‘STA MATTINA IN BICI!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Ottobre, 2016 @ 7:28 pm

Detto altrimenti: bici a pedalata assistita o no?   (post 2476)

Oltre alle due biciclette un po’ alla buona, da città, quelle che spero che io me la cavo (che non me le rubino tanto sono poco appetibili), io di bici ne ho tre: da strada (corsa); mtb “normale”; mtb a pedalata assistita. Il 3 febbraio prossimo finirò di compiere il mio 73° anno d’età. Qualche dato della mia stagione corrente: ad oggi 3502 km percorsi, il 77 % senza assistenza elettrica. Già, perché l’aiuto elettrico lo richiedo quando devo fare una salitaccia, siccome che il mio dottore mi ha invitato a non fare un regalo all’INPS, essendo io un V.I.P. – Vecchietto In Pensione. L’ultima salita “seria” senza aiuto elettrico l’ho fatta del 2011: il Bondone “via” Garniga Terme, quasi 1500 metri di dislivello in 22 km. Ma oggi? Oggi cosa ho fatto? Anzi, cosa abbiamo fatto? Io e un altro V.I.P., Giovanni, 150 anni in due?

Siamo partiti da Trento alle 09,00. Che freddo, raga! In città 9 gradi, la minima della mattina in cima alla prima salita (Vigolo Vattaro) 5 gradi! Sopra lo zero, ovviamente ma però (lo so che “ma però” non si dice, ma però io mi diverto a scriverlo!) … ma però provare per credere. Il fatto è che ancora crediamo nel caldo del primo autunno e invece improvvisamente siamo ormai nei suoi primi freddi e ci vestiamo troppo poco.

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Giovanni in … un posto al sole!

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Discesona al Lago di Caldonazzo – inutile ricerca di un cappuccino (primo giorno di chiusura dei bar) – per strade poderali arriviamo al Bar ai piedi della salitella che porta a Levico. Sosta con cappuccino e brioche. Indi Levico, strada vecchia Levico, arriviamo in località Masetti.

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Il Castello di Pergine è lì … troppo bello: saliamo. 1,5 km al 15%. Foto. Si scende: Pergine. Si sale: Lago di Canzolino. Si scende fino al bivio per Cavalese. Si scende: bivio per Civezzano. Si sale fino ai forti del Maso Cantanghel. Si scende fino a Trento. Tortale 52 km in 3,20 ore. Consumo elettrico: 70%. Modalità di utilizzo: livello “eco” (il minimo” tranne che sulle rampe al Castello citato e ai Forti di Civezzano (livello 2, “tour”). Energia consumata: il 70% del totale. Disponibilità residua in pianura a livello “eco”; 70 km. Non male. Infatti ho consumato poco, pari alla metà di quanto la batteria mi concede in totale  (circa 150 km) per pedalate in pianura con aiuto azl Livemmo più basso (“eco”)..

Dice … ma perché la bici elettrica”? Perché senza non sarei mai salito al castello, tanto per dire una. E poi, che vi credete … si pedala anche con queste bici! E come! Tanto per cominciare pesano 25 kg! (una da corsa da 8 a 11, la mtb normale, 14).Certo poi che certi giovani “poco educati”, roba sui 20 – 30 anni, senza alcun aiuto elettrico ci superavano sulle salite! Ma si può? Evvabbè … io intanto alla mia tenera età ci sono arrivato e ai miei tempi volavo anch’io in salita, e senza mtb, bensì con la bici da corsa rapporti al pedale 52-39 e alla ruota 28.

wp_20161004_007Note generali: freddino, visibilità ottima, scenari da favola ovvero “trentini”! In particolare, dal castello di Pergine, sullo sfondo, all’orizzonte ho visto il Brenta: la Cima Tosa, la Brenta Alta, gli Sfulmini, il Campanile Alto, la Torre dei Brenta: tutte cime da me scalate “qualche” anno fa! Se allora me l’avessero detto ….

E poi, bici elettrica anche perché. arrivato a casa, dopo 110 gr. di spaghetti al ragù, mi è rimasta la voglia e l’energia di scrivere il post precedente e questo. Vi pare poco?

Good Bike Everybody!

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DEMO-OLIGO-ARCHIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Ottobre, 2016 @ 4:32 pm

Detto altrimenti: Demoligarchia (ex libris)           (post 2475)

Almeno questo è mio: il termine demoligarchia. Comunque qualcosa avevo intuito, quando scrivevo in alcuni post fa che l’allontanarsi dalla politica da parte di molti trasforma la democrazia in un governo di pochi, in una oligarchia, tanto per capirsi: di quei pochi che invece non aspettano altro (che gli altri se ne allontanino tanto ghe pensi mi!).

Ma una cosa è una sorta di mini-intuizione, altra è trovare riscontro ad essa in menti ben più quotate di quella di un semplice blogger qual sono.

img_4122Di Luciano Canfora, fra l’altro avevo già letto “La democrazia-Storia di un’ideologia” (Laterza). Nella quarta di copertina: “Nel mondo ricco ha vinto la libertà. Con le immani conseguenze che questo comporta. La democrazia è rinviata ad altre epoche”.

Ed ora, finito di leggere di Gustavo Zagrebelsky “Simboli al potere – Politica, fiducia, speranza” (Laterza), sono stato letteralmente catturato (anche) da un altro libro: “Canfora- Zagrebelsky – La maschera democratica dell’oligarchia” un dialogo a cura di Geminello Preterossi (Laterza). E veniamo a quest’ultimo, che costa solo €9,5, assai ben spesi! (Chi ha detto “se ho qualche soldo compero libri. Se me ne avanza, cibo”?).

Ragazzi, questo è un post in un blog. Il mio editore mi tira le orecchie: devi essere breve, breve! Maccomesifa? Come si fa ad essere brevi di fronte a questi testi? Intanto vi dico: comperateli e leggeteli: ne trarrete un enorme vantaggio. Ma vengo all’ultimo libro citato.

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img_4123Democrazia fra la gente, democrazia nella politica. Oggi la stragrande maggioranza dei popoli occidentali inneggia alla democrazia. Ci mancherebbe altro! Chi se la sentirebbe di andare contro corrente? Formalmente, però. Di fatto … di fatto esistono varie oligarchie, centri di potere più o meno occulto, leggi speciali, eccezioni di legge, bilanci e gestioni separate, privilegi immorali legittimati da leggi amorali, e chi più ne ha più ne metta. Ed ecco le oligarchie (isole di privilegi e di potere). Cito dal testo “la democrazia è il regime dell’uguaglianza, dell’isonomia, della legge uguale per tutti. L’oligarchia né il regime del privilegio”. Orbene, le oligarchie (quelle di oggi, tali di fatto), ovviamente non si possono mica autodefinire tali! Ci mancherebbe altro! Al massimo si autodefiniscono “aristocrazie” nel senso “noi voliamo alto perché siamo i migliori ed operiamo al meglio per il bene di tutti”. Resta poi da capire chi sono quei tutti. Oligarche, oligarchi. Costoro mica possono distruggere gli apparati democratici! Già, perché formalmente si proclamano democratici (per distinguerli dai democratici veri permettetemi d’ora innanzi di definirli “mocratici”. Grazie). E costoro, allora, i mocratici, che fanno delle istituzioni politiche? Semplice: di fatto le svuotano, non le fanno funzionare o al massimo le attivano su materie marginali non significative. Tutto ciò si impone loro per non perdere il consenso da parte della gente (distratta). Anche nella politica, soprattutto nella politica.

Ed allora ecco le due politiche: quella vera, spesso. sotterranea e quella “sulla scena” delle istituzioni che spesso è solo una messinscena per distogliere il pubblico dalla realtà del potere che sta nel nucleo più profondo del segreto (Elias Canetti). Il potere. In passato era, insieme al denaro, lo strumento per conquistare terre, rovesciare rapporti di classe, civilizzare il popolo proprio o altrui. Oggi potere e denaro sono fine a se stessi: più ne ho più ne voglio. The rest are details direbbe tale Einstein. Da qui e qui, il declino della politica.

Declino della politica  anche perché gli Autori fanno una amara constatazione, e cioè che le speranze del 1848 di porre fine alle oligarchie sono state tradite dalla storia (e qui citano il fallimento della rivoluzione d’Ottobre che ha sostituito oligarchia a oligarchia e il socialismo cinese, divenuto il più esasperato capitalismo). “Questo comporta una infinita serie di scelte etiche da parte dei singoli ( e fino a qui …. n.d.r.) ma,  a livello di soggetti collettivi, il proporsi solo il realmente possibile anziché arroccarsi nell’idoleggiamento di propri ideali metastorici. Nella pratica ciò comporta infinite gradazioni di compromessi, fino alla paralisi completa nella quale si trovano i sistemi politici attualmente funzionanti in Occidente”.

Mi fermo qui. Quel tanto che – mi auguro – vi possa indurre a leggere questa “maschera democratica dell’oligarchia”. Dai, 135 paginette quasi tascabili … dai che poi ne riparliamo insieme.

Good Book Everybody!

(Nel prossimo post: Good Bike Everybody!)

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POLITICA, RELIGIONE, FEDE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Ottobre, 2016 @ 6:58 am

Detto altrimenti: tre “cose” diverse     (post 2474)

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Questo mio post è stato “provocato” dalla politica di chi ci si aspetta si occupi solo di religione e di fede. In particolare dalla politica di Papa Francesco. Dico subito che a mio sommesso avviso – e secondo tanti altri avvisi assai meno sommessi del mio – Papa Francesco sta facendo un’ (ottima) politica a livello mondiale. Una politica, anzi, la sola Politica “strategica” ovvero letteralmente “indispensabile e insostituibile”: quella della pace e della fratellanza fra le persone, i popoli, le nazioni, gli stati.

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Il suo non è un intervento “religioso” né di “fede”. Egli parla al mondo a prescindere. Lo dimostra l’accoglienza che gli riservano le altre religioni e le altre fedi.

downloadDice … vabbè, abbiamo capito che la politica è cosa diversa da religione e fede. Ma quale è la differenza fra religione e fede?. Scialla raga, calma ragazzi! Io non sono un teologo né un filosofo! Mi limito solo a riportare una definizione (altrui) di religione, almeno della mia religione, da parte di una Persona alla quale avevo appena (superficialmente ed erroneamente) affermato che la religione è morale. Costui mi ha corretto. Vedi Riccardo, la religione, la nostra religione “ha” una morale, ma “è” altra cosa; essa è creazione e resurrezione. The rest are details, diceva tale Einstein dopo avere affermato “I want to know god’s thoughs”, voglio conoscere i pensieri di Dio.

Dice .. si, vabbè … ma la Fede? Bè raga, I give in, mi arrendo: se volete scrivetemi che vi presento “quella” Persona. Credo  che vi spiegherà come la Fede sia una continua ricerca. Io mi fermo qui.

 

 

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ORBAN: UN “VIKTOR” CHE HA PERSO!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Ottobre, 2016 @ 6:26 am

Detto altrimenti: diamo una lettura onesta al referendum ungherese   (post 2473)

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Ungheria, paese “mocratico”, ovvero “quasi democratico”. Di fatto, per carità, non certo di diritto. Infatti, solo l’esistenza del “quorum” referendario ha salvato la democrazia ed ha impedito che prevalesse la maggioranza di una minoranza. Mi riferisco ovviamente al recente referendum “contro” i 1.800 migranti che l’UE vuole assegnare ad una popolazione di 10.000.000 di Ungheresi.

Sul merito del voto io sono un europeista convinto, nel senso che l’Europa si accetta tutta o si rifiuta tutta: non si può volere la libera circolazione delle merci e dei capitali e negare quella delle persone.

Ma veniamo al metodo referendario. “Quorum” si o no? Questo è il dilemma. Ha votato il 43,23% degli aventi diritto. Per la legge ungherese il referendum è valido se vota almeno il 50% degli elettori. Se non ci fosse stato il “quorum”, il 98% di quel 43,23% che ha votato “contro” gli immigrati (rectius, contro l’UE), ovvero il 42,37% sarebbe prevalso sul 57,63% della popolazione. Se ne deduce che l’allontanamento dalla politica tende a trasformare la democrazia (governo del popolo) in una oligarchia (governo di pochi). Quindi, “quorum” no. Paradossalmente però qui interviene un ragionamento sofista, quello cioè che dimostra una tesi ed anche il suo contrario. Infatti si dice: se vuoi che il tuo pensiero abbia valore, vai a votare. Se non vai,  è’ giusto che tu sia governato da chi si impegna in politica. Quindi, “quorum” si.

Perché poco sopra ho scritto che si trattava di un voto contro l’UE? Perché il numero di immigrati assegnato dall’UE all’Ungheria è così basso rispetto al totale della popolazione, che il referendum risulta essere senza alcuna ombra di dubbio solo una manovra politica, mirata a rafforzare il carisma, la credibilità, l’autorevolezza di un premier autoritario. Della serie “accà nisciuno è fesso”.

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Ma quella bandiera … allora proprio non ti va ….

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Orb …an, che strana (tragica) assonanza di questo cognome con un altro “..an” … entrambi assertori di una legge uguale per tutti … tutti coloro che si trovano in una certa situazione e non in un’altra, quel tutti che in realtà è “una parte” del tutto: tutti quelli che la pensano come me non gli altri. Al riguardo mi chiedo: possibile che oggi non si capisca come di fronte alla globalizzazione (della produzione, dei mercati, ma soprattutto dei problemi) non si imponga la “globalizzazione” dell’Europa?

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Quo usque tandem, fino a quando, insomma, potrà reggere un sistema statale chiuso in se stesso di fronte alla globalizzazione altrui? Per non capire ciò bisogna essere orb …i. Appunto. Forse quell’ uno che voleva un forte mandato popolare, che cercava una legittimazione popolare – vedete, il mio popolo lo vuole, che ci posso fare? – cercherà comunque di leggere come vittoria una sconfitta. Ma noi orbi non siamo. Cara Ungheria, attenta! Se esci dall’UE non ti resta che tornare alle tue danze tzigane …

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P.S.: ad essere onesti ora ci starebbe bene un secondo referendum (dichiaratamente) a favore dell’Europa senza se e senza ma. Sarebbe una bella riprova, non vi pare?

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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO: PARITA’ DI GENERE? NON ULTIMI!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Ottobre, 2016 @ 1:25 pm

Detto altrimenti: l’Art. 51 della nostra Costituzione …  (post 2472)

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Giulia Robol

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… impone espressamente che donne e uomini abbiano la uguale possibilità di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Oggi di fatto non è così. Come è noto la violazione delle norme costituzionali non è sanzionata direttamente, bensì una legge contraria ad esse (nella lettera e/o nello spirito) può essere impugnata di fronte alla corte Costituzionale per l’ annullamento. Oggi la regola della parità di genere vige in quasi tutto il Paese. Tranne che in Trentino e in Alto Adige.

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Donatella Conzatti

“NON ULTIMI” quindi, un comitato per l’approvazione – da non ultimi in Italia – del disegno di legge provinciale che deve adempiere a questo dovere costituzionale introducendo la doppia preferenza di genere. La maggior parte dei partiti e dei loro rappresentanti nelle istituzioni si è dichiarata favorevole all’approvazione. Tuttavia da parte di qualche componente minoritaria si avanzano migliaia di emendamenti che – nel peggiore dei casi – potrebbero condurre la maggioranza a “mediare pro bono pacis” (o molto più prosaicamente: per non essere costretti a sedute interminabili – che se le facciano! –  ha dichiarato una partecipante alla riunione, -sono pagati per questo! – ), ovvero a partorire una legge truffa (sic, “truffa”:  preferenza tripla con parità di genere al secondo livello, a favorire le “cordate” maschili) la quale ben che la si volesse interpretare sarebbe una soluzione solo formale ma assolutamente non sostanziale.

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Ecco quindi la conferenza stampa di oggi, una delle tante prese di posizione e di chiarimento. Al tavolo, Donatella Conzatti, Giulia Robol e Laura Strada. In sala molte donne, qualche uomo, molti giornalisti. La spiegazione della “truffa tecnica” che potrebbe essere escogitata a danno del genere femminile è stata data da Margherita Cogo. Donatella Conzatti ha insistito sul riferimento all’art. 51 della nostra Costituzione. Altri interventi hanno sottolineato come il riconoscimento del “diritto ad avere diritti” debba avere la precedenza assoluta su altri provvedimenti.

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download-3Roberto Sani ha posto una domanda, una sola, quella che esaurisce ogni altra richiesta/spiegazione/motivazione: “Perché no?”

Personalmente mi sono permesso di suggerire sin d’ora l’approfondimento delle modalità del ricorso per incostituzionalità in caso di mancata approvazione della legge, e di suggerire sin d’ora ai Consiglieri provinciali di non (azzardarsi a) fare ricorso al voto segreto.

Questa legge: un segnale (anche se tardivo) di alta civiltà.

 

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DINAMICA DEI FLUSSI (DELLA DEMOCRAZIA)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Ottobre, 2016 @ 7:05 am

 

Detto altrimenti: le Circoscrizioni cittadine a Trento        (post 2471)

Anteprima

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Superare le opinioni comuni é come risalire, da soli, il vento …

Lo so, raga, che gli ultimi post parlano principalmente di bicicletta … lo so, macchevvolete … è il suo turno. Dice … ma la vela? L’hai tradita? Be’ … un po’ si, dopo 25 anni di regate nell’Altogarda ho voluto riprendere un vecchio amore anzi due: i pedali! Ma la mia barca, un FUN da regata di 7 metri … (si chiama Whisper) ogni tanto la faccio volare nei flussi del vento! Ecco, i flussi. Per fare vela – e farla bene – bisogna conoscere la dinamica dei flussi: la portanza (forza di adesione), la forza aerodinamica, quella idrodinamica, il parallelogramma delle forze, il tubo di Venturi il rapporto fra velocità del flusso e sua pressione interna, etc.. E parlando di flussi mi sono detto: facciamo qualche ragionamento su un’altra dinamica, quella dei flussi della democrazia.

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Fine dell’anteprima. Ora possiamo cominciare.

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Non così …

Normalmente si dice: la base della popolazione, la politica, l’alta politica, il governo. E invece no. Io voglio sottoporvi un capovolgiamo della piramide. E lasciatemi prendere le mosse dalle SpA, visto che sono state il mio mondo (del lavoro) per 40 anni. In alto ci sta l’Assemblea degli Azionisti. Essa nomina su un gradino inferiore il Consiglio di Amministrazione, il quale a sua volta nomina su un ulteriore gradino inferiore amministratore delegato e direttore generale. Chiarito ciò passiamo al “flusso della democrazia” come lo vedo io: in alto ci stanno gli elettori i quali eleggono i politici i quali esprimono il governo. Non viceversa. Quindi governanti “del popolo” in senso oggettivo, ovvero nominati dal popolo, e non in senso soggettivo, quasi “padroni” del popolo.

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… bensì così: tutto in funzione del Cittadino, “cliente” del Sistema

In questo senso vanno lette le circoscrizioni cittadine della città di Trento. Esse sono il più alto livello della politica, ovvero l’espressione diretta, primaria, genuina dei “polloi”, dei molti, della popolazione. In esse sono rappresentate tutte le forze politiche, ogni forza politica è presente con alcuni membri, ogni membro può avere alcune idee. Ed ecco il problema: fare sintesi. Infatti tutti questi “pluralismi” se rappresentati con la simbologia della matematica, sortirebbero un elevatissimo numero di possibili soluzioni alternative, pari a ad un “n su k fattoriale” ovvero posto che le circoscrizioni sono 12, i partiti 6, i componenti di ciascun partito 8, le idee di ciascun componente 5, (tranne il primo, gli altri numeri li ho scritti a caso), le soluzioni da proporre alla città sarebbero 12 x 6 x 8 x 5 = 2.880!

Ed allora capirete come è vero che il meglio è veramente nemico del bene! Ed allora, come fare? Ecco, proviamo a far semplicemente “bene”. Per il “meglio” ci attrezzeremo dopo.

Fare bene. Prendiamo un paio di temi di portata inter-circoscrizionale, elaboriamoli fino ad un certo stadio (abbastanza avanzato), approviamoli all’interno di una circoscrizione, troviamo una circoscrizione alleata che insieme alla nostra proponga quei due temi al proprio Presidente circoscrizionale, indi facciamo in modo che siano discussi e approvati dalla Assemblea plenaria delle Circoscrizioni. Infine, proponiamo il tutto al Comune.

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Dice … ma perché non limiti la tua azione a problemi mono-circoscrizionali? Mi chiedo: ma esistono, questi temi, in una città così “piccola” come Trento? Piccola, sì, nessuno si offenda, anche perché io uso questo termine in senso positivo e di apprezzamento, ovvero “a misura d’uomo”, “perfettamente vivibile”? Provo a fare qualche esempio: la sicurezza, sicuramente è un problema preminente (ma non esclusivo!) del centro Storico. La pulizia? Di tutta la città. La mobilità? Idem. Etc. Ed allora utilizziamo le Circoscrizioni non solo, non tanto, non soprattutto, non esclusivamente per ciascun problema singolarmente preminente, bensì quali catalizzatrici di interventi a livello della città, la quale poi, rappresentando un “unicum” nel contesto provinciale (oltre un quarto della popolazione totale) può mettere in moto un meccanismo provinciale e quindi regionale.

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imagesUn esempio pratico? Prendiamo la mobilità cittadina, quella alternativa, quella sostenibile. In Trento (Già, anche perché questo blog si chiama “Trentoblog”). Leggete, qualche post fa, il resoconto del Radtag di Bolzano, la giornata delle biciclette. Vedete quale rete di ciclabili urbane abbia quella città. Ed allora … allora applichiamo la metodologia sopra descritta a questo obiettivo: copiare Bolzano. Da qui, si trasforma Trento nella capitale di un Trentino Bikeland (mancano solo i raccordi ciclabili fra la città e le valli Valsugana e dei  Laghi). Gestendo il tutto di concerto con la Provincia Autonoma di Bolzano.

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Da sempre Fiab è l’Associazione “professionista” nel settore della mobilità urbana sostenibile, e da anni sta lavorando sull’argomento!

Dice … ma una parte della politica vuole ridisegnare se non abolire le Circoscrizioni. Amiche lettrici ed amici lettori: io, per il poco che potrà valere la mia posizione, mi batterò contro il tentativo di uccidere sul nascere la fonte della democrazia, ovvero l’espressione popolare diretta. Mi batterò contro il “potere” di pochi che vuole soffocare il “volere” di molti.

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RANZO – MOLVENO – TERLAGO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Settembre, 2016 @ 5:33 am

Detto altrimenti: in bicicletta     (post 2470)

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L’amico Fausto, ottima e paziente guida locale!

Da anni, risalendo in auto verso nord la Valle dei Laghi da Riva del Garda a Trento, notavo lontana, di fronte a me, quella strada: un taglio quasi orizzontale nel fianco della montagna, verso la Paganella. Da anni mi stavo dicendo: vai a vedere che strada è, dove porta … magari ci vai in bicicletta. Da anni …. Tanto è lì, mica scappa quella strada. Sapete come succede: quando una cosa ce l’hai a portata di mano, da un giorno all’altro rimandi e gli anni passano. Ma questa volta no. Grazie all’amico Fausto, collega Fiabbino (FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta). Mi è capitato di parlargliene. Ti ci porto io, Riccardo … dai, andiamo domani (l’invito,  due giorni fa. La pedalata, ieri. N.d.r.).

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Giù in basso, il Maso Limarò. Notate l’ardita pista ciclabile nel fianco della montagna

Da Trento (ore 08,00) in auto fino a Terlago e quindi a  Covelo, Ciago, Lon,  Ranzo. E già qui ne sarebbe valsa la pena. La strada. Scolpita nel fianco della montagna, stretta, a strapiombo. Sei sulla verticale dei tuoi percorsi usuali: il Lago di S. Massenza e soprattutto il Lago Toblino con il suo castello, tanto per citare il più famoso. A Ranzo, sono le 09,00, iniziamo a pedalare in salita, muscoli freddi. Dapprima su asfalto, poi su sterrato: e qui la verticale è sul Maso Limarò: uno spettacolo! Infine nel bosco. La strada diventa sentiero, il fondo ghiaioso e sassoso. Ripidi saliscendi si alternano a tratti pianeggianti. La mia bici è una mountain bike a pedalata assistita (per fortuna!): tuttavia monta pneumatici non scolpiti, quelli “da città” che mi creano qualche problemino. Ma tant’è sono in ballo e devo ballare. Fausto no, non è “assistito elettricamente” ma lui non ne ha bisogno: è’ molto più “forte” di me, più allenato ma non mi fa pesare questa differenza, è un vero signore, discreto e comprensivo con una persona anziana (infatti io ho ben un anno più di lui!). Con una ripida picchiata asfaltata di 800 metri, ci innestiamo sulla strada provinciale che sale da Sarche al Lago di Molveno e ci immettiamo a sinistra sul sentiero che costeggia, sovrastandola, la sponda destra orografica (occidentale) del lago.

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Alt! Grida Fausto: una brisa, un grosso porcino proprio sai bordi del sentiero! Peccato che la cappella risulti mangiata dai vermi. Il gambo è perfetto, ma in ogni caso non avremmo saputo come portarcelo a casa. Comunque una emozione in più.

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Lui c’era, ma non lo abbiamo incontrato!

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Ulteriori saliscendi. Il fondo è un po’ peggiorato. Alle 10,15 dopo 16 km dalla partenza, siamo comodamente seduti in un bar di Molveno. Fetta di strudel e cappuccino, si riparte sulla provinciale, sponda sinistra fino a riprendere il sentiero dell’andata.

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Nachause!

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Arrivato a Ranzo, Fausto mi fa un bellissimo regalo: tu scendi pure in bici, ci vediamo a Terlago. Grazie Fausto. E qui comincia un’altra gita! Lo spettacolo “dalla bici” è molto più ricco e affascinante che quello “dall’auto”. Bivio per Margone, in salita. Che faccio? Vado a vedere. Altre 3+3 km fuori programma. Saprò poi che nel  frattempo Fausto avrà superato il bivio, stupendosi di non riuscire a raggiungermi. Ogni tanto mi fermo per qualche foto, anche se la visibilità delle valli sottostanti non è al massimo stante la calura: a fine settembre l’anticiclone delle Azzorre sta facendo gli straordinari: tornerò con i pneumatici giusti e in una giornata più fredda e quindi limpida per qualche scatto migliore, tenendo presente che siamo in “zona orso”: infatti molti sono gli avvistamenti del plantigrado in questi boschi. Anche recenti. E avvicinandosi l’inverno l’orso si avvicina alle case ed ai percorsi “umani”.

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Arrivo a Terlago, raggiungo Fausto. 45 km in totale. Alle 12,30 a casa a Trento. Grazie Fausto, mi hai fatto scoprire e gustare un altro “pezzo” di questa meravigliosa TTB-Terra Trentina in Bicicletta!

P.S.: se esiste un Paradiso – ed esiste – credo che sia pieno di piste ciclabili!

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Protetto: DEMO-CRAZIA (post in allestimento)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Settembre, 2016 @ 2:38 pm

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RADTAG, BOLZANOINBICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Settembre, 2016 @ 11:48 am

.Detto altrimenti: Bolzano non è lontano ….. (post 2468)

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Grazie, Ing. Cattani, grazie Assessori: per l’aver fatto (a Bolzano) e per il volere fare (anche a Trento!)

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Per un giorno, città chiusa alle auto. Invasa dai ciclisti. Locali e non. Da 22 anni e da anni FIAB Trento cercava di portare al Radtag di  Bolzano il proprio Assessore alla mobilità. Questa volta ci siamo riusciti: la nostra Past President Manuela Demattè ha convinto il nostro Assessore alla Mobilità Italo Gilmozzi, il quale, accompagnato dall’ Ing. Laura Cattani, capo Ufficio Mobilità del Comune (al centro nella foto),  a Bolzano si è incontrato con la sua collega bolzanina Architetto Maria Laura Lorenzini e … si sa … da cosa nasce cosa!

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Trento: il carico delle bici per la trasferta bolzanina

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Partiti in pullman da Trento, a Bolzano siamo stati ricevuti e poi accompagnati dall’ottimo amico Fabio, un vero signore a pedali, ottima guida locale che insieme a Sara, altra amica collega a pedali bolzanina iscritta a Fiab Trento visto che a Bolzano Fiab non è (ancora) presente.

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Ciclisti liberi nelle strade come questi palloncini nel cielo di Bolzano

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Bolzano in bici. Si scopre molto della città. Quanto sia articolata di piste ciclabili che la attraversano come un vitale sistema linfatico, come gli attraversamenti ciclabili siano dipinti di rosso e rispettati dalle auto, come sia possibile attraversarla in ogni direzione velocemente su percorsi continui.

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In bici come non altrimenti si coglie la differenza della planimetria delle due città. Bolzano “rotonda e piana”, Trento “lunga e collinosa”; Bolzano all’incrocio di tre valli, Trento lungo una sola valle. Indubbiamente queste differenze geografiche condizionano e non poco lo sviluppo delle rispettive reti ciclabili, ma vi sono alcuni particolari virtuosi che Trento può e deve copiare dalla vicina. Solo per citarne alcuni:

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    Bolzano, mappa delle ciclabili come se fosse di linee della metropolitana

    la divisione fra piste pedonali e ciclabili;

  • la divisione dei sensi di marcia;
  • la colorazione delle piste soprattutto negli attraversamenti e la loro separazione con minuscole isole spartitraffico soprattutto in prossimità di detti attraversamenti;
  • la continuità dei vari tronchi di piste ciclabili;
  • la migliore educazione stradale di pedoni, ciclisti e automobilisti.

 

 

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L’iscrizione

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Come “funziona” il Radtag? Cinque punti in città: ti “iscrivi” (gratuitamente) indifferentemente in uno di essi. In ognuno degli altri quattro fai timbrare il tuo passaggio. In parallelo poi vi sono altri circuiti, ad esempio quello della “Caccia al tesoro” che ti portano a “scoprire” punti interessanti della città. Ogni serie di timbrature ti assegna un biglietto per partecipare all’estrazione dei premi finali (16 biciclette nuove).

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Il risultato? Sicuramente avvantaggiati da una giornata di sole estivo (!), la città piena di ciclisti e di pedoni: ristoranti e negozi affollatissimi: un indotto economico non indifferente.

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Organizzato dal Comune e Uisp

Molte le manifestazioni lungo i percorsi: soprattutto apprezzate quelle destinate ai bambini, mirate ad insegnare loro l’arte dei pedali e le regole della circolazione stradale. In una “tappa del giro” una nota casa produttrice di bici a pedalata assistita offriva le sue biciclette con fortissimi sconti “solo per oggi”. Da segnalare anche la possibilità per i normodotati di provare per credere cosa significhi muoversi su una sedia a rotelle! Il centro delle manifestazioni nei prati del lungo Talvera: giovani acrobati a pedali, bici e ciclisti del secolo scorso, gli Alpini con la loro mensa da campo. Alcuni hanno preferito i bar lungo il fiume (un esempio di prezzi: un tost, una fetta di strudel, birra e caffè: €9,50).

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Una mia considerazione personale: lo so che sarebbe difficile, ma sarebbe molto interessante organizzare un Radtag in una giornata lavorativa, per verificare come e se meglio può (ancor meglio!) funzionare la vita della città anche (rectius: soprattutto!) senza le auto. Una provocazione la mia? Forse, anche se io preferisco definirla una proposta.

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download-1Insomma, FIAB non è solo pedalare: è generare e trasmettere cultura di vivibilità e tutela dell’ambiente; di cura della salute; dello stare insieme; di gioia di vivere. In una parola: di civiltà. E, per finire, a quando la nascita di Fiab Bolzano e di Trentoinbici? A Trento il Comune potrebbe ben essere coadiuvato dalla FIAB che è molto radicata e partecipata! Coraggio, Assessore, noi ci siamo!

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“ARIA CHE ALLENTA I NODI”, di NADIA IORIATTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Settembre, 2016 @ 6:10 am

Detto altrimenti: il secondo libro di Nadia (Curcu e Genovese Ed.) (post 2467)

Nadia Ioriatti, affetta da sclerosi multipla, ogni volta rinasce piena di una grande vitalità con le sue opere: tempo fa, “Io tinta di aria” anagramma del suo nome e cognome. Ieri la presentazione della seconda raccolta di racconti “Aria che allenta i nodi” all’interno di MEDITA, Rassegna dell’Editoria Trentina. Una breve introduzione di Pino Loperfido, dirigente della società editrice Curcu & Genovese, a sottolineare l’importanza dei “piccoli editori locali” oggi riconosciuta dalla Provincia Autonoma, e a ricordare che i racconti di Nadia sono stati via via pubblicati sulla rivista Questo Trentino. Indi la parola a Don Marcello Farina, Marcello per i tanti amici che lo amano e lo stimano, Marcello che già si era prestato per aiutarci a comprendere il primo lavoro di Nadia. Marcello, che scrive di pugno il suo intervento su fogli di carta che già nell’istante in cui sono vergati, sono “documenti” di analisi critica, filosofica e soprattutto umana ragion per cui ho scelto di riportarli qui in originale, fotografati. Grazie quindi Nadia, per il tuo lavoro, grazie a te, Marcello e grazie alla casa Editrice che ha accettato la sfida ed ha accompagnato Nadia in questo suo impegno. Ed un grazie anche all’illustratrice del libro, Flavia Decarli, autrice delle incisioni ivi riportate. Grazie anche alla curatrice, ha ricordato Nadia … Maria Teresa Perasso, presente in sala, Io? Io mi sono limitati a scattare -come sempre maldestramente – qualche foto.

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L’introduzione di Marcello Farina: tutta da leggere!”

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Senza nulla togliere all’opera di Nadia, quando questa è introdotta da Marcello Farina le opere sono due!

The End

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