L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri XI-XII

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Marzo, 2012 @ 6:38 pm

Detto altrimenti: a seguito dei post del 31 gennaio e 11 febbraio e 29 febbraio scorsi. Prosegue la lettura dell’Iliade presso la biblioteca di Tento sotto la guida della Pofessoressa Maria Lia Guardini. Prossima riunione, 13 marzo 2012. Si ragionerà su otto libri, dal 9° al 16° compresi. Qui trovate dal 9° libro al 12° compresi.

Libro IX° – I GRECI MANDANO AMBASCERIE AD ACHILLE PER FARLO RITORNARE A COMBATTERE. ACHILLE RIFIUTA (in neretto le attualizzazioni)

Agamennone nella Treccani

Agamennone,uomo dalle molte facce. Sottrae ingiustamente una onorificenza ad un eroe di guerra, uccide a freddo un prigioniero che lo supplicava e gli offriva un ricco riscatto, piange. Piange, ora, con i Troiani accampati sotto la palizzata ( o muraglia?) eretta a difesa delle sue navi, Troiani che da assediati si sono trasformati in assedianti. Piange. Convoca l’Assemblea. Quando la situazione si fa difficile anche i ducetti diventano democratici … per condividere la loro responsabilità, per chiedere aiuto … e avanza la sua proposta: “Coraggio, fuggiamo!”.
Al che Diomede, uno che combatte veramente e non a parole, gli si ribella e lo insulta ma Agamennone non reagisce, anche perché Omero, per salvargli la faccia, fa intervenire Pilo che avanza una mozione d’ordine. “Intanto noi facciamoci una bella mangiata e mandiamo i giovani a fare la guardia, ai giovani tocca …, poi a pancia piena discuteremo meglio”. Tutto il mondo è paese, sempre. Oggi i “vecchi” mangiano e i giovani al lavoro, anzi, a cercar lavoro … Interviene Nestore, dalle parlanti pupille: Agamennone, a te, cui è stato dato il carico delle leggi, conviene dir tua sentenza, e ascoltar l’altrui. Come per il TAV. Ascoltar l’altrui, appunto. Nestore propone che si mandi ambasciatori ad Achille per convincerlo a riprendere a combattere. Agamennone accetta e fa un lungo elenco di doni (un vero e proprio piano di incentivazione (MBO, management by objectives).
La missione diplomatica è così composta: capo missione, Fenice, membri effettivi Aiace Telamonio e Ulisse. Detto, fatto. Gli ambasciatori si avviano verso la tenda di Achille “del risonante mar lungo la riva”. Achille li riceve secondo la migliore tradizione dell’ospitalità, sacra presso i Greci. E quindi, seconda abbondante cena … i “forchettoni”! In tre lo implorano. Ai tre Achille dice di no. Tre volte?

E qui mi torna alla mente un passo dell’Orazione di Marco Antonio dal Giulio Cesare di William Shakespeare. Anche qui abbiamo le “tre volte”, sia pure in senso diverso:

I thrice presented him a kingly crown,
which he did thrice refuse; was this ambition?

Inoltre, sapendo che se egli andrà in battaglia si coprirà di gloria, morirà, Achille afferma di avere scelto una vita tipo ozi di Capua. Riportato il suo rifiuto ad Agamennone, Diomede si arrabbia con il capo: Achille era già un orgoglioso e tu, con questa richiesta, hai esaltato questo suon atteggiamento.

Questo è il libro dei contrasti: la figura di Agamennone contrasta con quella di Diomede. La dichiarazione bellicosa di Diomede di combattere contrasta con la assoluta certezza della inutilità del suo eventuale sacrificio. Nel padiglione di Agamennone si vivono ore di incubo, in quello di Achille si suona la cetra. Altro contrasto: la complessità e l’articolazione delle suppliche e la risolutezza del rifiuto di Achille. L’unico contrasto che manca è che in entrambi i padiglioni si mangia e beve. Alla faccia …

L’elemento negativo del libro è che “nessun pentimento e nessuna richiesta di può cancellare il desiderio di vendetta”. Poesia invece troviamo nel ricordo di Achille bambino, nello sdegno di Aiace, nell’orgoglio e nel coraggio di Diomede.

Libro X° – SPIE NOTTURNE DEI DUE SCHIERAMENTI SI INCONTRANO: ULISSE ED AIACE HANNO LA MEGLIO E FANNO STRAGE DI NEMICI ADDORMENTATI  (in neretto le attualizzazioni)

Agamennone ha incubi notturni e i suoi pensieri erano tempestosi

quale il marito di Giunon lampeggia
quando prepara una gran piova o grandine,
o folta neve ad inalbare i campi,
o fracasso di guerra voratrice.

Giunone? Hera, direi, siamo nel mondo greco non latino! Ma il traduttore Vincenzo Monti non conosceva il greco e aveva tradotto dal latino, come ci ricorda Ugo Foscolo:
“Questi è il Monti, poeta e cavaliero, gran traduttor de’ traduttor d’Omero”.

Agamennone si veste e si arma. Lo vede Menelao e si stupisce. Agamennone gli dice: io vado a a chiamare Nestore. Tu Chiama Aiace e Idomeneo. E mentre attraversi il campo, invita tutti a fare la guardia, siate preparati, cribbio! E’ una congiura della magistratura (questa volta addiorittura divina, n.d.r.)! Ci può essere il rischio di un attacco notturno (Agamennone se la sta facendo sotto). Svegliamo anche Diomede ed Aiace, tutti. Diomede sveglia molti guerrieri: che si allertano

come i fidi molossi la pecorile
fan travagliosa sentinella, udendo
calar dal monte una feroce belva
e stormir le boscaglie: un gran tumulto
s’alza sovr’essa di latrati e gridi
e si rompe ogni sonno …

… insomma, altra assemblea: chi va a spiare cosa fanno i Troiani? Si offre Diomede che fra i tanti volontari sceglie Ulisse. Si armano, fanno gli scongiuri, terque quaterque …  (voti agli dei) e partono. Nella notte incrociano Dolone mandato da Ettore a spiare i Greci. Lo catturano, lo fanno parlare e lo decapitano. Quindi sulla scorta delle informazioni ricevute, fanno strage di Traci addormentati, avventandosi su di loro

… Come lione
sopravvenendo, al non guardato gregge
scagliasi, e capre e agnelle empio diserta …

I nostri due tornano al campo, carichi di spoglie. Altra cena ed altra bevuta. Raro caso di scontro notturno. Taluno afferma che questo libro sia una interpolazione.

Libro XI° – RIPRENDE LA BATTAGLIA (in neretto le attualizzazioni)

I Greci hanno voglia di combattere. Fremono (di andare a farsi squartare?) valli a capire … :

“…sonava nel cor la dolce guerra più che il ritorno al caro patrio lido”.

Omero pone molta cura nel descrivere la vestizione e l’armamento dei guerrieri. Stessa scena presso i troiani: Ettore è maestoso

..qual Sirio la funesta stella
or senza vel fiammeggia, ed or rientra
nel buio delle nubi …

Greci e Troiani si ammazzano a vicenda …

… qual di ricco padron nel campo vanno
i mietitori, con opposte fronti,
falciando l’orzo od il frumento; in lunga
serie recise, cadono le bionde
figlie de’ solchi ed in un momento ingombra
di manipoli tutta è la campagna …

La battaglia si svolge a vantaggio dei Greci fin …

… nell’ora
che in montagna foresta il legnaiolo
pon mano al parco desinar, sentendo
dell’assiduo tagliar cerri ed abeti
stanche le braccia e fastidio il core
e dolce per la mente e per le membra
serpe il cibo il natural desìo…

A chiunque avesse ucciso un avversario, il regista Omero lascia il tempo di depredare delle armi la vittima. Ma nel frattempo i nemici non intervenivano? E il predatore, che ne faceva del bottino? Forse faceva come noi ragazzi che quando s’andava a pesca subacquea con i fucili a molla, si riponevano via via le piccole prede entro una reticella che portavamo appesa alla vita?

L’Agamennone Furioso imperversa…

… come quando un lion, nel covo entrato
d’agil cerva, ne sbrana agevolmente
i pargoli portati, e li maciulla
co’ forti denti, mormorando, e sperde
l’anime tenerelle; la vicina
misera madre, non che dar soccorso,
compresa di terror fugge veloce
per le dense boscaglie, e, trafelando,
suda al pensier della possente belva …

E quando uno sta per uccidere l’avversario, ormai disarmato, inizia il dialogo far i due: dai non mi uccidere, ti farò pagare un ricco riscatto! No, non posso, ma dai che puoi … Ma anche qui, nel frattempo glia altri nemici che fanno?

E poi, uno solo mette in fuga una intera moltitudine? Pare di assistere all’apparizione dei primi carri armati nella prima guerra mondiale.

Dal piano dell’ira a quello della battaglia e da questo al piano superiore, quello degli Dei. Zeus suggerisce ad Ettore di intervenire solo dopo che Agamennone sarà ferito. E così è. Zeus, che in realtà parteggia per i Greci, vuole punirli (per mezzo della decisione di Achille di non combattere) e quindi vuole far prendere loro una bella strizza. Ora, il Fato, che è superiore a Zeus, ha deciso che Ettore muoia e questo Zeus lo sa bene. Zeus però sa anche che se Ettore morisse adesso, per i Greci sarebbe troppo facile vincere e non sarebbero stati abbastanza puniti. Quindi Zeus vuole evitare che Ettore muoia troppo presto. Praticamente un giallo alla Hitchcock.
Agamennone viene ferito e si ritira. Ettore interviene e fa strage. Ulisse e Diomede resistono. Diomede impreca “Zeus nemico!” Oggi sarebbe una bestemmia: “Dio ….!”.
Diomede riesce a stordire Ettore che si rialza e si rifugia fra i suoi. Paride, da posizione nascosta, ferisce al piede Diomede con una freccia, e Diomede gli dà del vigliacco: vieni qui se hai il coraggio che ti faccio un c…. così! Ma essendo ferito, si deve ritirare anch’egli. Ulisse è accerchiato ed è ferito al fianco, ma trova la forza di uccidere il suo feritore. Ulisse si estrae la lancia dal fianco e inizia a sanguinare copiosamente. Aiace e Menelao corrono in suo aiuto. L’Aiace Furioso (così mnel testo!) si dà molto da fare

come quando ruinoso un fiume
cui crebbe l’invernal pioggia di Giove, (rectius, Zeus!)
si devolve dal monte alla pianura,
e, molte aride querce e molti pini
rotando, spinge una gran torba al mare …

… ma alla sola vista di Ettore si ritira. E qui Omero gli fa fare una dignitosissima ritirata strategica, non una vile fuga, tale il suo retrocedere è lento, minaccioso, decoroso, protetto da uno scudo immenso. Al suo inseguimento si accalca una turba di omuncoli desiderosi di ferire il gigante, scagliando invano frecce e lance contro di esso, mentre egli retrocede, lento e granitico, come una grande nave munita di scorta armata, con i motori in avaria, che si ritira lentamente, inutilmente assalita da tante barchette di  pescatori di tonni, improvvisatisi pirati.

Continua la battaglia, anche a sassate “col brando e con enormi macigni”. Ettore avanza, Aiace si ritira …e un Greco, pur ferito, incita i suoi a difendere Aiace!

E Achille? Colonnello che piangeva nel veder tanto macello, fatti coraggio alpino bello … ma Achille non piange, si limita, ed è la prima volta, a chiedere come stia andando la battaglia e manda Patroclo ad informarsi sui feriti e sui morti. Nestore si meraviglia dell’interessamento di Achille e invita Patroclo a dire ad Achille delle ferite subite da Diomede, Euripilo, Macaone, Ulisse e Agamennone. Cosa aspetta ad intervenire?.Si sollecita l’utilizzo dell’arma segreta, le V2! Che almeno Ulisse mandi te in battaglia, con la sua armatura alla testa dei suoi Mirmidoni! Ormai l’unica salvezza dei Greci sta nel trincerarsi entro il loro accampamento.

Libro XII° – ASSALTO AL CAMPO GRECO. ETTORE IRROMPE  (in neretto le attualizzazioni)

Si inizia con un flash back al contrario. Poiché palizzata (o muraglia) e vallo a difesa delle navi e del campo erano stati costruiti dai Greci senza aver fatto le dovute offerte propiziatorie agli dei, viene anticipata la descrizione di come, alla fine della guerra, Nettuno, Apollo e Giove (cioè Poseidon, Febo e Zeus) avrebbero poi distrutto quest’opera di architettura militare.
Ettore incita i suoi, che esitano a scendere nel vallo e ad attaccare le mura del campo …

… qual cinghial e bieco
leon , cui fanno cacciatori e cani
densa corona, di sue forze altero,
volve dintorno i truci occhi, né teme
la tempesta de’ dardi né la morte,
ma generoso si rigira, e guarda
dove slanciarsi fra gli armati; e , ovunque
urta, s’arretra degli armati il cerchio …

Ma un suo subalterrno gli  suggerisce: non mandare cavalli e carri nel fossato: ci sono gli sbarramenti anticarro, tipo quelli degli Alpini d’arresto della Brigata Alpina Tridentina, non vedi? Manda avanti solo la fanteria! Ettore accetta il suggerimento. e arresta i … carri armati.
La fanteria avanza divisa in cinque battaglioni, battaglioni del duce Ettore battaglioni, della morte ,… etc. I Troiani si aventano su una porta delle mura, difesa da due fortissimi eroi, Polipete e Leonteo i quali la tenevano aperta per fare entrare i propri compagni fuggitivi. Due guerrieri forti, “sembianti a due eccelse querce in cima alla montagna” …

… come silvestri
verri ch’odon sul m onte avvicinarsi
il fragor della caccia; impetuosi
fulminando a traverso, a sé dintorno
rompon la selva, schiantando la rosta
dalle radici, e sentir fanno il suuono
del terribile dente, infin che, colti
d’acuito strale, perdon la vita …

Nel frattempo

… cadean le pietre come spessa
la grandine, cui vento impetuoso
di negre nubi agitator riversa
sull’alma terra …
… con grandinar di sassi smisurati …

Un Troiano si lamenta con Giove (Zeus) di tale resistenza greca. Ma Zeus vuole che la gloria, al momento, sia del solo Ettore, non dei Troiani. Infatti Polipete e Leonteo resistono, uccidono e spogliano i nemici vinti (ma intanto, come fanno a continuare a difendere la porta? Mistero!).

L'aviazione fatta intervenire da Zeus

 

Ecco che Zeus rimette in campo l’aviazione: un’aquila che stringe fra gli artigli un drago ferito, che però si rivolta, ferisce il rapace costringendolo a mollare la preda. Il drago cade fra le schiere ed ognuno interpreta il fatto a favore o a sfavore. Valli a capire …
In realtà di trattava di guerra psicologica … un po’ come quando Gabriele D’Annunzio lanciò su Vienna manifestini inneggianti all’Italia …
La lotta ormai è un corpo a corpo sugli spalti. Prevale la forza bruta, più che l’arma. Portaordini corrono a destra e a manca, i capi spostano le schiere, un gran caos. La battaglia è incerta …

siccome onesta femminetta, a cui
procaccia il vitto la conocchia, in mano
tien la bilancia, e vi sospende e pesa
con rigorosa truitina la lana,
onde i suoi figli sostentar di scarso
alimento; così de’ combattenti
equilibrata si tenea la pugna …

… fino a quando Zeus fa sì che Ettore superi la cinta delle mura greche. Infatti Ettore afferra …

…un immane macigno acuto:
non l’avrian mosso agevolmente due
de’ presenti mortali, anche robusti,per carreggiarlo …
… e come nella manca il mandriano
lieve sostiene d’un ariete il vello,
insensibile al peso …

… Ettore scaglia il macigno, fracassa una porta della cinta ed i Troiani irrompono. I Greci si ritirano e la battaglia ridiventa campale: campale, dentro il campo greco. Resta da vedere some si comporteranno i Troiani contro i Mirmidoni di Achille  …

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8 MARZO 2012 – FESTA DELLA DONNA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Marzo, 2012 @ 9:57 am

Detto altrimenti: mi si è offerta un’occasione particolare per festeggiare la Donna

La nostra nipotina Sara, quasi 17 mesi, alla sua seconda Festa della Donna!

Trento, 7 marzo 2012, stagione sciistica incerta per scarsità di neve e temperature elevate. Mi dico, proviamo un po’ al Passo S. Pellegrino, dai quasi 2.000 metri in su, forse sulle sue piste nere rivolte a nord … Detto fatto. Alle 8,20 sono in primo a salire sugli impianti. Piste vergini, tirate a nuovo, sembra inverno! E si scende fino a Falcade! Insomma, dopo sei ore filate, arrivato alle 14,30 mi concedo un breve spuntino ed alle 16,30 sono di nuovo a casa, a Trento. E qui trovo un biglietto di Maria Teresa, la quale nel frattempo era andata a godersi la nipotina Sara:

 

FIDAPA, ore 18, presso il  “Bar 168” di Via Suffragio 51, mostra delle artiste FIDAPA (inaugurazione)

La locandina

FIDAPA, Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari. Io ovviamente non vi appartengo. Poiché tuttavia talvolta le Donne (in latino, s’intende, “Dominae”, padrone, delle situazioni, di tutte, dico io!) aggregano noi maschietti, interpreto il messaggio come un invito e vado. Già che ci sono prendo con me anche la macchina fotografica. Chissà che non gradiscano un post sul mio blog. Ed eccomi fra di loro.
Si tratta di una mostra di quadri dal titolo CUORE DI DONNA. I quadri sono esposti alle pareti del locale. Le artiste Fidapine hanno ricevuto, ognuna, un ramo di mimosa. La Presidente Sandra Frizzera e la Past President Marina Martelli, delegata per il settore artistico, hanno fatto predisporre un simpatico buffet.
Non sono il solo maschietto: infatti incontro qualche altro aggregato simpatizzante. Mentre l’ambiente si riscalda, mi dedico al mio “lavoro” di fotoreporter, riprendendo la scena e alcuni quadri, solo alcuni perché, come è normale che capiti a noi dilettanti da strapazzo, sul più bello mi si scaricano le pile della macchina fotografica! Non me ne vorranno quindi le altre pittrici, se nella serie di foto che invio a parte alla Presidente, le loro opere non sono state ritratte. Ecco comunque l’elenco completo delle espositrici:

Alda Baglioni, Margerita Conati, Raffaella Cristofori, Marsia De Carli, Grazia Fonio, Licia Marampon, Marina Martelli, Maria Rosa Matteotti, Maria Rosa Migliorini, Alma Maria Pedron 

Presidente, Past President e Pittrici

La Presidente chiede se non ci sia un campanello per richiamare attenzione delle Associate: mi offro di fabbricarne uno con un boccale di vetro che percuoto con un cucchiaino metallico. Funziona benissimo, l’attenzione è richiamata. La Presidente, con il suo solito garbo e la sua grazia tutta speciale, sottolinea l’importanza che la pittura in genere e questi quadri in particolare, rivestono; come questi quadri parlino all’oggi nel senso di essere un dono per chi li scrive e per chi li legge. E qui si riprende il concetto emerso, sempre in sede Fidapa, allorquando, nel corso della conferenza della Fidapina Alma Maria Pedron del 22 febbraio scorso sulle icone russe, alla quale pure io ero presente, fu spiegato che le icone si scrivono, non si dipingono, e si leggono, non si guardano. La Presidente prosegue sottolineando come i quadri, da sempre, siano per il domani una voce, una testimonianza perenne della vita, della creatività delle loro “fattrici” e del loro stare insieme, come insieme stanno i due scrittori dello stesso libro: colui o colei che lo ha scritto e colui o colei che lo legge.

Fra le tante opere esposte, ne ho scelto una (non cito l’Autrice per ragioni di par condicio) che io – con una mia personalissima interpretazione – leggo come la sassata che rompe il robusto cristallo che ancor oggi purtroppo in parte ancora divide e discrimina il mondo femminile da quello maschil …e.

Ho poi saputo che l’Autrice  dà un’altra lettura all’opera ma che soprattutto è lieta che ogni lettore attribuisca al quadro un suo proprio significato.

 

Mi fermo qui, augurandomi che ben meglio di quanto non abbia fatto io, vogliano fare le Fidapine con i loro commentia questo mio post.

Vivant Dominae!

P.S.: la mostra resterà aperta una settimana e … complimenti ai proprietari del “Bar 168” di Via Suffragio 51  per la sensibilità, l’intelligenza e la disponibilità dimostrate!

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UNA SCALATA NELLE DOLOMITI DI BRENTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Marzo, 2012 @ 9:02 am

Detto altrimenti: nella mia vita ho corso un bel rischio quando mi …. “legai” ad una bionda …

La ferrata delle Bocchette in Brenta

Tanti, tanti anni fa … lui era un diciannovenne genovese. Un giorno, mentre era in vacanza in una valle trentina (la Val di Non, quale altra se no, per un genovese?) gli proposero una gita sulla via ferrata delle Bocchette nelle Dolomiti di Brenta. Accettò, tutto andò bene, salvo che lui durante un rifornimento di benzina a Cles dimenticò la giacca a vento sul tetto dell’auto, che quindi, ripartendo, perse. Peccato che poi piovve quasi tutto il giorno! Tuttavia il giovane si innamorò delle Dolomiti. Tornato sul mare, si iscrisse alla scuola di alpinismo del CAI – Sezione Ligure e dopo due anni divenne aiuto istruttore sezionale di alpinismo. Alla fine di una successiva vacanza, sempre nella stessa valle, si fa lasciare dalla fidanzata e dal futuro suocero al Passo Campo Carlo Magno. Estratto a fatica il pesantissimo sacco dal bagagliaio dell’auto (una Fiat 124, ma ce la fai? Gli chiede il futuro suocero), in funivia fino al Grostè e poi, a piedi, ai rifugi Casinei e Brentei ed infine sino a Rifugio Pedrotti alla Cima Tosa, dopo sette ore di una marcia lenta e faticosissima a causa di un sacco che conteneva il necessario per sette giorni di arrampicate, mangiare e dormire compreso, i soldi in tasca erano davvero pochi.

Lì avrebbe dovuto raggiungerlo da Genova il suo compagno di scalata. Non venne. E così il nostro eroe si trovò in un rifugio con tutto l’occorrente per una settimana di scalate, con tutto, dicevo, tranne il compagno di cordata!

Clicca sul … il Croz del Rifugio … (… Pedrotti alla Tosa)

Inizia quindi qualche breve arrampicata slegato, in solitaria, sul Croz del Rifugio, non azzardandosi ad attaccare vie più difficili senza l’assicurazione della corda e di un compagno, cosa che invece poi fece, anni dopo, a fine carriera alpinistica, quando scalò in solitaria il Cimon della pala a S. Martino di Castrozza, per poi rientrare in albergo e dichiarare che con (le sigarette e) l’alpinismo aveva chiuso, per la responsabilità che avvertiva nei confronti della moglie e della figlioletta di due anni. Ma torniamo a noi. In rifugio il ragazzo conosce un tedesco che voleva andare sulla Cima Tosa, ma non conosceva il percorso. Il nostro aiuto- istruttore si offre di accompagnarlo (gratuitamente, manco a dirlo), visto che aveva già fatto quella salita. Appuntamento alle cinque del mattino, a meno che non stesse piovendo. Alle cinque del mattino, puntuale come solo i tedeschi del Nord sanno essere, il ragazzo viene svegliato dal nuovo amico: “Rikkardo, sveglia: piove, nicht Tosa”. Ah, questi tedeschi …. Comunque, dopo tre notti passate sui tavoli della sala da pranzo (cosa nomale in estate nei rifugi super affollati del Brenta) il giovanotto ha assegnata, tutta per lui, una cameretta con due (due!) cuccette a castello, in “bianco e nero” diceva il listino prezzi, cioè con lenzuola e coperta! Un lusso insperato!

Eccolo … tanti anni fa …

E qui inizia il bello (si fa per dire!). A cena conosce una bionda, la quale si lamenta di non avere un letto ove dormire e di non avere un compagno di cordata, lei che aveva scalato il Campanile Basso per una via di quarto grado (la via Fehrmann, un diedro molto “esposto” e faticoso) e molte altre vie impegnative della zona. Il nostro uomo drizza le orecchie: le offre un letto nella sua cameretta e di legarsi insieme in cordata, prudentemente per una salita facile: la via normale alla parete nord della Torre di Brenta, una salita di secondo grado con un tiro di corda di terzo. Detto, fatto. Prima entra lei in camera e si colloca nella cuccetta superiore. Indi entra il nostro giovane e si sistema in quella inferiore. Buonanotte. La mattina dopo lui è riposatissimo, lei no, perché, dice, “era stata molto sveglia preoccupata della presenza di un ragazzo che chissà che idee aveva in testa”

Il ragazzo non capì  se fosse stato un rimprovero, un rimpianto, una lamento, una delusione, un invito per la notte successiva …. (ci sta ancora pensando oggi, dopo tanti anni).

Ma veniamo alla scalata.

Al centro, imponente, la Torre di Brenta m. 3013 (poi, a destra, gli Sfulmini e il Campanile Alto)

I due si legano le estremità della corda al basto, controllano chiodi, martello, cordini, moschettoni, assicurano bene i sacchi da montagna ed i rispettivi caschi e via! Il nostro giovane parte: il primo tiro di corda è un secondo grado verticale ma con maniglioni comodi comodi e lui se lo mangia di volo, si assicura saldamente ad un comodo punto di sosta (bastò dare di volta con la corda ad un comodissimo spuntone roccioso, senza bisogno di chiodare la parete) e grida alla bionda di salire. La ragazza si muove e subito grida al capocordata di “trattenerla sulla corda”. Al che al nostro eroe sorge un dubbio, anzi una certezza: farsi tirare dalla corda su un secondo grado non è il massimo, anzi, denota molto male … ma ormai si è in ballo … Tutta la scalata procede così … lentissima, … ma anche peggio! Infatti mentre lui, capocordata, arrampica impegnato nel tiro di corda di terzo grado, e cioè nel un tratto più delicato quindi e con appigli e appoggi minimi, la ragazza, senza avvertire, anziché restare in posizione, pronta ad assicurarlo se egli avesse piantato un chiodo, si slega dalla sicurezza ed inizia a sua volta ad arrampicare, salvo gridargli come al solito di “essere pronto a trattenerla sulla corda”!

Fortunatamente questa volta la bionda non ebbe bisogno d’essere trattenuta, altrimenti al minimo strattone il capocordata sarebbe precipitato. Vivo per caso.

Giunti in vetta dopo un tempo doppio rispetto al normale tempo di salita, la bionda si toglie gli scarponi “per far pender aria ai piedi”. Un bercio del ragazzo la riporta all’ordine.

Infatti occorreva accelerare la discesa anche perché lui era atteso verso le sei di sera al fondovalle (al Rifugio Vallesinella, verso Madonna di Campiglio) dai suoi genitori che lo avrebbero rilevato con l’auto.

Nei camini della discesa

La bionda, di fronte alle sue preoccupazioni dice di non preoccuparsi perché una guida alpina le aveva assicurato che scendendo lungo i camini a fianco della via normale, si sarebbe fatto in un lampo, senza alcuna difficoltà. Tanta era la voglia di liberarsene, che il ragazzo accetta il suggerimento della bionda. E cade nel secondo tranello: infatti i camini risultano “semplicemente” svasati, sfasciati e bagnati: il massimo! Egli inizia quindi a calare di peso la bionda giù per il colatoio e quando tocca a lui scendere la cosa risulta molto impegnativa e faticosa: infatti egli deve procedere facendo pressione lateralmente con gli avambracci non potendo utilizzare l’appoggio sui piedi in quanto ciò avrebbe smosso sassi di varie dimensioni che sarebbero diventati pericolosi proiettili per l’ “inquilina” del piano di sotto, per di più facendo attenzione che non fosse la stessa corda a rimuovere qualche sfasciume di roccia. Ma non è finita. Infatti, giunti finalmente nella crepaccetta terminale alla base della parete, una trincea profonda circa un metro e mezzo fra il nevaio e la parete, mentre il ragazzo si sta finalmente rilassando, la bionda si mette a correre, felice, giù lungo il pendio nevoso dimenticando di essere ancora legata al capocordata. Infatti. quando la ragazza si è “mangiata” tutta la lunghezza della corda, il ragazzo è strattonato e dà una bella facciata contro la parete nevosa della crepaccetta. Al che egli esclama: “Ca … spita, stai attenta!” (o forse usò qualche altra espressione più vivace).

Il Rifuguio Vallesinella, vicino al posteggio auto

Indi con una corsa e in un’ora e mezzo, un vero record, trafelato e sfinito, il nostro eroe giunse con forte ritardo sulla tabella di marcia concordarta a Vallesinella dove i suoi genitori stavano per dare l’allarme al soccorso alpino.

Morale:  alpinisti uomini, attenti prima di … legarvi ad una bionda!

 

 

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TAV: FANATISMO SPORTIVO E DELLE GRANDI OPERE PUBBLICHE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Marzo, 2012 @ 9:43 am

Detto altrimenti: segnale di mancanza di valori veri e di “democrazia funzionale”

 Si può conoscere o meno il progetto TAV nei suoi aspetti tecnici, funzionali ed economici;
 si possono conoscere o meno gli aspetti internazionali della questione (e cioè l’effetto che l’interruzione della parte italiana del progetto potrebbe avere sulla Francia, paese in cui non tutti accetterebbero tale fatto e non tutti se ne rattristerebbero);
 si può affermare che prima dell’alta velocità occorrerebbe poter disporre più semplicemente, della velocità tout court;
 si può dire che prima del TAV vi sono ben altre priorità non ferroviarie, quali la difesa del territorio da alluvioni e nevicate;
 … si può … si può … fate voi …ma nel frattempo facciamo qualche ragionamento più ampio …

Da sempre ho pensato che gli atteggiamenti totalizzanti delle tifoserie calcistiche più accese, atteggiamenti che non lasciano spazio a nessun altro tipo di interesse e di cultura, siano il segnale di una desertificazione culturale, di uno “spazio vuoto”. E poiché lo spazio vuoto in natura non esiste, esso viene subito riempito da ciò che maggiormente oggi viene propinato dai media come “cultura” e cioè, letteralmente, come “insieme delle conoscenze”. E’ “colto” cioè “pieno di cultura” chi ricorda formazioni calcistiche, goal fatti e subiti, tipi di schieramenti, abilità o carenze specifiche di ciascun giocatore. E costui, “forte” delle sue convinzioni, allo stadio, nei bar, con gli “amici” e con i “nemici” (leggi: con i tifosi della squadra avversaria), scarica questa sua energia nei modo più diversi, trasformando le sue conoscenze le sue conseguenti convinzioni, in una “fede”. Si, è questa la parola che viene usata, fede. La nostra è una fede, dicono, mescolando il sacro con il profano e soprattutto dimenticando il sacro. Chi è responsabile di questo fanatismo? Innanzi tutto chi ha creato questo vuoto culturale, chi ha nutrito la popolazione con il “panem et circenses”, cioè chi invece di cultura vera ha propinato alla popolazione “i giochi del circo” per distrarla dai veri problemi. 

Lo storico Tacito

Distratti dai veri problemi o dal modo giusto di affrontarli. Come sarebbe bello vedere 100.000 persone inneggiare all’unisono e con entusiasmo e convinzione e gridare “Forza ….!” ( qui non scrivo il nome del nostro amato Paese per non essere frainteso politicamente, mi avete capito, sia ben chiaro, … frainteso!) quando lo Stato registra una vittoria sulle mafie, sull’evasione fiscale, sulla disoccupazione, sull’eccessiva burocratizzazione, sulla incostituzionale commistione dei poteri dello stato, sulla eccessiva proliferazione delle leggi (plurimae leges, corruptisima republica! (Tacito: uno stato con un numero enorme di leggi è molto poco funzionante), sull’inerzia dell’organo legislativo, sulla lentezza di quello giudiziario … inneggiare, dicevo, con lo stesso entusiasmo profuso quando la nostra nazionale di calcio fa un goal alla squadra avversaria!

Fanatismo, dicevo. Ma anche nella persistenza della programmazione sine die delle grandi opere “a prescindere”. Persistenza che può infatti diventare tale, ove la programmazione e la progettazione durino decenni. Già, perché – se non altro – nel frattempo i dati di previsione e di stima assunti a base del progetto, sono diventati in buon parte dati consuntivi spesso molto diversi da quelli inizialmente considerati. Già, perché nel frattempo sono cambiate le condizioni di contorno (in primis quelle economiche e finanziarie), perché nel frattempo ci si è accorti che paesi vicini a noi (Francia) da ben diciassette anni hanno una legge che ha risolto a priori al 90% il problema della conflittualità sulla realizzazione delle grandi opere a forte impatto sul territorio, attraverso l’attivazione della procedura regolamentata denominata “Dibattito pubblico”, nella quale lo Stato si pone non come parte ma come giudice fra il promotore dell’opera pubblica e a popolazione interessata. In altre parole, in Francia hanno istituzionalizzato e regolamentato il confronto, secondo una procedura articolata su alcuni mesi di confronti e non su decenni di scontri.

Ma torniamo al fanatismo dal lato della popolazione. Anche nel caso del TAV – sempre a prescindere dai contenuti e dalle posizioni di merito, sia chiaro – io credo che le esagerazioni e le violenze cui stiamo assistendo siano in buona parte un modo per “sfogarsi comunque” (e avremmo ben di che sfogarci, tutti noi, sia pure con metodi pacifici, sia chiaro!) ed anche frutto di un vuoto, del vuoto di veri ideali, di veri valori, di veri contenuti, di interessi più concreti ed immediati, cioè di un futuro per di più svuotato di vera democrazia coinvolgente e funzionale.

Pessimismo, il mio? No. Nel valutare gli effetti della precedente gestione politica, è realismo. Per il futuro inizio a nutrire speranze, se non altro perché è di questi giorni il proponimento del nostro governo di esaminare la “via francese alle grandi opere pubbliche”.

Il mio parere personale sul TAV? I veri giornalisti devono raccontare fatti, non esprimere le proprie opinioni. Ma siccome io sono solo un piccolo blogger e non sono nemmeno un pubblicista, in quanto per nessuno delle centinaia di articoli scritti e pubblicati ho mai né chiesto né ricevuto un pagamento (conditio sine qua non per essere iscritti all’albo), mi permetto di scrivere non cosa avrei fatto (della scienza del poi …), ma cosa farei ora: modificherei il progetto come segue: separerei i percorsi dei treni passeggeri da quelli merci con ammodernamento della linea ferroviaria esistente da destinare ai soli treni passeggeri (pendolari compresi, in contropartita dei disagi dei cantieri!). Bucherei le montagne con tre canne (gallerie) del diametro di sei metri ognuna (quindi autosostentantesi!) per il solo traffico merci con treni telecomandati, una canna per ogni senso di marcia e la terza di servizio. Un compromesso tecnico-sociale con minori tempi di esecuzione, minori costi, maggiore sicurezza, minore impatto ambientale, maggiore considerazione per le popolazioni delle aree attraversate.

Mi resta una domanda vera, non retorica: perché un uguale reazione non ci sia stata quando si parlava e si è iniziato a progettare il Ponte sullo Stretto di Messina, nè si sia inneggiato quando il progetto è stato cancellato da questo governo (come doveva essere, n.d.r.).

Qualcuno di voi mi sa dare risposta?

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Svezia a vela

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Marzo, 2012 @ 7:10 pm

 

Bijorn Larsson

Detto altrimenti: dalla Svezia  con amore per …  la vela!

E’ di questi giorni l’incontro con Bijorn Larsson, svedese, velista soprattutto scrittore (vedi miei precdenti post ed anche sul blog www.trentoblog.it/mirnamoretti).

Svezia…. velista … ? Il mio secondo incontro con la “Svezia a vela”: Sì, infatti per me si è trattato della “seconda volta”. Ecco qui il racconto della mia “prima volta” , dodici anni fa.

Tanti tanti anni fa un signore svedese, con la sua barca a vela di nove metri e mezzo, dalle linee classiche, dolcemente a sbalzo a prua e a poppa, salpò solo soletto dalle sue spiagge del nord e, naviga naviga, in solitaria, attraversato lo Stretto di Gibilterra giunse in Sardegna, nel Golfo delle Saline, vicino a Palau.

Baia delle Saline (oggi con campimng, ma anni fa ....)

Il posto gli piacque tanto che costruì alcune villette, altri fecero altrettanto ed il Villaggio è chiamato ancor oggi  “Villaggio degli Svedesi”.
Ogni anno egli vi tornava, e, partendo da lì, visitava “a vela” tutto il Mediterraneo, sempre da solo.
Poi gli anni passarono, egli invecchiò, si ammalò, e non riuscì più nemmeno a salire sulla sua barca, dalle linee calde e morbide come solo le svedesi sanno avere (e non solo le barche!) e dal nome sardo: “Ajò”, (“Andiamo!”).
Ajò trascorreva l’inverno, triste, in secca a Palau. Col sopraggiungere dell’estate, veniva alata e ormeggiata alla boa sotto le finestre del nostro Svedese.

Questa è un' Alpa di 9,5 metri: non è Ajò, ma le assomiglia molto

E passava così l’estate, Lei mesta, in attesa come un fedele cane da caccia ansioso di essere chiamato dal padrone per una battuta al fagiano, lui ancora più triste, a guardarla da lontano, dalla finestra, accarezzandola con lo sguardo e ricordando le avventure trascorse, come quella volta che arrivò attraverso le Bocche di Bonifacio, legato a lei, tanto era forte la burrasca…
Anch’io avevo notato Ajò, soprattutto perché ero venuto in vacanza, a differenza degli anni precedenti, senza traversare dalla Toscana con il mio piccolo Fun da regata “Whisper” numero velico ITA 526, residente (cioè ormeggiato) a Riva del Garda, Trento, Fraglia della Vela, molo centrale, posto 21.
Detto, fatto. Indago, chiedo, mi informo, supero l’esame dei Sardi custodi di Ajò,…”Sì, lei è una persona seria, e poi anche capace…, l’abbiamo notata, questi anni, con quella sua barchetta blu (si riferivano al mio Fun Whisper, 7 metri da regata.n.d.r.), ne abbiamo parlato al proprietario, è contento che la faccia vivere un po’ … qui ci sono le chiavi…, faccia pure i giri che vuole…, attento però, il motore non funziona…”
E allora, ajò, andiamo, via, di corsa…cioè…, a nuoto, pinne ai piedi, sacco giallo della Lipton Tea (Giro d’Italia a vela di qualche anno prima, era il 2004) sulla testa…, sino ad Ajò, ormeggiata alla boa, a controllare la bella addormentata.

Stornoway, la barca svedese di Bijorn Larsson, ancora una di quelle con linee marine, fatte per navigare

Le tracce della marineria svedese erano evidenti: cime antiche, nobili, impalmate a dovere, nodi sapienti, ognuno al posto giusto per l’uso giusto, pozzetto raccordato contro le onde, predisposizione per la capottina, due stralli prua (niente avvolgifiocco, evviva!), randa piccola, lunghe rotaie per il genoa, ricca dotazione di vele. In compenso, vang armato male, idem il tesa base randa, manca qualche coppiglia, qualche vite non è nastrata…
Scendo a terra, vado a Palau col motorino e compero il poco materiale necessario.
Quindi mi dedico a “Lei” per un paio di giorni: la rifinisco con cura, anzi, con amore, la metto in ordine, me ne impadronisco. E poi, via, si salpa…, ajò…, andiamo Ajò, …., finalmente…!

Piccoli giretti, i primi due giorni. Quindi al largo. Incontro un gommone di Biellesi che hanno finito la benzina, virata, accosto e traino a vela sino a Cannigioni! Al rientro ormeggio alla boa a vela, sempre alla prima accostata.

Da solo, verso Palau, in planata col vento in poppa (qui però ero con il mio FUN, non con Ajò)

La barca è stabile, di bolina, una volta in assetto, si può anche abbandonare il timone…, ha bisogno di vento, ma qui non manca…, entro nelle  Bocche (di Bonifacio), siamo in due a bordo (l’altro è un passeggero, è salito in barca a vela per la prima volta in vita sua), 30 nodi di vento, Ajò è splendida, affronta le onde in modo “pastoso”, le cavalca con grazia, non le urta.
La mia vacanza si è trasformata: da una noia mortale in spiaggia, al vento ed agli spruzzi delle Bocche sul viso.
Al rientro ho 25 nodi di vento in faccia, da ovest. Nel Golfo non c’è onda. Ammaino il genoa: con la sola randa Ajò bolina precisa e lenta. Agguanto la boa di ormeggio al primo passaggio.
Grazie, Ajò. Buon Vento a te ed al tuo padrone…
Sardegna, estate 2000

E voi, avete anche voi da raccontare un’ avventura con una … svedese?

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L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri V-VIII

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Febbraio, 2012 @ 4:38 pm

Detto altrimenti: Trento is this too! Trento è anche questo! (A seguito dei post del 31 gennaio e dell’11 febbraio scorsi)

Omero

Omero, poeta epico greco, 900 anni prima di Cristo … circa. Omero, cieco, ha fatto mettere per iscritto le leggende tramandate dagli aedi (cantastorie). Chi ha studiato al liceo classico lo sa bene. Gli altri possono cercare il riassunto dell’Iliade su internet. Comunque si tratta di un Troiano (Troia, città della attuale Turchia) che ha rapito la bella moglie di un Greco importante. E qui parte la “spedizione punitiva” per distruggere Troia, distrutta la quale inizia l’Odissea di Odisseo (alias Ulisse) che ha perso la via di casa e ci impiega 10 anni per tornarvi, e poi c’è Virgilio con l’Eneide, la storia di Enea, un Troiano scampato all’eccidio della sua città, il quale arriva in Italia, ma queste sono altre storie. Orbene, sotto la simpatica, dotta e coinvolgente guida della Professoressa Maria Lia Guardini, nella Biblioteca di Trento, alternis lunèdis, cioè un lunedì ogni due settimane, si commentano i “libri” (capitoli)  dell’Iliade.  Io sono arrivato in tempo a commentare la seconda tornata, dal quinto all’ottavo compresi. Ritrascrivo qui di seguito il “compito a casa” che ho volontariamente fatto per iscritto (meritamndomi l’appellativo di “secchione”) per farmi perdonare che la volta precedente avevo portato la “giustificazione”.  La traduzione su cui io mi sono misurato è di Vincenzo Monti. 

Personaggi “divini”: Zeus (Giove) il boss; Era (Giunone) sorella e seconda sposa – incestuosa – di Zeus;  Ares (Marte) il dio della guerra “dura”; Afrodite (Venere), la dea dell’amore; Atena (Minerva) dea delle arti femminili e anche un po’ della guerra, ma non troppo violenta; Febo (Apollo) dio delle belle arti, dei viandanti e dei marinai; Poseidon (Nettuno) dio del mare.

Libro V
Oggi come ieri: Silvester Stallone come Diomede
Ieri come l’altro ieri: Dante come Omero 

Atena

Uomini contro uomini, popoli contro popoli, aiutati o combattuti dagli Dei. Come oggi: uomini, popoli, villaggi, etnie, stati, comunità religiose l’una contro l’altra armate, sostenute o combattute, di volta in volta, da grandi nazioni, da grandi eserciti, da grandi interessi ,a “grandi” uomini (grandi … si fa per dire).
Atena dice ad Ares: tu qui, per favore, non intervenire. Vorrà dire che poi ti ricambio il favore, alla prossima occasione. Tu Russia, non intervenire se io invado la Polonia, Poi ci metteremo d’accordo, non temere. Infatti, io invado la Polonia da ovest, tu da est … io ti lascio fare questo, tu quello, senza reagire. Niente di nuovo sotto il sole.

Ma veniamo a noi, ad Omero. Diomede, dallo scudo: versi (di Omero e del suo traduttore) che ricordano gli endecasillabi di Dante:

Diomede

Lampi gli uscian dall’elmo e dallo scudo
d’inestinguibil fiamma, al tremolio
simigliante del vivo astro d’autunno
che, lavato nel mar, splende più bello.

Diomede, alias Silvester Stallone. Ferite, uccisioni, sangue a go-go … come nei migliori film cruenti dei giorni d’oggi. Cosa abbiamo inventato? Niente. Diomede, benché ferito, imperversa come un fiume in piena (e riecco che richiama Dante).

 

La piena del Sarca (Tn): può andare come esempio?

… Simil alla piena
di tumido torrente, che, cresciuto
dalle piogge di Zeus, ed improvviso
precipitando, i saldi ponti abbatte
debil freno alla fiere onde; e de’ verdi
campi i ripari rovesciando, ingoia
con fragor le speranze e le fatiche
de’ gagliardi coloni…

Ma Diomede, aveva fatto il controllo antidoping? Infatti …

Come lion che mentre il gregge assalta,
ferito dal pastor, ma non ucciso,
vè più s’infuria, superando tutte
resistenze, si slancia entro l’ovile;
derelitte, tremanti ed affollate
l’una addosso dell’altra si riversano
le pecorelle, ed ei vi salta in mezzo
con ingordo furor …

Pecorelle affollate? Ecco i versi di Dante (Purgatorio, III)

Come le pecorelle escon del chiuso
a una, a due, a tre, e l’altre stanno
timidette atterrando l’occhio e ‘l muso;
e ciò che fa la prima, e l’altre fanno,
addossandosi a lei, s’ella s’arresta,
semplici e quete, e lo ‘mperché non sanno …

Tema ricorrente: recuperare la preda (armi, cavalli); difendere il corpo del commilitone; distinguere ognuno in quanto “figlio di”, “padre di”, “marito di”.

Enea, figlio di Anchise e della dea Afrodite, scappa da Troia incendiata portando a spalla il padre, tenendo per mano il figlio Ascanio

E poi, quasi una sceneggiata: Enea dice a Pàndaro, che già aveva ferito Diomede con una freccia: “Vai, uccidilo!”. E Pàndaro: “Ma non ho il cocchio! Li ho lasciati tutti a casa! E poi questo arco, lo ha solo ferito! Quantevveriddio, se torno vivo a casa giuro che lo brucio!” Qui mi viene in mente l’ammiraglio Andrea Doria, famoso per la cura che aveva delle sue costose galee, a punto da farle entrare in battaglia “con prudenza”, che poi a ripararle, peggio a costruirne delle nuove, ci vogliono tante palanche … sapete, da buon genovese …
D’altra parte anche Enea: “Armiamoci e partite!” Ma alla fine, partono solo in due. Chi guida? Enea: fai tu. Pàndaro: no guida tu, i cavalli conoscono la tua voce.
E poi i lunghi dialoghi fra gli avversari, prima di affrontarsi. Stridono con il fragore della battaglia. Come se i due contendenti si creassero uno spazio tutto loro, impermeabile alle altrui frecce e lance vaganti, della serie prima ci insultiamo e intimidiamo a vicenda e poi ci affrontiamo con le armi.
Pàndaro viene ucciso. Enea scende dal carro per difenderne il corpo. Diomede gli fracassa un ginocchio con un macigno (prima sassata, vedremo poi la seconda, di Aiace contro Ettore e la terza di Ettore contro un autista avversario). Interviene Afrodite in aiuto, Diomede la insulta e la ferisce alla mano. Afrodite si ritira. Interviene il suo collega Febo, dio anche lui, che salva Enea. Intanto si è chiarita una cosa: si possono ferire anche gli Dei. Quelli di ieri e anche quelli di oggi, i superuomini, intendo.
Altra sceneggiata. Afrodite si fa prestare il cocchio dal collega  Ares per salire in Olimpo, praticamente gli chiede un passaggio sul suo aereo. Appena arrivata, corre in braccio alla mamma, guarda mamma mi sono fatta la bua …. è stata colpa di quel monello di Diomede …. non ci gioco più con lui. La mamma la consola: “Son brevi i giorni di chi combatte con gli Dei …” … e qui torniamo ai giorni nostri. Anche questi sono brevi, se combatti contro gli dei del nostro tempo … Chi sono? fate un po’ voi … Se contro di loro perdi, puoi essere perdonato, ma se vinci, sono cavoli tuoi …
Continua la sceneggiata: Era e Atena ridicolizzano Afrodite di fronte a Zeus: guarda, s’è punta la delicata mano, la piccina! Sulla terra, intanto, Diomede assale Enea quattro volte. Febo lo difende, Ed alla quarta Febo si incazza e …. effetti speciali …  fa apparire un fantasma in tutto simile ad Enea che disorienta l’avversario. Ma non basta, lui, dio del giorno, se la piglia anche con il collega Ares, dio delle armi: dai, fa qualcosa, non vedi che quel Diomede qui (Febo aveva studiato alla Bocconi e un po’ di dialetto milanese gli era rimasto) ha ferito Afrodite e osa combattere anche me? Ah si? Ed allora io, Ares, sprono i Troiani. Mo’ so’ cavoli amari pe’ ‘sti Greci …. (Ares aveva studiato a Roma …)

Ettore

I Troiani, infatti, ne avevano bisogno di sprone. Lo stesso Ettore viene rimproverato da un alleato, che gli dice: ma a insomma, armiamoci e partite? Io sono qui, combattendo, (era sardo) e tu cosa fai nelle retrovie? Pensi? Rifletti? Ajò, bello di mamma, datti una mossa … E con Ettore riparte il contrattacco troiano, molto gagliardo.
E ci risiamo con Dante, “Quante ‘l villan ch’al poggio si riposa” … Inferno XXVI: 

Come allor che di Zefiro lo spiro / disperde per le sacre aere la pula, / mentre la bionda Cerere la scevra / del suo frutto gentil, che l buon villano / vien ventilando: lo leggier spulezzo / tutto imbianca la parte, ove del vento / lo spinge il soffiar …

Seguono scontri, ferite, duelli …. un macello … gli avversari si scontrano con la furia di leoni danteschi:

…Quai due leoni, / cui la madre sul monte entro i recessi / dell’alto speco educò, fan ruba e guasto / delle mandre, de’ greggi e delle stalle / finchè dal ferro de’ pastor raggiunti / caggion anch’essi ….

Al verso 800 circa, un grido: attenti, c’è Ares accanto ad Ettore!
Esito incerto. Sino a quando Era e Atena arrivano in aiuto dei Greci, su una “fuoriserie”: un cocchio con le ruote a raggi, fichissimo, prima, hanno chiesto al padrino (Zeus) il permesso di aiutare i Greci. E il Don ha detto sì, fate pure.
Al che le dee si confondono fra i combattenti, li rimproverano, spronano Diomede, assalgono il Dio Ares, ma non ci colgono. Diomede, invece, lo ferisce. Ares mugola di dolore e scappa in Olimpo. Si siede alla destra di dio padre Zeus e lo rimprovera per aver generato una figlia che lo ha ferito. Zeus dapprima si incazza, poi lo fa curare. Indi arrivano in Olimpo Era e Atena parcheggiano il cocchio con una rumorosa sgommata, con un agile salto escono dalla spyder (senza aprire gli sportelli, bensì scavalcandoli) e, felici per quanto hanno fatto, con l’aria furbetta di chi si guarda intorno senza darlo a vedere …
Certo che i menestrelli greci avevano una bella memoria, a ricordarsi tutti quei nomi … All’epoca tutto era tradizione orale, di cosa? Di un romanzo di fantascienza, per i non credenti?  Di un vangelo d’allora, pieno di miracoli, per i credenti che costruivano templi a quegli stessi dei? Di un poema epico come quello dei Serbi, dopo la sconfitta subita dai Turchi il 28 giugno 1389 nella Piana Campo dei Merli, vicino a Pristina, per cui si sono inventate “dodici aquile e ogni aquila aveva dodici teste ed ogni testa aveva dodici becchi ed ogni artiglio dodici spade …” 28 giugno, stesso giorno dell’attentato di Gavrilo Princip contro l’Arciduca Ferdinando …

Libro VI
Diomede e Glauco, Elena e Andromaca, ma soprattutto Ettore
Amicizia, ospitalità, famiglia, onore e disonore

Continua lo scontro articolato in singoli duelli, velocissimi, ma non tanto che il cronista non riesca descrivere le scene, le ferite e l’albero genealogico dei contendenti.
Un Troiano sconfitto propone a Diomede un ricco riscatto da parte del proprio padre, in cambio della vita. Diomede sta per accettare ma Agamennone lo rimprovera e uccide il prigioniero! A sangue freddo. Crudeltà di ieri, crudeltà di oggi. Anche Nestore ci mette un carico. “Non badiam che ad uccidere!”
Per i Troiani, ci pensa l’indovino Eleno, ad incitarli. E incita soprattutto Ettore, la cui entrata in scena capovolge l’equilibrio dello scontro. Indi Ettore viene mandato in città presso la madre, per farle fare sacrifici alla dea.

Diomede e Glauco si scambiano i doni

Nel frattempo il troiano Glauco affronta Diomede, che gli dice: Chi sei, un Dio certamente visto che osi affrontare me che sono imbattibile in battaglia! Glauco risponde: non conta il mio nome, gli uomini sono come le foglie. in autunno muoiono, in primavera rinascono. Ciò che conta è il ceppo, l’albero, la stirpe (“Come le foglie” v. in nota). Comunque gli dice chi sia. Lunghissimo racconto (mentre intorno a loro si scannano?). Diomede scopre che Glauco era stato suo amico-ospite per via di una lunga storia. Evitiamo di incontrarci, di batterci, anzi, scambiamoci le armi in segna di amicizia (tanto quelle di Diomede erano di bronzo e quelle di Glauco d’oro. Ah, timeo Danaos et dona ferentes! Temo i Greci anche quando mi portano doni!). Comunque, l’intero passo è un inno all’ospitalità.

Soldato Giuseppe Ungaretti ! .... Comandi!

Come le foglie è una poesia del poeta greco Mimnermo, che si ispira ad Omero e si sofferma sull’antitesi tra la giovinezza e la vecchiaia espressa attraverso l’immagine delle foglie che, appena nate, si stendono ai raggi del sole, ignare dell’autunno venturo. Il tema è trattato anche da Virgilio nel VI libro dell’Eneide (Qui,sparsa sulle rive, si precipitava tutta la turba, madri e uomini e corpi privati della vita di magnanimi eroi, fanciulli e nubili fanciulle e giovani posti sui roghi sotto gli occhi dei genitori: come numerose nelle selve cadono le foglie staccandosi al primo freddo dell’autunno; da Dante nella Divina Commedia “come d’autunno si levano le foglie | l’una appresso de l’altra, fin che ‘l ramo / vede a la terra …; da Giuseppe Ungaretti nella poesia “Soldati” (“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”).

Nel frattempo Ettore incontra la madre e quindi si reca da Paride, ch trova intento a lucidare le armi e a sistemarle sugli scaffali dell’armeria, in bella vista, sotto lo sguardo di Elena. Ettore gli fa un mazzo così … vieni a combattere, fellone! Ma si, me lo stava a dì anche Elena … ed Elena … che sfiga ad avere un marito così poco valoroso. chissà cosa diranno di noi i posteri!

Ettore e Andromaca con il figlioletto Astianatte

Ettore va a salutare la moglie Andromaca. Non la trova in casa. E’ andata verso le mura. Ettore corre a la incontra con il figlioletto in braccio. Ettore sorride, la moglie piange, il bimbo si spaventa alla vista delle armi e si rintana nell’amoroso seno della mamma. Andromaca piange perché ha un marito troppo valoroso (al contrario di Elena). Ettore conosce il suo destino ma non cede al suo dovere. Paride fellone. Achille orgogliosissimo semidio, un po’ come i figli di Agnelli, Turchetti Provera, Berlusconi … un semidio, insomma, eroe secondo il metro di allora. Ettore eroe secondo la valutazione di oggi.
Ettore si avvia verso la battaglia. Incontra Paride che finalmente si è deciso a dare un mano ai combattenti, tutto acchittato: 

Come destriero, che di largo cibo / ne’ presepi pasciuto, ed a lavarsi / del fiume avvezzo alla bell’onda, alfine, / rotti i legami, per l’aperto corre, / stampando con sonante unga il terreno: / scherzan sul dosso i crini, alta s’estolle / la superba cervice, ed esultando / di sua bellezza, ai noti paschi ei vola, / ove amor d’erbe e di puledre il tira / …

Il libro VI  è “Il libro di Ettore, dell’ospitalità, della famiglia, dell’onore”

Libro VII
Ettore si batte con Aiace Telamonio
Si capisce sempre di più che Omero parteggia per Ettore
Lealtà anche fra nemici, pietas per i defunti

Passato il momento “familiare”, Ettore ritorna ad essere “solo eroe”. Eroe umano che propone che, comunque, la salma del vinto sia resa ai suoi per essere onorata. Lui, eore sì, ma di fronte ad un gigante …

Aiace Telamonio, il più alto dei Greci

Riprende lo scontro fra coppie di duellanti. I Greci sembrano avere la peggio. Ecco quindi che “si cambia il regolamento in corso di gara”: gli Dei ispirano alle due parti di accettare la proposta troiana di misurarsi in un singolo duello, un “singolar certame”. Ettore gioisce. I greci sono incerti, nessuno se la sente, nessuno si fa avanti, in questa prima fase. Sino a quando, vista la figuraccia che si potrebbe fare da parte greca, si offre Menelao. Agamennone lo frena, non conviene che tu ti esponga … lo stesso Agamennone, quello che nel canto precedente aveva ucciso a sangue freddo un prigioniero che gli stava offrendo un riscatto. Ucciso a sangue freddo. Tocca quindi a Nestore di fare un cazziatone ai Greci. Ecco che allora si offrono in nove. Troppa grazia S. Antonio! Tocca tirare a sorte, e vince Aiace Telamonio (o Talamonio? Veniva dal promontorio di Talamone?), lo “smisurato Aiace” che si avanza “qual incede il gran dio Ares”- Lo stesso Ettore si intimorisce un po’ ma non arretra. Dopo la consueta breve schermaglia verbale, iniziano i colpi, vibrati con furore

“come per fame / fieri leon, o per vigor tremendi / arruffati cinghiali, alla montagna”.

Forza degli endecasillabi! Ettore è ferito al collo e ad un ginocchio (seconda sassata, questa volta di Aiace), ma Febo interviene (il deus ex machina delle tragedie greche: quando lo sceneggiatore non sa più come cavarsela. In un film di oggi lo sfortunato eroe che sta fallendo viene fatto vincere alla lotteria) e lo rialza. Incredibilmente, da ambo le parti giunge l’invito a sospendere il duello, poiché sta sopraggiungendo la notte. Aiace dice ok, purchè sia lui a proporlo. Ettore propone. E’ fatta. Ettore, un Eroe signore, propone ad Aiace: combattevamo da nemici, lasciamoci da amici. Ti regalo la mia spada. Ed io la mia cintura. Anche questa volta come prima, quando i Greci avevano dato armi di bronzo contro armi in oro … timeo danaos et dona ferentes … temo i Greci anche quando mi portano regali … ah questi Greci, furbi mercanti!
Nestore propone che si fortifichi il campo greco.
Antenore, che si restituisca Elena (la sposa a suo tempo rapita da paride, fratello di Ettore).
Paride si oppone.
Priamo che si mandi Ideo a proporre la pace.
Diomede ed Agamennone rifiutano ma concedono tregua per recuperare ed onorare i caduti.
Come poi avviene. Tutti i caduti su due roghi.
Si costruisce fossato e muraglia attorno alle navi (qui la tempistica non quadra. Tutto in una sera? Durante il banchetto?). Linea Maginot o muraglia cinese, comunque ammirata dagli dei che però, dopo che saranno ripartite le navi (e qui sottendono che siano i Greci a vincere) si impegnano a distruggerla.
Tutti a banchettare. ma poi, la mattina dopo, come faranno a combattere, con quel cerchio alla testa dovuto al bisolfito messo nel vino?

Libro VIII – Olimpo: scontro in CDA, Consiglio di Amministrazione
Vince il Presidente Amministratore Delegato Zeus
I Troiani vincono una battaglia. ma la guerra ….?

CDA in Olimpo SpA. Zeus si impone: nessuno scenda… nessun scenda … giù, in fabbrica ad aiutare i contendenti. I troiani stanno vincendo e Zeus è d’accordo, perché vuole punire e stimolare Achille. I troiani sono in fuga, ma Omero vuole “salvare” la figura dei suoi eroi. Ora tocca a Diomede di essere salvato. Infatti è l’unico che si ferma a difendere il vecchio Nestore. Ulisse, rimproverato, se ne infischia e scappa verso le navi.
Zeus: va bene così. Nessun scenda … nessun scenda … tu pure o principessa … Atena replica. OK, non diamo loro un aiuto fisico, ma almeno una consulenza …. Niente da fare. Zeus si side in trono per osservare il macello dei Greci, nel frattempo Diomede, nel tentativo di uccidere Ettore, gli uccide l’autista. Zeus interviene con un fulmine. Nestore, che era autista part time di Diomede, fa un testa coda e, girato il cocchio, scappa (“Zeus è contro di noi!).Ettore qui incappa in una caduta di stile: infatti insulta e dileggia i fuggitivi.

Poseidon

Al che Era non ne può più. Cerca aiuto in Poseidon, cerca di formare una cordata contro il Presidente, ma Poseidon dice, chi sono io per osare tanto? Nettuno! (Voleva dire “nessuno” ma era raffreddato)!
I Troiani sono quasi giunti ad incendiare le navi. Agamennone invoca Zeus. Zeus fa intervenire l’aviazione: un’aquila che lascia cadere un cerbiatto ancora vivo presso l’ara sacrificale. I Greci si riprendono un poco. Aiace invita un arciere ad uccidere Ettore, ma questi gli uccide l’autista (e due!). Ettore si arrabbia e lo uccide con una sassata, la terza, arma poco nobile, ma tant’è….

 

L’arciere muore, ma a sua consolazione reclina il capo con una bella similitudine

come carco talor del proprio frutto
e di troppa rugiada a primavera
il papaver nell’orto il capo abbassa ..

Ettore imperversa …
qual fiero alano che,ne’ presti piedi
confidando, un cinghial da tergo assalta,
od un lione, e al suo voltarsi, attento
or le cluni gli addenta, ora la coscia …

I Troiani spingono i Greci dentro al loro campo.
Era corre da Atena. Andiamo da Zeus a protestare. Si arma e va. Zeus le vede arrivare e le fa respingere dalla sua segretaria. Alla successiva riunione del CDA le due dee sono taciturne e arrabbiate. Zeus: se non vi foste fermate vi avrei incenerito cavalli e cocchio! OK, boss, ma non può andare avanti così. i Greci, poverini … Zeus: lasciate che Ettore faccia spazientire Achille, poi ne vedremo delle belle. Silenzio.

In grembo ormai frattanto
la splendida cadea lampa del sole

… e … “il sole ridea calando dietro il Resegone” (chi lo ha scritto?) ” E  …  “I poeti si parlano” …. chi lo ha detto?

Giù dabbasso Ettore dice: che c … questi Greci .. se non fosse giunta la notte avremmo bruciato le navi. Accendete tanti fuochi, che non sin illudano di salpare e scappare. E poi tutti a cena. Offro io. Mangiamo e beviamo. I feriti a casa a curarsi. Domattina per prima cosa ucciderò Diomede.
Alè… si mangia e si beve .. come al solito, tutti i salmi finiscono in gloria.

Ed ecco i fuochi accesi dai guerrieri troiani:

Siccome quando in ciel tersa è la luna,
e tremole e vezzose a lei d’intorno
sfavillano le stelle, allor che l’aria
è senza vento, ed allo sguardo tutte
si scuprono le torri e le foreste
e le cime de’ monti: immenso e puro
l’etra si spande, gli astri tutto il volto
rivelano ridenti, e in cor ne gode
l’attonito pastor …

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ANDIAMO IN BICICLETTA, ANCHE IN TRENTINO, ANCHE A TRENTO, ANCHE A ROVERETO, ETC..

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Febbraio, 2012 @ 2:47 pm

Alessio Zanghellini

Detto altrimenti: fa parte di un nuovo modello di crescita …

 

Il mio amico Alessio Zanghellini mi ha segnalato un video commentato in inglese e sottotitolato in italiano (http://video.repubblica.it/mondo/olanda-così-sono-nate-le-ciclabili/89068?/video). Ve ne trascrivo il testo, leggermente sintetizzato

BICICLETTE IN OLANDA

Olanda

L’Olanda è il paese con il più alto numero di ciclisti nel mondo, ed è anche il posto più sicuro per andare in bicicletta. Questo è in gran parte dovuto alle perfette infrastrutture ciclabili presenti in tutto il Paese. Come sono riusciti gli Olandesi a costruire questa rete ciclabile di qualità? Alcuni, fra i quali anche molti Olandesi, pensano che questa rete sua sempre esistita. Ciò è vero solo in parte. Infatti, alcune piste ciclabili esistono da sempre, ma erano completamente diverse da come sono oggi. Strette, malamente asfaltate, pericolose ed interrotte da incroci fra di loro. D’altra parte, all’inizio, le piste ciclabili non erano davvero necessarie: infatti le biciclette erano di gran lunga le “padrone quasi incontrastate della strada”, rispetto alla scarsa dimensione del restante tipo di traffico.

Dopo la seconda guerra mondiale tutto cambiò. Gli Olandesi dovettero ricostruire il Paese e divennero incredibilmente ricchi. Dal 1948 al 1962 il reddito medio aumentò del 44% e nel 1970 l’aumento toccò l’impressionante incremento del 222%. La gente poteva ormai permettersi beni di lusso e soprattutto dal 1957 in poi le auto in circolazione aumentarono moltissimo in città che non erano state pensate per accogliere automobili. Così, molti edifici vennero demoliti per far spazio per le automobili. Anche alcune vecchie infrastrutture ciclabili vennero rimosse. Le piazze vennero trasformate in parcheggi e i nuovi insediamenti vennero serviti da strade larghissime adatte al traffico a motore. Le distanze quotidiane percorse crebbero dai 3,9 Km del 1957 ai 23,2 Km del 1975. Ma questo “progresso” ebbe un costo terribile: il ciclismo venne ignorato diminuendo del 6% all’anno e nel solo 1971 ci furono bel 3.000 morti. Più di 400 di essi furono bambini sotto i 14 anni d’età.

La strage dei bambini portò la gente nelle piazze a protestare: “Fermate la strage dei bambini” si gridava chiedendo strade più sicure per loro, per i pedoni e per i ciclisti. Questa richiesta venne ascoltata, soprattutto quando nel 1973 la prima crisi petrolifera bloccò il paese. L’allora primo ministro olandese disse alla gente che quella crisi avrebbe cambiato la vita, che si dovevano cambiare abitudini per essere meno dipendenti dall’energia petrolifera e che tutto ciò sarebbe stato possibile senza ridurre il livello della qualità della vita. Inoltre, le domeniche a piedi per risparmiare il greggio ricordavano alle persone come apparivano le città senza auto in circolazione. In questo periodo vennero pedonalizzati i primi centri storici, ma le proteste continuarono.

Olanda

La motorizzazione di massa infatti continuava a uccideva le persone, le città, l’ambiente. A quel punto, imponenti biciclettate pubbliche in tutte le città olandesi e proteste anche nei centri minori a sostegno della bicicletta crearono una consapevolezza che alla fine modificò il modo di pensare i trasporti. A metà degli anni ‘70 si cominciarono sperimentare percorsi ciclabili a Tilburg e a L’Aja. In una visione retrospettiva, essi rappresentano l’inizio della nuova rete ciclabile del Paese. L’uso della bicicletta crebbe in misura esponenziale, a l’Aja sino a + 60% e a Tilbur sino a + 75%. “Costruite e arriveranno” era il motto che si rivelò vero in Olanda.
Oggi il ciclismo in Olanda è una componente primaria ed integrante della politica della mobilità e la piazza, un tempo asfaltata, sulla quale avevano manifestato i ciclisti, oggi è un gran prato verde, diventato il logo della città.

Il mio commento è già insito nell’aver pubblicato questo post. E voi, cosa ne dite?

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LE NUOVE SFIDE PER LO STATO E PER LA NOSTRA AUTONOMIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Febbraio, 2012 @ 9:50 am

Detto altrimenti: anche qui in Trentino dobbiamo occuparci molto dei problemi del Paese, se non altro perché il suo naufragio farebbe naufragare anche noi. Il nostro contributo al Paese? Un nuovo modello di crescita.

Democrazia. Potere, forza  del popolo. Mafalda ci legge  una favola. “C’era un volta un Paese nel quale una coalizione di partiti politici aveva ricevuto l’approvazione da parte della maggioranza relativa dei votanti (non degli aventi diritto al voto). In forza della legge elettorale allora vigente in quel Paese, quella coalizione aveva ottenuto in premio la maggioranza assoluta in senato e comunque il diritto di nominare i parlamentari. Da ciò era derivato che quel loro parlamento non rappresentava quei cittadini né ovviamente la loro maggioranza assoluta. Quella non era democrazia, non era cioè “il potere del popolo, bensì era “il potere dei partiti”, anzi, del partito di maggioranza assoluta al’interno della coalizione che aveva ottenuto la maggioranza relativa dei votanti e la maggioranza assoluta in Senato. Insomma, era un po’ come il gioco delle scatole cinesi o delle SpA che possiedono il 51% di una Spa che possiede il 51% di un’altra SpA e così via, fino a quando con un 5% di azioni dell’ultima SpA ne detieni di fatto il potere assoluto. Quel partito non caso era arrivato a tanto: infatti poteva contare su disponibilità finanziarie assai rilevanti, grazie a fidi bancari assistiti dalle fidejussioni firmate dal suo fondatore, un uomo molto ricco. Restava poi da verificare se nel momento della probabile attivazione delle fidejussioni da parte delle banche a fronte dei debiti contratti da quel partito, fosse rispettata la legge sul finanziamento ai partiti, ma questa è un’altra storia. Gli antichi Romani dicevano: “Quid faciant leges, ubi sola pecunia regnat?” Cosa mai potrà fare la legge in un Paese ove regni il solo denaro? Con un sistema del genere, in quel Paese lontano lontano da noi, tanti, tanti anni fa, si erano rotte due catene: quella che dovrebbe sempre unire i rappersentanti ai rappresentati e quella che dovrebbe sempre unire il potere alla responsabilità“.

Fine della favola.

E oggi, in Italia,  esiste la democrazia? Mah …. sotto il profilo sostanziale (sostanziale, per carità … non formale!) si potrebbe forse avere qualche dubbio, in quanto il parlamento continua – come e più di prima – a non essere eletto dal popolo e a non fare le leggi ma ad approvare le proposte del governo. Inoltre Monti si incontra e discute innanzi tutto con i capi dei partiti politici per raccogliere sostanzialmente il consenso che poi gli sarà formalmente dato da un parlamento che continua ad essere mero strumento. D’altra parte occorreva un “Commissario Straordinario” per trarre il Paese fuori dalla emergenza nella quale era stato condotto da altri. Del resto, già nell’antica Roma vi era la figura del “dictator”  plenipotenziario nominato, in caso di particolari stati di pericolo, per un periodo massimo di sei mesi.

Governo Monti
– 1 – nato nel vuoto della politica di chi, nonostante la maggioranza di cui disponeva in parlamento, non aveva previsto il prevedibile; non aveva attivato le riforme strutturali necessarie; non aveva investito su un nuovo modello di crescita;
– 2 – governo di tecnici contrapposto al precedente governo “politico”, politico in quanto espressione di un parlamento eletto dai cittadini? No, anche il precedente parlamento non era eletto dai cittadini. Governo di tecnici quindi perché i suoi componenti sono tali;
 3 — Monti ha il potere che gli deriva dal non aspirare ad essere “rieletto”. Ed allora, visto che sta funzionando, in sede di modifica della legge elettorale diamo lo stesso potere anche ai futuri governanti, limitando la loro rieleggibilità a due mandati (come già avviene per i sindaci delle città) o anche limitandone l’eleggibilità ad un solo mandato;
 4 – – ora mi sento di nuovo “governato”, e per questo dico: grazie Presidente Napolitano, grazie Presidente Monti! Anche se Monti è forse un po’ troppo progressivo e prudente con i forti e un po’ troppo immediato e deciso con i deboli.

Cosa mi piacerebbe sentire programmare? Ecco alcuni auspicati interventi

1) Considerare che la pur dovuta riduzione di uno stipendio di oltre €600.000 (il doppio dello stipendio di Barak Obama!) ad €350.000 annui non pesa su chi lo riceve né per lui è significativa quanto invece pesa ed è significativa la riduzione di uno stipendio annuo da 17.000 a 16.000 euro; detto altrimenti: occorre valutare il peso specifico e l’incidenza marginale di ogni singolo intervento, soprattutto considerando che in Italia le retribuzioni dei “non super burocrati e non super manager” sono la metà di quelle tedesche. Quindi …
2) … quanto meno, attivare una immediata, effettiva, generale, significativa riduzione delle super retribuzioni, dei super benefit e delle super pensioni e abolire i cumuli di stipendi e pensioni ad ogni livello ed in ogni campo, pubblico (manager e burocrati), privato, politico: il Paese non se li può più permettere!

Bjorn Larsson, professore universitario, velista, scrittore, filologo, conferenziere alla Biblioteca di Trento il 23 febbraio 2012

3) Non escludere da questa riduzione i supermanager delle società quotate in borsa: non corriamo il pericolo che “se ne vadano” (e dove andrebbero, del resto?): Anche in Svezia del resto … se leggete l’ultimo libro di Bjorn Larsson, “I poeti morti non scrivono gialli”, edito nell’agosto 2011 da Iperborea, a pagina 22 troverete che i super pagati manager (svedesi, per carità!) non possono difendersi affermando che “così vuole il mercato” … il mercato? Si domanda l’Autore, altro non è che un numero limitato di ricchi finanzieri che si coprono le spalle a vicenda … (Larsson si sfoga nel suo romanzo. Io nel mio blog);
4) un piano “vero e completo” di liberalizzazioni preceduto dalla elencazione formale di tutte le caste;
5) un piano “vero e completo” delle privatizzazioni, ad iniziare dai servizi pubblici locali;
6) varare un piano straordinario di finanziamento delle masse di lavoratori dalla cassa integrazione e dalla disoccupazione verso nuove forme di occupazione (corsi di riqualificazione professionale, lancio di nuove iniziative, etc.);
7) una riscalettatura delle priorità, rimandando a tempi migliori non solo Olimpiadi e Ponte sullo Stretto, ma anche il TAV, i 90 cacciabombardieri F35 da (190 milioni di euro ciascuno!), etc. a vantaggio della creazione di posti letto nei Pronto Soccorso; di investimenti nell’edilizia carceraria; della difesa del territorio da terremoti, alluvioni e nevicate; della manutenzione delle reti della mobilità esistenti; etc…

Mini centrale idroelettrica

8)  Un forte piano energetico basato sull’attivazione e l’utilizzo di fonti rinnovabili e non inquinanti. Ad esempio, la realizzazione di 15.000 nuove piccole centrali idroelettriche (in Italia si può, e si autofinanziano!), lo sviluppo dell’energia solare, delle biomasse, dell’eolico, la coibentazione degli edifici, etc.;
9) un piano “lavoro per i giovani” basato sul finanziamento dello start up di migliaia di nuove cooperative per la gestione delle migliaia di siti archeologici e naturalistici di cui il nostro paese è ricco;
10) rilanciare e non tagliare gli investimenti sulla cultura. Ho udito un frase: “Tagliare in Italia i fondi per la cultura sarebbe come tagliare in Arabia Saudita i fondi per l’estrazione del petrolio”;
11) riformare la contrattualistica del lavoro non occupandosi principalmente dell’articolo 18 ma anche dell’abolizione del precariato e delle false partite IVA;
12) un forte rilancio degli investimenti sulla scuola e università pubbliche e sulla ricerca;
13) un deciso intervento sulla qualità dei programmi televisivi, considerando che la TV è la principale fonte di formazione, informazione, disinformazione e deformazione del pensiero;
14) una politica più forte non solo contro l’evasione fiscale, ma anche contro l’elusione fiscale;
15) abolire la prassi di concordati fiscali per le grandi evasioni, prassi che – sulla base del principio “meglio pochi e subito” – porta ad accettare di riscuotere 30 milioni di euro in luogo dei 100 dovuti, oppure, e lo scrivo provocatoriamente, estendere questa possibilità a tutti, cioè anche ai contribuenti assolutamente “piccoli” (infatti, la legge non era uguale per tutti?);
16) una nuova legge elettorale, questa volta democratica, la quale inoltre limiti l’eleggibilità dei politici a uno, massimo due mandati;
17) trattare il problema della responsabilità di un potere dello Stato (magistratura) insieme a quello della responsabilità degli altri due poteri dello Stato (esecutivo e legislativo);
18) sanità: ne pariamo in un prossimo post;
19) giustizia: è di ieri 25 febbraio 2012 la prescrizione di un famoso processo. Lasciamo decantare le mezze soddisfazioni e le totali delusioni e poi ne parleremo.

Dice … ma bisogna fare i conti con le risorse finanziarie disponibili, ed allora …  Prospetto Fonti – Impieghi: dove prendo il denaro, e per fare cosa. Infatti forse non è del tutto condivisibile che solo per alcuni interventi si dichiari che i denari recuperati attraverso quello specifico intervento sono destinati ad uno specifico scopo. Forse sarebbe preferibile disporre dell’ elenco completo delle fonti finanziarie (maggiori tasse, risparmi di spesa, cancellazione di

VIP CLASS

mega progetti, lotta all’evasione fiscale, etc,) e l’ elenco completo delle destinazioni del denaro, elencate in ordine di priorità. Dice … intanto iniziamo a ridurre i costi … ridurre i costi? Ad esempio dei voli ministeriali …? Monti li ha ridotti del 90%. Bravissimo Presidente! Sicuramente un Suo ministro non vola da Roma a Milano con un aereo militare “per motivi di sicurezza” per assistere, sempre con la massima sicurezza, ad una partita di calcio! Ma allora … prima …? Quegli abusi sono anch’essi “prescritti”? Se Lei “chiude un buco”, vogliamo chiederci cosa fare a chi quel buco lo aveva fatto?

Economia e produzione. I nostri industriali hanno aumentato di molto i posti di lavoro. All’estero. Infatti molti di loro hanno delocalizzato molti centri di produzione in Paesi ove la manodopera costa molto meno e i diritti civili, spesso, sono un’optional. Ora, ci si dice che occorre rivedere la disciplina dei contratti di lavoro “per invogliare investimenti esteri in Italia”. Esteri o nostri che rientrano? In ogni caso ben vengano, ma a produrre cosa? Visto che dalla Cina importiamo financo i berrettini da sole! Ok, importiamoli, questi berrettini, ma a condizione che la Cina importi le nostre regole democratiche e rispetti i diritti civili. Altrimenti .. una, mille Libia, Egitto, Siria …. aspettiamo forse che altri stati “esplodano” a catena? Quando toccherà, ad esempio, alla Cina? Alla Cina, la quale a sua volta sta già delocalizzando le produzioni dalle sue città del Pacifico verso le zone interne, dove la manodopera costa molto meno … Ma … quando salterà anche quel coperchio? Ricordo l’Iran, ai tempi dello Scià. Io ero a Teheran, per lavoro. L’urbanizzazione di masse di manodopera dal deserto verso le grandi città, attuata per farne manovali edili, portò quelle persone a confrontarsi con l’opulenza degli Hotel delle città e costituì una delle motivazioni che spinsero alla rivolta contro il regime. E quando i lavoratori cinesi delle campagne si renderanno conto i essere sfruttati, cosa succederà? O cosa accadrà quando i lavoratori cinesi delle città vedranno delocalizzare le produzioni verso le campagne? Mi si dirà: sono problemi loro … scusate, mi sono lasciato trascinare dalla globalizzazione delle problematiche …

Parlare di crescita non basta. Forse occorre ripensare al tipo di modello di crescita da adottare. Quello attuale (crescita della produttività attraverso delocalizzazioni e automazioni; crescita dei consumi “comunque”; finanza … te la raccomando quella!) ha fallito. Alcuni esempi per tutti: automobili sempre più grandi, potenti, veloci ….a che pro? Mutui sub prime? Titoli derivati? Mapperlamorddiddio! Altra correzione da fare: pochi sempre più ricchi e un numero sempre crescente di persone sempre più povere? No. Occorre ricostituire – non distruggere – il

Così o ...così?

CETO MEDIO, come il soggetto collettivo che può rilanciare i consumi interni (in modo equilibrato) e rappresentare il traguardo per chi ancora viaggia nella “terza classe” non ferroviaria bensì sociale. Ben venga quindi, fra le altre iniziative, quella in corso, da parte della nostra Provincia Autonoma, per una edilizia agevolata per il CETO MEDIO, ceto sociale non abbastanza ricco per acquistare casa e troppo ricco per averne una in locazione nell’ambito dei piani dell’edilizia popolare.

COS’ALTRO FARE, IN TRENTINO? Soprattutto di fronte ad una contrazione delle risorse finanziarie, occorre rivedere le priorità e decidere sul modello di crescita da adottare. Una prima ipotesi: potremmo domandarci se sia più urgente proseguire nella pur lodevole azione di infrastrutturazione stradale del territorio (gallerie, bretelle, rotonde, etc.) o invece non sia più urgente investire quelle risorse nell’avvio di nuove iniziative produttive per creare posti di lavoro a fronte dei tanti licenziamenti in corso o annunciati? (Anche perché per sopperire all’eventuale rallentamento negli investimenti della rete della mobilità provinciale di cui sopra, si può comunque investire in sistemi di tele gestione e telecontrollo della mobilità. Detto altrimenti: meno hardware e più software). Una seconda ipotesi: diminuiscono i turisti invernali, nevica di meno? Ed allora perchè non puntare su un sistema integrato, gestito, sorvegliato e assistito di piste ciclabili “di pianura” e “di montagna”, a pagamento per i non residenti? Una terza ipotesi: per i turisti, perché non attivare la “rete dei masi” come già fatto in Sud Tirolo? Sono solo esempi banali, assolutamente parziali, operativi, me ne rendo conto, ma iniziamo a ragionare a tutto campo, e non solo per “sviluppare quello che già stiamo facendo”. Creatività, occorre …, creatività!

Insomma, per noi in Trentino, la crescita deve essere la prosecuzione del modello attuale o di un altro tipo? L’ADOZIONE DI UN NUOVO E PIÙ ATTUALE MODELLO DI CRESCITA  POTREBBE ESSERE, DI FRONTE ALL’INTERO PAESE, LA MIGLIORE DIMOSTRAZIONE DEL VALORE E DEL SIGNIFICATO DELLA NOSTRA AUTONOMIA. Voi, cosa ne pensate? Non siete d’accordo con le mie ipotesi? Non vi preoccupate … io stesso voterò contro di esse, ove, a seguito di un approfondimento, esse risultassero errate o inattuabili. Ma almeno, discutiamo su queste come pure su altre vostre idee …confrontiamoci!

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BJORN LARSSON – Scrittore navigatore o navigatore scrittore? (comunque, navigatore a vela!)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Febbraio, 2012 @ 7:00 am

Detto altrimenti: “recensione di un uomo”, non di un libro che peraltro mi accingo a leggere

Bjorn Larsson e Paolo Malvinni

Biblioteca di Trento, 23 febbraio 2012 – Bjorn Larssson presenta il suo ultimo libro, “I poeti morti non scrivono gialli”. Gli organizzatori (Paolo Malvinni, senza fare nomi), conoscendomi velista, avevano insistito perché io fossi presente. A loro avviso avrei potuto animare il dibattito. Credevo di trovarmi di fronte soprattutto un velista. Invece ho “scoperto” che Larsson è soprattutto scrittore. Ed io – lo confesso – non lo conoscevo in nessuna delle sue due “interpretazioni della vita”! Nessuno è perfetto, ed io men che mai …
La Sala degli Affreschi è piena di gente . Seduto al mio fianco, l’Ammiraglio Sauro (!).  Bjorn, prima dell’inizio della manifestazione, firma pazientemente dediche sulle copie dei suoi libri. Lo avvicino, mi presento, gli consegno copia delle domande che avrei voluto fare ad un velista … Sorride, mi risponderà, assicura. Certo che se avrà la compiacenza di rispondere a quelle domande, sarà comunque un’intervista ad un velista molto più che ad uno scrittore. Vedremo.
La sua è una lectio magistralis di filosofia di vita. Qui di seguito utilizzo un virgolettato con riserva, perhè non avevo il registratore …

Biblioteca di Trento. Sala degli Afferschi. Piena.

“Il giro del mondo a vela? Per poi ritrovarsi al punto di partenza cioè a casa propria? No, non vale la pena. Noi svedesi non siamo così attaccati a mamma, suocera, alla casa d’origine … siamo più liberi di viaggiare …Forse perché la nostra cucina è molto migliore della vostra … (afferma uno dal pubblico) …. Certo, lo ammetto.
Ho cominciato a veleggiare con una barchetta di sette metri. Poi la mia compagna ne ha voluta una nella qual si potesse stare “a piedi” (cioè in piedi, n.d.r.). Ma casa e barca costavano troppo, ed allora … barca! Che sia anche casa. Senza debiti, con qualche soldo “alla banca”. E via nei mari del Nord. Non nel Mediterraneo, perché mi hanno detto che il più delle volte devi prenotare l’ormeggio nei porti… ohibò! Non sia mai! Dove la a finire la libertà? Sei anni i barca. Se ti stanchi del panorama che vedi dai tuoi oblò, basta cambiare l’ormeggio anche senza cambiare porto, ed ecco un panorama diverso! Poi è nata mia figlia, ed allora per un anno a terra, in una casetta a 100 metri dal mare.
Ero affascinato dall’acqua, non spaventato, benché mio padre fosse morto annegato in un lago. dapprima ho fatto il sub, volevo emulare Custeau, ma poi ho riflettuto: trasportare tutto quel peso per poi vivere in acqua mezz’ora! Non ne valeva la pena. Ed ecco la vela. La barca a vela … arrivi in un’isoletta sperduta, poche case .. tu sei comunque accolto bene, tutti ti aiutano, ti accolgono … perché è implicito che tu, dopo poco, sarai ripartito! Se invece tu arrivassi con un camper non sarebbe la stessa cosa.

Bjorn con una sua ammiratrice, Paola Calza della Fraglia Vela Riva, Riva del Garda

I miei libri sono romanzi, non biografie travestite. La realtà deve essere vera. Il romanzo può contenere elementi di fantasia, ma a mio giudizio deve sempre raccontare una storia “possibile”. Infatti, con i miei libri, ho cercato di trasmettere la voglia di tentare anche un’altra vita, una vita diversa e comunque possibile, o più semplicemente, ho cercato di descrivere mondi “possibili”. Questa “evasione possibile” da una realtà verso un’altra realtà per me è “libertà”. Non si nasce liberi. Lo si diventa, attraverso una conquista continua e precaria di tutta la vita. Per questo affermo che dopo aver letto un mio libro, il lettore dovrebbe avere un problema in più, dovrebbe porsi la domanda se debba o meno ricercare un’altra vita. Libertà … quando nessuno ti aspetta dietro l’orizzonte e nessuno rimpiange che tu sia partito. Libri, impiego da uno a tre anni per ogni romanzo, Scrivo la mattina, a matita, poi cancello, correggo, riscrivo. nel pomeriggio leggo altri libri e correggo ciò che ho scrutto. I miei personaggi prendono vita, sono autonomi, man mano che il mio lavoro procede, sono loro stessi che decidono come “andrà a finire”, che mi suggeriscono il prosieguo della storia. La fine di u libro? prima o poi arriva, ma non è mai la fine dei miei libri. Il libri “finito”? Non è più mio. E’ di chi lo legge”.

Che libro è, il suo ultimo che ci presente? Un giallo. Uccidono un poeta. Non certo la poesia. Un ispettore che si picca di essere un po’ poeta.

Cosa pensa del naufragio della Concordia? Che abbiamo un po’ tutti la memoria corta:  negli ultimi anni a casa loro ci sono stati due naufragi con 700 morti … ma “gli Italiani hanno la particolarità di essere i primi critici di se stessi, a differenza dei Francesi”.

Larsson, scrittore di primissimo livello in Svezia et ultra, amico dei massimi poeti del suo paese …. quello che mi ha colpito della sua esposizione, è il modo geniale con il quale riesce a trasfondere elementi di verismo nei suoi romanzi, attingendo, ad esempio, a poesie vere di poeti veri. Il tutto come se – inoltre – a scrivere la storia fossero i suoi personaggi e non lui stesso.
Questo fatto lo avevo già colto, per certi aspetti – simili se pur non uguali – in un altro scrittore, Alberto Cavanna, nel suo Bacicio du Tin, così verosimile che pare vero (o invece è proprio vero?). I traghetti che portano i turisti da La Spezia a Porto Venere si chiamano “Lanpo” perché si rifanno allo sciabecco del pirata Bacicio o è Cavanna che ha preso il nome dei traghetti è lo ha dato sciabecco del suo pirata, in questo caso,  inventato? Ad ogno modo, ove il lavoro di Cavanna fosse di pura fantasia, esso è assolutamente verosimile e possibile. Ecco il parallelo con Larsson.

Ecco, dopo qualche giono, ho letto il libro e l’ho inserito come commento in un post di Mirna. Ripeto qui quelle mie note:

I poeti morti non scrivono gialli (IPERBOREA ed.)

 Larsson è un uomo che “vive la vita”, che ha deciso come viverla. Persona di grande cultura e comunicativa, è anche velista, docente universitario di letteratura francese all’Università di Lund e filologo. E’ anche scrittore, anzi, è “molto” “scrittore. Io confesso: non lo conoscevo! E dopo averlo ascoltato alla biblioteca di Trento il 23 febbraio scorso ho acquistato e “divorato” questo suo ultimo libro, da leggersi “con una matita in mano”. Ora acquisterò la sua opera omnia. Quanto al thriller, l’ho apprezzato al pari di quelli del mio giallista preferito, Eric Ambler. Che dire … sì, è anche un giallo, con un “romanzo nel romanzo”, ma è anche un libro “di poesia” (mi sa che un po’ poeta è anche Bjiorn); anche libro di civiltà della finanza (ce ne accorgiamo subito, alle pagine 22 e 23); anche libro di civiltà tout court, quando (pag. 31) fa affermare dal racconto (e cioè lui stesso afferma, n.d.r.) che “nessuna rivoluzione violenta aveva mai portato ad una società più democratica e solidale”.

E quando lui …. e quando … ricordate come commentavamo i film appena visti, da ragazzi?

E quando …cita Gomorra del nostro Saviano (pag. 130) …

E la sua interpretazione dell’ ”essere umano bancario erectus” (pag. 132) che classifica le persone solo sulla base del loro rapporto razionale con il denaro, mentre invece le Persone con la P maiuscola sono ben altro …

E quando a pagina 163, per giustificare la venalità di un tizio, gli fa “pensare” perché egli dovrebbe mai avere scrupoli di arricchirsi quando Berlusconi poteva permettersi un boeing 727 personale?

Non mancano sottolineature alla giustizia sociale (pag. 164): perché “competitività” significa stipendi sempre più alti al top e sempre più bassi alla base”?

E quando … (pag. 168), circa la poesia, fa pensare ad un suo personaggio (cioè a se stesso, n.d.r.) che la poesia è una dose giornaliera di bellezza e verità che agisce da salvagente in un mondo falso e brutto come per il peccato?

E quando … (pagg. 171-172) afferma che “il problema di fondo di una civiltà è la mancanza di senso etico dei cittadini, la loro carenza di solidarietà e fratellanza e non il cattivo funzionamento di leggi e delle forze dell’ordine, … che si limitano a raccogliere l’immondezza che qualcuno sparge in giro”…

…o quando (pag. 175) fa dire ad un personaggio che “è ora che i ricchi capiscano che non possono continuare impunemente ad accumulare denaro a spese del prossimo”.

Segue, a pagina 176, un elenco di “ricchi ingiustamente ricchi” che andrò a verificare su internet per vedere se sono veri o immaginari.

A pagina 178 poi .. “il comunismo sarà anche morto, ma la rabbia per le ingiustizie non muore mai…”

Pagina 186: un bravo bugiardo deve avere una memoria di ferro per ricordare cosa ha detto …

A pagina 191, poi, cita le violenze della polizia al G8 di Genova!

Pagina 197: di fronte alla poesia, è più difficile essere ateo che credente

Genova? A pagina 250 un tizio si mangia un bel piatto di pasta al pesto!

Pagina 256: nessuno scrive perché ha avuto una vita interessante o ricca … ma solo perché sa scrivere ..

Pagina 260: …”era profondamente indignato dell’enorme divario tra reddito da lavoro e da capitale …”

Pag. 266:  il procuratore (PM) è una donna, Lisa … Larsson (una sua parente?)

Pag 304. morale e legalità unite o disgiunte? Secondo il filosofo del diritto austriaco Hans Kelsen, disgiunte (n.d.r.); secondo Larsson …? 

 Ok, ma è un giallo sì o no, direte voi? Si è anche un giallo. Da leggere. D’altra parte chi scrive un post su di un libro, volete mai che ve ne presenti uno da non leggere? Questo qui, tuttavia è diverso: ne acquistate uno e ne leggete più d’uno, di libri, in una sola volta!

 

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LE QUATTRO STAGIONI (DEL TRENTINO)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Febbraio, 2012 @ 7:33 am

Detto altrimenti: musica? Poesia? o entrambe … reduce da un concerto, mi è venuta un’idea: ho radunato quattro mie poesie … ed ecco che Vi presento le mie “Quattro stagioni” (del Trentino)

Via Grazioli, d'un tempo ...

Primavera a Trento:
“Novecento in Via Grazioli”

Cuscini di alberi in fiore
circondano vecchi disegni
edere di stucchi
che la terra germoglia
a cingere antiche mura
e scale sbrecciate
a passeggio in giardini di ghiaia.
Nobili dame
ingioiellate di ferro battuto
imposte di legno
guardano salire la via
che hanno solcato
nei prati del tempo
difese ed amate
da chi vuole che vivano
serene
il futuro dei loro ricordi.

Estate in Val di Non:
“Anaunia”

T’adorna corona di monti
tu stessa diadema regale
a smeraldi lacustri
di verde.
Ti apri allo sguardo
che insegue
i gonfi altipiani
ondeggianti
qual giovane petto al respiro
plasmati da un vento
che scala le cime
e si perde.
La mente che t’ama
curiosa
più attenta ti scruta e profonda
ov’acque percorron segrete
le nobili rughe
che segnan l’altero tuo viso
di antico lignaggio
e indagan
leggendo il passato
tuo storico viaggio.
Tu, ramnus, romano,
tu uomo del fiume,
pagano,
or’altro è il Dio che onori
ma l’acqua è la stessa che bevi
del cervo
sacrifica preda
di Principi Vescovi e di Senatori.
Risuonan le selve
di ferri e armature
latine
che scuotono i passi
per le aspre montane
tratture.
E senti vibrare le note
di orda cruenta
le grida di donna
che arman lo sposo
a difender le messi
il figlio che piange
furor di Tirolo
equestre rimbombo
sul suolo operoso
che viene a predare

Castel Cles

ma inerme
di fronte ai castelli
s’infrange.
Munifica rocca di luce
saluto lo spazio
che scende
dal Tempio maestoso del Brenta
e dopo che t’ha generato
dall’alto di crine boscoso
cascata di pietra
a Sponda Atesina conduce.

Autunno in Brenta:
“Dolomiti la prima volta” (Verso il Crozzon di Brenta)

Uno "spigolo" di mille metri di quarto grado!

Si sale pian piano
con una seicento che sbuffa
fra nuvole stanche
sedute nei prati rossi di umori
e di foglie.
E sotto il maglione d’autunno
compare
dapprima ogni tanto
e quindi ogni poco
il bianco sparato di neve.
D’un tratto si apre
nel sole
una torre dorata
adagiata su coltri
di freddo vapore d’argento.
Il ricordo di Lei
profuma nei sogni nascosti
di un solitario turista
un po’ fuori stagione
che ha spalancato per caso
la porta di un camerino
e s’innamora alla vista
della Prima Donna
intenta a rifarsi il trucco
per lo spettacolo d’inverno.

L'Orsa, rocce scure, non coperte dalla neve, nella foto a destra degli alberi ("Fin che ghe l'Orsa su la Vigolana no te cavar la maglia de lana")

Inverno a Trento:
“L’orsa della Vigolana”

Pascoli bianchi
nutrono
fauci protese su fiocchi di neve
ferma a riposare al sole
prima di scavarsi la strada
verso le vene preziose del monte.
E vigile
tu
monti di sentinella
all’inverno che circonda di freddo
la bella città accovacciata ai tuoi piedi.
E quando di nuovo
il sentiero
ritorna a calcare il passo dell’uomo
ormai sgombro di neve
tu
schiva
scompari alla vista
e ti nascondi nel folto di pensieri
che invano
alzato lo sguardo
ti cercano attenti.

il futuro dei loro ricordi.

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