GRUPPO DI LETTURA “LIBRINCONTRIâ€
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Ottobre, 2014 @ 5:41 amDetto altrimenti? Eccovi accontentati: “Gruppo di Lettura di Mirna Morettiâ€! Ovvero www.trentoblog.it/mirnamoretti    (post 1715)
Trento. “Per una di quelle stradiccole …”  ieri, reduce dalla pedalata Trento-Borghetto (vedi post precedente), un po’ di relax amicale-culturale.
Trento. Castello del Buonconsiglio. Dalle sue mura esposte ad ovest il terreno degradava sino all’alveo dell’Adige. Poi gli Austriaci deviarono il fiume per “fare spazio†alla ferrovia e da allora quell’alveo è diventato Via Torre Verde. Oggi in quell’area, parzialmente spianata, trova spazio Piazza della Mostra e, poco più sotto, la Via del Suffragio. Fra questa piazza e questa via, a fatica, soprattutto se avete la pretesa di scorgerlo dal lato della via sulla quale si apre un portoncino di legno antico che ha tutta l’aria di essere “solo†un acceso dl tutto privato, s’intravede uno stretto passaggio, una stradicciola che, nella sua parte interna, si allarga in una piazzetta.
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Ecco, siete arrivati. Su quella piazzetta si affaccia il Cafè de la Paix, il cui nome “tradisce†la sua origine di luogo di raduno di persone pacifiche, E’ un club ARCI. Ti ci puoi/devi iscrivere – la tessera costa veramente un pugnetto di euro l’anno – e così acquisisci il diritto all’accesso. E’ un Cafè Lab, ovvero Caffè Laboratorio: Caffè, nel senso che è un “bar†come tutti gli altri; Lab, nel senso che organizza corsi e attività varie: “Come mia nonna ..†ovvero corso di maglia e cucito; Raja Yoga; corsi di disegno e pittura; biocosmesi autoprodotta; etc. Inoltre vi è un piccolo pianoforte che aspetta solo di essere suonato.
In questo locale un po’ bohemienne si è trasferito quest’anno il Gruppo di Lettura di Mirna Moretti, in via di essere battezzato “Librincontri†(marchio registrato a nome di Giovanni S., n.d.r.!), gruppo “sfrattato†dalla precedente sede del Bar Libreria “Controvento†di Via Galilei, che ha cambiato gestione e destinazione commerciale – funzionale.

Un brindisi a Mirna! (A dire il vero io ho bevuto un infuso … ma ve l’immaginate una foto con un brindisi all’infuso?)
Come funziona il gruppo? Leggetelo sul blog di Mirna di cui sopra al titolo dell’articolo. Ieri sera abbiamo parlato anche di libri, ma su questo argomento scriverà Mirna stessa nel suo blog. Infatti ieri si è trattato soprattutto di una pre-visita, una sorta di sopralluogo per valutare l’ambiente, ed il verdetto è ampiamente positivo. In quello spazio infatti si respira un’aria diversa, ritrovarvisi … “Sembra di aver fatto un viaggio!†ho detto a Mirna la quale ha convenuto annuendo con un’espressione del viso fra in sognante ed il riflessivo, quasi rammaricandosi – questa è stata la mia impressione, o almeno così mi sarebbe piaciuto che fosse stato! – di non avere pronunciato lei stessa questo giudizio. Un po’ bohemienne, dicevo poc’anzi, ma soprattutto “spazio rilassante†nel quale si è accettati senza che ci si attenda da te che tu sia diverso da quello che sei: una persona che “legge libri e legge Voltiâ€, alla ricerca di se stessa e dell’ “Altroâ€, del “Volto†dell’Altro come appare dai libri che l’ Altro legge e che a sua volta non teme che il proprio “Volto†sia letto, capito e accettato dall’Altro che in questo caso sei tu. Della serie: “Dimmi se leggi e cosa leggi e ti dirò chi seiâ€.
Ed allora, appuntamento al Cafè del la Paix, lunedì 10 novembre ad ore 17,00! (Nota di servizio: la riunione si terrà al piano superiore, per cui se arrivando e guardando dall’esterno attraverso la vetrata non vedete nessuno, “nema problemaâ€: entrate, salite … noi saremo lì!)
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P.S.: nella foto del mio brindisi con Mirna, è rimasta “tagliata fuori” la titolare Francesca, animatrice del Club. Mi scuso con lei e cerco di farmi perdonare con un secondo brindisi a lei dedicato, interrompendo il pezzo di jazz che stavo eseguendo al piano: il bicchiere è quello di prima, idem il vino: tutto prestatomi da un amico molto comprensivo … al quale l’intero apparato è stato subito dopo restituito.
AL MERCATO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Ottobre, 2014 @ 8:45 amDetto altrimenti: un altro “fotopostâ€Â  (post 1714)
Guardate a che ora ho pubblicato il post precedente. Poi sono andato al mercato a comperare le mele. Poi sono tornato a casa a prendere la macchina fotografica. Poi sono tornato al mercato a scattare alcune foto. Poi sono tornato a casa a pubblicare questo fotopost. Poi alle 10,30 … una delle ultime uscite in bici della stagione: Tento-Borghetto, 55 km, rientro in treno. Poi alle 17,00 al caffè letterario della collega blogger Mirna. Poi dice che vado a letto troppo presto la sera!
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Mercato cittadino, anzi, contadino, al mercoledì mattina in Via Filzi a Trento. Caldo, freddo, pioggia … loro sono sempre lì, ad offrirvi i loro prodotti a km zero o quasi, visto che provengono da una zona compresa nel raggio di due-tre km al massimo.
A me mi (“a me mi” … lo so che è sbagliato ma mi voglio sfogare un po’!) piace andarci anche per i colori, per quell’aria di “c’era una volta il mercato†poi quasi ovunque sostituito dai supermercati. Ma volete mettere la poesia dei colori dei tendoni, i colori delle lunghe file di frutta e verdura allineate con pazienza ed arte pittorica e il rapporto con chi la dipinge simili tavolozze? E poi: le sorprese. Questa mattina sfilata di moda di … zucche, di tutte le dimensioni e colori. Valeva la pena che tornassi a casa a prendere la macchina fotografica.
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Dopo gli scatti, l’inserviente (commessa? Titolare? non so …) sorridendo, mi ringrazia “Sa … quella composizione di zucche … l’ho fatta io …†e inaspettatamente soggiunge: “A lei piacciono le moto?â€. Che c’azzecca … ho pensato. Comunque ho risposto volentieri: “Più che altro io vado in bicicletta, tuttavia ho una “motoâ€, una Vespa Piaggio PX150 di 33 anni in ottimo stato…â€. “Vedrà , vedrà …†ha aggiunto con un sorriso. E allora aggiungerò anche una foto della mia Vespa, che volete … così lei (la commessa) e lei (la Vespa) saranno contente ed io … be’ … io “vedrò”!
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P.S.: … più che altro vado in bicicletta? Ed infatti eccomi qui, poche ore dopo,  a fotografare la mia mtb sulla ciclabile verso Borghetto all’altezza di Passo Buole.
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EXCELSIOR, PIU’ IN ALTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Ottobre, 2014 @ 5:43 amDetto altrimenti: una poesia, due traduzioni diverse  (post 1713)
“Excelsior†è un breve poema scritto dal Poeta americano Henry Wadsworth Longfellow nel 1841. Esso è stato adottato quale “motto sociale†dalla SAT di Trento. Mi permetto qui di sottoporre alle lettrici ed ai lettori il testo originale inglese e due diverse traduzioni con la richiesta di esprimervi nei vostri commenti su queste due diverse interpretazioni del testo originale.
Testo originale
 The shades of night were falling fast,
As through an Alpine village passed
A youth, who bore, ‘mid snow and ice,
A banner with the strange device,
Excelsior!
His brow was sad; his eye beneath,
Flashed like a falchion from its sheath,
And like a silver clarion rung
The accents of that unknown tongue,
Excelsior!
In happy homes he saw the light
Of household fires gleam warm and bright;
Above, the spectral glaciers shone,
And from his lips escaped a groan,
Excelsior!
“Try not the Pass!” the old man said:
“Dark lowers the tempest overhead,
The roaring torrent is deep and wide!”
And loud that clarion voice replied,
Excelsior!
“Oh stay,” the maiden said, “and rest
Thy weary head upon this breast!”
A tear stood in his bright blue eye,
But still he answered, with a sigh,
Excelsior!
“Beware the pine-tree’s withered branch!
Beware the awful avalanche!”
This was the peasant’s last Good-night,
A voice replied, far up the height,
Excelsior!
At break of day, as heavenward
The pious monks of Saint Bernard
Uttered the oft-repeated prayer,
A voice cried through the startled air,
Excelsior!
A traveller, by the faithful hound,
Half-buried in the snow was found,
Still grasping in his hand of ice
That banner with the strange device,
Excelsior!
There in the twilight cold and gray,
Lifeless, but beautiful, he lay,
And from the sky, serene and far,
A voice fell, like a falling star,
Excelsior!
Prima traduzione
Fitta l’ombra cadea; tetro era il cielo
Quando un villaggio alpin vide un gagliardo
Oltre passar, che fra le nevi e il gelo
Reggeva alto-levato uno stendardo
E questo motto in esso
Misterioso impresso:
Excelsior!
Mesto era il fronte giovanil, divina
Lampeggiava sott’esso la pupilla,
Come brando in uscir dalla guaina;
E come tuba che argentina squilla,
Suonava alta la nota
Di quella lingua ignota:
Excelsior!
Sorgea pei lieti casolar la vampa
D’ospiti fochi ad ammansar il verno;
Al di là , sulla vetta ardua, s’accampa
Torvo lo spettro del ghiacciaio eterno;
Trasse un sospir dal petto
Profondo il giovinetto:
Excelsior!
“Non periliarti oltre la balza, o insano”
Grida il vegliardo; “colassù non senti
Adunarsi il furor dell’uragano?
Senza sponda divallansi i torrenti!”
Rispose d’uno squillo
La voce del vessillo:
Excelsior!
“Oh sosta, e sovra il mio seno reclina
Quella tua fronte travagliata e lassa”,
La fanciulla dicea. Sull’azzurrina
Pupilla ampia una lagrima gli passa,
Ne geme il cor; veloce
Pur replicò la voce:
Excelsior!
“Bada agl’aridi pini, alla foresta
Già dirotta dal turbine, ti sia
Custode il ciel dalla valanga”. È questa
La buona notte che il villan gli invia.
Lontano in sulla cima
Una parola intìma:
Excelsior!
Presso gl’albori mattutini, quando
Del San Bernardo per la chiostra algente
I pii monaci vengon mormorando
La consueta lor prece, repente
S’udì per l’aer rotto
Suonar l’arcano motto:
Excelsior!
Tra le nevi recenti i fidi cani
Un viandante ritrovar sepolto,
E ancor reggea fra le ghiacciate mani
Uno strano vessillo al ciel rivolto,
E questo motto in esso
Misterioso impresso:
Excelsior!
Quivi alla fredda e bigia alba del giorno
Giace la salma inanimata e bella;
Il sereno le spazia ampio all’intorno,
E come raggio di cadente stella
Piove dal firmamento
Il fatidico accento!
Excelsior!
Seconda traduzione
E’ scesa la sera.
Le ombre e la notte
slavinano a valle
a rapire una giovane vita
che compie il suo viaggio
s’un manto di voce attutita.
d’alpino villaggio
si sveglia al garrire
di una bandiera
recante uno strano messaggio:
“Più in alto!â€
D’aspetto egli è triste
al pari
di spento carbone
ma sotto le ciglia
scintillano occhi di brace
lame arabesche d’acciaio
scagliate saette a colpire
la luna e le case.
Un grido argentino
sanguina il cielo
gocce di buio:
“Più in alto!â€
E vede il calore e la luce
fasciare nel canto
riunite famiglie
magìa profumata e felice del fuoco
e soltanto per lui
quel poco
riflesso di ghiaccio
a indicare
là dove conduce la via.
Sospira il giovane
e parla a se stesso.
“Più in alto!â€
“Tentare non devi quel passo!â€
gli grida da sotto lanugine bianca
l’affetto d’un vecchio.
“E sta per tuonare!
Non senti il torrente?
Il suo rombo ti avverteâ€.
Ma alla parlante
ed antica
amichevole voce un po’ stanca
risponde uno squillo
di tromba vibrante:
“Più in alto!â€
Anche le donne
da dietro le porte
tentano invano fermare
la marcia di morte:
“Rimani a dormire sul seno materno!â€
è il loro amorevole invito.
Sospira
in silenzio com’era venuto
e ‘l buio dipinge colore del mare
due occhi ormai pieni di pianto
che innalza alla notte il suo canto
invito a partire incontro all’eterno:
“Più in alto!â€
ormai secche ed aguzze dei pini
ed alla valanga
che il foen svalanga dal monte!â€
E’ questo l’estremo saluto
che corre a sposare
in attonito tempio
di colonne ululanti silenzio
un gridato respiro:
“Più in alto!â€
Al nuovo mattino
sul passo del Gran San Bernardo
più forte del fischio del vento
devoti Pastori
intenti a innalzare la loro al convento:
odono nuova preghiera:
“Più in altoâ€!
pastore anche lui
scavando la massa di neve
fa emergere forme di ghiaccio
un giovane corpo
ed una speranza scolpita:
“Più in alto!â€
Sdraiate nel letto di neve
ormai senza vita ma belle
riposano statua e bandiera.
Lieve una stella
attraversa il velo dell’aria sospesa
mantello alla sera
e il pianto delle sorelle
fili di perle in un cielo cobalto
cadendo
consola con voce inattesa:
“Più in alto!â€.
Lo so, è un post strano, lungo … ma che volete … l’era ‘n pez che la cosa mi solleticava, ed allora mi sono detto: sentiamo un po’ che ne pensano lettrici e lettori. Quindi, grazie se leggete e commentate! Excelsior per voi tutti! Sempre più in alto … in montagna come nella vita!
Firmato: il vostro blogger Riccardo
PLATONE, SOCRATE, FEDONE – SECONDO TEMPO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Ottobre, 2014 @ 12:28 pmDetto altrimenti: il primo tempo al post del 26 ottobre scorso    (post 1712)
Oggi presso la Biblioteca Comunale di Trento si è tenuta la quindicinale lectio magistralis della Prof Maria Lia Guardini sul Fedone di Platone. Saputo ciò, mi ha scritto Platone (ed io trascrivo, dopo aver tradotto dal greco antico):
Inizia
â€O bèltiste (c carissimo), so bene che nel Fedone ho infilato una infinità di concetti e che altrettanti possono dedursi dai miei scritti, tal che io stesso sono in difficoltà a intervenire nel tuo blog con un discorso organico. Pertanto, approvando quanto tu hai già scritto, farò solo qualche intervento spot.
L’immortalità dell’anima, il trascendente, l’eterno … è vero, Socrate, ed io con lui, siamo dei cristiani ante litteram, e nemmeno i primi, perché il Signor Hammurabi 1500 anni prima di noi aveva scritti nel suo codice di “non fare agli altri ciò che … di fare agli altri ciò che …†Ti dice niente questa frase?
E poi, una delle new entry del vostro gruppo di lettura è una giovane e bella ragazza, la quale, non lo sapevi … è diplomata in violino! Musica, quindi, che per voi oggi è solo quella che si suona, ma per noi tutti antichi greci era molto di più, ovvero l’arte di tutte (tutte) le Muse. Dillo ai tuoi amici, e che la musica migliore era la filosofia!
La poesia e l’arte in genere poi … Socrate ed io vediamo l’arte come “seconda copia†della realtà e tu sai bene che far fotocopie da fotocopie alla fine il testo originale sbiadisce … D’altra parte mica potevamo metterci contro l’arte in una Atene che ne era la patria .. ed allora ce la siamo cavati così: l’arte riconduce alla divinità .. che poi questo ha fatto sì che monache successive mettessero le mutandine agli angioletti dipinti nudi (!). Solo molto tempo dopo si arriverà all’ ars gratia artis, ma questa è un’altra storia.
La Storia? Della Storia … vedi Riccardo … Socrate, io e prima ancora Solone ed Eschilo abbiamo una visione teleologica e provvidenziale: Deus vult! Al contrario Protagora ed Euripide e molto dopo il vostro Illuminismo hanno fatto una inversione ad “U†…
Socrate e le donne. Socrate non era un maschilista. Solo che fa allontanare Santippe (che si disperava e si strappava i capelli) perché affermava che la morte va affrontata in religioso silenzio.
Socrate e le guerre. Egli sarebbe stato assolutamente contrario all’acquisto dei cacciabombardieri F35. Me lo aveva rivelato più volte. Per questo lo avevano condannato, perché lui combatteva una guerra diversa: quella della guerra alle guerre, mentre Atene era una multinazionale imperialista guerrafondaia.
Bene, la chiudo qui. Spero che tu ti sia fatto un’ idea del pensiero di Socrate e mio. In ogni caso so che fra quindici giorni vi riunirete di nuovo, proprio per esaminare il passaggio dalla filosofia della natura a quella del mondo delle idee. Ciao Riccardo, la mia anima saluta la tua! E … salutami la Guardini, anzi, dille che la mia anima saluta la suaâ€.â€
Finisce
P.S.: l’intervento di Platone è riportato anche come commento al post precedente sulla materia, quello citato all’inizio. prossima riunione: martedì 11 novembre, stessa ora e luogo.
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RIVA DEL GARDA VERTICALE (FOTO-POST)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Ottobre, 2014 @ 8:59 amDetto altrimenti. guardando all’in su  (post 1711)
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Riva
verticale
i monti
la Torre Apponale
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DUE DONNE, REYHANED JABBARI E ILARIA ALPI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Ottobre, 2014 @ 7:13 amDetto altrimenti: due martiri                                 (post 1710)
Care lettrici, cari lettori dei miei post, questa mattina pubblico come “post†il testo di una mia lettera invita al direttore di un quotidiano locale, qui a Trento.
 Inizia
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“Egregio Direttore, Le chiedo di ricercare e pubblicare – con un Suo autorevole commento – l’ultima lettera della ragazza iraniana di 26 anni, Reyhaned Jabbari alla madre, prima di essere impiccata in quanto “colpevole†di avere ucciso chi stava cercando di stuprarla. La lettera è stata letta al TG3 ieri sera. E’ una lettera piena di comprensione, di speranza in un aldilà migliore: un grande insegnamento per tutti.
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Per una macabra coincidenza in questi giorni, grazie ai desecretamenti delle carte ordinati dal Governo, ci troviamo di fronte ad un’altra duplice “esecuzioneâ€, quella di Ilaria Alpi e dell’operatore Mirian Hrovatin, “colpevoli†di essere sul punto di svelare chi vendeva armi e rifiuti tossici a chi.
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Queste mie poche righe costituiscono il testo di un mio post, nel quale comunque non nominerò il Suo giornale. Faccio questo per cercare di dare il massimo risalto a due eventi gravissimi dai quali tutti noi dobbiamo trarre occasione per migliorare noi stessi: non certo nel senso che noi si sia adusi a violenze sessuali o a traffico di armi e di rifiuti tossici, ma nel senso della reazione che tutti noi dobbiamo avere contro crimini del genere, da chiunque ed ovunque perpetrati. La ringrazio”.
 Finisce
Per non dimenticare, per non abituarsi a-, per reagire contro chi delinque e contro chi secreta…
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TO RAFFAELLA, english teacher
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Ottobre, 2014 @ 4:52 pmDetto altrimenti: ad una cara amica di famiglia  (post 1709)
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Hi Raf, how are you! You’re very kind but my english is far to be perfect! Anyway … potrai trovare un mio contro commento al tuo graditissimo commento al post “The north wind does blowâ€. Vento del nord, questo inizio-fine autunno, questo autunno arrivato con un mese di ritardo (leggi il post “Fotopostâ€) mi richiama alla mente altri venti “in versi inglesiâ€, quelli di tale G.G. Byron (1788-1824) nel suo “Childe Harold’s adieuâ€.
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Fra l’altro una comune amica, Camilla, a suo tempo mi ha regalato una edizione originale della “Raccolta completa delle Poesie di Giovanni Berchetâ€, edita a Londra nel 1848, che porta questo verso all’inizio, quasi una dedica: “Adieu my native land, adieu!†e poi la scritta “Agli amici miei in Italiaâ€. La diversità delle sue situazioni è che Berchet, esule a Londra, rimpiangeva i suoi amici, mentre Byron represented himself in his hatred against his fellow-men … insomma, Byron ce l’aveva un po’ su con i suoi concittadini … Comunque la lirica – che ricordo di avere studiato all’età di 15 anni, ovvero solo 55 anni fa – recita così (ma non vado certo a memoria: ho conservato il libro di letteratura inglese per questi 55 anni):
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Adieu, adieu! My native shore/ Fades o’er the water blue:/ The night-winds sigh, the breakers roar,/ and shrieks the wild sea-mew./ Yon sun that sets upon the sea/ we follow in his flight;/ Farewell awhile to him and thee,/ My Native Land – Good night!
A few short hours and he will rise/ to give the morrow birth:/ and I shall hail the main and skies,/ but not my mother earth./ Deserted is my own good hall,/ its hearts is desolate;/ wild weeds are gathering on the wall,/ My dog howls at the gate.
Come hither, hither, my little page!/ Why dost thou weep and wail?
etc. etc.
Addio, addio mia spiaggia natìa che sparisci dietro l’orizzonte blu del mare; i venti della notte soffiano, i frangenti mugghiano e la gazza marina gracchia. Noi seguiamo nel suo volo quel sole che si ergeva sopra il mare: un breve arrivederci a lui e a te: mia terra natia, buona notte!
Fra poche ore egli sorgerà nuovamente per far nascere un nuovo giorno ed io saluterò l’oceano e il cielo, ma non più la mia madre terra. Deserta è la mia stanza, il suo focolare è desolato; erbe selvatiche stanno invadendo i muri della casa, il mio cane guaisce alla catena.
Vieni dentro, vieni dentro mio piccolo compagno! Perché piangi e ti lamenti?
Ecc. ecc.
Ecco, Raffaella, nel mio contro-commento citato, riportavo il testo inglese ed una mia libera traduzione di “Memoryâ€. Anche lì si parla del sole che fa nascere un nuovo giorno. Il fenomeno è naturale, spesso ricorrente nelle poesie … tuttavia l’averlo io colto in due di esse, una “anticaâ€, da me ricordata dopo ben 55 anni, ed una “modernaâ€, entrambe in inglese, mi dà una certa soddisfazione. Don’t you? (Il problema è che non mi ricordo … cosa ho mangiato ieri sera a cena!).
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P.S. per le lettrici ed i lettori: mia moglie ed il marito di Raffaella sono informati!
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QUELLO CHE NON HO …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Ottobre, 2014 @ 7:40 amDetto altrimenti: … è ciò che non mi manca  (post 1708)
Così scrive e canta Fabrizio De Andrè in una sua bella canzone, e invece … invece io “non ho†qualcosa che mi manca. Ora mi spiego. In due recenti post sono “scivolato†nel mondo dell’antica Grecia e in quello della letteratura inglese. Ebbene … ricordo con quanto sforzo, da ragazzino, fui quasi costretto a studiare certe materie: “Ma il greco e il latino, a cosa servono? E le poesie inglesi del passato? Uffa … io … speriamo che me la cavo … che oggi il prof non mi interroghi”. E invece oggi dopo tanti anni, grazie a quegli studi “inutili†io mi sento ricco, cittadino di un mondo più ampio di quello di molte altre persone che non hanno avuto la mia stessa fortuna di essere indirizzate a certi studi. Il mio non è assolutamente snobbismo o classismo: è solo il riconoscimento della fortuna che mi capitò di nascere figlio di due impiegati statali, una professoressa di lettere siciliana che parlava tedesco (avendo insegnato tanti anni a Bolzanoâ€) e un Maresciallo dei Carabinieri toscanaccio doc, non laureato ma con la “cultura innata†di chi ha respirato, nascendo, l’aria di Dante, e che parlava toscano anzi senese puro.
Oggi io mi sento quasi cittadino del mondo, dicevo, di un mondo presente tanto debitore del mondo passato, mi sento in grado di (cercare di) cogliere la continuità di una evoluzione sociale e culturale che spesso, a prima vista, ad una lettura superficiale, rischia di apparire “interrotta†in favore di una “inciviltà †costruita sul nulla.
La comprensione. Del pensiero odierno, l’intuizione – vera o errata che sia – del possibile pensiero futuro. La consapevolezza del “pensiero e della cultura altrui†(non siano soli al mondo, non siamo il centro dell’universo). O quanto meno la consapevolezza di essere alla ricerca di quella comprensione, di quel pensiero: ecco, così è più chiaro ciò che intendo dire: rendersi conto di (poter) essere “alla ricerca di-“, ebbene, questa a mio sommesso avviso è la grande ricchezza che io possiedo, grazie a chi me l’ha regalata a suo tempo: nessun merito da parte mia quindi, sia ben chiaro a tutti e a me per primo!
Ma allora, oggi, alla tenera età di anni 70 (“Ma sa che li porta bene? Non si direbbe …. Grazie, troppo buono lei”) cosa mi manca? Ve lo dico subito. Avere raggiunto questa stessa capacità di “comprensione dell’incompreso†in due campi: la Musica e la Matematica. Due Universi che mi attraggono come le Sirene attraevano Ulisse: e le corde che mi trattengono sono quelle che mi legano all’albero ben fisso al suolo della mia ignoranza di base in materia. Oggi riesco a gustare la Musica e – se chiudo gli occhi – riesco a “vedere†la tridimensionalità delle componenti plastiche generate da un’orchestra (anche grazie anche al film “Fantasia†di Walt Disney che ha instradato tutti noi nell’arte di vedere la musica e sentire i disegni ….
… grazie ai tanti dischi d’opera che mamma suonava a noi bimbi; grazie al mio collega della Siemens Kurt Hollederer che 25 anni fa mi regalava nastri da lui stesso scelti e registrati – s’era al tempo delle “cassette†– di musica “progressivaâ€, per intendersi, dalla Wassermusik di Haendel via via sino ai più complessi temi dei romanzi musicali di Richard Strauss ma avverto che se avessi avuto una migliore preparazione di base, potrei capire e gustare molto di più. La Matematica poi, sento che avrei potuto arrivare a viverla come una materia letteraria e filosofica, mentre mi sono fermato alla “matematica da calcolatore manualeâ€. Peccato. Tuttavia scialla, raga, calma, non mi deprimo: mica si può avere tutto nella vita! Ed io ho già avuto tanto!
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I DIALOGHI DI SOCRATE scritti da PLATONE: IL FEDONE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Ottobre, 2014 @ 11:28 amDetto altrimenti: in preparazione della lectio magistralis di Maria Lia Guardini nella Biblioteca di Trento, martedì 28 ottobre ad ore 10,00 sala fianco della sala degli Affreschi, primo piano, entrata libera             (post 1707)
Per l’estate noi “alunni†del Gruppo di Lettura “capitanato” dalla nostra Prof Maria Lia Guardini avevamo un compito: leggere il Critone ed il Fedone. Due scritti di Platone, allievo di Socrate, in forma di dialoghi fra Socrate e i suoi amici, nel braccio della morte poco prima di essere “democraticamente” giustiziato dalla “democratica” legge ateniese, che lo condannò a morire avvelenato dalla cicuta. Il Critone, ben più corto, è stato commentato nella lezione scorsa. Martedì prossimo “tocca†al Fedone, opera ben più lunga, articolata e complessa. Opera complessa … e “noi del classico†siamo sicuramente privilegiati rispetto ad altre provenienze scolastiche, tuttavia … tuttavia mi rendo conto di quanto lacunosa sia stata la pur importante iniezione di cultura che a suo tempo ricevetti nei licei classici di Genova.
![conium-m-e136795 0153761[1]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2014/10/conium-m-e13679501537611-150x150.jpg)
Conium maculatum, alias cicuta  comune/maculata/velenosa o erba Bennet. I suoi succhi provocano la paralisi muscolare ad iniziare dagli arti inferiori provocando la morte per asfissia e lasciando lucidità all’avvelenato sino alla fine.
Infatti, l’Atene di Pericle, la democrazia ateniese … tanto “decantate†al Liceo, oggi più esattamente analizzate da Luciano Canfora nel suo “Il mondo di Ateneâ€, ci mostrano una Atene imperialista, sostanzialmente assai poco democratica, guerrafondaia. Infatti la politica al tempo era soprattutto politica estera e la politica estera era soprattutto guerra. E per fare la guerra occorrevano uomini convinti e disposti a farla … e un Socrate che affermava che “le guerre nascono tutte dal desiderio di arricchirsiâ€; un Socrate che condannava il perseguimento dei beni terreni a favore della ricerca su se stessi, sull’anima e sull’al di là … si trovava un po’ come un pacifista in un regime militare; come un Cristo predicante l’uguaglianza degli uomini fra i Romani la cui economia era basata sulla vittoria in guerra e sugli schiavi. Ecco perché Socrate fu accusato di “corrompere i giovaniâ€.
Più in generale, dal Fedone esce un Socrate come un ante-Cristo. “Ante”, come “prima di†e non “anti†come “controâ€. Infatti egli crede nell’immortalità dell’anima e la sua “ricerca della Verità †è la ricerca di “come arrivare a meritarsi il migliore degli al di là †(praticamente, il nostro Paradiso). Intorno a questo principio di fondo, a questo tema conduttore e fondamentale di tutta l’opera, si snodano vari ragionamenti sulla prova della immortalità dell’anima, della sua superiorità sul corpo, sulla superiorità dei beni spirituali su quelli terreni. Fra i tanti punti e spunti, mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori alcune sottolineature:
- la buona grazia, la benevolenza e la compiacenza con la quale egli ascolta, accoglie, rettifica e confuta le osservazioni dei suoi amici (il che mi ricorda il modo garbatissimo con il quale si rivolge a tutti un carissimo amico filosofo, Don Marcello Farina);
- la distinzione che egli fa fra la categoria dei “ragionamenti†e quella degli “uominiâ€. Egli afferma che il ragionamento deve mirare a scoprire la verità , non a far accettare ed imporre la propria idea. Ovvero: un ragionamento è valido perché arriva alla verità , non perché è accettato o imposto;
- la profondità del ragionamento filosofico nella Grecia di 2.500 anni fa, mentre altrove si viveva in capanne di fango e grotte;
- il fatto straordinario che gli scritti in questione siano arrivati sino a noi;
- la morte per avvelenamento da cicuta è molto drammatica, dolorosa, lunga, atroce e sconvolgente: tutt’altra cosa da quella “ideale”  descritta da Platone.
Ma tutto quanto sopra è solo l’umile tentativo di un “vile meccanico della filosofia†qual io sono, che cerca di estrarre dal proprio sacco (e non da quello altrui) un po’ di farina “propriaâ€. Molta di più e di qualità assai superiore sarà invece la farina che sarà estratta dal “sacco altruiâ€, ovvero da quello di Maria Lia Guardini, dopo la sua lectio magistralis di cui vi dicevo sopra.
.
P.S.: uccisione di Socrate, 2500 anni fa: pochi giorni fa, impiccagione di Reyhaned Jabbari, 26 anni, una donna iraniana “colpevole” di avere ucciso, per legittima difesa, l’uomo che stava cercando di abusare di lei. Anche lei corrompeva i … costumi dei violentatori autorizzati e impuniti.
FESTA D’AUTUNNO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Ottobre, 2014 @ 1:01 pmDetto altrimenti: alla Scuola Materna di Lavis (post 1706)
Direte: grazie, nonno Riccardo … c’era anche la tua nipotina Sara … bella forza farci un post! Eh no, amici, ho voluto scrivere di queste poche righe per rendere onore al merito e cioè alla Direzione della Scuola, a tutte le Maestre e al cuoco Lugi che hanno fatto un gran lavoro ben al di là di quanto “prescrive†il loro contratto di lavoro! Impegno, amore per quello che si fa, entusiasmo … sono “cose†che rendono piacevole lavorare, soprattutto se i beneficiati da tanta dedizione dimostrano – come sto cercando di fare io – quanto valore essi riconnettano a tale loro azione e quanto apprezzino la mole di lavoro svolto. Brave Maestre! Bravo cuoco Luigi! E il tempo … il tempo è stato molto clemente, nel senso che il vento di ieri è molto calato e la Paganella splendeva in tutta la sua bellezza (bellezza verde ancora per poco, visto che è già nevicato ai confini con l’Alto Adige).
I cinquanta (o erano di più? Ma si, forse 80!) bambini hanno cantato due canzoncine: una sulle quattro stagioni ed una sulla festa di Halloween. Indi poi tutti “a tavolaâ€, anzi, alle tante tavole apparecchiate, a gustare le leccornie del cuoco Luigi. E ogni “grande†aveva in custodia un “piccinoâ€. I “medi†per conto loro, senza alcuno da sorvegliare e senza essere sorvegliati da alcuno. In realtà la miriade di genitori e nonni sorvegliava tutto e tutti!
Che altro dire? Arrivederci al prossimo appuntamento festivo!























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