passo S. Giovanni, discesone sino a Torbole e Lungolago fino a Riva del Garda. Tot. 46,5 km. Provate, gente, provate! Ma attenzione, anche se avete la e-bike, per fare salitone del genere dovete essere comunque allenati: io ho atteso di aver fatto 2000 km di pianura, prima!

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BICI ELETTRICHE 1

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Luglio, 2017 @ 5:17 pm

Detto altrimenti: a pedalata assistita               (post 2772)

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La popolazione invecchia. L’uso della bici elettrica aumenta. Ecco allora, parliamone delle elettriche! Amici mi chiedono: “Come va? Come funziona? Che autonomia ha?” Premetto: io ne una affiancata alle altre due che non ho dismesso: una da strada (da corsa) ed una da montagna. Perché l’ho acquistata? Perché non avrei più potuto fare le grandi salite che fino a qualche anno fa riuscivo a fare (l’ultima: il Bondone via Garniga Terme, 14 settembre 2010, qui a fianco).

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Ben al di sopra della ciclabile del maso Limarò!

La corrente elettrica immagazzinata nella batteria (da 400 o 500 watt) è la “benzina” del motore. Quindi il suo consumo aumenta (e l’autonomia diminusce) man mano che “crescete” di modalità: da eco a tour a sport a turbo. Ma c’è un altro fattore che influisce sulla durata della vostra carica elettrica: poiché la bici è a pedalata assistita (non a pedalata sostituita), se voi incrementate la spinta sul pedale il consumo diminuisce e l’autonomia può addirittura aumentare. Mi spiego: a modalità costante, ad esempio eco, voi spingete sui pedali con forza x: il computer vi dice che avete un’autonomia pari ad esempio a 110 km. Ma se voi inserire un rapporto alla ruota un po’ più “duro” e spingete di più sui pedali ad esempio con forza 1,5 – 2x, vedrete che la vostra autonomia residua salirà anche – ad esempio – anche fino a 130-140 km.

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          La Ponale, a Riva del Garda

Un altro caso: una salita al 7%. Voi usate la modalità eco, spingete forte sui pedali e procedete lentamente con una certa fatica. La vostra autonomia potrà essere ad esempio di 70 km. Potete essere superati da un ciclista anch’egli dotato di bici elettrica che procede a velocità doppia, senza alcuno sforzo apparente. In effetti costui sta usando le modalità superiori (tour, sport, turbo) ma sta usando male la bici perché tende non a farsi “aiutare” bensì a farsi “sostituire” nella pedalata. Evidentemente costui ha programmato un’uscita molto breve, pari ad un’autonomia di 30 km.

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              Un po’ di relax

Il computer di cui dispone la bici vi dà molte info. Soprattutto vi dice il livello del serbatoio attraverso cinque tacche annerite che si scolorano man mano che la benzina (riserva di elettricità) si consuma. Vi dà anche il segnale di quanto è aperto il rubinetto del vostro serbatoio: una colonnina che si colora sempre di più man mano che l’erogazione del momento aumenta. Quindi se avete appena iniziato una salitaccia chessò al 10-12 % e state utilizzando la modalità tour, potreste avere il serbatoio pieno (le cinque tacche annerite), la colonnina a destra tutta annerita (state aprendo molto il rubinetto) e una autonomia residua di 30 km. Se però vi fermate e resettate il valore dell’autonomia residua, il computer vi dirà che in condizioni normali avete ad esempio ancora un’autonomia di 130 km.

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      Sopra il Lago di Cavedine

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Da fermi, per partire utilizzate un rapporto alla ruota molto agevole (da salita) e aumentate man mano. In parallelo utilizzate solo con molta progressione l’aiuto elettrico: infatti le partenze a scatto consumano moltissima energia. Come nelle automobili. Ma allora, a cosa servono le bici a pedalata assistita? Ecco alcune risposte.

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  • A far continuare a scalare salitacce a chi non potrebbe più permetterselo (è il mio caso);
  • a riunire le famiglie: la moglie non ciclista al marito ciclista (è il caso mio e di mia moglie);
  • ad iniziare alla bici persone che altrimenti non lo farebbero mai;
  • a non far dismettere la bici da chi per età dovrebbe dismetterla;
  • ad allungare il raggio d’azione delle singole uscite;
  • ad essere utilizzate quale mezzo di locomozione urbano.

Quindi, viva la bici! Elettrica e non … viva!

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APE SUL FIORE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Luglio, 2017 @ 7:32 am

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Detto altrimenti: senza parole     (post 2771)

 

La bellezza di avere sempre in tasca una … macchina fotografica, cioè un telefonino!

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200 ANNI DI BICICLETTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Luglio, 2017 @ 4:03 pm

Detto altrimenti: commemorati al Muse di Trento   (post 2770)

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Due giorni fa, grande cerimonia. Al banco degli oratori personaggi di tutto rilievo, sportivi e istituzionali. Conduttore, un importante giornalista sportivo de l’Adige, Pietro Gottardi. Delle quasi due ore di interventi che hanno preceduto il taglio del nastro dell’interessante mostra, la maggior parte è stata dedicata allo sport del ciclismo, meno alla bicicletta, alle sue regole e al suo sviluppo. Ed allora mi sono preso la briga di dire io qualcosa (solo qualcosa, per carità, lungi da me voler esaurire l’argomento!) su quattro temi:

  • Bicicletta in città
  • Bici turismo
  • Bici escursionismo
  • Piste ciclopedonali extraurbane
  • Rapporto auto-bici

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Antifurti (per alleggerire il discorso con un po’ di … spirito!)

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Bicicletta in città: questo argomento e questo mezzo di auto-locomozione merita che gli sia attribuita centralità. Non può essere gestito come un quid che “cresce ma disturba l’esistente”. La Presidente Nazionale Fiab Giulietta Pagliaccio auspica che nelle revisioni del codice della strada si dia centralità alla persona, non all’auto.

Bici turismo: la nostra provincia è attraversata da flussi turistici che vanno da – e arrivano a – . Occorre invece puntare maggiormente su strutture e iniziative che inducano questi flussi a fermarsi in – .

Bici escursionismo: per intendersi, spesso in montagna. Rimando alla regolamentazione del CAI Centrale, Quaderni di ciclo-escursionismo, reperibili in internet.

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Piste ciclo-pedonali extra-urbane. Il rapporto pedone-ciclista è difficile. Entrambi le categorie molto spesso si ignorano reciprocamente. Pedoni: tengono la destra anziché la sinistra, alzano braccia ad indicare lontane cime, incrociano altri pedoni senza preoccuparsi che in quel momento occupano l’intera pista; procedono in gruppetti. Ciclisti: talvolta troppo veloci (ma in Sudtirolo ho visto un cartello particolare: “Velocità massima 30 kmh escluse le bicilette”).

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Volare, oh oh … nel blu dipinto di blu …

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Rapporto auto-bici. Prima direi di insistere sul rapporto auto-auto (disciplina nelle rotatorie; distanza di sicurezza, per citare due casi di frequenti violazioni mai sanzionate!). Partendo da questa base educazionale, ci si può ci si può dedicare al rapporto auto-ciclista: basta condurre gli automobilisti a vedere come tale rapporto si configura in Austria, Germania, Olanda, etc..

 

 

Fine

Sono stato abbastanza breve, vero? Ho inteso lanciare sassi nello stagno … poi vedremo se da cosa nasce cosa …

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