ANCHE IN TRENTINO: DIRITTI ACQUISITI (vitalizi d’oro) V. DIRITTI ACQUISITI (giustizia sociale)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Novembre, 2014 @ 8:24 am

Detto altrimenti: gli uni contro gli altri armati                    (post 1765)

La fattispecie del “diritto acquisito” non è espressamente contemplata né tanto meno organicamente regolamentata dal nostro agglomerato di leggi. Parlo di “agglomerato” e non di “sistema” perchè un “sistema” ha un ordine, una logica, un coerenza al suo interno, una conseguenzialità. Il nostro no.

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Codice di Hammurabi, 2000 anni prima di Cristo: “Non fare agli altri ciò che non faresti a te stesso; fai agli altri ciò che faresti a te stesso”

Dice … ma tu a che titolo parli (rectius, scrivi)? Sei un giurista? Un filosofo del diritto? No, ragazzi, tanti anni fa mi sono laureato in giurisprudenza (in legge, insomma, sono un semplice leguleio, mappoi nella vita ho fatto altro, il manager). Oggi sto solo cercando di lasciare che la mia mente “ragioni” da sola, visto che alla mia tenera età (70) godo del privilegio (privilegio? Beccato in flagrante, con le mani nel sacco, ovvero come dicono gli inglesi, red handed, con le mani rosse del bambino che è appena andato a rubare la marmellata in frigorifero): il “privilegio diritto acquisito” di essere “libero di” e “libero da” … lo confesso … Ma … che dico?  Infatti chi è senza peccato etc. etc.  … Ma no, dai, io pecco sapendo di peccare e la scaglio lo stesso quella famosa “prima pietra,” io … e scrivo questo articolo!

Agglomerato. Un esempio? La Costituzione “tutela la famiglia …” ma poi lo Stato trasferisce due coniugi, entrambi impiegati pubblici, in due città diverse. E’ successo ai miei genitori 45 anni fa, quindi la racconto a mente ormai fredda: babbo (toscano) maresciallo maggiore CC, trasferito da Genova a Cles (TN). Mamma lasciata insegnante di Scuola Media Statale a Genova. Noi tre ragazzi all’Università (statale), a Genova.

Agglomerato? Ma di cosa? Ci provo, dall’alto verso il basso. Agglomerato di quanto segue: la Costituzione, le sentenze della Corte Costituzionale, quelle della Cassazione, delle Corti d’Assise d’Appello, dei Tribunali, le leggi costituzionali, le leggi dei codici (civile, procedura civile, penale, proceduta penale, della navigazione, etc.); i regolamenti di attuazione delle leggi (non ce li dimentichiamo!). Insomma, nel mondo anglosassone non vi sono Codici, bensì vale il precedente, ovvero la raccolta delle sentenze. Qui da noi vale tutto: questo è il guaio!

Dice … l’elenco è finito? Dico, no, ragazzi! Infatti poi vi è anche una legge particolare: ovvero la previsione di ciò che faranno i carabinieri e l’ufficiale giudiziario. Mi spiego: in un Paese nel quale la giustizia è assolutamente farraginosa e soprattutto lentissima, vi sono persone che non si preoccupano di avere contro la legge, bensì di non avere contro i carabinieri e l’ufficiale giudiziario: “Tanto, nel frattempo, cambieranno le leggi, il governo, ci sarà la prescrizione, il condono, la sanatoria, l’immunità parlamentare, la “maggiore età per vecchiaia”  e in prigione non ci vado, i domiciliari in villa di lusso,  la morte per vecchiaia dell’imputato, etc. …”.

Ma non basta. Vi è poi anche il “diritto dei privati” ovvero quelle regole create sul campo dai privati. Volete un esempio? La regola per cui occorre “rispettare la fila” ovvero mettersi in coda e rispettare l’ordine di priorità al supermercato, di fronte ad uno sportello, etc.. E questo è un “buon” diritto, affermabile e difendibile.

All’interno di questa categoria però (di quella dei diritti dei privati) vi sono diritti “no buoni”, ovvero non affermabili ovvero affermabili (in solo in mala fede!) ma comunque non difendibili: essi sono – ad esempio – quelli che pretendono di salvaguardare alcuni dei cosiddetti “diritti acquisiti” quali sono quelli accampati a difesa di privilegi insostenibili, in favore di chi vuole continuare a godere di pensioni e vitalizi d’oro che arrivano a 40 volte il valore dei contributi versati e per di più versati non dall’interessato ma dal sistema pubblico!. Questi diritti no buoni confliggono con altri diritti acquisiti buoni quali quelli sanciti dalla costituzione alla famiglia. al lavoro, alla salute, tutte “cose” che si possono avere solo se si fanno investimenti con risorse finanziarie che invece sono accaparrate dai diritti no buoni. Ed ecco il conflitto di cui al titolo del presente articolo: diritti v. diritti, ovvero diritti (no buoni) “contro” diritti (buoni).

Dice: … ma chi difende la sua pensione o il suo vitalizio d’oro, il suo privilegio (medievale, n.d.r.) … agisce in base ad una legge: non puoi classificarlo fra chi agisce in base al diritto dei privati. Al che io replico: eh no, caro mio! “Qua’ legge? Quella la legge” (espressioni bellissime del dialetto napoletano) che loro applicano se la sono fatta loro stessi per loro stessi! Pertanto, quando mai “diritto vero”? Quella è una legge privata, fatta dai titolari di un privilegio a difesa di loro stessi, mica si applica a tutti … tanto è vero che ormai – se si vuole essere onesti – si deve fare una scelta: o si stabilisce che nessuno (nessuno) possa stabilire il proprio trattamento retributivo, contributivo, pensionistico, privilegistico, cumulativo (di retribuzioni, pensioni, etc.), gigantografistico (quanto a livelli retributivi esageratamente elevati), etc; oppure si deve cambiare quella scritta “La legge è uguale per tutti” in una nuova scritta: “La legge è uguale – rispettivamente – per tutti coloro che appartengono alla stessa casta, alla stessa categoria, allo stesso gruppo, etc.. per cui ogni casta, ogni categoria, ogni gruppo, etc. ha la sua legge, che ovviamente è legittimamente diversa dalle altre”.

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Dice … Ma quella frase è troppo lunga! Allora si dovrebbe fare  come qui di fianco

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  • Dice: maccome (maccome) si fa a raddrizzare questa situazione?
  • Dico: ci vuole una rivoluzione.
  • Dice: ecchè? Una rivoluzione popolare cruenta? Un colpo di Stato militare?
  • Dico: no, una rivoluzione nel senso di “e-voluzione” antropologica, culturale e morale della gente. Tutto qui.
  • Dice: e ti pare poco … ti pare … e poi … “antropologica” … chevvordì?
  • Dico: vuol dire che ognuno si deve sentire ed essere cittadino e non suddito, padrone e responsabile  in casa propria della res publica, della cosa e della casa comune …
  • Dice: mammeglio! (espressione toscana, ironica: letteralmente significa “meglio così”, ma nella sostanza vuol dire “e ti pare di chiedere poco?”
  • Dico: be’, io ci provo … hai visto mai (espressione romanesca) … eppoi (eppoi) gutta cavat lapidem … batti e ribatti …
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TRENTINO PERLE NASCOSTE: 2 – Il LAGO DI CAVEDINE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Novembre, 2014 @ 7:49 pm

Detto altrimenti: a seguito del post del 17 novembre scorso …   (post 1764)

(v. anche il post “INCONTRI -20) ANDREA DANIELLI, architetto)

Lo spumeggiante affluente

L’immissario  Rimone

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Il Lago di Cavedine. Formato da uno spumeggiante torrente Rimone, si trova a 28 km da Trento e a 24 da Riva del Garda, all’altitudine di 241 metri, è lungo 2,5 km, largo 0,6 km, profondità massima m. 24, ha una superficie di oltre 1 kmq ed una circonferenza di km. 6.

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Da Cima Paganella - I Laghi di Cavedine  e di Garda

Dalla Cima Paganella

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Esso è ben visibile anche dagli sciatori dalla Cima Paganella (un’ottima visuale dall’alto tuttavia la si ha soprattutto da Margone sopra Ranzo) dalla quale molti foresti erroneamente esclamano: “E’ il Lago di Molveno!”. Già questa strana sorte inizia a dirla lunga su quanto poco sia reclamizzata e fatta conoscere questa nostra perla trentina, la prima della collana che inauguro con questo mio articolo.

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Il Lago verso nord

Verso la Cima Paganella

Non La valle dei laghi, bensì Le Valli dei Laghi. Ecco come vorrei che fosse chiamato il comprensorio naturalistico Valle del Sarca – Valle di Cavedine: le Valli, al plurale, e come tali offerte al turista. In miei scritti precedenti più volte ho insistito a che il Trentino organizzi e offra al turisti nuovi prodotti turistici, in particolare sotto forma di “reti”: la rete delle piste ciclabili, quella degli affreschi dei Baschenis, quella dei canyon, etc.. Ecco, anche quella dei laghi delle Due Valli dei Laghi: la Valle del Sarca e la Valle di Cavedine. Dice … ma il Lago di Cavedine si trova nel Comune di Cavedine, ma non nella Valle di Cavedine, bensì nella valle del Sarca. Evvabbè … dico io ….

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Il Lago verso sud.

Verso sud

Lago di Cavedine. Bello per tanti motivi. Incastonato in una sorta di dolce valletta naturale, chiusa a sud da una collinetta, con lo sfondo a nord della Paganella e ad ovest degli strapiombi della Valle del Sarca. Lo si può “circumnavigare a piedi” percorrendo il bordo di una strada poco frequentata dalle auto, ad est; per un sentiero boscoso, ad ovest. Ottimo punto di partenza per escursioni a piedi nelle marocche, le pietrose “ruine” dantesche che conservano ancor oggi impronte di dinosauri, vero e proprio paesaggio lunare di rarissima bellezza.

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Bikers’ rest

Le Valli dei Laghi. Sarà che in Trentino di bellezza e bellezze ne abbiamo a iosa che non siamo capaci di apprezzare a fondo un complesso naturalistico che di per sè ha già un grande valore, ben oltre quello di esser “una delle vie per raggiungere la riva del Lago di Garda”. Il Garda, tuttavia, raggiunto anche per queste vie e di ciò grato, regala alle “sue” Due Valli di accesso da nord la sua brezza, l’Ora, che accarezza il Lago di Cavedine quel tanto che serve a praticare scuola vela con barche e surf: e a tal fine il Lago è molto ben attrezzato per ricevere i propri ospiti. Il Lago di Garda ovviamente è “cosa” diversa dal suo fratellino di Cavedine, ma qui siamo “far from the madding croew”, lontani dalla folla vociante, il che è sicuramente un plus per chi sia alla ricerca di quiete.

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A vela!

Poco noto, dicevo. Già … per la inspiegabile carenza delle indicazioni turistiche stradali. Io mi ci reco molto spesso in bicicletta, sia da Trento che da Riva del Garda e la biciletta, sapete, vi concede il tempo di guardare ma soprattutto vedere ogni metro di strada, ogni dettaglio del panorama. E dire che basterebbero … anzi, “basteranno” una decina di cartelli e il gioco è fatto!

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A remi!

Perché poi  questo ritardo? Forse perché il Lago di Cavedine è in una terra di confine. Di confine? Già … fra le due diverse Comunità di Valle, istituzioni nate per coordinare, ciascuna al proprio interno le iniziative di portata intercomunali. Ma ciò non esclude che esse possano e debbano – nel reciproco interesse – dialogare anche fra di loro per coordinare le reciproche attività su base inter-comunità. E poi … forse perché siamo tutti “distratti” dal più noto Lago di Toblino? ma volete mettere, il tri dei Laghi: S. massenza, Toblino, Cavedine? Visitarli “in serei” è tutt’altra cosa, credetemi! Questo è l’augurio che formulo al Lago di Cavedine e alle due Valli dei Laghi!

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In bici

A piedi!

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Dice … ma il Lago di Garda, dove lo metti? Calma, raga, scialla … ho detto che avrei parlato delle perle nascoste … nascoste, non già super conosciute!

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STATO (DI) DIRITTO O DI-STORTO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Novembre, 2014 @ 5:02 pm

Detto altrimenti: quale vogliamo?   (post 1763)

"Temo di più ...."

“Temo di più ….”

Conferenza contro la mafia. Don Ciotti: “Temo di più chi agisce male all’interno dei limiti della legge di chi viola apertamente la legge”. Provo a tradurre: il nostro complicatissimo sistema del diritto consente di “male operare” pur restando nei limiti di legge. E fa più danno.

Stato di diritto? Ve ne sono due: quello de jure còndito e quello de jure condendo, ovvero quello che si basa sulle leggi emanate e quello che aspira ad emanarne di nuove, migliori delle precedenti.

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"... voi andate a modificare la legge"

“Voi  andate a cambiare la legge”

Il sindaco di Firenze. Giorgio la Pira. Assegnava le case popolari secondo equità. I suoi gli fecero osservare che “la legge prevedeva diversamente”. Rispose: “Io assegno le case. Voi andate a cambiare la legge”.

Case popolari? TV-TG di ieri sera. Il responsabile della gestione di moltissime case popolari è stato catturato: si era peculato (part. passato del verbo peculare) otto milioni di euro. Ne hanno recuperati 800.000. Gli altri? Dice che li ha buttati nel fiume: in effetti si vede un tale che “pesca” una banconota da 100 euro. Condannato a 4,5 anni. Quanti ne conterà? Forse uno o due. Be’, per 7.199.900 euro ne può valer la pena. Domando: quale legge, quale “diritto” permette ad uno di poter arrivare a peculare ben otto milioni di euro prima che ci se ne accorga? Lo stesso dicasi per i peculati compiuti dai tesorieri dei partiti politici, dai gestori delle fondazioni politiche etc..

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Il mio vitalizio d'oro ? Deus vult! Renderò conto solo a Lui!

Il mio vitalizio d’oro ? Deus vult! Got mit mir!Renderò conto solo a Lui!

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La legge. Lo dice la legge. Che io mi posso incassare vitalizi d’oro, in tutta Italia, in tutti i parlamenti, regioni, provincie (resterebbero esclusi i Comuni: vi pare giustizia questa?). Dice: lo prevede la legge. Dico: quale legge? Dice: quella che mi sono fatto io stesso. Dico: ah, vabbè … a saverle le robe … (per i non trentini: a sapere come stanno le cose …).

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Le sentenze vanno rispettate. Anche quando accertano la prescrizione di un reato “amiantale” (da amianto) o quando condannano a 2,2 miliardi di euro (perché solo 2,2? facciamo 3, 4 … 8 … tanto …) di sanzione due ragazzi colpevoli di una strage di 80 persone.

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Be’ … veramente ius, iuris è neutro … quindi “summum” ius. Mi dispiace:  disegnatore in internet, sei  bocciato in latino!

Jus cònditum, jus condendum: leggi in vigore, leggi di cui si sente la mancanza … ma esiste un terzo diritto, lo jus perceptum, ovvero il “diritto percepito” dalla gente comune. Be’ in molti casi lo jus perceptum non è “diritto”, bensì di-storto!

  • Dice: maccome (maccome) si fa a raddrizzare il di-storto?
  • Dico: ci vuole una rivoluzione.
  • Dice: ecchè? Una rivoluzione popolare cruenta? Un colpo di Stato militare?
  • Dico: no, una rivoluzione nel senso di e-voluzione antropologica, culturale e morale della gente. Tutto qui.
  • Dice: e ti pare poco … ti pare … e poi … “antropologica” … chevvordì?
  • Dico: vuol dire che ognuno si deve sentire ed essere cittadino e non suddito, padrone e responsabile  in casa propria della res publica, della cosa e della casa comune …
  • Dice: meglio mi pare!
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INCONTRI – 24) FABIO PIPINATO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Novembre, 2014 @ 2:23 pm

Riprendo il post oggi, 26 novembre, subito dopo la conferenza stampa sui due premi ricevuti dai due progetti a sud e a nord del monte Kenja (vedi in coda a questo stesso post)

Detto altrimenti: Trentino, dal Trentino per l’Africa  (post 1762)

La Persona mi incuriosiva. Anzi, mi interessa. Un poco schiva ma piena di contenuti. Infatti, amiche lettrici e amici lettori dei miei post, almeno questo me lo riconoscerete … e cioè che sono circondato – bontà e merito loro, non di certo mio! – da Persone di valore (la lettera “P” maiuscola non è utilizzata a caso).

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Fabio Pipinato

Fabio, nato a … etc.?

Sono del ’63, nato a Padova “ma” (si dice così, vero?) residente a Trento da molti anni; “ma” sposato con una Trentina, Paola Martinelli. Fra le altre cose – per inciso – sono stato il fidioterapista del tuo carissimo e purtroppo compianto amico Ruggero Polito …

Ruggero, una mancanza incolmabile … ma veniamo a noi. Di cos’altro ti occupi?

Dall’età di venti anni, di cooperazione internazionale. Ho iniziato nella Repubblica Centroafricana dove ho conosciuto la mia  futura moglie. Insieme ci siamo trasferiti in Ruanda …

Ruanda? In che periodo … mica al tempo della strage dei Tutzi ad opera degli Hutu (di cui alla terribile rappresentazione del film Hotel Ruanda, n.d.r)?

E invece si, proprio negli anni ’93 – ’94. La strage è del ’94: un milione di trucidati. Mia moglie ha poi testimoniato e raccontato quanto si è vissuto in quel tremendo periodo al regista del film Terry George, compreso il salvataggio di alcuni cani domestici europei prima che di alcuni bambini Tutsi, poi salvati da noi.

Terribile … potremo parlarne e scriverne in altra specifica occasione. Altre tappe del tuo percorso?

Il Premio Nobel Wangari Maathai

Il Premio Nobel per la pace  Wangari Maathai

Dal 2001 al 2004, sempre con ONG, in Kenya. Paola si è occupata di un  progetto sanitario; io della forestazione e soprattutto della deforestazione. A quest’ultimo riguardo, nel 2001 testimonial del mio progetto è stata la Dottoressa Wangari Maathai, la quale nel 2004 ha ricevuto, prima donna in assoluto, il premio Nobel per la pace. La Maathai conosceva molto del Trentino, delle sue foreste, del suo Corpo di Guardie Forestali, della nostra “Festa dell’albero” etc.. Ora, poiché il paese era uscito da una dittatura che aveva deforestato per vendere il legname alle multinazionali, lei si poneva l’obiettivo opposto e mi chiese un progetto nel settore.

E la tua risposta fu …

Creai il progetto “Tree is life”, albero è vita per deforestare di meno. Esso fu finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento (Governatore Lorenzo Dellai). In questo ambito, nacque prima il progetto e poi la realizzazione della “stufa incubatrice”.

Di che si tratta?

th[9]Di una stufa per cucinare, scaldarsi e covare le uova, di prossimo adattamento quale incubatrice o per neonati prematuri, la quale consuma meno legna e produce meno fumo. Il progetto è sostenuto da IPSIA – Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI del Trentino e dalla Fondazione Fontana, una ONLUS di Padova con sede anche a Trento e finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento.

 La stufa ha vinto in Kenya il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde). E’ stata la “first lady” del Kenya Ms. Margaret Kenyatta a consegnare il premio nelle mani del direttore del progetto “Tree is Life” Thomas Gichuru che ha costruito di persona le prime stufe a olle copiando quelle che scaldano le case delle Alpi italiane.

Invitata ad un expò delle Nazioni Unite sarà presentata in Italia in un convegno che avrà luogo in Vaticano il prossimo 4 dicembre, alla presenza di Papa Francesco.

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Lo staff trentino di Fabio: da sinistra, Andrea Lepore, Elisabetta Gardumi, Marinella Seidita, Gigi Moser, Gianni Ferrari, Marta Fontanari

La motivazione del premio è che si tratta di un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di contadini kenioti sono state allestite nuove stufe in terra cotta con all’interno pietre refrattarie per il risparmio energetico. Esse sono costruite su di una intelaiatura di legno e rivestite di fango e terra rossa, la terra rossa dell’Africa ricca di ferro la quale trattiene e trasmette molto bene il calore. Costo unitario, al massimo €20,00 il che rappresenta una cifra comunque elevata per i kenioti ma infima per le industrie occidentali che non sono interessate ad un business così “povero” il quale – quindi – non rsischia di essere da loro monopolizzato e strumentalizzato.

  • Le stufe permettono di risparmiare più di un terzo della legna delle normali cucine.
  • Inoltre tolgono gran parte del fumo dalle cucine delle povere baracche africane: via il fumo e via anche le conseguenti malattie respiratorie.
  • Inoltre, l’aver alzato i fuochi dal pavimento salva la schiena a chi cucina in quanto era prima costretto a sollevare pentole da terra; altra cosa è sollevarle da 60-70 cm da terra.
  • Ma vi è un ulteriore vantaggio: infatti queste stufe, nelle quali l’alimentazione della legna avviene fa una fessura orizzontale posizionata nella parte superiore/anteriore della piccola struttura, presentano, a livello pavimento, la cavità tipica delle stufe a olle costruite nelle nostre montagne. Qui sotto vengono deposte le uova da cova al posto della legna da seccare o delle scarpe da asciugare: le uova si schiudono ed i piccoli pulcini possono trovare del mangime in un ambiente estremamente pulito, caldo, secco e buio, senza l’oltraggio di un lampada accecante come nelle nostre incubatrici industriali. Ad onor del vero a mettere per la prima volta le uova sotto la stufa non è stato un centro studi ma – casualmente e per errore – un bambino keniota!
1) Incubatrice - 2) Recinto interno - 3) Recinto esterno - 4) Alimentazione combustibile - 5) Fornelli - 6) Parete della capanna

1) Incubatrice – 2) Recinto interno – 3) Recinto esterno – 4) Alimentazione combustibile – 5) Fornelli – 6) Parete della capanna

La cavità ove si schiudono le uova viene tenuta quasi quotidianamente pulita dal contadino per prevenire malattie per i neo nati pulcini. In questa cavità i pulcini rimangono la prima settimana di vita. Viene loro dato sia mangime adeguato che acqua. La stufa, poi, comunica con un piccolo recinto protetto delle dimensioni della stufa stessa. Qui vi si crea  la temperatura essendo detto recinto-gabbia all’interno dell’abitazione e contigua alla stufa. I pulcini possono quindi crescere indisturbati ed al sicuro. Escono dalla cavità per passare al primo recinto a partire dalla seconda settimana di vita e con il passare dei giorni si allontanano sempre più dalla stufa prendendo confidenza con il nuovo ambiente protetto.

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Modello con alimentazione separata

Questo primo recinto con rete a maglia stretta interno alla casa ed adiacente la cucina è possibile solo in Africa e non certo in Europa ove le diverse legislazioni ne vieterebbero l’allevamento per motivi di igiene, sicurezza, etc.. Trattandosi spesso di abitazioni-baracca, tramite una fessura sulla parete in legno il primo recinto è collegato ad un secondo recinto, esterno alla capanna, ove i piccoli polli possono tentare lo sbalzo di temperatura e di umidità. Questo secondo recinto ha una rete di ferro anche a pavimento onde evitare incursioni di animali predatori. Il raccordo tra queste tre semplici unità: sottoforno, recinto interno e recinto esterno con relativa gradazione di temperatura costituiscono l’innovazione che ha permesso allo staff di Tree is Life in Kenya di vincere il Green Innovation Award. Trattasi di una modalità molto semplice di allevamento ma, nel contempo, molto efficace. Ora si sta differenziando anche con quaglie ed altri uccelli da cova.

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I tempi; 10 gg sotto la stufa, un mese nel primo scomparto; un mese nel secondo; poi nel cortile; poi “sopra” la stufa (in pentola!)

Con questa modalità si viene a risparmiare un terzo di legna dentro la stufa; due terzi di fumo dentro la cucina con il vantaggio di avere, nel contempo, un terzo di pollame / carne bianca in più da mettere un domani “sopra” la stufa. Le galline nate in queste condizioni protette sono di gran lunga più forti e sane delle loro coetanee che nascono liberamente nei cortili delle baracche africane e che inoltre spesso diventano facile preda di altri animali. Infatti esse crescono sotto l’occhio del fattore, della massaia che si accorgono subito se una è malata o è debilitata. In cucina, inoltre, cadono sulla gabbia gli avanzi alimentari abituando i pulcini a cibo diversificato.

Trattasi di un allevamento che si realizza a bassissimo costo e senza la necessità di corrente elettrica per cui è accessibile ai più. In tutta l’Africa v’è una capanna, una cucina ed un focolare. Basta alzare il focolare sfruttando il calore sia verso l’alto per cucinare le pietanze e sia verso il basso per la cova delle uova.

Le famiglie che hanno sperimentato la “stufa che cova” hanno avuto un’addizionale di reddito di un quarto di stipendio circa. Un uovo da cova, infatti, costa meno di un euro (0,90 Kshs). Se un contadino acquista un uovo potrà rivendere il pulcino dopo un mese a 2,5 euro. L’utile netto, tolte le spese di mangime ed ammortamento stufa, è di 1 euro per pulcino. Moltiplichiamo il tutto per 50, tante quante le uova che stanno sotto una stufa domestica, e vedremo che l’utile per il contadino sarà di 50 euro al mese. Non male, in quanto il reddito medio delle famiglie contadine che vivono per lo più di autoproduzione è di 150 euro al mese. E, grazie alla stufa, passerebbero subito a 200 euro al mese.

Premiate dalla FAO

Premiate dalla FAO

Sono soprattutto le donne africane, costrette quotidianamente a percorrere diversi chilometri a piedi per procurare legna per preparare il pranzo ad aver apprezzato questo progetto.  Esse infatti non cucinano più curve ed in ambienti molto fumosi. E non è un caso che il progetto sia stato apprezzato dal Governo del Kenya, dal Vaticano e da UNwomen delle Nazioni Unite per le donne) ed esposto nel mese di ottobre presso un expò internazionale a Nairobi.

Il 4 dicembre prossimo il progetto verrà presentato a Roma, in Vaticano, nell’ambito di un convegno sull’economia domestica all’interno di un momento promosso dalla FOCSIV – Federazione Organizzazioni Cristiane Servizio Internazionale Volontario che vedrà Papa Francesco parlare di cooperazione internazionale ed economia domestica.

Incredibile! Multa paucis … grandi risultati con investimenti minimi. E quante stufe sono state realizzate sino ad oggi?

 Ne sono in funzione circa 3.000, tutte autocostruite.

 Fabio, questo progetto ti sta assorbendo molto … oppure hai qualche altra sorpresa per “sorprendeci”?

Be’ … visto che me lo chiedi … mercoledì prossimo 26 novembre 2014 alle ore 11,00 presso la sede ACLI di Via Roma a Trento, al IV piano sui terrà una conferenza stampa per illustrare un altro mio progetto, realizzato a nord del monte Kenia (le stufe sono state create a sud della montagna): Un progetto per la realizzazione e conservazione di marmellate, premiato proprio questo mese dalla FAO e dal Governo del Kenia come il “miglior progetto agroalimentare dell’anno”.

Fabio, ma tu … che passaporto hai?

Ne ho due: italiano e keniota

Ma ti senti cittadino di …

Del mondo.

Grazie, Fabio. Ho finito. Da blogger dico che questa intervista arricchisce e nobilita molto il mio blog: e te ne ringrazio. Da persona … spero che molti la leggano perché si tratta di una testimonianza arricchente e che  stimola tutti noi a fare di più per gli Altri: e te ne ringrazio.

A seguito della conferenza stampa del 26.11.2014

IMG_2546Presso la sede Acli, Via Roma 57, ore 11,00, quarto piano. Presenti per il Comune Andrea Robol, per la Provincia Autonoma di Trento Luciano Rocchetti, sono stati presentati alla stampa i due progetti premiati: il forno di cui sopra (realizzato a sud del monte Kenja ad oggi in 3.000 esemplari) e il progetto premiato dalla FAO come il “miglior progetto di trasformazione agroalimentare”.

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Rispetto a quanto già detto, del primo progetto aggiungo:

  • IMG_2537i forni sono facilmente deteriorabili ma altrettanto facilmente manutenzionabili  a mano;
  • Il bambino che per primo – sia pure involontariamente – ha utilizzato i forno come incubatrici si chiama Kamau;
  • Il 4 dicembre p.v., dopo la presentazione a Papa Francesco, alle ore 15,00 a Roma si terrà un Convegno presieduto dal Vice Ministro Andrea Olivero, già Presidente Nazionale Acli;
  • la deforestazione per uso riscaldamento e cucina aumenta molto di più di quella per usi industriali;
  • il modellino qui a fianco è stato realizzato da Gianni Gecele.
Gianni Gecele

Gianni Gecele

Rispetto al secondo progetto:

  • a lavorarvi sono le sole donne (l’uomo non lavora!);
  • il processo produttivo arriva fino al confezionamento;
  • i prodotti (marmellate, tè, carcadè, camomilla, etc.) alimentano la catena Mandacarù – commercio equo e solidale;
  • il premio FAO ricevuto non è accompagnato da denaro (come il primo progetto di cui sopra) ma abilita all0accesso ai bandi FAO.

I rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni hanno espresso i complimenti ad IPSIA e ai realizzatori delle due iniziative premiate, evidenziando come

  • buone idee
  • capacità di mettersi in rete
  • capacità di informare e comunicare
  • capacità di realizzare multa paucis

possano sortire grandi risultati che fra l’altro contribuiscono – ala diffusione di un’immagine ottima del Trentino.

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POLITICA – ANTIPOLITICA – BUONA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Novembre, 2014 @ 2:11 pm

Detto altrimenti: non è mai un binomio, ma un trinomio   (post 1761)

Par condicio: provo a elencare un campione di quanto rispettivamente e quasi reciprocamente viene contestato fra diverse forze politiche/sociali, in quanto “decisioni fondamentalmente populiste”:

  • 80 euro a (quasi) tutti!
  • Non pagare in canone RAI!
  • Nessuna tassa sulla casa!
  • Sciopero generale!

Orbene, se una persona contesta contemporaneamente tutte queste scelte, rischia di essere tacciato di antipolitica. Invece io penso che se alla pars destruens (la citata quadruplice critica) costui facesse seguire la pars construens, ovvero le proprie proposte alternative, ecco che la sua potrebbe essere una “politica diversa” financo a poter diventare essa stessa una  “buona politica” (perché no?).

Dice, ma tu blogger … non è che come per il calcio in ogni bar ci sono almeno tre CT della “nazionale” anche in ogni blog c’è almeno un “deus ex machina”? No, scialla raga, calma ragazzi. Qui nessuno vuole salire in cattedra, ma questa giusta e doverosa presa di coscienza della propria posizione, del proprio livello, delle proprie capacità, dei propri limiti non può e non deve impedire ad ognuno di cercare di ragionare.

Un esempio: a chi proclama lo sciopera generale dei lavoratori per i mancati rinnovo contrattuali, una parte politica risponde che ha destinato prioritariamente le (poche) risorse disponibili a chi il lavoro non lo ha o a chi è remunerato a livelli infimi. Ecco, una spiegazione a livello di “diverse priorità”. Mi sta bene. Tuttavia non basta: a mio sommesso avviso occorrerebbe poter disporre dell’intero elenco di tutte le priorità (fabbisogno finanziario) e del relativo piano delle coperture (copertura finanziaria), secondo cifre agglomerate in modo significativo, secondo schemi semplici comprensibili da ognuno. Ad esempio, mi chiedo: è sempre valido quella LBP- Legge Bipartisan Privilegio (dicembre 2011 o 2012, non ricordo) che per dieci anni assegna ben 20 miliardi di euro l’anno alla difesa, a prescindere da altre priorità? Ovvero, “burro o cannoni”? Difesa …  da eserciti stranieri o da alluvioni?

Ora, restando nel campo della comprensione della completezza delle leggi,  mi piace tornare al mio  amato“latinorum”:

“Legem breve esse oportet, quo facilius ab imperitis teneatur” (Seneca, Epist., 94, 38): le leggi (e il loro sistema, n.d.r.) devono essere concise, perché più facilmente vengano comprese e tenute a mente da chi non è del mestiere.

“Corruptissina repubblica, plurimae leges” (Tacito, Annal. 3, 27): quando la Repubblica giunge all’estremo della corruzione, si moltiplicano a dismisura le leggi. Ovvero: il moltiplicarsi eccessivo delle leggi corrompe il sistema democratico.

E voi, che ne dite?

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LA SECONDA DOMANDA …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Novembre, 2014 @ 9:47 am

Detto altrimenti: … e la seconda risposta: assai più importanti delle prime due …  (post 1760)

Succede spesso. Nel convegni, nelle conferenze stampa, nella rubrica lettere al direttore: l’interpellante fa una domanda, l’interpellato risponde, talvolta in modo elusivo o incompleto. E la cosa finisce li. Avanti un altro …

Si dice: il convegno, la conferenza stampa, la lettera al direttore è segno di democrazia nel senso che tutti possono intervenire, tutti possono porre domande, tutti avranno risposta. Solo che la vera democrazia non è “poter fare una domanda e ricevere una risposta”, bensì “fare una domanda e ricevere la risposta (completa ed esauriente)”.

Ed allora ecco il valore del “poter fare la seconda domanda”, ove la prima risposta non sia centrata, completa ed esauriente.

Perché ho affrontato questo tema? Per rivalutare – se mai ce ne fosse bisogno – il blog, che è un giornale, un convegno, una conferenza stampa, una rubrica di lettere al direttore assolutamente “open” ovvero aperta sine die alle domande di ognuno, alla risposta mia (che poi direttore non sono ma solo blogger) e di altri lettori, alla controreplica etc. etc.. Insomma, il blog è uno strumento vivo sempre. Nel senso – ad esempio – che se voi, care lettrici e cari lettori – semplicemente lo voleste, potreste andare a riprendere uno qualsiasi dei miei 1759 post (1760 con questo qui) e formulare domande, osservazioni, integrazioni, critiche, etc. E vi pare poco? E quindi, bravo blog, forza blog, ad maiora!

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DURA LEX SED LEX

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Novembre, 2014 @ 7:43 am

th[1]Detto altrimenti: per quanto una legge possa essere severa, dura, difficile da essere compresa e accettata, tuttavia è pur sempre una legge  (post 1759)

E allora, rispettiamola in ogni caso questa nostra legge! Ma se poi all’atto pratico la riscontriamo inadeguata, ingiusta, allora modifichiamola aber schnell auch, ed anche di corsa!

Quale differenza fra la concisione latina e la nostra verbosità! Dovremmo imparare dai nostri antenati ad essere sempre più concisi. A parte ciò, sono stato sollecitato a scrivere questo articolo da due fatti:

  • la condanna dei due attentatori (che si trovano all’ergastolo) della strage di Bologna ad un risarcimento di 2,2 miliardi di euro;
  • la prescrizione in favore del responsabile della morte di 3.000 persone uccise dall’amianto.

th[9]

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Nel primo caso mi chiedo: la condanna sarà efficace, ovvero dove dovrebbero prendere i denari i due condannati per pagare il dovuto? E qui mi pare che non ci possa essere risposta alcuna. Fine.

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Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny

Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny

Nel secondo caso, prescrizione perchè l’azione dolosa è cessata nel 1985, anche se le morti continuano ancora oggi. A questo riguardo mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori tre sottolineature:

  1. occorrerebbe esaminare se vi sono state colpevoli ritardi da parte dei magistrati, ritardi che hanno consentito il decorso della prescrizione, ed anche come mai Tribunale e Corte d’Assise d’Appello non si sono “accorti” che il reato era prescritto. Quale enorme offesa alla parti lese! Se io fossi parte lesa mi chiederei se non fosse il caso di fare causa allo Stato perché i suoi organi hanno fatto maturare la prescrizione. Quale enorme spreco di denaro pubblico! (Che ne pensa la Corte dei Conti?).
  2. Occorre intervenire subito a livello legislativo per evitare che si ripetano casi del genere, emanando una nuova, diversa “bona lex”. Infatti i nostri padri latini affermavano “Leges bonae ex malis moribus procreantur” (Ambrogio Teodosio Macrobio 390-430 d.C., Saturn., 3, 17, 10), ovvero le buone leggi nascono dai mali costumi.
  3. Lo sfregio al nostro Paese perpetrato dal magnate svizzero (e dalle nostre stesse leggi!), colpevole ma “impunito” mi ricorda quell’altro oltraggio che abbiamo subito, quello dei morti del Cermis ad opera dei piloti USA. Anche loro “impuniti”, anzi, “promossi sul campo” a casa loro.

In un prossimo post mi permetterò di elencare altri proverbi e modi di dire latini a riguardo delle leggi. Historia magistra vitae … in questo caso lo possiamo ben dire: ma noi cerchiamo solo di essere scolari attenti e diligenti …

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PAROLE, FATTI, VERSIONE DEI FATTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Novembre, 2014 @ 10:21 am

Detto altrimenti: facciamo un po’ di “tecnica della comunicazione” (post 1758)

Premessa

  • Informazione: io ti dico una cosa, oppure tu la dici a me
  • Comunicazione: discutiamo insieme, comunichiamo (comunicazione = communis actio, azione comune).
  • Da anni nel mondo anglosassone (USA) la IT Information Technology è stata sostituita dalla ICT, Information Communication  Technology.
  • Tuttavia, spesso, il termine “comunicazione” viene comunemente usato nel senso di “dare informazione”. In questa mia breve esposizione utilizzo il termine in questa sua ultima, comune, diffusa (anche se tecnicamente inesatta o quanto meno parziale e superata) accezione.

 Fine della premessa

 “I fatti, signori miei, contano i fatti, non le parole!” Quante volte, amiche lettrici ed amici lettori, avrete sentito questa frase! Ed io oggi metto un sassolino nell’ingranaggio di questa scelta binaria “fatti o parole”, introducendo un terzo candidato alla “medaglia d’oro” della comunicazione: la “versione dei fatti”. Versione dei fatti. Versione, dal latino vertere, ovvero “girare sotto sopra, rivoltare, mutare, trasformare”.

La “versione”, ovvero il come vengono (diversamente) raccontati e scritti. In matematica esiste una “versione” neutra per rappresentare un numero, né in forma positiva (ad esempio, +5), né in forma negativa (nell’esempio, -5): ovvero si scrive “I5I” ovvero 5 fra due barre verticali, “in valore assoluto”: né positivo, né negativo. Cinque e basta.

Ecco, il “valore assoluto” del fatto viene spesso travolto dalla sua “versione” ovvero dalla retorica dello scrittore o del parlatore; dalla sua mimica; dal suo tono di voce; dal volume della sua voce; dall’utilizzo delle sofisticate arti di un dilagante populismo; dagli “effetti speciali” di adunate imbandierate alla stessa guisa; dal clamore dell’unanimità dilagante; dalla minor fatica che si fa nel seguire – annuendo – la moda anziché nello sforzarsi di ragionare con la propria mente; dal “prestigio a rimorchio” che si ottiene seguendo la fama (fama in valore assoluto, quindi positiva o negativa) del più conosciuto e noto oratore/scrittore di turno.

E la fatica, amici, la fatica – quanta fatica!- che si fa a rimontare la china di una discussione scivolata su questi tappeti viscidi e sfalsanti sui quali ogni mente onesta rischia di fare un volo, di finire a gambe all’aria … quanta fatica costa il riportare il fatto al se stesso e non alla sua versione!

Ma allora, che fare? Cadere vittime delle ingiuste versioni dei fatti e consolarsi con il piangersi addosso, paghi della visione che si ha di noi stessi allo specchio: una visione limpida, onesta, serena, forte della verità del fatto ancorché negato e sfalsato da altri? No, amici: occorre rispettare la “verità del fatto” e intervenire prima, molto prima, ovvero al primissimo accenno del distacco della valanga “versione distorta”, bloccarne lo scivolamento a valle sin dalle prime parole. Già, perché come ci ha insegnato Don Lorenzo Milani, “le parole sono pietre” e le pietre scagliate alla cieca possono colpire e fare danni … e una parola che “descrive in modo assoluto” non fa danni ma una parola che “verte”, cioè che “fa versione”, ne fa e molti.

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LA CITTA’ E’ ANCHE DELLA POLIZIA MUNICIPALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Novembre, 2014 @ 6:01 pm

Detto altrimenti: problema antropologico, la città è anche mia … anzi, doppiamente mia … o almeno così dovrebbe essere, soprattutto se faccio parte del Corpo della Polizia Municipale    (post 1757)

Martedì 18 novembre 2014

. .WP_20141118_003 .

Ore 14,30: Piazza della Mostra a Trento. Mi fermo a fotografare il Castello del Buonconsiglio attraverso una trama  arabescata  d’oro.

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WP_20141118_006Ore 14,35: scorgo una persona addormentata su di una panchina proprio all’altezza dell’area di sosta dei bus turistici. Fa freddo. Lui indossa una giacchetta leggera e per ripararsi dorme in posizione “fetale”. ai piedi una sola scarpa. L’altra è a terra. Arriva un esponente della Polizia Locale. Io mi aspetto che lo svegli, lo soccorra. Niente di tutto questo. Si avvicina, lo guarda, se ne va. Io lo fotografo di spalle … hai visto mai che mi arresti per … chessò? “Foto abusiva di Pubblico Ufficiale”… è meglio essere prudenti … noi blogger …

. .WP_20141118_007   Ore 14,35: una comitiva di giovani appena scesi da un bus turistico osserva la scena. . .

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Dalle ore 14,40 alle ore 15,00: telefono alla Polizia Municipale, 0461 884444. “Gli uffici sono chiusi. per emergenze attendere in linea”. Musichette varie. Attendo lo spazio di due musichette e rotti “per non perdere la priorità acquisita”. Nessuno risponde alla mia chiamata di emergenza. Riattacco. Dentro di me commento: il “barbone” dorme. Ma … solo lui dormiva? No, ragazzi … Infatti …  una tempestiva risposta al telefono, la solidarietà umana, il dovere d’ufficio, la difesa del decoro della città, lo spirito di iniziativa, il buon senso,  un comportamento normalmente umano, una normale virtù sociale … tutti comportamenti, sentimenti e qualità  che dormivano … anch’essi, al fianco del “barbone” (al quale chiedo scusa per il termine che sto usando … ma lo sto facendo apposta, provocatoriamente: se una persona si trova in quello stato, va soccorsa in ogni caso, anche se ubriaco, anche se drogato, anche se “semplicemente” disperato, anche se “nient’altro che” barbone: anzi … a maggior ragione!

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LA RETRIBUZIONE DEI MANAGER PUBBLICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Novembre, 2014 @ 2:08 pm

Detto altrimenti: non si è mai abbastanza specifici   (post 1756)

Trentino. E’ di questi giorni la pubblicazione sulla stampa localedelle retribuzioni di amministratori e manager pubblici (rectius, della provincia: nulla si dice delle molte SpA comunali). A tal fine mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori alcune sottolineature, al fine di una corretta valutazione di quelle cifre.

Infatti occorre distinguere fra

A) Amministratori (componenti dei CDA-Consigli di Amministrazione)

  • presidenze
  • con deleghe
  • senza deleghe
  • assistiti da una struttura manageriale
  • non assistiti da una struttura manageriale

B) Manager (Direttori e dirigenti, dipendenti)

Inoltre occorre distinguere fra chi opera

  •  in regime di monopolio
  • nel libero mercato

Ancora, occorre distinguere fra

  • chi ha una responsabilità precisa
  • chi ha una responsabilità formale

Ed ancora, occorre distinguere fra

  • chi opera a tempo pieno
  • chi opera a tempo parziale

Non basta. Infatti occorre distinguere fra collaboratori

  • con partita IVA vera
  • con partita IVA finta (ovvero con unico cliente)

Inoltre occorre valutare

  • se quell’emolumento è il suo unico reddito
  • se si tratta di persona già plurireddito (con pensione, altro incarico, etc.)

Va anche considerato se la persona proviene da una lunga carriera

  • manageriale oppure
  • politica oppure
  • amministrativa

Occorre poi distinguere se la Spa nella quale ciascun personaggio opera sia

  • una SpA semplicemente da gestire, oppure
  • una Spa da costruire ex nono o che debba costruire il proprio avviamento e mercato.

Quanto alla parte di retribuzione legata ai risultati, occorre distinguere fra

  • risultati “veri”. cioè dovuti all’azione delle persona, quale ad esempio la realizzazione di un’opera pubblica
  • risultati “finti”, dovuti a cause esterne, quale ad esempio il forte incremento nella produzione dei energia elettrica dovuta alla maggiore piovosità della stagione.

 Infine, per valutare l’equità e la congruità del livello retributivo di ognuno, occorre avere riguardo alla dimensione della Società entro al quale si opera, non nel senso che “Società più grande paga di più”, bensì nel senso opposto e cioè che “società più piccola spesso non si può permettere di pagare quanto sarebbe giusto un suo Amministratore/manager”.

 Come vedete, non ci si può permettere di esprimere giudizi generici. Infatti le possibili combinazioni senza ripetizione sono nel numero di “25 fattoriale”, ovvero 25 (variabili) moltiplicato per 24 e quindi per 23 e quindi per 22 etc. fino a “per 1”! Fate il calcolo voi stessi del totale (ma alla fine non moltiplicate anche per zero sennò vi fregate con le vostre stesse mani!). Quindi io non mi ci provo nemmeno ad illustrare i singoli casi. Piuttosto, alla luce di quanto sopra, esaminate voi stessi la posizione di un amico, di un parente, di un politico che si trovi a gestire una funzione aziendale pubblica. Se poi me lo chiederete, vi porterò io qualche esempio concreto, qualche testimonianza effettiva …

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