I DIALOGHI DI PLUTONE: AUTORICICLAGGIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Dicembre, 2014 @ 8:45 am

Detto altrimenti: era ora!   (post 1792) (i precedenti dialoghi: post del 18 febbraio, 13 e 4 novembre 2014)

(La scena: seduti al tavolino del solito bar Tizio e Caio discutono)

Tizio: Ma cos’è ‘sta storia dell’autoriciclaggio? Gente che ritarga le auto rubate e le rivende come proprie?

Caio: Ma che dici! Si tratta di chi cerca  di ripulire denaro proprio che si era inguattato, nascosto al fisco, portato illegalmente all’estero, facendolo rientrare in Italia per investirlo in modo legale in attività proprie.

Tizio: Ah, ho capito, uno se lo ripulisce e se lo ricicla da solo. Ma prima questo fatto non era punito?

Caio: No, e anche ora non è punito, solo che è previsto espressamente come fattispecie che viere trattata in un certo modo: tu paghi un tot e non sei punito con la galera.

Tizio: Fammi capire: non era un reato, oggi lo è ma però (ma però, sic, cos’ si è espresso Tizio, n.d.r.) non è punibile con la galera ma solo con una multa o una tassazione.

Caio: Ecco, si, hai capito

(Dal tavolino accanto si avvicina Plutone, sotto le mentite spoglie di Sempronio)

Sempronio: Buongiorno signori, ci si incontra sempre per il solito caffettino … Come state?

Caio: Bene grazie. si discute del più e del meno

Sempronio: Dell’autoriciclaggio, se non ho sentito male …. sapete, i tavolini sono così vicini … anzi, posso sedermi al vostro?

Tizio: Certo, prego, si accomodi

Sempronio: Sapete … la cosa mi interessa perché conosco un tale, amico no, lo conosco da anni ma definirlo amico sarebbe troppo … intendiamoci, nemmeno nemico … lo conosco

Tizio: Si, e allora?

Sempronio: Allora è un tale che andava spesso in Cina ad acquistare merce anche per i suoi colleghi commercianti, che poi lui le fatture a suo carico le riceveva da una società di S. Marino … Un giorno mi dice che ora si occupa di finanza, che ha una finanziaria in Svizzera, operazioni da un milione di euro in su … Io mi stupii che mi raccontasse i suoi affari. E poi che avesse aperto una finanziaria in Svizzera per cosa? Non certo per l’esportazione di capitali, in un periodo in cui capitali non ce ne sono in giro! Ma ecco che avendo letto della disciplina dell’autoriciclaggio, mi si è accesa una lampadina:  quella sua finanziaria probabilmente la usa per fare investimenti “esteri” in Italia di soldi ex italiani illegalmente esportati, praticamente per autoriciclare i suoi soldi e quelli dei suoi amici …

Tizio: Ma via, che pensieri diabolici lei ha mai … non dobbiamo pensare sempre al peggio … che brutto modo di vivere …

Sempronio: Ma non lo sapete che a pensare male si indovina?

Caio: sai che ti dico, Tizio? Mi pare che il signore abbia ragione, o almeno, possa avere ragione. E lei, caro amico, è proprio un diavolo d’un uomo … le pensa proprio tutte!

(Sempronio, tra sè e sè, trasecolando, rivolto agli spettatori: “Diavolo d’un uomo io? Che stiano cominciando a capire chi io sono realmente? E’ meglio se mi dileguo al più presto)

Sempronio: Ma … guardate là … cos’è quel fumo? Pare che un’automobilie abbia preso fuoco …

Tizio e Caio si alzano in piedi per vedere meglio la scena loro indicata da Sempronio oltre la siepe che delimita l’area dei tavolinetti del bar. Sempronio corre verso l’incendio e scompare dietro la coltre del fumo. Quindi, subito dopo, l’incendio si rivela essere quello di un piccolo cestino delle immondizie incendiatosi per un (diabolico, n.d.r.) effetto di autocombustione. Di Sempronio nessuna traccia.

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SPENDING REVIEW DELL’UE?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Dicembre, 2014 @ 8:09 am

Detto altrimenti: no, loro no … no    (post 1791)

Io sono europeista da 40 anni, quando mi iscrissi al MFE-Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. Oggi sono a favore degli Stati Uniti d’Europa.

Stai Uniti d’Europa, dice … è un’utopia! Non siamo ancora maturi per questo “progetto politico”. Vabbuò … dico io, ma almeno intendiamo l’utopia come la intendeva Tommaso Moro, e cioè non (ancora, n.d.r.) come un progetto politico, ma come un’idea, anzi, come un’ Idea, un modello ben strutturato: potrebbe essere il compito del nostro semestre di guida europea.

In tale attesa … I cannot help myself telling you … non posso fare a meno di dirvi che non approvo il fatto che i parlamentari  europei invece di migliorare il nostro sistema, lo abbiano copiato: infatti si sono deliberati l’indennità di “reinserimento nel mondo del lavoro”, una ricca elargizione di centinaia di migliaia di euro cadauna. Esattamente come per i nostri parlamentari.

In questo caso, UE come padre Zappata: predica bene e razzola male. E io pago …

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LA MORALE “S.Q.” SECONDO QUANTITA’

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Dicembre, 2014 @ 7:54 am

Detto altrimenti: … secondo quantità, a peso           (post 1790)

Primo post dell’ultimo giorno del primo triennio del mio bloggheraggio.

Trentino

  •  Vitalizi d’oro ai politici.
  • Alcuni restituiscono.
  • Altri no.
  • Altri no e fanno ricorso.

 

  •  Uno dice: “Renderò conto a Dio”.
  • La gente lo “distrugge” sulla stampa.
  • Lui si pente e restituisce parte del malloppo (malloppo, maltolto … è il correttore automatico del computer che fa un po’ quello che vuole …).
  • E’ diventato uomo che ha una morale …
  • …  una morale a peso, quanto serve per “moralizzare” una sola parte del malloppo (v. prima).

 

  • Morale della storia?
  • La morale ce l’hai se ti pescano “red handed”, ovvero con le “mani arrossate” dal freddo come quelle del bambino che è appena andato a rubare la marmellata nel frigorifero (in Italia diciamo “con le mani nel sacco”).
  • E poi ti comporti secondo la morale, ma una “morale a peso”, un po’ sì vabbè ma non esageriamo!

 

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NATALE IN POESIA 2 : NATALE SURREALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Dicembre, 2014 @ 10:03 pm

Detto altrimenti: ecco … ne ho fatta un’altra delle mie (post 1789)

1789, anno della rivoluzione francese, mio millesettecenottantanovesimo post del triennio che finisce domani sera

NATALE SURREALE

E’ questo il Natale?

Scoppiettan parenti sul fuoco

e rossa la neve dal forno

inonda la casa di un caldo profumo di arrosto.

Farina nel cielo: bei fiocchi giganti

sprigiona la terra per l’aere spandendo rintocchi argentini.

La gente s’incontra, si scontra

si chiede permesso

poi s’urta, si scusa

prosegue la corsa.

Regalan le merci al super mercato:

tu prendi dei doni, li scarti

li cedi agli amici

a prezzo d’usura.

Un bel pino acceso

in mezzo alla sala

dà fuoco al palazzo.

Accorron pompieri

e inondan l’incendio

di fresco Clicquot.

Un’ostrica, sola, s’aggira sparuta in cucina:

poi, ratta, si tuffa nel biondo vin franco

s’asconde al tuo sguardo

e corre nuotando al suo mare.

Tu resti da solo a pensare

a questo sì strano Natale

a quanto di bene v’è intorno

a quanto di male.

Ma ecco che in mezzo al frastuono

di luci e colori

compare una bella cometa

s’accende una stella

ed ogni altra cosa si spegne.

Risplende per tutti, sol quella.

Adesso è Natale!

 

Firmato: il vostro blogger Riccardo

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QUIS CUSTODIET IPSOS CUSTODES ?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Dicembre, 2014 @ 8:28 am

Detto Altrimenti: chi controllerà i controllori?     (post 1788 – il 5 dicembre prossimo compirò tre anni di bloggheraggio: avrei voluto arrivarvi con cifra tonda, 1800 post, ovvero 600 all’anno. Non ce la farò mai fra oggi e domani …).

Pone seram, cohibe, sed quis custodiet ipsos custodes? Cauta est et ab illis incipit uxor, ovvero, “spranga la porta di casa, impediscile di uscire, ma chi controllerà i controllori? Tua moglie è astuta ed inizierà (a farti le corna, n.d.r.) proprio con i suoi guardiani”. Così Giovanale nella sesta Satira contro il mal costume delle donne romane … quelle dell’antica Roma … per carità … absit iniuria verbis … ben lontana da me l’intenzione di offendere con le mie parole le donne romane di oggi … (per quanto, alcuni uomini romani di oggi … o meglio, quelli di cui al post precedente … forse quell’appellativo che si riserva ai mariti di donna poco onesta … be’ … forse  se lo meriterebbero proprio!)

C’era una volta una SpA. Vi arrivai come Direttore. Scoprii una strana voce nella contabilità: “Spese a conoscenza della direzione”. Chiesi il dettaglio: i giustificativi erano chiusi in una busta sigillata: gli addetti alla contabilità non dovevano conoscerli. Così aveva stabilito il mio predecessore. Io feci notare  che “tutte” le spese erano e dovevano essere “a conoscenza della Direzione” ….  ci mancherebbe altro! Giuro: non è una barzelletta.

Dice … ma chevvordì? Vordì … vordì … vordì che il controllo dell’operato del Direttore Controllore può essere effettuato già dalla stessa sua segretaria, dai suoi stessi impiegati contabili. In altra Spa nella quale si incassava direttamente molto denaro contante, la prima cosa che feci fu di mettere in assoluta sicurezza la gestione del denaro e dei sistemi di incasso pagamento, al punto che nemmeno io – ammesso e non concesso che lo avessi voluto fare – avrei potuto violare il sistema di prevenzione e controllo. Della serie:  volendo si può.

Mappoi (mappoi) qui in Italia c’è un ostacolo particolare da superare, quello delle “scatole cinesi”. siano esse 1) una serie di SpA (una dentro l’altra) oppure 2) una serie di livelli di situazioni in ognuna delle quali coesistono singolarmente o diversamente mescolate le seguenti connotazioni: potere, responsabilità, discrezionalità, controllabilità.

Quanto alle scatoli cinesi SpA, andate sulla mia home page e, nel riquadro sotto il mio curriculum, cliccate le parole “scatole cinesi”: troverete di che saziare la vostra curiosità

Quanto alla serie di livelli di mix diversi di potere, responsabilità, etc. di cui sopra, il primo pensiero che mi viene i mente riguarda gli aboliti finanziamenti pubblici ai partiti, limitatamente controllabili ( e già qui …!) perché si dava denaro pubblico a enti di diritto privato che come tali più di tanto non potevano essere controllabili e controllati soprattutto se poi – come se quanto detto prima non bastasse – i partiti o il singoli costituivano Fondazioni (1) ancor meno controllabili (per legge còndita, ov vero: stabilita, vigente).

Come se ne esce? Stabilendo che – ferma restando la libertà di delegare, conferire mandati, decentrare risorse e potere – la catena debba essere composta da anelli della stessa specie quanto a potere, discrezionalità, controllabilità e responsabilità esistente nell’anello (livello) di partenza. Per evitare che nella cascata delle deleghe del potere si perdano i requisiti della controllabilità e della responsabilità dell’intera catena.

Eppoi (eppoi) la legge impone che ogni amministratore di una SpA pubblica si assicuri a proprie spese per la copertura della propria responsabilità in caso di sua condanna per danni provocati per dolo o colpa grave, in modo tale che la Pubblica Amministrazione abbia la certezza di essere risarcita anche se il dirigente non è ricco. Lo stesso si potrebbe-dovrebbe richiedere per ogni altra funzione pubblica, anche al di fuori del sistema delle Spa pubbliche.

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Ve ne parlerò presto ...

Ve ne parlerò presto …

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Dice … ma la tua è un’utopia. E’ vero, come quella di Tommaso Moro: non è detto che la mia idea debba essere programma di azione. A me basta che esista come tale, come Idea, come modello teorico sul quale riflettere.

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(1) Fondazioni? Pare che molti bonifici della “Mafia Roma SpA” siano finiti sul conto della Fondazione di un importante ex.

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PREVENIRE GLI SCANDALI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Dicembre, 2014 @ 7:37 am

Detto altrimenti: … e non limitarsi ad inseguire i buoi scappati dalla stalla … (post 1787)

“Emergenza scandali?”. Un po’ come “emergenza alluvioni” ? Ma qua’ emergenza se sono fenomeni assolutamente ricorrenti anzi regolarmente ciclici! Ma mi faccia il piacere …

Così vi vogliamo vedere ...

Così vi vogliamo vedere 

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Roma come il MOSE, l’Expo, etc., anzi peggio! E ti pareva! “Vacanze” romane, “vacanza” nel senso etimologico latino di vacatio, “mancanza, assenza” di pudore, di onestà, di organizzazione, di prevenzione, di controlli tempestivi,  … Ecco, se ci si volesse fare un film, una sorta di giallo economico, lo si potrebbe chiamare “Vacanze romane” o anche  “Scandalo al sole”  (di Roma) …

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“Uno scandalo al giorno leva il precedente di torno” …. purtroppo: ecco perché più volte ho proposto la fondazione di un nuovo quotidiano, “Lo scandaliere”, una sorta di bollettino di guerra che ci aggiorni su tutti questi eventi di una “guerra incivile” di aggressione contro la stragrande maggioranza degli Italiani. Per non dimenticare.

Cosa volete farci, io sono un “uomo d’azienda” un “uomo di struttura” che ha lavorato una vita dal livello di dirigente in su all’interno di gruppi di spa e di singole spa piccole, medie e grandi, italiane ed estere, pubbliche, private e miste. Dice … ma che fai, ti auto-celebri? No, raga … è che certe volte mi pare di avere fatto una vita “normale”. Poi mi fermo a riflettere e dico: no, la tua vita è stata ricchissima di esperienze che ora devi mettere a disposizione di tutti coloro che non hanno avuto la tua stessa fortuna. Fortuna, si, vabbè … però diciamola tutta, “fortuna juvat audaces”, la fortuna aiuta gli audaci, aiuta chi osa … però, se consultate il vocabolario latino, quell’ “audaces” può anche tradursi con “incoscienti”. Comunque l’è nada … è andata (fine della riflessione personale).

Ma veniamo a noi. Dalla “mela al giorno” ai “buoi della stalla” che viene chiusa solo dopo che loro sono scappati. Saggezza dei proverbi …

Si ha la sensazione che il Sistema (pubblico) Italia gestisca il proprio operato solo ex post, ovvero è un po’ come se in una SpA ci fosse solo la Direzione Controllo di gestione la quale opera è il sistema operativo volto a guidare la gestione verso il conseguimento degli obiettivi stabiliti in sede di pianificazione operativa, ma opera ex post, rilevando, attraverso la misurazione di appositi indicatori, lo scostamento tra obiettivi pianificati e risultati conseguiti e informando di tali scostamenti gli organi responsabili, affinché possano decidere e attuare le opportune azioni correttive. Opera ex post, ovvero sui dati consuntivi di fine mese, fine trimestre, fine semestre etc., comunque sempre dopo la “fine” del periodo considerato.

E invece, in ogni Spa che si rispetti – e nello Stato Italiano – occorrerebbe avere anche una Direzione Internal Auditing, la quale studi, verifichi e migliori a priori i processi di controllo e di gestione dei rischi dell’azione di governo di ogni attività. Spiego meglio: la Direzione Internal Auditing viene prima e verifica e migliora i sistemi di controllo della gestione che poi saranno utilizzati dai controllori della Direzione Controllo di Gestione.

Ecco, evidentemente il nostro sistema di leggi e regolamenti fa acqua se consente questa continua fuga di … denari pubblici sottratti nei modi più fantasiosi. Ragion per cui va bene intervenire a valle ma occorra anche intervenire a monte. Ovvero – de iure còndito – occorre sanzionare sulla base delle leggi vigenti (Controllo di gestione), ma allo stesso tempo – de iure condendo – occorre migliorare il sistema delle leggi e dei regolamenti (Internal Auditing) che regolano l’azione degli “operativi”.

Avete sorriso (amaramente però) di fronte a certe mie citazioni? Evvabbè, castigo ridendo mores, cerco di correggere certe cattive abitudini anche attraverso l’ironia … Et de hoc satis  (e su questo argomento basta  così).

Va però detto che alla fine resterebbe sempre aperto un problema: quis custodiet ipsos custodes? Chi controllerà i controllori? Ebbene, ne parliamo nel post successivo.

P.S.: Cosa? Perchè utilizzo spesso espressioni latine? Perchè sono sintetiche, essenziali, efficaci: vanno al centro del problema …

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SCIOPERO!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Dicembre, 2014 @ 8:31 pm

Detto altrimenti? Sciopero!    (post 1786)

Comunicato per le lettrici ed i lettori

thVH5UM7A8“Il comitato centrale dell’ A.L.B. – Associazione Liberi Blogger (1) all’unanimità ha proclamato lo sciopero della categoria sino a domattina per protestare contro il fatto che non sia stato indetto lo sciopero generale di protesta contro i recenti fatti (anzi, misfatti) di Roma che hanno visto arrestati e indagati personaggi politici e burocrati di primissimo piano per connivenze con la malavita romana, mala gestio e appalti truccati .”

(1) Comitato formato solo dal sottoscritto visto anche che sono l’unico aderente al sindacato peraltro fondato da me. Oggi è così, ma vedrete …. vedrete …

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NATALE IN POESIA 1 : NATALE DI GUERRA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Dicembre, 2014 @ 7:36 pm

Detto altrimenti: nulla è cambiato in meglio rispetto al 2103, anzi:… guardate un po’ cosa scrivevo circa 365 giorni fa:                               (post 1785)

 Inizia

 “Amici, perdonate la mia invadenza, ma mai come quest’anno sento il Natale per quello che è, per quello che deve essere e cioè un “Natale per gli Altri. Ed allora ho ripescato una mia vecchia poesia che avevo scritto un altro Natale al ritorno dalla Bosnia, dove mi ero recato subito dopo la guerra, per dare una mano. Tutta in minuscolo, senza punteggiatura … capirete … il protagonista non ne ha avuto il tempo … vorrete scusarlo …

 Che questo sia un Natale contro tutte le guerre; Siria, Palestina, Africa …

 Natale 2013, di guerra purtroppo

 la testa schiacciata

la bocca ricolma

di sangue e sudore                                                                                           A lungo

nessuno richiude la mia ferita                                                                     ho cercato una foto da

di luce                                                                                                               inserire qui, ma poi ha

del giorno che fugge                                                                                      vinto il senso del pudore

nemici colpiscon da terra                                                                              e del rispetto per chi sta

amici dal cielo                                                                                                 soffrendo l’inenarrabile

vicino al mio viso

un’ape

senza ricordi

che altri le possan rubare

sugge il suo fiore

respiro il sapore

di guerra

è freddo

il cuscino di terra

mi copre soltanto

la voglia del tempo

un’ape d’acciaio

precipita al suolo

un miele che incendia

svanisce il frastuono

no

non cambiate canale

…

è Natale

perdono

chi ha regalato

gioielli di piombo e di fuoco

ad un corpo

ormai di nessuno

ed esco di scena

in fretta

in silenzio

da solo

 

Fine della mia poesiola, della citazione, del post. Non delle guerre, anzi …

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POST “ANTOLOGIA” E POST CREATIVI: GLI EDIFICI PARLANTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Dicembre, 2014 @ 4:30 pm

Detto altrimenti: articoli “antologia” e articoli creativi ovvero due edifici  mi parlano      (post 1784)

Uno dei post precedenti, quello sull’Accademia delle Muse … ecco, quello è un “post antologia” ovvero “raccolta di fiori” (altrui). Io mi sono limitato a mettere insieme (sia pure faticosamente) molti dati, molte notizie, alcune foto, ad impaginare il tutto. Di mio cosa c’era? Il lavoro di “antologo”, raccoglitore di fiori. Gli articoli di questo tipo, stranamente, sono i più impegnativi, almeno per me.

Ed allora, arrivato a casa dopo le commissioni della mattina, mi sono detto: rilassati e vediamo un po’ cosa hai portato a casa da raccontare nel tuo blog. Ed eccomi qui, con un “post creativo” che non corredo di alcuna foto in quanto cercherò di disegnarne le immagini con le parole.

A passeggio per Trento

Passo accanto ad un primo edificio: architettura fascista, pietre scure, lisce, architetture pesanti, presuntuose, retoriche, arrotondate all’esterno ed all’interno e quindi volumi interni difficili da riempire se non di … vuoto! Mi sono detto: è un bene che siano ancora al loro posto, sono pezzi della nostra storia di ieri e non è giusto che la Nostra Storia di Oggi li cancelli (le lettere minuscole e le maiuscole non sono utilizzate a caso). Ho immaginato di vivere in quell’epoca, di passare accanto a quelle muraglie, loro piene di “vuoto potere aggressivo”, io apparentemente vuoto di qualsiasi capacità difensiva, tuttavia inattaccabile: infatti è stato come se io mi stessi muovendo all’interno di quel periodo, dotato però di un potere magico: quello di poterne  denunciare le violenze sapendo di essere assolutamente invulnerabile. Che dire? Un regalo che ho ricevuto dalla Storia.

Proseguo nella mia camminata. Un altro edificio “parlante” questa volta un idioma gradito. Una casa monofamiliare del primissimo novecento; due piani; tre blocchi che si incastrano uno nell’altro: i minori nel maggiore, su livelli diversi a seguire la pendenza della collina che li “ospita”; finestre trifore e cornici delle porte in marmo rosa; l’intonaco esterno nuovo, di colore giallo antico. I tetti spioventi, quelli dei blocchi minori fino a lambire il davanzale di qualche finestra del nucleo edilizio principale: mi piace pensare che siano lì per consentire le uscite notturne al gatto di casa che al chiaro di luna va ad incontrare la sua micina. Volumi in movimento, la bellezza e l’equilibrio che vincono sulla “dimensione a prescindere”.

Ecco, qui sopra ho cercato di pubblicare due foto: non in bianco e nero, non “a colori”, bensì due foto “a … parole!”. Questo è ciò che intendo quando parlo di “post creativo” contrapposizione al “post antologia”.

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LUIGI SARDI: “1914, DEGASPERI E IL PAPA”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Dicembre, 2014 @ 2:12 pm

Detto altrimenti: l’ultimo libro di Luigi Sardi, presentato nel … post precedente, ovvero

La Grande Guerra: la Tregua di Natale proposta dal giornalista trentino al Pontefice

(post 1783)

Estratto

IMG_2596E’ il dicembre del 1914. Si avvicina il Natale e la guerra che, scatenata il 30 luglio doveva durare poche settimane, giusto il tempo per invadere debellandola la Serbia, è una strage sul fronte occidentale e un massacro in Galizia, dove contro i russi combattono e muoiono migliaia di trentini. Alcide Degasperi sul giornale “il Trentino” scrive che ci si trova di fronte ad

” – un turbine di follia e di odio, un flagellum iracundiae –  come ha definito con una parola scultorea la presente guerra Benedetto XV”.

Il giornale, spesso profondamente segnato dalla censura, pubblica solo i bollettini diramati da Vienna e da Berlino e, ogni giorno le liste, sempre più lunghe fino ad occupare quasi tutta la seconda pagina, con i nomi dei morti, dei feriti, dei prigionieri, dei dispersi comunicati dal Ministero della Guerra al Segretariato per i Richiamati che aveva sede al numero 21 di via Roma e aveva il compito, due volte al giorno, di esporre gli elenchi davanti ad una folla silenziosa.

In quei giorni di profonda tristezza, di paura e di mancanza di cibo, i trentini lessero con sorpresa una breve notizia telegrafata da Roma da Alcide Degasperi e pubblicata nella cronaca cittadina de “il Trentino”:

“Il Santo Padre ha ricevuto in udienza privata l’onorevole Degasperi. Sua Santità, interessandosi paternamente delle nostre condizioni, impartisce con effusione, la benedizione alle famiglie, alle vedove e agli orfani dei morti in guerra, ai feriti, alle loro famiglie e a quanti soffrono più direttamente le condizioni della guerra. Benedice anche il giornale”

 e, salvo errori, quello era il primo giornale, e per giunta un quotidiano austriaco, benedetto dal Papa.

Appunto il giornale annota:

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“… fate il vostro dovere, a qualunque costo …”

“Accogliamo reverenti quest’atto di paterna sollecitudine che il Capo della Cristianità compie verso di noi in quest’ora solenne e stringiamoci con raddoppiato fervore alla Sede di Pietro, dalla quale irradia, anche tra il cozzare dell’armi, tanto raggio di pace. In particolare ai parenti dei caduti giunga, con la benedizione del Sommo Pontefice, il nostro compianto.”

Notizia breve per un avvenimento straordinario. Il Papa aveva ricevuto Degasperi il 18 novembre. I Trentini non sapevano, perché non sempre il giornale arrivava in città, che il 17 novembre 1914, il giorno prima che Degasperi fosse ricevuto in Vaticano, l’ “Osservatore Romano” aveva pubblicato una nota nella quale si dichiarava necessaria la neutralità dell’Italia e si ammonivano i cattolici italiani a bandire quei giornali che facevano propaganda all’intervento in guerra. Nel comunicato sull’udienza concessa, c’è un preciso accenno politico: appunto la benedizione del giornale che aveva seguito sin dall’inizio della guerra un indirizzo neutralista e pacifista mentre su tutta la stampa italiana cominciava a risuonare l’ inno trionfalistico alla guerra.

Tornato a Trento, Degasperi, da buon cronista, aveva scritto con il titolo “Una Sosta a Roma” alcuni pensieri su quello storico incontro. Ecco

 “l’urbe era quasi deserta. Pochissimi i forestieri che vagano come ombre pensose tra le rovine del Foro o sotto le volte arcane del Palatino. Alla fine del 1914 l’umanità non sente più il linguaggio dei secoli e non scruta i segreti della sua storia millenaria. Il piccone dell’archeologo si è arrestato”, perché adesso “tutta l’Europa è un’immensa rovina, altri palazzi cesarei crollano, altri templi, altre basiliche cadono in polvere”.

Attento alla censura che cominciava a diventare ferrea, Degasperi accenna all’Europa che crolla come le glorie dell’antica Roma

 “con il tetro spettacolo che ci offre il mondo in quest’ora d’orrore”.

 thKH6H5FPWIl giornalista arrivato dal Trentino già ghermito dalla guerra e dalla fame, in una Roma pronta a precipitarsi nella strage, parla di

 “immenso sconforto. Noi finiremo per disperare della nostra generazione, dell’avvenire, delle sorti dell’umanità e del nostro popolo… Ci sentiamo perduti oggi nel tetro labirinto di un’umanità sconvolta e travolta dall’odio. Ma per fortuna dell’umanità, discesi dal Campidoglio, noi possiamo salire ancora al Vaticano”.

Con semplicità di linguaggio e con abilità diplomatica, sottolinea quello spunto che poteva fermare la grande strage:

“E senza incarico, senza autorizzazione, ma anche senza presunzione alcuna, e per una colleganza spontanea e naturale colle fibre più intime del nostro popolo, io mi sono sentito l’interprete di tutte le nostre anime, specie di quelle che soffrono più crudelmente e l’ho detto al Vicario di Cristo, al Padre comune, a chi rappresenta nella sede apostolica il Principe della pace”.

Ecco l’articolo che poteva segnare una svolta nella storia dell’Europa raccontare le molte parole di conforto che gli disse il Papa, ripetere quanto Benedetto XV aveva già esternato attorno alla guerra nelle sue lettere e nelle sue encicliche, lo sforzo della diplomazia vaticana trasmesso in quelle sedi dei governi in guerra dove era andata smarrita la ragione.

Appunto Degasperi dopo aver suggerito al Pontefice di preparare il messaggio di pace, descrive Benedetto XV mentre s’accinge a scrivere quella supplica subito trasmessa alle cancellerie degli stati travolti dalla guerra, quella nota che li invitava a sedersi al tavolo della tregua. E sul giornale si legge:

“La figura del Papa, esile e bianca sullo sfondo damascato della sua biblioteca si agita nervosamente sotto il tormento di un desiderio vivissimo e si curva, sporgendo innanzi il viso attento, quasi a scrutare nelle tenebre d’Europa, lo spazio aperto che gli permette di levare alta la fiaccola trionfatrice della pace”.

Quelle frasi erano un invito a continuare sul tema pacifista e a seguire Benedetto XV, profeta inerme fra le grandi potenze in armi, l’uomo che definirà la guerra “inutile strage, flagello dell’ira di Dio, suicidio dell’Europa civile fatta ospedale ed ossario”: Il Papa stava per cominciare la sua campagna diplomatica nel nome della pace e per tenere il Regno d’Italia fuori dal conflitto.

 Non aveva dubbi Degasperi quando scriveva:

 “Benedetto XV è certamente il Papa che la Provvidenza ha messo a cavallo di due epoche. E quando lascerete Roma non vi sentirete più soli. Altre terre, altri templi potranno crollare, altri fari estinguersi per la violenza della bufera. Ma lassù in alto sfolgorerà ancora sul mondo umiliato il faro del Vaticano. Fortunati noi se la nostra generazione potrà ancora assistere al rinnovarsi di codesta vecchia Europa e al rifiorire di una nuova vita sulle rovine.”

Per l’uomo politico trentino è la figura del Pontefice a svettare sulle macerie dell’Europa in quel tardo autunno. Giacomo della Chiesa eletto il 3 settembre al soglio pontificio, nella sua prima enciclica “Ad beatissimi Apostolorum principis” resa pubblica il primo novembre, individua le cause della guerra nella scomparsa della saggezza cristiana dalle pratiche degli stati, condanna i nazionalismi, l’odio di razza nella convinzione che più che dai confini, i popoli sono divisi dai rancori. Il Pontefice non si limita alle enunciazioni dottrinali, ma mobilita la chiesa, fin dove è possibile, negli aiuti ai civili, ai prigionieri, ai feriti e la richiesta della tregua natalizia suggerita da Degasperi è probabilmente l’iniziativa più forte della prima fase del pontificato.

I Trentini sentirono parlare per la prima volta della “Tregua di Natale” il 18 dicembre con il lunghissimo articolo intitolato “La parola dell’amore”. Ecco, Degasperi non ha dubbi. In un’ Europa dove si era inutilmente parlato di fratellanza politica,

 “gli odii di razza sono portati al parossismo. Più che da confini, i popoli sono divisi da rancori. In seno ad una stessa nazione e fra le mura di una città ardono di livore le classi dei cittadini. L’enciclica Ad Beatissimis suggerisce all’umanità di amarsi vicendevolmente secondo la carità di Cristo. Questo sarà sempre il nostro obiettivo, l’impresa speciale del pontificato. E la proposta della tregua natalizia è una solenne manifestazione. Se fosse almeno celebrata con una sosta delle armi la festa in cui gli angeli congiunsero l’augurio di pace agli uomini di buona volontà con l’Osanna a Dio nell’alto dei cieli! Il tentativo fruttificherà. Il Papa con questa offerta nelle mani si presenta ai potenti”.

 Ecco si delinea la Tregua di Natale proposta dal giornalista trentino al Pontefice.

L’articolo non venne toccato dalla censura; a Vienna si era capito che la guerra era ben diversa rispetto a quelle combattute fino a quel momento. Più lunga. Più sanguinosa. Più costosa che coinvolgeva gli uomini al fronte, ma anche quanti erano lontanissimi dalla linea del fuoco. Si era pensato di finirla prima di Natale. Ci si era accorti che poteva durare anni. Adesso si sperava nella tregua, in un cessate il fuoco che poteva anche diventare pace.

C’è una data: il 24 dicembre del 1914, la vigilia del primo Natale di quella guerra scoppiata cinque mesi prima. Poteva essere il giorno della pace, ma c’è l’amarissimo articolo de “Il Trentino” intitolato “Natale 1914” ad infrangere la speranza.

 “Pareva che nella festa della pace e dell’Amore tutti dovessero smettere gli odii e ritornare ai propri focolari. La nostra generazione aveva sempre celebrato la ricorrenza attorno al ceppo ed all’idillio pastorale del presepio”. Invece la guerra continua feroce e la pace è sempre più lontana. Non c’è stata la tregua. Non c’è stata la pace e il 24 dicembre Degasperi scrive sfidando la censura e la possibile accusa di disfattismo: “Quando ci si è rovesciato addosso questo terribile uragano ed il corso normale della nostra vita venne spezzato dalla violenza della bufera, appena rimessi dal primo stordimento dicevamo tutti, pazienza, facciamoci coraggio, sarà per poco: al più tardi a Natale la guerra sarà finita. Invece la guerra non è ancora finita e la pace è lontana. Milioni di uomini stanno ancora nelle trincee e spiano il momento propizio per mandarsi l’un l’altro una palla omicida nel cuore, milioni di uomini guardano in faccia alla morte, come se il Redentore non fosse ancora nato. Migliaia dei nostri bravi soldati rinnovano ogni mattina – quando riprende il sibilo degli shrapnel e il martellare delle mitragliatrici – il sacrificio della loro giovane esistenza, migliaia giacciono negli ospedali dispersi e lontani, centinaia e centinaia agognano invano in mezzo ai geli della Siberia il sorriso del nostro cielo e della nostra patria e molti altri ancora sono morti in terra straniera senza l’ultimo saluto, senza l’ultima palata di terra di casa, senza l’ultimo requiem”.

“Che faremo noi quest’anno intorno a codesti deserti focolari del Natale, in cui il tizzone stesso pare faccia eco gemendo ai nostri lamenti e la fiamma va strisciando bassa e fumosa, quasi senta anch’essa l’incubo che pesa sugli animi?”

La censura ha tagliato solo una riga di quello che è un inno alla pace, una sfida “all’orribile tromba della guerra”, un articolo che riferendosi alle stelle “a cui guardano in questo momento i nostri cari pensando ai loro figlioletti, alle loro spose, alle loro mamme” spiega:

 “Ed oggi, a Natale dell’insanguinato 1914, ci pare di comprendere più che mai il misterioso linguaggio… e mentre un mondo di artifici, di menzogne e di odio ci crolla d’attorno, noi sentiamo che la loro luce fatta più vicina, risplende su di noi, divenuti più poveri e più umili, come sul nudo paesaggio di Betlemme. Il Papa aveva proposto una tregua, ma alcuni potenti della terra non l’hanno voluta”.

“Quando volgerai al tuo mezzo, o notte di Natale, noi tutti guarderemo alle tue stelle vivide che splendono sulle trincee come sui focolari, sugli ospedali e sulla poca terra di sepoltura e sentiremo rinnovarsi in noi indissolubile il vincolo dell’amore che ci lega ai nostri cari. Poi il nostro palpito si allargherà ancora più, comprendendo tutti gli uomini, anche quelli che si chiamano nemici”.

E’ dicembre. Sul Trentino si è abbattuta una bufera di vento e neve. Gelo in Galizia, tormente sui Carpazi dove i rifornimenti arrivano a fatica e si muore assiderati perché di notte il termometro scende a 35 gradi sotto lo zero e dove si è persa la speranza di una guerra breve. Il giornale “il Trentino” dà molto spazio alla “Tregua di Dio” perché in attesa del Natale, il Papa ha disposto dei sondaggi nella speranza di concludere almeno una sospensione dei combattimenti. Sul giornale, Degasperi non nasconde la convinzione che la tregua di Natale potrà sfociare nella pace mentre in tutta Europa la “Treve de Dieu” rafforza il pensiero pacifista.

Le voci di pace sono raccolte anche dal “Ruskoie Slovo”. Sul giornale russo si legge: “La guerra contro la Germania e l’ Austria ha per la Russia scarso interesse. La Russia vorrebbe approfittare del primo momento favorevole per concludere una pace onorevole contemporaneamente alla Francia e alla Serbia. Soltanto per l’ Inghilterra la prosecuzione della guerra è questione vitale”.

Era l’alba del 24 dicembre e sulle Fiandre era cessata la pioggia che mista a neve cadeva da giorni. Il freddo era intenso e nelle trincee, fango, ghiaccio, pulci, cimici, pidocchi, granate, dissenteria, topi grossi come gatti, migliaia di corpi insepolti, assalti alla baionetta, filo spinato, le mitragliatrici, i bombardamenti “tambureggianti”, avevano creato l’inferno.

La leggenda racconta che sul parapetto di una trincea tedesca si vide brillare una candela, poi un’altra e un’altra ancora. Dall’altra parte dei reticolati gli inglesi pensano che quelle luci servono per inquadrare i tiri delle artiglierie, ma invece degli inni di battaglia scanditi dalle trombe, come accadeva prima di ogni attacco, si ode un canto lieve e melanconico che pare salire verso il cielo, quell’inconfondibile “Stille Nacht” che si canta ad ogni Natale. Prima una voce sola, poi cantato con forza da tutta la compagnia che presidia un tratto di trincea. Gli inglesi rispondono con un “merry Christmas”, un soldato inglese viene fuori dalla trincea disarmato e con le mani in alto. Anche un fante germanico si leva in piedi, scavalca il parapetto, cammina lento fra i reticolati. Anche lui è disarmato.

 E’ la tregua di Natale. Nella notte, dall’una e dall’altra trincea si era gridato di non sparare e il cielo era stato solcato dai razzi illuminanti che, cadendo appesi ai paracadute, sembrano tante stelle di Betlemme.

I soldati di un reggimento di fanteria della Vesfalia si sono procurati alcuni piccoli abeti e li hanno adornati con candele, poi li hanno issati sui parapetti delle trincee mentre centinaia di uomini intonano gli antichi canti del Natale tedesco. E’ il miracolo del fronte occidentale, il miracolo del Natale raccontato, senza la mano della censura, da “il Trentino” che aveva ripreso la lettera di un soldato inglese pubblicata su un giornale di Londra.

“Alla vigilia di Natale i tedeschi pensavano alla festa dell’indomani e ci gridarono di non sparare fino a Capodanno. Poiché tutto era calmo, uscimmo fuori dalle trincee e ci mettemmo a passeggiare su e giù, giocando anche una partita di football. Quando fummo stanchi di quel gioco oltrepassammo le nostre linee dirigendoci verso i tedeschi… anche i tedeschi facevano come noi. Essi dovevano essere senza dubbio inermi e così ci siamo avvicinati loro tanto, che cinque di noi e cinque di essi si incontrarono e si misero a chiacchierare. Quasi tutti i tedeschi parlavano inglese e molti inglesi parlavano tedesco”.

I soldati si scambiarono sigarette, tabacco, conserva, marmellata, scatolette di carne. “Dopo il rancio, quasi tutti i nostri soldati uscirono dalle trincee e trovammo che anche i tedeschi si erano avanzati in grande numero. Ne risultò una folla enorme di uomini che si scambiavano sigarette e piccoli doni, che insieme seppellivano i corpi nelle fosse che tutti scavavano. Alcuni ufficiali presero delle fotografie mentre noi stavamo seduti sul terreno” e quelle immagini testimoniano le ore straordinarie dell’unica tregua che vi fu sul fronte dell’Ovest.

Sul fronte occidentale le macchine fotografiche hanno fissato i volti dei soldati della tregua di Natale. Visi severi ma sereni, giovani uomini intabarrati, i tedeschi con il loro elmetto chiodato, la sigaretta fra le labbra, il bricco del caffè in mano. Tutti sono disarmati, tedeschi e inglesi sono uno accanto all’altro per la più classica delle immagini: la foto di gruppo, una massa di uomini che ha deposto le armi, che crede e vuole la tregua, persone che invece di scannarsi, si scambiano doni.

In attesa del Natale, nel Regno Unito si era raccolta una somma enorme che aveva permesso di preparare oltre 350 mila scatolette d’ottone finemente decorate nelle quali si misero i regali: sigarette, sigari, un accendino, tabacco, dolci, cioccolato, una fotografia della giovane principessa Mary e un biglietto d’auguri scritto dal re con la frase: “Che Dio vi protetta e vi riporti a casa sani e salvi”. Un felice quanto improbabile augurio: fino a quel momento gli inglesi caduti sul campo di battaglia erano quasi 200 mila. Poi in prima linea arrivarono altri pacchi: biscotti, jam, marmellata, sardine, beef cubes, il Christmas pudding e sapone. Ecco, quei doni vengono consegnati ai tedeschi che ricambiano con salciccia, pipe, piccoli fornelletti da campo che funzionano con tavolette di resina e petrolio, pile tascabili e barattoli di miele.

Tutti i soldati avevano lasciato le trincee, quei budelli scavati nella terra che venivano abbandonati solo negli assalti notturni e si trovavano nella terra di nessuno, tedeschi e inglesi a camminare assieme e attorno ai corpi dei caduti che giacciono lì, da settimane, sui quali la brina sembra stendere un bianco lenzuolo, i militi destinati a restare ignoti per l’eternità e che, secondo la tradizione, solo Dio conosce per nome.

In quella notte di Natale, nelle trincee delle Fiandre dove non era arrivato l’appello di Papa Benedetto XV, era accaduto qualche cosa di veramente diverso. La tregua era a portata di mano perché era voluta dal popolo in armi, da uomini che insieme stavano seppellendo centinaia di corpi, i loro commilitoni morti inutilmente. Nelle retrovie i generali informati di quanto stava accadendo, gridarono al tradimento, invocarono fucilazioni immediate, corti marziali. Ma conoscevano l’appello del Pontefice, erano incerti, attendevano istruzioni dai rispettivi governi. Che tardavano ad arrivare. La voce del Pontefice era forte, i vertici politici avevano capito l’immensità del disastro, i costi dell’industria, la tragedia delle carneficine. Tentennavano, forse erano pronti alla tregua ma i generali dicevano di avere nelle casseforti piani per la battaglia necessaria per la vittoria finale e alla fine prevale la guerra.

Sul fronte delle Fiandre i soldati inglesi e tedeschi vennero richiamati brutalmente nelle loro linee, minacciati di venire sterminati dalle artiglierie pronte a sparare sulla terra di nessuno e sulle proprie trincee. I soldati vennero trasferiti ad altri reparti, ingoiati nella massa di eserciti sterminati.

Un anelito di pace, l’ultimo, arriva dalle pagine de “il Trentino”. In Galizia 247 soldati tutti trentini hanno scritto una lettera pubblica dal giornale. Applaudono le parole di Benedetto XV, soprattutto quel “bisogna amare tutti gli uomini come Gesù Cristo insegnò e fece senza distinzioni né di lingua né di classe sociale, nel vero vincolo della fraternità”. E’ una lettera breve; sono le firme che la rendono lunghissima. Sono i soldati trentini devoti alla Chiesa e fedeli all’Imperatore che lanciano il loro appello. Non possono essere né processati, né fucilati, neppure puniti. Nell’inverno della Galizia, di fronte alla massa dei russi che attaccano senza posa, serve ogni uomo, ogni fucile e a Trento, l’autorità militare non può prendersela con Degasperi perché lui ha raccolto la parola del Pontefice che in Austria era sacra. In verità, per gli strateghi, una tregua sarebbe stata utile per riordinare le file dell’esercito, decimate sia sul fronte russo che su quello serbo. Ma nessun generale osava dirlo apertamente.

Sul giornale di Degasperi le forbici della censura cancellarono il commento alla lettera firmata dai 247 trentini che dalle trincee della Galizia invocavano la pace. Le cancellerie si limitarono a garantire al Pontefice il rimpatrio di quei prigionieri così mutilati da essere inutili alle armi e dei malati di tubercolosi e la guerra riprese più violenta di prima; i soldati che avevano firmato la lettera nella speranza della pace, vennero disseminati in altre zone del fronte e così l’ idea della tregua sparì. Era l’alba del 1915. L’inutile strage continuava.

Firmato: Luigi Sardi

Che dire? Bravo Luigi, bravo! E noi, oggi … oggi siamo di nuovo in guerra, in una guerra “a rate, a capitoli” come l’ha definita Papa Francesco, in una guerra nella quale si uccide soprattutto e prima chi non la pensa come te, poi – se avanza tempo – il soldato “nemico”. In una guerra nella quale si uccide con la fame, le malattie, la deforestazione, gli investimenti in armamenti, le inaccettabili disuguaglianze sociali, le gigantesche accumulazioni di ricchezza, le speculazioni finanziarie per accumulare miliardi e  miliardi con i quali poi comperare … cosa? Il nulla rimasto.

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