A PIEDI NUDI NEL PARCO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Novembre, 2014 @ 8:56 am

Detto altrimenti: metti che una sera … (post 1735)

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Un vecchio film con Jack Lemmon. Il protagonista, in una sperdutissima cittadina delle immense pianure USA responsabile di una sperduta filiale di una grande società, viene convocato dalla direzione generale a New York. Vi arriva dopo una lunga serie di disavventure metropolitane: infatti, per una sfortunata serie di equivoci e di aggressioni, viene derubato, arrestato picchiato etc. etc., per cui al suo arrivo nella grande sala del Consiglio di Amministrazione, egli ha l’aspetto di un barbone dopo molte notti passate all’addiaccio: barba lunga, sporco, abiti stracciati, etc.. La comicità massima della scena consiste nel fatto che gli viene comunicato che è apprezzata la sua puntualità. Indi che è stato promosso e nominato capo della filiale newyorchese “nella totale indifferenza rispetto a questo suo modo di presentarsi”! Il protagonista riflette un attimo (“se questa è la normalità“, pensa!), ringrazia, rifiuta e torna alla sua cittadina sperduta.

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Ed io, ieri sera, per certi aspetti, mi sono sentito come quel Jack Lemmon. Infatti ho dovuto andare da Trento alla stazione ferroviaria di Verona a prendere una giovane pianista russa, Elizaveta Liza Ivanova, che oggi suona in Concerto al Palazzo Panni in Arco, nell’ambito della serie di concerti organizzati dall’Associazione Amici della Musica di Riva del Garda di cui io sono il tesoriere.

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Arco, Palazzo Panni: prova di concerto. La musicista si scalda: suonerà tutto a memoria!

Arco, Palazzo Panni: prova di concerto. La musicista si scalda: suonerà tutto a memoria!

E’ buio. Piove. Fra una settimana io ho l’appuntamento con l’oculista per cambiare i miei occhiali da vista. Imbocco l’uscita giusta dell’autostrada. Idem i vari svincoli (Uao! E questa è fatta!). Arrivo “quasi” alla stazione ferroviaria, la vedo … un po’ come Ulisse quando avvistò Itaca per poi essere respinto verso sud dal vento Meltemi! Il Meltemi del traffico veronese: lavori in corso, viabilità modificata, traffico caotico, segnalazioni (per la ferrovia) minute e poco visibili … Mi prendo qualche colpo di clacson di “incoraggiamento e protesta” da chi ha fretta di arrivare a casa … imbocco una corsia … quella dei bus pubblici e mi ritrovo nel bel mezzo dell’area riservata ai bus, unica macchina privata in tanto spazio libero! Avranno installato le telecamere di controllo? Speriamo di no. Mi faccio piccolo piccolo, io e la mia station wagon, e tomo tomo chito chito raggiungo l’uscita di quella sorta di “parco non naturale riservato ad altri”. Accosto. Un bar. Chiedo lumi. Me li danno e l’odissea ricomincia. Seguo fedelmente le istruzioni e mi ritrovo in … zona stadio, parcheggi riservati alla squadra ospite! Per fortuna che il treno di Liza arriverà tra un’ora! Dietro front, si ritenta!

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Questa volta sono fortunato: fra le mille indicazioni ne intravedo una piccola piccola, sulla destra che dice “Stazione FS”. Giro a destra … un marciapiede largo, nel suo margine sormontato dalle chiome di alcuni alberi, alcune auto parcheggiate … fra di esse uno spazio salvifico: ci piazzo la mia. E’ fatta! Scendo, cerco di orientarmi.

Passa un ragazzo, chiedo informazioni: anche lui va in stazione, mi accompagna volentieri. E’ un giovane psichiatra. Gli parlo delle mie ansie. Rassicurami, ti prego … le mie ansie … sono un caso grave?  E’ normale, mi dice … tuttavia anch’io preferirei vivere a Trento (e chi se ne va più da questa bella città?! N.d.r.).

Arrivo in stazione con … quanto anticipo? Io arrivo alle 20,00. Liza mi manda un SMS: “I am in Milano Centrale: I will be in Verona at 9,20 p.m.”. My God, un’ora e venti da attendere, più i soliti ritardi (saranno altri 15 minuti). Che faccio? Vado a fare quattro passi in centro? No, e se poi sbaglio i calcoli? Se poi faccio tardi? No, resto qui. Scrivo a Liza: Don’t worry, I’m going to Arena to enjoy the Swansee, il Lago dei Cigni (ma è solo una battuta, ovviamente!). Infatti mi fermo in stazione. Fa caldo. Io sono vestito “da Trento”. Passeggio. Forse troppo. Vengo notato:

  1. da un poliziotto: documenti prego … ok tutto regolare
  2. da un tizio: mi sai dire dov’è un bar? Glielo dico. Quello dopo un po’ torna: non era un bar era un MC Donald, perché tu mi hai mandato in un Mc Donald?
  3. Da una signorina in cerca di compagnia: no grazie …
  4. da un vigile urbano (mi ero avvicinato troppo ad un assembramento causato da automobilisti che avevano deciso di farsi fare una multa da 80 euro pur di tornare a casa utilizzando la corsia dei bus, dopo essere stati un’ora imbottigliati nei “lavori in corso”): e lei cosa vuole? Circolare, circolare!
  5. da un tizio che chiede l’elemosina
  6. da una bimbina di due anni che si era “persa”: Infatti la mamma aveva un piccolino appeso con una fascia sulla schiena e procedeva troppo velocemente seguita a fatica dalla bimbina sgambettante ma non abbastanza velocemente: mamma. mamma! E mi si attacca ai pantaloni. Ecco , ecco vieni piccina, mamma è quella lì …

WP_20141107_003Alla fine, stanco di essere abbordato, prendo io l’iniziativa di parlare a qualcuno: ad un ragazzo con in mano due caschi da moto ed un cappotto “attraversato” da una sorta di cintura bianca fosforescente: bello, così almeno gli automobilisti ti vedono anche quando è notte. Ottima idea … sai anch’io ho una moto … una vespa 150 PX di 33 anni con soli 15.000 km, quasi nuova …Fine. Il tempo non passa mai. Mi guardo intorno … fotografo alcune biciclette in paziente coda, in attesa di telefonare ad una cabina pubblica.

Alle 21,35, puntuale come da ritardo puntualmente annunciato, il treno di Liza arriva. Con Liza dentro. Fine dell’avventura. In 60 minuti esatti percorro (anzi, volo) la tratta centro di Verona – centro di Riva del Garda, dove ci sediamo a tavola a mangiare una eccezionale pasta al forno preparata da mia moglie. Poi a nanna, per svegliarmi questa mattina alle ore otto! Quando mai fino a quest’ora!?

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Eccomi a Verona, al ristorante, in versione bicicletta.

Eccomi a Verona, al ristorante, in versione bicicletta.

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P.S.: io, alla stazione di Verona ci vado spesso da Trento. In bicicletta, e non incontro alcuna difficoltà! Evviva la bici!

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POSTI BARCA NELL’ALTOGARDA TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Novembre, 2014 @ 12:14 pm

Detto altrimenti: un “post” sui nastri  “posti” barca: – Come è cambiata la situazione … (post 1734)

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Verso sud

Verso sud

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.Una volta – ricordo, 24 anni fa – per avere un posto barca nei nostri porti turistici pubblici occorreva “essere raccomandati” (scherzo!), ovvero stante l’elevato numero di domande rispetto alla disponibilità dei posti barca, si era inseriti in una lunga lista di attesa.

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All'ormeggio in inverno

All’ormeggio in inverno

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Successivamente, anche da parte di chi non aveva ancora avuto il posto richiesto, fu notato che alcuni proprietari (1) utilizzavano la barca come “seconda casa”, ovvero utilizzavano il porto come un “posteggio per barche” e non come un porto dal quale si esce e si entra in barca. In altre parole: non veleggiavano, non utilizzavano la barca come tale. Allora si introdusse una regola e cioè che l’assegnatario doveva autocertificare un numero di uscite annue non inferiore a 15. Detto, fatto. Nel frattempo arriva la crisi. Per queste due ragioni diminuiscono le barche, diminuiscono le domande, scompare la lista di attesa.

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Di bolina in inverno

In navigazione in inverno

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Adesso la Provincia mette le mani avanti e – si afferma – per il futuro, ove si ripresentassero tensioni fra domanda e offerta, non si escluderebbe di ricorrere a un “inasprimento delle regole” (almeno 20 uscite all’anno per ottenere il rinnovo della concessione?) oppure ad un bando per l’assegnazione dei posti barca e/o il rinnovo delle assegnazioni esistenti.

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Eurpean Championship Fun 2007 - Fraglia Vela Riva

In regata d’estate

Al che mi permetto di osservare che se una persona si compera una barca a vela, lo fa perché sa dove poterla ormeggiare e non certo per un solo anno. Quindi, se un velista si “comporta bene”, ovvero utilizza effettivamente la barca come tale e non come seconda casa, non dovrebbe essere esposto al rischi di “perdere una gara” e di ritrovarsi con una barca a vela da posteggiare in … un prato! Quindi l’eventuale “bando di gara” dovrebbe riguardare solo le nuove assegnazioni, non i rinnovi di quelle esistenti.

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(1) Proprietario: il proprietario della barca – Armatore: la persona (anche non proprietaria) per conto della quale la barca naviga – Skipper o comandante: chi ha il comando della barca (anche se non  proprietario, armatore e timoniere)- Timoniere: colui che sta al timone (anche se non proprietario, armatore e skipper). Tuttavia più frequentemente qui da noi nell’Altogarda Trentino le quattro figure si concentrano di fatto sulla stessa unica persona: il proprietario-armatore-skipper- timoniere.

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JEAN-CLAUDE JUNKERS, CHI ERA COSTUI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Novembre, 2014 @ 8:05 am

Detto altrimenti: già … chi era costui e … chi è oggi?   (post 1733)

Ioannes_Claudius_Juncker_die_7_Martis_2014[1]Ricordate il Don Abbondio manzoniano alle prese con quel tal Carneade? Il Don manzoniano si chiedeva: “Carneade … chi era costui?” Ecco, oggi il nostro Carneade è J.C. Junkers, attuale Presidente della Commissione Europea. Ma chi “era” ovvero, cosa è stato? E’ stato per anni primo ministro del Lussemburgo, uno degli Stati “bricconcelli” dal punto di vista fiscale, nel senso che applicando aliquote fiscali di molto inferiori a quelle – ad esempio – di Francia ed Italia, hanno da sempre attirato le sedi fiscali ed i conti correnti di moltissime imprese anche nostrane, sottraendo risorse al nostro fisco. E bravo Junkers!

Ma io, raga, non ce l’ho con lui, bensì con chi procede a nomine varie (compresa questa) senza prima avere realizzato o quanto meno collocato al primo posto dell’ordine del giorno l’armonizzazione fiscale a livello UE … molto meglio poi se a livello degli … USE – United States of Europe!

Dice … ma la tua è un’utopia! Concordo, infatti l’utopia è un qualcosa che non si è “ancora” realizzato!

E nel frattempo a Jean-Claude … cosa mi sento di suggerire? Ecco … una breve frase in latino: “Medice, cura te ipsum!” ovvero, “Medico, comincia col curare te stesso” (che delle malattie italiane parliamo dopo).

P.S.: Junkers. Nella sua accanita e un po’ esageratamente calcata difesa delle strutture europee, le quali “non sono mica schiere di burocrati, come vi permettete!?” io leggo un segnale di debolezza da parte di chi “se le vuole mantenere buone perché ne ha bisogno”, un po’ come quando nostri Ministri o Assessori difendono “a prescindere” le loro strutture burocratiche, ben consci che chi deve emanare un regolamento di attuazione di una legge ne ha la piena gestione in ogni senso (tanto per fare un esempio a caso … ma mica tanto a caso poi … ).

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IN BICICLETTA DALL’OLANDA ALL’AUSTRALIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Novembre, 2014 @ 6:30 am

Detto altrimenti: c’è un giovanotto che sta pedalando da 53 giorni ed ha percorso 4.000 km, dall’Olanda in Macedonia, diretto in Australia   (post 1732)

Giovanni, Alessandro ed io "scattati" dal pedalatore internazionale

Giovanni, Alessandro ed io “scattati” dal pedalatore internazionale, la cui immagine potrete vedere nei suoi resoconti

Se andate a guardare il mio post n. 1672 del 4 ottobre scorso (pubblicato alle 18,42) …. be’ quella foto è stata scattata da quel ragazzone impegnato nella traversata di cui al titolo del presente articolo. Lui e Alessandro Zorat si sono conosciuti in internet, contattandosi come ciclisti appassionati di cicloviaggi. Quel giorno io ero in compagnia di Giovanni Soncini, ex collega di Alessandro. Tutti noi ci siamo incontrati per caso al bicigrill di Nomi (Tn). Alessandro mi ha informato dell’impresa del suo amico e mi ha fornito questo link:

http://arctic-cycler.com/2014/10/04/day-22-98km-trento-manerba/

Se lo aprite, potete “iscrivervi” come suoi followers e seguirlo tappa-tappa fino a destinazione: il ragazzo inoltre correda i suoi post quasi giornalieri con bellissime foto.  Si tratta di immagini rare … ma soprattutto di emozioni uniche! Provare per credere!

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MATTEO RENZI: UN NUOVO COMPROMESSO STORICO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Novembre, 2014 @ 10:46 am

Detto altrimenti: perché non provare a ragionare un attimo, da questo angolo visuale? (post 1731)

Questo articolo non è né a favore né contro nessuno. Cerco solo di fare un ragionamento. Vorrei in una qualche misura invitare a riflettere su possibili analogie concettuali fra il compromesso storico degli anni settanta e le intese fra Renzi e Berlusconi.

Lo so … lo so … si tratta di “cose” diverse …. e poi la DC e il PCI non ci sono più … lo so. Tuttavia gli accordi c’erano in allora e ci sono oggi. E oggi come ieri uno dei due “contraenti” non è al governo. Oggi in più abbiamo il “mirabile monstrum” di una fetta della destra al governo con il centro sinistra.

Quali conclusioni ne traggo io? Nessuna. Ho solo voluto lanciare un sasso nel lago dei possibili ragionamenti e riflessioni delle mie lettrici e dei miei lettori.

Post molto corto, come vedete, e senza alcuna fotografia!

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I NUOVI COLONIALISMI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Novembre, 2014 @ 8:43 am

Detto altrimenti: dall’unico vecchio colonialismo di ieri ai tanti nuovi di oggi      (post 1730)

th9KTQNGZGCare pazienti lettrici e affezionati lettori dei miei post, inizio con un consiglio per gli acquisti: comperate e leggete il libro del Prof. Daniel R. Headrick “Il predominio dell’occidente – Tecnologia, ambiente, imperialismo” Ed. Il mulino, 400 pagine, €29,00 (edizione originale del 2010). E’ un “romanzo” di avventure, solo che le avventure sono tutte vere! Prendendo le mosse dallo sviluppo della tecnologia (bellica: aerei, battelli a vapore, mitragliatrici, etc.), l’autore traccia la storia dei primi conquistadores occidentali (i Portoghesi) sino agli ultimi (gli Italiani). Tutti a danno del resto del mondo. Letto quel saggio, potrete meglio afferrare il senso di quanto sto per scrivere.

Infatti, poiché ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, ai giorni nostri assistiamo a nuovi colonialismi di ritorno, dei quali voglio brevemente fare cenno.

  1. Colonialismo di ritorno in senso stretto, di immigrazione e quindi demografico. Si tratta dei crescenti flussi di immigrati che “invadono” l’occidente, per sfuggire alle nefaste conseguenze del nostro colonialismo del passato. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso …
  2. thQCI2POZ3Colonialismo “interno” ad opera dei paesi già colonizzati nel passato. Mi spiego: la Cina, vittima del nostro precedente colonialismo (al punto da dovere subire ben due guerre di aggressione – le cosiddette guerre dell’oppio – perché “rea” di avere vietato l’importazione dell’oppio fatto coltivare dalla GB dagli schiavi coolies nella sua colonia India),  la Cina – dicevo – sta attuando “colonizzazione interna” nel senso che una massa minore di persone sfrutta e quasi schiavizza una massa assai maggiore di popolazione, cioè le grandi masse lavoratrici urbanizzate per amore o per forza, come è dimostrato dal progetto cinese in corso di realizzazione della costruzione di dieci città da 100.000.000 (cento milioni) di abitanti ciascuna.
  3. Colonialismo finanziario di ritorno. i Paesi ex colonie stanno acquistando la maggioranza azionaria delle principali SpA dei paesi ex colonizzatori.
  4. Colonialismo “democratico” interno a paesi già colonizzatori nel passato. E’ quello che noi occidentali stiamo attuando a nostro stesso danno, quando attuiamo politiche che rendono una piccola parte della popolazione sempre più ricca ed una parte sempre maggiore della popolazione sempre più povera.

Historia magistra vitae? Sit sane verum, sia pur vero, ma è anche vero che noi siamo dei pessimi alunni …

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LA TERZA GUERRA MONDIALE E I NUOVI USA REPUBBLICANI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Novembre, 2014 @ 7:09 am

Detto altrimenti: … quella che stiamo vivendo             (post 1729)

La terza guerra mondiale, così Papa Francesco ha definito lo “stato di cose”(per usare un eufemismo!) che stiamo vivendo. Una terza guerra mondiale “a capitoli”, “a rate”.

thGU07MLVYIn questi giorni sto rileggendo “Il mondo di Atene” di Luciano Canfora (Laterza ed.). Parlando della lunghissima guerra del Peloponneso fra Atene e Sparta (431 – 404 a. C.), Canfora la analizza e rappresenta come una guerra “a capitoli”, “a rate”, ma senza fine,  in quanto mirata all’annientamento del diverso modo di vivere e governare dell’avversario. Sulla base delle sue considerazioni, la guerra del Peloponneso e la nostra attuale terza guerra mondiale sono entrambe simili fra di loro e a loro volta diverse da una “guerra civile” che non è (solo) quella combattuta all’interno di uno stesso Stato, bensì (anche) quella combattuta fra due stati aventi lo stesso modo di vivere e di governare.

Infatti Atene e Sparta avevano due modi di essere, vivere e governare assolutamente opposti. Lo stesso registriamo oggi fra il “nostro” mondo, il “nostro” modo di fare la guerra e le sue  (pseudo) ragioni e le caratteristiche e le motivazioni della nuova offensiva terroristica lanciata dai combattenti dell’Isis. Questa nuova, sciagurata, pericolosa terza guerra mondiale rischia quindi di essere molto lunga e a macchia di leopardo, una sorta infinita di “guerra dei guerriglieri” più che “guerra di eserciti” per la distruzione del nostro modo di vivere.

Perché scrivo queste mie osservazioni? Perché credo che il modo migliore per far trionfare la pace sia sì, quello di opporsi militarmente a questa iniziativa di morte, ma anche, nello stesso tempo, quello di rimuovere a monte le cause che l’hanno generata, e cioè evitare per il futuro lo strappo del passaggio da dittature o imperialismi coloniali  a improvvise pseudo-false-deboli-immature democrazie. Per fare ciò occorre esportare nel mondo la “libertà e capacità di progressiva e maturata crescita democratica”, non una democrazia top-down, preconfezionata e non assorbita dalle popolazioni interessate.

Per raggiugere questo scopo occorre un accordo fra gli USE- Stati Uniti d’Europa e gli USA-Stati Uniti d’America. Ma gli USE non ci sono ancora (e l’avanzare della destra francese non aiuta certo!)  e gli USA, con la sconfitta dei democratici, rischiano di imboccare una strada completamente diversa da quella che potrebbe portare a cambiare il mondo. Peccato …

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SIAMO UOMINI O CAPORALI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Novembre, 2014 @ 3:51 pm

 

Detto altrimenti , oggi: siamo cittadini o sudditi?     (post 1728 – Si vedano i miei precedenti post in data 20 giugno, 30 luglio e 8 ottobre 2o14)

 (Lo so … lo so … i due binomi “uomini-caporali” e “cittadini-sudditi” non sono esattamente assimilabili (però, chevvolete, mi è venuta così): infatti, nel primo si contrappongono persone dabbene a persone malvagie (come i caporali del film, non certo quelli veri, per carità!). Nel secondo caso persone dabbene a persone dabbene.

Fra tutti coloro che sulla base delle note in calce avranno individuato con esattezza i soggetti ed i luoghi della favola narrata, sarà estratta una tessera elettronica a scalare per usufruire della sosta cittadina, del valore di €30,00).               

Ciò detto, vi racconto la favola – indovinello

Inizia

“C’era una volta, in un bel quartiere cittadino residenziale ai confini della città (1) nel quale non si trovavano esercizi commerciali se non un piccolo bar né vi erano pubblici uffici, un bellissimo viale alberato (2) lungo un bel fiume urbano (3) la cui sosta era tutta blu a pagamento, in fondo alla quale vi erano quindici stalli auto bianchi, a sosta libera. Essi venivano utilizzati dal personale di servizio degli abitanti, dai loro parenti in visita o dalle badanti che si recavano ad assistere gli anziani ivi residenti o che – con l’auto – accompagnavano in quella zona altri anziani – non così abbienti da abitare in quel bel viale – per farli passeggiare  sotto quelle piante a fianco del bel fiume.

WP_20140619_001-168x300[1]Un bel giorno, anzi, un brutto giorno, i cittadini videro che alcuni operai stavano collocando cartelli e divieti di sosta, ad indicare che non solo quei posti auto, ma che quell’intera parte della strada era privata, ovvero era di una società idroelettrica pubblica (4), e che pertanto ne era interdetto l’uso da parte della popolazione. Tutti si stupirono, perché strada e posti auto erano stati lasciati alla libera fruizione della popolazione per decenni, e quindi vedere una simile “rivoluzione” senza alcun cenno di spiegazione, parve loro un sopruso, dovuto se non altro, alla assoluta mancanza di informazione  di comunicazione.

Una di quelle persone (5) intese far chiarezza (della serie: “la città è anche mia”) ed opporsi a quel modo di operare top-down  e scrisse alla stampa ed allo stesso assessore “competente” (6). La risposta che ricevette fu efficiente ma non efficace: infatti gli fu spiegato, dalla società che quell’area era da sempre di proprietà di quelle società; dal Comune, che l’assessore comunale stava “studiando il caso”.

La nostra persona rispose all’assessore “competente” che la legge prevedeva che a fronte di tot stalli blu ve ne dovesse essere una certa percentuale di “bianchi” e che il Comune, con il suo comportamento, aveva per decenni dimostrato che la percentuale “bianca” da esso stesso valutata necessaria ed idonea, era quella prima usufruibile. Quindi se ne sarebbe dovuto dedurre che il Comune avrebbe dovuto rimpiazzare gli stalli improvvisamente “dipinti di blu” (anzi, di giallo, proprietà privata!) con la sbianchettatura di un ugual numero di suoi (suoi del Comune) stalli blu.

WP_20140624_001-300x168[1]Dopo mesi di silenzio e successive insistenze anche scritte da parte del citato cittadino, l’assessore rispose che “entro breve sarebbero stati messi a disposizione dl pubblico un certo numero di stalli bianchi a disco orario”. Il cittadino protestò perché avrebbe voluto il ripristino, nelle adiacenti aree comunali con stalli blu a pagamento, di un ugual numero di stalli bianchi non a disco orario. Se non altro, ormai, per una questione di principio.

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th4[1]Passarono alcuni mesi. Non successe nulla. L’interessato cercò quanto meno di capire quale avrebbe potuto essere stato ragionamento del Comune, il quale era azionista indiretto di quella società pubblica che trasformala l’acqua in energia elettrica. Infatti la società stava andando benissimo: e ciò grazie alle cospicue piogge dell’estate, che avevano incrementato la produzione di energia idroelettrica del 40%, per cui essa avrebbe potuto distribuire dividenti ben maggiori del mancato rendimento derivante dalla eliminazione della tariffazione oraria sugli stalli blu di cui l’interessato reclamava la “sbianchettatura”. Ma evidentemente non era così. Forse, si disse l’interessato, quelle somme erano state attribuite come premio di rendimento agli amministratori ed alla dirigenza della società per aver essi danzato una  efficace  danza della pioggia.

Alla fine l’interessato decise: avrebbe scritto ancora una volta alla stampa locale, dopo avere inviato al citato assessore copia della presente favola.

O mùzos delòi oti (diceva tale Esopo), la favola insegna che talvolta gli amministratori pubblici non si sentono incaricati dai cittadini di gestire la loro (loro dei cittadini) città, ma incaricati dalla politica di gestire i cittadini come sudditi”.

Finisce

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Note da utilizzare per la partecipazione al concorso a premi:

  1. capoluogo di provincia di una regione con due capoluoghi, di cui l’altro è Bolzano
  2. viale intitolato ad una grande città di mare italiana al confine con la Slovenia
  3. fiume che scende dalla Valle dei Mocheni
  4. società avente nel nome quello dei monti tipici della regione e del precedente monopolista idroelettrico pubblico
  5. un blogger …
  6. iniziali del suo nome e cognome: “M. M.”
  7. quello cittadino con competenze sull’ambiente e sulla mobilità

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IL VOLTO DI CERTI POLITICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Novembre, 2014 @ 10:36 am

 

Detto altrimenti: il volto di certa politica (post 1727)thXS34QQRQ

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Emmanuel Lèvinas, (Kaunas , 12 gennaio 1906 – Parigi , 25 dicembre 1995, è stato un filosofo francese di origini ebraico-lituane) è il “filosofo del Volto”. Il Volto dell’Altro ti guarda, ti interroga, si aspetta una risposta da te, e il tuo Volto lo ascolta e gli risponde. Una metafora molto significativa.

Il volto delle persone. Nella mia vita, io – come ognuno di noi, del resto – di volti ne ho fatto una collezione. Sarà che sono figlio di un carabiniere … i cromosomi si sa non sono optional … Volti di gente attenta, riflessiva, interessata, coinvolta: alcuni per tutti? I “miei” alpini alla Tridentina (io ero sottotenente di complemento); i miei impiegati alla Siemens di Milano a alcuni dell’APM SpA di Riva del Garda (onore al merito). “Ragazzi” seri, impegnati … e quando le cose non andavano per il verso giusto …. i primi ad intervenire d’iniziativa, i primi a stigmatizzare errori evidenti, facilmente evitabili, anche se a commetterli era un loro collega.

Ecco, quella attenzione, quella preoccupazione io non la vedo nei volti di molti politici nostrani e anche di molta politica anche europea.

Dice …ma che, sei un anti europeista? Quando mai!? Mi iscrissi al MFE di Altiero Spinelli quasi quarant’anni fa! E oggi sono europeista più che mai, solo che gli Organi Europei non devono fare come padre Zappata che predicava bene e razzolava male. La spending review, ad esempio, loro la fanno o no? E un progetto per gli Stati Uniti d’Europa, un modello  anche se teorico  ma completo e articolato, a quando?

La tensione … ecco, in quei volti io non vedo questa tensione. Il che mi riporta alla mente un complimento che ricevetti anni fa (ogni tanto un complimento fa bene alla salute …): ero da poco nel CDA di una grande, grande impresa fieristica pubblica. Il Vice Sindaco con delega, di mestiere industriale del latte, mi chiese quale fosse la mia impressione … io dissi che non avvertivo tensione. Lui si rabbuiò e disse, preoccupato. “Se non la avverte lei vuol dire che non c’è …”.

 

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VENITE IN PARADISO, LA’ DOVE VADO ANCH’IO ….

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Novembre, 2014 @ 9:51 am

Detto altrimenti: … “perchè non c’è l’inferno nel mondo del Buon Dio” … (post 1726)

(testo dell’intera canzone di Fabrizio De Andrè in calce al presente articolo

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Così Fabrizio de Andrè in “Preghiera in gennaio” faceva esprimere Dio nei confronti dei suicidi. Ero incerto se intitolare questo post “Una tragedia americana” (libro di Theodore Dreiser). Poi questa seconda opzione mi è sembrata troppo banale, anzi, banale … infatti ciò che è banale è tale e basta, né più né meno.

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Brittany Maynard, Oregon, USA.

Brittany Maynard, Oregon, USA

Una tragedia americana anzi mondiale. Il suicidio oggi viene stigmatizzato da autorevoli fonti della Chiesa come una cosa “cattiva” (sic), perché la vita viene da Dio e solo Dio la può togliere. Nello stesso senso si esprimeva Socrate 2.500 anni fa, almeno a leggere quanto riferisce il suo allievo Platone: il corpo vivo, questo provvisorio contenitore dell’anima ci è stato dato dagli dei. Ora è pur vero che per noi vivremo la nostra situazione ottimale quando l’anima sarà liberata dal corpo, ma tale liberazione può avvenire solo per volontà degli Dei non per nostra personale iniziativa (Platone: i dialoghi di Socrate, Critone e Fedone).

E noi, 2.500 anni dopo, quale consapevolezza abbiamo maturato oltre quella filosofia? Sicuramente una, che Dio ha creato l’uomo libero responsabile di ogni scelta, quindi responsabile (ovvero imputabile) anche della scelta di suicidarsi.

Premetto che sono un credente (forse un protestante, dice qualche mio amico …) ma su quella “libertà” ho qualche dubbio. Infatti, quale “libertà” può mai avere una persona che nasce oggi in un paese africano afflitto contemporaneamente da guerre, dittatura, fame, siccità, malattie, epidemie, schiavitù, sfruttamento, carestia, pregiudizi, etc.?

Non giudicare se non vuoi essere giudicato … o no? E sentire persone di bell’aspetto, nutrite, con una buona posizione sociale laica o religiosa che sia, criticare e giudicare il disperato/la disperata che si suicida … be’ mi fa un certo effetto, come quando sento chi non è sposato e/o non ha figli dare suggerimenti e consigli a chi è sposato e/o ha figli. Provare per credere.

Io sono un credente. E innanzi tutti preferisco credere in un Dio infinitamente Buono più che in un Dio infinitamente Giusto. Già …  perché “giusto” significa “conforme alla legge” e quindi conforme anche alla “legge punitiva per sempre”, senza perdono alcuno, cioè alla legge dell’inferno perenne. Ecco perché mi ritrovo in pieno nella canzone di De Andrè.

Il primo novembre scorso ho pubblicato un post “anche” su Don Lorenzo Milani. Nell’occasione ivi descritta, Don Marcello Farina ci ha ricordato che la chiamata al sacerdozio di Don Milani fu dovuta all’esigenza di “essere perdonato”, di trovare o ritrovare la Chiesa del perdono.

Film Schindler List. Il protagonista cerca di temperare la fredda e sadica crudeltà del capo di un campo di sterminio dicendogli “Tutti sono capaci di punire. Solo una persona grande, superiore può e sa perdonare. Quello è il vero potere”

Nessun perdono? Come per chi è condannato alla pena di morte. Papa Francesco: “La pena di morte va abolita. L’ergastolo è una pena di morte nascosta”. E allora … se si condanna l’ergastolo terreno, a maggior ragion si esclude quello “divino”, non vi pare?

Io, infinitamente più umilmente, mi permetto di aggiungere; la punizione in esatta esecuzione di una legge è un fatto automatico, potrebbe essere irrorata da un cervello elettronico. Il perdono invece esige l’ umanità che le macchine non hanno di certo; esige uno sforzo maggiore, una maggiore sensibilità, un ragionamento più profondo, una diversa capacità e volontà di discernimento, una maggiore assunzione di responsabilità, una maggiore fiducia del futuro.

Preghiera in gennaio (Fabrizio De Andrè)

Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al Tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

 

Quando attraverserà
l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte:
“Venite in Paradiso
là dove vado anch’io
perché non c’è l’inferno
nel mondo del Buon Dio”.

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a Voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia
il Tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.

La preghiera di rivolge alternativamente a Dio, ai signori ben pensanti, al lettore, ai beati del paradiso. 

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