LOUIS BRUNELLI A VEZZANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Novembre, 2014 @ 7:15 am

Detto altrimenti: una favola vera, di Natale, anzi, “sul” Natale, tutta italiana (post 1745)

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Un’iniziativa del Circolo Culturale Nereo Garbarini di Vezzano, presideduto da Fabio Trentini e della sua Vicepresidente  Verena Depaoli.

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LOUIS BRUNELLI. Hanno un bel dirgli che ora il Trentino non è più Tirolo. Luis è nato a New York nel 1941, città  nella quale i suoi erano emigrati dal Bleggio (Rango e Cavaione) nel 1913, ovvero emigrati dal Tirolo! E la rivista trimestrale che ha fondato e diffonde negli USA, Filò, contiene e notizie e vita del Tirolo  per gli oltre 5.000 abbonati (gratuiti) italo-americani, in lingua inglese. Già, perchè questa è una sua particolarità : tradurre nella lingua del posto, l’inglese, le notizie del paese d’origine, in favore di generazioni che ormai non hanno più tanta confidenza con il “taliano”.

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Alberto Folgheraiter

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Ce lo spiega bene il giornalista scrittore Alberto Folgheraiter che presenta il relatore della serata, all’interno della sala conferenze della Canonica di Vezzano, messaci a disposizione dal Parroco, Don Roberto Lucchi. Il Bleggio: allora conosci Don Marcello Farina originario e con casa a Balbido! Dice; si, certo, è un amico. E’ fatta, mi dico. Se è amico di Marcello è anche amico mio. Luis raccoglie notizie dalle valli del Tirolo: la prossima è la Val di Sole. Egli si avvale di 40 collaboratori fissi in Trentino (Luis, mi accetti come quarantunesimo?) Dopo tutto anch’io sono un tuo “collega emigrato” : dalla Liguria al Tirolo!  Il sito? www.filo.tiroles.com.

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A page of the magazine "Filò"

A page of the magazine “Filò”

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Ma non è la sua rivista al centro della conferenza, bensì il Natale e la sua Storia esposta in uno splendido dialetto trentino con accento USA! Provo a sintetizzarla.

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Louis Brunelli

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Luis è nato a N.Y. al primo piano di un palazzo di periferia, povero, senza balconi, tutto mattoni e ringhiere antincendio, di quelli che per vedere il cielo dovevi sporgere la testa e guardare verso l’alto, perpendicolarmente. Al terzo piano, in tre stanzette altrettanto anguste, una famiglia di napoletani, assiepati in sole due delle tre stanze perchè la terza conteneva solo tanti scatoloni dai quali, poco prima di ogni Natale usciva il Natale Napoletano:  personaggi, luci, addobbi stile Spaccanapoli. “e noi bambini si saliva a guardare quel miracolo! ” Ecco, forse è proprio da quella stanzetta che è nata la passione per la Storia del  Natale, per le sue origini, il suo diverso essere nello spazio e nel tempo, passione cui ora Luis ha molto tempo da dedicare, ora che dopo oltre quarant’anni di lavoro come orientatore psicologo, è retired, in pensione e vive in una bella località  nel verde, a 90 km dal centro di New York.

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Con la Vicepresidente Verena Depaoli

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La sua conferenza è arricchita da 238 slides (ci tiene a sottolinearlo), è’  stata scritta 15 anni fa ed è stata rappresentata in Tirolo e in Usa in molte località: la Storia del Natale dai tempi dell’antica Roma ad oggi.

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Con il Presidente Fabio Trentini

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In estrema sintesi: la festa del Natale è nata laica-religiosa presso i Romani, è diventata la Festa del Natale con Gesù, in parte sta ridiventando la festa di un natale consumistico, che Louis cerca di riconvertire alla spiritualità  originaria.

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Antica Roma. Subito dopo la giornata più corta dell’anno (21 dicembre), si rinasce alla vita:

  • 17-24 dicembre: festa dei Saturnalia (Saturno, Dio dell’agricoltura)
  • 25 dicembre, festa del Sol invictus, Dies natalis Solis invicti
  • 31 dicembre al 4 gennaio, Festa delle Calende

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Con il Parroco Don Roberto Lucchi

In questi giorni non si lavora, si fa festa, i padroni servono gli schiavi. In particolare, alle Calende, ci scambiano regali. Patrona delle Calende è la dea Strenia (da cui le strenne). Quindi, natale romano come rinascita della vita (ovvero dell’agricoltura) grazie al ritorno del Sole. Roma, con la sua religiosità  panteistica e le sue strade imperiali, esporta le proprie feste in tutto l’impero e con il suo censimento della popolazione  pone le basi storiche dell’ambito  Natale entro il quale nascerà  Gesù, la Nuova Vita. Ecco la continuità: dal natale al Natale. Ma in che giorno è nato Gesù? Non vi è certezza che sia il 25 dicembre, se non altro perchè in inverno i pastori non portano le pecore al pascolo, ma questo è solo un dettaglio storico.

La Chiesa ha adottato  il Natale per sopprimere il paganesimo, ma deve scendere a compromessi. il popolo è ancora troppo superstizioso e Papa Gregorio, quando nel 540 invia S. Agostino a convertire gli inglesi, gli raccomanda di permettere a quelle popolazioni di continuare a sacrificare il bestiame, com’era loro tradizione. Incertezza ed ambivalenza della Chiesa, fino al Concilio di Tours del 567 che sancisce ufficialmente la data del 25 dicembre. In prosieguo (1600-1700) i protestanti cancellano la festa.

Per sommi capi (la conferenza è stata molto lunga, mi scuserete): arriva il Natale di S. Francesco, ovvero del Santo che fa rivivere ed umanizza la ricorrenza ed il Fatto che essa celebra e segna una svolta nella liturgia della Chiesa.

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Verena ci legge una bella poesia made in USA

E poi Louis ci parla delle storie delle varie componenti: dell’albero, del presepe, delle luci, degli astri e delle stelle, dei portatori di doni, dei Santi, degli addobbi, delle renne, dei regali, delle poesie, dei canti, delle musiche: insomma di ogni particolare componente della ricorrenza nel tempo e nello spazio, per concludere con il suo Natale made in USA  e con il suo Presepe per molte fasi successive: 6 dicembre St. Claus; 8 dicembre, S. Lucia; 13 dicembre, la Madonna; 24 dicembre, le luci; 25 dicembre, Adeste Fideles; e quindi regali per tutti per 11 giorni ben oltre la semplice aggiunta dei Re Magi nel presepe. Presepe realizzato nel giardino di casa con figure in legno che comprendono i personaggi del mito, della fede e della liturgia e i componenti della sua famiglia, intenta a leggere i brani di Isaia.

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Il più giovane dell’uditorio, Vittorio: uno dei quattro figli di Verena: Christmas is this too!

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Che dire? Il Natale di Louis è comunque un Natale ricco: ricco di desiderio di ritorno alla spiritualità  ed anche – va detto – ricco di mezzi e mondanità: lo spazio disponibile in un grande giardino, una grande casa, la necessaria disponibilità  economica per realizzare tutto ciò etc.. ma soprattutto ricco della sua grande vitalità , del suo grande amore ed interesse per l’Evento e, last but not least, ricco della sua grande famiglia, dei suoi cinque figli ormai grandi e sposati e dei tanti nipoti che si riuniscono intorno al loro genitore e nonno. Bravo, Louis, grazie, Louis! Buon Natale a te e alla tua Famiglia.

Firmato: blogger Riccardo.

P.S.: LUIS: E’ amore per le proprie origini. “Nostalgia”, letteralmente “dolore per il (mancato) ritorno” nel senso di “amore per il desiderato ritorno non (ancora) realizzato (alle origini)” Ma … Luis … be sure … don’ worry … tu, con quello che fai, ritorni nel “tuo Tirolo” ogni giorno … you’ re coming back to your Tirol every moment of your life! What can we say but … welcome, Luis and thank you very much indeed for all! And …lissen to me:  as soon as I receive the poem, I’ll traslate it a in a new italian edition … almost  a new poem.

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I DIALOGHI DI PLUTONE 2 : “I DIECI COMANDAMENTI”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Novembre, 2014 @ 2:02 pm

Detto altrimenti: ecchè? Solo Platone si poteva inventare i dialoghi (di Socrate)? Ed io mi invento i dialoghi di Plutone, del dio degli Inferi, il Capo diavolo insomma, sì … di Plutone in persona!   (post 1744)

(IL DIALOGO N. 1 ALLA GIORNATA DEL 18 FEBBRAIO 2014)

(La scena: un bar con tavolini all’aperto. Dialogo fra due avventori seduti in attesa di sorseggiare un caffè)

Tizio: Sono proprio contento … aspetto con ansia di gustarmi quelle dieci trasmissioni ..

Caio: Quali? Quelle di Benigni sui 10 Comandamenti?

Tizio: si certo

"hanno accettatato, hanno accettatao!"

“Hanno accettato, hanno accettato!”

Caio: Vabbè, anch’io … però mi hanno detto che Benigni si cucca 2.000.000 di euro … un po’ troppo non ti pare … soprattutto in tempi di crisi … sai quanto “esodati” ci sistemi con quella cifra? Se dai ad ognuno 25.000 euro sono 80 famiglie che campano per un anno!

Tizio: Ma dai … con la pubblicità che attira e che paga per essere inserita in TV in quella occasione la RAI forse incassa anche di più …

(Plutone, il dio degli Inferi, il Capo diavolo, si avvicina sotto le mentite spoglie di Sempronio)

Sempronio (ovvero il Capo Diavolo Plutone): Scusate signori, ma non ho potuto fare a meno di ascoltare la vostra conversazione … i tavolini del bar sono così vicini … Posso dirvi la mia? Si? Grazie. Ecco, sarà pur vero che gli introiti della pubblicità potranno più che pareggiare quel costo, ma il ragionamento non vale: infatti l’utile, se emerge, deve essere per la RAI e l’attore deve essere pagato con somme non spropositate. In effetti lui produce “tanto” solo perchè è inserito in un sistema “già”  preesistente, quello della RAI appunto, che non ha realizzato lui. Altrimenti – e qui mi rendo conto che forzo un po’ il ragionamento – sarebbe come se un venditore pretendesse di essere pagato dalla Società per la quale lavora con tutto il ricavato delle vendite, anche fino ad azzerare l’utile della stessa.

Tizio: Si, però … vuol mettere il valore universale dei Dieci Comandamenti? Un valore enorme, ancor più aumentato dalla grande diffusione della trasmissione …

Sempronio:: Valore enorme … via … e che diavolo … ops, scusate, mi è scappata … si un certo valore, ma enorme poi … se facciamo i conti si tratta di 200.000 euro lordi a comandamento … Mi sembra che Lei abbia esagerato a definirlo un ”valore enorme”

Tizio: Ma insomma … lei cosa vuole? I 10 Comandamenti hanno un valore enorme e a quella cifra sono regalati. Se le va bene, bene. Altrimenti sa cosa le dico? Che Lei può anche andare al diavolo … lei e tutto il suo dannato scetticismo!

(Tizio si volge lo sguardo a Caio per cercarne l’approvazione. Indi si volta verso Sempronio ma … Sempronio è sparito, improvvisamente e inspiegabilmente, in una nuvoletta di fumo)

Tizio: Caio, ma dov’è andato quel signore … si sarà mica offeso … e poi, cos’è ‘sto fumo? Mica ti sei rimesso a fumare … tu?

Caio: Macchè fumare! Sarà una vecchia auto diesel inquinante … E qual tale … sai che ti dico Tizio? Anch’io non me lo so spiegare … è sparito improvvisamente …  d’altra parte era quello che volevi: l’avevi “mandato al diavolo” tu stesso, si o no? E allora finiamola qua, dai …

 Tizio: Hai ragione, anche perchè quel tale mi stava facendo venire un diavolo per capello … e intanto il nostro caffè si è raffreddato …

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DANNEGGIATI DALLE ALLUVIONI PUR AVENDO L’ABITABILITA’ – CHI RISARCISCE?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Novembre, 2014 @ 12:55 pm

Detto altrimenti: abitabilità? Definiamola in altro modo, ovvero: definiamola “altrimenti”, appunto  (post 1743)

Che ormai i dissesti idrogeologici siano all’ordine del giorno è appurato. Altrettanto non avviene per i piani di prevenzione e difesa, che non sono al primo posto della lista delle priorità se non altro quanto ad ammontare di risorse destinate allo scopo. Fatta questa premessa mi pare che occorra rivedere i criteri sulla cui base è stata concessa e sarà concessa l’abitabilità.

Chiavari, 11 novembre 2014

Qualche anno fa, un tale Dante Alighieri aveva scritto: ” Intra Siestri e Chiaveri s’adima una fiumana bella …” ma quella fiumana a Chiavari, l’11 novembre 2014, non è stata tanto bella!

Quanto ai “certificati di abitabilità” già concessi, relativi a costruzioni che hanno poi subito danni per l’incuria pubblica degli alvei dei fiumi, rottura di argini, copertura dei letti dei torrenti, etc., ovvero, per cause imputabili all’uomo,  non potendosi parlare di “responsabilità” di chi quei certificati ha rilasciato, mi pare che debba quanto meno subentrare la “solidarietà” del Paese intero. Il Paese, una grande famiglia, nella mia visone. E se in una famiglia un componente ha bisogno di aiuto, non si concedono premi (buonuscite) di 40 milioni di euro ad un altro componente, né si pagano 2 milioni di euro ad un altro ancora – di mestiere comico – per dieci trasmissioni televisive su certi comandamenti (v. post successivo). D’altra parte vi sono precedenti per i soccorsi alle popolazioni vittime del terremoto del Belice … se non ricordo male. Ed allora che siano finanziati non solo la ricostruzione e i danni da terremoto ma anche quelli da alluvione.

Per quanto riguarda i futuri “certificati di abitabilità” occorre rivedere i criteri sui quali essi possono essere rilasciati, dovendovisi ricomprendere anche la verifica della sicurezza della costruzione da possibili eventi idrogeologici dovuto alla azione dell’uomo. Dopo, in caso di alluvione, subentrerà una ancor più precisa responsabilità pubblica (legale) e non solo “sociale” come nel caso dei certificati “vecchi”.

Utopie le mie? Sicuramente! Ma le utopie sono traguardi solo “non ancora” raggiunti!

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BESSARABIA/MOLDAVIA OGGI. E DOMANI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2014 @ 7:19 am

Detto altrimenti: spero ardentemente di sbagliarmi, ma certi segnali sono pericolosi … (post 1742,   ma prima leggi il post precedente)

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Senza sbocco al mare. Perché?

La Moldavia (in rumeno Moldova), ufficialmente Repubblica di Moldavia (in rumeno Republica Moldova), è uno stato racchiuso tra la Romania e l’Ucraina. La popolazione è di cica 3.700.000 abitanti. La Moldavia fu uno Stato autonomo, a lungo tributario dell’ Impero Ottomano, tra la fondazione nel XIV secolo e il XVIII secolo, quando venne spartita fra Turchi, Russi (la Besarabia) e Austriaci (la Bucovina); la parte orientale, corrispondente all’attuale stato indipendente, venne annessa dall’ Unione Sovietica nel 1940 ma subito fu invasa dalle truppe dell’Asse nel 1941 durante la seconda guerra mondiale e provvisoriamente annessa alla Romania. Dal 1944 al 1991fu occupata dall’URSS e trasformata in una Repubblica Socialista Sovietica, dichiarando l’indipendenza il 13 settembre 1991. Da quel momento, la Lingua ufficiale è il rumeno.

Ucraina. Assegnataria della Bessarabia, terra multietnica e multi-invasa (vedi post precedente). Ucraina, primo focolare delle rivendicazioni russe. Dice … ma cosa c’entra la Moldavia? C’entra, e come! Anche la Moldavia è bi-etnica: da una lato i Russi e dall’altro a Moldavi-Rumeni. Un’amica moldava, residente in Italia ma che si reca spesso nella sua patria, di ritorno da uno di questi suoi viaggi, è sconvolta e mi testimonia una situazione esplosiva: in previsione delle imminenti elezioni (30 novembre 2014), si è già creato un clima di “quasi guerra civile” (sono parole sue) fra filo russi e filo UE: le famiglie russe sono diventate improvvisamente ostili e tolgono inspiegabilmente il saluto alle famiglie moldave dirimpettaie del loro stesso pianerottolo, già loro amiche; per strada i comizi elettorali sono violentissimi; sono già iniziate violenze fisiche (incendi!) a danno delle case dei “separatisti” ovvero di coloro che non vogliono il riavvicinamento a Mosca. Le TV nazionali dicono che la Russia “aiuterà” la pacificazione. Il timore della mia amica è che si ripeta quello che è successo e che sta ancora accadendo in Ucraina.

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Tra il nostro confine di stato e quello moldavo vi è la stessa distanza che dal Brennero a Reggio Calabria.

L’odio fra nazionalità diverse residenti dello stesso Stato: mi viene tristemente alla mente la mia esperienza di volontario nell’immediato dopo-guerra balcanico. Quando giunsi nella Repubblica Serba di Bosnia era già “scoppiata la pace”, ma gli sguardi della gente, quelli che ognuno riservava all’ “altro”, alle persone dell’altro gruppo (etnico e/o religioso) era terribile: oscuro, minaccioso, rancoroso, silenziosamente aggressivo. Ecco, udendo le parole della mia amica mi vengono alla mente quegli sguardi. Mi viene alla mente la discriminazione nazista e fascista degli Ebrei, quella turca degli Armeni e dei Curdi, quella africana dei Tutzi … insomma: preferirò di gran lunga – anzi sto pregando in tal senso – che questo mio post sia un “post sbagliato” e che non succeda nulla di tutto quello che ora io sto temendo possa accadere, piuttosto che risultare poi colui che – da bravo blogger-quasi-giornalista – ha dato in assoluta anteprima una notizia importante, quella della guerra civile moldava in occasione delle imminenti elezioni moldave del 30 novembre prossimo.

P.S.: oltre alla diversa visione della politica estera (pro Europa o pro Mosca), vi è un altro tema che incendia i comizi: quello dell’accusa di “ladro” che ogni oratore grida all’altro, nei due “sensi di marcia”. In una cittadina moldava di soli circa 30.000 abitanti ci sono decine e decine di supermarket e di farmacie private: aperte e gestite con quali denari?

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BESSARABIA – MOLDAVIA: IERI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2014 @ 7:06 am

Detto altrimenti: un libro che lessi nel 2010: “Nel sonno non siano profughi” di Paul Goma, Ed. Keller, ottobre 2010, titolo originario “Din calidor”, “Dalla veranda” . Un’infanzia in Bessarabia”   (post 1741, ma leggi subito il post successivo)

9788889767160[1]Si tratta di un mio post inserito nel blog di Mirna Moretti il 15 novembre 2010, quando ancora io non avevo il “mio” blog. Lo riprendo oggi per estratto per introdurre il mio post successivo.

 Inizia

La Bessarabia, questa sconosciuta! Il villaggio Mana, dove nasce Paul nel 1925, si trova nella regione Bessarabia, in Romania. A chi apparteneva la Bessarabia?

  • Inizialmente ai Turchi.
  • Poi, Bes Arabia, senza Arabia, allo Zar di Russia.
  • 1940: all’Unione Sovietica alleata della Germania nazista.
  • 1941: alla Romania, alleata della Germania nazista.
  • 1944: all’URSS, nemica della Germania nazista.
  • 1991: alla neo Repubblica Moldova.

2745491[1]L’autore, Paul Goma, è profugo in Romania per sfuggire ai sovietici. Universitario, entra in conflitto con le autorità comuniste rumene e viene incarcerato. Deluso da Ceausescu che non si sgancia dal Cremlino, promuove il movimento Charta 77. Viene arrestato e poi esiliato a Parigi. Autore autobiografico e “carcerario”. Il libro non narra tutto ciò, bensì la sola infanzia dell’autore. Per dimensione, per i caratteri di stampa, per la descrizione della repressione da parte di una o di molte dittature, per lo stile, volutamente “a scatti”, salterino, con molti incisi, interruzioni. questo libro mi ricorda le “prugne verdi”. Il messaggio principale che mi ha trasmesso è che nei paese bessarabi … “eravamo tutti figli di contadini …avevamo i nostri Greci, i nostri Russi, i nostri Ucraini, i nostri Zingari, i nostri Ebrei … erano diversi da noi, ma erano nostri … gli uomini, se non possono amarsi, devono almeno sopportarsi …” Vi pare poco? E invece è una ricchezza. Anche in Palestina, prima della intrusione GB nel dopoguerra, Arabi e Palestinesi convivevano in pace (leggi “Con il vento nei capelli di Salwa Salem – Giunti). E oggi, invece …

 Omissis

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Vasilij Grossman, nel suo splendido volume (oltre 1000 pagine)  “Vita e destino” (altro mio post che Mirna ha “postato ” alcuni giorni prima, il 10 novembre 2010, cfr. ivi) dice fra l’altro “il bene è una bontà senza voce, istintiva, cieca, fino a quando non diventa strumento e mercanzia di predicatori”. Così anche nel libro di Paul Goma.

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 Omissis

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Continua Paul: … “io Moldavo, faccio il pane ed il formaggio: tu Lipovano, fai le salcicce e la capcioanca (prosciutto); tu Ebreo, tieni il negozio del paese: tu Greco … tu Armeno, e così via, come si dice adesso, la ripartizione internazionale del lavoro, o come si direbbe, i nostri interessi non collidono. Anche se al mercato, sulla stessa strada, trovavamo in concorrenza il Greco con l’Armeno, con il Giudeo …si badi bene, nel villaggio erano il “nostro” Greco, il “nostro” Armeno etc.. La parola Giudeo non era per nulla offensiva”. Mi sembra di sognare (n.d.r.) …

Finisce qui l’estratto del mio “vecchio” post del 2010 su blog altrui (di Mirna). L’ho ripreso per avviare il discorso che farò nel post successivo: quello sulla Moldavia di oggi e soprattutto del 30 novembre prossimo, quando i Moldavi andranno ad eleggere il nuovo governo.

P.S.: “Leggete libri ma … attenzione: la lettura può generare indipendenza di giudizio”.

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I CONCERTI DEL CONSERVATORIO BONPORTI IN RIVA DEL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Novembre, 2014 @ 6:52 am

Detto altrimenti: avrei dovuto essere a Trento, ed invece … (post 1740)

Antefatto

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Finito il concerto (precedente),  Liza si avvia verso Hamburg …

… accompagnata al treno a Rovereto destinazione Hamburg l’amica pianista Elizaveta Ivanova  (vedi post nn. 1736 – 1735, solo tre-quattro post fa …. Liza, che ha regalato a noi organizzatori della Associazione Amici della Musica – Presidente Franco Ballardini – uno splendido concerto nella sala del palazzo Panni di Arco) avrei dovuto tornare a casa Trento anche per non perdermi la partecipazione a ben due gruppi di lettura: quello di Mirna Moretti presso il Cafè de Paris e quello di Maria Lia Guardini presso la Biblioteca Comunale. E invece … trattenuto a Riva del Garda da alcuni problemi, mi sono “consolato” (si fa per dire!) con lo SPUMEGGIANTE CONCERTO DI CUI AL PRESENTE ARTICOLO.

Fine dell’antefatto

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“CLASSICAL ZOO”  – Camille Saint-Saens, “Il carnevale degli animali” – Darius Milhaud, “Le boeuf sur le toit”

 IMG_2487Personaggi ed interpreti

  • Ospitante: il Direttore della locale Sezione del Conservatorio,  Corrado Ruzza
  • “Prefatore della prefazione”,  Franco Ballardini
  • Violini: Marianne Van Campenhout, Milo Maestri
  • Viola: Klaus Manfrini
  • Violoncello: Federico Magris
  • Contrabbasso: Massimiliano Rizzoli
  • Flauti: Pier Luigi Maestri, Francesca Lombardi
  • Clarinetti: Lorenzo Guzzoni, Paolo Guolo
  • Pianoforti: Corrado Ruzza, Maria Grazia Petrali
  • Percussioni: Gabriele Rizzoli
  • Cristallarmonio: Gianfranco Grisi

 

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La sala? Stracolma, un successo!

 

 

 

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Il carnevale degli animali (1886)

 Grande fantasia zoologica, testi originali di Pier Luigi Maestri. Camille Saint-Saens, uomo serio e serioso, intese “prendere in giro” e sdrammatizzare la musica troppo seria e seriosa, alcuni suoi compositori ed alcuni suoi esecutori. Tuttavia, composto il “Carnevale” all’età di 50 anni, lo tenne chiuso in un cassetto sino alla morte, avvenuta 37 anni dopo, per una sorta di pudore. Quien sabe?

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 I testi, scritti e recitati magistralmente (“da un Maestro”, con quel suo il cognome poi  .. che altro?) da Pier Luigi Maestri (ligure come il vostro blogger, uei, raga …!) al quale li ho chiesti ricevendo promessa solenne di consegna: appena li avrò a mie mani, li pubblicherò. Infatti sono semplicemente geniali ed in linea con lo spirito della musica.

I brani: Marcia del re leone; Galline e galli; Emioni (animali veloci); Tartarughe; L’elefante; Canguri; Acquario; Personaggi dalle orecchie lunghe alias asini; il cucù nel bosco; Voliera; Pianisti; Fossili; Il Cigno; Finale.

Il cigno: brano serissimo e dolcissimo, si distingue dagli altri e merita una “menzione speciale”.

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 Il bue sul tetto, Op. 58 (1929)

IMG_2493Sinfonia cinematografica su arie sudamericane – Adattamento di Alessio Sala. Le boeuf sur le toit op.58, è un balletto composto dal membro del Gruppo dei Sei Darius Milhaud nel 1919,  su un testo di Jean Cocteau e, originariamente, con gli scenari di Roul Dufy. È basato su temi popolari sud-americani e in particolare brasiliani (ve ne sono citati circa 30) a causa dell’amore dell’autore verso i Paesi in cui aveva vissuto per circa 5 anni durante la Prima Guerra Mondiale. La prima esecuzione andò in scena nel febbraio 1920 presso il Théatre des Champs- Elysées di Parigi. Si verrà a sapere che il «bue sul tetto» era il nome di un samba ballato durante il carnevale di Rio del 1919 e che Milhaud lo ascoltò perché si trovava lì come segretario dell’ ambasciatore francese e grande letterato Paul Claudel.

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L’esecuzione da parte dell’ensamble è stata preceduta dalla recitazione del testo – più che sua semplice lettura! –da parte dell’ “attore” di Pier Luigi Maestri, che lo “legginterpreta” srotolando un lungo rotolo stampato (dalla sua parte di reci-lettore) e dipinto (dalla nostra di spettatori) con figure a metà fra Picasso e Mirò.

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Gianfranco Grisi al cristallarmonio:

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La trama. Siamo in un locale quasi malfamato, donne in rosso, avventurieri, boxeur, non sparate sul pianista o sul barista, una grande ventola che scende, un enorme sigaro che fuma, il poliziotto che arriva e perde la testa (non dietro una donna … la perde proprio) w alla fine se la riprende con un intervento kafkiano ma  solo per dovere pagare il conto di tutti gli avventori (ultimi due metri della lunghissima “pergamena”).

Qui a fianco, Gianfranco Grisi: pittore, inventore del cristallarmonio (suo perfezionamento dell’armonica a bicchieri), raro cultore della concertina inglese, fondatore del quartetto mandolinistico Neuma,  pianista, compositore, direttore d’orchestra, improvvisatore, etc.

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Per quanto … in barca …  volendo … da Riva del Garda a Trieste e a Piacenza, si può, purchè con due barchette non troppo grandi …  (v. le rotte qui sotto)

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Alla fine, fiori ed applausi particolari ai due Colleghi Professori (lo stesso Maestri e la Prof.ssa Maria Grazia Petrali i quali sono trasferiti da Riva del Garda l’uno a Trieste e l’altra a Piacenza.  Maestri, che si congeda da noi del pubblico non prima di avere fatto ad ognuno – ed eravamo tanti! – un regalo: una barchetta, simbolo del viaggio che i due colleghi si accingono a compiere.

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P.S: istruzioni per la rotta: 1) Riva del Garda – Lago di Garda – Peschiera – Fiume Mincio - A Governolo girare a sinistra – Fiume Po “in discesa” – Mare Adriatico. Si suggerisce di navigare lungo la costa fino a Trieste. – 2) Riva del Garda – Lago di Garda – Peschiera – Fiume Mincio - A Governolo girare a destra – Fiume Po “in salita” - Risalire il fiume fino a destinazione.

Governolo? Ecco Dante: “… e come l’acqua a corre mette co’/ non più Benaco ma Mencio si chiama/  sino a Governol dove cade in Po”.

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L’ITALIA A RISCHIO IDROGEOLOGICO? QUANDO MAI …!?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Novembre, 2014 @ 8:30 am

Detto altrimenti: a “rischio” di danno idrogeologico? No! A “certezza” di danno idrogeologico!   (post 1739)

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Non siamo ai Caraibi, ma sopra l’Italia la settimana scorsa, tra il 5 e il 6 novembre 2014 !!

Il clima è cambiato. Siamo in area tropicale. Il territorio è stato (mal) trattato: legalmente, secondo canoni ambientali oggi inadeguati; illegalmente, chi più ne ha più ne metta.

Ormai le cosiddette emergenze idrogeologiche sono la norma, in tutto il Paese. E allora rivediamo le nostre priorità di spesa. Ad esempio, niente cacciabombardieri F 35 e molti investimenti in più per la prevenzione, per un diverso tipo di “difesa” e per il ripristino di queste situazioni traumatiche.

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MAGISTRATURA: RESPONSABILITA’ E INDIPENDENZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Novembre, 2014 @ 8:21 am

 

Detto altrimenti: non facciamo che si usino due pesi e due misure … (post 1738)

Indipendenza. Il magistrato giudica secondo il suo libero convincimento nell’applicazione e interpretazione della legge. Ovvero, non succede a lui quello che capita ai manager delle SpA cui può legittimamente essere ordinato di agire in un certo modo piuttosto che in un altro.

Responsabilità. Ma proprio il fatto di essere “indipendenti” evidenzia in capo ai magistrati l’esistenza di una responsabilità (civile) in caso di colpa grave. Infatti al “potere” (soprattutto se si tratta di “potere di decidere liberamente”) si deve unire la responsabilità delle proprie decisioni. Altrimenti la decisione rischia di diventare superficiale e irresponsabile.

Dice … ma se si insiste, noi magistrati potremmo scioperare. Cosa? Ma se un ferroviere sciopera rischia l’imputazione per interruzione di pubblico servizio! E il vostro che è? Non è uno dei “supremi” pubblici servizi? Ma via …

Dice … la responsabilità civile lede la nostra indipendenza. Osservo: quando mai? Il fatto di essere chiamati a rispondere civilmente per colpe gravo non lede la libertà – a monte – di decidere come sui vuole. E poi … potete fare come facciamo noi manager: ci assicuriamo.

Dice … ma il carico di lavoro è tale per cui ritenerci responsabili per colpa grave aumenterebbe la nostra attenzione … allungherebbe il tempo dei processi …. Osservo: a mio avviso la vostra attenzione non dovrebbe cambiare: infatti dovrebbe essere massima sin da adesso, a prescindere.

Dico: ma se i “poteri dello Stato” sono tre (legislativo, giurisdizionale, esecutivo), perché mai pensare alla responsabilità civile di uno solo di essi?

 

 

 

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HISTORIA MAGISTRA VITAE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Novembre, 2014 @ 4:17 pm

Detto altrimenti: ovvero, andiamo tutti a lezione di storia dalla Storia, e cerchiamo di stare attenti alle sue lezioni!      (post 1737)

(in grassetto rosso  le parti anche oggi attuali, quelle che ci devono/possono far pensare alla nostra politica odierna)

thE8GWCD0JGrecia. 411 avanti Cristo. A seguito della disastrosa sconfitta militare dei Greci nella guerra portata da Pericle contro Siracusa, in Atene cambia il clima politico. Infatti, i nemici della democrazia, sia pure di una democrazia ridotta da Pericle ad un logos, una parola vuota, si organizzano e i loro circoli oligarchici prendono forza. Se prima a parlare era il demos (popolo) e loro prudentemente tacevano, ora accade il contrario. E chi parla contro i “circoli” viene trovato morto ammazzato. Ovvero: si cavalca il malcontento del popolo per … soggiogare il popolo stesso.

I “circolI” iniziano affermando che solo chi porta le armi ha diritto ad uno stipendio; che l’accesso alla politica deve essere limitato a 5.000 persone. Cose che “prima” sarebbero state considerate al pari di una bestemmia. Nessuno si oppone, soprattutto per paura. Il popolo “non prende la parola” e gli oligarchi vanno al potere con mezzi democratici. Il silenzio del demo provoca uno svuotamento dei contenuti della democrazia: infatti, l’Assemblea popolare (oggi il Parlamento) e il Consiglio (oggi il Consiglio dei Ministri) continuano a riunirsi ma deliberano solo ciò che è di fatto preventivamente approvato dai “circoli oligarchici”.

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Luciano Canfora

Passano quattro mesi. Subentra una seconda catastrofe militare: L’Eubea è conquistata da Sparta. Inoltre Atene perde il controllo dell’isola di Samo e della sua flotta in mano a chi vuole restaurare il demos. Il regime degli oligarchi è dilaniato da lotte interne nel senso che ciascun oligarca intende prevalere sui colleghi.

Testimonia tutto ciò Tucidide, il cui personale percorso politico in successione è il seguente: democrazia; democrazia logos, ovvero periclea; oligarchia; monarchia; governo dei filosofi reggitori.

Insomma, del triunvirato dei tre principali oligarchi, uno (Frinico) viene ucciso. Un altro (Teramene) viene accusato da un collega (Antifonte) di alto tradimento perchè si era recato a Sparta a cercare di patteggiare la fine della guerra.

Antifonte aveva il dominio della parola e la forza del ragionamento (“non basta la bravura, occorre anche quel tanto di demagogia che è indissolubile dal consenso”).

Dalle trame ateniesi merge che era tipico dei gruppi politici del tempo di essere organizzati su tre livelli, tre cerchi concentrici: le decisioni più importanti discusse e assunte solo al centro e via via, sino alle decisioni operative. Seneca descrive ciò con poche parole: “Alios in secretum recipere, alios cum pluribus, alios universos”.

Alcibiade, sconfitto a Siracusa, in esilio, viene condannato in contumacia. Esule, diventa consulente militare degli Spartani che anche per questo motivo diventano sempre più pericolosi. In Atene il maggiore pericolo rafforza il potere degli oligarchi. Successivamente Alcibiade entra in contrasto con gli Spartani e si rifugia presso il satrapo persiano Tissaferne e si unisce alla flotta “democratica” di Samo.

th[4]Nel frattempo in Atene gli oligarchi cadono e invocano il riorno di Alcibiade, il quale però rientra solo dopo avere riportato nuove vittorie navali, nel 408. L’Assemblea lo riabilita e gli conferisce i pieni poteri straordinari. Egli allestisce altre 100 triremi ed arma altri 500 opliti. La flotta di Samo rientra in Atene. Alcibiade è visto come colui che può restaurare l’antica potenza ateniese. Il popolino chiede ad Alcibiade di assumere la “tirannide” perché si sente tradito dalla democrazia “logos”, ovvero tradito dalla pseudo-democrazia periclea. Non c’è più fiducia nella politica democratica. Il popolo invoca una tirannide: “Visto che noi non si conta nulla, tanto vale che almeno ci sia chi mette ordine e assume decisioni …”

L’ “altra politica” inizia a temere Alcibiade e lo rimanda per mare e alla prima sconfitta (Notion) ha l’occasione per farlo uscire di scena. Alcibiade non aveva osato proclamarsi tiranno, optando per il “sistema pericleo” di farsi rieleggere anno per anno. Ciò gli costò la carriera politica.

Nel frattempo la flotta ateniese vince (quella spartana) alle isole Arginuse, ma una tempesta impedisce ai comandanti di raccogliere i naufraghi. Per il reato di mancato soccorso in mare vengono processati e condannati a morte. Solo un certo Socrate si oppose e rischiò il linciaggio.

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La storia continua. Per oggi mi fermo qui invitando le lettrici e di lettori a riflettere sulle parti in grassetto: vi paiono esse “potenzialmente attuali”?

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ELIZAVETA IVANOVA AL PIANOFORTE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Novembre, 2014 @ 8:07 am

Detto altrimenti: Liza al pianoforte degli Amici della Musica (post 1736) – A seguito del post precedente.

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Liza

Arco (Tn). Palazzo Panni. Presto ospiterà una mostra su Segantini. Ieri, grazie alla collaborazione del Comune della città e della bibliotecaria signora Dora Giovanazzi, ha ospitato il concerto pianistico di Elizaveta Ivanova, Liza per gli amici, organizzato dall’ Associazione Amici della Musica di Riva del Garda, presieduta dal Professor Franco Ballardini. Liza, una bella ragazza di 27 anni, nata a Mosca, ha già un curriculum vitae di tutto rispetto e dal 2012 vive ed opera ad Hamburg. Già nel luglio 2013 era stata ospite dell’Associazione citata per un concerto in Riva del Garda (v. post n. 890 del 10 luglio 2013) quando ancora era con noi il compianto Presidente Ruggero Polito), in quanto l’Associazione ha inteso invitare i vincitori del Concorso Pianistico Internazionale di Verona. E Liza lo ha vinto due anni fa.

La presentazione da parte del Presidente Ballardini

La presentazione da parte del Presidente Ballardini

She started to learn to play the piano at the age of four at Yakov Flier Music School in Moscow with N. Dolenko. Graduated from Music School of the Academic Music College of Moscow State Tchaikovsky Conservatory (classes of A. Dzhangvaladze and O. Mechetina), Academic Music College of Moscow State Tchaikovsky Conservatory (class of O. Mechetina, Diploma with honor), and Moscow State Tchaikovsky Conservatory in 2011 (Diploma with honor), where she studied with Sergey Dorensky and his assistants Pavel Nersessian, Andrey Pisarev, and Nikolay Lugansky. In 2012 she moved to Hamburg, where she attended Master degree course in solo performance at the Hochschule für Musik und Theater Hamburg with Prof. E. Koroliov. She finished her Master studies in June 2013 with the note 1,0 (best possible), consequently being admitted to the Konzertexamen course (Artistic Diploma) (class of Prof. E. Koroliov). 

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Elizaveta

Elizaveta Ivanova is a prize winner of numerous international competitions: “J.S.Bach” International Piano Competition (Würzburg, Germany, 2010) – Diploma; “Piano Campus” International Piano Competition (Cergy-Pontoise, France, 2011) – 1st Prize and two Special Prizes; International Piano Competition “Città di Verona” (Verona, Italy, 2012) – 1st Prize and Special Prize for the best interpretation of Beethoven’s Sonata; “Blüthner “Golden Tone” Award” International Piano Competition (Vienna, Austria, 2013) – 2nd Prize and Special Prize of the Blüthner Zentrum Wien. She has won several national and internal competitions as well, among them are Elise-Meyer Scholarship competition at the Hochschule für Musik und Theater Hamburg in 2012 (1st Prize), Steinway-Förderpreis (Hamburg, 2013, winner), 1. Deutscher Klavierwettbewerb Polnischer Musik (1. German competition for Polish Music) (Hamburg, 2013, Main Prize). 

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Elizaveta

Her extensive concert activity began in 2002, when she became a participant of programs and scholarship holder of the V. Spivakov International Charity Foundation. Elizaveta has been performing all over Russia and abroad (Austria, Australia, Belarus, Bulgaria, Canada, Czech Republic, Germany, France, Ireland, Italy, Japan, Poland, Serbia, Spain, Sweden, United Kingdom, Ukraine, and Uzbekistan). Elizaveta has performed on stages of famous concert halls, such as: Great, Small and Rakhmaninov halls of Moscow Conservatory, Svetlanov and Chamber halls of Moscow International Performing Arts Centre, Great Hall of Ukrainian State Philharmonic Society (Kyiv), Chamber Music Hall of Berlin Philharmonic, Laeiszhalle (Hamburg), George Weston Recital Hall of the Toronto Centre for the Arts (Canada), Salle Cortot (Paris), Teatro Ristori (Verona), National Concert Hall (Dublin), and others.

The pianist’s repertoire includes compositions since the English virginal music until contemporaneity. She is also a successful participant of chamber ensembles and harpsichord player.

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Il repertorio magistralmente eseguito ieri sera durante un “concertone” durato quasi due ore, ovviamente tutto a memoria, ha compreso brani di W.A.Mozart (1756-1791): Rondò in re maggiore; F. Chopin (1810-1849): Ballata n. 4 op. 52; Mazurka op. 56 n.1; Sonata n. 3 op. 58; K. Szymanowski (1882-1937): Mazurka op. 50 n.14 e n. 15; M. de Falla (1876 – 1946): Cubana Andalusa; F. Martin (1890 – 1974):Tre Preludi. Due bis fuori programma con preludio e altro brano di Chopin. Applauditissima!

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Elizaveta

Elizaveta

Lascio agli amici ì musicologi presenti in sala di commentare la splendida esecuzione di brani particolarmente impegnativi, eseguiti da Liza con la naturalezza e la freschezza della sua giovane età, con una “normalità e spontaneità” che solo una Grande Maestra del pianoforte si può concedere. Dismesso l’abito lungo infatti, Liza torna ad essere una ragazza assolutamente genuina, interessata a fotografare questo o quello scorcio degli antichi palazzi, del Castello di Arco, a scrutare quale dei dolcetti esposti in bella vista nelle vetrine di un caffè si può concedere senza compromettere la sua bella linea. Una ragazza che sta volentieri insieme alla gente, che ogni tanto si ferma per telefonare alla mamma e rassicurarla, per chiamare il suo … “collega” contrabbassista Alessandro …, una ragazza che parla volentieri con noi, suoi nuovi amici, in tedesco, in inglese e anche un poco in italiano. In russo non ancora … ovviamente per nostra carenza linguistica!

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Liza

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Manca un’ora al concerto. Siamo seduti in un caffè lungo la strada del centro storico di Arco. Scatto una istantanea mentre Liza sta telefonando. Gliela mostro: “Paparazzo”, mi dice sorridendo! Poi mi chiede di scusarla. Preferisce passeggiare da sola, per concentrarsi meglio, per ripassare i milioni di note e sfumature che dovrà governale con le sue mani. Milioni di variabili gestite dal cervello più potente del mondo: il cervello umano. Milioni, dicevo … chi conosce un po’ di matematica, provi un po’ a calcole quanto fa “n su k fattoriale” ovvero la combinazione di n variabili su di un numero molto alto di possibili combinazioni! Perdonerete questa osservazione che può apparire un prosaica, ma occorre riflettere anche su questo aspetto.

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Dal Presidente Ballardini: applausi e fiori meritatissimi!

E poi … l’aspetto della vita: una ragazza parte da Mosca, va ad Hamburg, organizzala sua vita in modo responsabile ed autonomo, riscuote il giusto successo del suo impegno. Viaggia. L’altro giorno, un concerto in un castello della  Polonia. Fra qualche giorno suonerà a Ginevra. Poi a Vienna. Una piccola valigia, qualche spartito giusto per dare un’occhiata ad una di quei milioni di note e … via!

 Liza è già venuta due volte qui, nella Busa del Garda. Qualcuno sta cercando di portarla ad eseguire un concerto a Rovereto. Quando riusciremo a portarla a suonare a Trento? Nel frattempo: “Grazie Liza, vedremo di farti concedere la cittadinanza trentina onoraria!”

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Il dopo concerto presso l'ottimo ristorante La Lega di Arco

Il dopo concerto presso l’ottimo ristorante La Lega di Arco

Prossimo concerto organizzato dall’Associazione Amici della Musica: 13 dicembre 2014, Riva del Garda – Auditorium del Conservatorio, ore 17,30 – I SOLISTI DELL’ORCHESTRA REGIONALE HAYDN DI TRENTO E BOLZANO, Ole Jacob Frederiksen, violino; Gabriele Marangoni, viola; Elke Hager, violoncello; Fabio Righetti, oboe e corno maggiore, eseguiranno: W.A. Mozart, Quartetto per oboe e archi in fa maggiore K. 370 (1781); F. Schubert, Trio per archi n. 2 in si bemolle, D. 581 (1817): J. Francaix, Quartetto per corno inglese, villino, viola e violoncello (1970).

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