IMMIGRATI: VIEW POINTS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2017 @ 9:15 am

download (3)Detto altrimenti: punti di vista       (post 2606)

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Il mi’ babbo, toscanaccio doc di quelli maledetti da Curzio Malaparte, vedendo una signora entrare in chiesa con la minigonna ed il velo in testa, disse: “La donna onesta, si scopre il culo per coprirsi la testa”. Perdonate quel “culo”, ma quando si tratta di Toscani ci sta. Il senso di questa affermazione? Che la morale non si misura dal velo sulla testa o meno, e che un velo sia esso cristiano o arabo non può sostituire un comportamento civilmente e moralmente corretto.

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Qualcuno potrebbe dire (o ha detto):  “Gli immigrati devono adattarsi. Prendere o lasciare, siamo stanchi che questa nostra nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e di donne che hanno ricercato la libertà. La nostra lingua ufficiale è l’ ….., non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua. La maggior parte dei nostri concittadini crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiane questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perchè Dio fa parte della nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi chiediamo è di accettare le nostre e di vivere in armonia pacificamente con noi. Questo è il nostro paese, la nostra terra, il nostro stile di vita. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, di prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane e il nostro stile di vita, allor vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà: il diritto ad andarvene. Se non siete felici qui, allora partite. Non vi abbiamo forzato a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che vi ha accettato”.

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Ci sono immigrati e immigrati. Massimo Troisi, il compianto attore, in una scenetta che lo vedeva autostoppista caricato in auto da un uomo del nord, alla domanda “Sei un emigrato?” rispondeva: “Qua’ emigrato, io viaggio … uno non può viaggiare che subito ti dicono emigrato …”..

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Ecco, e allora proviamo a distinguere le varie categorie di immigrati:

  1. quelli che in patria non sono valorizzati: sono i nostri cervelli che vanno all’estero. Non voglio occuparmene in questa sede;
  2. quelli che cercano migliori opportunità di lavoro, come dipendenti o come imprenditori, idem come sopra;
  3. quelli che cercano lavoro, senza necessariamente provenire da situazioni di fame, guerra etc., idem come sopra;
  4. quelli che fuggono dalla fame, dalle guerre, dalle persecuzioni: ecco, voglio parlare di questi.

Questi ultimi provengono da paesi del sud del mondo, paesi che noi del nord occidentale del pianeta per secoli abbiamo conquistato per “insegnare loro la nostra civiltà” (o per depredarli delle loro ricchezze? N.d.r.).

Si leggano i libri:

  • download (4)“Il predominio dell’occidente – Tecnologia, ambiente, imperialismo” (Ed. Il Mulino) del professore canadese docente degli USA Daniel R. Headrick, ovvero la conquista del resto del mondo” da parte del (nostro) nord est del mondo. Ora, provate a prendere il discorso di quel tale e – con le modifiche del caso – a metterlo in bocca alle popolazioni “beneficiate” dalla nostra politica coloniale;
  • “La democrazia – Storia di un’ideologia” di Luciano Canfora, Ed. Laterza;
  • “Esportare la libertà – Il mito che ha fallito” di Luciano Canfora, Ed. Mondadori.

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Leggete che poi ne riparliamo. Grazie per la vostra pazienza di lettrici e lettori di questo blogger controcorrente, che vi riporta storie “dette altrimenti” …

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AGIRE BASSO E PARLARE ALTO (POLITICAMENTE)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Gennaio, 2017 @ 12:34 pm

Detto altrimenti: padre Zappata, predica bene e razzola male (intorno ad un dibattito politico locale   (post 2605)

(Avvisiamo le lettrici ed i lettori che questo post  è riservato ad un pubblico adulto)

Da parte di una certa politica nostrana, di fatto si è “agito basso”, ovvero:

  • Ci si è mossi sul piano del potere e si è travolto il piano della democrazia;
  • si è ostacolato chi – dopo avere vinto in Assemblea – aveva raddoppiato gli iscritti e azzerato il debito del partito;
  • si è creato – prima – un partito nel partito ed si vuole creare – ora – una federazione di partiti fra ciò che resta del prprio partito originario ed uno ben più grande, per poi diventare il leader della federazione;
  • si parla di nuovi e leader ma li si uccide nella culla;
  • si parla di Autonomia ma si nega quella del pensiero di ognuno;
  • si lamenta l’assenza di un “nuovo” profeta! (Quel “nuovo” sottintende un’idea: “nuovo” ovvero “altro, successivo” rispetto a chi parla …  che profeta lui sì che sarebbe stato, è, e lo sarebbe in eterno e in esclusiva! N.d.r.).

Di fronte a chi ha formulato questa analisi critica, quella stessa politica elude il confronto e replica con risposte che “parlano alto”, ovvero si evidenzia la necessità di

  • “interpretare alla luce di una visione valoriale una domanda politica sempre più frammentata e individualizzata …”;
  • “dare corpo ad un’autentica capacità di rappresentanza di persone, mondi e associazioni …”;
  • “fare emergere nuove leadership …”;
  • “rilanciare il valore dell’Autonomia …”;
  • “vedere all’orizzonte un nuovo profeta ….”.(n.d.r.: l’aggettivo “nuovo” lascia intendere che nella mente di chi parla ve ne sa già uno, il vecchio-attuale- perenne!)

E’ un po’ come se uno che si vanta di essere un ottimo sciatore, invitato ad un confronto dicesse: “Si, bene: tu scendi pure lungo la pista nera della Paganella. Io vado a giocare una partita di tennis. Vedremo chi dei due è più bravo!”

Io provengo dal mondo delle Spa. Ho sempre lavorato in posizioni apicali. Il mio primo obiettivo è stato quello di far crescere sotto di me una successione in grado di far progredire la SpA anche per il “dopo di me” e con persone nuove. E’ stato ed è anche un fatto generazionale. Posso capire quanto possa essere difficile accettare questa “idea di novità” da parte di chi è stato un “capo” per decine di anni, un “capo” erede di una cultura di comando basata su spazi finanziari, politici e quindi di idee. Oggi gli spazi finanziari non ci sono più. Quelli politici si sono ristretti per il nascere di nuove componenti. Restano gli spazi per le idee, ma – in assenza del supporto degli altri due spazi – questi “terzi” spazi devono essere tali per le idee di tutti, non solo per quelle di una persona. Idee di tutti che si esprimono con il voto di Assemblee, voto che non può essere superato da successive delibere di organi inferiori.

downloadInoltre, nella mia vita di lavoro tutti i miei capi – di ogni estrazione: pubblica, privata, di grandi e piccole imprese, italiani e stranieri – mi hanno insegnato a valutare una persona dai risultati: e allora, come valutare chi ha raddoppiato il numero degli iscritti? E come chi li ha dimezzati con il suo “agire basso e parlare alto”?

Infine, un gruppo sportivo, culturale, politico, etc. è “tenuto insieme” dal simbolo nel  quale ognuno si riconosce, simbolo che è una comproprietà di tutti e come tale è fattore di unione. Ma se taluno, fosse anche il suo ideatore, vuole farlo diventare sua proprietà privata, il simbolo diventa fattore di disunione e di guerra (così: Gustavo Zagrebelsky, “Simboli al potere – Politica, fiducia, speranza” 2012, Giulio Einaudi Ed.)

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Si dice: guai alla disaffezione della gente dalla politica! Ma io mi chiedo: siamo proprio sicuri che al contrario certe oligarchie non la desiderino questa disaffezione? Un libro per tutti: “La maschera democratica dell’oligarchia” di Canfora-Zagrebelsky (Ed. Laterza) nel quale si evidenzia come “le oligarchie sono indifferenti all’esito del voto popolare … le oligarchie hanno bisogno della forma democratica sebbene cerchino di svuotarne il senso dall’interno”. Un esempio storico di oligarchia mascherata da democrazia è rappresentato dalla cosiddetta Repubblica Ateniese (di fatto un principato-potenza coloniale): 250.000 persone, 30.000 cittadini, 5000 partecipanti alle Assemblee, 10 iscritti a parlare, uno a decidere: il Princeps Pericle (insieme al suo sottoposto, capo delle OO.PP. Arch. Fidia). Ma questa è un’altra storia …

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ACCADEMIA DELLE MUSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Gennaio, 2017 @ 7:34 am

 Detto altrimenti: prima riunione dell’anno solare del circolo culturale privato …. (post 2604)

Ecco, amici, con l’inizio dell’anno (solare) ci siamo ritrovati. I precedenti? Li trovate qui sul blog, dai che ormai ci conoscete …

Ieri sera eravamo in 40 sui 100 “iscritti”: scrivo questa parola fra virgolette perché l’iscrizione avviene con il passa parola, un amico tira l’altro e tutti insieme facciamo Accademia. Due nuovi arrivati: Gianfranco Busana e Franco Torrisi. Gianfranco, mio socio di barca, ovviamente velista, si allena regatando nel … Canale della Manica – scusate se è poco! – e poi si prende cura dei suoi olivi sul Monte Brione giù nella Busa del Garda: infatti egli non solo è amante, ma anche molto esperto della materia “Olio di oliva: coltura, cultura, gusto”. Inoltre è un “Viaggiatore” (reduce dalle feste passate a Miami). Infine è titolare della tipografia in Piazza Venezia, quella verso il castello del Buonconsiglio. Franco è un fisico e si occupa anche di didattica. Ne sapremo presto ben di più …

img_4264Ma veniamo alla serata. Prima parte, Concerto per fagotto e (orchestra) pianoforte  di Carl Maria von Weber (1786-1826). E’ seguito W. A. Mozart, l’andante del concerto per fagotto e (orchestra) pianoforte K 191:  Cristina al piano, Letizia al fagotto, Stefano ad illustrare le caratteristiche dei brani. Alla fine, a gran richiesta, un bis: l’ultimo movimento del concerto di Weber.  Sono seguite domande “tecniche” mirate alla comprensione dello strumento di Letizia, la quale come è noto è anche ottimo soprano, pianista e direttrice di cori.

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E’ seguito il consueto intermezzo enogastronomico (già, perché alle nostre riunioni non si viene già “cenati”).

downloadA seguire, Gloria Zeni, Nonesa DOC “da Spormaggiore”, insegnante al Liceo Artistico di Trento e titolare di un laboratorio d’arte nel suo paese, ci ha illustrato il suo splendido libro. “Patrum domus revirescit”, la casa dei “padri” rivive. Attraverso molte interessanti diapositive (grazie al contributo di Giovanni S.) Gloria ha fatto rivivere secoli di storia trentina, basata su documenti autentici. Un libro il suo, frutto di sette anni di lavoro e di ricerche. Semplicemente un’opera storica di grandissimo valore perché è “storia della gente”, ad esempio di chi è costretto ad andare in guerra, non di chi le guerre le ha decise…

L’angolo delle anteprime

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Giovanna ci segnala l’evento nella Biblioteca Comunale di Trento “Lo scrigno aperto” ovvero “Selezione di pezzi rari e curiosi dalle racclte della Biblioteca Comunale e Archivio Storico”, con la possibilità, previo appuntamento del giorno prima, per le giornate di Mercoledì 11 e 18 gennaio, di visionare testi e documenti antichi, “estratti” dalla “miniera biblioteca”. Prenotazioni: 0461 889540 -0461 889574  – tn.concervaziobe@biblio.infotn.it.

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Alfonso Masi segnala che giovedì 26 gennaio 2017 ad ore 17,00 presso il Circolo Rosmini di Via Dordi in Trento si terrà il recital “Quel bambino ero io. Il bambino della Shoa”, vita del bimbo della foto con le mani alzate, sopravvissuto ai nazisti. Foto scattata il 13 luglio 1943 data natale dello stesso Alfonso. Quel bimbo si salvò perchè munito di documenti USA, diventò un medico e solo recentemente ne è stata ricostruita la storia.

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Prossimi appuntamenti dell’Accademia

  •  img_42726 febbraio – Carnevale con Walt Dysney (Giovanna/Letizia/Stefano/Cristina) – Maria Teresa & Company, Commedia (I MENECMI di Plauto, ridotti in un atto per 10 “attori”) – (Data la particolarità della serata si prega di arrivare “in sede” non oltre le ore 20,00)
  • 6 marzo – Riccardante Lucattieri, La fraglina commedia – Paolo Consiglio, I tre Cristi (dia).
  • 3 aprile – Omaggio a Fabrizio De Andre’, Patrick e Co., Riccardo voce recitante – Claudio Fuochi e le sue ninfee (dia).
  • 8 maggio – Barbara e amiche in “Altri tempi” revival – Francesca Endrizzi, La figura di Albino Zenatti.
  • 5 giugno – Allievi del Conservatorio musicale di Riva del Garda, M° Ruzza – Marisa Decarli, Scorci di Trento.

Commenti dei nuovi arrivati (colti al volo)

  • “Accipicchia che vitalità, che ricchezza …” (Gianfranco)
  • “Un’ottima cura di proteine a rivitalizzare le nostre giornate” (Franco)

Buon inizio d’anno a tutte e a tutti, Accademici e non!

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DA SALORNO A SALERNO (… quasi) con gran finale a Caserta!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Gennaio, 2017 @ 5:50 pm

.Detto altrimenti: … da un po’ dopo Salorno (Trento) a un po’ dopo Salerno  (Amalfi e oltre) … (post 2603) con gran finale a Caserta!

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wp_20170104_031Evvabbuo’… lo so che “Viaggio in Italia” lo ha già scritto quel tale Goethe … ma ch’aggio a fa’ ? Pure ie sunghe state a Napule e dintorni, e mo’ ve dico comm è annata … (Uei raga, io non sono napoletano quindi i Napoletani Veraci vorranno perdonare e correggere eventuali errori “di scrittura”). La chiamano “nemesi storica”: 46 anni fa il mio primo viaggio di nozze da Genova a Kitzbuehel (Austria). In questi giorni, il 46° da Trento ad Amalfi. Sempre con la stessa moglie.

Maiori, Minori, Amalfi, Positano … tutte costruite allo sbocco di una valletta montana, portatrice di acqua dolce e di forza motrice

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Amalfi. Mi mancava a comporre la quaterna delle Repubbliche Marinare. Amalfi, la più antica delle quattro, la più “incredibile” per la limitatezza del territorio a sua disposizione. Non è il caso che io qui ve ne riassuma la storia che comunque trovate – quanto meno – in internet. Mi limito ad evidenziare brevi impressioni di viaggiatore, ovvero ciò che credo possa caratterizzare particolarmente la città e la Costiera Amalfitana in genere. Qui a lato: la cattedrale di Amalfi fotografata dalla nostra camera d’albergo, nella quale sto scrivendo questo post. Appesa alla ringhiera del balconcino  ho trovato la bandiera della “mia” Repubblica Marinara d’origine  (Genova): avranno visto dai miei documenti “Nato a Genova …”.

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Amalfi, vincitrice del Palio delle Repubbliche Marinare 2016 dopo tre anni di vittorie veneziane! Amalfi, 5000 abitanti, litttle great Republic! E Genova? Be’ … Genova ha vinto la regata dei gozzi, barche originarie liguri. Accontentiamoci …

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Splendida, ma inadatta al grande traffico … anzi, al traffico!

La strada costiera della Costiera: stretta e tortuosa, procedere con molta cautela, come del resto suggeriscono le molte “striature” sui muretti laterali, veri graffiti a firma delle fiancate delle auto d’ogni marca … (uno dei lavori più redditizi in Costiera? Aprite una carrozzeria auto e vedrete!). Io  credo  che la strada sia lasciata in queste condizioni a bella posta: infatti, se fosse allargata (ma quanto tempo e denaro ci vorrebbe?) – a parte ogni altra considerazione -.  poi attirerebbe in massa anche i turisti giornalieri, i quali però poi non troverebbero assolutamente posteggi per le loro auto. Insomma, la Costiera è per turisti residenziali, non “mordi e fuggi”, i quali la possono “assaggiare” arrivandovi via mare con i traghetti.

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Amalfi. La Cattedrale. Il Museo. Il Chiostro del Paradiso. La Basilica del Crocifisso con un Cristo senza capelli, del 1400. La splendida Cripta del Duomo (qui a lato) che custodisce le reliquie di S. Andrea.  Senza parole!

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“Arabi, Libici, Siciliani, Africani …”? Ma che, fai di tutt’erba un fascio?

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Lo spazio per gli edifici. Molto limitato, il che ha spesso reso impossibile conservare via via tutte le tracce architettoniche delle varie epoche, per cui se oggi ne possiamo ammirare alcune (splendide!), ciò è stato reso possibile dal “sacrificio” delle precedenti. Le persone in inverno hanno a disposizione solo lo “spazio terra”. Tuttavia, quando in estate arriva anche lo “spazio mare” le cose cambiano e di molto!  Molte case sono “autentiche” ovvero nu tantill sgarrupate: non hanno nulla delle “case finte”, ridipinte che si trovano sulla Riviera Ligure o in Costa Azzurra. Qui c’è più verità!

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wp_20170104_050L’antica moneta d’oro di Amalfi: il tarì (dall’arabo: “coniato di fresco”), una moneta egiziana che Amalfi fu autorizzata a coniare da certi sovrani Egiziani (i Fatimidi) come premio per averli aiutati nel 970 in una certa loro guerra. Il Tarì oggi è un ottimo ristorante in Amalfi, a prezzi assolutamente equilibrati rispetto alla qualità del cibo e del servizio. Buono anche il Ristorantino  La galea. Un po’ troppo “di lusso” la Trattoria Da  Gemma.

I vicoli. Alcuni come quelli di tante altre cittadine rivierasche. Poi ci sono quelli “di collegamento”: stritti stritti … coperti, delle piccole gallerie pedonali pittate di bianco, quasi una casba araba. Altri vicoli che sembrano accessi a case private e invece sono “vie” pubbliche.

I gradini. Una città in salita. Si fa molta ginnastica a salirli e scenderli.

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L’Arsenale. Sono rimasti due soli “bacini di carenaggio” in secca. Al loro interno, una mostra sulla storia della città ed altre “non permanenti”.

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I negozietti: uno fra tutti, quello del fruttivendolo più piccolo del mondo: un metro quadrato per contenere la cassa. La merce: all’aperto.

Per accedere a chiese e mostre della zona: quasi sempre si paga il biglietto, piccole somme, s’intende. Io giudico ciò positivamente, mentre ho sempre criticato – ad esempio – che le splendide Chiese di Bergamo Alta siano aperte al pubblico gratuitamente.

wp_20170104_052Una località vicina, Minori. Io che c’ero stato anni prima per lavoro per organizzare la progettazione di un parcheggio interrato … Minori, siamo  in una bruschetteria. Vicini di tavolo ad una simpatica coppia. Iniziamo a parlare con Antonio e Clementina sulle loro e nostre origini, sulla storia d’Italia e – dico io – sulla “conquista del Sud” (altri hanno fatto quella del west ..). Si instaura una immediata reciproca simpatia. Parliamo della commedia “Filumena Marturano” da noi vista a Trento, magistralmente recitata in dialetto napoletano da Mariangela D’Abbraccio (Antonio cita: “i figli so’ figli!”): se ci è piaciuta la commedia? Rispondo in napoletano: “tenivamm o core ‘n to zucchero! E quelli i figli sono piezz e core!”  Risultato: sono stato promosso Napoletano Mancato.

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download-1Clementina canta nel più antico coro di Minori, quello degli “Amici di S. Francesco” e ci invitano per il concerto della serata. Non possiamo garantire la nostra presenza, ma ringraziamo. Loro sono come noi molto amici della Musica e del Canto. Diciamo loro della nostra intenzione di andare in visita a S. Mango Piemonte, vicino a Salerno, per rendere omaggio al paese natale del nostro carissimo amico scomparso tre anni fa Ruggero Polito, Presidente Emerito del Tribunale di Rovereto e – per 50 anni – Presidente della Associazione Amici della Musica di Riva del Garda. Antonio … chissà … ci rivredremo, amici?

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Ravello. Il Museo e il Duomo e la Villa Rufolo. Splendidi gioielli. La vista sulla costa …

 

 

Clima “pazzo”: oggi a Minori si poteva pranzare sui tavolini all’aperto

The day after Yesterday, i.d. today, jan. 2017 5th

Clima “pazzo”: oggi siamo a zero gradi, ma il forte vento fa percepire temperature più basse …

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Stormy weather, tempesta sul promontorio! Fronte freddo, vento e scrosci da nord, mare bianco di polvere d’acqua, stimati 40 nodi di vento in mare aperto. Impavidi, partiamo in auto per Positano-Sorrento, ma per dare tempo al tempo di calmarsi, andiamo direttamente a Sorrento riservando Positano per il ritorno.

… però a mezzogiorno è spuntato il sole!

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Sorrento, posteggiamo l’auto nel parcheggio privato Stinga, a quattro passi dal centro. Il vento persiste, ma in città è temperato dagli edifici. Spunta il sole e … u Vesuvie ca neve ‘n coppa! Ma si può? Trentini che, a secco di neve a casa loro, vengono a ritrovarsela a Napoli!

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wp_20170105_016Sorrento, i suoi vicoli adorni di bancarelle. faccio amicizia con Enrico, titolare del L’Archetto – Lemon Shop Sorrento, Via Santa Maria delle Grazie, 10Chillo, Enrico è nu Napulitane verace o vero! Diplomato capitano di lungo corso, mo’ tiene quattro negozi, uno lui e tre i suoi figli. Me lo dice con orgoglio. Parliamo di mare, lui a motore io a vela, ma sempre mare è. Una chicca: Riccardo, quelle le magliette sono un nostro brevetto o vero!” Accattatille, compratele …” Può darsi, quando ripasso.

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Nel frattempo noto il modo tutto napoletano di dire e scrivere quello che per noi sarebbe l’anonimo   “Non toccare la merce”: mi complimento con Enrico …  che mi spiega “Sai, Riccardo, alla base ci sono anni e anni di studio, abbiano prima preso il diploma in napoletanità …” Dico: “L’hai fatto per i ladri?” “No – risponde - quelli i mariuoli accà nun ce stanno e poi anche se rubbano ch’aggio a fa, mica mi do il tormento ... è per l’iggiene” (napoletanità pura, che v’avevo detto?).

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Siamo quindi scesi alla spiaggia di Sorrento, ed ho potuto scattare una bella istantanea ai marinai che stavano uscendo in mare …

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Dicevamo … niente mariuoli? Eppure qualche mariuolo a Sorrento c’è, come quello che si è arrubbato un pilone della antica cinta muraria …

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… però verso il tardo pomeriggio il vento era forte!

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Siamo a Positano ma fra … due gozzi genovesi!

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Pomeriggio: di nuovo verso est, direzione Positano (le cui montagne sono imbiancate di neve!) che riusciamo a raggiungere posteggiando nell’ultimo parking prima della spiaggia. Il cielo è di nuovo nuvoloso ma un raggio di sole ci permette di farci fare una foto sulla spiaggia, esattamente 46 anni dopo che a quella stessa precisa ora eravamo in chiesa a sposarci!

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Rientriamo quindi ad Amalfi (ascensori per la Grotta Azzurra: chiusi, peccato!). Domani 6 gennaio saremo a Caserta. Il sette, a casa.

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Oggi, 6 gennaio 2017…

…in viaggio da Amalfi verso Vietri – Caserta: sullo sfondo il Golfo di Salerno con raffiche di vento a oltre 50 nodi e la neve sui monti! Neve in Campania e niente da noi al nord … mannaggia a chill’è muorte …

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Caserta, la Reggia val bene una … visita! 3 ore, 100 foto. Grandiosi i giardini, grandioso e di una ricchezza e bellezza sconvolgente il palazzo. Mi chiedo … cosa penserà mai un turista USA di fronte a tutto ciò, loro che la cosa più vecchia che hanno sono le pantofole della nonna (di Trump)? Qui  fianco: una delle tre (tre) sale della biblioteca di palazzo! Riflessioni: la distanza fra questo sfarzo e il tenore di vita della stragrande maggioranza della popolazione … dell’epoca e di oggi. Oggi … il crescente divario fra pochi sempre più straricchi e molti sempre più poveri, sia a livello individuale che a livello di nazioni e di continenti. Solo che la “dimensione” dei millenni e dei secoli precedenti chi ha lasciato (almeno questo!) testimonianze (laiche e religiose) di arte, cultura e di storia. Noi, cosa lasceremo? I modelli dei vecchi telefonini? I cimiteri in fondo al mare e nella sabbia dei deserti? I terreni da sminare? Le fotografie degli animali, delle foreste e dei ghiacciai scomparsi?

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Fra le tante riproduzioni dell’incontro presenti in internet, ho preferito questa, la più realistica … non quella colori con i due ben vestiti, pulitissimi come appena alzati da letto. Non parliamo poi di quella con un Garibaldi osannante che si scappella platealmente davanti al re …!

Certo che il rapporto fra ‘o re di Napoli e i suoi sudditi e il suo esercito non doveva essere un gran che di rapporto se chille o Garibaldi se lo è mangiato in quattro e quattr’otto (qui vicino a Caserta ci sta il fiume Volturno (“Da Quarto al Volturno”) e la città di Teano (quella del suo  famoso incontro con Vittorio Emanuele II°). Eppure il Sud grandi valori ne aveva: le acciaierie, la fabbrica di locomotive, di essenze, le banche con le loro riserve d’oro … tutte prede dei “liberatori”! Diciamola tutta, dai … E’ un po’ come se ancora oggi volessimo continuare ad osannare la Conquista del West come cosa eroica … quella che da ragazzini ci propinavano anche nei cinema parrocchiali, con quell’ “arrivano i nostri” della cavalleria a salvare i “poveri coloni” a suon di sciabolate ai “cattivi indiani”! (N.B.. cinema parrocchiali, sciabolate agli indiani si, ma il bacio fra innamorati veniva “giustamente” censurato e la pellicola – c’era la pellicola di “cellofan” – faceva uno scatto: ricordate il recente film “Cinema Paradiso”?).

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Ci sono limoni e limoni …

Note tecniche: a Caserta siamo alloggiati nell’Hotel Europa, a 300 metri dalla stazione FS e dall’ingresso della Reggia. Hotel consigliabile per rapporto qualità/prezzo. Trattoria? La Scalinatella, dove sennò? In centro, un locale che si chiama “trattoria” e che ne mantiene i requisiti storici. Ottimo trattamento, ottimo rapporto fra qualità/prezzo. E alla fine un limoncello speciale: contrariamente alla prassi Sorrentina, il proprietario utilizza limoni meno pretestuosi, ne forma un sacchetto con una retina (tipo quella contieni cozze, ma “nuova”, ci precisa!) e li lascia “a respirare” appesi a circa 10 cm sopra un recipiente di alcool: dopo 40 giorni, i limoni sono bianchi e l’alcool è diventato limoncello: meno dolce di quello tradizionale, con un retrogusto leggermente e gradevolmente amaro. Provare per credere! E grazie per il campione di “soave liquor” che alla fine della cena ci è stato gentilmente regatalo. Torneremo!

Ore 08,00 del 7 gennaio: Caserta Vecchia.

wp_20170107_001Località mal segnalata dai pochi cartelli stradali. Già salendo verso l’antico borgo si è ripagati dalla vista della città e della piana sottostante, al cui centro si intravede la macchia verde del parco della Villa Reale, ridotto ad una striscia: a pensar male … mi vien da pensare che originariamente fosse ben più ampi “lateralmente” ma che, rosicchia rosicchia … sia diventato “striscia”.  Da queste colline, orientate di un angolo di 90° rispetto alla direzione della striscia citata, credo che possa derivare molta dell’acqua che alimenta la grotta che sovrasta e a sua volta alimenta le cascatelle e le piscine del parco.

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Fa freddo, qualche fiocco di neve naviga per l’aria sospinto dal vento. Nelle curve esposte a nord la neve si è fermata, sottile strato, sui muretti e sul bordo della strada.  In cima, la cittadella (ieri) oggi paesello ex fortificato, la Chiesa (Cattedrale?) la  Piazza e il Palazzo del Vescovo (in scala molto ridotta, ovviamente!), strade e case in pietra. Aperto, un solo piccolo bar: “Siamo 60 famiglie, rimaste …”. Molti i locali e i ristorantini, tutti ovviamente chiusi. Nella bella stagione deve essere un brulicare di turisti, non ne dubito.

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“Riccardo napoletano?  Nunn è o vero .. facitime o’ piacere … Comunque è nu brave guaglio’   “

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Un bel cane bianco, direi un giovane golden retriver, mi si avvicina abbassando la testa, in cerca di coccole che io certo non gli nego. Poi mi seguirà per un bel tratto anche quando sarò ripartito con l’auto: “E mò? Che vò fa? Trasire  ‘n ta machina? Ma chista la machina l’ho fittata … guagliò … mi dispiace assai , e poi mica mi ti puozze arrubbà! E poi  Maria Teresa mi darebbe il tormento …”. Gli ho parlato in napoletano, spero che abbia capito il suo dialetto parlato da un foresto …

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Riscendiamo. Aggiriamo la ferrovia per restituire l’auto alla Hertz, superando una triplice barriera di posteggiatori abusivi che si propongono anche come guide per la Reggia. La stazione FS di Caserta: ottima tranne che per la …. la … lasciamo perdere. Trenino fino a Napoli; indi assalto alla diligenza per catturare i nostri due posti prenotati sul Napoli-Trento Il treno è stracolmo. Inizia la contrattazione per il ricongiungimento familiare: “Le interessa mio “corridoio 10 D ” contro il suo “finestrino” 9 C?” Alla fine le famiglie sono riunite. (A fianco: la Chiesa di Caserta Vecchia).

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Il treno, un Freccia di Argento. Rimpiango i vecchi scompartimenti. Qui si sta stritti stritti, sei letteralmente intalliato nel tuo sedile e devi contrattare con il tuo dirimpettaio la gestione dello spazio dalle ginocchia in giù. Io anticipo: “Signora, mi scusi, guardi che se capita … non pensi che io Le stia facendo piedino” … I bagagli poi, spazio assolutamente insufficiente per cui sono collocati anche nel camminatoio centrale: ora un ex alpinista come me ce la fa a scalarli con la tecnica di ”opposizione” alla Dulfer. Ma i meno alpinisti o più grassi cheffanno? Se la fanno addosso? Adda murì mammà se riprenderò mai una seconda classe! (Qui a fianco: “No, signor vigile, non ho parcheggiato in mezzo alla strada: ero regolarmente in seconda fila! Che colpa n’aggio io se chillo là  se n’è annato?”).

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O Vesuvie ca neve ‘n coppa

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I ritardi FS. All’andata …”Siamo spiacenti di avvisare che a causa di problemi sulla linea (non nostri, quindi, n.d.r.) il treno viaggia con 9 minuti di ritardo”. Ma che è? Una scusa o una ricerca di complimenti? Al ritorno, ritardo di un’ora. Tutto tace. Evvabbuò … paisà, che annate trovando …

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Ehhh …nu’ tantille e neve ‘n coppa o Vesuvie … che ssarà mmai?! Guardate nu poco ‘n coppa all’Etna quanta se n’è posata!

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P.S.: Acc … ieri sera, mannaggia … in un anticipo-campionato, il Napoli sul filo di lana ha battuto la “mia” Sampdoria … 2 a 1 al 95° minuto! Ma si può?

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PROFETI, UTOPICI, DEMOCRATICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Gennaio, 2017 @ 6:26 pm

 

Detto altrimenti: dai, leggetemi, che poi non sono un post così difficile …. (post 2602 )

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La sventurata rispose

Alcuni post or sono (mio post n. 2573 del 7 dicembre 2016  “INCONTRI – Prof. Michele Andreaus “) intervistai una persona. L’intervista fu pubblicata anche sul sito di un partito politico locale appartenente al novero dei partiti del centro sinistra autonomista. Tutto bene fino a quando … fino a quando da un potere esterno al partito fu intimata (al segretario) la cancellazione dell’articolo dal sito del partito, non certo da questo blog! E a tale ordine “lo sventurato  rispose” per dirla  con il Manzoni …

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A questo punto, prima di proseguire nella lettura di questo post, dovreste andare a leggere l’intervista citata, il mio post  “corpo del reato”!

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Ma andiamo avanti, ovvero indietro di qualche anno. Nel Vecchio Testamento (Numeri, 11, 25-29) si narra un fatto: alcuni esponenti della comunità (i signori Eldad e Medad), benché non espressamente autorizzati dal potere politico-religioso, si erano messi a profetizzare, anche perché i “profeti autorizzati” (da Dio e) da quel potere avevano smesso di profetizzare (cioè: di fare il loro dovere). Fu avvisato Mosè e gli fu chiesto di fermare gli “abusivi”. Mosè rispose: “Volesse il Cielo che tutti fossero profeti!” e non li fermò. Dice … ma chi è “profeta”? Chi se ne intende (non certo io!) dice: chi è in grado di condurre la gente verso la costruzione di un bene, il Bene Comune, anche e soprattutto a prescindere dalle indicazioni cogenti del potere di turno. Chiunque, quindi, può essere profeta (fa eccezione l’essere profeta in casa propria, nemo propheta in patria … ricordate quel  Tale?).  Dice … ma l’Utopia, che c’azzecca? C’azzecca, c’azzecca … perchè essa, in politica, è l’indicazione di un possibile, diverso, migliore modello politico non “irrealizzabile” ma “non ancora realizzato”. Utopia quindi come possibile oggetto di una profezia.

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Max Weber

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Ma torniamo a noi. “Cancellate quell’intervista!” Tuonò il “potere”. Ecco, l’intervistatore e l’intervistato erano stati un po’ come quei due “abusivi” del Vecchio Testamento: si erano messi a “profetizzare” (nel senso Max-Weberiano della natura extrasacerdotale della profezia, ovviamente!) senza avere chiesto ed ottenuto l’autorizzazione. (Qui a  fianco la foto del sociologo Max Weber, da non confondersi con Edoardo Weber, l’inventore dei carburatori a doppio corpo. Ma questa è un’altra storia).

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I due, anzi, i quattro, stavano cercando di operare sul terreno del confronto, della verità (“Verità è relazione”, ammonisce Papa Francesco) operando al di fuori delle stanze del potere.

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Tuttavia, la loro “parola” per questo stesso fatto risultava essere una sfida, una ribellione al monopolio-dictat del pensiero del potere dominante (“Cosa fate? Pensate da soli? Guai a voi!”): nel far ciò i due-quattro “responsabili” stavano costruendo la parrhesia, ovvero la libertà per ognuno di esprimere liberamente il proprio pensiero (“Non sia mai! Ci sono io che vi dico come e cosa pensare!”). La libertà di ognuno, ovvero di tutti, non solo degli “autorizzati”. La voce di tutti, non solo quella che oggi quotidianamente i quotidiani (anche locali) riportano, amplificando il pensiero dei soliti pochi noti, ad addormentare la capacità critica e la disponibilità politica dell’opinione pubblica. (Foto a fianco scattata e post scritto nella stanza di hotel di fronte al duomo di Amalfi. Dai miei documenti si legge “nato a Genova …”: forse è per questo che hanno appeso alla ringhiera del balconcino la bandiera della “mia” Repubblica Marinara!)

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Ma torniamo ai profeti, veri (di qualche millennio fa) e aspiranti tali, i profeti di oggi. Nel far ciò i quattro (due + due) – in tempi diversi – stavano costruendo la stessa democrazia, ovvero il luogo del demos, della voce di ognuno e non la voce dei soliti noti (falsi) profeti, intenti per di più ad organizzare la propria azione “profetica” ad di là della propria espressione personale, e – nel far ciò – perdendo consapevolmente o meno qual poco o tanto di “natura profetica” iniziale che al limite avessero pur avuto: infatti il vero profeta è una partita IVA, opera da solo, liberamente, slegato dal potere, senza struttura, come il qui a fianco Tommaso Moro, direi, peraltro fatto Santo 500 anni dalla sua decapitazione, nel 1935.

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Le strisce! Mettiamole le strisce!

E veniamo ai nostri giorni, allargando l’angolo visuale dalla nostra Provincia Autonoma al  Mito degli Stati Uniti d’Europa … (a parte il fatto che con quei  “profeti autorizzati” come quelli che hanno ordinato la cancellazione della citata intervista – l’avete letta? No? Leggetela allora su questo blog. Era davvero da censurare? –  di strada se ne fa proprio pochina pochina perdavvero per dirla alla toscana)  … piuttosto, ordinando quella cancellazione, da parte di costoro non si è invece censurata la libertà e la democrazia, unica forma che può essere la base di ogni costruzione anche politica? Gli Stati Uniti d’Europa, un mito, una Utopia che può/deve diventare progetto, come quella di Tommaso Moro, un po’ profeta, un po’ utopico, un po’ progettista, anche un po’ (tanto) democratico. E poi … sveglia ragazzi, se non ora, quando? Se non ora che gli USA di Trump si stanno alleando con la Russia di Putin, quando ci decideremo a farli nascere questi United States of Europe ? Altrimenti i nostri profeti europeisti (uno per tutti, Altiero Spinelli, MFE-Movimento federalista Europeo, movimento  al quale mi iscrissi più di 35 anni fa) avrebbero profetizzato invano … e noi ne faremmo (o peggio …  ne faremo!)  le spese.

Basta. Per questa sera – dopo il lungo viaggio Trento-Amalfi, computer al seguito –  ho “profetizzato” abbastanza, direi, non vi pare? Grazie per avermi letto! (Il post è un po’ lungo e “pesantuccio? Ma se ci ho messo anche tante “fìgure”!)

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SOCIOLOGIA DELLA SEGGIOVIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Gennaio, 2017 @ 6:12 am

Detto altrimenti: per quanto … anche della funivia, ma è meglio la seggiovia (post 2601)

Mia moglie mi dice: “Ma … oggi … vai a sciare da solo?” Già il presupporre che il problema non sia l’andare a sciare, ma l’andarci da solo o meno, la dice (quasi) tutta. Per un appassionato (anche) dello sci, essere un V.I.P. (Vecchietto In Pensione); abitare a mezz’ora d’auto dalla prima seggiovia; avere in tasca l’abbonamento stagionale agli impianti di risalita … ecco, tutte queste pre-condizioni dovrebbero sciogliere il primo nodo interpretativo.

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Se poi ci aggiungete che a me piace alzarmi molto presto ed arrivare agli impianti di risalta ben prima della loro apertura … capirete perché spesso vado a sciare “da solo”!

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Ma i seggiolini in risalita non sono vuoti …

Ed allora veniamo al secondo, vero nodo, a quel “da solo”, iniziando dalla seggiovia. Ormai sono quasi tutte seggiovie a quattro posti. Raramente quindi sei solo. Se i miei compagni di viaggio parlano, a me piace indovinarne la provenienza: italiani, locali, ma di quale regione, stranieri. Il riconoscimento dei locali non è un problema: al massimo potrei sbagliare la valle alpina di provenienza, ma anche questo accade raramente: infatti dopo trent’anni di residenza, distinguo facilmente Rivani, Solandri, Nonesi, Fiammazzi, Roveretani, Trentini, etc.. E poi, come si fa a non individuare il turista di Parma (vocali molto laaaarghe!) rispetto al reggiano? Romani, Napoletani e Siciliani – d’altra parte – riconoscerli è come rubare in chiesa: troppo facile! Ma insomma, basta: queste sono solo esemplificazioni, perché volevo parlare di sociologia non di “etnia”, sociologia nella sua espressione più semplice e banale: comprensione studio della società (e della persona), nel caso mio, “di provenienza”.

imagesLa risalita in seggiovia per andare a sciare sulla neve ti aiuta. Per una serie di motivi. Innanzi tutto ogni passeggero è rivolto in avanti, cioè non si è uno di fronte all’altro. Ciò crea una sorta di moderna grata confessionale che aiuta ad aprirsi all’altro, senza vergogna o reticenza. Inoltre ormai tutti indossiamo un casco dotato di occhiali-mascherina che “mascherano” il volto ed  aiutano a vincere una certa sorta di diffidenza che spesso ognuno di noi nutre per lo sconosciuto.

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Insomma, siamo ben lungi dall’affrontare la responsabilità del Volto dell’Altro, di quel Volto che sta alla base della filosofia di Emmanuel Levinas (foto accanto), secondo i quale “… il Volto dell’Altro ti interroga e si aspetta una risposta da te”. Ma allora, in mancanza dell’interrogazione del Volto, come iniziare? Semplice. Con un “Buongiorno”, seguito da una considerazione sulla qualità della neve, l’affollamento delle piste, la temperatura, etc.. Ti accorgi subito se l’Altro è disponibile o meno (al 90% riscontro disponibilità piena). Se poi fra i tuoi compagni di viaggio vi sono bambini, allora sfoderi la tua qualità di nonno di una bimba di sei anni, sciatrice anch’essa, ed il gioco è fatto. Il gioco è fatto, il ghiaccio è rotto. E cominciano le scoperte. La scoperta di Persone che hanno le tue stesse aspirazioni, i tuoi stessi hobby, i tuoi stessi problemi, persone che conoscono persone che tu stesso conosci (“in tre passaggi arrivi al Papa: parroco, Vescovo, Papa” diceva quel tale).

In alcuni casi si arriva a parlare di lavoro, a confrontarsi anche su questo piano. L’unico discorso che evito è quello politico, perchè in caso di (forti) contrapposizioni – sempre possibili – nessuno degli interlocutori, al crescere della tensione, potrebbe scendere dalla seggiovia “anzitempo” per evitare che il confronto diventi “scontro”.

Ecco, mi accordo che mi sono già dilungato troppo. Volevo solo segnalare questo nuovo aspetto di una possibile indagine sociologica augurandomi che qualche sociologo “vero” ben più preparato e attento di me, che sono solo un ex manager di SpA, “vile meccanico manzoniano” della sociologia, approfondisca l’argomento.

Buone sciate sociologiche a tutte e a tutti!

P.S.: vi è poi anche la “sociologia della bicicletta”: esci da casa da solo e rientri accompagnato da nuove conoscenze che talvolta poi diventano vere amicizie. Ma questa è un’altra storia e ve ne parlerò in un prossimo post (per non parlare della sociologia di sciatori-ciclisti … v. post precedente!)

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CHI SCIA A CAPODANNO SCIERA’ TUTTO L’ANNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Gennaio, 2017 @ 3:00 pm

Detto altrimenti: evvabbè, lo ammetto, ieri sera non ho fatto i “dovuti” stravizi … (post 2600-1°/2017)

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Gli impianti aprono alle 08,30 ma è meglio prevenire …

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Ma volete mettere? Vabbè … aspettiamo la mezzanotte, ma poco alcool e tutti a nanna! Questa mattina come al solito, bonora, al tornello degli impianti di risalita di Andalo. Le prime discese … una favola! Piste biliardo, deserte, velocità max registrata 92 kmh! Una punta, lo so, lo so che non si deve fare, ma che volete, se non le facciamo da giovani (nonni) queste cose, quando le faremo mai!?

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Le piste verso nord, ottimamente innevate

Sciare … da soli? Quando mai! In Funivia: ciao, Buon Anno. Anche a lei. Ma no dammi del tu. E’ fatta. Lui è Giancarlo, di Ancona. Circa 14 anni meno di me ma con la mascherina sugli occhi e il casco in testa mi sapete dire voi quale differenza fa? E poi lui viene da Ancona, una settimana, dieci giorni … io in Paganella ci vivo tutte le mattine, volete mettere la differenza di allenamento? Comunque è uno sportivo: scia bene, è un forte ciclista: solo per dirne una: nel luglio prossimo con alcuni amici da Ancona andrà in bici ad Auschwitz in Polonia, in otto giorni! Detto, fatto: mi manderà il programma e noi di FIAB Trento li accompagneremo … chessò … dal “confine di Stato” sud (Borghetto all’Adige) al confine di Stato nord (Austria).

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Ecco lo spettacolo dalla Malga Zambana … che si ripeterà appena arriverà la neve anche quest’anno!

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Giancarlo: sci, bici ma non basta: è arrivato in finale nel campionato italiano di danza, insieme alla moglie. Ecco, vedete … lo sci e la bici  e la musica (in questo caso, della danza) uniscono le genti e la gente! Dopo un pausa caffè alla Malga Zambana e salutare l’amico gestore Mirco, a casa di volata per i due concerti di capodanno: quello austriaco dal Musikverein di Vienna e il nostro dalla Fenice di Venezia.

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                 Malga Zambana con la neve

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Ecco, ragazzi, ho pensato di scrivere questo post leggero come primo post dell’anno, anche se i motivi per essere seri e preoccupati non ci mancano certo … Nel frattempo ecco qui Giancarlo e consorte Sandra, dalla pista da ballo alle piste della Paganella!

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P.S.: Buon Anno Nuovo a tutte e a tutti, anche se …

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Dati “di ascolto” dei miei post nell’anno 2016, ovvero quanto avete letto i miei post: 44.916 sessioni per un totale di 62.984 pagine, durata media di ogni sessione, 62 secondi, il che vuol dire che mi avete letto per 2,88 ore al giorno, con un tasso di fidelizzazione del 27,5% (che mi dicono essere ottimo). Insomma, il mio “libro” elettronico è stato letto per quasi tre ore al giorno! Pertanto  ringrazio tutte e tutti voi, carissime lettrici e cari lettori, perchè ogni libro, articolo, post etc.  non nasce quando viene scritto ma solo se e quando viene letto. Grazie ancora, quindi e … nuovamente … Buon Anno!

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E’ SOLO CHE VOLEVO ARRIVARE A FINE ANNO CON UN NUMERO TONDO …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2016 @ 8:30 pm

Detto altrimenti: questo post non dice nulla, o quasi, dai non leggetelo, leggete il prossimo …. (post 2599)

… e invece lo state leggendo. Io vi avevo avvertito, ma tant’è …. sapete, una volta mi era venuta un’idea pazza: all’interno di una lunga relazione di lavoro inerire improvvisamente una barzelletta … solo per vedere se poi la mia relazione sarebbe stata letta. Probabilmente, se avessi messo bene in evidenza l’oggetto e gli obiettivi del mio intervento, preavvertendo che alla fine il lettore avrebbe trovato, scritte in grassetto, le conclusioni, probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto. Ma poi non ho mai avuto il “coraggio aziendale” di fare una cosa simile … Evvabbè … se rinasco … forse …

Questa sera invece mi sono detto: l’ultimo post dell’anno 2016 … cosa scrivere se non gli scontati “auguri”? E poi, questo post potrebbe essere anche il primo post del 2017? No, ragazzi, non potrebbe, se non altro perché la procedura dell’editing numera progressivamente e automaticamente ogni post. E allora il problema: scriverlo e postarlo come ultimo del 2016 o primo del 2017?

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E allora … allora facciamo così: questo finisce qui, con quegli auguri “scontati” ma sinceri per voi, gentili lettrici e affezionati lettori, e per le vostre famiglie, per voi che a centinaia mi leggete ogni giorno (in questi giorni di festa, lo confesso, solo a decine, ma è comprensibile): il post n. 2600 sarà il primo del nuovo anno per ripetere l’Augurio che formulo già questa sera, un Augurio di Speranza.

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Un cordiale saluto dal vostro blogger preferito (è così, vero?) …

Riccardo

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LA DIFFICILE REGGIA DI CASERTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2016 @ 7:41 am

Detto altrimenti: vedete ben che gli argomenti per scrivere un post si trovano …. (post 2598)

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Oasi di bellezza salvata dal cemento, come il Parco Reale di Monza … chissà come è stato possibile, come è accaduto … mistero!

Ieri, 29 dicembre 2016, stavo cercando di realizzare una mission che si stava dimostrando quasi impossible: acquistare due biglietti per la visita alla Reggia di Caserta per la giornata del 6 gennaio 2017. Vado sul sito ufficiale della Reggia: vi si parla di tutto e di più – soprattutto di eventi superati, vecchi di un anno – tranne che del modo di acquisto on line dei biglietti. Vado sul sito Ticketone e vedo che si può procedere all’acquisto solo per visite entro il 31 dicembre. Telefono al sito Ticketone (€1,80 al minuto!): musichette varie, poi opzioni varie, infine tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, ci dispiace per l’attesa, restate in linea per non perdere l’ordine di prenotazione … tutto ad €1,80 al minuto! Infine una vocina: “Desidera?”. Ecco, io desidero … “Spiacenti, al computer vediamo solo fino al 31 dicembre …” Ho capito, grazie.

Ritorno sul sito ufficiale della Reggia. Cerca e ricerca … ecco: fra le righe scopro un numerino di tel piccolo piccolo: 0823 448084 (si vede che le Loro Maestà non vogliono essere telefonate). Sono le 16,30: telefono: niente da fare, mi risponde una voce stanca, in un italiano con un forte accento partenopeo “il servizio è attivo dalle 09,00 alle 16,00”. Ah … mi pareva … Evvabbuo’ … richiamerò domani.

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E se ne vendessimo la gestione alla Francia?

Mi viene spontaneo il confronto con un altro mio viaggio di pochi anni fa a Parigi: la Francia on line, immediata, precisa, completa, veloce per ogni prenotazione, ogni acquisto: il Louvre, la Sacra Cappella, il battello sulla Senna, la Gare d’Orsay, etc.: tutto, facilmente e subito. Fra qualche ora telefonerò al fatale 0823 448084: spero di non sentirmi dire che 6 gennaio, Epifania, la reggia è chiusa al pubblico, anche perché nel frattempo ho prenotato e pagato l’Hotel … evvabbuò, signurì, che vvulite … tenimme famiglia pure nuie … è festa … ‘e criature … a’ Befana … i regali … e poi, chella a reggia, ve la putite pure guardà da luntane o se vvulite anche a  o cumpiutèr … che sarrà mai … e poi … chille  o re nun ce sta cchiuù … o sapite o no? E vuie ce vulite far faticà pure i iuorni ‘e festa …

Uei, ho richiamato! Non c’era il tasto n…. da calcare per acquistare i biglietti e allora mi sono fatto furbo: ho calcato il tasto della “modifica prenotazioni”: mi risponde una signorina molto pronta, cortese … no, mi dispiace, l’acquisto biglietti solo tramite Ticketone … ma non è aggiornato, replico io  … Abbiamo sollecitato, risponde. Io dico: senta signorina, io amo la vostra regione … mi dicono che  sono un napoletano mancato … ma non è possibile che oggi 30 dicembre non siano pronte le procedure di acquisto on line per il 6 gennaio … Abbiamo sollecitato, mi dice. Vabbuò, rispondo, è la differenza fra l’efficienza e l’efficacia: siete stati efficienti ma non avete ottenuto il risultato, è mancata l’efficacia. Grazie assai, signurì … siete stata gentile: la saluto con un marcato accento napoletano …

Comunque una cosa l’ho appurata: il sei gennaio sono aperti!

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SCIARE OGGI IN PAGANELLA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Dicembre, 2016 @ 4:12 pm

Detto altrimenti: un VIP racconta       (post 2597)

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Da Cima Paganella verso il Garda

VIP, Vecchietti In Pensione. Siamo un gruppetto che la mattina bonora (in dialetto trentino chi è mattiniero si chiama “bonorif”) facciamo a gara a chi arriva prima agli impianti di risalita di Andalo, ben prima che essi “aprano”. L’orario sarebbe alle 08,30, ma volete mettere … essere lì prima degli addetti, prima del personale dei vari rifugi sulle piste? Intanto posteggi l’auto a pochi metri dalla partenza; poi appoggi gli sci al pannello del cancelletto d’entrata; infine, al “Via!” uno scatto e sei sulla prima cabinovia! All’arrivo, altra corsetta (con gli sci ai piedi!)  e sali sulla prima seggiovia: insomma, da Trento: dallo “status pigiama” alla Cima Paganella, 90 minuti!

E qui comincia il bello. Le piste tirate a specchio, neve ottima, nessuno sciatore oltre noi! Volate fantastiche (l’altro giorno uno di noi ha registrato una punta max di 92 kmh!). Ma non solo velocità, bensì anche “auto lezione” di sci. Infatti ti puoi concedere che tutta l’attenzione sia rivolta al perfezionamento della tua sciata. Come segue:

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Meglio soli che male accompagnati …

Il peso: sempre centrale, per ottenere ciò, tu devi portarlo in avanti: il che si ottiene portando le mani avanti, un po’ in basso; portando un po’ di pressione dello scarpone sugli stinchi; sciando “in punta di piedi” nel senso che dentro lo scarpone il tuo piede cerca di stare “sulla propria pianta anteriore”. Infatti se il peso è centrale (lo si ottiene portando il peso avanti), lavora tutto lo sci. Altrimenti solo le sue code, e tu “derapi”, ovvero “ti slitta il posteriore”.

Le gambe: andrebbero separate ma noi veci abbiamo imparato a sciare a gambe unite ed allora … allora si compensa allargando le braccia. Tuttavia, poichè abbiamo sci “sciancrati” (i miei hanno un raggio di curvatura di 14,5 metri), se vuoi fare curve più strette e rotonde, allarghi un po’ le gambe è lo sci arrotonda, disegna e  chiude meglio la curva.

Sul ripido: se in curva prendi troppa velocità, o se semplicemente vuoi controllare meglio gli sci sul ripido, all’uscita di curva abbassare molto la mano a valle, il che porta un incurvamento a valle dell’intero corpo. Se non basta, fai lavorare anche lo sci interno, caricando il peso anche su quello.

Il corpo: flesso in avanti, armonicamente, con snodi operanti contemporaneamente alle caviglie, alle ginocchia, alla pancia, alle spalle.

La spigolatura degli sci. Se il corpo è ben centrato e la neve è buona, puoi spigolare di meno, appiattire lo sci e fili via senza sollevare sbuffi di neve: veloce e silenzioso.

I bastoncini (racchette, in dialetto “volantini”). Sciando veloci ti accorgi del vantaggio che ti danno quelle in carbonio, leggere e sottili: più agevoli nell’essere mantenute in posizione, meno resistenti all’aria (le mani sempre avanti: i bastoncini sono manovrati – movimentati con movimenti del polso).

Il ritmo: sciare canticchiando un valzer.

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“Mirco, una cioccolata calda, al volo … grazie!”

La scelta delle piste: le percorriamo tutte, in una scientifica successione che tiene conto della loro esposizione, ripidezza e grado di (limitatissimo) affollamento.

La sosta. A metà mattinata, a scelta, da Mirco Michelon alla Malga Zambana, una tazza di cioccolata calda (io); un bianco o un caffè (altri).

Quanti giorni sciamo all’anno, noi VIP? Un certo Paolo, 111. Io solo 50. Altri, a seconda dei casi.

A mezzogiorno … a casa! Infatti le piste cominciano ad essere un po’ troppo affollate per i nostri gusti di VIP viziati! E poi oltre tre ore di sci con circa 6500 metri di dislivello discesi in media, possono bastare, che poi al pomeriggio noi VIP gh’aven ben da far altri mistéri … (gh’aven … “abbiamo”, a Trento. A Rovereto invece si direbbe gh’avem).

La nostra età? Oltre i 70 a testa. Oltre di poco ma oltre.

P.S.: quando il tuo cervello ed il tuo corpo gestiscono  automaticamente tutte le variabili di cui sopra, allora puoi dire di “sapere sciare”.

POST-FAZIONE: INCONTRI IN FUNIVIA

“A me mi” (lo so che non si dice a me mi, ma a me mi piace dirlo!) … a me mi piace parlare con la gente in funivia/seggiovia. Incontri.

Un giovane con una leggera inflessione tedesca: si, i miei sono di Molveno, emigrati in Germania dove sono nato io, lavoro in Germania, sono un tecnico programmatore di torni, siamo felici …

Un  giovane papà di Tolentino, mi racconta la tragedia del terremoto: si, la mia casa ha retto, una palazzina nuova di tre piani, io abito al terzo, balla tutto, si aprono le ante degli armadi, si rovescia l’acqua dai bicchieri, ma che volete che facciamo? Ho due figli piccoli, una notte le scosse mi hanno svegliato, mancava la luce, non riuscivo a trovare mio figlio … si era riparato sotto il letto …

Una coppia di Forlì: voi non la conoscete ha gli occhi belli, Eulalia Torricelli da Forlì … Forlì? Racconto: ci sono passato in bicicletta, salendo fino a Predappio e poi ancora avanti, fino in Toscana … La neve … voi di Forlì tre inverni fa ce l’avete rubata, ben tre metri da voi e qui scarseggia …

Altri amici di Parma (Perma): ma … siete voi che avete la testa quadra? No … sono quelli di Reggio Emiolia …Si ma a voi gli spigoli li hanno rosicchiati i topi! Si, però noi di Perma abbiamo la banconota da 10 euro più laaaarga!

La “chicca” della giornata: una giovane signora … Ho la casa ad Andalo, risiedo a Singapore, 12 ore di volo … In Cina si scia ma nel nord del paese a 20 gradi sotto zero, non è cosa … in Giappone? Solo due ore di volo, ma qui ho la casa, i parenti, gli amici … Complimenti signora, la prima cabinovia della mattina, non è da tutte le signore essere così mattiniere!

Ai Forlinesi, ai Parmensi-Parmigiani e alla Singaporese ho dato il mio biglietto da visita di blogger: dai, intervenite, commentate … vi aspetto!

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