REFERENDUM COSTITUZIONALE? EBBENE, SI!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Novembre, 2016 @ 6:16 amDetto altrimenti: non lasciamoci strumentalizzare dall’incoerenza, dalla superficialità , dall’opportunismo politico!  (post 2560) (sull’argomento, si vedano anche alcuni post recenti)
Dice … se voti SI, se approvi la riforma, dai ragione a Renzi che ha reso il l’Italia “schiava dell’UEâ€. Dico: eh NO, ragazzi miei, scialla, calma! A questa affermazione, ma solo in questo caso, dico NO. Infatti:
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il nostro indebitamento pubblico è molto elevato;
- dobbiamo evitare di spaventare le istituzioni finanziarie internazionali che a scadenza ri-sottoscrivono i nostri titoli;
- queste istituzioni sono i nostri veri “padroniâ€, non l’UE che ci invita e impone di contenere il debito;
- in questa situazione ogni governo, anche se “politico†può fare solo interventi tecnici, stiracchiando di qua e di là una coperta molto corta;
- per uscire da questa situazione, dobbiamo semplificare l’apparato, renderlo trasparente, riposizionare le priorità , far funzionare governo e parlamento (basta con le decine di migliaia di emendamenti alle leggi!
- Le modifiche della Costituzione previste dalla proposta sottoposta al referendum dei cittadini si muovono in questa direzione. Infatti:
- La riforma NON tocca i valori fondamentali della Costituzione, quelli che la fanno definire “la più bella del mondo! Le modifiche riguardano solo la parte seconda, quella “organizzativaâ€, che necessita un aggiornamento.
- I principi fondamentali della riforma sono stati proposti e sostenuti da quasi tutti i partiti nel corso della prima parte della discussione (molti degli attuali oppositori hanno votato la riforma nel corso delle prime due/tre letture!).
- I futuri senatori saranno eletti dal popolo in maniera diretta: infatti sdaranno consiglieri regionali (scelti con le preferenze personali!) o sindaci (scelti con preferenze personali!). Una rappresentanza addirittura più democratica di quella prevista per i deputati, scelti dalle segreterie dei partiti grazie all’ordine di inserimento nelle liste…
- I futuri senatori saranno in numero molto inferiore agli attuali e NON saranno pagati!
- La riforma non apre la strada ad un aumento dei poteri del Presidente del consiglio, che restano invariati rispetto al testo in vigore. Inoltre è previsto uno statuto delle opposizioni che avranno nuovi diritti!
- La riforma riduce il delirante contenzioso tra Stato e Regioni sulle competenze “misteâ€, riducendone il numero.
- La riforma accelera l’iter delle leggi, non solo perché elimina il passaggio plurimo dei testi da una camera all’altra in caso di difformità anche di un solo aggettivo, ma soprattutto perché (e non lo dice nessuno, chissà perché) elimina il tempo morto tra l’approvazione da parte della camera e quella successiva da parte del senato! Non è il “ping pong†il problema, è il doppio passaggio (possono trascorrere poche settimane, ma a volte molti mesi o anni prima che il senato metta in calendario una legge già approvata dalla camera).
- Non possiamo accettare che i FATTI della proposta referendaria siano contestati con le PAROLE di chi dice: bocciamo questi fatti, poi io farò meglio.
- Con il NO, a chi è posto a governare si contesta il fatto che … cerchi di governare!
- Con il SI non si esprime un voto politico, bensì un voto di democrazia.
Grazie per avermi letto
P.S.: se volete votare SI, fate una croce sul simbolo SI. Se volete votare NO, cancellate con rabbia il simbolo SI con una crociaccia sopra, ben calcata, che si capisca il vostro stato d’animo!
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SI SI … NO NO … NO NO … SI SI …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Novembre, 2016 @ 3:49 pmDetto altrimenti: il referendum come una vecchia canzone anni ’50    (post 2559)
“… Si si, no no, no no si si, noi donne belle siam così, che per un po’ diciam di no, ma poi finiam per dir di si … Andiamo corriamo, la vita è una gioventù; il tempo che abbiamo se passa non torna più …â€
Sono le parole banali di una canzonetta trasmessa dalla radio del dopoguerra. Ecco, io spero proprio che oggi quelle novelle “donne belle†(belle si fa per dire!) dei molti nostri parlamentari e di chi li segue, alla fine finiscano per dire (scrivere) di SI sulla scheda del referendum costituzionale.
Infatti, si tratta di una storia che parla da sola. Inizia nell’aprile 2013, quando il parlamento italiano ha toccato il fondo della propria inconcludenza, non riuscendo ad eleggere il Presidente della Repubblica. I rappresentanti dei maggiori partiti vanno con il cappello in mano da un Vecchio quasi novantenne pregandolo di accettare il reincarico. Questi a malincuore accetta, a condizione che il parlamento si impegni a fare le riforme che impediscano il ripetersi di situazioni analoghe. E’ qui che i perlamentari toccano il massimo del ridicolo: di fronte ad un Presidente molto severo che li redarguisce, costoro applaudono calorosamente!
A portare avanti le istanze del vecchio Presidente della Repubblica è un giovane Presidente del Consiglio, che con grande determinazione e superando non pochi ostacoli interni al suo stesso partito, riesce a concordare con buona parte dell’opposizione una riforma della Costituzione.
Questa riforma, che ha come primo obiettivo la governabilità del paese e cerca di superare anche altri ostacoli al funzionamento ed alla correttezza delle istituzioni, viene approvata con ben sei votazioni, tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.
Se non che, improvvisamente, per un motivo che con la riforma non c’entra per nulla, una parte della coalizione si sfila. Il giovane primo ministro prosegue caparbio sulla sua strada e miracolosamente la porta al giudizio popolare. Chi vogliamo promuovere, il Vecchio ed il Giovane, due “testardi” Presidenti, oppure gli inetti e ridicoli parlamentari che invitano a dire no ad una riforma che per ben sei volte hanno approvato in Parlamento?
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IL CAPPELLAIO MATTO (ovvero l’Unione per il Trenino)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Novembre, 2016 @ 7:33 am.
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Detto altrimenti: S. Natale, una favola davanti al fuoco, per piccoli (… e per grandi!)           (post 2558)
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C’era una volta un paesino sperduto in mezzo alle montagne dal quale si dipartiva una linea ferroviaria a vapore che consentiva a quegli abitanti di recarsi nelle città lontane lontane per conoscere gente, confrontarsi, scambiare esperienze, commerciare e migliorare in tal modo il proprio futuro ed anche per andare a comperare i regali di Natale per i loro bambini. Ora, dovete sapere che il governo centrale di quella regione stava pensando di eliminare quel trenino, la cui gestione era giudicata troppo costosa. Per tutelare questa loro possibilità gli abitanti si costituirono un Gruppo Autonomo, l’ UPT-Unione per il Trenino ed iniziarono a organizzare la gestione dei convogli ferroviari in modo sempre più economico e comunque secondo regole democratiche per quanto riguardava il rispetto dell’ordine delle prenotazioni nella vendita dei biglietti.
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Un bel giorno, anzi, si dovrebbe dire un brutto giorno, proprio la persona che aveva lanciato l’idea della costituzione dell’UPT, volle impadronirsi della gestione del trenino per riservare le poltrone più comode, quelle della prima classe, a se stesso e ai suoi amici, a prescindere dalle prenotazioni degli altri viaggiatori. Poiché la maggioranza degli associati gli era contro, costui si mise alla guida di un ristretto gruppo di paesani e organizzò un Cantiere il quale deviò i binari della linea ferroviaria sino a indirizzarla verso destinazioni diverse da quelle che la stragrande maggioranza dei paesani – tutti iscritti all’UPT – aveva deciso di  raggiungere.
Si creò in tal modo una contrapposizione fra due gruppi di paesani: quello di chi apparteneva all’UPT e quello degli operai del Cantiere. I primi erano più numerosi, ma i secondi si erano impadroniti di tutte le pale e picconi disponibili in paese ed in tal modo volevano imporre con la forza la loro decisione. Ora, dovete sapere che il Capo Cantiere sperava, con questa mossa, che gli aderenti all’UPT avrebbero abbandonato quella associazione, vista l’impossibilità di raggiungere le loro mete. E invece sapete cosa successe? Che quelle persone confermarono di rimanere fedeli al loro progetto, per combattere la violenza degli operai del cantiere.
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Il cuculo depone il suo uovo nel nido altrui e se si accorge che non è ben covato o che poi  il pulcino non è ben nutrito, arriva al volo e distrugge l’intero nido.
La questione rischiava di finire di fronte ai giudici, per cui il Capo Cantiere, che come ricorderete era lo stesso che aveva fondato l’UPT, decise di regolarizzare formalmente il suo nuovo gruppo. Cosa fece? Poiché si sapeva che i giudici avrebbero potuto fare riferimento all’UPT, smise di chiamare il suo gruppo cantiere e lo chiamò … UPT! Ovvero, mise il suo cappello da capo cantiere in capo alla stessa organizzazione originaria, benchè sostanzialmente trasformata rispetto allo spirito ed alle regole che proprio lui aveva inizialmente stabilito. In altre parole, temendo di essere accusato di avere deviato i binari del trenino con un intervento esterno all’UPT, rimettendo il suo cappello sulla stessa UPT cercava di trasformare una sua violenza portata dall’esterno in un fatto deciso all’interno della stessa organizzazione UPT.
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E fu allora che fra la gente cominciò a circolare una battuta e a chiamare quella persona con l’appellativo di “Cappellaio mattoâ€. Cappellaio (con riferimento al cappellaio della favola “Alice nel paese delle meraviglieâ€) in quanto si appropriava di volta in volta del potere trasformando l’associazione secondo il modello a lui più conveniente rispetto ai suoi scopi personali, in pratica  “mettendo il proprio cappello†anche sulle iniziative di chi gli si opponeva, per sconfiggere gli oppositori dal loro stesso interno. Matto, perché quel suo operare era anomalo, senza un senso comune, bensì aveva senso solo per lui stesso e la sua ristretta cerchia di amici.
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Giorno dopo giorno, però, tutti capirono quanto il suo agire fosse mirato solo a riservare a se stesso e ai suoi amici le migliori poltrone (sui vagoni del trenino … cosa stavate pensando!?), in paese si radunò una grande folla che sottrasse le pale e i picconi a quegli operai, ripristinò la linea ferroviaria e ristabilì il rispetto delle regole democratiche nella vendita dei biglietti: in tal modo tutti – secondo l’ordine di prenotazione del biglietto – poterono andare in città ad acquistare i regali per il S. Natale dei loro bambini.
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Buon Natale a tutte le mie lettrici e a tutti i miei lettori!
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LEI E’ FAVOREVOLE O CONTRARIO …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Novembre, 2016 @ 3:41 pmDetto altrimenti: … alla riforma costituzionale?      (post 2557).
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Io sono favorevole, innanzi tutto per un motivo: la modifica che consente al premier di portare alla discussione e all’approvazione con precedenza i disegni di legge che ritiene più necessari al Paese. Infatti chi contesta questo fatto, contesta a chi governa di … voler governare! A mio avviso invece la nuova norma, potrebbe – quanto meno – essere interpretata come un atto di legittima difesa contro una prassi antidemocratica, poco seria e sabotatrice: quella  delle migliaia di emendamenti fasulli presentati solo per ritardare sine die la discussione seria.
Io voto SI ma temo che vincerà il NO per un motivo serio, ragionato, una questione di principio:  infatti tutti coloro che si vedrebbero sottrarre una poltrona o diminuito lo stipendio (e sono tanti: loro, le loro famiglie, i loro amici, le loro clientele, gli aspiranti al loro posto, etc.) voteranno tutti e voteranno NO: anche quelli che ora stanno dicendo di votare SI.
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E VOLA VOLA VOLA …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Novembre, 2016 @ 5:11 pmDetto altrimenti: passeggiando lungo il Fersina (post 2555)
Quando che vado in giro a pa-asseggiare
Non so quante idiozie dovrò incontrare
Se vedo quello che-e gettano intorno
Mi chiudo in casa fermo per tutto il giorno.
E vola vola vola e vola il cestinello
O come è furbo e grande quel micro cervello …
E lancia lancia lancia e lancia l’imbecille
Che dentro capa sua non fa le scintille …
Prossimo lancio suo c’è da ben sperare
Che dopo aver lanciato non stia a mollare
Sicchè nel fiume dritto come un gran sasso
Possa finirci lui co-on gran sconquasso.
E vola vola vola e vola il cestinello
O come è furbo e grande quel micro cervello …
E lancia lancia lancia e lancia l’imbecille
Che dentro capa sua non fa le scintille …
.                                                  (Campo popolare di anonimo abruzzese)
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FIORI D’AUTUNNO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Novembre, 2016 @ 1:37 pmDetto altrimenti: un post breve, per fare media con il precedente ….. (post 2555).
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Fiori d’autunno. Ha smesso di piovere, alluvioni in Italia, qui no. Si prevedono giornate di sereno e freddo … così i cannoni potranno sparare. I cannoni da neve, per fortuna, qui da noi … solo quelli!
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Fiori d’autunno. Nel frattempo le piccole api ancora insistono a succhiare la vita … Ecco … due foto con il telefonino, per rilassare le mie lettrici, i miei lettori e … me stesso!
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Buona domenica!
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UNA GIORNATA PARTICOLARE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Novembre, 2016 @ 7:22 amDetto altrimenti: … anzi due!                               (post 2554)
No, amici, non si tratta del bellissimo film di Ettore Scola (1977) con la Loren e Mastroianni, no. Ma di due giorni vissuti qui a Trento, venerdì e sabato appena trascorsi …
Venerdì eravamo in America, nell’Hotel America, ospiti della proprietaria Maria Teresa Lanzingher, insieme a Roberto Sani e Donatella Conzatti:  una conferenza stampa di amici che hanno riaffermato la propria dignità e autonomia di pensiero di fronte al tentativo di soffocare due valori fondamentali del nostro vivere civile: la Democrazia e l’Autonomia, appunto. Ieri poi, sabato … non vi dico! Anzi si, vi … scriverò qui sotto! Trento è una città viva … dire che respira sarebbe sminuente! Infatti, più che respirare, “si ossigena a pieni polmoni†come un sub che si prepari ad una immersione in apnea. Il respiro? Lo toglie a te se hai la pretesa di volerla seguire in tutte le sue tantissime manifestazioni, in tutti i momenti di socializzazione e culturali! Ma veniamo al dunque di ieri. (A fianco: contro la violenza non solo fisica, ma anche psicologica e “politica”).
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Ieri, sabato, sempre in America (v. sopra), una conferenza sul Si/No del prossimo referendum, tutta di Donne (Donna, dal latino Domina, padrona di se stessa!) nel corso della quale si è contrapposto il “fatto†di un tentativo di aggiornamento  della Carta Costituzionale, alle “parole†di chi dice no, dite no che poi noi faremo meglio. Parole contro fatti. Ma poi, quasi automaticamente, si è trattato anche del problema della proposta di legge provinciale ( a firma Lucia Maestri) sulla parità di genere, in attuazione di quanto previsto dalla nostra Costituzione, per far sì che la nostra Terra non sia ultima in Italia a raggiungere questo risultato di civiltà . Come rischia di accadere “grazie” ai quasi 5000 emendamenti proposti dalla maggioranza maschilista!
La bellezza della riunione? Che le conferenziere appartenevano ad una gamma variegata di schieramenti politici, il che ha un significato molto profondo rispetto a  tutti coloro che “fanno politica†solo strumentalmente a vantaggio della loro posizione personale (si legga: “mantenimento della –“ ) e non per affermare qualcosa di buono “a prescindereâ€. E poi, a dimostrazione che questo risultato (dell’agire sulla base del raggiungimento di un obiettivo condiviso) meglio si raggiunge dalla politica al femminile, meno astiosa, puntigliosa, autoreferenziale e aggressiva della politica al maschile.
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Dice … ma tu, caro il mio blogger …tu non ti rilassi mai? Certo raga! Infatti, subito dopo, eccomi al bellissimo concerto organizzato dalla Associazione Ars Modi (Presidente il pianista compositore Edoardo Bruni), concerto della arpista Flora Vedovelli che ha eseguito musiche di M. Tournier, A. Roussel, G. Faurè, C. Salzedo, V., Palermo, A. Caplet e dello stesso E. Bruni. Edoardo, un amico, ci ha spiegato la sua tecnica compositiva e la tecnologia dello strumento. Il tutto seguito da una esecuzione magistrale in un ambiente magico, la sala affrescata della SOSAT di Trento.
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Ok, direte, giornata finita? Quando mai! A cena, direte voi … Quando mai! Via, di corsa in quel di Sardagna, un quarto d’ora di strada in arrampicata libera sui tornati che salgono al monte Bondone: nella Chiesa Parrocchiale, ad assistere al recital “1914 Degasperi e il Papa†(Benedetto XV°, n.d.r.), uno spettacolo di e con Luigi Sardi, voce narrante (anche di) Antonia Dalpiaz, accompagnamento musicale (chitarra e fisarmonica a bocca) e canto: Piergiorgio Lunelli.
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La chiesa, piena di gente. Il testo di Luigi (altro caro amico) … Luigi, chi era costui? Anzi chi è, perchè classe 1939 gode di ottima salute! Luigi è stato giornalista, oggi è un ex giornalista, un documentarista (nel senso che rende pubblica la sua ampia documentazione raccolta in 50 anni di lavoro), uno scrittore sulla vita e storia locale, un prezioso testimone del passato a vantaggio di un futuro possibilmente migliore. Grazie Luigi!
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Antonia, altra persona amica, Donna (v. prima) di cultura, di interessi a pratica artistica, poetessa, attrice e regista teatrale. Una coppia formidabile. La musica poi … il canto di Piergiorgio Lunelli … quelle canzoni “di guerra†che hanno accompagnato l’esposizione della “Tragedia ’15 – ‘18†… gli ho chiesto di mandarmi l’elenco completo delle sua esecuzioni … ma intanto vi segnalo quelle che ricordo: “Stelutis Alpinis†nella edizione in lingua italiana di Francesco De Gregori arricchita da due strofe nell’originale lingua furlana (friulana); “Siam prigionieri di guerraâ€, in Siberia; “Stille Nacht†come fu cantata dai soldati tedeschi durante l’armistizio spontaneo del Natale 1914 sul fronte occidentale, insieme ai fratelli inglesi, con i quali poi intonarono l’Adeste Fideles …; “Ta pumâ€, e molte altre.
L’azione di Alcide Degasperi, la cui famiglia era originaria proprio del paese di Sardagna, di quel giornalista trentino cioè “austriacoâ€, di quell’ “odiato cancelliere ti prenderemo a calci nel sedere†che ebbe l’idea, l’ardire il successo di riuscire a farsi ricevere dal Papa per sollecitare il suo invito alle potenze in conflitto a che decidessero la Tregua di Natale prodroma alla Pace del Natale, ovvero alla fine della strage. Una strage degli innocenti da fare impallidire quella del “povero†Erode! Infatti nella guerra del ’15 – ’18 , come in tutte le guerre di ieri e di oggi – si sono uccisi milioni di innocenti! Quella guerra finì, ce ne siamo concessi una seconda, e poi altre a decine: oggi una “terza guerra mondiale a scacchiera”  o a rate se preferite, nella quale si utilizzano le seguenti armi: la fame; le malattie; la schiavitù; il colonialismo economico; la sproporzionata  disuguaglianza sociale ed economica a livello planetario; l’egoismo della nazioni ricche; lo sfruttamento del lavoro altrui; la pazzia di novelli Hitler; i nazionalismi; la distruzione della natura; etc.  Ah, dimenticavo: anche le armi “tradizionaliâ€: armi da fuoco e da taglio. Vabbè, si … ma quelle le armi tradizionali, si sa, ci sono sempre state …
E per finire, sul mormorio del Piave … “non passa lo straniero” … Ma … lo straniero erano molti dei nostri nonni! Fratelli diventati nemici … per ordine di chi?
Subito dopo, tutti nella sala di lettura per un rinfresco (che per me era la cena! Alle 22,30 … ma quanto panettone mangia quello li?). Mia moglie Maria Teresa – insegnante in pensione – parla con un vicino: Sardagna … 25 anni fa a Trento avevo un’alunna di Sardagna, una bellissima bambina bionda che quando nevicava arrivava con dei bei stivali bianchi, Eleonora …” “Si – dice l’altro – ecco quelli sono i suoi genitori!”. Un abbraccio, la mamma di Eleonora si ricorda di quella prof … ora quella bimba ha 35 anni ed è madre di due bimbetti … Insomma: una commozione dopo l’altra!
Ecco, fine di una giornata particolare anzi di due Mentre fuori la “gente di fuori”, tanta,  affolla già la nostra bella città ed il suo Mercatino di Natale.
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ALLORA IO ERO … TU ERI ….
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Novembre, 2016 @ 5:22 amDetto altrimenti: giochi d’infanzia e … di oggi!   (post 2553)
Io sono del 1944. Coetanei, ricordate i giochi da ragazzini? Molto da “dopoguerraâ€, molto da indiani cattivi e cow boy buoni: nei “cinema†parrocchiali sciabolate di “arrivano i nostri†ai cattivi indiani e sciabolate (tagli) ai baci fra innamorati. Morale del dopoguerra.
I giocattoli. Si dividevano orizzontalmente e verticalmente. In orizzontale, giocattoli da guerra e tutti gli altri. In verticale, quelli fabbricati in Germania made in USA Zona Germany (ad iniziare dai trenini elettrici) e tutti gli altri.
Giocattoli da guerra: in miniatura (soldatini, cannoncini, carrarmati, etc,); a dimensione “realeâ€, ovvero armi individuali: pistole, fucili soprattutto. E noi si giocava, soprattutto agli … indiani e cow boy. Ma serviva un capo, innanzi tutto quello dei cow boy. In genere si autonominava tale il bambino più ricco, quello che aveva armi in abbondanza per per sé e da armare il nostro piccolo esercito: “Io ero il capo della banda, tu il sottocapo, lui la guida …†E se un altro si permetteva di dire che no, che tutti volevano un altro capo, allora lui diceva che si, va bene, ma allora io ero il capo di tutte le bande di tutta la prateria.
Ecco, quando si perde in un ambito, si va “oltreâ€, ci si pone in un ambito visuale più grande, si vola più in alto, come se la sconfitta al livello inferiore potesse funzionare da spinta per (auto) collocarsi in un livello superiore.
Anche in politica, oggi.
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LAICITA’ (e democrazia, n.d.r.), GRAZIE A DIO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Novembre, 2016 @ 4:20 pmDetto altrimenti: ma se lo ha detto anche Papa Francesco … (post 2552)
Cosa ha detto? Che anche lui ha dubbi, che anche lui è alla ricerca continua della Fede. Ecco, accosto questo atteggiamento al concetto di laicità , intesa non nel senso superficialmente, comunemente (ed erroneamente) inteso di “non religiosoâ€, ma nel senso di “pluralismoâ€. Infatti ognuno non crede, crede o ricerca la fede“ a modo suoâ€. Dice … ma la religione è questa: prendere o lasciare. La religione a scatola chiusa? Potrei anche concordare. Ma la fede è cosa diversa dalla religione: è la ricerca del Tutto da parte di ognuno; non la ricerca da parte di uno per tutti. Ecco la differenza.
Ho copiato il titolo del mio post da quello di un libro di Stefano Levi Della Torre (2012, Giulio Einaudi Ed., Torino). Una riflessione dell’autore è la seguente: “la religione genera laicità , perché apre la strada ad una ricerca senza fine … in ogni risultato raggiunto non vede un punto fermo ma l’apertura ad altre possibilità †… laico è chi pensa che sia impossibile per l’essere umano afferrare le verità ultime … la laicità non deriva tanto dalla negazione della teologia, bensì dalla teologia della negazione, secondo la quale del trascendente si può dire ciò che non è, non ciò che èâ€. Ed è subito “ricerca”.
L’essere umano socializza: un tempo nelle grotte e via via sino alle molteplici aggregazioni odierne. Ma per aggregarsi “orizzontalmente†gli uomini hanno avuto (ed hanno) bisogno di un perno verticale attorno al quale ruotare: inizialmente una divinità . Ma poiché ogni religione ha voluto impossessarsi – facendone proprietà privata – del “simbolo religioso†che invece apparteneva anche a tutti i fedeli di ogni altra religione, ecco che il simbolo religione si è trasformato da fattore di unione in fattore di divisione e di guerra. Quindi gli uomini hanno pensato bene di costruire un diverso simbolo, che invece di scendere dal Cielo sulla Terra, nascesse sulla Terra: la laicità , ovvero il rispetto di ogni diversità . Ecco che la laicità è diventata componente essenziale della democrazia, la quale “ponendo al centro della scena la persona umana in quanto tale, a prescindere dalle posizioni politiche e dal credo religioso, ha costituito il quadro istituzionale meno sfavorevole alla convivenza ed alla competizione pacifica delle idee e degli interessi†(all’opposto troviamo le ideologia totalitarie – religiose o secolari- le quali, propugnando l’eliminazione del male, hanno prodotto le più grandi atrocità e nefandezze).
Tuttavia il successivo disfacimento dei simboli laici (borghesia, proletariato, comunismo, fascismo, stati costituzionali, dimensioni statali e continentali, politica democratica, internet, etc.) hanno generato “solitudine individuale†e la rinascita di una domanda di appartenenza confessionale, gerarchica e prescrittiva. Da qui una ulteriore “reazione laica†e così via. Come se ne esce? Accettando il pluralismo in ogni campo, anche in politica, ovvero con la vera democrazia intesa come potere e libertà (regolata) di ognuno. Ma l’accettazione dell’altro (rectius, delle regole dell’altro) trova un limite: nella non accettabilità (da parte di noi occidentali) del relativismo assoluto: ad esempio quello che legittima la clitoridectomia nelle donne. Come pure - altro relativismo assoluto da evitare –  il mancato rispetto delle decisioni di una maggioranza democraticamente costituita.
Ma “eccesso di relativismo†è anche un sistema (statale) di leggi in cui la sovranità consista nel creare “eccezioni alla legge†e non la legge; non nell’emanare o applicare una legge, ma nel potere di derogarvi. In tale situazione, lo Stato di eccezione è la regola e la democrazia è relegata nei ristretti confini di ciò che non è derogato. Nel Film Schindler List il protagonista, per indurre un capo nazista a graziare un ebreo, gli dice: “Il vero potere degli imperatori romani non era quello di ordinare una esecuzione capitale, ma di impedirla, di vietarla, di concedere la graziaâ€.
Al che si obietta: ma democrazia è potere? Si, rispondo, potere del popolo. Quale potere? Quello di emanare (far emanare) leggi generali limitando al massimo le eccezioni, le deroghe. Ecco, questo esercizio popolare del potere è esercizio democratico del potere, cioè democrazia, cioè pluralismo equilibrato. Nel rispetto delle decisioni di una maggioranza democraticamente costituita.
The End (del post)
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SI SCIA!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Novembre, 2016 @ 3:24 pmDetto altrimenti: tempo fa un amico mi disse …                      (post 2551)
“Riccardo, si avvicina la stagione dello sci, voglio comperarmi un paio di sci nuovi … sai … è tanto che non scio, voglio riprendere … non sono più aggiornato … quali sci mi consigli?â€
Ecco, ragazzi, questo non è un post strettamente tecnico, ma di semplice orientamento. E allora ci provo. Premetto che parliamo di sci di “nuova†generazione, quelli sciancrati, in voga da 10-15 anni, e non dei vecchi sci a struttura perfettamente parallela.
Grosso modo nei negozi di sport trovate tre gamme di sci: principianti, esperti, per competizione. La differenza principale (ferme le altre) è la rigidità , un po’ come nella auto: quelle sportive presuppongono una guida sportiva la quale sollecita maggiormente le sospensioni che quindi sono più rigide. Viceversa le altre. Per lo sci è lo stesso. Quindi, se non fate gare (competizioni vere) escludete gli sci da competizione. Dice … ma allora prendo quelli da principiante? Non direi, se principiante non sei. Piuttosto rimani su un modello intermedio della gamma intermedia, visto che scierai su piste “intermedie†(in genere al massimo “rosseâ€; qualche “nera solo ogni tanto). Al massimo ti concedo il top di questa gamma.
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Lo so … lo so … che si vedono i miei anni: gambe più larghe, cribbio! Macchevvolete mai, ormai dovete accettarmi come scio …
Inoltre, attenzione alla lunghezza (fatti consigliare dal rivenditore) e al cosiddetto “raggio di curvatura†che poi è il raggio della curva che lo sci può effettuare e che aumenta con l’aumentare della “sciancratura†dello sci, ovvero con la curvatura impressa al profilo esterno di ogni sci. Vanno da 12 a 18 metri circa: un buon equilibrio si ottiene con 14-.15 metri: curve non troppo “tirate e strette†ne’ curve troppo larghe. Dopo di che … cosa? Mi dici che tutto sommato sei un principiante e che quindi ti conviene acquistare il modello più economico della fascia bassa? Guarda … senti a me … se vuoi scegliere in quella gamma, vai pure ma prendi il modello migliore: chi lo ha detto infatti che per un neofita bastano un paio di legnacci? E poi, con quegli sci limitati ai campetti ed alle piste blu, oltre le quali cambia attrezzo!
Infine: non basta l’attrezzo. Occorre un po’ di allenamento muscolare, un po’ di pratica, un’attenta osservazione delle condizioni della neve, dell’affollamento delle piste, della visibilità , del proprio stato fisico (stanchezza).
Cosa? Mi chiedi quanto ti può durare un paio di sci? Eccomi a te: io scio molto e – dicono gli altri – anche bene. Un paio di sci li tengo molti anni, purchè – come mi sta accadendo adesso – io non ne abbia rovinato la suoletta su qualche sasso. Dopo di che i miei sci, perfetti come marca e modello, hanno ovviamente perso un poco della loro rigidità il che mi comporta due cose: una minore tenuta sui muri delle piste nere soprattutto se ghiacciati ed anche  una minore lentezza di scivolamento nei tratti poco pendenti, a causa del lieve, impercettibile “affossamento†nella neve della loro parte centrale, quella sulla quale grava il mio peso. Tutto qui. Ma io continuo a sciarci bene!
Buone sciate a tutte e a tutti!
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