FRATELLI D’ITALIA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Luglio, 2014 @ 9:03 am

Detto altrimenti: magari! Utinam an, magari fosse vero, ve lo dico anche in latino! (post 1615)

Fratelli. In una famiglia. Se uno continua ad arricchirsi e l’altro non arriva a fine mese, il primo cede un po’ di ricchezza al secondo.

Ma in Italia non succede così. Il ricco è sempre più ricco e il povero fa … il suo dovere: diventa sempre più povero. Mappoi (mappoi) ci sono gli altri, gli esenti, i derogati, quelli che le gestioni separate, quelli che i diritti acquisiti.

Diritti acquisiti? Io mi chiedo: chi ha inventato questa categoria, si è però dimenticato di ricomprendervi quelli sanciti dalla nostra Costituzione: il diritto al lavoro, alla famiglia, alla dignità … Hai visto mai che questi ultimi non siano prioritari sugli altri, cioè su quelli già censiti ….

E invece, ci capitano tutte addosso le disgrazie impreviste ma prevedibili, la pianificazione per le prossime elezioni e non per le prossime generazioni (Degasperi si rivolterà nella tomba!), le alluvioni del Nuovo Clima Tropicale … e noi? Noi comperiamo gli F 35; registriamo uno scandalo al giorno (che leva il precedente di torno); abbiamo una pressione fiscale del 53% (la quale pressione grava naturalmente solo su chi le tasse le paga): etc. etc…

Come uscirne? A mio avviso il primo problema è il problema antropologico: il paese è mio, io sono un suo “azionista”, io devo e voglio capire ciò che succede e quindi giudicare e poter agire di conseguenza. Subito dopo, anzi, insieme, il problema morale. Il terzo problema? Il ritardo nel costituire gli Stati Uniti d’Europa. Se non risolviamo questi tre problemi, sarà dura … molto dura uscirne.

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PALESTINA: LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Luglio, 2014 @ 6:45 am

 (vedi anche mio post del 8 luglio 2014)

Detto altrimenti: non si può retare indifferenti. Non ci stiamo indignando abbastanza di fronte a queste “morti di serie “B”. Già, perché vi sono moti di seria “A” (olocausto) e morti di serie “B”: la strage degli Armeni, quella degli Indiani e degli Indios d’America, le continue stragi africane, la strage palestinese, quelle degli immigrati affogati nel Mare Nostrum, le stragi per fame e malattie nel mondo … (post 1614)

th7N98A9YYPalestina. Non sono antisemita, sia per una convinzione morale sia se non altro anche perché non si può essere “anti-“ una cosa che non esiste, cioè la “razza ebraica”, in quanto la razza umana è una sola: quella umana, appunto, ed io non sono ovviamente contro la mia stessa razza.

Non sono contro l’ebraismo se non altro anche perché io non sono contro alcuna religione.

Sono contro la guerra e le stragi, soprattutto se si tratta di stragi di innocenti.

ZOM1[1].

Dice: ma anche gli USA bombardavano le città tedesche pur di accelerare la fine della guerra. Sì, dico io, ma il tempo matura inutilmente? La cultura della guerra, del colonialismo sono – o almeno dovrebbero essere – cose del passato. Il colonialismo? Per certi aspetti la creazione dello Stato di Israele  a danno dei palestinesi rappresenta un episodio di colonialismo permanente, stante il continuo espandersi degli insediamenti dei coloni israeliani. Suggerisco la lettura di un libro: “Con il vento nei capelli – Una Palestinese racconta” di Salwa Salem (giunti Editore). Poi ne riparliamo. E adesso copiamo un po’ da un altro blog trovato in internet …

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 Inizia

 I Palestinesi possono morire tutti

 10 morti – Non posso parlare del conflitto Israelo-palestinese. Non ne so abbastanza.

 40 morti – Posso parlare, però, dell’opinione pubblica italiana, nella quale sono immerso da lungo tempo.

64 morti – Non parlerò, però, delle fazioni tifose, che puntualmente saltano fuori in mancanza di altre competizioni che consentano loro di schierarsi da qualche parte. Non credo sia necessario spendere parole per chi difende Israele in nome del suo status di democrazia persa nel mondo brutto e cattivo dell’Islam o per chi indossa una kefiah e solidarizza con un fronte armato a vocazione religiosa di cui in realtà non condivide (e non sa) quasi nulla. Considero queste posizioni ugualmente cretine e dei cretini non parlo.

115 morti – Parlo più volentieri di una terza categoria. Gli osservatori. I politologi da toilette, quelli che seduti sulla tazza sfogliano l’Espresso, Limes, il Corano (comprato il giorno prima perché avere in casa solo la Bibbia, in questa fase, li faceva sentire sporchi dentro) e dopo aver azionato lo sciacquone escono dal bagno nella sardonica e amara consapevolezza d’essersi affrancati dalla litigiosa superficialità del mondo.

120 morti – Li chiameremo “accademici”. Gli accademici non parteggiano. Scuotono la testa perché sanno che la loro preziosa visione delle cose, basata su un approfondito esame della posta in gioco, è minoritaria per definizione. Cosa sanno realmente del Medio-Oriente? Praticamente nulla, in realtà. Ma si stanno documentando e, scambiando i mezzi con il fine, eleggono il documentarsi a obiettivo primario della civiltà.

140 morti – È un vero peccato che Palestinesi e Israeliani, dopo tutto, non si fermino un momento per andare al bagno e documentarsi un po’ su loro stessi.

 150 morti – Ovviamente gli accademici parlano malvolentieri dei morti, perché fare retorica sul dolore non sarebbe degno.

160 morti – E allora parte il pippone solonico su quanto sia facile tifare per questo o per quello e su quanto invece sia più difficile, ma doveroso, comprendere le ragioni profonde che stanno dietro a quel conflitto. A questo punto il fiume si sta già ingrossando ma la piena arriva in fretta: la geopolitica, gli USA, i califfati, le primavere arabe, il Mossad, la Russia, la crisi Siriana, lo scenario iraniano in veloce mutamento, e la Giordania? Oh ma la Giordania?, la Bibbia, il Corano, Hamas, il Likud, l’Olocausto, la guerra dei sei giorni, il Sionismo, la diaspora, la fuga dall’Egitto, Mosè, il ruolo perduto dell’Italia nell’area mediterranea, ti ricordi Craxi e la crisi di Sigonella?, D’Alema che dopo tutto, Andreotti che con Arafat si andava via che era una meraviglia, e spiace – alla fine – non trovare un’ultima rubrica che metta in evidenza come il regime alimentare osservato dalle due fazioni non aiuti a fornire al cervello le giuste vitamine per attivare l’enzima della pace.

230 morti – Facile dire no alla guerra. Facile condannare Israele. Facile gettare fango su Hamas. Per carità. L’accademico – se solo gli prospettate una di queste cose – se ne ritrae schifato che manco un gelato alla cacca e torna subito a leggere qualcosa sugli sport praticati nel tempo libero dagli arabi israeliani, un aspetto della vicenda che in questo clima da stadio rischiava di passare sotto silenzio e che invece è ovviamente fondamentale per capire di cosa stiamo parlando. E giù letture. Alla fine bisogna ricorrere al Guttalax per avere di che chiudersi in bagno senza destare sospetti. L’unica voce di spesa che supera quella delle riviste specializzate, in questa fase, è quella per la carta igienica.

250 morti – Ora, volete mettere in crisi un accademico? Chiedetegli una priorità. Andate lì e gli dite: “Tesoro, senti, puoi uscire un attimo dal bagno? Allora, qua ormai siamo a 300 morti. Ho capito che ancora non abbiamo analizzato il DNA dei capelli trovati sulle spiagge di Gaza, ma fra tutte le questioni che sollevi con tanta ponderazione ti dispiacerebbe indicarmi una priorità? Ti dispiacerebbe dirmi qual è, secondo te, la cosa che va fatta per prima?”

302 morti – La priorità è piuttosto facile da individuare: interrompere il massacro, evitare che il numero dei morti aumenti. E visto che quei morti sono al 98% palestinesi, la priorità è fermare Israele. Punto. Non perché si debba tifare per Hamas ma perché i morti li fa Israele. Priorità, appunto. Facile metterla così, dirà l’accademico, ormai sommerso dai suoi approfondimenti e costretto, in emergenza, ad usarne alcuni come carta igienica.

340 morti – Magari fosse facile metterla così. Non è facile per niente. Anche il Papa – che non ha un elettorato davanti al quale farsela sotto – si limita a dichiarazioni generiche, cose del tipo: basta alle violenze e no alle cose brutte. Nessuno fra quelli che contano qualcosa, in Europa e tanto meno negli Usa, si azzarda a chiedere che Israele sospenda l’eccidio. Tutti quanti sappiamo che si tratta di questo: un eccidio, un genocidio, uno sterminio scientifico e programmato. Al massimo, tuttavia, capeggiati dalla nostra tribù di accademici, siamo disposti a manifestare amarezza per la tragedia umana (stando ben attenti a non darle colore o identità), salvo poi tirare i remi in barca quando si tratterebbe di individuare i responsabili e mandare loro un messaggio chiaro. Perché?

350 morti – A questa domanda, per piacere, non fate rispondere l’accademico che dentro di voi si passa la mano sotto il mento. Chiudete il saggio sulla crisi armena e sulla latitanza diplomatica della Turchia e ammettete a voi stessi una cosa. Ammettete a voi stessi quello che nessuno dice. Quello che non si può dire. E cioè che alla fine, a noi, noi italiani europei occidentali americani atlantici come ci pare, a noi insomma, va bene così. Ammettete a voi stessi che sotto sotto, fra le pieghe di un inconscio collettivo nemmeno troppo inconscio, il nostro cuore batte forte per i missili che con tanto eroismo si schiantano su Gaza, facendo piazza pulita di morettini dall’aria poco raccomandabile, grandi o piccini che siano. Ammettete a voi stessi che Israele campeggia nel vostro immaginario, anzitutto, come avamposto occidentale nella terra del burqa, un avamposto a cui tutto è concesso perché tutto ciò che l’attornia appartiene a un modello di civiltà che non è il nostro e di cui, in fondo, non ci può fregare di meno. Ammettete a voi stessi, a voi stessi accademici, a voi stessi osservatori, a voi stessi teorici da toilette, a voi stessi geopolitologi in botta di guttalax, ammettete a voi stessi che i Palestinesi possono morire tutti, dal primo all’ultimo.

370 morti – Ammettete a voi stessi che l’attitudine a questo patologico e compulsivo approfondimento è un modo per prendere tempo e consentire alla tragedia di consumarsi come meglio crede. Nella peggiore delle ipotesi, in fondo, sarete colti a studiare e nessuno potrà accusarvi di nulla. Ammettetelo. E provate a pensare, per averne la riprova, a che reazione avreste se la situazione fosse a parti invertite, con Hamas che massacra gli Israeliani con bombardamenti a tappeto e incursioni di terra. Le navi di mezzo mondo sarebbero schierate davanti a quelle coste a spolverare i Palestinesi dalla faccia della Terra, e col cavolo che perdereste tutto questo tempo a documentarvi, ad approfondire e a nascondervi dietro le clamorose foglie di fico di cui in questi giorni amate addobbarvi. Saremmo tutti ebrei, altro che Kennedy che fa il berlinese. Perché i morti non sono tutti uguali. E i loro, i morti di quelli lì, non contano niente. Ammettetelo, su. Per questo possiamo perdere tempo a fare gli accademici. Per questo rinunciamo a darci una priorità.

 400, 450, 480 morti – Fate un favore a voi stessi. Ammettetelo e finitela di prendervi in giro. L’unica cosa peggiore di un crimine è l’incapacità, sottoscrivendolo, di averne il coraggio e la faccia.

 1300 morti – “Fatti loro“: il riassunto dei vostri studi, fondamentalmente, è questo.

 Finisce

 

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STALLI SOSTA EX BIANCHI VIALE TRIESTE -PRO MEMORIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Luglio, 2014 @ 6:41 pm

Detto altrimenti: post di documentazione sul grado di “disoccupazione” gli stalli bianchi di Viale Trieste, “privatizzati”.  (post 1613)

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Si veda il post del 20 giugno 2014, Oggi, mercoledì 30 luglio 2014,  alle ore 17,00, dei 20 stalli ex bianchi “privatizzati” in cima al Viale Trieste, lungo il torrente Fersina. ne risultano occupati uno da un’auto con contrassegno della Polizia Locale e tre da auto private senza contrassegno. Questo è il grado di “disoccupazione” usuale. Ma allora, perché sono stati sottratti all’uso pubblico e non rimpiazzati dal Comune? Dice … stiamo studiando una soluzione ….

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Sopra la cascata d’acqua …

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Poco più a valle, i fiori sui ponti del torrente Fersina. Bellissimi, Ottima iniziativa, questa, del Comune …

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HEIMAT, COMUNITA’ DI VALLE E TERRE ALTE (HIGHLANDS)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Luglio, 2014 @ 11:11 am

Detto altrimenti: heimat … heim … home … casa … (Es.: Bergamo … Berg-heim, la casa in montagna, Bergano Alta),  luogo ove si hanno radici … (post 1612)

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“Io, la mia patria or e’ dove si vive” scrive il Pascoli nella sua bella “Romagna”. L’altro giorno su un giornale locale (locale, siamo a Trento–blog!) ho letto un interessante intervento sulla distinzione fra heimat e nazionalità. Oggi, sullo stesso giornale, leggo osservazioni sull’heimat in risposta alla bocciatura delle Comunità di Valle fatta dal Consiglio di Stato, che rimanda il tutto alla Corte Costituzionale a meno che nel frattempo non intervenga la “sanatoria” della riforma provinciale in corso.

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La mia “heimat”? Ve la indicherò alla fine del post. Vi anticipo intanto dove ho vissuto i miei 70 anni (elencati in ordine di durata decrescente): 27, Genova – 25, Trento – 8, Monza – 5, Torino –  5, fra Pisa, Carrara, Biella, Reggio Emilia. Totale 70, i conti tornano, controllate pure …   

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Heimat, non necessariamente il posto nel quale si è nati, ma quello in cui si hanno o si son messe le radici, quello del quale si percepisce l’appartenenza, indipendentemente dallo Stato o nazione al quale quel luogo, e non noi stessi, appartiene. Ad esempio, l’heimat trentino-tirolese connota un comune senso di appartenenza transfrontaliero.

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 Ma veniamo alle Comunità di Valle.

A)     La critica (di presunta incostituzionalità) del Consiglio di Stato è la seguente:

  1. L’elezione diretta da parte dei cittadini della parte preminente delle loro Assemblee ne fanno un organo istituzionale non previsto dalla Costituzione e dallo Statuto di Autonomia.
  2. La modifica (rectius, diminuzione) dei poteri dei Comuni spetta alla Regione e non alla Provincia.
  3. Le Comunità di Valle si giustificherebbero solo se fossero espressione diretta ed esclusiva dei Comuni

B)      Chi le ha fatte nascere oggi le spiega così: le CDV dovevano

  1. smagrire l’elefantiasi della provincia;
  2. organizzare e razionalizzare la rete storicamente molto frazionata delle aggregazioni comunai;
  3. dare alle Valli il loro senso di soggettività e di appartenenza (heimat);
  4. organizzare unitariamente servizi di tipo amministrativo, a minor costo.

 Io mi permetto di osservare che a tutto questo problema di “organizzazione istituzionale” fa da contrappeso l’altro ben più rilevante  di “quale modello di sviluppo vogliamo/dobbiamo per il nostro Trentino”. Ma questa è un’altra storia …

Piuttosto mi permetto qui, gentili lettrici e cortesi lettori, di sottoporre alla vostra attenzione due mie considerazioni, per poi soffermarmi solo sulla seconda di esse:

  • In numerosi precedenti miei articoli (post) io insistevo a che le CDV fossero gestite dai Sindaci;
  • perché io, nato a Genova, parlo del “nostro” e cioè anche “mio” Trentino?
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Wherever I wander, wherever I rove,  the hills of my Genoa for ever I love (1)

Ed allora parliamone di questa heimat! Qual è la mia? Quella trentina. Ma, dice, tradisci le tue origini? No, ragazzi, si può amare sempre di più una realtà senza peraltro smettere di amarne anche un’altra. Comunque, avrete capito che la finalissima della corsa alla titolarità dell’heimat si è giocata fra Genova e Trento. E ha vinto Trento. Perché? Perché gli anni genovesi, i primi della mia vita, sono stati vissuti tutto sommato superficialmente se paragonati agli (attuali) anni trentini. Mi spiego. Dopoguerra, due genitori impiegati statali, si cresce, ci si pongono meno problemi di oggi. Il lavoro? Si trovava. La casa in affitto? Anche. La scuola, l’università … canoni classici, molto classici, forse troppo classici per stimolare le riflessioni e le considerazioni delle quali invece oggi mi arricchiscono la più avanzata età ed il maggior coinvolgimento sociale, sul lavoro e culturale che ho maturato a Trento. Dal che è nato un vero e proprio senso di appartenenza,  heimat appunto. Anche perché i miei genitori, siciliana mamma, toscano il babbo, si sono conosciuti e fidanzati a Bolzano! E poi, mia figlia mi ha fatto diventare nonno qui a Trento!

Heimat, senso di appartenenza, aspetto antropologico del vivere umano: questa terra appartiene a me, io appartengo a questa terra. Era questo uno degli obiettivi che indusse a far nascere le CDV. Ed ecco chiuso il cerchio fra la mia vicenda personale e quella delle CDV.

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Sopracornola. Sullo sfondo il “primo” Adda che esce dal Lago di Como, a Lecco

Proseguo. Recentemente mi sono recato nel lecchese (ex bergamasco) per visitare alcuni luoghi della prima infanzia di mia moglie (v. relativo post “Alla ricerca del tempo … passato” del 12 luglio scorso). La sensazione che ne ho tratto e che solo nei paesini di montagna si percepisca l’heimat, mentre nelle città e nei paesi del fondovalle questa “possibilità di percezione” non esista: infatti a valle, un paese è addossato all’altro senza soluzione di continuità, senza una sua particolare specifica connotazione o diversa storia … insomma, queste sono solo mie impressioni, probabilmente  errate, ma sta di fatto che alcune persone della frazione più piccola che abbiamo visitato (Sopracornola) , persone “dotate di heimat”, hanno scovato il mio post, ci hanno contattato etc.. Dalle città e dai paesi del fondovalle, nulla. Sarà una combinazione, ma a me piace interpretarla e spendermela così.

Termino. Heimat, senso di appartenenza, aspetto e problema antropologico. Quando tutti, in Europa, conquisteremo e vivremo il senso di appartenenza al territorio (quartiere, città, provincia, regione, euroregione, stato, Stati Uniti d’Europa), allora le cose andranno meglio per tutti sotto ogni profilo ed in ogni ambito territoriale.

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(1) da un verso di Robert Burns (1759 – 1796), tratto dalla poesia “The Highlands”: “Wherever I wander, wherever I rove / The Hills of the Highlands for ever I love”. Ora, se alla parola Highlands sostituisco il termine Trentino e traduco (quasi letteralmente) il tutto in italiano, questa potrebbe essere la poesia di un esule trentino e suonerebbe press’ a poco così:

Trentino

Il mio cuore è in Trentino, il mio cuore … non  qui,

il mio cuore è in Trentino, a caccia di cervi.

A caccia di  cervi, inseguendo il capriolo,

il mio cuore è in Trentino ovunque sarò.

Addio al Trentino, addio al mio Nord,

ove nasce il  valore e la dignità!

Dovunque mi rechi, dovunque sarò,

i tuoi monti, Trentino, per sempre amerò.

Addio  monti dall’alto mantello di neve;

addio  al Tirolo di verdi vallate;

addio boschi e scoscese foreste,

addio  tuoni di acque impetuose e ruscelli.

Il mio cuore è in Trentino, il mio cuore … non  qui,

il mio cuore è in Trentino, a caccia di cervi.

A caccia di  cervi, inseguendo il capriolo,

il mio cuore è in Trentino ovunque sarò.

The Highlands, le Terre Alte della Scozia, ma anche noi qui in Trentino abbiamo le nostre Terre Alte, recentemente oggetto, fra l’altro, di attenzione  da parte di un settore della politica nostrana, che sulle Terre Alte organizza una serie di convegni e interventi.

E poi, ragazzi, “Addio monti? Ricordate l’addio monti del Manzoni nei Promessi Sposi? Eccolo “Addio/ monti sorgenti dall’acque- ed elevati al cielo/ cime inuguali/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l’aspetto de’ suoi familiari/ torrenti- de’ quali si distingue lo scroscio/ come il suono delle voci domestiche/ ville sparse e biancheggianti sul pendìo/ come branchi di pecore pascenti/ addio!/”. Chissà se Don Lisander aveva letto la poesia di Robert Burns …

E già che ci siamo … avevo in mano un libretto ricevuto in regalo, tutte le Poesie di Giovanni Berchet (esule a Londra, quello de “L’han giurato li ho visti in Pontida”), edito in lingua italiana a Londra nel 1848 (!). Per dedica, un verso “Adieu, my native land, adieu! Native land? A me pareva di ricordare “native shore”. Didatti, corro a prendere il volume di letteratura inglese del mio ginnasio che conservo gelosamente (edizione del 1956!) e trovo la poesia originaria: G.G. Byron (1788-1824): “Childe Harold’s adieu”: Adieu, adieu! My native shore/Fades o’er the water blu; …” 

 

 

 

 

 

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L’AUTORIDUZIONE DEGLI EMOLUMENTI DELLA POLITICA: UN ERRORE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Luglio, 2014 @ 9:08 am

 

Detto altrimenti: occorrerebbe ben altro, infatti …   (post 1611)

SpA, Società per Azioni, qualsiasi essa sia. Non si è mai visto che i suoi Amministratori  possano deliberare da loro stessi i propri emolumenti. Questo è compito dell’organo superiore, cioè dell’Assemblea degli Azionisti, cioè dei proprietari della Spa.

Ora, chi sono i “Proprietari” degli Enti Pubblici Stato, Regione, Provincia e Comuni se non i cittadini? E chi sono gli Amministratori di tali Enti?

Ma, dice, intendi che l’autoriduzione degli emolumenti pubblici sia un errore? Sì, dico io, in quanto e nel caso che – come purtroppo oggi avviene – la facoltà di autoriduzione presupponga a monte il potere della autodeterminazione di tali importi. Il che non va.

Dice … ma allora tu diresti che dovremmo essere noi Cittadini a decidere il livello dei loro emolumenti? Certo, dico io, altrimenti mi si dovrebbe – quantomeno – spiegare il perché di questa differenza fra sistema logico  privato e sistema illogico pubblico.

Dice … la tua è un’utopia, ovvero  un traguardo  irrealizzabile. Si, dico io, concordo, è un’Utopia (notate la maiuscola, n..d.r.), solo che l’Utopia è un  traguardo non ancora realizzato.

Dice … ma gli amministratori pubblici hanno una rande responsabilità … Alt, dico io. Se un Amministratore di una SpA (pubblica o privata) sbaglia (per errore o colpa grave. Se interviene il dolo la questione è ben diversa), non solo è “licenziato” ma subisce l’azione di responsabilità per i danni arrecati. Gli amministratori pubblici invece, ove sbaglino (allo stesso titolo) al massimo non sono rieletti o ri- nominati.

Inoltre, dico io, la legge impone all’amministratore di una SpA pubblica di essere assicurato, in modo che in ogni caso l’Ente Pubblico azionista possa rivalersi degli eventuali danni da lui causati. Per la “politica” cosa avviene? Nulla di tutto ciò: si fa, di rifà, si disfa, si fa ostruzione (ostruzionismo), si omette, si interviene in emergenze assolutamente prevedibili  e nessuno è chiamato a pagare i danni, tanto meno nessuno è assicurato …

Responsabilità come diritto-dovere di agire; come titolarità  dell’obbligo dell’eventuale risarcimento del danno provocato; responsabilità di governare; responsabilità di fare una (corretta) opposizione; responsabilità per i danni provocati dall’ostruzionismo … Responsabilità: qui siamo a metà strada fra “le parole sono pietre” di Don Lorenzo Milani e la filosofia del diritto di Hans Kelsen …,

Concludo: una parte politica insiste perché sua definita la responsabilità civile dei magistrati. Ma i “poteri” dello Stato sono tre: giurisdizionale, legislativo ed esecutivo. Allora mi domando io: sbaglio se – condottovi   proprio da quella stessa parte politica – arrivo a pensare anche alla eventuale responsabilità civile degli  altri due “poteri”? O tutti o nessuno, dico io.

Dice: anche questa tua idea è un’utopia. Dico io: Utopia? Vedi sopra.

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OGGI E’ LUNEDI: SI LAVORA!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Luglio, 2014 @ 9:01 am

Detto altrimenti: per me, pensionato, il “lavoro” è diffondere idee (spero buone!)  (post 1610)

OSTRUZIONISMO A ROMA

Chi vince le elezioni – ed ogni maggioranza, , governa. Chi le perde – ed ogni minoranza –  fa opposizione, non ostruzione. Sono due cose diverse. Chi perde – ed ogni minoranza – deve controllare; ;può non approvare l’operato della maggioranza;  può proporre altre soluzioni. Non può e non deve “ostruire”, cioè impedire l’azione di governo di chi ha vinto le elezioni – e di ogni altra maggioranza. Quindi  se io dovessi descrivere su un vocabolario della lingua italiana cosa si intende con il termine “ostruzionismo”, scriverei: “Ostruzionismo:  azione di vero e proprio sabotaggio illegittimo all’azione del governo e di ogni altra maggioranza. Reato non ancora previsto nel codice penale”.

VITALIZI E PRIVILEGI DELLA POLITICA LOCALE (TRENTINA)

Non accetto di essere coinvolto a discutere sui mille particolari. Pongo solo una domanda: perché l’età della pensione dei nostri politici può essere diversa (cioè minore) di quella di un operaio, di un impiegato, di un dirigente? Forse perché esistono altre categorie del settore pubblico (ed esistono!) le quali – attraverso gabale diverse – riescono a mandare in pensione i propri “castigiani” (appartenenti alla casta) a 55 anni.

QUELLI CHE …

“Nel mondo c’è chi può e chi non può: io può”.

 

 

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FIAB TRENTO IN VAL VENOSTA (VINSCHGAU)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Luglio, 2014 @ 8:11 pm

FIAB TRENTO

FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA

(FIAB è amicizia, sport, natura, cultura)

ViaClaudiaAugusta5-305x273[1]

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Nel bimillenario della morte dell’imperatore Ottaviano Augusto: l‘antica strada romana Via Claudia Augusta” di 350 miglia romane (circa 520 km) congiungeva attraverso le Alpi l’Adriatico al Danubio collegando il porto lagunare di Altinum ad Augusta. Oggi ha congiunto noi tutti,  in bicicletta, per 85 km dai 1500 metri del Passo Resia ai 350 metri  di Merano (per chi vuole  proseguire: Merano -BZ, 35 km; BZ-TN,  65; Tn-VR, 100).

(vedi anche  www.viaclaudiaaugusta2014.it )

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1 - DSCN0534

“Audacin …bus” che non è latino (ablativo e dativo plurale della terza declinazione)

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Detto altrimenti: fortuna juvat audaces, la fortuna aiuta gli audaci … (post 1609) – Una giornata fra amici, vecchi e nuovi, spensierata. Molto moto, qualche panino, i più veloci aspettano e aiutano gli altri, nessuna competizione, nessun confronto, ma innanzi tutto …  un saluto al nostro amico momentaneamente assente per indisposizione, Edoardo P., validissimo pedalatore e fotografo, indegnamente (e molto temporaneamente) sostituito alla fotocamera sociale dal sottoscritto.

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Da una banda  el bus ….

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Ma perché audaci? Perchè ci siamo mossi in bicicletta, per 85 km, letteralmente fra un temporale e l’altro,   nel senso che li abbiamo schivati tutti, o meglio, loro hanno schivato noi,  scaricando acqua solo in luoghi dove eravamo già/non ancora passati! Wir haben Schwein gehabt! Abbiamo avuto  fortuna!

(foto a lato, di Sergio Tait, per gentile concessione)

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… e da l’altra el Lac!

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Insomma, estate pazza = gite coraggiose. Partiti in 35 in pullman da Trento, siamo scesi dal bus ai Laghi di Resia (m. 1500)  e da lì abbiamo iniziato a pedalare.

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Audacindiscesa

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In buona discesa verso Malles, e poi falsopiano, qualche salitella minima, leggera discesa, fino a Merano, dove siamo arrivati sempre in 35!

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Audacinsosta

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La discesa a Malles  … occorre avere freni buoni, fatica quasi nulla  (certo faticavano di più quelli che la risalivano!). Tratti nel bosco, fra i prati, attraverso paesini … entusiasmante!

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Aprite il portone!

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Glorenza. Riempiamo le borracce alla fontana, abbandoniamo la ciclabile per una deviazione che ci conduce ad attraversare il paese, percorriamo un pezzo di strada carrozzabile e poi di nuovo sulla ciclabile.

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E l’ultimo chiuda la porta!

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Glorenza …

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‘sa fente? Nente, stente o ‘sa fente?

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Glorenza …

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Rari nantes

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Punto notevole, un bicigrill su un grazioso “invitante” laghetto, molto ben fornito di pietanze sud tirolesi, nel quale le graziose cameriere sono vestite con vestiti tradizionali del folclore locale, molto eleganti.

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Mi hanno detto: “Tieni in dentro la pancia!” … (ma io la stavo già tenendo!)

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Sosta per un breve pasto, torna il sole e via, si riparte! (Scusate … questo a fianco sono io … evvabbè … per una volta che mi ci metto nelle foto  … dai … passatemela!)

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Incredibile ma vero!

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Altro punto notevole: un chiosco self service (non automatico!) ci offre succhi di mela, miele, marmellate. Il denaro viene versato in una specie di improvvisata cassaforte. I prezzi della merce in vendita sono segnati su di un tabellone, il tutto è lasciato all’onestà degli acquirenti. Impariamo!

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Tornanti per bici

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Destinazione Lagundo, dove arriviamo dopo avere planato sui bellissimi ed entusiasmanti tornati riservati a noi ciclisti, ricavati in mezzo a vigneti e pomari (ma che ci vuole a collegare le ciclabili di Trento con quelle della Valsugana e della Valle dei Laghi? Impariamo!)

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Davanti ad un “pezzo autentico” della Via Claudia Augusta

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A Lagundo ci accoglie l’Assessore alla Cultura del Comune, il dr. Giancarmine Tollis (a destra nella foto)  e la Signora Laura Piovesan Schutz (a sinistra nella foto, la “u” avrebbe l’umlaut ma il mio PC non ce l’ha o io non son capace!) esperta studiosa della Via Claudia Augusta, che ci illustrano il piccolo ed interessantissimo sito archeologico-Museo “Testa di ponte” (romano). Mi aspetto che la Signora Piovesan intervenga con suoi commenti e soprattutto integrazioni sul loro lavoro e sui loro siti informativi! Grazie Signora, Grazie Assessore!

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Dall’alto…

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Lagundo …

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Auf der Alm da gibts kasund!

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Breve sosta a Foresta, alla Forst con birra (insomma, non ci siamo fatti mancare nulla!)

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Uno dei tanti (parziali) gruppi fotografici!

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Ecco, sto terminando. Vi parrà un post molto sintetico, ma ora (sono le 20,1o)  devo affrettarmi ad inserire alcune foto ed essere pronto per le ore 22,00, orario entro il quale gli amici della gita mi hanno “sfidato” a pubblicare questo post. Poi, dopo che io avrò vinta la scommessa, potremmo ritornare in argomento! Ciao e buona bici e buona FIAB a tutti! Alla prossima!

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P.S.: Esempio di toPPonomastica biLLingue!

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Altro P.S.: inserimento dell’ultima foto e revisione: ore 21,48: ho vinto la scommessa!

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DOMANI … 27 LUGLIO 2014

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Luglio, 2014 @ 7:20 pm

Detto altrimenti; domani .. cosa mi perdo in TV!  (post 1608).

Domani sarò in gita ciclistica con la FIAB Trento: andiamo in pullman da Trento a Passo Resia e poi pedaliamo fino a Merano (85 km) e quindi mi perdo la diretta TV del trionfo di Vincenzo Nibali al Tour de France, con la “passerella” agli Champs Elysees e l’arrivo della Concordia a Genova.

Il primo evento è lieto, anzi, lietissimo! Bravo Vincenzo!

 Il secondo, triste, anche se dobbiamo quasi brindare al fatto  che la navigazione sia andata bene, grazie soprattutto alle “condimeteo” (condizioni metereologiche). Infatti non mi posso dimenticare il naufragio della London Valour, il 9 aprile 1970 (io ero sul belvedere della Foce a Genova e ho assistito personalmente alla tragedia), schiacciata da una libecciata contro la diga foranea del porto (si veda il mio post del 14 febbraio 2012). Insomma, quando è stata presa la decisione di rimorchiare il relitto fino a Genova, si è contato sul fatto che non arrivassero libecciate o mistralate. Ed è andata di lusso!

In questo stesso articolo peraltro descrivevo anche il successo  di una manovra difficilissima compiuta con successo dal comandate di un traghetto il 30 ottobre 2008, il quale è riuscito a condurre in porto la nave  sotto raffiche “al traverso!) di 80 nodi (140 kmh).

Naufragio della Concordia. 2012, evento negativo NON nel porto di Genova, quindi non fa statistica!

Altro disastro nel porto di Genova,  quello riferito nel post del 9 maggio 2013 (nave che abbatte la torre di controllo!).

Speriamo che la serie negativa sia terminata e che  con la Concordia tutto vada per il meglio. Speriamo … infatti conto sull’alternanza della successione degli eventi negativi e positivi nel porto di Genova: domani, 27 luglio 2014  è il turno di un evento positivo!

Coraggio che andrà tutto bene: vedrete che saremo statisticamente bravi!

 

 

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CAMPIELLO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Luglio, 2014 @ 11:12 am

E CAMPIELLO SIA! Vi avverto: è un post lungo, ma potete sempre leggerlo come se fosse un racconto breve. Tutto è relativo diceva tale Einstein … (post 1607)

Detto altrimenti: “Il campiello nell’urbanistica veneziana identifica un campo di dimensioni più ridotte, corrispondente grosso modo alle piazzette o ai larghi delle città e spesso privo della caratteristica principale dei campi veneziani, ossia il pozzo da cui attingere l’acqua. Ma dai, che però se io vi dico “Campiello” voi pensate subito al premio letterario! E fate bene …

 Anteprima

0 - mirnamoretti[1]

La super blogger Grande Lettrice Mirna Moretti

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Anch’io penso subito al Premio, soprattutto da quando l’anno scorso la mia collega Blogger (www.trentoblog.it/mirnamoretti – “Tra un libro e l’altro” già “Un libro al giorno”), la carissima amica Grande Lettrice Mirna Moretti– in un gran segreto svelatosi poi solo a cose fatte, come doveva essere – ha fatto parte della Giuria dei Lettori alla finale del Premio Campiello 2013. Mirna, scusa, questa sarebbe stata “arte tua”, ma tu sei in vacanza in Liguria ed allora in tua assenza mi sono permesso … Quindi non la prendere come un tentativo di violazione di domicilio … ops, scusa, di post altrui!

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Ed allora, saputo che i cinque finalisti nel pomeriggio di ieri si sarebbero presentati al pubblico di Asiago (Premio Campiello in Tour – Giunti al Punto Librerie, Comune di Asiago), via di corsa: Trento-Asiago, un attimo (in auto, of course, non in bici, che non sarebbe stato “un attimo”!)

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thM48J57OLAsiago? C’ero già stato sue volte, in bici da  Trento e non al Campiello, qualche anno fa, con qualche anno d’età in meno sulla carta di identità e nelle gambe, salendo sull’Altopiano da due vie diverse: la prima volta da Caldonazzo, per la Kaiserjaegerweg, la Strada degli Alpini del Kaiser, che poi noi la chiamiamo el Menador, quando ancora era la “vecchia” strada austriaca non ancora  asfaltata e con le vecchie galelrie; la seconda volta da Vigolo Vattaro, ma questa è un’altra storia … anzi due.

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Cavalleria di un blogger: il libro della Signora assente

Cavalleria di un blogger: il libro della Signora assente

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Asiago? Bellissima! Tuttavia, Signori Organizzatori, perché non includere Trento nei vostri tour di presentazione? Siamo una città di grandi e molti lettori, vi assicuro! E poi, hai visto mai che il Comune o la provincia Autonoma non sponsorizzino la Vostra “tappa” … mai dire mai … semmai fatemelo sapere che innanzi tutto ci metterebbe una buona parola Trentoblog! Confesso: questo è un  “suggerimento (anche) strumentale”! Infatti … Una richiesta agli Organizzatori: tre inviti (due blogger – Mirna ed io – e mia moglie)  per il 19 settembre, per la Premiazione finale alla Fenice di Venezia, me li rimediereste? Grazie comunque!

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Da sinistra: Fontana, Mari, Corona, Falco

 Due tornate di interviste. Io ho assistito solo alla 1,2 cioè alla prima ed ad un  pezzettino della seconda, me ne scuso con tutti, intervistatore, intervistati, pubblico … ma dovevo rientrare a Trento e poi io, vestito estivo, la sera a 1000 metri fa freschino, la mia bronchitina… poi ne avrebbero fatte le spese le mie biciclette che domani devo farmi un centinaio di km per la Val Venosta, pioggia permettendo … Pioggia che invece in questa estate-non-estate ad Asiago si è fatta da parte quel tanto da consentire la manifestazione all’aperto. Grazie, pioggia!

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Asiago, la mattina … ma no, la mattinata ve la racconto nell’appendice. Veniamo agli Autori finalisti. Una Donna (Domina) assente perché indisposta e quattro uomini. E … la QR-Quota Rosa? Signori Organizzatori, voi rispettate la QR nella scelta dei Giudici Lettori, ma non quella degli Autori! Lo so che la modalità di voto della preselezione è automatica, non  pilotabile, ma appunto per questo sarebbe bastato inserire una regoletta circa la parità di genere, non vi pare? Ma anche questa è un’altra storia.

 Infine, chi ha detto che il vero scrittore è quello anche un po’ autobiografico? Lo vedremo fra poco. Nel frattempo mi domando: che valga anche per i blogger?

 Fine dell’anteprima. Ora possiamo iniziare

Garavini, Donna (Domina)  Fausta

“Le vite di monsù Desiderio” (Bompiani, 308 pagine).

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th97216874.

La Grande Assente (per indisposizione: auguri Signora!). Non ha potuto parlarci del suo libro, ma io l’ho già acquistato, come gli altri quattro del resto. Il titolo? Il libro si presenta intrigante … sarà per le foto di cui è ricco … e poi quel “monsù” che per l’Autrice è francese ma per me  – che ho moglie piemontese e  ho lavorato molti anni a Torino – è piemontese … Ma non del libro vorrei (né potrei) ancora parlarvi. Infatti avrei voluto parlarvi dell’Autrice. Sarà per la prossima volta. Ed allora, gli altri quattro, in ordine alfabetico.

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Corona, Uomo Mauro

“la voce degli uomini freddi” (Mondadori, 235 pagine)

 Mauro, se eventualmente ho travisato qualche aspetto del Tuo Essere, te ne chiedo scusa sin d’ora. Potrai sempre correggermi e bacchettarmi con Tuoi commenti scritti a questo post.

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Da sinistra: Mari, Corona, Falco

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Parlatore affascinante Mauro. Nato in Trentino 64 anni fa (io a Genova, 70). Trasferitosi a Erto (io a Trento). Alpinista come me (Mauro, le vie Castiglioni al Campanile Pradidali e la Ferhmann al Campanil Basso le hai fatte?). Alpino come me. Congedato con 40 giorni di ritardo per compensare i 40 giorni di CPR-Cella di Punizione di Rigore: Pulisci le cucine! Puliscitele tu! L’ordine avrebbe dovuto essere impartito con educazione e rispetto dell’Altro (Mauro). Concordo (io). Come fa Mauro a non essermi simpatico? A me, che pure ero un (potenzialmente da lui odiabile) Sten di Cpl della Brigata Alpina Tridentina (e lui … della Julia? Domando).

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thE174E6MWInnanzitutto Mauro ha ricordato e reso omaggio al compianto Mario Rigoni Stern che ricorda come un “larice di riferimento”, quei larici che nella nebbia ti segnano la via del ritorno a casa, quel “larice” che soleva dirgli “Ma è mai possibile che tu non abbia anche una sola camicia da metterti?” “Ebbene, questa sera l’ho messa!” (applauso). Questo è l’incipit pubblico del Poeta Scrittore Arrampicatore Uomo di Montagna e (quindi) “Uomo di Verità”: Uomo e Poeta di Verità, mi permetto di definirlo, prima che Scrittore (le maiuscole non sono utilizzate a caso). E così avete capito a quale Persona  va la mia simpatia più immediata.

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Là dove c’era il lago ora c’è il Monte Toc!

Trasferitosi ad Erto. Erto, Casso, la tragedia del Vajont: ricercate sul questo blog l’articolo (post, che brutta parola!). Vajont, va giù … dai … leggete la mia poesia nel post citato, grazie se lo fate. Mauro ha scritto il libro pensando a quella Gente Tradita, tradita dalla Sade e dall’Enel, oltre 2.000 persone “trucidate” (questo termine è mio), purché si vendesse l’impianto idroelettrico della diga … Nel suo racconto “la voce degli uomini freddi” (il titolo tutto in lettere minuscole, lettere e uomini comuni, ma proprio per questo i più importanti) Mauro rivive, trasfigurata in forma di metafora e mai nominata, quella tragedia, quella ecatombe che ha distrutto migliaia di Vite Umane ed una Cultura che difficilmente può essere “trasferita” e fatta “rinascere” nelle nuove Casette Altrove (io), in quelle cioè nella quali sono stati “deportati” (io) i sopravvissuti.

La strage del Vajont, la sua commemorazione, 50 anni dopo, l’anno scorso, 2013, poche personalità … “solo Gianni Letta”.

3 5 - DSCN0525Gente del Vajont (e del Libro). Gente Antica, che lotta otto mesi all’anno contro Neve Diversa (io)  dalla  Neve Firmata (Mauro); Gente che è più “calda da morta che da viva” (Mauro); la morte, quasi un lusso (io); Gente che si costruisce case, vestiti, che si procura e sa conservare ogni sorta di alimento; Gente che se abbatte un albero prima lo accarezza, lo studia, lo saluta; Gente che sa che un legno tagliato il primo marzo non brucerà mai e che pertanto ci fabbrica le pale per i fornai; Gente che strappa alla montagna i campi di terra; Gente che lavora anche il Campo Liquido (il torrente Vajont) addomesticandolo per l’irrigazione e per movimentare ruote, mulini, magli, segherie; Gente che un giorno scopre  – improvvisamente – che quel Campo Liquido è scomparso, rubato da … da chi? da altra gente.  “Gente che” i Personaggi: i “ninnananti” (nonni utilizzati per fare addormentare i piccolini); il liutaio; l’uomo a tre facce, quello che di ogni cosa sapeva risparmiarne un quarto, accontentandosi e riuscendo ad operare con i tre quarti diventati per lui i tre terzi …

Il tutto in forma di fiaba, una fiaba per adulti come Pinocchio. In forma di fiaba così “mi sono messo al riparo dal farmi portare ancora una volta soprattutto ad accusare chi ha commesso la strage”.

thE48DC58EMauro: “Non mi ha fatto schifo rileggere questo mio libro, frutto di dodici mesi di sbronze notturne … occorre creare lettori non libri … occorre educare i bambini già quando hanno tre anni, a sei anni è troppo tardi, sono già formati, bene o male. Occorre diffidare da chi respinge l’Altro (cfr. Emmanuel Lévinas, il filosofo del Volto dell’Altro, n.d.r.) e poi la domenica va alla Messa … Io leggevo TEX? Certo e vi spiego perché. Come sopravvissuto alla strage, lo Stato mi pagava il collegio, uno di quelli di lusso, nei quali i “paganti” – tutti signori – chiamavano noi del Vajont con l’appellativo di “pecorai” – ed io Pecoraio (le lettere maiuscole … v. sopra. n.d.r.) lo ero stato, con orgoglio, sino a 12 anni. Ti pago il collegio ma “devi” studiare da geometra. Ma io voglio andare al classico. No, geometra. Ed allora io leggo TEX”.

 Falco, Giorgio

“La gemella H” (Einaudi, 348 pagine)

Giorgio II° (Secondo? Giorgio I° è un altro, sta al Colle),  se eventualmente ho travisato qualche aspetto del Tuo Pensiero, te ne chiedo scusa sin d’ora. Potrai sempre correggermi e bacchettarmi con Tuoi commenti scritti a questo post.

 4  - DSCN0524Anche lui spontaneo ma meno di Mauro (ma chi potrebbe esserlo in misura maggiore?). Tre generazioni “tedesche” dal nazismo (la lettera minuscola non è utilizzata a caso) in poi. Il male del piccolo uomo (uomo-non-Uomo), dei piccoli gesti di una piccola malvagità distratta, anonima e diffusa e quindi grande e dannosissima; la pericolosità del “piccolo male diffuso” ed anche dell’autoriciclaggio dei malvagi. Il male operato dall’uomo dei compromessi pur di arricchirsi; dall’uomo piccolo nazista di provincia che dall’interno della sua utilitaria acquistata a rate invidia la grossa Mercedes del non-nazista ma che poi te lo faccio vedere io; dall’uomo del film del 1986 “Grandi magazzini” il quale, mentre sta per scoppiare la seconda guerra mondiale non sa dire altro alla moglie se non “Dai, che forse riusciamo a comperarci il salotto”; dall’uomo-Merce in rapporto con la Merce e mercificazione della propria dignità; dall’uomo che per lui i campi non sono più quelli sui quali correva da bambino ma pezzi di spazio intravisto dal finestrino dell’auto in corsa sull’autostrada; dall’uomo che abbiamo perso la guerra ma ora abbiamo le autostrade.

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DSCN0530Tranne la prima riga, Libro scritto al presente per innestare la memoria del passato “nel” presente, di un presente che non sarà mai un “passato” ma che perdura. Il Titolo? quella lettera H non puntata, H delle sorelle Hilde (voce narrante)  e Helga, del loro cognome Hinner, dell’Hotel acquistato dal padre a Milano Marittima dopo la guerra … Giorgio, io stesso ho conosciuto un ex collega del tuo “padre delle due sorelle”, a sua volta egli stesso padrone di un albergo … -  La nascita del consumismo (anni ’30!). Romanzo Verità, quindi, anche il tuo, Giorgio, come quello di Mauro. Complimenti!

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Fontana, Giovane Uomo Giorgio

“Morte di un uomo felice” (Sellerio, 261 pagine)

Giorgio III° (Terzo? Vedi sopra!), se eventualmente ho travisato qualche aspetto del Tuo Aspirare, te ne chiedo scusa sin d’ora. Potrai sempre correggermi e bacchettarmi con Tuoi commenti scritti a questo post.

5  - DSCN0518Giorgio, Uomo Giovane, Scrittore Maturo. Giorgio, 33 anni di lumbard (Saronno), laureato in filosofia, “Content manager” non nel senso che sia una Persona contenta (sit sane verum, sia pur vero, glielo auguro) ma nel senso di manager dei contenuti dei programmi di una SW house. Giorgio, affascinato dalle vicende dei giudici e dagli aspetti drammatici della vita e dei racconti. Romanzo Verità (io) difficile a scriversi (Giorgio) ma non a leggersi (io). Alla base, una grande ricerca storica e di cronache. Le vite parallele … no … non quelle di Plutarco, bensì quelle dell’allora giovane Ernesto che poi sarà il padre del protagonista e quella del protagonista stesso. Il padre, operaio partigiano rosso degli anni che furono. Il figlio PM DC, ovvero Pubblico Ministero vicino alla Democrazia Cristiana degli anni che sono appena trascorsi. Un PM che comprende le ragioni per le quali i brigatisti agiscono, ma non condivide i mezzi che utilizzano. Due generazioni “roventi” raccontate dalla terza generazione. A mio sommesso avviso, una Verità Ponte, quella raccontata da Giorgio, una saldatura tra l’altro ieri e ieri per migliorare l’oggi e il domani.

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DSCN0531Il conflitto fra l’amore per la Famiglia (trascurata) e il Lavoro, fra Giustizia e Vendetta (parte più delicata del racconto). Gli ultimi tre mesi di vita di un Uomo felice, il PM. Felice perché è appagato dal contributo che riesce a dare alla società (un po’ meno alla famiglia). Felice perché sa “godere delle piccole grandi cose” (questo è importante, n.d.r.). Felice – dico io – perché si accorge che non può più essere milanista e dopo qualche capitolo l’Autore – che anche lui non ce la faceva più a sopportare questo stato di cose! – lo fa diventare interista! Al che io stavo per far scattare un applauso, io che sono Sampdoriano per via che io alla Doria (GE) ci sono nato (genitori sfollati, primo iscritto nel fonte battesimale, 3 febbraio 1944) e per mio figlio Edoardo, sampdoriano sfegatato, io che sono non-milanista-per-motivi-politici. A questo punto  ho avuto l’impressione che lo Scrittore Successivo (vedi dopo) stesse per prendere in mano il “gelato” (alias microfono) per censurarmi, visto che poi si è dichiarato a sua volta milanista. Ma la cosa è finita lì. Chissà …

 Mari, Professor Michele (last but not least)

“Roderick Duddle” (Einaudi, 480 pagine)

 Professore, se eventualmente ho travisato qualche aspetto del Tuo Scrivere, te ne chiedo scusa sin d’ora. Potrai sempre correggermi e bacchettarmi con Tuoi commenti scritti a questo post. E abbi pazienza per il tuo Milan … dai, si scherza … e poi lo sai anche tu … “castigat ridendo mores …”

6 - DSCN0522Già 15 libri scritti. Questo, il terzo d’ambientazione nel ‘900. Michele. Solo 58 anni. Però suo malgrado sta vivendo il cinquantanovesimo anno d’età e quando “compirà” i 59 inizierà a vivere il sessantesimo: in Toscana – e il mi’ babbo gli è un toscanaccio – si usa denunciare l’anno che si sta vivendo e l’altro poi ti chiede: “Quando lo finisci?

Ma veniamo al suo lavoro. Una avventura epico-picaresca, protagonista un bambino che poi è lo stesso Autore. E’ anche un giallo con tanto di intendente di polizia e finale a sorpresa. Il suo scritto (sostantivo)  è del tipo “romanzo popolare”, scritto (participio passato) per colmare un vuoto, quello dei romanzi a puntate, dei capitoletti corti corti (caratteristica che apprezzo molto, n.d.r,), ognuno con il suo titolo (idem come prima, n.d.r.).

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DSCN0527Michele rifugge dalla storia e dagli eventi contemporanei ma. Ma cosa, direte voi …? Ma afferma che sia impossibile per ogni scrittore sfuggire dall’autobiografismo (ditelo a me!). Solo in tal modo, scevri dall’esigenza della coralità, del “così fan tutte e tutti, così si aspettano tutte e tutti”, solo così si riesce ad essere “veri” (concordo, n.d.r.). Il suo è un “procedimento a complicare” la vicenda. Parte da una base e alla fine di ogni capitolo la premessa-promessa di una nuova sorpresa (riusciranno i nostri eroi a ….? Cos’altro li attende?). Michele afferma (più o meno, cito a memoria):”Alla fine di ogni capitolo – che scrivo preferibilmente dopo pranzo e dopo cena, assolutamente non assillato dal soll, ovvero dal dover essere, bensì vivendo il mio sein, il mio essere, -io stesso non so cosa capiterà ai personaggi. Del resto è una mia caratteristica rifuggire da ogni sorta di programmazione, di pre-scalettatura, di revisione programmata. Infatti a mio avviso chi pensa ed opera in tal modo sottrae buona parte della sua intelligenza all’obiettivo fondamentale, la creatività”. Per questo motivo non ho mai accettato inviti ad “insegnare a scrivere” (concordo, n.d.r.). Afferma: “Scrivere deve essere come una dichiarazione d’amore: una cosa spontanea, un po’ da incoscienti, se vogliamo!” (dillo a me …).

Procedimento a complicare, si diceva. E solo da pagina 420 circa si cominciano a semplificare, per riunione, le situazioni. Quindi, care Lettrici e cari Lettori, avete 60 pagine di tempo per raccapezzarvi!

Michele, già 15 libri scritti, ed ognuno è come un parto, che ci vuole un anno prima di quello successivo (Michele). Concordo (io).

Una sua particolarità, per certi aspetti manzoniana: l’Autore si rivolge spessissimo al lettore (ben 78 volte!) appellandolo con attributi i più vari, spesso provocatori (“sono un po’ sadico” (non sarà vero ma non sorride mai, n.d.r.). “Già, ci dice, occorre sferzarlo questo lettore, provocarlo, irritarlo se vogliamo, ma coinvolgerlo, questo è l’importante! Occorre gettarlo dentro la vicenda, nella quale egli deve essere portato a credere. Così come Melville credeva nella realtà metafisica della sua Moby Dick …”

Manzoniano? Sì, “quasi come –“. Infatti anche Don Lisander si rivolgeva al lettore, sia pure in modo diverso, nel senso che …

… “Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta”.

Ed io, in misura infinitamente (infinitamente!) minore … io stesso mi permetto di chiudere questo mio lungo post con la stessa richiesta di comprensione. Grazie a voi, mie Lettrici e miei Lettori per avermi sopportato sin qui. E soprattutto grazie ai cinque Autori i cui commenti sarei felice di ricevere e pubblicare.

Appendice

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La mattina lungo la statale che scorre parallela alla vecchia ferrovia di Montagna Rocchette-Asiago.  C’ero già stato, anche qui in bicicletta con gli amici della FIAB Trento. La ferrovia. In internet esiste molto sull’argomento (navigate e leggete, ne vale la pena!). Io qui vorrei ringraziare l’Associazione Sorico – Culturale  Fronte Sud – Altopiano 7 Comuni per la pubblicazione dell’interessante opuscoletto che ho trovato sui tavoli della Trattoria Ai Granatieri in località Campiello, una delle fermate della ferrovia, appunto.

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Stazione Campiello, si scende!

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In trattoria

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Se sei portate vi sembran poche …

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A tavola!

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Poco dopo, verso sud, la pista ciclabile non è più attrezzata per le biciclette che comunque noi oggi non abbiamo. Comunque  …. peccato! Proseguiamo ovviamente a piedi per 1 km e troviamo un cimitero di guerra. La guerra, le guerre, quando capiremo che non servono a nulla se non a fabbricare dolore, povertà, morte, distruzione?

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Il rientro a Trento? Per la Kaiserjaegerweg, ma questa volta la strada  era in discesa,  asfaltata ed io ero in  auto. Tutt’un’altra storia … E poi, quanto tempo ho impiegato a scrivere e a pubblicare questo post? Sette ore, ma tanto oggi piove e in bici vado domani: Passo Resia, val Venosta fino a Merano, con gli amici di FIAB Trento.

Buoni libri e buona bici a tutti!

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DUE ASSOCIAZIONI IN FESTA … DI MEZZ’ESTATE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Luglio, 2014 @ 6:28 am

Detto altrimenti: evviva la Trento “comunicativa”! (post 1606)

Dice … ma a Trento … sono un po’ chiusi, sai, il carattere della gente di montagna … la sobrietà di secoli di Principati Vescovili … Ma quando mai? Trento è ricchissima della  spontaneità di associazionismo “sacro” e “profano”. Sacro, nel senso del volontariato sociale;  profano nel senso di culturale e sportivo.

Quanti siamo fra le due associazioni? 230, ma ... per fortuna ... non tutti presenti alla festa!

Quanti siamo fra le due associazioni? 230, ma … per fortuna … non tutti presenti alla festa, alla quale si sono presentati  una quarantina)

E ieri sera una favorevolissima congiunzione astrale di due Associazioni profane: l’ Accademia delle Muse si è riunita a festeggiare la Mezz’Estate con la FIAB Trento, Associazione Italiana Amici della Bicicletta. Già, perché entrambi sono associazioni culturali, ove per cultura di deve intendere null’altro che “insieme delle conoscenze”. Il fatto è avvenuto così, naturalmente, in quanto molti Accademici sono anche “pedalatori” e viceversa. Inoltre, in quanto perché in FIAB non si pedala a testa bassa lottando contro il cronometro (a proposito: complimenti a Vincenzo Nibali, padrone assoluto del Tour de France!) bensì con lo sguardo alto alla ricerca di quanto di bello la natura, la storia e l’arte offrono ad ogni passo … ops, scusate, ad ogni pedalata in questa nostra Bella Italia.

continua »

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