RACCOLTA DIFFERENZIATA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Gennaio, 2016 @ 6:49 am

Detto altrimenti: o che invece non sia “differenziante”?    (post 2253)

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Dopo due post molto lunghi e densi di cultura eccone uno breve e se volete anche un po’ banale, scontato, ma però (“ma però”, rafforzativo!) quando vedo una cosuccia del genere, benedico i telefonini per le foto che ti consentono di fare. Eccheddiamine! Macchessifacosì? (La lingua parlata evolve quella scritta). Raccolta “differenziante” – dicevo – nel senso che differenzia chi la fa in questo modo in quanto lo rende diverso dalle altre persone. Quelle civili.

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STEFANIA NEONATO: MUSICA A ROVERETO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Gennaio, 2016 @ 6:32 pm

Detto altrimenti: la musica emoziona sempre, ma questa volta ….              (post 2252)

 

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… e in molti anche sul blog!

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Nella sala della Filarmonica di Rovereto  ieri sera in sala eravamo in molti da Trento per ascoltare Stefania: colleghi dell’Accademia delle Muse, altri (ciclisti) della Fiab … in molti che sono diventati, per una sera, “Roveretani nella Musica” insieme ai tanti Roveretani doc che riempivano la sala.

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Stefania – figlia d’arte, il papà era pianista – si è diplomata in pianoforte al Conservatorio Bonporti di Trento, e poi … poi, quanta strada ha fatto! Oggi Stefania è docente alla Musikhochschule di Stoccarda, famosissima Scuola Superiore Musicale. E questa è una (purtroppo non rara) particolarità, quella di essere un “cervello italiano fuggito” ovvero “migrato” verso lidi stranieri. Ma questa è un’altra storia. Figlia d’arte, dicevo, anche per via materna: anche mamma Mirma suona strumenti. Non musicali bensì “cartacei”: i libri. Infatti io sono collega dell’amica blogger Mirna, che potete leggere a apprezzare nel suo blog “Tra un libro e l’altro” già “Un libro al giorno” http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/. I libri, strumenti particolari con i quali Mirna suscita in chi la segue altrettante emozioni. Ma anche questa è un’altra storia.

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Ed allora veniamo – finalmente direte voi! – a Stefania. Stefania è una bella giovane signora, una profonda musicologa, una collezionista di pianoforti antichi (i fortepiani), una interprete – fra l’altro –  di musiche del settecento e dell’ottocento su pianoforti d’epoca, i fortepiani appunto.

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I fortepiani. Io un poco li conosco perché Stefania il 1 febbraio 2012 (v. il mio post http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=1599) ha accettato di venire a tenere una lectio magistralis su tali strumenti al Conservatorio Bonporti in Riva del Garda, su invito del compianto Ruggero Polito, allora Presidente della locale Associazione Amici della Musica. Fortepiani, già illustrati dal “tecnico di fortepiani” Marco Barletta (post 26 gennaio dello stesso annohttp://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?s=marco+barletta ).

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Stefania. Un’amica carissima. Appena posso la catturo e la ospito nei miei post: non me ne faccio mancare una di occasioni! E questa volta, come dicevo, a Rovereto, ad eseguire brani del roveretano Giacomo Gotifredo Ferrari e di tale Ludwig Van Beethoven.

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Stefania suona, poi parla. I concerti ai quali assistiamo sono due: uno di note ed uno di parole. Parole come note musicali, parole che colpiscono, anzi accarezzano i nostri sentimenti: così è accaduto in particolar modo quando Stefania ha introdotto l’ “adagio sostenuto” della Sonata op, 27/2 in do min “Quasi una Fantasia” di Beethoven, alias “Al chiaro di luna”.

Amici, senza nulla togliere alle altre sue esecuzioni e all’altro autore, lasciate che un musicofilo non musicologo par mio si limiti a questa citazione. Ascoltavo Stefania a occhi chiusi e vedevo il “mondo di Beethoven” attento a godere di quella musica eseguita su quello strumento, l’unico disponibile all’epoca. Le note più “corte”, la diversa funzione del pedale (nel fortepiano non ancora tale), una scrittura ed una esecuzione che ereditano dal passato, vivono il presente e si proiettano nel futuro (musicale). E ci fanno sognare.

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Infatti la Musica (la maiuscola non è utilizzata a caso) è “anima”, ovvero una entità piena di sentimenti, passioni e emozioni, sentimenti ed emozioni che poi suscita e regala a chi la ascolta. La Musica, una entità complicatissima e splendida per chi voglia anche solo ascoltarla anche senza (purtroppo come me!) averla “studiata”. Per me è poi anche una vera e propria “lingua” a fianco dell’italiano, del tedesco etc. Tuttavia una lingua universale, assai più diffusa, parlata e comprensibile da parte di chiunque di qualsiasi altra. Basta dedicarle attenzione e tempo, atteggiamenti che presto si tramutano in amore. E Stefania è un’ottima “insegnante di lingue”! Grazie, Stefania!

Un avviso: le “Note al programma” che trovate qui di seguito sono il secondo concerto al quale accennavo! Imperdibile al pari del primo!

Firmato: il vostro blogger Riccardo

Programma di sala

 Giacomo Gotifredo Ferrari (1763-1842)

Caprice Op. 8 do minore (180?)

Sonata Op. 10/1 Do maggiore (1795)

  • Allegro spiritoso
  • Andantino con espressione
  • Scherzando

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sonata “Quasi una Fantasia” Op. 27/2 do# minore (1801)

  • Adagio sostenuto
  • Allegretto
  • Presto agitato

Ludwig van Beethoven

Sonata Op. 2/3 Do maggiore (1795)

  • Allegro con brio
  • Adagio
  • Scherzo: Allegro
  • Allegro assai

Bis: W. A. Mozart, Fantasia in re minore.

NOTE A PROGRAMMA 

“Ferrari, Beethoven e l’Europa pianistica fra Settecento e Ottocento”

Per chi non conoscesse l’opera pianistica di Giacomo Gotifredo Ferrari (Rovereto 1763 – Londra 1842), l’ascolto dei suoi brani potrebbe creare una certa confusione. Stilisticamente infatti, essi presentano una sintesi delle correnti estetiche circolanti in Europa – quella continentale e l’Inghilterra – fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

concerto rovereto 16 012La passione del musicista roveretano per W. A. Mozart e per un classicismo formale non ancora peraltro completamente declinato, ma comunque quasi interamente a-problematico, si colora del particolare gusto melodico dello stile galante e operistico mediterraneo e soprattutto si anima delle novità più squisitamente tecniche del repertorio pianistico. Accanto alla sua cospicua produzione operistica, Ferrari coltiva assiduamente la composizione di Sonate per cembalo o pianoforte (con altri strumenti ad libitum o obbligati) e di altri generi piuttosto comuni e diffusi fra i musicisti dilettanti della nobiltà terriera e dell’alta borghesia commerciale.

Nel 1801 Muzio Clementi pubblica il suo Metodo pel pianoforte e, proprio a cavallo dei due secoli arriva – forse per primo – a coniare un nuovo linguaggio pianistico, un idioma nettamente più “muscolare” e istrionico dello stile tardo-barocco e del primo Classicismo per tastiera, uno stile che Beethoven accoglierà preparando il terreno ai primi virtuosi dell’era romantica.

Pur esaltando Mozart e criticando lo stile pieno di prolissità e stravaganze di Beethoven, Ferrari accoglie nei suoi brani pianistici – soprattutto nelle Sonate per pianoforte solo – il primo idioma clementino che aggiungeva a un impianto classico elementi spiccatamente virtuosistici (anche spesso desunti dalla letteratura clavicembalistica italiana) come scale, arpeggi, ottave, terze e tutto ciò che poteva rendere l’esecuzione pianistica estroversa e avventurosa.

Questi aspetti risaltano indubbiamente nelle Sonate Op. 10 dedicate a M.me Pauline de Meternich, pubblicate a Londra attorno al 1795 ma possibilmente più tarde.

concerto rovereto 16 014Il Capriccio Op. 8 – che mostra numero d’opera incerto (Op. 7 nel RISM) e anno di composizione non pervenuto – pur esibendo la doppia destinazione pour le clavecin ou le pianoforte sembra alludere alla potenza e varietà dinamiche del pianoforte. L’introduzione a carattere grave e con note lunghe necessita indubbiamente del sostegno sonoro dello strumento a corde percosse mentre la parte seguente, più libera e “a capriccio” richiede la ricchezza dell’effetto del pedale di risonanza per rendere al meglio i cambi di colore armonico. Il finale sospeso sulla dominante Sol rientra nello stile usuale di brani “a fantasia” o “a capriccio,” spesso semplicemente “canovacci improvvisativi” da usare come introduzione a brani maggiormente strutturati. In questo caso si farà seguire a questo Capriccio introduttivo la Sonata in Do maggiore Op. 10/1, in modo da creare un effetto di “preludio” a una Sonata.

Il brano in questione rappresenta lo stile pianistico maturo di Ferrari, impensabile senza la familiarità con lo stile inglese e con i compositori Haydn e Clementi, attivi a Londra in quegli anni. La pienezza degli accordi e degli accompagnamenti – con veri e propri effetti orchestrali – risponde all’evoluzione dello strumento e soprattutto alla diversa concezione costruttiva della scuola inglese: suono pieno, più lungo e meno “penetrante” del suono dei pianoforti viennesi; più cantabile e potente, adatto ai sempre più diffusi e ampi spazi dei concerti pubblici.

Il cantabile ispirato a Clementi si dispiega nell’Andantino con espressione, dove le pause e la gestione drammatica dei diversi caratteri musicali danno l’idea di una vera e propria “scena teatrale,” come nelle Sonate mature del compositore romano, naturalizzato inglese. Il Rondo finale Scherzando riporta a una certa leggera brillantezza le vette espressive toccate nei primi due movimenti.

In dialogo con la Sonata Op. 10/1 di Ferrari, la Sonata in Do maggiore Op. 2/3 presenta uno stile spiccatamente virtuosistico, a testimonianza della necessità di Beethoven di affermarsi nei suoi primi anni a Vienna come pianista prima ancora che come compositore. Ispirata chiaramente allo stile “atletico” di Clementi, questo brano, con le altre due Sonate della stessa opera, è dedicato a Joseph Haydn, modello indiscusso per la struttura formale e per il gesto retorico classico. I primi tre movimenti della Sonata presentano contrasti spiccati, come se nel primo stile di Beethoven fossero già presenti in sintesi tutti gli elementi di sviluppo verso l’estetica pianistica più tarda. Nell’Allegro con brio forti contrasti si susseguono fra il primo tema maggiore, agile e staccato e il secondo tema minore, cantabile e legato, e ancora fra il primo tema e il vicino ponte modulante, a ottave spezzate e a carattere orchestrale. In generale, il contrasto fra zone più sobrie e “asciutte” e quelle più ricche di sonorità o comunque più piene e cantabili è una cifra ricorrente nell’Allegro iniziale, nell’Adagio, fra tema maggiore e sezione in minore, fra lo Scherzo e il Trio. Questa tensione fra scritture diverse – da un lato quella retorica più articolata di matrice haydniana e dall’altro quella densa e orchestrale inaugurata da Clementi e dalla scuola inglese – e in un’epoca in cui Beethoven ancora non specificava un particolare uso degli smorzatori suggerisce all’interprete “storicamente informato” un uso mirato ma ampio del pedale di risonanza, come un vero e proprio “registro” a effetto (su questo strumento ancora come leva “a ginocchio”).

L’uso prolungato della risonanza dello strumento sembra ormai irrinunciabile anche per il primo tempo della “Sonata Quasi una Fantasia”, altrimenti nota come “Chiaro di luna”. In questo spettrale Adagio a terzine, apparentemente ispirato all’Andante della morte del Commendatore dal Don Giovanni mozartiano e forse a sua volta modello per il Capriccio di Ferrari, la melodia emerge più come effetto che come frase compiuta. Beethoven raccomanda Sempre pianissimo e senza sordino, dove sordino sta per smorzatori e l’indicazione sempre pianissimo suggerisce probabilmente l’uso del registro di moderatore, un panno di lana che, frapposto fra le corde e i martelli crea una sonorità molto attutita, quasi immateriale. In questa sede, con una sala non troppo grande e uno strumento adatto, è forte la tentazione di interpretare questa indicazione come il consiglio di mantenere la barra degli smorzatori sollevata per tutta la durata dell’Adagio, espediente che aiuta a cogliere la novità del mondo sonoro ed estetico di Beethoven e l’unicità di questo brano.

concerto rovereto 16 016Il carattere “di fantasia” di questa Sonata si concentra indubbiamente nell’originale Adagio, quasi un’introduzione ai successivi Allegretto e Presto agitato, da eseguirsi senza interruzioni. Beethoven sperimenta qui con il genere e il contenuto nella direzione di una forma nuova che, dalla tradizionale struttura di sonata in tre o quattro tempi, sembra voglia arrivare a un discorso più flessibile e continuo. L’elemento improvvisativo, sempre caratterizzante lo stile pianistico beethoveniano – si noti ad esempio la cadenza scritta nell’Allegro con brio della Sonata Op. 2/3 – e tuttavia ancora inglobato in una forma netta, diventerà la norma nelle sonate a partire dal 1800, arrivando a coniare lo stile di “sonata-fantasia” dell’ultima stagione del compositore di Bonn.

Lo strumento utilizzato per questo concerto è la copia di un pianoforte di scuola viennese firmato da Anton Walter del 1804 e realizzata da Paul McNulty nel 2008. L’estensione della tastiera è di cinque ottave e mezza e sono presenti tre registri “a ginocchiera”: smorzatori, moderatore e una corda.

 Firmato: Stefania Neonato

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IL GRUPPO EVO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Gennaio, 2016 @ 6:26 pm

Detto altrimenti. di cosa si tratta? Leggete, gente, leggete! This is Trentino too! Il Trentino è anche tutto questo!          (post 2251)

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Un nuovo “record di ascolti”: grazie a tutti voi!

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Ieri, giornata piena per il vostro blogger. Fin quasi a mezzanotte, invitato com’era ad assistere alla cena-riunione del Gruppo EVO (Extra Vergine di Oliva) presso il nuovo Ristorante Moja a Rovereto, in quel di Borgo Sacco. La zona la conosco perché è sulla curva “che se pedalate diritti trovate la statua della “Zigherana” (una di quelle del Ponte delle Zigherane” v. sul blog) di fronte all’edificio della manifattura tabacchi che poi oggi fa dell’altro”. Il Gruppo EVO. Conosciuto per caso attraverso l’amico Gianfranco Busana che poi appena entrato ci ho trovato un vecchio amico di tanti anni fa, Sergio Costa: come è piccolo el nos Trentin!

Olio di Oliva (naturalmente extravergine): ho iniziato a conoscerlo e ad apprezzarlo molto presto, da matelot, visto che il mio babbo era di Montalcino e le vacanze le passavamo dai nonni! E la Toscana, quanto ad olio  “bono” è sicuramente ai primi posti, insieme al Garda, alla Liguria etc. (n.d.r.). E 42 anni fa, per tre anni, sono anche stato dirigente in una SpA genovese di import-export di olio d’oliva. Il passato che ritorna!

Il Gruppo EVO. Amici produttori, frantoiani, gestori di agritur, semplici appassionati: tutti “assaggiatori ufficiali” dell’olio extra vergine di oliva, avendo superato il corso di idoneità fisiologica per applicarsi a questa attività, corso serve per accertare l’idoneità fisica della persona la quale, ad esempio, non deve avere deficit gustativi, olfattivi e tattili, tanta è l’importanza del riconoscimento del profumo dell’olio ai fini della sua valutazione.

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La votazione di un camione di olio

Il Gruppo consta di 33 associati, è una “branca” se così si può dire, della Associazione  Accademia dell’Ulivo e dell’Olio dell’Altogarda, si è costituito da circa tre anni, si riunisce il primo martedì di ogni mese presso un ristorante alternativamente scelto fra quelli della Valsugana, Trento, Rovereto e la Busa del Garda. Finalità dell’iniziativa è imparare e tenersi aggiornati sulla materia, nella prospettiva di diventare membri del Panel Test o addirittura Capi Panel Test, cioè membri di quei gruppi ufficiali che vengono invitati a giudicare e ad assegnare i premi agli olii migliori nelle varie manifestazioni del settore. Altra finalità del Gruppo è essere a disposizione dell’Associazione “madre” citata,  per contribuire a realizzare e sostenere manifestazioni ed iniziative del settore da questa promosse. Alla serata, oltre a me era presente un altro “osservatore”, il professor Giovanni Bosco, ingegnere geotecnico all’Università di Trento.

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Una delle tante “schedine metriche” per valutare ogni singolo pregio o difetto del campione assaggiato

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Segretario dl Gruppo è Matteo Pegoretti. La serata è stata gestita da Sergio Costa come segue. sono state distribuite a ciascuno alcune schede preconfezionate sulle quali segnare il giudizio (decimale, v. schedina “metrica”) sulle qualità dei singoli campioni – quattro nell’occasione – portati da alcuni aderenti. Indi si è proceduto all’assaggio, per poi rispondere per alzata di mano alle domande di Sergio. I risultati del giudizio sono stati raccolti da Matteo che li raggruppa e sintetizza attraverso un computer. Soltanto alla fine di ciascuna valutazione, colui che ha portato il campione ne dichiara la provenienza e le qualità dichiarate dal produttore, le modalità di frangitura e periodo di raccolta delle olive.

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L’attività e più rilevante del Gruppo è la partecipazione alla manifestazione “Città dell’olio” organizzata dalla Associazione Nazionale che riunisce le provincie produttrici di olio di oliva. La manifestazione-festa è itinerante, provincia dopo provincia da Nord a Sud del Paese e si conclude nell’Altogarda Trentino. L’ultima è finita nel dicembre 2015. In questo caso, come negli eventi di maggiore importanza, interviene unl Capo Panel Test per la formazione e l’aggiornamento degli assaggiatori (nel dicembre 2015 è intervenuto Gino Celletti di Milano).

Vista la mia comprensibile titubanza nell’esprimere un giudizio scritto, mi è stato suggerito di iniziare dal “profumo”, nel senso che un olio buono profuma, uno non buono “puzza”. E il profumo deve essere essenzialmente erbaceo, salvo diverse sfumature.

Alcuni assaggiatori, infine, erano reduci da un viaggio di istruzione in Spagna, durante il quale hanno visitato oliveti e produttori. La serata si è conclusa con il dono di kiwi a tutti da parte di un associato che non produce solo olive!

Che altro dire se non “grazie!” a tutti questi miei nuovi e vecchi amici? Grazie per l’amore e la passione che riservate al mantenimento della cultura (con la “u”) del nostro Paese. Già, perchè l’ulivo (e ciò che ci dona) è innanzi tutto cultura. Dopo, anche coltura.

Note informative (da Matteo Pegoretti)

  1. L’olio EVO: extravergine di oliva EVO è l’acronimo coniato da Massimo Epifani (dottore agronomo, collabora come docente e consulente con Istituzioni, Università, Enti e Associazioni legate al mondo dell’olio e dell’alimentazione, tra cui la Scuola Nazionale Città dell’Olio) generalmente utilizzato per indicare Extra Vergine di Oliva. Dare maggior importanza all’EVO e differenziarlo dall’olio d’oliva sottolinea la diversità tra i due: l’EVO nasce da frutti sani ed esclusivamente attraverso metodi meccanici in rispetto della tradizione. L’olio d’oliva, invece, è ottenuto dal taglio di oli raffinati (trattato con sostanze chimiche) con olio d’oliva vergine.
  2. Capo Panel Gino Celletti: “ Come assaggiare”
  3. Sito: “Accademia dell’Olivo e dell’Olio”
  4. Corso di idoneità fisiologica per aspiranti assaggiatori di oli vergini di oliva, due edizioni, nel 2008 e nel 2011, molti gli iscritti, quasi tutti (45) sono iscritti alla Camera di Commercio di Trento (Albo Nazionale).
  5. Elenco Nazionale dei Tecnici ed Esperti di Olio di oliva (Trentino)

 

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I CLASSICI LATINI E GRECI A TRENTO …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2016 @ 1:10 pm

Detto altrimenti: …  sotto la guida di Maria Lia Guardini       (post 2250)

"Amore e Psiche", la più bella favole all'interno delle Metamorfosi

“Amore e Psiche”, la  favola più bella  all’interno delle Metamorfosi

Biblioteca Comunale di Trento. Riprendiamo la lettura e i commenti dei classici greci (e latini), sotto la guida della nostra Prof senza puntino, perché Prof è un sostantivo femminile talvolta maschile a seconda dei casi. Riprendiamo dopo le feste, il che ci ha fatto perdere per strada un po’ delle risultanze dei nostri “compiti a casa”: infatti dovevamo finire di leggere commentare le Metamorfosi di Apuleio (v. precedenti post).  E vabbè, la Prof non se la è presa più di tanto. Dovevamo … anzi abbiamo ripreso dall’11° libro, quello che ha messo un po’ in crisi la critica, là dove l’asino inizia a pensare di ritramutarsi un uomo. L’asino che nella religione isiaca rappresenta il dio cattivo che uccide Osiride, l’asino che pè la sintesi di tutte le cupidigie umane che allontanano l’uomo dalla dimensione spirituale.

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Maria Corti (Milano, 7 settembre 1915 – Milano, 22 febbraio 2002) è stata una filologa, critica letteraria, scrittrice e semiologa italiana

Maria Corti (Milano, 7 settembre 1915 – Milano, 22 febbraio 2002) è stata una filologa, critica letteraria, scrittrice e semiologa italiana

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Già, perché (anche) in Apuleio vi sono due filoni: il primo,  che tende a divertire, farcito di novelle (su tre piani: quelle magiche-religiose; le novelle dell’adulterio; la novella del giovane dabbene circuito dalla malafemmina … perché (anche e già ai tempi di) Apuleio vede la corruzione sessuale e l’adulterio come una iniziativa della donna!. Il secondo filone è invece religioso antropologico, un intreccio fra il viaggio fisico e la metamorfosi dell’essere (da uomo ad asino a uomo a sacerdote). Per cui ci si domanda se il primo obiettivo sia stato quello di divertire o di mostrare l’evoluzione dell’uomo. Questo dal lato dell’autore. Ma poi vi è anche il problema della ricezione: chi leggeva l’opera all’epoca? Per chi era stata scritta se pure vi era stato un simile intento? E qui occorrerebbe rifarsi agli studi di Umberto Eco (Appendice al Nome della rosa) come pure le riflessioni di Maria Corti, ma qui il discorso si fa complesso: Eco che riconosce l’esistenza di “idee ossessive” veri e propri nodi antropologici, i quali fanno sì che la letteratura-comunicazione tratti in ogni caso problemi che riguardano tutti. Nel senso – anche – che da un lato l’opera può rispettare l’idea originale dell’autore o anche prendergli la mano via via che è scritta (dal lato del lettore in genere essa viene interpretata significativamente secondo ogni singola cultura e sensibilità, tranne gli scritti della Chiesa, perché si cadrebbe del relativismo tanto deprecato dalle sue alte gerarchie, n.d.r.).

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Un messaggio per chi si lascia ammaliare dal “panem et circenses”: si diventa “somari” e preda dei gatti e delle volpi di turno!

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Da Apuleio a Pinocchio. Metamorfosi anche qui, viaggio anche qui, ravvedimento anche qui. Pinocchio, s’era al tempo che “l’Italia s’è fatta ora facciamo gli Italiani”. Pinocchio che ci mostra la strada della perdizione e del ravvedimento, salvo, alla fine, diventato fanciullo, disprezzare il suo precedente essere burattino (e qui il Collodi è incappato in una caduta di stile!).

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Prossimo appuntamento, fra due settimane, martedì 26 gennaio 2016: tratteremo i Prologhi di Omero, Esiodo, Apollonio Rodio, Virgilio, Tucidide, Erodoto, Polibio, Archimede, Epicuro e quello al Vangelo di Luca (Biblioteca Comunale di Trento, ore 10,00 primo piano, Sala a fianco della sala degli Affreschi. Entrata ed uscita  libere).

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ACCADEMIA DELLE MUSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2016 @ 7:01 am

 Detto altrimenti: la prima dell’anno solare                     (post 2249)

 (entro le sette di mattina, avevo detto, ed ho “sforato” solo di un minuto … perdonerete!)

Buon Anno a tutte e a tutti! Ben ritrovate/i!

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Ieri  eravate  in 270 a leggermi  … mica male! Grazie, mie lettrici e miei lettori!

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Dai … dai che ci conoscete! Sennò andate a navigare sul blog e troverete tutto su di noi! Noi che ieri sera ci siamo ritrovati per la prima riunione dell’anno solare, solare perché quello “accademico” è iniziato l’autunno scorso. Una quarantacinquina … si eravamo circa 45 sui 100 “iscritti”. Scrivo “iscritti” fra virgolette perché il nostro gruppo non ha alcuna formalità di adesione se non il passa parola 1) fra amici conosciuti 2) disposti a esprimere la propria “arte” o comunque le proprie capacità o abilità d’ogni genere e specie: questi sono i due requisiti richiesti per l’ammissione. La nostra sede è la casa della generosissima, attiva, pianista e cantante lirica nostra presidente Cristina.

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Ieri sera. Innanzi tutti gli auguroni ad una coppia di nostri colleghi, giovani sposi, Rosetta e Gianfranco, insieme da 50 anni (8 gennaio 1966 – 8 gennaio 2016)! Auguri, amici!

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E poi … prima parte della serata, musica! Tudor Ampana (Moldavia) alla fisarmonica e Alessandro Boni (Rovereto) mandolino e chitarra, in un brano accompagnati da Cristina al pianoforte. Il programma di sala … non lo riporto nell’ordine, perché innanzi tutto cito i due brani che hanno entusiasmato: Libertango di Piazzolla e il Valzer n.2 e di Sostakovic. Intendiamoci, senza nulla togliere agi altri brani: Arioso di Bach; Serenata di Schubert; Monastero ‘e Santa Chiara di Galdieri.Barberis; Tango pour Claude di Galliano; Oblivou di Piazzolla; Jazztango di Topo-Vezzoli. Chitarra/violino  fisarmonica, su musica armonizzata dagli stessi musicisti, visto ch non esistono partiture oper questo ensamble. Doppio merito, quindi! E alla fine “standig ovation! Grazie, amici! Complimenti e “bravò”.

Intervallo: angolo delle anteprime.

  1. Manifesto NeonatoQuesta sera, ad ore 18 presso il Teatro Zandonai di Rovereto: Stefania Neonato presenta il concerto di domani sera.
  2. Si segnala: urge trovare una seconda auto per recarsi a Rovereto Sala Filarmonica, ore 20,45 al concerto di Stefania Neonato domani sera 13 gennaio: telefonare al sottoscritto 335 5487516! Grazie.
  3. Sabato 23 gennaio, Casa famiglia di Via Borsieri, ore 16,00: Giovanna, Letizia, Cristina e Stefano in “A suon di musical”
  4. Martedì 26 gennaio, Sala della Circoscrizione di Cognola, ore 20,30: il giornalista Marco Politi e Don Marcello Farina: “Francesco e i lupi”.
  5. Mercoledì 27 gennaio ore 20,30, Giornata della Memoria:
    1. Sala del Nuovo Teatro di Villazzano, via Giordano 4, il film “Storia di una ladra di libri” di Brian Percival;
    2. presso Boukique (S. Martino), Alfonso Masi in recital: “Tu passerai per il camino”.
  6. Sabato 6 febbraio, Casa famiglia di Via Borsieri, ore 16,00: Giovanna, Letizia, Cristina e Stefano in “A suon di musical” .

Quindi, intermezzo enogastronomico: già … perché le nostre riunioni non sono né un “prima né un dopo cena” bensì un “durante” (una pausa), con le prelibatezze preparate  ed offerte dalle nostre signore!

WP_20160111_012Alla ripresa: “I clown di corsia” con Adriano “Cerottino”, Francesca “Scintilla” e Serena “Luce” (i cognomi sono ovviamente “d’arte”) . Patrocinati e in parte sostenuti dalla Croce Rossa: si tratta dei rappresentanti di un gruppo di volontari che – vestiti da clown – fanno regolarmente visita ai malati – grandi e piccini – nelle corsie degli ospedali per stabilire una relazione, alleviare le loro sofferenze, ridare loro fiducia nella vita. Ci hanno spiegato il loro modo di operare, senza imporsi, con delicatezza, cercando innanzi tutto di ascoltare l’Altro, di regalare una carezza, senza avere la pretesa di far sorridere, anche se spesso ci riescono in pieno. Per farsi un’idea: le loro “incursioni” bimensili al Santa Chiara durano circa 3-4 ore ognuna e sono arrivate ad essere ammesse anche in sala operatoria, tanto sono d’aiuto a tutti: soprattutto ai pazienti e poi via via, a medici e infermieri che si trovano ad intervenire su soggetti più rilassati.

WP_20160111_016Il gruppo organizza corsi di formazione per operatori nel settore, stante al continua, crescente richiesta dei loro interventi presso ospedali e case di riposo ed anche fuori provincia: emblematico il loro intervento in terra d’Abruzzo subito dopo il terremoto. A conclusione della loro presentazione, ci hanno mostrato alcuni passaggi dei loro “regali” ai bimbi ospiti degli ospedali: un simpatico gioco di prestigio ed alcuni piccoli animaletti il peluche ma così articolati da sembrare veri! Bravi ragazzi!

I prossimi appuntamenti della nostra Accademia? Li trovate sul blog, nel corpo del post della prima riunione dell’Anno Accademico, quello dei primi d’ottobre 2015.

Buona Accademia a tutte e a tutti!

Firmato: il vostro Vicepresidente senior – blogger per passione – VIP (Vecchietto In Pensione) Riccardo

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IERI, DOMENICA …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Gennaio, 2016 @ 7:07 am

Detto altrimenti: dal Trentino di neve al Trentino di acqua ed ai crimini di Colonia        (post 2248)

IMG_3647Eccomi al consueto appuntamento con voi care lettrici e con voi amici lettori. Alla mia tenera età sette ore di sonno per notte sono più che sufficienti e poiché di giorno non sto mai fermo e la sera vado a letto presto, la mattina alle sei sono al computer … a constatare che ieri … ieri, mentre io ero passato dalle nevi del Tonale alle acque del Lago di Garda, voi eravate numerosi a leggere le mie sudate “carte “ (elettroniche), ovvero i miei post. E di questo vi ringrazio, sapete … constatare che ciò che andiamo scribacchiando viene letto è un po’ la benzina del nostro motore di blogger. Grazie!

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L’amico Gianfranco al timone di Whisper

E allora, di che parliamo oggi? Be’ … tanto per cominciale che la fortuna aiuta gli audaci, nel senso che con quelle previsioni del tempo decidere di andare in barca a vela … Ed infatti la fortuna ci ha aiutato, sia con il vento, che non è mancato, sia con il sole che tutto sommato non si è negato del tutto. Ragion per cui ho potuto ospitare un amico che, essendo già un bravo velista su barche grandi, vuole imparare a gestire il mio sbarazzino Fun Whisper. Il Fun (francese: “Formule Un”) è una barca da regata di poco più di sette metri (7,5 lft fuoribordo compreso); dislocamento (peso) 1000 kg; stazza 2,8 tons; deriva 330 kg; randa e genoa, 16 mq; fiocco, 8 mq; spinnaker 40 mq; carena planante.  Ma se andare a “navigare” fra i miei post ne leggerete delle belle sul suo (nostro) conto! Il mio Fun si chiama Whisper, ovvero bisbiglio, sussurro, a significare come scivola via silenzioso anche con poco vento.

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Non siamo selvaggina, anche se fossimo nude!

Ma ora veniamo alle cose serie. la violenza sulle donne a Colonia (De). Ormai si tratta di fatti seriali, come i furti negli appartamenti qui a Trento, i primi assai più gravi dei secondi, ma entrambi molto pericolosi quanto a indicatori di tendenza: la tendenza alla “normalità” del crimine, come fatto ripetitivo, seriale appunto, al quale invece non ci dobbiamo abituare. E la nostra reazione non deve e non può essere solo quella di gridare alla punizione (che pure ci vuole: tempestiva e severa!), ma anche quella di chiederci cosa dobbiamo fare per prevenire simili comportamenti.

A questo punto mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori una sottolineatura: di fatto noi – purtroppo – ci stiamo scandalizzando troppo poco – e quasi per nulla reagendo –  di fronte ad altre diverse serie di crimini “formali e/o sostanziali”:: quelli della “diffusa corruzione”, dei “grandi furti”, delle “grandi evasioni”, delle “intollerabilii ingiustizie sociali”, delle “inique eccezioni di legge”. Ecco, purtroppo siamo già “assuefatti all’assuefazione” e quindi a maggior ragione siamo esposti al rischio di questo nuovo micidiale tipo di mancanza di adeguata reazione.

Già, perchè i crimini di Colonia offendono tutti noi, ciascuno di noi: sono una prepotenza, una violenza doppiamente inaccettabile: doppiamente perché sono immorali ed anche amorali, nel senso che tendono ad insistere – cioè ad auto giustificarsi –  su una auto approvazione: è lecito e legale che io faccia ciò che non mi è impedito con la forza.

Se le leggi scritte sono inefficaci – ovvero, se non sortiscono l’obiettivo che si prefiggono, e a Colonia non hanno saputo evitare le aggressioni –  si instaura una nuova, perversa  legge: è legge la previsione di ciò che riuscirò a fare io con la mia forza o le forze dell’ordine con la loro forza: forza contro forza).

Ma quale è allora la forza che noi dobbiamo usare contro questi crimini? Quella di prevenirli con comportamenti moralmente rigorosi in ogni campo (economico, finanziario, fiscale, sociale) in modo che questi “nuovi” ( e “vecchi”!) crimini siano automaticamente individuati come l’eccezione che va (comunque, sin d’ora, a prescindere!) punita con assoluta tempestività e massima durezza: tolleranza zero.

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INTRAPRENDENZA TONALE DUE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Gennaio, 2016 @ 6:00 pm

Detto altrimenti: a seguito del post del 2 aprile 2015 “Intraprendenza Tonale” http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=36614   (post 2247)

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Ora  si sale  in cabinovia!

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Oggi sono andato a sciare al Passo del Tonale (+ Ponte di Legno), per vedere la nuova telecabina che sale fino ai 3000 metri. Tonale, il primo amore non si scorda mai: già, perché la Carosello Tonale Spa  l’ho inventata (nel nome)  e costituita io, tanti anni fa: si legga il post “La mia ISA” del 4 luglio 2012  http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=6095. Ora, essendomene occupato da manager, ancora oggi che mi ci reco da sciatore, mi “scappa di fare il manager”! Vorrete quindi scusare un VIP, Vecchietto In Pensione, qual io sono! Tuttavia un chiarimento: la prima sistemazione dell’area (creazione della attuale Carosello Tonale) è stata tutta farina (anzi … neve!) del mio sacco. Quanto invece scrivo qui in appresso è solo il mio tentativo di esporre razionalmente quanto viene ragionato e proposto da persone del luogo, assai esperte: imprenditori alberghieri-maestri di sci- preparatori di campioni del mondo-programmatori di stazioni sciistiche con esperienze internazionali quali consulenti e manager del settore.

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cartello_presena_sl(1)Tonale? Trentino! Tra le tante, due Valli: le Valli di  Sole e di Pejo. Due impianti funiviari di risalita che arrivano a 3000 metri. il primo è stato quello di Pejo, di cui parlerò in coda al post. Il secondo (solo) in ordine di tempo, quello che parte dal Passo del Tonale e che fino all’anno scorso, grazie al contributo di una seggiovia e di uno sklift,  arrivava sul ghiacciaio Presena “solo” a quota 2970. Oggi la risalita dal Tonale al ghiaccio è così servita:

  1. prima cabinovia: dal Passo del Tonale (1850 m.) al Passo Paradiso (2550 m.) – Pista da discesa: nera
  2. seconda cabinovia:
    1. da 2550 m. sino alla stazione intermedia (2750 m) – Adatta a campo scuola;
    2. dai 2750 m. della stazione intermedia in vetta (3000 m.) – Pista nera da completarsi con una variante rossa.
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La vista dai 3000 metri!

All’arrivo ai 3000 metri siete ai piedi dell’ultimo strappetto che conduce, con breve scarpinata  alla Cima Presena (m. 3068 – Fare molta, molta attenzione se c’è ghiaccio! Gli scarponi da sci che avete ai piedi non sono certo adatti a risalire pendii di ghiaccio e rocce!). Il panorama che si apre al vostro sguardo è splendido!  La Carosello Tonale ha fatto un investimento di circa 15 milioni di euro per realizzare la seconda cabinovia. Ora si tratta di “mettere a sistema!” l’intera zona. Per comprendere quanto segue, molto meglio se prima leggete in ordine cronologico  i due post sopra citati. Tuttavia in parte qui io mi ripeterò per comodità del lettore.

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Da qui dovrà partire la nuova variante rossa di cui in appresso

L’area Tonale-Ponte di Legno è gestita da società trentine e da società bresciane. Ciò che occorre è la fusione delle due principali società (la trentina Carosello Tonale e la bresciana SIRT). Ciò comporterebbe soprattutto la programmazione coordinata ed economica degli investimenti, evitandosi una concorrenza che farebbe male a tutti. Le diversità delle due società le ho descritte nei post citati. Oggi la bresciana SIRT vanta un incasso annuo extra impianti di risalita di circa 2 milioni di euro che le deriva dalla gestione di tre centraline idroelettriche. Ponte di Legno inoltre ha un numero di posti letto molto maggiore della disponibilità della zona trentina del passo. Il Trentino ha l’avviamento del proprio nome, la quota 3000 e le tante piste in quota e al sole.

Alla luce di ciò, gli interventi di razionalizzazione, previa  fusione delle due società nella nuova “Carosello 3000 Tonale – Ponte di Legno SpA”, potrebbero essere i seguenti:

  1. sul ghiacciaio: tratta 2a): realizzare pista da campo scuola, molto ampia e con larghezza minima 30 m.;
  2. tratta 2b): realizzare variante rossa;
  3. tratta 2a) e 2b): attrezzare con impianto di innevamento programmato.

Ciò consentirebbe di potere aprire la stagione al 1 novembre e di esaltarne l’utilizzo a fine stagione sciistica, migliorando l’immagine del comprensorio e il conto economico della gestione (il ghiacciaio Presena va attrezzato per quello che è la sua mission istituzionale: anticipare e allungare la stagione!)

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    Più o meno, da qui verso destra, nuova variante verso la stazione intermedia della cabinovia bresciana

    potenziare la cabinovia (oggi bresciana) che sale da Ponte di Legno al Passo del Tonale;

  2. tracciare una nuova pista di discesa (variante nella foto) che dagli impianti (oggi trentini) del Bleis conduca alla stazione intermedia della cabinovia che sale da Ponte di Legno;
  3. collegare i sovrastanti impianti del Bleis agli impianti della Val Albiolo, creando un nuovo carosello nel carosello;
  4. dotare la zona della Val Albiolo e dell’impianto “Alpino” di due laghetti per la raccolta dell’acqua necessaria all’innevamento artificiale;
  5. dotare la zona adiacente alla stazione intermedia della cabinovia (oggi bresciana) di servizi e attrezzature alberghiere, magari riattando alcune vecchie costruzioni oggi abbandonate.
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La ciclabile a Ponte di Legno alla fine della scorsa stagione sciistica

Questo per l’inverno. E per l’estate? E’ in fase di ultimazione la pista ciclabile che dal Passo del Tonale si congiungerà a Fucine (bivio ciclabile per Pejo già esistente!) in Val di Sole con la ciclabile che arriva da Mostizzolo, con una discesa di circa 15 km, un dislivello di circa 1000 metri che si salderà alla ciclabile già esistente che arriva da Mostizzolo di ulteriori km 35. Totale 50 km! La stessa cosa si potrebbe realizzare dal Tonale a Ponte di Legno, e collegarsi quindi alla ciclabile già esistente Ponte di Legno-Cogolo, per altrettanti 50 km circa! Senza contare le numerose piste in quota per mountain bike, sull’esempio dell’Austria (si veda il post Trentino Bikeland del 30 ottobre 2014) http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?s=trentino+bikeland.

thYTCTCGDLE Pejo? Pejo deve essere messa in grado dalla Provincia Autonoma di Trento (quanto alle concessioni) e dalla collaborazione pubblico-provata (quanto agli investimenti) di dotare le piste, prolungate fino a Pejo fonti (m. 1500), di impianto di innevamento artificiale e di realizzare un rifugio in quota. Ciò le consentirà di avviare la stagione invernale il 1 dicembre. Quanto alle biciclette, vale quanto scritto per il Tonale, stante il collegamento ciclabile già esistente fra la Valle di Peio e la Val di Sole.

E allora … ecco a voi  il Trentino SkiLand e BikeLand!

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LA CINA È VICINA O LONTANA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Gennaio, 2016 @ 8:32 pm

Detto altrimenti: rileggete il post dell’8 febbraio 2013 (“Le crisi economiche degli ultimi 150 anni”) e il post di due numeri dopo.                                            (post 2246)

Mi sono regalato un piumino nuovo: dice … “Fabbricato a Bassano del Grappa” ma nessuna etichetta lo attesta ed allora … che sia cinese?

thH2P6OR6KLa Cina è vicina quando ci invade con i suoi prodotti. La Cina è lontana quando la sua borsa crolla: lontana, nel senso che l’opinione pubblica non si allarma abbastanza. E fa male. Fa male perché i cinesi sono azionisti di maggioranza di moltissime aziende mondiali in genere ed italiane in ispecie. Fa male perché molto nostri imprenditori hanno “delocalizzato” in Cina. Fa male perché la Cina detiene una buona parte del debito pubblico USA. Fa male perchè … etc.

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La Cina. Un territorio enorme, una popolazione numerosissima, una grande forza lavoro, un grande mercato, poco rispetto dei diritti soprattutto dei “lavoratori umani”.

La Cina. Crescita a due cifre, tutti investono: acquistano azoni e le rivendono dopo pochi giorni  realizzando forti utili. Tutti imparano il gioco fino a quando si scopre che si tratta di una bolla finanziaria che può  scoppiare. Ed è scoppiata, iniziando dal mercato immobiliare.

Un segnale che le cose non vanno? Che la finanza sta ubriacando l’economia reale? Semplice: quando in un anno la stessa azione rivenduta “n” volte ha generato un utile complessivamente superiore alla crescita dell’economia reale, vuol dire che la finanza ha drogato l’economia e che prima o poi molti resteranno con il cerino in mano e si bruceranno le dita. Ma tant’è …

La lezione della storia non serve a nulla. Rileggete come scoppiò la grande crisi a Vienna nel post citato. In quel caso la bolla fui “ferroviaria”. Leggete … leggete … quei post citati, gente!

Ma allora, la Cina è vicina o no? Che ne dite, care lettrici e stimati lettori?

E domani … Buona Epifania a tutte e a tutti!

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Nel frattempo oggi avete visitato i miei post in 336 e di ciò vi ringrazio! Insomma, stavate  superando il vostro stesso  record del 16 dicembre (346 visite) e ci siete quasi riusciti …

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ARCTIC-CYCLER.COM

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Gennaio, 2016 @ 8:27 am

Detto altrimenti: dall’Olanda in Australia in bicicletta         (post 2245)

Eppure è vero. Circa due anni fa stavo sorseggiando un caffè al bicigrill di Nomi, 17 km a sud di Trento (vedi post relativo). Arriva Alessandro Zorat, amico dell’amico che stava con me (GiovannI Soncini). Alessandro è a sua volta  in compagnia di un tale (Mattiew). Il “tale” era di passaggio: stava arrivando (in bicicletta!) dall’Olanda ed era diretto in … Australia! (cliccale “Australia” e leggete i post dl 7 novembre 2014 e 2 marzo 2015).

Direte: piano piano … se po’ fa’ .. Eh no, cari miei! Piano piano un corno! L’amico usa una biciclettona da trasporto: quattro borsoni tenda da campeggio compresa, arriva a fare anche 220 km in un sol giorno e a scalare passi fino a 4500 metri! E poi, in Asia, in Cina … deserti, caldo, neve … di tutto! Ora è in Cina, in 237 giorni di pedale ha superato i 20.000 km.!

Le sensazioni che provo io nel leggerlo? Ammirazione per il coraggio e la forza fisica e d’animo che dimostra: pedalare e pernottare (spesso in tenda) da solo, in mezzo a deserti, a montagne sconosciute, senza alcuna assistenza d’appoggio programmata … non è da tutti. E come se non bastasse, ogni sera mettere on line il resoconto e le foto del giorno! Poi la ricompensa: luoghi incantevoli, ameni, culture diverse, la gente che lo accoglie con simpatia, i rari compagni di viaggio a pedali, etc.. Insomma, un mito di ammirazione e invidia …

Se volete seguire Mattew,  entrate in www.arctic-cycler.com. Dopo ne riparliamo!

 

 

 

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AUTONOMIA E RAPPRESENTANZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Gennaio, 2016 @ 7:47 am

Detto altrimenti: dentro le due Parole        (post 2244)

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“No taxation without representation”, nessuna tassa può essere imposta a carico di chi non sia rappresentato politicamente: così stabilirono nel 1755 le prime 13 colonie “ribelli” USA contro la ex madrepatria GB. A me piace proporre alle lettrici ed ai lettori una interpretazione estensiva del principio: nessuna legge può essere imposta a chi non abbia contribuito alla sua nascita attraverso una ininterrotta catena della rappresentanza popolare.

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Intendiamoci: il mio non è un invito all’anarchia, ma solo il riferimento ad un processo mentale che ho “copiato” dal filosofo del diritto Hans Kelsen (nato a Praga nel 1881, naturalizzato austriaco), il quale affermava: “Per verificare un concetto, estremizzatene le conseguenze, salvo poi ricondurlo al suo significato originario” (cito fra virgolette ma a memoria: Kelsen mi scuserà!).

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Orbene, la differenza fra le regioni a Statuto Ordinario e la nostra a Statuto Speciale sta (anche) in questo: a livello statale la catena della rappresentanza si è se non interrotta almeno certamente indebolita, nel senso che il messaggio originario che lancia l’elettore (il voto), strada facendo viene modificato e quello che arriva (ovvero: la legge che ne deriva) spesso è assai difforme dall’input che lo ha originato. Ciò è dovuto a molti fattori: al sistema delle coalizioni a composizione variabile (che vivono di compromessi); al voto segreto; all’assenza del vincolo di mandato; ai premi di maggioranza, ai quorum, etc..

Accade un po’ come nel gioco infantile del “telefono”: il primo bimbo sussurra all’orecchio del secondo una parola, il secondo cerca di ripeterla al terzo e così via. L’ultimo della fila dice a tutti quale parola gli è arrivata ed essa assai spesso è totalmente diversa da quella originaria!

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Qui da noi questi fenomeni (a mio avviso distorsivi) possono anche esistere, ma la loro portata è molto, molto diluita se non altro dal “fatto dimensionale”. Infatti la limitata dimensione territoriale – è innanzi tutto un fatto fisico – fa sì che tu il “tuo” assessore, il “tuo” consigliere, il “tuo” presidente tu lo possa incontrare al bar, per strada, in molte altre occasioni, per cui puoi reclamare anche di persona il rispetto il tuo singolo, specifico  mandato (voto). Inoltre a spazi brevi corrispondono tempi brevi fra l’azione politica e i suoi effetti, per cui  la responsabilità dell’azione politica più difficilmente si “perde per strada” non potendosi diluire e nascondersi dietro i molteplici veli della serie degli anelli della catena della rappresentanza, altrove costituitì, ognuno, più spesso da “potere o responsabilità“, e solo assai più raramente da “potere unito alla responsabilità“.

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E poi c’è il principio di sussidiarietà! Che non vuol dire che occorre dare sussidi a chi ne ha bisogno, ma che “non faccia l’organo superiore ciò che può fare l’organo inferiore”. Questo principio, ove rispettato, sarebbe il migliore motore della crescita sociale e politica di ogni sistema, ed anche, lasciatelo dire ad un uomo “di azienda” qual io sono, anche di ogni SpA, nel senso che favorirebbe la crescita professionale e la responsabile autonomia ogni collaboratore, così come in politica favorisce la maturazione ed il grado della responsabile consapevolezza e del civile  auto coinvolgimento di ogni cittadino, condotto ad esercitare il suo diritto-dovere di assumere la responsabilità delle proprie decisioni.

Traduciamo: non faccia l’Europa ciò che possono fare i singoli Stati; né gli Stati ciò che possono fare le Euroregioni e via via così nei riguardi delle Regioni, delle Provincie, delle Comunità di Valle, dei Comuni, dei singoli cittadini. Anche dei cittadini … già, perché esiste anche il diritto dei privati, ovvero quella serie di norme comportamentali che i singoli dovrebbero/potrebbero autonomamente porsi, adottare rispettare senza bisogno di alcuna statuizione di legge da parte di un organo superiore. Ma questa è un’altra storia … di civiltà prima che politica.

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