INCONTRI – 13) EDOARDO PELLEGRINI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Marzo, 2012 @ 6:00 am

Detto altrimenti: Nonesi e Solandri … e Genovesi …  libera nos Domine!

Edoardo al Bicigrill di Nomi (TN) lungo la ciclabile dell'Adige: 22 marzo 2012, prima uscita della stagione, da Trento al Passo San Giovanni, poco prima di Nago e ritorno: 86 km!!

Edoardo (noneso!) ed io (genovese!) ci siamo “incontrati” in un Forum internet riservato ai ciclisti. Già, perchè Edoardo ed io siamo due ciclisti. E poi si chiama come mio figlio, ragion per cui quando, parlando con mia moglie, nomino “Edoardo”, se mi voglio riferire a lui punto il dito verso alto (per riferirmi al “nordista”) e mi moglie capisce. Altrimenti se non aggiungo alcun gesto, è inteso che mi sto riferendo a mio figlio, ormai “suddista” bolognese da anni. E poi Edoardo abita a Cavareno, in Val di Non, valle nota per la parsimonia dei suoi abitanti, dove io, giovane genovese andavo in ferie (e dove sennò?) … quando si dice le combinazioni … La cosa è avvenuta durante la fine della passata stagione ciclistica, quindi non abbiamo ancora potuto pedalare insieme, ma per questa primavera estate abbiamo grandi progetti. Incontrandoci, ho scoperto di trovarmi di fronte ad un “collega” pensionato, che però è “Maestro nell’arte di lavorare il legno.

Edoardo, so che eri disegnatore tecnico, ma poi hai finito la tua carriera lavorativa con un’altra mansione                                                                                                                                                                        Si, i miei primi 18 anni di lavoro li ho passati davanti al tavolo da disegno, prima in due aziende metalmeccaniche di Brescia e poi all’IVECO DVD di Bolzano. Alla fine del 1988  ho deciso di cambiare genere di lavoro, allettato da una proposta fattami da un’azienda locale e dall’idea di poter così ritornare ad abitare a casa mia, abbandonando definitivamente la vita cittadina alla quale sono sempre stato poco avvezzo e che mi impediva soprattutto di praticare i miei hobby preferiti.

Art.. "3LC", Lampada in Legno a Luce Calda (brev. E.P.)

Da quando sei in pensione, hai potuto dedicarti maggiormente ai tuoi hobby ed alla tua bici. Parliamo un po’ del tuo laboratorio di falegnameria, che tu descrivi come dilettantistico, ma che a me sembra molto di più. Quando hai cominciato ad essere un “Maestro” del legno?
Devi sapere che quando comprai la casa, il luogo ove ora c’è il mio laboratorio era un fienile. Dovendo ristrutturarla è stato per me una necessità imparare a fare il più possibile da solo. Per i lavori di muratura me la son sempre cavata bene, mio padre aveva una piccola impresa edile per cui i rudimenti del mestiere avevo fatto in tempo ad impararli ma il resto, in particolare i lavori di falegnameria, sono venuti in seguito, quando è stato necessario arredare la casa. Il laboratorio è sempre stato il centro della mia attività ma soltanto nei primi anni 2000, quando ero vicino alla pensione, ha assunto la configurazione attuale, maggiormente orientata ai lavori di falegnameria. Tutto quello che si vede in foto e quindi le opere di muratura, pavimento, porte e finestre, impianti, banchi di lavoro, cassettiere, pensili ed anche molti attrezzi, li ho costruiti con le mie mani, in un lasso di tempo piuttosto lungo. Il macchinario pesante e molti elettroutensili che costituiscono la ricca dotazione del mio laboratorio, li ho potuti acquistare solo recentemente, impegnando una parte della mia liquidazione. Non credo di essere un maestro del legno, ho iniziato troppo tardi ad interessarmi di falegnameria ed anche se posso vantare qualche bella realizzazione, mi considero un appassionato più che un maestro e credo di avere ancora molte cose da imparare.

Quante ore al giorni vi dedichi?
Tantissime, specie nel periodo invernale. Il mio laboratorio è così accogliente e ben riscaldato che ci sto volentieri, dalla mattina alla sera e talvolta, quando sono particolarmente impegnato, anche fino ad ore tarde. Con la bella stagione le cose cambiano e prevale di gran lunga il tempo dedicato alle uscite in bicicletta ed alle passeggiate.

Fra le tu realizzazioni, di quali sei maggiormente fiero?
La realizzazione di cui vado maggiormente fiero è senz’altro lo stesso mio laboratorio. Ho progettato e costruito personalmente tutto l’arredamento e parte dell’attrezzatura di lavoro. A parte questo vado molto fiero della costruzione del tavolo a tre piedi che si vede in foto. Il progetto è di un amico di Rovereto, che ha concepito l’idea originale dell’opera, ovvero quella di poter incastrare fra loro le tre gambe, mediante una manovra molto particolare. Il tavolo è piuttosto grande ed attorno al piano di cristallo temperato possono trovare comodamente posto nove commensali. La particolarità del tavolo è che le tre gambe sono smontabili e possono essere assemblate solamente con una manovra combinata. Se sei interessato è possibile vedere

l’operazione ai seguenti link:

http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=KQ1YifNN7IA&feature=endscreen

Art. “TAA”, Tavolo ad Agganciamento Automatico

La mia realizzazione  è stata oggetto di pubblicazione sul N. 33 (Settembre 2011) della rivista Legnolab della quale sono un collaboratore saltuario.

Non hai pensato di “allevare” qualche giovane a questa tua arte? In un periodo di crisi del lavoro, sapere fare quello che sai fare tu è una risorsa importante.
Potrei farlo ma non avendo figli a cui dedicare il mio tempo non saprei bene verso quale persona indirizzarmi. Mi pare infatti che le attività manuali, almeno come le concepisco io, siano assai poco attrattive per la massima parte dei giovani d’oggi.

Non credi che la Provincia potrebbe fare un censimento degli “artigiani dilettanti”, Maestri nel loro genere, per organizzare il passaggio generazionale di una importantissima cultura locale? Sai, io n conosco uno ad Arco, Maestro nel ferro e nell’acciaio. Quando smetterà di lavorare, il suo prezioso know how rischia di andare perso.

Macchinari

Sì, credo che sarebbe interessante e soprattutto sorprendente scoprire che c’è un mondo sotterraneo fatto di persone come me e che, in spazi talvolta molto angusti e scomodi, praticano ancora attività che si ritenevano scomparse da tempo o in via di estinzione, con grande passione e dedizione. Credo soprattutto che per evitare la scomparsa di preziosi know-how, dobbiamo imparare a condividere le nostre capacità con altri appassionati. Da questo punto di vista, pur conservando ancora numerosi tesori di conoscenza e di manualità, abbiamo molto da imparare dal mondo anglosassone, dove tali esperienze sono maggiormente condivise e quindi conservate e tramandate nel tempo. A questo proposito sono convinto che il web rappresenta una grande opportunità, almeno per quelli, sempre più numerosi, che hanno una sufficiente familiarità con quell’ambiente.

I due sposini, Edoardo e Pia

Veniamo alla tua famiglia. Merita il giusto spazio l’occasione in cui hai conosciuto tua moglie. Ci siamo conosciuti in pizzeria, a Cavareno. Lei era appena tornata dal Cile, dopo 33 anni di permanenza in quel paese e faceva la cameriera nel locale, di proprietà della zia. E’ stato il classico colpo di fulmine, ci siamo sposati nel 1985, pochi mesi dopo il suo rientro in Italia ma per conoscere quel lontano paese abbiamo dovuto aspettare una decina d’anni, a causa dei lavori di ristrutturazione della casa, che hanno assorbito tutte le nostre risorse economiche. Il Cile è un bellissimo paese, ricco di risorse minerarie, agricole e naturali ed il turismo, che pure meriterebbe tantissimo per la grande ospitalità dei cileni e la bellezza del paesaggio, è ancora assai poco sviluppato. Un vero paradiso nel quale meditiamo da tempo di ritornare.

Sui Laghi del Passo Resia, in cima alla val Venosta (Bz)

E veniamo alla bicicletta. Da quando hai cominciato?
Piuttosto tardi, ero un motociclista convinto ma nel 1988 comprai la mia prima MTB con la quale iniziai a praticare moderatamente finchè non andai in pensione, nel 2008. Da allora il mio impegno è cresciuto costantemente, come il numero dei chilometri percorsi durante la stagione. L’anno scorso, come tu ben sai, ho raggiunto il record di percorrenza, 3500 Km,  ma quest’anno vorrei andare ancora oltre, diversificando maggiormente le uscite e puntando più alla qualità che alla quantità.

Verso Cortina d'Ampezzo

Preferisci la bici da corsa o quella da montagna?
Sicuramente la bici da montagna, anzi, quella da corsa non l’ho ancora provata, mi intimidisce la posizione raccolta che bisogna tenere ed inoltre, l’idea di poggiare per terra con due sottilissimi tubolari mi fa sentire assai poco sicuro, per cui preferisco di gran lunga la MTB, con le sue belle gomme scolpite, gli ammortizzatori motociclistici ed i freni potenti.

Qual è lo standard delle tue uscite?
Mi piace fare lunghe galoppate, specie su percorsi vari ma che non mi impegnino fisicamente allo spasimo, con percorsi troppo accidentati e salite troppo dure.
Mi piace godere il panorama, fermarmi nei posti più belli per scattare qualche fotografia, da condividere poi con gli amici. Non amo l’agonismo sfrenato e le gare, anzi, l’unica che faccio è con me stesso, per misurare i miei limiti e le mie capacità.

Da quel poco che ti conosco, tu non vai in bici con la testa ripiegata sul manubrio; ti fermi, guardi, osservi, fotografi, conosci. Raccontaci un tuo viaggio particolarmente istruttivo
Penso che il viaggio più bello lo debba ancora fare, magari una lunga galoppata a tappe sulle ciclabili dell’Austria (la faremo insieme! N.d.r.). Della scorsa stagione ho bei ricordi del viaggio andata ritorno da Tell, in val Venosta, fino a passo Resia. 158 Km in una sola giornata, che ricorderò sempre. Poi è stato molto bello andare in val Passiria, a Bressanone, Vipiteno, sulla ciclabile delle Dolomiti verso Cortina,  sulla ciclabile della vecchia ferrovia della val di Fiemme e in val di Pejo.

Cavareno: casa, garage, laboratorio ... Spazio! E, dentro, tutto in legno! Solo chi ha vissuto nelle grandi città può apprezzare veramente tutto ciò!

Quando ci siamo incontrati a casa tua la prima volta, a Cavareno, mi avevi ben avvertito che avrei trovato cambiato il paese rispetto a “sti anni”. E’ vero: ho notato i bellissimi platani della piazza in meno, ed una grande stalla a ridosso del Paese, in più. Tutto ciò a mio avviso non aiuta il turismo. Tuttavia sono certo che tu intendevi riferirti anche e soprattutto a ciò che è stato fatto di meglio, come ad esempio, con l’avvio della costruzione di una bella pista ciclabile. Parlacene un po’.
Tocchi un tasto dolente. Cavareno è molto cambiato, da quando ci venivi tu con la famiglia. Quello che mi sorprende di più è dover constatare il progressivo degrado del centro storico e dell’aspetto generale del paese, viabilità in particolare. Situazioni indecorose, come la fatiscente stalla che sta fra Cavareno e Sarnonico sono nocive all’immagine del paese e assai poco adatte a rappresentare l’agricoltura di montagna. La pista ciclabile giunge in alta valle con grave ritardo rispetto alle altre valli trentine, in particolare alla Val di

La ciclabile dell'Alta Val di Non

Sole, che ha una bellissima pista ciclabile da quasi vent’anni. La costruzione della pista ciclabile prosegue, come ti ho già detto, con molta lentezza ed anche se è stato aperto al traffico qualche spezzone di pista fra Romeno e Fondo, fra Cavareno e Ronzone, Malosco Amblar e Salter, mancano alcuni punti di raccordo che consentano di percorrere la ciclabile interamente, senza necessità di muoversi su strade trafficate. Proprio ieri ho fatto un piccolo sopralluogo in località “La Piena”, fra Cavareno e Romeno, dove i lavori di raccordo fra il tratto di ciclabile proveniente da Cavareno e quello verso Romeno, procedono a rilento. Lo stesso dicasi per il ponte in costruzione lungo la statale, prima dell’abitato di Romeno e per il tratto successivo, quello che condurrà fino a Malgolo. Speriamo bene, abbiamo già perso molto tempo e con tutti questi lavori ancora da completare, chissà quando sarà possibile percorrerla per intero.

Per chiudere, un gossip”. So che Licia Colò possiede una casa sul dosso a fianco della ciclabile. Quando la vedi, salutala da parte mia, sono un suo grande ammiratore, la apprezzo molto come conduttrice televisiva e anche ….come donna! (Mia moglie è informata …)

Licia Colò

Licia Colò? Non ho ancora avuto occasione di incontrarla, so che ha una bella casa vicino al Golf Dolomiti e che ogni tanto viene in Val di Non per riposarsi. Ho letto della sua recente intervista pubblicata su l’Adige (10 marzo 2012, pag. 49, n.d.r.) e condivido le sue opinioni circa le potenzialità turistiche ed ambientali dell’Alta Valle di Non, in gran parte ancora inespresse. Come lei, mi auguro innanzitutto che le praterie fra Fondo e Romeno possano rimanere intatte e che la coltivazione della mela rimanga confinata negli ampi spazi della valle che sono stati ad essa destinati. La coltivazione intensiva delle mele, con il largo uso di pesticidi che viene fatto, in media 90 Kg per ettaro secondo fonti della Fondazione Mach, rappresenta un pericolo per le rimanenti praterie e i boschi dell’alta valle e mi auguro che l’espansione continua delle coltivazioni, che hanno già stravolto buona parte delle praterie nella parte bassa di Fondo e Romeno, venga fermata, prima che sia troppo tardi.
Sai Riccardo, io faccio parte dell’Associazione Alta Val di Non Futuro Sostenibile, che si prefigge di tutelare il paesaggio, le qualità naturalistiche e la biodiversità dell’Alta Val di Non, in modo particolare le praterie che la caratterizzano.
http://www.altavaldinon-futurosostenibile.it/home/chi-siamo.html

CLICCATE SULLA FOTO PER INGRANDIRLA!

Grazie Edoardo, sei una persona dai molti contenuti. I lettori del blog ti apprezzeranno.

P.S.: Ciclabili, terreno sottratto ai contadini? Guardate un po’ come hanno risolto il problema in Valle Aurina (Bz),  da Brunico a Campo Tures:

 

 

 

 

 

 

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21 marzo – Giornata mondiale della poesia

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Marzo, 2012 @ 7:00 am

Detto altrimenti: dal musical Cats, tutti la canticchiamo, ma le parole … le conosciamo?

 Memory

Cats

Midnight, not a sound from the pavement
has the moon lost her memory
she is smiling alone
in the lamplight the withered leaves collect at my feet
and the wind begins to moan.

Memory. All alone in the moonlight
I can smile at the old days
I was beautiful then.
I remember the time I knew what happiness was.
Let the memory live again.

Every street lamp seems to beat a fatalistic warning
someone mutters, and the street lamp gutters
and soon it will be morning.

Daylight. You must wait for the sunrise
you must think of a new life
and you mustn’t give in.
When the dawn comes tonight will be a memory too
and a new day will begin.

Aurora

Burnt out ends of smokey days
the stale cold smells of morning
a street lamp dies, another night is over
another day is dawing.

Touch me, it’s so easy to leave me
all alone with the memory
of my days in the sun.
If you touch me, you’ll understand what happiness is:
look, a new day has began.

Anonymous

Ed ora, la mia libera traduzione (ricordando  Dorian)

Dorian ... ascoltando "Cats" ...

Ricordi

Mezzanotte.
Il marciapiede suona il silenzio.
Siorride la Luna smemorata e solitaria
e raduna ai miei piedi
foglie secche,
lampioni di luce,
sussurri di vento.

Memorie.
Solo,
al chiaro di luna,
ricordo
sorrido

I semafori della notte

rivivo
bellezza felice d’un tempo.

Semafori
artifici di lampi
minacciosi ruggiti
lacrimano
gocce di luce alla strada.
Ma presto sarà di nuovo mattino.

Alba

Il sole d’Aurora
anima nuova sfida di vita.
All’alba di nuovo giorno nascente
la notte è solo ricordo.

Si spengono fumi di giorni bruciati.
Il freddo d’allora profuma di nuovo mattino.
Nascente albeggiare
uccide le luci
di una notte sconfitta.

Abbracciami.
Non lasciarmi compagno soltanto ai ricordi di giorni di sole.
Abbracciami
felice del tuo giorno nuovo.

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20 MARZO 2012 – FESTA DELLA DONNA – 3° PUNTATA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Marzo, 2012 @ 5:32 pm

Detto altrimenti: nel mio post del 9 marzo (2° puntata) vi avevo detto che sarei tornato all’Alpe Lusia per cercare quella maestra che fa la stagione in rifugio come cameriera. Oggi ci sono tornato.

Dal centro a destra: la Vezzana, il ghiacciao del Travignolo, la Nord del Cimon de la Pala e il suo famoso "spigolo" con la parere ovet

Alpe Lusia. Un’ora e venti da Trento. Da Moena si sale ancora qualche chilometro. Poi, dietro una curva, l’impianto. Siamo su un fondovalle un po’ chiuso, che, proseguendo, conduce al passo San Pellegrino. Nulla lascia presagire il paesaggio che vi illumina il respiro e la mente, una volta arrivati in cima alla funivia. Infatti, alla stazione d’arrivo, dietro di voi qualche guglia dolomitica, ma davanti … davanti lo Splendore della Pale di San Martino! La Cima Vezzana, la Cima Rosetta, il Cusiglio, il Dente del Cimone, le Due Beppine, il Campanile Pradidali e fra tutte, la bellissima guglia del Cimon de la Pala! Solo per citare alcune cime. Combinazione: sono quelle che ho scalato da giovane, talvolta in solitaria (ero aiuto istruttore sezionale del CAI- Sezione Ligure, Genova) , talvolta in cordata ma sempre con gli “schizzi” (disegni molto più utili di qualsiasi guida!) del compianto Micel Gadenz, gestore del “Rosetta” e Capo del Soccorso Alpino. Anni 1967-1968 … ah .. la gioventù …!
Arrivo alle 08,15. La neve è ottima nonostante la stagione sia calda. Mi sfogo sulla pista nera e sulla

Lusia Berghutte

Mediolanum (rossa). Un paio di giri anche dal lato di Belamonte. Indi alle 14.00 vado al Rifugio Lusia, in cerca della maestrina e a magnar qualcosa da galantom …
Mi presento al proprietario, mi spiego … spiego cosa mi ha colpito della sua dipendente … da sposare, aggiungo, chi ne ha l’età, ovviamente, non certo io che sposato, e felicemente, con Maria Teresa, lo sono già da 41 anni e per di più sono anche un giovanissimo nonno, da 17 mesi, della mia splendida nipotina Sara!. Sì, Marcella c’è, ora arriva. Domani non l’avrebbe trovata … è il suo giorno libero e va a sciare con la tavola …. Intanto, cosa mangia?
Il Lusia Berghutte è un posto familiare. Niente self service. Tu scegli, paghi

Marcella

e ti servono al tavolo. Locali di dimensioni umane. Non ci si sente polli di batteria, ma clienti, alla seconda volta si è quasi amici … il caffè glielo offro io, dice il proprietario… grazie!.
Sono al tavolo, dopo poco arriva Marcella con la mia pastasciutta. Accenno … ah .. è lei … credevo che il padrone mi avesse fatto uno scherzo … me ne fa spesso, sa … No, è tutto vero, dico io. Si, sono autorizzato a scrivere qui il suo nome: Marcella Pedriali di Ferrara. Una foto? Perché no? Ma … sto lavorando … non sono sistemata bene … ah .. le donne ….Non importa, lei verrà benissimo: viva la gioventù! Ma, prosegue, come posso sdebitarmi? Già fatto, dico io, con il sorriso con il quale si rivolge a tutti i clienti, e quindi con il quale si è rivolta anche a me…
Dal tavolo viocino una famigliola si gira, incuriosita. Spiego tutto l’ambaradan anche a loro, a scanso di equivoci …sorridono … genitore e due bimbetti …
Vi chiederete: perché Marcella merita questo particolare post? Andate a leggere quello del 9 marzo scorso, diamine …

E con ciò, per quest’anno, ho adempiuto al dovere-piacere di festeggiare le Donne (Dominae, in latino). In particolare, Marcella, sai una cosa? Ho approfittato di questo mio terzo post sull’argomento, per ri – festeggiare anche la “filiera delle mie Donne”: la bisnonna Emma,  mia moglie Maria Teresa, mia figlia Valentina e la mia nipotina Sara. Quindi, grazie anche per questo! Viva le Donne!  Sara?  … 17 mesi … ancora 3 anni e poi … via .. con il nonno … all’Alpe  Lusia!

Cliccate sulla foto!

Ago 1975: il mio amico Alfredo, alla sua prima scalata (!) sulla vetta del Cimon della Pala

Ed ora qualche documento “storico”: un foglietto con il timmbro del Bivacco Fiamme Gialle al

Cimon de la Pala, firmato da Michele Micel Gadenz e Gianni Barbetta, una foto in bianco e nero davanti al Rosetta.  Infine, il sottoscritto,  sulla vetta del Cimon de la Pala, con sullo sfondo S. Martino di Castrozza, 1.500 metri più in basso! Siamo nell’agosto 1968. Sul Cimon ci sono stato tre volte: in cordata con Luciano Righetti; in arrampicata in solitaria;  con un amicio assolutamemnte neofita della scalata: Alfredo Fanara.

 

da sinistra: Micel, io e due cameriere del Rosetta

Da sinistra: Micel, io e due cameriere del "Rosetta" (1968)

Avevo 24 anni! (S. Martino di Castrozza, giù in basso 1.500 metri)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da sinistra: Gianni Barbetta e il sottoscritto ... di 'sti anni: la neve anca in estate!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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INCONTRI – 12) RUGGERO POLITO, PRESIDENTE EMERITO DEL TRIBUNALE DI ROVERETO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Marzo, 2012 @ 8:12 am

Oggi, due anni esatti dopo l’intervista del 18 marzo 2012,  oggi … 18 marzo 2014,  … pochi minuti fa … dopo una breve, incurabile malattia, se ne è andata una delle Persone migliori che io abbia mai conosciuto … l’amico Ruggero

(nel testo e in calce trovate i commenti del 2012 e quelli attuali del 2014 – Intervenite anche sul post di Mirna su www.trentoblog.it/mirnamoretti)

EDIZIONE SPECIALE: IL MIO CENTESIMO POST (18 marzo 2012)

 DEDICATO AD UNA PERSONA SPECIALE

Detto altrimenti: “Dagli Appennini (della Campania) alle Bande”, alle nosse bande, a Riva del Garda. Un giovanotto di 79 anni ha superato l’esame di violino per il passaggio al nono anno di corso presso il Conservatorio Bonporti di Riva del Garda. E non si tratta di un ripetente incallito …

Da pochi giorni, un carissimo amico, Ruggero, ha conseguito questo importante risultato. Direte … vabbè, ce ne sono tanti che poi anche si diplomano al Conservatorio … eh no … non è la stessa cosa … state un po’ a sentire, anzi, a leggere questa intervista:

Parlaci di te, Ruggero

San Mango Piemonte

Sono nato a San Mango Piemonte (SA) il 23 giugno 1933, frequentando poi le medie e il liceo classico a Nola, dove conseguivo la Maturità nel 1952. Mi iscrivevo quindi a Napoli alla Facoltà di Giurisprudenza, frequentandola per un anno, ma avendo però necessità di … guadagnarmi la pagnotta, nel 1953 affrontavo e superavo il concorso per funzionario di Cancelleria, venendo destinato come Cancelliere al Tribunale di Rovereto, dove prendevo servizio il 9 settembre 1954. Coniugando studio e lavoro, dopo il servizio di leva come Sottotenente al Reggimento “Montebello” di Cavalleria Corazzata in quel di Roma, conseguivo la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Ferrara il 27 giugno 1961. Continuavo quindi i miei studi, facendo pratica notarile e forense e nel contempo iniziando la preparazione al concorso in Magistratura. Nel frattempo fui nominato Cancelliere Dirigente della Pretura di Egna (BZ), ove approdai nel settembre del 1962.

Maria Grazia e Ruggero

A Egna conobbi Maria Grazia, con la quale convolai a nozze il 1° maggio del 1965. Alla data del mio matrimonio, avevo nel frattempo vinto il concorso in Magistratura e come prima sede di tirocinio fui destinato prima a Venezia e poi a Bolzano. Al termine del tirocinio, venni destinato come Giudice alla Pretura di Montagnana (Padova). Su mia domanda, nel 1968 venivo trasferito come Pretore a Riva del Garda, divenuta la mia residenza definitiva e dove tuttora vivo. Lo sviluppo della mia carriera di Magistrato mi ha visto prima come Consigliere Pretore Dirigente di Rovereto e da ultimo come Presidente del Tribunale della stessa città fino al 30 aprile 2008, data del mio pensionamento,  a settantacinque anni,  dopo cinquantaquattro anni di servizio effettivo nell’ambito della Giustizia.

I tuoi primi contatti con la musica?

Avevo appena otto anni e frequentavo la terza elementare a Torre Orsaia, un piccolo ameno paesino di tremila abitanti  nel Cilento. In casa avevamo un pianoforte e d’istinto provai a riprodurre sulla tastiera qualche motivo in voga in quegli anni. Ricordo che il mio primo “cimento” fu Lilì Marlen, canzone molto in voga negli anni della guerra. Mi accorsi che, se sbagliavo una nota, ero in grado di correggerla ad orecchio. Ee così prima con qualche dito, poi con la mano destra, in poco tempo riuscii a riprodurre tutto ciò che conoscevo come motivo melodico. Sempre da autodidatta, decisi di impegnarmi ad usare anche la mano sinistra per gli accordi e così, dopo aver scoperto, di tentativo in tentativo, che l’insieme di tre note (triade) formava un accordo, riuscii pian pianino ad integrare la melodia della mano destra con l’accompagnamento realizzato con la sinistra. I risultati che ottenevo mi entusiasmarono a tal punto che quasi tutti i giorni ero sul pianoforte per esercitarmi, arrivando a comprendere in modo empirico e guidato dal solo orecchio tutta una serie di accordi, che ricercavo e memorizzavo di volta in volta, realizzando uno schema pratico ma efficace, che mi consentiva di suonare il piano senza conoscere la musica. Ma, stranamente, malgrado avessi acquisito una buona disinvoltura a suonare il pianoforte a orecchio, le mie continue insistenze presso i miei genitori erano volte a voler studiare il violino, strumento che non avevo mai visto ma il cui suono mi affascinava. Dovetti però attendere che mio padre, Maresciallo dei Carabinieri, ottenesse il trasferimento come Comandante alla Stazione di Nola, cittadina campana di quarantamila abitanti, per poter iniziare solo nel 1947 lo studio del violino con un maestro privato, non essendoci in Nola alcuna scuola o altra istituzione musicale. Quando nel 1954 approdai a Rovereto, come cancelliere, ebbi modo di entrare subito in contatto con gli ambienti musicali della Città della Quercia e quindi ebbi l’opportunità di riprendere lo studio del violino sotto la guida del compianto amico Prof. Mario Proffer. Inoltre iniziai le mie prime esperienze di componente di gruppi musicali, che venivano continuamente organizzati a Rovereto, grazie alle iniziative del Prof. Franco Melotti, umanista e musicista, del compianto M° Padre Tonetti, Insigne Compositore e Musicista, dell’amico M° Renato Chiesa, Musicologo e Umanista, ed altri ancora. Dal 1962 al 1968, gli impegni dell’intenso studio per il concorso in Magistratura unitamente a quelli del lavoro, mi tennero lontano dall’attività musicale, fino a quando nel 1969 venivo eletto Presidente dell’ Associazione Amici della Musica  di Riva del Garda, carica che ricopro tuttora e che, anche se divenuta gravosa, riesco a svolgere dignitosamente e con discreti risultati, grazie alla preziosa collaborazione degli Amici del Consiglio Direttivo, prima fra tutte la tua, Riccardo, senza il cui contributo non si riuscirebbe ad andare avanti (non è vero, sono solo il tuo tesoriere, sei tu il motore di tutto! N.d.r.).

Esercizi al violino

Il rientro in Trentino nel 1968 e la Presidenza dell’Associazione “Amici della Musica” mi riproiettarono esponenzialmente nell’ambiente della cultura musicale, offrendomi l’opportunità di conoscere e frequentare musicisti di alto livello, quali il M° Dionisi, Il M° Riccardo Giavina, il M° Dardo, Il M° Deflorian, l’indimenticabile Prof.ssa Margit Spirk insigne violinista e docente emerita al Conservatorio di Trento, che negli anni 1975 e seguenti  è stata la mia insegnante privatae e che, in due anni di studio, mi portò al conseguimento del V° corso di violino come privatista. Nel 1985, grazie all’iniziativa veramente meritoria del M° Giorgio Ulivieri, entrai a far parte come violinista nella Camerata Musicale Città di Arco,da lui fondata e diretta, tuttora operativa e nella quale continuo a suonare.

25 ottobre 2009: duo di violini Ulivieri-Polito

Nel 1987 fui vittima di un gravissimo incidente stradale, che mi costrinse per sei mesi in ospedale e per circa tre anni mi impedì di suonare sia il violino che il pianoforte. Nel 1990 ripresi lentamente a suonare e dopo circa sei mesi riconquistai le mie anteriori capacità strumentali. Nel settembre del 2005, sfortunatamente, rimasi vittima di secondo grave investimento, che mi obbligò in ospedale altri sei mesi di lunga convalescenza. Ripreso il lavoro in Tribunale (dove mi recavo con le stampelle), riattivai pian pianino anche la mia attività musicale.

Il 30 aprile 2008 sono andato in pensione.

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Al pianoforte … con il violino a “portata di mano!”

Ho dovuto poi attendere l’età del mio pensionamento per decidere di affrontare un esame di ammissione al Conservatorio, come allievo interno. Superato l’esame, riprendevo studi regolari alla Sezione Distaccata di Riva del Garda del Conservatorio di Trento, dove, dopo il superamento degli esami propedeutici di Armonia Complementare e Storia della Musica, qualche settimana fa ho superato anche l’esame dell’ VIII° corso, frequentando ora il IX° corso di violino del corrente Anno Accademico. Data l’età e …. gli “acciacchi” relativi, ritengo piuttosto improbabile la possibilità di affrontare il decimo corso ed il diploma! Per intanto continuerò la frequenza del IX° corso in Conservatorio fino al termine dell’anno accademico, poi si vedrà!

Che mi dici del tuo Interesse per la Liuteria?
Studiando il violino, ho scoperto il fascino dell’arte liutaria e non ho potuto fare a meno di approfondire tale settore, interesse che mi ha spinto a studiare la storia delle grandi scuole italiane di liuteria da quella bresciana alla celebre scuola cremonese e poi a quella di Venezia, Milano, Bologna e Napoli, a partire dal 1600 ai giorni nostri.

Ad un fortepiano d’epoca

La famiglia ha sempre contato molto per te …
Un grande tributo di affetto e riconoscenza devo a mia moglie Maria Grazia, compagna dolce e affettuosa della mia via, che oltre a darmi la gioia delle nostre tre splendide figlie, pur coltivando il suo prevalente interesse per la letteratura, la storia e la storia dell’arte, ha condiviso con me l’amore per la musica, incoraggiandomi sempre a coltivare la mia passione, conseguendo, pur a digiuno di studi musicali, una incredibile capacità di ascolto e di acquisizione di gusto musicale, tale da spingerla a qualche garbato rimprovero quando, durante il mio studio sul violino, mi contesta di aver ripetuto una certa frase musicale per tre volte con gli stessi errori! Tutte e tre le mie figlie hanno studiato musica: Patrizia diplomata in Pianoforte e laureata in lettere e musicologia; Anna Carla, oggi psicologa, ha studiato violino fino all’VIII° corso; Elisabetta, laureata in giurisprudenza e bancaria, ha studiato il violoncello fino al V° corso. Il nonno Ruggero corre verso “gli ottanta” ma la sua progenie continua, perché con le figlie ho acquisito tre generi e cinque splendidi nipotini, che spero vengano educati anch’essi ad amare la cultura e la musica

E inoltre, quasi un medico, anche di te stesso ….
Amico Riccardo, affettuosamente esageri! E’ vero che coltivo la passione per la medicina così come un po’ per tutte le discipline scientifiche, filosofiche e teologiche. Le mie letture, infatti, si indirizzano più verso la saggistica che verso la narrativa.

Importante membro dell’Accademia delle Muse a Trento, ti sobbarchi i viaggi da Riva per partecipare alle nostre serate …

Accademia delle Muse. Tre giovani in pausa cena: il chitarrista classico Carlo Fierens, la pianista Katia Bonadiman e Ruggero

Grazie all’affettuosa proposta tua, caro “Vicepresidente Accademico”  e di Maria Teresa, io e Maria Grazia siamo entrati a far parte dell’ Accademia delle Muse, fondata dalla vulcanica e spumeggiante Presidente Cristina Endrizzi Garbini , pianista, cantante lirica, musicologa e ottima parlatrice, che nella sua bella casa di Trento ha costituito un “salotto” culturale, appunto l’Accademia delle Muse, dove mensilmente si ritrovano tutti gli amici che ne fanno parte e dove, a turno, ciascuno porta il suo contributo nel mondo della cultura, che spazia dalla letteratura, all’arte, alla storia, alla musica, ai viaggi e a quant’altro possa divenire oggetto di arricchimento dello spirito e della mente; il tutto spesso allietato dalle performance pianistiche della brava Cristina, che si è adattata in qualche occasione perfino ad accompagnare questo “giovane” (solo leggermente maturo) violinista, per fare un po’ di intrattenimento musicale in duo.

Commendatore … da quando?
Amico Riccardo …. m’induci a fare un peccato di immodestia, dato che non utilizzo questo titolo, che ho sempre collegato ad un personaggio, certamente benemerito, ma che nel mio immaginario ho sempre identificato come piuttosto anziano e….attempato. Sentendomi ancora … giovane , ho difficoltà a rivestire quel ruolo! Peraltro sono stato felice di un tale prestigioso riconoscimento, che il Capo dello Stato ha ritenuto di conferirmi e del quale mi sono sentito onorato. In ogni caso, soddisfo tua la curiosità: ebbene, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quale Capo dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, con suo decreto del 9 settembre 2009, mi conferiva l’onorificenza di Commendatore, con facoltà di fregiarmi delle relative insegne.

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In duo con Carlo Fierens

Ruggero …. fermo … mai?
Qui hai ragione ed è fondata la tua ipotesi: mai fermarsi! La vita è un dono splendido, anche quando è costellata di difficoltà e momenti difficili. Il cammino della nostra esistenza terrena bisogna percorrerlo sempre con tenacia e fiducia e con la “gioia di vivere”, sostenuta dalla continua tensione verso il bene, la fiducia e la speranza, sollecitando continuamente lo spirito e la mente. A questi fini… … la cultura è uno strumento formidabile per alimentare la nostra interiorità e farci godere il meraviglioso dono della vita, resa preziosa dalla stupenda potenzialità della nostra mente e dalla potenziale immensa profondità del nostro spirito. Perciò ritengo che l’anima dell’uomo sia effettivamente immortale!

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Fine dell’intervista

Nota per il lettore: ovviamente all’insaputa dell’interessato e prima di realizzare l’intervista, ho racconto presso amici comuni alcuni pensieri su Ruggero.

Giorgio Ulivieri: “Complimenti vivissimi: grande passione per la musica. Costanza e caparbietà”.

Ruggero, i migliori auguri dalla tua collega Stefania!

Stefania Neonato: “Ruggero è una persona ricca di entusiasmo, nel senso greco del termine, ovvero “ispirato da un dio”. Tutto ciò di cui si occupa, viene quindi trasformato dal suo atteggiamento di sorpresa, scoperta, meraviglia. Ad un mio concerto di alcuni anni fa, Ruggero non aveva esitato ad alzarsi in mezzo al pubblico e a venirmi incontro ringraziandomi di un’esecuzione che lo aveva toccato particolarmente. La nostra amicizia era iniziata in quell’occasione e subito improntata al rispetto e simpatia reciproci. Mi sento fortunata ad averlo per amico e gli mando un caro abbraccio e molti complimenti per il traguardo violinistico raggiunto”.

Mirna Moretti

Mirna Moretti: “Ciò che di Ruggero amo sopra ogni altra cosa è la sua capacità di comunicare la gioia per la vita e per gli altri. Il sorriso, la gentilezza, la simpatia sono parte di lui. Essergli amica è un privilegio in ogni momento d’incontro: sia in famiglia, sia nell’ascolto del suo violino, sia quando si conversa con lui … assolutamente certi che la sua saggezza e la profonda umanità ti arricchiranno”.

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Luigi e Daniela Sardi

Daniela Dalri e Luigi Sardi: “Carissimo Maestro Ruggero, felici di congratularci per il successo dell’esame, non avevamo dubbi!!! Un saluto e ancora tanta musica!

Riccardo Giavina: “Ammirevole tenacia nel grande amore per la musica. Bravo Ruggero!”

Gian Franco Peterlini: “L’uomo tenace vince sempre”.

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Giovanna Laudadio

Giovanna Laudadio: “Ho conosciuto Ruggero agli incontri mensili dell’Accademia. Inizialmente ero un po’ in soggezione nei suoi confronti (lui è stato un magistrato, ha svolto una delle professioni più difficili e delicate che esistano, per la quale servono grande preparazione, intelligenza e umanità), ma col passare del tempo ho capito di trovarmi di fronte a una persona squisita, molto disponibile, saggia. E’ bellissimo parlare con lui, perché dimostra un sincero interesse per ogni argomento si affronti, e, pur avendo una grande cultura, è capace di parlare con la semplicità delle persone veramente sapienti, dei “maestri” che sanno mettere ciascun interlocutore, grande o piccolo che sia, a proprio agio. Ruggero ha uno sguardo vivace ed intenso, che riflette l’entusiasmo e la passione per le cose belle della vita, come la musica ad esempio. Sono onorata di conoscerti, caro Ruggero, ti auguro di continuare a coltivare le tue passioni con gioia e soddisfazione e, come ti ho scritto qualche giorno fa congratulandomi con te per il superamento dell’esame di violino, SEI UN MITO!”

Cristina e Ruggero

Cristina Endrizzi Garbini: “Ho conosciuto Ruggero e Maria Grazia qui all’Accademia, grazie a Riccardo e Maria Teresa. Quando sono arrivati la prima volta ero molto agitata e avevo una grande soggezione di Ruggero, mentre Maria Grazia mi ha ispirato subito serenità. Poi abbiamo cominciato a provare i vari brani per la nostra serata e, grazie alla musica, tutta la mia timidezza è svanita come per magia. Poi Ruggero suona con l’anima e ricordo benissimo i brividi che ho sentito quando abbiamo interpretato “Meditation” dal Thais. Ero commossa e ancora lo sarò nuovamente quando eseguiremo insieme della musica. Infatti suonare insieme vuol dire cercare di fondere i suoni dei due strumenti, non solo accompagnare la melodia, ma sorreggerla dove serve e bisbigliare quando deve emergere. Insieme siamo riusciti a farlo. Sono orgogliosa di averlo conosciuto, è una persona bellissima, di grande spessore culturale e di immensa umanità. Quando suona poi si diverte moltissimo trascinando nella sua gioia anche coloro che lo ascoltano. Grazie Ruggero”.

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Maura Bruschetti:  “Tantissssssssssime congratulazioni a Ruggero anche da parte mia!!!!!!!!! E un abbraccio”.

Con la violista dell’Orchestra Haydn, Maura Bruschetti, e tanti altri amici alla Rastnerhutte (Bolzano) a 1930 metri!

Maria Luisa Postal: “Giovanissimo plurinonno” è una bella definizione ed è così che ognuno di noi dovrebbe affrontare lo scorrere degli anni: impegno continuo per una meta e ancora un’altra e ancora un’altra: mi unisco con affetto ai complimenti e congratulazioni. Forza Ruggero!”

Carlo Fierens: (per telefono, dalla Spagna ove partecipa ad un importamnte festival di chitarra classica):”Riccardo mi ha presentato a Lei. Lei mi  ha accolto in casa, ha ascoltato le mie escuzioni, ha ritenuto di apprezzarle. Il Suo giudizio mi lusinga. La Sua umanità mi commuove”.

Maria Teresa Perasso:  “Gentiluomo” e “vero signore”: riferite a Ruggero, queste espressioni non hanno alcuna ombra di retorica! Riccardo ed io gli vogliamo molto bene!

Natale in casa … Polito (la prima a destra, seduta, la cara sposa Maria Grazia)

Io stesso: Ruggero, sei un Grande Comunicatore, da comunicazione, communis actio, azione comune, il che ti porta alla condivisione, con semplicità, spontaneità, dedizione, impegno e attenzione per “gli altri”. Familiari, amici, conoscenti. Tutti. Il tuo cuore è come la tua casa: sempre aperto a tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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ALTOGARDA TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Marzo, 2012 @ 7:30 pm

Detto altrimenti: il Garda trentino o il Trentino del Garda?

Ebbene sì, dopo un libro di viaggi a piedi sulla terra, quello dell’amico Gian Paolo Margonari, tre (mie modeste) poesie di viaggi con la mente sulle acque delle tre Perle dell’Altogarda Trentino: Arco,  Torbole,  Riva del Garda. In italiano ed in tedesco, quale omaggio ai tanti nostri graditi ospiti d’oltr’Alpe.

Riva del Garda

I colori del Garda al mattino

Fanciulla che dormi
in un letto di Vento
al mattino
tu adorni
di mille colori
il ricordo
di luce
profumo
di fiori.

E appena ti svegli
trattieni il respiro
e un poco rimani
a fissare
l’azzurro del cielo.

Ma ecco che esplode
il tuo sentimento:
ti vesti di un velo

La danza dell' .... Ora

di lago già adorno
da mille pagliuzze d’argento
di onde e di palme
che voglion danzare
di piccole foglie d’ulivo …

… è l’Ora d’amare!

Maedchen du ruhst
auf luftigem Lager
und schmuckst
am Morgen
mit tausend Farben
die Erinnerung
an Licht
an Wohlgeruch
an Blumen.

Riva del Garda ... ti svegli al mattino ...

Kaum erwacht
haelst du den Atem an
und blickst
gebannt fuer ein Weilchen
zum hellblauen Himmel.

Doch schon treibt zum Sturm
dein Gefuhl:
du unhullst dich mit einem Schleier
mir dem See, der schon geziert
mit tausend silbernen Halmen
im beginnenden Tanz
mit den feinen Blaettern der Olive
die dich umfliegen …

… es ist die Ora zu lieben!

Mignon
(per Torbole sul Garda)

 

Sul mio Fun ...

Preziosa di luce
attenuata
da brume soffuse
inviti all’abbraccio
la piccola vela
già gonfia di sole
di un Fun. (un Fun, la mia barca a vela da regata di nome Whisper)

Da questa finestra ti vide
già Goethe
e cantava l’agrume dorato
di cui fecondavi le sponde
ch’ormai la cascata d’ingegno (condotte idroelettriche)
gelata
ha ucciso per sempre.

E tu
conosci il Paese
che prima donava limoni?

Lichtgeschmeide
gedaempft
vom gleisenden Nebel
umarmst du
das kleine Segel
schon von der Sonne geblaeth
eines Fun.

Limoni del Garda

Aus diesem Fenster
hat dich schon Goethe geschaut
als er die goldene Suedfrucht besang
womit du die Ufer befruchtest
und die der Fall des genius
zu eis erstarrt
fuer immer vernichtet.

Und du
kennst du das Land
das einstmals Zitronen verschenkte?

Arco

Saette di pietra nei fianchi bagnati del Sarca

L’impero
ha teso il suo arco
a scagliare
saette di pietra
nei fianchi bagnati
del Sarca.

Ghibellina
la rocca
troneggia la storia.

Strapiombi di forze
modellano il cielo
che vedi
dal lago lontano
e sposano
in duomo di pietra
le palme africane danzanti

Das Reich
hat seinen Bogen gespannt
um Blitze aus Stein

Il Duomo di pietra

zu schleudern
in die nassen Flanken
der Sarca.

Ghibellinisch
die Burg
beherrscht de Geschichte.

Felsueberhaengende Kraefte
zeichen den Himmel
den di siehst
von fernen See
und vermaehlen sich
in der Kathedrale aus Stein
mit den tanzenden afrikanischen Palmen.

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INCONTRI – 11) GIAN PAOLO MARGONARI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Marzo, 2012 @ 3:17 pm

Detto altrimenti: domani, 16 marzo 2012, presso il palazzo della SAT, Via Manci, 57 a Trento, sarà presentato l’ultimo libro del Grande  Viaggiatore a Piedi,  Gian Paolo Margonari, il Margonauta; “Francigena. la Guida”.

Gian Paolo, qui però non sei a piedi, ma in sci, in Marmolada ... e vabbè .... (cliccate, cliccate sulla foto!)

Gian Paolo Margonari, 67 anni, già insegnante, poi bancario, ora nonno di Adriano e Alessandro,  pensionato, è “diversamente attivo”. Infatti è Accompagnatore titolato di Territorio del Trentino del CAI (per chi volesse farsi accompagnare … margonauta@interfree.it). Trentino DOC, anzi giudicariese di San Lorenzo in Banale, splendido paese entrato nel Club dei Borghi più belli d’Italia. Più lungo che magro, ogni mattina, quando non è in viaggio, a Trento misura a passo di marcia el giro de la Fersena, tanto per tenersi in allenamento in vista dei sui GP (non Gran Premi!) ma Grandi Percorsi a piedi dai 1.000 km in su ognuno. Frequentatore da tempo immemorabile dell’ambiente montano di cui apprezza in egual misura gli aspetti antropico-culturali e quelli naturalistico-botanici. Iscritto alla Società Alpinisti Tridentini (SAT) da 45 anni, spesso viene coinvolto quale docente nei corsi di formazione di tali figure di volontariato professionale. Per anni Consigliere Centrale del CAI per conto dalla SAT. Gian Paolo ama trasmettere la gioia del viaggiare a piedi a chi con lui escursiona. Gli piacciono, tra molto altro, i viaggi (soprattutto a piedi) ed i libri (quasi tutti) ed è probabilmente a causa di queste sue passioncelle che possiamo “godere“ le sue colpe letterarie:

• El Camino de Santiago de Compostela – Breviario/Diario di un trekking tutto speciale; Curcu & Genovese – Trento, giugno 2005
• (con altri) Venticinque anni in montagna con il Circolo Sociale della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, raccolta sistematica di 300 escursioni nel Trentino-Sudtirol; Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto – Trento, 2005
• Un uomo a zonzo sulla Via Francigena – Diario & amene divagazioni di un viaggiatore a piedi; Curcu & Genovese – Trento, giugno 2007
• Un viaggio a piedi tra due culture – Andreas Hofer Weg/Via Andreas Hofer; Curcu & Genovese – Trento, febbraio 2010
• Francigena – La Guida – Col du Grand Saint-Bernard > Canterbury; Curcu & Genovese – Trento, dicembre 2011

I ferri del mestiere

Gian Paolo, grande Esplo-Camminatore o Margonauta, quando e come è nata in te questa passione?
Caro Riccardo, vorrei essere considerato un via-andante, un viaggiatore a piedi, quindi sì un camminatore più qualcosa d’altro che forse chiarirò se continui l’intervista. Una breve premessa… e mi scuso se sono autoreferenziale, ma sono convinto che la mia testimonianza sia comune a molti. Come tanti di noi della mia generazione, nati e cresciuti nelle vallate, ho scoperto la frequentazione della montagna come attività dilettevole e come attività sportiva, a differenza dei nostri padri e antenati che hanno “dovuto” frequentare la montagna per bisogno e per sostentamento o, peggio, l’hanno dovuta frequentare come scenario di guerra. Le mie prime gite in montagna, ma presumo anche le vostre, nel mio caso limitate al Gruppo di Brenta, (anche nel mio! n.d.r.!) erano basate essenzialmente sulla performance fisica, sullo spirito di emulazione, sulla competitività tra coetanei e non. Nei primissimi anni ’80 ho avuto il piacere e la fortuna di leggere il libro di Franco de Battaglia dal titolo “Il Gruppo di Brenta”, vero, autentico libro di montagna, analizzata a tutto tondo nei suoi aspetti naturali, culturali, storici e mitologico/mitici e per me fu una folgorazione. Per dirla tutta, ho un po’ invidiato Franco de Battaglia perché quel libro l’avrei voluto saper scrivere io. La lettura di quel libro mi disvelò la Montagna e mi allargò gli orizzonti mentali e il camminare in montagna, da allora, non fu solo performance fisica, ma cercò di diventare lettura attenta, appassionata ed integrata degli aspetti naturalistici, antropico/culturali e storici

L Punta dell'Ideale, Val d'Ambiez, Gruppo del Brenta

del territorio montano; ecco che il “viaggiare camminando”, l’escursionare diventa intima goduria fisica, mentale ed arricchimento culturale.

Qual’è la tua carriera in Montagna?
Sì, il primo amore è stata la Montagna, che ho affrontato giovanissimo nella sua verticalità, tentando l’arrampicata, esperienza che si è conclusa con un flop, ma senza vittime. Fui recuperato, anzi… fummo recuperati perché eravamo in due, un mio compagno quattordicenne ed io quindicenne, da Amanzio Collini gestore del Rifugio Silvio Agostini, stremati sulle pareti di Cima dell’Ideale in Alta Val d’Ambiez. Ciononostante il primo terreno di gioco è rimasta la Montagna, ma nel suo aspetto escursionistico, “orizzontale”: Il Gruppo Brenta, il Trentino, il Sudtirol, le Dolomiti con tutte le sue vie, le Alpi, gli Appennini, il Sud America.

Nel mare di Brighton

Qual’è la tua carriera “fuori della Montagna”, cioè quali GP hai compiuto?
– El Camino de Santiago de Compostela;
– La Via Francigena, dal Colle del Gran San Bernardo a Roma;
– La Sud-Francigena, da Roma a Bari;
– La Nord-Francigena dal Colle del Gran San Bernardo a Canterbury (Inghilterra);
– La Via Alpina (lunghi tratti) che congiunge Trieste a Monte Carlo;
– La Via di San Vili, dal Duomo di Trento a Madonna di Campiglio; (rivista dal sottoscritto);
– La Via Andreas Hofer, da San Leonardo in Passiria a Riva del Garda; (inventata dal sottoscritto);
– La Dűrer Weg, da Laghetti di Egna a Segonzano;

I GP li troviamo tutti narrati nei tuoi libri o ve ne sono alcuni non narrati?
Non ho narrato un viaggio, sempre a piedi, programmato da Roma, destinazione Gerusalemme, conclusosi al Pireo di Atene per mancanza di navi verso Haifa. Viaggio interessante, inventato sulla Via Appia e che narrerò (per me e per gli amici) in altro contesto viaggiatorio.

Quando effettui i tuoi GP pensi di più a ciò che hai momentaneamente lasciato, a ciò che stai incontrando o a ciò che incontrerai?
Penso solo alla novità che inventerò e/o che sta davanti a me, al Territorio che incontro nel suo aspetto paesaggistico e antropologico.

Durante i tuoi GP fotografi, filmi, prendi appunti? Come? Scrivi, registri…
Sì, sulla mia moleskine brevi, essenziali appunti, foto da scarso fotografo: vorrei con me un buon regista, un buon fotografo, un buon disegnatore, perché il viaggio è sintesi di vita che meriterebbe sensibilità letteraria, fotografica, di disegnatore. Mi dispiace non essere un bravo fotografo, né un bravo letterato né soprattutto un bravo disegnatore!!!

Hai avuto occasione di trovare compagni di viaggio che si sono uniti a te, occasionalmente, durante i GP?
Sì, spesso nel Camino de Compostela e li ho descritti perché rappresentavano l’essenza del viaggio. Nei percorsi della Via Francigena o della Via Micaelica, due incontri di viandanti che la percorrevano in senso inverso al mio.

Ti sei mai trovato in situazioni di pericolo?
In due le occasioni: una volta, in Irpinia, circondato, aggredito da tre, quattro cani che mi hanno “accompagnato” (termine eufemistico) per 2 km abbaiando forsennati e io terrorizzato, a difesa, un sasso in mano… la mano mi ha fatto male per tre giorni!. Una seconda volta, fuori dal mondo …in Svizzera (!), obbligato a dormire presso una fontana. Il mio timore era che qualche poliziotto, vigile urbano o chi altro c’è nell’ordinatissima Svizzera, mi creasse problemi. Non ho dormito. Non ricordo se per lo sciabordìo dell’acqua o per la paura d’avere infranto la Regola.

Canterbury (credo, mi farò confermare ...)

Davanti Canterbury

Ci puoi raccontare un episodio simpatico e singolare, al di là dei fatti documentaristici?
Parecchi episodi, perché l’esperienza di via-andante è straordinaria anche per persone ordinarie come il sottoscritto.
1. Strada deserta, in leggera salita, temperatura ideale, odore di resina. Procedo spedito alla periferia di Abbadia San Salvatore; improvvisamente qualcosa di fradicio mi colpisce la testa lasciandomi tra lo stupito e l’intontito. Oh! Ke kazzo! mi esce automatico. Arrabbiato, un po’ disgustato mi accorgo d’esser stato aggredito da uno strofinaccio da pavimento; alzo gli occhi e vedo, dietro un vaso di fiori, un viso che – movimento repentino – si ritrae e subito dopo si riaffaccia. Che s’è fatto male? Mi scusi proprio, ma mi è scappato di mano; è pulito, venga su che gli si dà una sistemata. Chi mi parla è una donna affacciata al quarto piano di un caseggiato popolare. L’inkazzatura, che subitanea mi aveva preso, rientra e ….Non si preoccupi signora, tutto a posto, non si disturbi; per fortuna non era un vaso! Sdrammatizzo io. La signora insiste ed allora, raccolto lo straccio, salgo le rampe di scale e sono accolto in cucina dove, su una poltrona, un uomo immobile e muto guarda fisso davanti a sé. E’ mio marito; è in poltrona stabilmente da quasi cinque anni. Intanto che lei si dà una ripulita, preparo un caffè, mi dice la signora con una gentilezza e una serenità che mi si trasmette. Rimango piacevolmente con loro un quarto d’ora a rispondere alle domande della signora che, seduta accanto, strofina mani e piedi al marito. Ha sempre freddo, anche in questo luglio che fa veramente caldo. Ci salutiamo, tutti e tre, un po’ dispiaciuti, credo, di lasciarci.
2. L’incontro con tre nudi. Mentre attraverso il Parco Archeologico della Turona, posso ammirare (!) due uomini e una donna impeccabilmente nudi che stazionano vicino ad un fontanile. Il quadretto non è poi tanto male grazie alla cornice ed anche ai soggetti. Simulando indifferenza mi rifornisco d’acqua; uno dei tre mi si rivolge: Ci stiamo godendo un po’ di fresco. Beati voi! Fate bene, rispondo sorridendo, ma non del tutto convinto

Davanti Canterbury: "V" di victory!

Cosa pensi che si possa fare per diffondere, soprattuttontra i giovani, la tua sana passione per i GP?
Comperare le mie guide/diari, in cui parlo della forza del viaggio a piedi; in cui parlo di scrittori di viaggio. Ho proposto il mio concetto di viaggio a piedi, in contrasto con il mero camminare (solo aspetto fisico/meccanico, seppur positivo) presso le Scuole Medie Superiori: tentativo, allo stato, non riuscito.

Hai mai pensato di fare i tuoi GP i bicicletta?
La bicicletta è mezzo ecologicamente sano e apprezzato, ma io ho un culo delicato… In ogni caso i miei percorsi sono fattibili anche con bici e poiché so che questa mobilità “onesta” è riferibile per un 85% alla bici, avanti con la bici…

In quale misura ti hanno influenzato nella scelta dell’itinerario le mete religiose? In altre parole alcuni tuoi GP sono Pellegrinaggi o semplicemente Pellegri… viaggi?
Sono agnostico, quindi i miei sono pellegrinaggi laici, o come ben dici Pellegri… viaggi dove la sacralità è il… Viaggio e il dialogo con sé stessi e con il Territorio, anche se le mete sono le chiese perché rappresentano gli aspetti architettonici più belli ed evidenti.

La più grande soddisfazione in materia di GP
Credo molto al motto del Deutscher Alpenverein, la più grande associazione alpinistica del mondo: “Der Weg ist das Ziel”, la via è la mèta;…. sottinteso: importante non è la cima, non il traguardo, bensì ciò che sta nel mezzo tra la partenza e l’arrivo, quindi l’itinere, il percorso. Ciò nonostante, nei miei GP gli arrivi sono orgasmatici: Roma, Gerusalemme – muro del pianto, Canterbury, Compostela.

Gian Paolo, ti aspetto, dai, vieni ... Taluno diceva che ero lunga 6350 km., ma ora mi hanno rimisurato con gli strumenti moderni; sono lunga 8851km! Ne hai da camminare!

Le tue prossime mete
Quest’anno vorrei percorrere la Via Micaelica da Le Mont-Saint-Michel (Francia) fino alla Sacra di S. Michele in Val di Susa. Da lì fino a Monte Sant’Angelo sul Gargano l’ho già percorsa. Un sogno, che sempre bisogna avere nel cassetto: un tratto della Grande Muraglia Cinese (perchè non tutta? n.d.r.)

Ultima domanda: E quella santa donna di moglie? E poi, quando pensi di coinvolgere i tuoi nipoti?
Mia moglie, sì, una santa donna, certo che prima di ogni viaggio occorre una accurata preparazione psicologica … (di chi? n.d.r.). I miei nipoti? Me lo auguro cjhe mi seguano e a proposito, siccome un mio nipote si chiama Adriano gli ho proposto di percorrere il Vallo di Adriano. Ma la domanda e quindi la risposta che più mi preoccupa è: i miei nipoti vorranno camminare con me? Termino ringraziandoti ed offrendoti tre azzeccati modi di dire, in tre diversi idiomi sulla filosofia dell’escursionista-viaggiatore: Sii un viaggiatore, non solo un turista! Be a traveller, not a tourist! Reisender, nicht nur Tourist!

Appendice: pillole di saggezza estratte dall’intervista radiofonica Radio 3 del 15 aprile 2008 ore 10,00, Trasmissione “Appunti di viaggio” di Tiziana Raffaelli e Francesca Re

Camminare è un piacere

 Una camminata al giorno toglie il medico di torno, più di una mela

 Camminare è lo sport meno costoso, meno tecnico, con il miglior rapporto costi/benefici

 Siate leggeri, leggeri, leggeri di zaino di mente e di cuore

 Il viaggio a piedi è soprattutto gustare, rivivere la dimensione cultura (uomo, storia, civiltà) in libertà di cuore e di mente

Il camminare è solo la modalità, l’aspetto fisico-meccanico dell’attività umana ben più articolata e complessa che è il viaggiare a piedi che impegna ovviamente il fisico, ma soprattutto coinvolge la mente, l’intelligenza, la curiosità, la sensibilità, la voglia di conoscere, la voglia di emozionarsi

Emozionarsi è la ricerca, la scoperta dell’autenticità dei luoghi, di luoghi con un’anima, di luoghi con una Storia o anche con una storia

Viaggiare a piedi è scoprire l’autenticità dei luoghi, in contrapposizione ai non luoghi: camere d’albergo, rotonde, centri commerciali, villaggi turistici, studi televisivi, etc.

Festina lente, affrettati lentamente: il tempo si trova sempre, basta volerlo. Il tempo non si deve sprecare, non si deve farlo passare. Il tempo bisogna riempirlo, organizzarlo

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COMUNITA’ AUTONOME DEL TRENTINO E DEL SUD TIROLO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Marzo, 2012 @ 7:00 am

Detto altrimenti: dobbiamo occuparci di più dello Stato. Infatti, se l’Italia affonda, fa affondare anche noi! Quanto a noi, non “crescita” ma “nuovo modello di crescita”. Ancora: si vuole creare una Europa Unita? Non si indeboliscano le prime Euregio,  catalizzatrici di questa agognata Unione! E il principio di sussidiarietà, dove lo mettiamo? (Non faccia l’ente superiore ciò che sta facendo bene e può ancora fare l’ente inferiore”).

Il Comandante Monti è stato chiamato a subentrare al timone della nave Italia quando essa, con la carena già piena di falle preesistenti per una serie di impatti con scogli vari dei mari della Sardegna e dei laghi brianzoli, era a pochi metri dallo  Spread Rock, il cui impatto  l’avrebbe affondata in pochissimo tempo. E invece questo Comandante con una improvvisa virata  ha evitato il peggio.  Ora però deve pensare a turare le numerose, piccole, pericolose falle preesistenti.

Nel frattempo però, una virata così improvvisa (e gli altri colpi di timone che il Comandante Monti deve ancora dare) pesa molto sulla massa dei … passeggeri. Le loro risorse diminuiscono, i consumi si contraggono, le somme incassate dal fisco (al di là del recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale) diminuiranno nonostante gli aumenti del numero e del livello di tasse e imposte. Le Pubbliche Amministrazioni tardano a saldare loro debiti verso i fornitori privati. Anche i privati sono costretti a seguirne l’esempio. Cioè: nella misura massima possibile ognuno fa da banca a se stesso, visto che le banche latitano. Il risultato? Molte piccole “multinazionali tascabili”, come le definisce Prodi, cioè molte piccole e medie imprese poco più che familiari falliscono e licenziano, molti imprenditori si suicidano. Le banche latitano?

Già, e le banche? Hanno ricevuto molta liquidità dalla BCE al tasso dell’1%, non prestano denaro a famiglie e imprese e quelle poche volte che lo fanno, applicano tassi vanno dal 4,5% al 12% (ma ai Parlamentari all’ 1,75%? Possibile?) , oltre spese e commissioni che tradotte in termini di incremento del tasso annuo alzano di ulteriori punti percentuali il costo effettivo annuo del denaro. Ma dove investono questa  liquidità?  Ad acquistare i titoli di stato in scadenza? Ma allora, sia pure indirettamente, ad acquistarli sono gli stessi … passeggeri!

A maggior ragione il governo dovrebbe sentirsi impegnato a far rendere pubblici in forma comprensibile le strategie ed i bilanci delle banche. Infatti la visibilità diretta che lo Stato ha voluto ed oggi ha ottenuto sui conti correnti dei clienti bancari potrebbe essere accompagnata da una analoga visibilità da parte dei cittadini sui reali significati delle strategie e dei bilanci delle banche.

 Non basta che  politici rom-padani (romano, da “ramnus”, letteralmente “uomo del fiume” … Tevere o Po, fa lo stesso, ecco i rom-padani!) dicano “le banche devono aprire i cordoni del credito”, tanto per mettersi a posto di fronte all’opinione pubblica. Non basta che siano efficienti, del tipo: lo dovevo dire? Ebbene, l’ho detto. Occorre che siano efficaci, cioè  la loro azione produca effetti concreti, e presto, anche! Aber schnell, auch!

E poi, visto che le banche ricevono quasi gratuitamente  “denaro pubblico”, che sia loro vietato di strapagare i loro supermanager, anche perché, di fatto, costoro sono ormai solo dei burocrati gestori di denari quasi regalati loro dall’Europa, cioè dagli Stati, cioè da noi cittadini. Si veda, tanto per fare un esempio, “La Stampa” del 3 marzo 2012 pag. 24: Profumo (Unicredit), 2010, compresa la liquidazione, € milioni 40,6 – Saviotti, Banco Popolare, 2010, € milioni 2,47 – Passera, Intesa san Paolo, 2010, € milioni 3,5 – Massiah, Ubi Banca, 2010, € milioni 1,43) ! Tanto per capirsi: molte banche fanno pubblicità alla TV, tutte per fare raccolta di denaro. Nessuna  per reclamizzarne impieghi !

Nella seconda metà degli anni ’70 ero Dirigente Capo della Finanza Italia della Stet, Società Finanziaria Telefonica, Torino, la maggiore società finanziaria italiana, operativa e di partecipazioni, solo poi  raggiunta dalla Fiat Holding. Ricordo Il responsabile Finanza Fiat, Dr. Garrino, che venne a vedere come eravamo organizzati). Ero pagato bene ma non strapagato: percepivo il quadruplo dello stipendio di base di un impiegato bancario. All’epoca, ferocissima stretta creditizia e valutaria. Costo effettivo annuo del denaro (non tasso nominale, si badi, ma costo effettivo, reale, finale, onnicomprensivo!) al 25-30 -40 %!  Mai l’economia reale era stata così strozzata. Mai le banche chiusero i bilanci così bene. Tutto ciò non deve ripetersi. Si dice: ma le banche non possono essere lasciate fallire. Ok, loro no, ma i loro alti dirigenti possono ben essere pagati il giusto (cioè assai meno) e, al limite, possono essere sostituiti!

Torniamo alla pubblicità leggibile e facilmente comprensibile dei bilanci. delle banche. Lo stesso dicasi per il bilancio dello Stato e di ogni ente pubblico (e relativi emolumenti, a tutti, politici, manager e burocrati). Questi documenti devono essere riformulati per cifre e per poste significative, tali da rendere comprensibile a tutti i cittadini dove si stia dirigendo la nave Italia, quale sia l’ordine e il peso spcifico delle priorità adottate nelle poste in entrata (fisco) e in quelle in uscita (spesa corrente e investimenti). Un chiaro elenco delle priorità è stato reclamato anche da Bankitalia (Visco, 13.03.2012).

Non basta che nei convegni alla Bocconi si dica che siamo salvi, lo spread è sceso sotto quota 300.  “Invece ed inoltre” occorre intervenire con azioni di brevissimo periodo, occorre recuperare subito tutte le risorse finanziarie recuperabili …

 … dalla Svizzera, da super stipendi, super pensioni, cumuli di stipendi, cumuli di pensioni, cumuli di pensioni e stipendi, dagli incredibili benefit ai parlamentari, dai tesoretti dei partiti politici, dalla significativa riduzione dei costi della politica, dalla sospensione delle mega opere pubbliche, dall’acquisto di armamenti, dalle decine di sperperi scandalosi pubblicamente denunciati in TV (si vedano per tutti le trasmissioni Report e simili), dalle false pensioni d’invalidità (nel Trentino Alto Adige nel 2010 ne è stata concessa una sola. In altre regioni anche del nord, Lombardia in testa (!),  a seguito dei recenti controlli ne vengono revocate circa il 40! Ma allora, … Roma ladrona … o non solo Roma?). Etc..

Il “blu” da eliminare non è solo quello delle auto. Anche tutto ciò che è stato qui sopra elencato è un costosissimo “blu” che va eliminato (non nascosto!). Il Presidente della Corte dei Conti (13.02.2012) denuncia: carico fiscale troppo gravoso e sbilanciato su lavoro e produzione. Occorre tagliare spese e costi superflui e tassare le rendite. 

Pescare ovunque si sprechi o si esageri, insomma, e varare subito una serie diversificata e distribuita sul territorio di iniziative immediatamente produttive, soprattutto nei settori agricolo, culturale, archeologico, artistico, musicale, delle piccole e medie imprese, delle micro centraline idroelettriche, in breve: intervenire sui nostri punti di forza reali e/o potenziali. Occorrono interventi di microeconomia. Quelli di macroeconomia soni necessari ma assolutamente non sufficienti!

Varare subito, dicevo. Molti cittadini non possono aspettare, crollano prima.  Infatti, la famiglia monoreddito basso o senza reddito, il disoccupato, il sotto occupato, il giovane, molte donne, la piccola impresa, il sotto pensionato, gli alunni portatori di handicap, il disoccupato non ancora pensionato, etc. non possono aspettare i risultati di medio termine di una virata improvvisa e brusca sotto costa! Questi soggetti sono troppo deboli per afferrasi alle poche maniglie disponibili sul ponte della nave Italia e quindi reggersi in piedi durante il forte sbandamento dovuto all’improvvisa virata effettuata dal Comandante Monti. Questi soggetti vengono sbatacchiati di qua e di là sul ponte della nave, contro le sue infrastrutture, si feriscono e non pochi di essi finiscono in mare ed annegano!

Comunità Autonome del Trentino Alto Adige

Ma in tutto questo, che c’azzecca il Trentino? Il Trentino ed il Sud Tirolo potrebbero, per primi, cercare di ovviare e avviare. Ovviare alle diseconomie sopra elencate, ove ve ne fossero anche qui da noi (nessuno è perfetto!) e soprattutto, potrebbero avviare quelle numerose, piccole iniziative distribuite sul territorio cui sopra si è accennato. Inoltre Trentino e Sud Tirolo potrebbero avviare una migliore conoscenza e vendita all’esterno della Regione dell’immagine della nostra Autonomia e dei suoi prodotti di eccellenza già esistenti, quale l’arte del buon governo, le tecniche turistiche, le tecniche di difesa del territorio da alluvioni, il sistema dell’Università, della cura del cancro con i neutroni, etc..

Questo deve essere il nostro rapporto con il Paese. Non accettare di essere uno dei tanti salvagente dei passeggeri di una nave nel recente passato particolarmente mal condotta e mal ridotta, ma essere oggi co-piloti di questa nave. Come? Riassumendo:

 1 – Occupiamoci maggiormente noi stessi Trentini e Sudtirolesi, nativi o naturalizzati, della nave Italia, e con ogni buon diritto, perchè se essa affonda trascina a fondo anche noi;

 2 – valorizziamo ed incrementiamo il nostro sistema bancario locale delle Rurali;

 3 – portiamo a termine i progetti in favore del Ceto Medio, in primis quello edilizio;

4 – reclamiamo e riceviamo dallo Stato maggiori competenze, a sgravio delle finanze centrali;

5 – invitiamo il Comandante della nave Italia a venire a trovarci qui sul nostro Territorio e offriamogli   la nostra esperienza di decenni di governo della nostra nave, in navigazione “in solitaria” sia in mare aperto sia fra gli scogli di una “navigazione interetnica” che ormai abbiamo trasformato da problema in opportunità. In  questa ccasione gli potremmo fare omaggio dei Libri della nostra Storia;

6  – proponiamo e realizziamo presso la Nostra Comunità Autonoma, primi in Italia, non la crescita ma innanzi tutto un diverso modello di crescita.

 

Resta una domanda: per far valere le nostre ragioni,  conviene che i nostri parlamentari a Roma si inseriscano nei partiti centrali o facciano invece parte di un unico, stesso gruppo, quello delle Autonomie? (In parallelo, a Trento, della convergenza delle forze politiche popolari, progressiste e autonomiste in un unico partito autonomista territoriale).

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L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri XIII-XVI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Marzo, 2012 @ 7:37 am

Detto altrimenti: continua la lettura e commento dell’Iliade di Omero presso la biblioteca di Trento, con il coordinamento della Professoressa Maria Lia Guardini . Si vedano  precedenti post del 31 gennaio, 11 febbraio, 29 febbraio e 9 marzo scorsi.

Libro XIII – Poseidone interviene in favore dei Greci. La battaglia continua. I greci Idomeneo e Merione imperversano nell’ala sinistra. Ettore avanza e arretra
(in grassetto le attualizzazioni)

Zeus, il capo, il Boss ...

Zeus è stanco vedere stragi, e allontana sguardi e pensieri da quella carneficina, per interessarsi di vision amene. Viene alla mente il comportamento dei sovrani del ‘700 (e non solo), i quali, all’interno delle loro corti, dei loro immensi parchi e tenute di caccia, vivevano beati senza essere “costretti” a rattristarsi con la visione delle bruttezze e delle povertà dei loro popoli.

Zeus è assente? Ne approfitta Poseidon. La sua uscita dal mare è maestosa, ricorda la scena del passaggio del Mar Rosso da parte degli Ebrei nel film “I dieci Comandamenti”. Poseidon corre in aiuto dei Greci, assume le sembianze di Calcante, infonde vigore ai combattenti, li incita, riporta in battaglia chi se ne era allontanato. Tuttavia Aiace lo “sgama” (dialetto romanesco, se ne accorge, capisce il trucco).

Poseidone

Ettore  non si risparmia …

… pari a veloce
rovinoso macigno che torrente,
per gran pioggia cresciuto, da petrosa
rupe divelse e spine giù al basso …

l similitudine è ripresa da molti poti successivi (Virgilio, tasso). Ricordiamo il Manzoni, ne “Il Natale”.

Qual masso che dal vertice
di lunga erta montana
abbandonato all’impeto
di rumorosa frana
per lo scheggiato calle
precipitando a valle
batte sul fondo e sta …

La lotta prosegue, i guerrieri cadono …

… a frassino simil , che su la cima
d’una montagna da lontan veduta,
reciso dalla scure, l suolo abbassa
le sue tenere chiome …

oppure …

…siccome quercia o pioppo o alto pino
cui sul monte tagliar, con raffilate
bipenni, i fabbri a nautic’uso …

Ad ogni uccisione segue la solita spoliazione delle armi del vinto. Solo ai versi 654-655 non ci riescono: … ma le bell’armi rapirgli non poteo …

I guerrieri talvolta riescono portare in salvo i resti di un compagno ucciso:

… somiglianti a due leoni,
che, tolta al dente di gagliardi cani
una capra talor, fra i densi arbusti
la portano nel bosco, alta da terra,
nell’orrende mascelle …

Talvolta uno di loro al nemico …

mozza la testa fè volar dal busto
e … la gittò rotta come lubrico globo …

Le scene di ammazzamenti non si contano. Merita l’entrata in scena di Idomeneo

… simile in vista la corrusca folgore, che Zeus
vibra dall’alto a sgomentar le genti …

La battaglia è così irta e fitta di armi e combattenti che pare di assistere ad una tempesta di sabbia. Ettore e Aiace si offendono reciprocamente. Come due ultrà moderni allo stadio

Libro XIV – I GRECI SONO ALLA FRUTTA. INTERVENGONO I TRE RE FERITI. LI AIUTA ANCHE  POSEIDONE. IL CAMPIONE TROIANO ETTORE E’ FERITO. I TROIANI INDIETREGGIANO (in grassetto le attualizzazioni)

Niccolò Machiavelli

I greci sono demoralizzati e sconfitti. Nestore corre a cercare tre re feriti: Agamennone, Ulisse e Diomede. Per la seconda volta Agamennone, molto machiavellico, propone la fuga e dice: coraggio, scappiamo!

non è biasmo fuggir di notte ancora
il proprio danno, ed è pur sempre meglio
scampar fuggendo, che restar captivo …

Ulisse e Diomede lo fanno nero. Indi i tre tornano in battaglia, benché feriti.

Hera abbindola Zeus e lo distrae

Hera (sorella e moglie incestuosa di Zeus) vuole aiutare i Greci, che sa al momento osteggiati dal marito. Escogita uno stratagemma. Con inganno si fa aiutare da Afrodite dalla quale riesce a farsi prestare un cinto magico (un importante “afrodisiaco”, appunto!). Indi circuisce anche il Sonno e se ne garantisce l’aiuto. Infine si avvicina al marito, lo abbindola, lo distrae con le sua arti amorose e fa sì che possa essere addormentato da Sonno. A questo punto, Poseidone, sapendo che Zeus dorme, aiuta vieppiù i Greci. Hera qui ci appare come una Mata Hari.

Poseidone, insieme ad una sapiente disposizione tattica del Greci, rovescia l’esito della battaglia. Il mare si gonfia, Aiace stordisce con un macigno Ettore (Aiace, gran lanciatore di massi). La battaglia diventa “titanica”. Volano teste, spiccano pupille, si sventrano le viscere … altro che Dario Argento! Una proposta. quale odierno regista si sentirebbe di fare un film con la stessa dose di crudo realismo delle descrizioni omeriche?

Alla fine interviene di nuovo l’aviazione: appare la solita aquila che i greci interpretano come un segnale a loro favore.

Libro XV – ZEUS CAPISCE L’INGANNO DELLA MOGLIE HERA E SI INQUIETA. Hera è richiamata all’ordine e deve convocare Iride, cui il Capo intima di ordinare Poseidone di smetterla. Febo, che si vuol far bello con il Capo, rianima Ettore, lo riconduce in battaglia, atterrisce i Greci, spiana il fosso, dirocca la muraglia. I Greci fuggono e si difendono sull’ultima linea possibile: quella a difesa delle stesse navi, simile alla linea del Piave (In grassetto le attualizzazioni)

Zeus infuriato, potrebbe fulminarla sua moglie ...

Zeus a Hera: scaltra malvagia, ti dovrei frustare … non ricordi quando per punirti ti appesi a testa all’ingiù? Hera si spaventa e smentisce, mentendo, la sua partecipazione in favore dei greci. E’ stato Poseidone, è stato lui … sembra una scolaretta colta in fallo che cerca di incolpare una compagna i classe …
Zeus si placa e svela il suo piano: terrorizzare i Greci, indurre Achille a mandare avanti Patroclo, farlo uccidere da Ettore, far rientrare in battaglia Achille e sconfiggere i Troiani.
Facendo così però Omero svela la fine e ci priva della suspence …
Hera è felice, convoca, come ordinatole, Iride e fa avvisare Poseidone di piantarla di aiutare i Greci. Poseidone “arse d’ira” a udire il comando e dichiara che non ubbidirà Zeus. Iride insiste, lo ammonisce e Poseidone ritratta. Ubbidirò. Ma se Troia non cadrà, fra Zeus e me sarà guerra aperta! E si ritira.
Zeus allora chiama Febo che fa quanti sposto nel titolo del libro. Ettore è “regagito” (dal dialetto genovese, rincuorato) e corre alla battaglia …

l'Ettore Furioso

come destrier di molto orzo in riposo
alle greppie pasciuto, e nella bella
uso a lavarsi correntìa del fiume,
rotti i legami, per l’aperto corre
insuperbito, e con sonante piede
batte il terren; sul collo agita il crine,
alta estolle la testa, e baldanzoso
di sua bellezza, al pasco usato ei vola,
ove amor d’erbe il chiama e di puledre …

e … “i Greci fuggivano, gridando Alpini abbiate pietà …” ma qui non si tratta della nota canzone militarpopolarealpina della seconda guerra mondiale, secondo la quale a fuggire erano i Greci!

I Greci gridano: ma non era morto Ettore? Coraggio …scappiamo, ritiriamoci a difendere le navi! E’ quasi una Dunqueque!

Commento: le manovre di Zeus, di questo Zeus che crea una “provocazione”: la temporanea vittoria dei Troiani per puro spirito di vendetta, per punire i Greci (colpevoli di quale misfatto?), per creare nello spettatore la tensione necessaria a giustificare poi la sua azione in favore della vittoria Greca e della distruzione della città di Troia. Ciò richiama certe guerre odierne, certe ipotesi e dubbi dei giorni nostri, secondo i quali prima si creerebbero ad arte incidenti militari o diplomatici o certe azioni terroristiche, solo per sentirsi poi legittimati ad una reazione di ben più ampia portata.

Questione d'onore? Ecco come si fa ...

Omero non esalta certo questo tipo di società soprattutto guerriera. Ma quali guerrieri, poi, che si lasciano trascinare in guerra da una “questione di corna” si direbbe oggi nella Magna Grecia, questione che gli uomini d’onore risolvono direttamente, a tu per tu. Quali guerrieri, che vincono o perdono nella misura in cui sono aiutati o meno dai loro sponsor divini … Qui a fianco vedete come si risolve una questione di corna, personalmente e semplicemente, senza tante guerre …

LIBRO XVI- ACHILLE CONCEDE A PATROCLO DI INDOSSARE LE SUE ARMI  E DI ANDARE IN BATTAGLIA ALLA TESTA DEI  SUOI MIRMIDONI. PATROCLO STRAFA, DISUBBIDISCE ALLE ISTRUZIONI DI ACHILLE, TENTA DI SCALARE LE MURA DI TROIA, VIENE RICONOSCIUTO E UCCISO DA ETTORE (in grassetto le attualizzazioni)

Patroclo, di fronte alle sofferenze dei Greci , piange. Come un ministro, di fronte alle sofferenze dei pensionati. Achille lo rimprovera benevolmente. Patroclo è risentito: ma come, non ti basta questa vendetta? Vuoi vederci tutti morti? Osservo: ma l’area del campo greco ove sono le tende dei Mirmidoni di Achille, non è interessata dalla battaglia? Come giustifica questa anomalia il regista Omero? Patrolo insiste: non vedi quanti morti e feriti, anche fra i re? Almeno, lascia che vada io a combattere, rivestito delle tue armi, alla testa dei tuoi Mirmidoni … Achille per l’ennesima volta ripete le ragioni dell’offesa subita (e qui, Omero, dai … le conosciamo queste ragioni, ti stai ripetendo per l’ennesima volta ..

"Achille" Tomba!

forse lo fai per chi si sia messo in ascolto in questo momento). Vabbè, dice Achille, hai vinto, mi hai convinto, vai pure, ma non esagerare. Appena hai fermato l’avanzata dei Troiani, fermati e torna alla tenda. Non avvicinarti alle mura della città, mi raccomando!

Grinta troppo diversa ...

Pensavo, ma se io avessi indossato la tuta da sci di Tomba compreso casco ed occhialoni a nascondere completamente il viso e mi fossi cimentato in uno slalom, io dico che tutti avrebbero subito capito che quel discesista non avrebbe potuto essere Tomba!

Nel frattempo il greco Aiace è in difficoltà, cerca di colpire Ettore con la lancia ma Ettore gliela tronca di netto con un colpo di spada ed Aiace si demoralizza: così non vale … non ci sto più … mi ritiro … I Troiani sono sempre più vicini. Incendiano la prima nave. E qui il regista Omero si prende il suo tempo, descrive la vestizione di Patroclo, vstiti ed armi, con calma … ve la immaginate la scena? Ma quanto distava la nave incendiata dalla tenda di Achille? Lo domanderemo ad Alberto Angela!

I Mirmidoni …

quasi crudivori lupi, il cor ripieni / di molta gagliardìa, prostrato avendo / sul monte un cervo di gan corpo e corna / sel trangugiano a brani, e sozze a tutti / rosseggiano di sangue le mascelle; / quindi calano in branco ad una bruna / fonte, a lambir colle minute lingue / il nereggiante umor, carne ruttando / mista col sangue; il cor ne’ petti audaci / s’allegra, e il ventre se ne va gonfio e teso …

Il discorso di Achille ai suoi Mirmidoni

Achille fa loro un bel discorso per inquadrarli: armamoci e partite. Loro partono, Achille fa gli scongiuri (“sacrifica” agli dei una coppa di ottimo vino, che poi si beve!). Prega per Patroclo e per le navi. Zeus lo ascolta solo per la parte che riguarda le navi. I Mirmidoni vanno all’attacco. I Troiani si spaventano: è arrivato Achille! Fuggono spaventati. Ciò consente ai Greci di prender fiato. Il loro cuore si apre …

… siccome allor che dall’eccelsa vetta / di gran monte le nubi atre disgombra / il balenante Zeus, appaion tutte / subitamente le vedette e gli alti / gioghi e le selve, e immenso s’apre il cielo

Segue la solita caneficina con dettagliato elenco di uccisori, uccisi e tipo di ferite inferte. Roba da medico legale e da polizia scientifica …

qual su capri ed agnelle i lupi piombano / sterminatori, allor che inospita / balza neglette dal pastor si sbrancano, / appena le adocchiar, che ratti avventasi / alle misere imbelli,  e ne fan strazio …

Anche Ettore si ritira. Patroclo avanza. I Troiani fuggono. Viene descrita la fuga dei cavalli troiani che irrompono come piena di fiume straripante. Seguono immagini di orrore puro, a descrivere come viene estratta una lancia dalla testa di un ucciso, che prima di essere spiccata, trascina con sè la vittima come il pescatore tira fuori dall’acque il pesce preso all’amo.

Il troiano Sarpedonte cerca di rincuorar i suoi. Patroclo lo affronta e i due lottano  … qual due grifagni ben unghiati avoltoi forte stridendo … In Olimpo si accende il tifo per i due contendenti ed alla fine si decide di far vincere Patroclo. Sarpedonte, colpito, cade come la solita quercia tagliata “a nautico fabbisogno“. La lancia he lo aveva ucciso viene quindi statta da petto, trascinandosi

Dario Argento

dietro il polmone! (Dario Argento). Patroclo contina l’ avanzata e irrompe … qual veloce sparvier che gracci paventosi e storni sparpaglia … La battaglia prosegue e rimbomba come i tronchi abbattuti dai boscaioli in montagna. Zeus ha un dubbio, questo Patroclo .. lo faccio vivere e trionfare ancora o basta così,  lo faccio morire lì … Sembra l’autore, lo sceneggiatore di un film. Decide per farlo andare avanti ancora un po’ … Febo, su ordine di Zeus, scende fra i mortali e recupera il cadavere di Sarpedonte. Patroclo, gasato per le sue vittorie e disubbidendo ad Achille, tenta quattro volte di scalare le mura di Troia. Febo, già che si trova sul campo di battaglia, cede alla tentazione, non sa resistere e  fa la spia: dice ad Ettore che quello lì non è Achille ma Patroclo! Nel frattempo Patroclo aggrava la situazione

Maramaldo (Ettore) uccide Francesco Ferrucci (Patroclo) , già "uomo morto"

perchè schernisce i Troiani che sta uccidendo. Allora Febo si arrabbia. Gli dà un manrovescio che fa cadere l’elmo dalla sua testa  svelandone la vera identità.  Patroclo, stordito dal colpo e vedendosi scoperto, si ritira, ma Euforbo lo ferisce alla schiena. Ettore lo affronta e lo colpisce a morte, il Maramaldo! Insulti reciproci fra il feritore ed l morente. Anche qui, estrazione della lancia dal petto, dopo aver appoggiato il piede sul corpo del morto.

Commento: è il libro di Patroclo. Amico di Achille ma ancor più della causa dei Greci. Generoso al massimo grado, si contrappone all’orgoglioso ed egoista Achille. Omero lo gratifica facendolo morire non sconfitto ma assassinato.

 

 

 

 

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9 MARZO – FESTA DELLA DONNA (CONTINUA)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Marzo, 2012 @ 9:40 pm

Detto altrimenti: questa ve la voglio raccontare

Anteprima.

Oggi  sono stato a sciare all’Alpe Lusia, insieme ad un mio amico. Che c’azzecca con la festa della donna, direte voi … C’azzecca … c’azzecca … lasciatemi finire. Molto sole, neve ottima nelle prime ore, diciamo sino a mezzo giorno, più che accettabile dopo. Il mio amico ha voluto fare un po’ di fuoripista. Io … che volete … l’ho seguito. Sarà che non siamo più abituati alla neve fresca o che altro, fatto sta che alla prima curva sono caduto. Lui mi ha sorpassato al volo e molto cameratescamente è caduto pochi metri dopo di me! Guardatelo  come è venuto bene nella foto! Neve fino al collo! Letteralmente! E poi dicono che in Trentino quest’anno c’è poca neve! Io faccio il furbo, perchè tanto lui non ha avuto il tempo di fotografare me, che mi ero già rialzato! Chissà  come se la ridono le Donne di noi! Ma va bene, è la loro festa! 

 Ma le donne, che c’azzeccano? Ecco che ci arrivo, per uno spuntino, alle 14,00, ci siamo fermati in un rifugio: due uova, patate al formo e speck. Ci ha servito una giovane cameriera, sui 25 anni (?), sorridente, molto composta. La padrona si alza dalla sua posizione dietro la cassa, viene presso il nostro tavolo e dice, sorridendo: Ma non vi eravate seduti all’altro tavolo? Mi fate confondere. No, non siamo noi, Wir sint aus Sud Tirol, molto precisi … Chiarito il suo errore, sorride ancora, si scusa e ci chiede da dove venivamo veramente. Da Trento. E lei, signorina, diciamo noi alla cameriera …. da Ferrara, risponde con un sorriso …Ah, faccio io, il Palazzo dei Diamanti … Si, sapete sono maestra ma siccome non ho un incarico, faccio la stagione qui, come cameriera.

Prima considerazione. E’ dell’altro giorno, poi purtroppo subito smentita dallo stesso Governo, la notizia che sarebbero stati stabilizzati bel 10.000 insegnanti. La smentita è arrivata “perché non ci sono soldi”. Non ci sono doldi? Ma come? Basta rimettere ordine fra le priorità,  anche e soprattutto rispetto alle varie megaopere e ai mega sprechi. A mio sommesso avviso infatti occorre rimettere al centro la singola persona umana, donne in testa! Altro che affermare semplicisticamente che non ci sono i soldi! Seconda considerazione. Non mi si dica: vedete, chi vuole il lavoro lo trova. Non accetterei questa affermazione se non altro perché la natura ha dotato alcuni di noi di una splendida capacità di adattamento e di aspetto gradevole, alcuni, solo  alcuni … non tutti. E gli altri, li vogliamo colpevolizzare? Inoltre è sicuramente più facile “ambientarsi” da Ferrara alla provincia di Trento che non, ad esempio, da Agrigento a Bolzano. Altra considerazione. Ho citato l’episodio per lodare quella ragazza, quella donna, anzi, quella Donna, per la scelta che ha fatto, per il coraggio e la determinazione che ha avuto, ma soprattutto per la positività con la quale vive questa sua situazione abbastanza anomala rispetto ai suoi studi, alle sue aspettative ed alle esigenze stesse del Paese di poter contare su di un numero adeguato di insegnanti, soprattutto se dotati di un tale positivo carattere. Ultima considerazione: i media ci informano sulla sotto-retribuzione delle donne rispetto a noi maschietti. Mi sono chiesto: e quante, italiane e straniere, sono anche sotto-occupate? Quante cioè sono non solo sotto-pagate ma anche sotto-utilizzate rispetto alle loro capacità?

Prima che finisca la stagione tornerò a sciare all’Alpe Lusia. Tornerò a mangiare in quel rifugio. Voglio segnalare questo post all’interessata. Voglio pubblicarne il nome,  sempre che l’interessata sia d’accordo.

Dopo questo episodio, il mio amico è uscito a prendere la tintarella. Io mi sono trattenuto a parlare con una simpatica coppia di giovani e giovanili pensionati (ma non si direbbero pensionati, dall’aspetto) di Padova, ai quali ho dato l’indirizzo del blog. Spero che si facciano vivi: … uei, raga! Attendo i vostri commenti, dai … diventiamo amici! Nel frattempo ho suggerito loro, che sono Grandi Lettori, “La vita accanto” di Mariapia Veladiano  e naturalmente il “nostro” blog di lettura www.trentoblog.it/mirnamoretti

 

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L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri XI-XII

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Marzo, 2012 @ 6:38 pm

Detto altrimenti: a seguito dei post del 31 gennaio e 11 febbraio e 29 febbraio scorsi. Prosegue la lettura dell’Iliade presso la biblioteca di Tento sotto la guida della Pofessoressa Maria Lia Guardini. Prossima riunione, 13 marzo 2012. Si ragionerà su otto libri, dal 9° al 16° compresi. Qui trovate dal 9° libro al 12° compresi.

Libro IX° – I GRECI MANDANO AMBASCERIE AD ACHILLE PER FARLO RITORNARE A COMBATTERE. ACHILLE RIFIUTA (in neretto le attualizzazioni)

Agamennone nella Treccani

Agamennone,uomo dalle molte facce. Sottrae ingiustamente una onorificenza ad un eroe di guerra, uccide a freddo un prigioniero che lo supplicava e gli offriva un ricco riscatto, piange. Piange, ora, con i Troiani accampati sotto la palizzata ( o muraglia?) eretta a difesa delle sue navi, Troiani che da assediati si sono trasformati in assedianti. Piange. Convoca l’Assemblea. Quando la situazione si fa difficile anche i ducetti diventano democratici … per condividere la loro responsabilità, per chiedere aiuto … e avanza la sua proposta: “Coraggio, fuggiamo!”.
Al che Diomede, uno che combatte veramente e non a parole, gli si ribella e lo insulta ma Agamennone non reagisce, anche perché Omero, per salvargli la faccia, fa intervenire Pilo che avanza una mozione d’ordine. “Intanto noi facciamoci una bella mangiata e mandiamo i giovani a fare la guardia, ai giovani tocca …, poi a pancia piena discuteremo meglio”. Tutto il mondo è paese, sempre. Oggi i “vecchi” mangiano e i giovani al lavoro, anzi, a cercar lavoro … Interviene Nestore, dalle parlanti pupille: Agamennone, a te, cui è stato dato il carico delle leggi, conviene dir tua sentenza, e ascoltar l’altrui. Come per il TAV. Ascoltar l’altrui, appunto. Nestore propone che si mandi ambasciatori ad Achille per convincerlo a riprendere a combattere. Agamennone accetta e fa un lungo elenco di doni (un vero e proprio piano di incentivazione (MBO, management by objectives).
La missione diplomatica è così composta: capo missione, Fenice, membri effettivi Aiace Telamonio e Ulisse. Detto, fatto. Gli ambasciatori si avviano verso la tenda di Achille “del risonante mar lungo la riva”. Achille li riceve secondo la migliore tradizione dell’ospitalità, sacra presso i Greci. E quindi, seconda abbondante cena … i “forchettoni”! In tre lo implorano. Ai tre Achille dice di no. Tre volte?

E qui mi torna alla mente un passo dell’Orazione di Marco Antonio dal Giulio Cesare di William Shakespeare. Anche qui abbiamo le “tre volte”, sia pure in senso diverso:

I thrice presented him a kingly crown,
which he did thrice refuse; was this ambition?

Inoltre, sapendo che se egli andrà in battaglia si coprirà di gloria, morirà, Achille afferma di avere scelto una vita tipo ozi di Capua. Riportato il suo rifiuto ad Agamennone, Diomede si arrabbia con il capo: Achille era già un orgoglioso e tu, con questa richiesta, hai esaltato questo suon atteggiamento.

Questo è il libro dei contrasti: la figura di Agamennone contrasta con quella di Diomede. La dichiarazione bellicosa di Diomede di combattere contrasta con la assoluta certezza della inutilità del suo eventuale sacrificio. Nel padiglione di Agamennone si vivono ore di incubo, in quello di Achille si suona la cetra. Altro contrasto: la complessità e l’articolazione delle suppliche e la risolutezza del rifiuto di Achille. L’unico contrasto che manca è che in entrambi i padiglioni si mangia e beve. Alla faccia …

L’elemento negativo del libro è che “nessun pentimento e nessuna richiesta di può cancellare il desiderio di vendetta”. Poesia invece troviamo nel ricordo di Achille bambino, nello sdegno di Aiace, nell’orgoglio e nel coraggio di Diomede.

Libro X° – SPIE NOTTURNE DEI DUE SCHIERAMENTI SI INCONTRANO: ULISSE ED AIACE HANNO LA MEGLIO E FANNO STRAGE DI NEMICI ADDORMENTATI  (in neretto le attualizzazioni)

Agamennone ha incubi notturni e i suoi pensieri erano tempestosi

quale il marito di Giunon lampeggia
quando prepara una gran piova o grandine,
o folta neve ad inalbare i campi,
o fracasso di guerra voratrice.

Giunone? Hera, direi, siamo nel mondo greco non latino! Ma il traduttore Vincenzo Monti non conosceva il greco e aveva tradotto dal latino, come ci ricorda Ugo Foscolo:
“Questi è il Monti, poeta e cavaliero, gran traduttor de’ traduttor d’Omero”.

Agamennone si veste e si arma. Lo vede Menelao e si stupisce. Agamennone gli dice: io vado a a chiamare Nestore. Tu Chiama Aiace e Idomeneo. E mentre attraversi il campo, invita tutti a fare la guardia, siate preparati, cribbio! E’ una congiura della magistratura (questa volta addiorittura divina, n.d.r.)! Ci può essere il rischio di un attacco notturno (Agamennone se la sta facendo sotto). Svegliamo anche Diomede ed Aiace, tutti. Diomede sveglia molti guerrieri: che si allertano

come i fidi molossi la pecorile
fan travagliosa sentinella, udendo
calar dal monte una feroce belva
e stormir le boscaglie: un gran tumulto
s’alza sovr’essa di latrati e gridi
e si rompe ogni sonno …

… insomma, altra assemblea: chi va a spiare cosa fanno i Troiani? Si offre Diomede che fra i tanti volontari sceglie Ulisse. Si armano, fanno gli scongiuri, terque quaterque …  (voti agli dei) e partono. Nella notte incrociano Dolone mandato da Ettore a spiare i Greci. Lo catturano, lo fanno parlare e lo decapitano. Quindi sulla scorta delle informazioni ricevute, fanno strage di Traci addormentati, avventandosi su di loro

… Come lione
sopravvenendo, al non guardato gregge
scagliasi, e capre e agnelle empio diserta …

I nostri due tornano al campo, carichi di spoglie. Altra cena ed altra bevuta. Raro caso di scontro notturno. Taluno afferma che questo libro sia una interpolazione.

Libro XI° – RIPRENDE LA BATTAGLIA (in neretto le attualizzazioni)

I Greci hanno voglia di combattere. Fremono (di andare a farsi squartare?) valli a capire … :

“…sonava nel cor la dolce guerra più che il ritorno al caro patrio lido”.

Omero pone molta cura nel descrivere la vestizione e l’armamento dei guerrieri. Stessa scena presso i troiani: Ettore è maestoso

..qual Sirio la funesta stella
or senza vel fiammeggia, ed or rientra
nel buio delle nubi …

Greci e Troiani si ammazzano a vicenda …

… qual di ricco padron nel campo vanno
i mietitori, con opposte fronti,
falciando l’orzo od il frumento; in lunga
serie recise, cadono le bionde
figlie de’ solchi ed in un momento ingombra
di manipoli tutta è la campagna …

La battaglia si svolge a vantaggio dei Greci fin …

… nell’ora
che in montagna foresta il legnaiolo
pon mano al parco desinar, sentendo
dell’assiduo tagliar cerri ed abeti
stanche le braccia e fastidio il core
e dolce per la mente e per le membra
serpe il cibo il natural desìo…

A chiunque avesse ucciso un avversario, il regista Omero lascia il tempo di depredare delle armi la vittima. Ma nel frattempo i nemici non intervenivano? E il predatore, che ne faceva del bottino? Forse faceva come noi ragazzi che quando s’andava a pesca subacquea con i fucili a molla, si riponevano via via le piccole prede entro una reticella che portavamo appesa alla vita?

L’Agamennone Furioso imperversa…

… come quando un lion, nel covo entrato
d’agil cerva, ne sbrana agevolmente
i pargoli portati, e li maciulla
co’ forti denti, mormorando, e sperde
l’anime tenerelle; la vicina
misera madre, non che dar soccorso,
compresa di terror fugge veloce
per le dense boscaglie, e, trafelando,
suda al pensier della possente belva …

E quando uno sta per uccidere l’avversario, ormai disarmato, inizia il dialogo far i due: dai non mi uccidere, ti farò pagare un ricco riscatto! No, non posso, ma dai che puoi … Ma anche qui, nel frattempo glia altri nemici che fanno?

E poi, uno solo mette in fuga una intera moltitudine? Pare di assistere all’apparizione dei primi carri armati nella prima guerra mondiale.

Dal piano dell’ira a quello della battaglia e da questo al piano superiore, quello degli Dei. Zeus suggerisce ad Ettore di intervenire solo dopo che Agamennone sarà ferito. E così è. Zeus, che in realtà parteggia per i Greci, vuole punirli (per mezzo della decisione di Achille di non combattere) e quindi vuole far prendere loro una bella strizza. Ora, il Fato, che è superiore a Zeus, ha deciso che Ettore muoia e questo Zeus lo sa bene. Zeus però sa anche che se Ettore morisse adesso, per i Greci sarebbe troppo facile vincere e non sarebbero stati abbastanza puniti. Quindi Zeus vuole evitare che Ettore muoia troppo presto. Praticamente un giallo alla Hitchcock.
Agamennone viene ferito e si ritira. Ettore interviene e fa strage. Ulisse e Diomede resistono. Diomede impreca “Zeus nemico!” Oggi sarebbe una bestemmia: “Dio ….!”.
Diomede riesce a stordire Ettore che si rialza e si rifugia fra i suoi. Paride, da posizione nascosta, ferisce al piede Diomede con una freccia, e Diomede gli dà del vigliacco: vieni qui se hai il coraggio che ti faccio un c…. così! Ma essendo ferito, si deve ritirare anch’egli. Ulisse è accerchiato ed è ferito al fianco, ma trova la forza di uccidere il suo feritore. Ulisse si estrae la lancia dal fianco e inizia a sanguinare copiosamente. Aiace e Menelao corrono in suo aiuto. L’Aiace Furioso (così mnel testo!) si dà molto da fare

come quando ruinoso un fiume
cui crebbe l’invernal pioggia di Giove, (rectius, Zeus!)
si devolve dal monte alla pianura,
e, molte aride querce e molti pini
rotando, spinge una gran torba al mare …

… ma alla sola vista di Ettore si ritira. E qui Omero gli fa fare una dignitosissima ritirata strategica, non una vile fuga, tale il suo retrocedere è lento, minaccioso, decoroso, protetto da uno scudo immenso. Al suo inseguimento si accalca una turba di omuncoli desiderosi di ferire il gigante, scagliando invano frecce e lance contro di esso, mentre egli retrocede, lento e granitico, come una grande nave munita di scorta armata, con i motori in avaria, che si ritira lentamente, inutilmente assalita da tante barchette di  pescatori di tonni, improvvisatisi pirati.

Continua la battaglia, anche a sassate “col brando e con enormi macigni”. Ettore avanza, Aiace si ritira …e un Greco, pur ferito, incita i suoi a difendere Aiace!

E Achille? Colonnello che piangeva nel veder tanto macello, fatti coraggio alpino bello … ma Achille non piange, si limita, ed è la prima volta, a chiedere come stia andando la battaglia e manda Patroclo ad informarsi sui feriti e sui morti. Nestore si meraviglia dell’interessamento di Achille e invita Patroclo a dire ad Achille delle ferite subite da Diomede, Euripilo, Macaone, Ulisse e Agamennone. Cosa aspetta ad intervenire?.Si sollecita l’utilizzo dell’arma segreta, le V2! Che almeno Ulisse mandi te in battaglia, con la sua armatura alla testa dei suoi Mirmidoni! Ormai l’unica salvezza dei Greci sta nel trincerarsi entro il loro accampamento.

Libro XII° – ASSALTO AL CAMPO GRECO. ETTORE IRROMPE  (in neretto le attualizzazioni)

Si inizia con un flash back al contrario. Poiché palizzata (o muraglia) e vallo a difesa delle navi e del campo erano stati costruiti dai Greci senza aver fatto le dovute offerte propiziatorie agli dei, viene anticipata la descrizione di come, alla fine della guerra, Nettuno, Apollo e Giove (cioè Poseidon, Febo e Zeus) avrebbero poi distrutto quest’opera di architettura militare.
Ettore incita i suoi, che esitano a scendere nel vallo e ad attaccare le mura del campo …

… qual cinghial e bieco
leon , cui fanno cacciatori e cani
densa corona, di sue forze altero,
volve dintorno i truci occhi, né teme
la tempesta de’ dardi né la morte,
ma generoso si rigira, e guarda
dove slanciarsi fra gli armati; e , ovunque
urta, s’arretra degli armati il cerchio …

Ma un suo subalterrno gli  suggerisce: non mandare cavalli e carri nel fossato: ci sono gli sbarramenti anticarro, tipo quelli degli Alpini d’arresto della Brigata Alpina Tridentina, non vedi? Manda avanti solo la fanteria! Ettore accetta il suggerimento. e arresta i … carri armati.
La fanteria avanza divisa in cinque battaglioni, battaglioni del duce Ettore battaglioni, della morte ,… etc. I Troiani si aventano su una porta delle mura, difesa da due fortissimi eroi, Polipete e Leonteo i quali la tenevano aperta per fare entrare i propri compagni fuggitivi. Due guerrieri forti, “sembianti a due eccelse querce in cima alla montagna” …

… come silvestri
verri ch’odon sul m onte avvicinarsi
il fragor della caccia; impetuosi
fulminando a traverso, a sé dintorno
rompon la selva, schiantando la rosta
dalle radici, e sentir fanno il suuono
del terribile dente, infin che, colti
d’acuito strale, perdon la vita …

Nel frattempo

… cadean le pietre come spessa
la grandine, cui vento impetuoso
di negre nubi agitator riversa
sull’alma terra …
… con grandinar di sassi smisurati …

Un Troiano si lamenta con Giove (Zeus) di tale resistenza greca. Ma Zeus vuole che la gloria, al momento, sia del solo Ettore, non dei Troiani. Infatti Polipete e Leonteo resistono, uccidono e spogliano i nemici vinti (ma intanto, come fanno a continuare a difendere la porta? Mistero!).

L'aviazione fatta intervenire da Zeus

 

Ecco che Zeus rimette in campo l’aviazione: un’aquila che stringe fra gli artigli un drago ferito, che però si rivolta, ferisce il rapace costringendolo a mollare la preda. Il drago cade fra le schiere ed ognuno interpreta il fatto a favore o a sfavore. Valli a capire …
In realtà di trattava di guerra psicologica … un po’ come quando Gabriele D’Annunzio lanciò su Vienna manifestini inneggianti all’Italia …
La lotta ormai è un corpo a corpo sugli spalti. Prevale la forza bruta, più che l’arma. Portaordini corrono a destra e a manca, i capi spostano le schiere, un gran caos. La battaglia è incerta …

siccome onesta femminetta, a cui
procaccia il vitto la conocchia, in mano
tien la bilancia, e vi sospende e pesa
con rigorosa truitina la lana,
onde i suoi figli sostentar di scarso
alimento; così de’ combattenti
equilibrata si tenea la pugna …

… fino a quando Zeus fa sì che Ettore superi la cinta delle mura greche. Infatti Ettore afferra …

…un immane macigno acuto:
non l’avrian mosso agevolmente due
de’ presenti mortali, anche robusti,per carreggiarlo …
… e come nella manca il mandriano
lieve sostiene d’un ariete il vello,
insensibile al peso …

… Ettore scaglia il macigno, fracassa una porta della cinta ed i Troiani irrompono. I Greci si ritirano e la battaglia ridiventa campale: campale, dentro il campo greco. Resta da vedere some si comporteranno i Troiani contro i Mirmidoni di Achille  …

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