TRIDENTUM

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Ottobre, 2016 @ 6:18 am

 

Detto altrimenti: nome romano? Si, certo … ma perchè?   (post 2496)

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Trento, Piazza Duomo: la statua del Nettuno con il suo bel tridente … che c’azzecca con una città di montagna? Dice … quelli i Romani si sa la facevano da padroni dove arrivavano e diffondevano la loro cultura, e “romano” deriva da “ramnus” che significa “uomo del fiume” (Tevere), sempre di acqua si tratta. Tevere … ma anche Noce, visto che oggi in Val di Non troviamo il cognome Ramus …

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Si vabbè, ma veniamo al tridente di Nettuno. Presto detto. Immaginate di arrivare con un areoplano su Trento, da sud, qualcosa come 2500 anni fa. Vedreste una valle al cui centro confluiscono tre fiumi: l’Adige, il Fersina e il Velo: un tridente d’acqua, appunto! Da qui il numero “tre” e dal tre al tridente il passo è breve. Che poi lo usasse Nettuno è un di più.

Trento e la Valle dell’Adige, terra (anche) di passaggio, che si è arricchita di molte culture. Io sono genovese e vivo a Trento da trent’anni. Il parallelo con la mia città natale è inevitabile. Anche Genova è stata crogiuolo di civiltà, basti pensare al lessico dialettale: camallo, lo scaricatore di porto (d’una volta, oggi ci sono container e gru), deriva dall’arabo kamal, portatore; mandilu, fazzoletto, dal greco mandili; carega, sedia, dal greco carekla; etc..

imagesTuttavia esiste una differenza fra le due città: Genova si muoveva con le sue navi, andava “all’estero”, vi fondava i “fondaci commerciali”, esportava ed importava culture diverse. Trento, al passaggio delle culture (armate) si chiudeva nei tanti castelli. Chi poteva. Gli altri, sui monti. Per quanto … anche Genova e la Liguria erano esposte ai “passaggi” (sbarchi) dei pirati saraceni, per cui molti paesi sono stati costruiti nascosti alla vista dal mare (hai visto mai che non vedendoci …).Poi ci sono ovviamente le eccezioni, anche nobili, manco a dirlo, ma fondamentalmente questa differenza resta. Senza merito o demerito per nessuna delle due “capitali”, perchè di due capitali si tratta: di due capitali della Storia.

La foto delle tre bandiere: i comandati liguri erano molto apprezzati, ricercati e ingaggiati dalla marineria di mezzo mondo, inglese in testa. Infatti quando i pirati vedevano issata su una nave la bandiera di un comandate ligure (croce rossa in campo bianco, bandiera di S. Giorgio protettore di Genova, da sempre bandiera di Genova) evitavano di attaccarla perché temevano di avere la peggio. E fu così che la Perfida Albione fu “trascinata” ad incorporare la “nostra” bandiera nella sua. L’avreste mai detto?

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Il declino. Quello della Repubblica Marinara fu dovuto alle lotte interne delle famiglie più potenti fra le quali spiccano i Fieschi e i Doria. E a Trento? Si può parlare di un inizio di declino? Esiste un declino? Forse si, ma non per la lotta fra famiglie ma per il rischio che una politica democratica, disinteressata, fatta dai molti per i molti, dai polloi per i polloi per dirla in lingua greca, non risesca a sconfiggere  una politica di autoconservazione delle poltrone dei soliti pochi, attenti a incastrare i tasselli in modo che io sia rieletto, tu anche, tu a Roma, io a Trento, tu in Provincia no in Regione, etc. etc.. Purchè sia. Ora poi, con il nuovo senato ci dobbiamo organizzare, a maggior ragione (penso male? Si, ma a pensar male si fa peccato ma si indovina, n.d.r.).

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Dice … ma guarda un po’ questo diavolo d’un blogger mezzosangue linguaccia toscana (di quelle maledette da Curzio Malaparte, già … uno con quel cognome   Mala-parte!), mezzo-toscano da parte del suo babbo (nato a Montalcino) dove è andato a parare! L’ha presa larga da niente, l’ha presa … vatti a fidare … uno comincia a leggere un post storico e finisce nella politica … Be’ raga, che ci volete fare? Avete letto sino a qui? Bene, grazie: era quello che mi auguravo. Ed ora, amiche e amici, riflettiamo, riflettiamo … e soprattutto: commentate questo post, gente, commentate!

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REFERENDUM E QUORUM

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Ottobre, 2016 @ 10:22 am

Detto altrimenti: non facciamoci prendere per il quorum , andiamo a votare!              (post 2495)

Per la validità del prossimo referendum, di questo referendum, non è richiesto che a votare vada un numero minimo (quorum) di elettori. Bene, anzi, benissimo! Per gli altri, se questo referendum passa, vigeranno quorum minori. Bene, anzi, benino.

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Perchè solo benino? Perché “chi tace non dice nulla” statuiva l’antico Diritto Romano. Ecco, e invece chi oggi non va a votare nei referendum “dotati” (rectius, “afflitti”) di quorum, non è vero che non dica nulla. Dice “no” ed un “no” che vale di più del “no” di chi si reca a votare “no” : e’ infatti un “no” che vale il doppio di un opposto “si”. Quindi, in questo caso, la legge NON è uguale per tutti.

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“Non vado a votare e peso di più …”

Infatti il “no” dell’assenteista innanzi tutto tende ad impedire addirittura la possibilità che vinca il si, in quanto il suo non voto contribuisce al non raggiungimento del quorum, quindi contribuisce al “no”: ed ecco il suo ingiusto doppio valore rispetto a chi si mette in tasca il suo bel certificato elettorale (dove diavolo l’avrò messo l’ultima volta? Acc … hanno spostato il mio seggio, me l’avevano scritto … me ero dimenticato .. ora vado nella nuova sede, certo che con questo tempaccio, piove a dirotto …). Non è la stessa cosa (per i sostenitori del “si”) perdere di fronte a chi ha combattuto, rispetto al perdere di fronte a chi non è nemmeno sceso in campo.

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downloadSiamo coerenti: l’esercizio del voto è il primo diritto democratico ed anche il primo dovere. E allora, cosa aspettiamo a togliere tutti i quorum? La loro abolizione stanerebbe i furbetti del quartierino residenziale “Non Voto Residence Club”. In questo auspicabile caso, chi vedesse approvata per referendum una norma che non condivide non potrebbe prendersela con nessuno. Infatti già il nostro Padre Dante Alighieri si era occupato del problema dei referendum quando nella sua Divina Commedia scriveva “chi è causa del suo mal pianga se stesso” e parlando dell’Italia,  parlava “ del bel paese là dove ‘l sì suona”. 

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Grop de folclor Cianacei, Cimbri e Rabiesi!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Ottobre, 2016 @ 1:08 pm

Detto altrimenti: … This is Trentino too!                           (post 2494)

Manifestazione raduno della Federcircoli  www.federcircoli.it

Il Trentino è anche tutto questo!  Oggi ho ballato in piazza, sotto un tendone. Mia moglie anche, ma non con me. Insieme ad altri spettatori, invitati a ballare il valzer finale della serie di balli folcloristici del Gruppo Cimbro della Valle del Leno: una ballerina per me (na zentil siora de Roveredo (na meza taliana disen qui a Trent) e un ballerino (un bel sior) per Maria Teresa. I Cimbri, la Valle del Leno, l’Altopiano di Luserna con l’Abez del Prinzep, quasi una sequoia …

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ballofolcloristico

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Dove? In Piazza Fiera, a Trento rassegna dei circoli. Ieri fra i tanti, quello dei Polacchi residenti in Trentino. Oggi ho assistito alle danze e ai canti dei ladini di Canazei (Grop de folclor Cianacei) e ho partecipato alle danze cimbre … si, vabbè … solo un valzer, ma un valzer cimbro, eccheddiamine!

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 wp_20161023_007Il Trentino, viverlo, conoscerlo … per me che ci venivo da turista cinquant’anni fa a rampegar sul Crozon di Brenta e sul Cimon de la Pala … per me che ci sono arrivato per ragioni di lavoro trent’anni fa e che ora ci vivo da V.I.P. (Vecchietto In Pensione) … ogni giorno una scoperta. Questa mattina presto leggevo l’ultimo libro di Luigi Sardi “1945-1946 dalla guerra all’Autonomia”: ci ho trovato citate e “spiegate” tante persone che purtroppo avevo “conosciuto senza conoscerle”: Edo Benedetti ed Enrico Pancheri, solo per fare due nomi importanti che avevo incontrato quando ero direttore dell’ISA del Presidente Bruno Kessler. Oggi ho un rammarico: di non avere approfondito a quel tempo la loro storia, il loro ruolo. Evvabbè … d’altra parte mi sono fatto scappare anche un incontro con l’ onorevole Berlanda di Bolzano, che era stato alunno di mia mamma. Ma recriminare non serve a nulla …

wp_20161023_010Ma veniamo ai Cimbri. Alla fine delle danze hanno dispiegato la loro bandiera e ce l’hanno spiegata: i sette comuni rappresentati, San Colombano da un lato e l’orso aggiogato all’aratro, dall’altro. Ho fatto loro una proposta: se vi accontentate di un breve post di un talian oramai mezo trentin de quei ciapà co ‘sciop, ve lo pubblico, anche se abito a Trent, su la Fersena che la ven zò dalla Mochenthal … e non abito sul Leno che peraltro sfioro ogni volta che pedalo da le bande del Pont de le Zigherane a Roveredo …

Comunque, complimenti, amici Cimbri, per le danze ma soprattutto per la conservazione della cultura locale. Un patrimonio enorme, in un mondo che la globalizzazione tende ad appiattire! A questo punto, se e quando voleste pubblicare un vostro post qui sul mio blog o accettare una mia intervista, telefonatemi 335 5487516 o scrivetemi (riccardo.lucatti@hotmail.it) che ne meten d’acordo! E alora putei, sa fente? Naturalmente, manco a dirlo, articolo e intervista sarebbero gratis, ci mancherebbe altro!

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Alla sera, altra puntata al capannone, altro valzer con una gentile signora del gruppo,  balli della Val di Rabbi, I quater sauti rabiesi,  bravissimi! Anche per voi lo stesso invito, la stessa disponibilità ad accoglierlvi sul mio blog!

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P.S.: Trentin mi? Ciapà co ‘sciop … sem  d’acordo:  a Riva dove che g’ho la me barca disen che” ‘l Ricardo l’è vegnù su co l’Ora e no sen stadi pu boni de mandarlo a so casa” … ma intant qui in Trentin g’ho la me vale, la Val Genova visto che mi ghe son nassu a Genova… anca se ‘n vacanza a polsar nevo in Val de Non che fra sparagnini ne capivem  co  n’ociada ….  perché se a Genova da putel i m’ha mparà a nodar,  lori en Val de Non son boni a   “no dar”  meio  che mi …

 

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LA FILA ALL’AUDITORIUM S. CHIARA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Ottobre, 2016 @ 2:49 pm

Detto altrimenti: “fila” all’italiana       (post 2493)

imagesTeatro. Da tempo ho acquistato una tessera per cinque spettacoli teatrali a valere sull’intera stagione teatrale del “Sociale”. Mi avevano detto: deve venire il 22 ottobre dalle 10,00 in poi per scegliere gli spettacoli e per l’assegnazione dei posti. Ore 10,00 di oggi. Mi presento. Gran folla davanti alla porta. Si deve prendere il “numerino”. Vedo gente già in possesso del magico tagliando. Ma come? Sa, hanno messo fuori, all’esterno,  la macchinetta alle 09,00. Cosa? Dico io! Nessuno me lo aveva detto al momento dell’acquisto della tessera! Comunque prendo il numero: 64!

Entro, calcolo il tempo di una operazione, ipotizzo – molto ottimisticamente – una media di 5 minuti a operazione, considerando che ci sono due sportelli aperti, mi preparo ad affrontare un’attesa di non meno di 150 minuti. Dopo un’ora un signore mi si avvicina: guardi io sono stufo me ne vado, le lascio il mio numero: 42! Evviva! Vado ad infilare il mio 64 nella fessura della macchinetta, già arrivata a 92. Un regalo per il primo che arriva.

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No … non fino a questo punto … (per quanto …)

Che dire? In dialetto si potrebbe dire una “talianada”. Un signore si “inquieta”, si fa passare al telefono il responsabile del servizio con il quale protesta per circa 20 minuti, ma tanto … a che serve? Un altro dice: io alle 09,00 ho preso il primo numero, ma era il numero 4. Come e chi ha in mano i numeri 1,2,3?

Siamo a quota 38. Arriva una signora: scusate, ho il numero 10 … ero uscita a cambiare il disco dell’auto. Non va bene. Intanto il disco orario non si cambia, e poi 90 minuti per quell’operazione? Ma via … Chiede di poter passare avanti. Molti protestano, troppo comodo … arrivare alle 09,00, prendere un numero privilegiato (basso) e poi nemmeno aspettare il proprio turno. Ma vabbè …

images-1Molte persone sono “diversamente giovani”. Nell’attesa alcune riescono a trovar posto a sedere nelle rare poltrone ma solo per poco, perchè non vi è alcun pannello ad indicare a che numero sia arrivata l’assegnazione dei biglietti e quindi dopo poco, si alzano, si avvicinano ansiose allo sportello: che numero ha lei? E lei …? Tornano alla poltrona nel frattempo … occupata da altro “giovanotto”. Un pannello no? Forse costa troppo, mi dico.

Che fare? Fare … fare passare il tempo. Una signora mi presta il suo giornale. Poi esco per un caffè, parlo con la signora del giornale: abita a Mattarello, originaria della Val di Sole. Val di Sole? Il Kessler (mio ex capo, tanti anni fa), il Tonale, la pista ciclabile etc. . Discorriamo piacevolmente. Sta per arrivare il mio turno. Sono in Zona Cesarini. Sono guardato con invidia da alcune signore schierate a semicerchio a tre metri dai due sportelli. Mi guardano … io dico loro: volete un autografo? Son qua. Ridono. Una di loro dice: lo vende il suo numero? Si, al migliore offerente! Sento un’offerta: 100 euro! Insomma, tocca a me. Ho atteso solo 165 minuti per il mio numero 42. Se avessi avuto ancora il vecchio 64 avrei dovuto preventivare altri 80 minuti.

Come rimediare il per il futuro? Un addetto mi dice: elimineremo le tessere e faremo solo gli abbonamenti. Mi viene in mente l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti: i tesorieri rubano? E allora invece di controllarli, aboliamo i finanziamenti. Semplice.

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POPULISMO OGGI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Ottobre, 2016 @ 7:32 am

Detto altrimenti: le parole sono pietre … firmato Don Milani   (post 2492)

Matteo Renzi dagli USA: “Dobbiamo sconfiggere il populismo”. Ma di cosa si sta parlando? Vediamo un po’.

Internet: Il populismo  è un atteggiamento culturale e politico che esalta in modo demagogico e velleitario il popolo, sulla base di principi e programmi generalmente ispirati al socialismo]. Il populismo può essere sia democratico e costituzionale, sia autoritario. Nella sua variante conservatrice è spesso detto populismo di destra.

Al bar: fare le cose per avere consenso, non perché sono buone, giuste, sagge, socialmente o economicamente utili.

Riflettendoci un poco

downloadDi sinistra: 18 politico, esami di gruppo, scuola facile, aumenti per tutti, … etc..

Di destra: siccome “ghe pensi mi”, reazione del gruppo di potere al potere di fronte a legittime richieste del demos (popolo): “Il demos? Il loro è solo populismo!”. Questo populismo “di destra” accusa di populismo la sinistra: infatti vuole un demos che dia solo risposte confermative. Per questi populisti è scontata la coincidenza del pensiero del leader con i desiderata del popolo. Il leader si immedesima nel popolo: “Voi percorrete una strada, la vostra strada. Vengo anch’io” (e invece la strada è la sua! N.d.r.)

imagesPopulismo e religione. Deus vult, Dio lo vuole, Got mit uns …

Populismo e partiti democraticamente organizzati? Incompatibilità totale! Piuttosto “movimenti” che si spacciamo per moti spontanei del demos ma che invece … non c‘è nulla di più rigidamente organizzato (si pensi ad un movimento recente, molto diffuso sul web … o ai leader eterni, n.d.r.).

Populismo e democrazia. Il populismo è istinto, emozione, calore: trascina anche chi non vuole essere trascinato. La democrazia è pacato confronto, freddo, se vogliamo, ma reciprocamente rispettoso.

Populismo e retorica. Il populismo è retorica; non argomenta con logica e pacatezza; alza la voce come se parlasse sempre ad quel triste balcone di Piazza Venezia; interrompe l’interlocutore; lo dileggia; sollecita ovazioni, non ragionamenti; definisce “soldatino” del capo politico avversario il cittadino che non appartiene alla propria schiera; sta seduto stravaccato mentre parla, tanto lui è superiore; vola alto così non rischia di doversi spiegare, tatno non capireste, etc.

I dissenzienti del populista di turno? Non sono semplicemente persone che la pensano diversamente da lui, bensì veri e propri “nemici del popolo”.

E per voi, care lettrici e affezionati lettori …per voi cosa è il populismo? Dite la vostra che la pubblico ben volentieri!  Buona giornata a tutte e a tutti e populismo a nessuna e a nessuno!

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“1945-1946 DALLA GUERRA ALL’AUTONOMIA” di LUIGI SARDI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Ottobre, 2016 @ 6:14 am

Detto altrimenti: dal giornalismo alla storia, per una memoria ed un futuro consapevole   (post 2491)

img_4151Splendido Palazzo Roccabruna in Trento. Due amici, Luigi Sardi già giornalista ora scrittore e quasi stoico e Giorgio Postal sei volte senatore, ora storico. Un libro, l’ultimo (per ora) di Luigi.

Il saluto di Luigi: “1945 – L’ufficiale ventiduenne trentino Edo Benedetti (che sarebbe divenuto – fra l’altro – anche sindaco di Trento), in Vaticano incontra tale Alcide De Gasperi che con l’occasione gli mostra riservatamente uno schema, un “quadro” entro il quale avrebbe potuto-dovuto essere strutturata l’Autonomia del TAA”.

Postal: la grande storia è fatta di piccoli eventi, singolarmente riportati dalla “stampa di Luigi”, autentica biblioteca-memoria. E la Storia del periodo è caratterizzata da tre caratteristiche:

  1. l’unitarietà della storia del Trentino e del Sud Tirolo;
  2. il richiamo permanente al governo nazionale;
  3. le grandi questioni internazionali quale quella del confine al Brennero.

 

Un po’ di cronologia:

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    Postal, Sardi

    1943, GB, USA, F sono per il confine a Salorno.

  • 1945, Trento: macerie, fame (il rancio distribuito dagli USA alla popolazione in Piazza Venezia); la “scoperta” del dentifricio, della Coca Cola, della gomma da masticare; le donne rapinate a mano armata dei legnetti che avevano raccolto per le loro stufe; l’ avvio della ricostruzione ma soprattutto il “tempo dell’incertezza sul futuro”.
  • 4 maggio 1945 alle ore 16,00 gli americani entrano in Trento;
  • 8 maggio 1945 a Bolzano nasce la SVP che reclama l’autodeterminazione;
  • per tutto il 1945, l’Austria chiede l’annessione del Sud Tirolo;
  • 6 giugno 1946, Churchill alla camera dei Comuni fa un discorso durissimo contro il confine al Brennero;
  • 24 giugno 1946: dopo 6 riunioni dei Ministri degli Esteri e di altre 8 dei loro vice, si stabilisce il confine al Brennero. Accadde così: il Presidente della riunione era tale Molotov (si, proprio lui, quello delle “bottiglie”!) che afferma: confine al Brennero. Sospensione della seduta, gli USA escono dall’aula. GB e F incerti. Gli USA rientrano: d’accordo, Fine. Tutto ciò – forse – perché Tito aveva le sue truppe ancora attestate sull’Isonzo …
  • 5 settembre 1946, accordo De Gasperi-Gruber a Parigi.

1945, Trento, nasce l’ ASAR, una Associazione (visto che gli Alleati non concedevano la creazione di un partito): ASAR, Associazione Studi Autonomisti Regionali. Nasce e raccoglie 110.000 iscritti! E’ trasversale ai partiti e così come rapidamente è nata, altrettanto rapidamente scompare sotto la spinta della radicalizzazione delle diverse ideologie politiche.

Aneddoti

  • 1925, il fascismo progetta ma non realizza il collegamento via fune fra l’aeroporto di Gardolo e Riva del Garda.
  • 1945: i quotidiani locali hanno (anche) il tempo da dedicare alla realizzanda funivia Trento-Bondone!
  • 1945, Italia, manca il pane. De Gasperi invia un telegramma a Fiorello La Guardia, addetto in USA agli aiuti all’estero. La Guardia dirotta verso l’Italia 60 navi Liberty e in Italia si riscopre il pane bianco, che viene stoccato a Treviso e da lì inoltrato nel Paese.

Insomma, un libro da leggere.

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L’intervento di Boato

In chiusura, il discorso cade sull’imminente referendum costituzionale. Viene invitato al tavolo dei relatori Marco Boato per esprimersi sul rapporto “referendum-Autonomia”. Egli afferma doversi considerare il testo e non il contesto. Il testo, afferma è lacunoso, impreciso, e indebolisce l’Autonomia che è garantita solo nelle norme transitorie, quale frutto di una necessaria intesa Stato-Provincie e regioni autonome, e solo fino alla revisione dello Statuto. Anticipa il proprio “no”. Per contro Postal anticipa il “si” per considerazioni politiche.

Io mi permetto una osservazione: in caso di vittoria del no, alle prossime elezioni si vorerebbe per il Parlamento con la legge attuale e per il Senato – stante la dichiarata illegittimità costituzionale– con il proporzionale puro. E sarebbe il caos. Peraltro, concordo sul fatto che questa riforma non sia stata scritta con la dovuta attenzione: tuttavia l’UE ce la chiede e “il meglio è nemico del bene”. Ma questa è un’altra storia.

Ricordo bene? De Gasperi appoggiò il primo governo Mussolini sulla base di un impegno al proporzionale puro. Poi Mussolini chiese il premio di maggioranza per chi avesse raggiunto il 30%. I Popolari si divisero. Nel 1953 fu varata la cd “Legge Truffa” che comunque prevedeva il premio (il 65% dei seggi) al raggiungimento della maggioranza dei voti. (qQi si inserisce il Mattarellum). Successivamente (2005) Berlusconi  peggiorò la situazione: al senato comanda con il 55% dei seggi chi prende più voti, senza obbligo di raggiungimento preventivo di alcun quorum. Oggi questa legge è stata dichiarata incostituzionale. Ma anche questa è un’altra storia.

Buona lettura a tutte e a tutti del libro dell’amico Luigi Sardi!

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UTOPIA E ALTRI RACCONTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Ottobre, 2016 @ 12:38 pm

Detto altrimenti: a scuola di classici nella Biblioteca di Trento     (post 2490).

E alla fine ci siamo: l’ultima decida di post prima del traguardo del 2500°! Per quell’occasione dovrò ben inventarmi qualcosa … Ma veniamo all’oggi.

Oggi in “aula” in Biblioteca Comunale di Trento  ad ascoltare la nostra Prof senza il puntino Maria Lia Guardini eravamo senza parità di genere, nel senso che io ero l’unica quota azzurra … ma vabbè, ci sono abituato … oggi, prima riunione del dopo estate. E “siccome che” Martedì 25 ottobre, alle ore 17.30 con Paolo Malvinni in Biblioteca Comunale, Sala degli Affreschi si leggeranno passi dell’opera “L’Utopia” di Thomas More (incontro con Francesco Ghia e Maria Lia Guardini, rispettivamente curatore e traduttrice dell’edizione Il Margine 2015), innanzi tutto di Utopia e di utopie si è parlato.

imagesThomas More. Ottima conoscenza del latino, amante del greco. 500 anni fa. E oggi? Oggi l’eliminazione dalla scuola di queste lingue è un atto di classismo. Infatti mentre (solo) i “ricchi” potranno sempre pagarsi una buona scuola, la gente “normale” deve ben accontentarsi … ma questa è un’altra storia.

Utopia, u-topos, non-luogo. Il primo a non crederci era proprio Thomas, ma tant’è … Nella letteratura classica ve ne sono molte. Omero, Odissea, libro VI, l’Isola dei Feaci, una sorta di pre-utopia moriana, dove tutto è bene organizzato, in contrapposizione al non- luogo del IX libro, quello dei Ciclopi, tipico esempio negativo, anche se non manca di qualche positività: la natura che produce frutti benchè non coltivata, il ciclope che parla con il suo gregge. Altra utopia, in Esiodo, ”Le opere e i giorni”, ne “Il mito delle età”. Altre ancora: Euripide (Il ciclope);  Ariostofane (Rane, Uccelli). Utopie, luoghi regolati da leggi scritte o meno ma … fino a che punto si deve obbedire alla legge? Socrate non ha dubbi: la legge che mi condanna è ingiusta ma io non mi sono attivato per cambiarla né sono andato in esilio quindi mi ci sottometto.

Non così un sindaco di Firenze (nooo … non Renzi, bensì tale Giorgio La Pira: “Cosa? Io sto assegnando le case popolari con equità ma la legge prevede altri criteri? Io assegno le case e voi andate a cambiare la legge”).

Diodoro Siculo, con il viaggio del suo Iambulo che sbarca nelle isole del sole. Dione di Prusa con “l’Eubeo”; Luciano nel proemio della “Vera historia”.

Utopia, luogo non (ancora) raggiunto, Guai, nella vita, a non avere Utopie!

Poi siamo passati a parlare di tale Sofocle, a metà fra i due tragici Eschilo ed Euripide. Il meno politico dei tre. Per Sofocle la prima legge da rispettare e difendere è quella divina. Egli sublima le difficoltà umane in una dimensione divina. Il suo Edipo re, sommatoria di miti con significati diversi, come nucleo centrale ha il parricidio e l’incesto, fenomeni tipici della religiosità matriarcale mediterranea, fino all’arrivo della cultura Indoeuropea (patriarcale, con il suo Zeus che passa il tempo a banchettare e ad unirsi carnalmente con le dee della cultura precedente, tanto per mettere in chiaro chi comanda). Molto attuale questa concezione, soprattutto in vista della legge sulla parità di genere …

Prossimo appuntamento: martedì 8 novembre 2016 ad ore 10,00: “Batracomiomachia”, la guerra fra le rane e i topi.

Buoni classici e buona utopia a tutte e a tutti!

 

 

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OLIGARCHIE E IL VOTO POPOLARE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Ottobre, 2016 @ 6:38 am

Detto altrimenti: il governo di (rectius: il potere a) pochi , tanto, anche se vanno a votare …            (post 2489)

La politica fatta in luoghi non deputati, luoghi di potere effettivo che si sottraggono alla vista, oligarchie dei soliti noti-ignoti indifferenti all’andamento delle elezioni … di fatto, purtroppo, oggi si prescinde dall’elemento base della democrazia: il voto. Dice: ma chi comanda? Chi governa? Chi ha deciso cosa? Dice … tanto per citarne uno: Obama. Obama? O forse le lobbies delle fabbriche di armi? E’ tutto da vedere …

Nell’interessantissimo ed arricchente libro “La maschera democratica dell’oligarchia” (Editori Laterza) di Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky, quest’ultimo  (pag. 91) scrive:

images“Le nostre oligarchie non si preoccupano del risultato elettorale, perché tanto le politiche che ne deriveranno non potranno che essere le stesse (n.d.r.: scelte tecniche di governi costretti ad essere tecnici dal condizionamento del debito pubblico, che non deve crescere al punto da scoraggiare il rinnovo delle sottoscrizioni dei nostri titoli da parte delle istituzioni finanziarie internazionali. Il resto sono dettagli, direbbe tale Einstein). Lo stesso vale per i gruppi dirigenti che rappresentano la base sulla quale si appoggia il “gioco politico”…… In una parola, l’immobilismo. Il sistema oligarchico su scala mondiale (n.d.r.: la Bayer acquista la Monsanto e nessuno dice nulla) ha come conseguenza il blocco della vita politica nei singoli paesi … Le forme della democrazia restano, ma gli effetti sulla circolazione del governo tra gruppi dirigenti e forze sociali diverse, il confronto effettivo delle idee, di programmi, la competizione reale fra questi, non li vediamo più. Se siamo disposti a considerare fattori di novità il giovanilismo, l’inesperienza, l’improvvisazione, l’arroganza, e l’ambizione, allora siamo disposti a credere a qualunque cosa”.

L’indifferenza del sistema dall’esito delle elezioni è semplicemente la negazione della democrazia. In questo senso sono solo un po’  pessimista: la democrazia attaccata dall’alto dalle oligarchie e dal basso dall’ ininfluenza del voto. Un po’ pessimista? Solo un poco, certo! Infatti credo nella possibilità di risanamento dei sistemi. Come? A livello individuale, che ogni cittadino consapevole, volenteroso, intellettualmente onesto si spenda per le sue idee. A livello di grandi obiettivi, che ci si accontenti di una riconquista progressiva della democrazia vera, attraverso il conseguimento di risultati anche parziali ma raggiungibili: il tutto e subito al punto in cui siamo non sarebbe possibile.

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(il prossimo post sarà più “leggero”, ve lo prometto!)

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AUTUNNO “IN” TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2016 @ 3:43 pm

Detto altrimenti: sì, in citta ….. (post 2488)

Passeggiavo lungo il Fersina, affluente di sinistra dell’Adige. Lo chiamano torrente, ma lui l’acqua ce l’ha sempre quindi io lo chiamo fiume, sia pure non grande. In tasca il telefonino, ovvero foto a portata di mano.

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Eccone una. Siamo in città. Non ci credete? Guardate la successiva!

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Che vi dicevo?

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Buon autunno a tutte e a tutti, compresi i germani reali, i Re del Fersina!

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POST 2487 – CASTAGNATA SOCIALE FIAB TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Ottobre, 2016 @ 7:18 pm
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Fiab Trento, cresciuta sulla base del lavoro 25ennale della Past President Manuela Demattè, azione oggi egregiamente proseguita dal Presidente Guglielmo Duman

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Detto altrimenti: a chiusura delle attività dell’anno? No, perché il 28, 29 e 30 ottobre siamo presenti a Trento con uno stand nella Fiera “Fai la Cosa giusta”    (post 2487)

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downloadMa intanto abbiamo organizzato la castagnata annuale. Una giornata di sole come soltanto il Trentino sa regalare, una di quelle “albo signando lapillo”, da contrassegnare con un lapillo bianco, ovvero rara visto che i lapilli in genere sono neri! Una splendida giornata incastonata fra una serie di perturbazioni che ci hanno voluto lasciare uno spazio di sole unico, una giornata di un moderato fronte freddo con un leggero vento da nord ed una luminosità accecante.

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img_7024E’ una nostra consuetidine. Negli anni ci siamo ritrovati successivamente in una baita ANA in Val dei Mocheni, al Bicigrill di Nomi, in una casetta nel bosco di Anterivo, nella Malga Malghet sul monte Bondone. Questa volta, accompagnati dalla guida Giulia Bianchini,  siamo stati nel Parco delle Biodiversità sul Doss del Rastel nei pressi di Pergine, sopra il Lago di Caldonazzo, un parco agricolo che si estende per 12 ettari,  è ricco di piante di numerose specie e orticoltura a scopi didattici. Dal parco si gode una splendida vista sul Lago.

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V. in internet: Parco del Rastel, Associazione Rastel APS.  La guida dell’Associazione, Giulia Bianchini,  ci ha accompagnato in una escursione lungo i sentieri, prati e boschi del parco, illustrandoci il lavoro svolto (tanto) e i risultati ottenuti in termini di aree allestite e visitatori accolti.

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wp_20161016_014Eravamo 65 fra associati e familiari. Ci ha accolto un ampio locale arredato con ogni tipo di antico attrezzo contadino, tavoli tutto intorno e al centro un carro in legno a fungere da tavolo per le portate self service. Il menù? Innanzi tutto la Gemütlichkeit, ovvero “la consuetudine di  stare bene insieme”. Ecco, ho voluto iniziare da qui, dalle “portate” più importanti: conoscersi, socializzare, parlarsi (a voce, non per sms!) condividere. Il resto viene dopo, compreso il pedalare, il vivere la città a pedali. Care lettrici e cari lettori, sapete … noi di Fiab Trento siamo ormai in 230 iscritti. Ovviamente non ci si conosce subito tutti di persona, ma dopo qualche occasione di incontro, a pedali e non, le persone si aprono reciprocamente e nasce un gruppo coeso.

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Un antisociale pericoloso  accaparratore di caldarroste colto con le mani nel sacco!

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Dietro tutto ciò c’è molto lavoro, ovviamente: la gestione dei soci, il bilancio, le gite, la politica per la ciclabilità urbana, le amicizie. Ma è un “lavoro” del quale noi volontari del Consiglio Direttivo ci facciamo carico ben volentieri, gratificati come siamo dal successo di giornate come quella di oggi. Solo, noi dirigenti “diversamente giovani” aspettiamo e auspichiamo che si facciano avanti forze più fresche, perché se è vero che noi siamo molto “giovanili”, è altrettanto vero che abbiamo bisogno dell’inserimento di “giovani”!

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img_2227Ma veniamo alla giornata. Menù ricco di affettati, formaggi, polenta, fasoi en bronzon, caldarroste e vini freddi e caldi. I dolci poi … sentite questa: è stata organizzata una gara fra i soci per scegliere le torte da loro stessi preparate che meglio  si ispirassero alla bicicletta. Una giuria composta da tre soci estratti a sorte, ha visionato e assaggiato le opere uniche dei concorrenti ed individuata la terna dei vincitori. Poi siccome tutti i salmi finiscono in gloria, quelle torte … ce le siamo mangiate. Alla fine, una speciale grappa istriana alla frutta offerta dal socio Tino.

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I vincitori: primo premio, una gita Fiab gratis, Franco Eccel, torta n. 1 – Secondo premio, iscrizione Fiab annuale, Adriana Cristofori, torta n. 4 – Terzo premio, due coppe Fiab, Elvira Gherardini, torta n. 7.

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La vincitrice del primo premio

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E’ seguito il ballo sociale, dal liscio al più scatenato …. come si chiama questo ballo moderno? Non lo so … sapete, quello tipo discoteca. E dulcis in fundo, la rappresentazione in costume dell’inizio del “Pedalando Furioso” ad opera di Maria Teresa, Giovanni e Riccardo. Costumi di Cristina (v. in appendice il testo).

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Let’s dance!

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Che altro dire? Ah già … le foto. Ora pubblico quelle che ho scattato io stesso o che ho già ricevuto da amici. Poi eventualmente cambio e integro via via con nuovi arrivi.

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Good Bike everybody e … joint us, unisciti a noi! Iscriviti alla Fiab (Presidente Guglielmo Duman)

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Appendice

Parla Maria Teresa

Amici, sapete … avremmo dovuto andare in gita a Ferrara, la città nella quale 500 anni fa fu rappresentato per la prima volta l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto . La gita non è stata fatta per le poche adesioni, e allora lasciate che sia io a parlarvi un po’ di questo grande personaggio della storia e della letteratura del passato … (inizia a leggere l’Orlando Furioso vero)

Interviene impetuosamente Giovanni

img-20161016-wa0019… Alt! Fermi tutti! Quale grande personaggio dei miei stivali! Ora vi dico io la verità. Intanto mi presento: son Giovanni Soncin Pedalator selvaggio, sono modenese e spesso mi capita di andare a Reggio Emilia a cercare il miglior lambrusco della terra (ne mostra una bottiglia ormai vuota). Orbene, durate una pausa di queste mie spedizioni ho visitato la Biblioteca Comunale di Reggio Emilia, la città che ha dato i natali a quel tale Ludovico Ariosto. Indagando fra i documenti storici ivi conservati, ho fatto una clamorosa scoperta, cioè che l’Ariosto, autore de l’Orlando Furioso, in realtà ha plagiato un suo predecessore, tale Riccardico Arrosto, il quale aveva composto il “Pedalando Furioso”. Ho convinto quindi l’Arrosto a venire qui oggi per declamarci la sua opera.

Entra in scena l’Arrosto

Ebbene sì, amici, non lo nego, sono io! La cosa andò così: l’Ariosto voleva che io scrivessi un’opera da pubblicarsi poi a suo nome. Sdegnato, mi sono rifiutato e lui, per vendicarsi, mi ha plagiato! Ma oggi, grazie all’amico Soncin Pedalator Selvaggio, ho la mia rivincita. E voi cari pedal-cultori, avrete oggi il privilegio di udire l’opera mia in assoluta anteprima.

 img_7021PEDALANDO FURIOSO

Le donne, i cavallier, bici a pedali,

le cortesie, l’audaci imprese io canto,

che furo al tempo che passar a Mori

d’Adige ‘l fium e in Fraglia piacquer tanto,

seguendo ‘l proseguir e i forti ardori

di Guglielmo lor re, che si diè vanto

di superar salite a tutto spiano

come sa far l’elettrico montano.

In scena Soncini incorona Guglielmo che si avvicina al poeta

Piacciavi, generosa Erculea prole,

ornamento e splendor del secol nostro,

Guglielmo Sir, gradir questo che vuole

e darvi solo può l’iscritto vostro.

Guglielmo fa un gesto di benevole accondiscendenza

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I tre giudici: il responso ha tardato perché uno di loro era ingegnere: “L’assaggio va tagliato in senso verticale o orizzontale? Quanti grammi dobbiamo mangiare? Quanto tempo fra un assaggio e l’altro? Si può bere fra due assaggi? E se si, cosa?” etc. etc..

Dirò di Manuela già regina

che vostro gran reame de la Fiab-a

ha retto con saggezza per vent’anni

sperando che i novelli successori

non abbian nel fra-tempo a fare danni.

 

Se da Katia che in tal guisa l’ha fatto

a me sarà per ciò tempo concesso

che mi basti a finir quanto ho promesso,

dirò di Walter in uno stesso tratto

cosa non detta in prosa mai, né in rima:

che per amor pedala come un matto,

d’uom che sì saggio era stimato prima.

 

Voi sentirete fra i più degni eroi,

che nominar con laude m’apparecchio,

rimembrare Edoardo il Cavareno

gran foto ritrattor di Non sua Valle.

 

L’alto valore e i chiari gesti poi

vi farò udir, se voi mi date orecchio,

di Rina pari a qual mai se n’intese

poichè ne l’inseguir niun la riprese.

 

img-20161016-wa0005E poi di Fausto che sempr’è impegnato

a macinar non men che un’ottantina

per ogni dì bonora la mattina.

Dirò per cui a Mori ed a Borghetto

levatosi dal letto sanza lagna

giunge veloce superando i fossi.

Per cui la sera a casa ritornato,

una piattata di spaghetti rossi

di certo lui d’un fiato se la magna.

 

Vi narrerò Francesco scopa vostra

lo qual soffiando nel sonoro corno

alto suole levare il suo richiamo

se per malanno o per altro scorno

ognuno sia rimasto un po’ lontano.

Sìcchè coi loro buchi riparati

e la catena al posto ben rimessa

a proseguir si mettono allietati

tal che colonna umana non sia fessa.

 

img-20161016-wa0006E narrerò di Monika pulzella

colei ch’appronta vostra albergatura

che mai fece mancar la copertura

di mensa apparecchiata sotto tetto

mertando l’oprar suo non di meno

a organizzar piedate spedizioni

al Ligure gran mare del Tirreno.

 

Ancora citerò gesta di Franco

sicuro tesorier de’ vostri averi

che mai scudo veruno al vostro appello

mancò nel controllar i suoi mestieri.

 

Nè fallirò in questo la missione

a non citare Tino il Sangiorgese

che schiere vostre con forte baldanza

in quattro dì a pedali a più riprese

guidò a conquistar terra Croanza.

 

Da ultimo, a finir questo mio scritto

gran prece io rivolgo al popol tutto

che voi Guglielmo Re ben governate:

che alcun di loro senta in sé il dovere

di sopperir gravosa conduzione

de lo Fiabbin Reame ne’ lavori.

Giovin negli anni lor e ne la mente

chè a voi, o Sire mio, l’anni son tanti

per cui vi premiò Ciclo Concorso

de’ li più metri a pedalar raggiunti.

 

Sicchè che altro dir? Non restin muti

sudditi vostri a lo cotanto appello:

io sol m’ardisco a dir: che l’Ciel ci aiuti!

 

Ma or che lo programma è ben stilato

passo la voce a lo Soncin Selvaggio

a che l’opera intera a voi racconti

da omo gran lettor acuto e saggio.

Per la qual cosa state ben seduti

avendo da aspettar pochi minuti.

 

Il Poeta si ritira. Si avanza Soncin Selvaggio con una bisaccia a tracolla.

 

Incliti amici gran pedala-tori

null’altr’impegno voi vogliate avere

ch’esso sia grave oppur che sia piccino

acciò ch’io possa quivi a voi illustrare

le gran virtù d’ogn’iscritto Fiabbino.

 

wp_20161016_030Son cento e cento e poscia ancora trenta

e una vergata pagina a ciascuno

dedicat’è a che nessun si senta

Trascurato da lui come un nessuno.

Sol due minuti a pagina s’intende

sei cento son quaranta nel totale

per cui sol dieci ore narrazione

intratterrò mirabile concione.

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Sull’altro lato il cartello riporta “Applausi”

Vedo spavento sopra vostri visi?

Vabbè vabbè, se proprio lo volete

le pagine che qui nel sacco misi

spedite per la posta ricevete

con costo a vostro onere, compari

per cui mettete qui vostri denari.

 

FINE

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