Viva la Musica!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Gennaio, 2012 @ 6:56 pm

Pervin Chakar

Detto altrimenti … non di sola economia, finanza e politica vive l’uomo ….

Infatti questo pomeriggio, ad Arco di Trento, nella splendida cornice della sala del casinò, si è tenuto un “dolcissimo” (si può dire così?) recital lirico con letture in forma scenica, organizzato da Lega Vita Serena, Arco e soprattutto dalla “Camerata Musicale Città di Arco”, da sempre magistralmente diretta dal Maestro Giorgio Ulivieri.  Si è trattato della XVII edizione delle “Domeniche in Musica”, ricordando Roberto Turrini.

Giulio Mastrototaro e Giorgio Ulivieri

La struttura della manifestazione è stata ideata da Federica Fanizza, Direttore della Biblioteca Civica di Riva del Garda, su testi elaborati da Antonia Dalpiaz da “L’opera lirica o la disfatta delle donne” di Catherine Clement. Voce recitante, Sabrina Simonetto. Al pianoforte il Maestro Leonardo Angelini.
Il soprano di nazionalità turca Pervin Chakar ha magistralmente eseguito le seguenti arie:
o Gounod, Romeo e Giulietta, Je veux vivre
o Verdi, Rigoletto, Caro nome
o Mozart, Don Giovanni, Batti, batti o bel Masetto
o Puccini, La Boheme, Quando m’en vo
o Bellini, La Sonnanbula, Ah non credea mirarti
o Bellini, I puritani, Qui la voce sua soave
… oltre ad un applauditissimo bis da Capuleti e Montecchi di Bellini

da sin: Angelini, Chakar, Simonetto, Ulivieri, Crosina, Mastrototaro, Fanizza

Inoltre, fuori programma, il Baritono Giulio Mastrototaro, rivano, ha eseguito “L’aria della tangente” dalla Cenerentola di Rossini. “Della tangente” … ma senza nessun riferimento a fatti della cronaca attuale!
Che dire? Occorrerebbe essere musicofili esperti (qual io non sono) per esprimere con le parole le emozioni che si sono provate. Mi aspetto quindi i più qualificati commenti dai miei lettori musicofili che già sono intervenuti sui due concerti di Capodanno (alcuni di loro erano presenti in sala, fra i quali cito Maria Luisa Crosina e Ruggero Polito) . Da parte mia dico solo: ottimo l’accompagnamento al pianoforte. Da attrice consumata la voce della giovane e bella recitante.

Il pianista Maestro Leonardo Angelini e il soprano Pervin Chakar

Splendidi i costumi delle due Donne (Dominae) sul palcoscenico. Bella, veramente bella l’intonazione del soprano che ha mostrato di cogliere il calore e la simpatia con la quale il pubblico della sala l’ha accolta ed ascoltata. Chiara, forte, avvincente, convincente e precisa la voce, la vis scenica e l’accattivante simpatia del baritono. Ottima la scelta delle arie.  E poi, che dire del rinfresco a fine concerto? Dicevamo … non di sole cose materiali vive l’uomo … ma un brindisi ce lo mise anche Verdi nella sua Traviata, e che brindisi! E noi siamo fedeli alle tradizioni.

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Armamenti, ci risiamo: dagli F104 agli F35

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Gennaio, 2012 @ 6:21 am

(Quotidiano L’Adige, 7 gennaio 2012 pag. 20 – www.unimondo.org)

Detto altrimenti:  dall’astrolabio agli F 35.

Astrolabio

Astrolabio, dal greco antico, cacciatore di astri, era l’antenato del moderno sestante (se ne impara sempre una!) e serviva, come quest’ultimo, a determinare l’altezza del sole sull’orizzonte al mezzogiorno di una certa data e quindi a derminare la latitudine della nave. Affidabilità? Buona. Oggi, in edizione miniaturizzata, lo si usa come ciondolo del portachiavi. Io ne ho uno.

Cacciabombardiere Starfighter F 104

F104, Starfighter, cacciatore di stelle, un aereo da guerra USA degli anni 50, entrato a far parte della nostra aviazione militare negli anni 60. Affidabilità? L’ F 104 fu  detto altrimenti “Bara volante” in quanto, a causa della ridotta supeficie alare, fu protagonista di numerosi incidenti mortali, non perdonando  ai piloti alcuna sia pur  minima distrazione. Costava 1 miliardo di lire. Ne potete ammirare uno all’esterno del Museo dell’Aereonautica di Trento. Io non ne ho nemmeno uno.

Cacciabombardiere F 35

2012: si parla di acquistare 131 aerei  F35 Lightning II-Jsf, Joint Strike Fighter, “Fulmineo cacciabombardiere  unificato da combattimento “ per complessivi 15 miliardi di euro, mezza manovra finanziaria “Salva Italia”. Affidabilità? Sotto il profilo della sua tecnologia, sono già stati effettuati centinaia di interventi correttivi. Io non ne acquisterei nemmeno uno.

Galea veneziana

Qualche anno fa, s’era al tempo delle Repubbliche Marinare, Veneziautilizzava galee tutte uguali, oggi si direbbero “monotipo”. Ciò in quanto i comandanti e gli equipaggi erano  tutti completamente intercambiabili, essendo automaticamente ottimi conoscitori del veliero. Inoltre in tutti i porti controllati dalla Serenissima Repubblica erano disponibili parti di ricambio dello stesso tipo, per cui dopo ogni battaglia o tempesta era assai più agevole riparare quelle navi. Infine da galee ormai destinate alla rottamazione si potevano comunque

Whisper in regata

recuperare parti di ricambio ancora in perfetto stato, utilizzabili per la riparazione di altre galee. Io ho un monotipo, una barca a vela da regata di 7 metri, un Fun di nome Whisper.

Degli F35 si dice che rientrerebbero in un piano di omogeneizzazione internazionale di queste moderne galee dell’aria, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di riunificare i percorsi di addestramento dei piloti nelle varie nazioni e quindi a vantaggio della loro piena interscambiabilità nell’utilizzo dello stesso tipo di aereo. Per cui tutti i Paesi appartenenti ad un certo club devono adottarli, facendosi carico dei relativi costi.

Concetti condivisibili. Tuttavia a  me restano quattro domande:

1) il nostro Paese disporrebbe comunque di tutte le parti di ricambio “strategiche” (letteralmente: “indispensabili e insostituibili”) del velivolo, per cui l’Italia avrebbe comunque la garanzia di essere indipendente nella gestione di questa sua costosissima flotta di aerei?

 2) Di questi tempi, una spesa simile è veramente prioritaria?

 3) Quali sono i Paesi prima aderenti al progetto che ora, a causa dei costi, ne sono usciti?

4) Dopo le tristi esperienze dell’F 1o4, siamo ancora disponibili a rischiare la vita dei nostri piloti mettendoli alla guida di un velivolo non ancora del tutto testato?

 Si dice, ma la difesa …. si vabbè, ma non vorrei che fosse come per certe grandi case automobilistuiche, che costringono i loro concessionari a vendere comunque tot auto all’anno ( a costo di comperarle in proprio) e impongono alle loro officine autorizzate di  avere ( e pagare) comunque tot parti di ricambio in magazzino. Ciò per rendere meno costosa e più funzionale la propria organizzazione e struttura (propria, della fabbrica madre). La propria, appunto.

Chiedere la riduzione significativa del costo della politica non vuol dire fare antipolitica. Chiedere la sospensione di costosi programmi militari per dare la precedenza ad altre priorità, non vuol dire fare politica anti USA-NATO.

P.S.: ieri, 7 gennaio 2012, ho letto su L’Adige lo spunto che ha dato vita a questo mio post. Ieri sera a Rovereto ho partecipato ad una riunione illustrativa dell’opera dell’Associazione Spagnolli-Bazzoni ONLUS, impegnata ad aiutare e curare le popolazioni povere dello Zimbabwe. Il raffronto fra le due situazioni era inevitabile. L’Associazione citata sarà oggetto di un mio prossimo post.

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Progetti a confronto – Parte seconda: Brennero, Euregio, Europa

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Gennaio, 2012 @ 7:20 am

(dalla puntata precedente)

Detto altrimenti: pensiamo in modo sistemico. Altrimenti gli altri Sistemi prevarranno su di noi. E il nostro sistema è l’Europa.

Sistema Europa. Pare che sempre meno ci si creda, nei fatti, da parte di  chi “vuol(si) così colà dove si puote ciò che si vuole” (e più non domandare, dice il padre Dante!), cioè da alcuni  top politici europei.
Infatti costoro pensano sempre di più al proprio giardinetto, al proprio  elettorato, al proprio “stipendio”, al potere “proprio” che consente loro, talvolta, di sentirsi e di operare “legibus soluti”. Ed allora, la strada per chi crede nell’Europa è il rafforzamento dei poteri e delle funzioni europee, diminuendo quelle statali, senza che ciò sia interpretato come cessione della sovranità statale e conseguentemente aumentando molto le remunerazioni dei parlamentari e del governo europeo e diminuendo molto quelle delle corrispondenti posozioni  statali. Li voglio vedere, allora, i politici “locali” a fare gli europeisti tiepidi o – nei fatti – gli anti europeisti! Anche per questo motivo vanno ridotte, e di molto, le remunerazioni dei parlamentari di ciascuno stato!

Ciò premesso, veniamo ad un caso concreto. Dopo decenni di gestione “locale”, si pensa di mettere a gara (europea) la gestione dell’Autostrada dl Brennero. E se a vincere fosse un inglese? Io, gli amici targati GB li escluderei a priori, visto che loro non si fanno carico di importanti impegni europei. Va bene, escludiamoli pure. Ma allora, se a vincere la gara fosse un Belga? Rispetto a noi “locali”, costui avrà la stessa conoscenza del territorio, la stessa sensibilità, lo stesso interesse a risolvere e gestire il problema della viabilità lungo l’Asse del Brennero cioè attraverso l’Euregio? Già, l’Euregio, questa sconosciuta … per i non Trentini –  i non Sud Tirolesi –  i non Tirolesi : l’Euregio è la Regione Europea Funzionale che comprende il Tirolo, il Sud Tirolo e il Trentino. E’ una Piccola Europa, un esempio di come, da anni, si può mantenere la propria identità ed al contempo fare sistema. Vi pare poco? Altro che combattere l’Autonomia Speciale delle “Provincie del Brnnero”!  La nostra esperienza può e deve essere portata a modello di come l’Europa può costruirsi in entità sempre più coesa. L’Europa, si, l’Europa che è la sola via della “salvezza nazionale” e non solo, che è anche la migliore via per rispondere alla globalizzazione planetaria selvaggia.
E allora, proponiamoci all’Europa come i promotori di un GEIE, Gruppo Economico di Interesse Europeo per organizzare e gestire il sistema della Mobilità attraverso l’asse del Brennero, cioè attraverso l’Euregio (usiamolo questo termine, cribbio!) entro il quale la concessione della gestione locale dell’A22 è un fattore strategico indispensabile e insostituibile. Voglio vedere a negarcela!
Infatti, che la gestione delle eccezioni in Europa non sia ammessa solo per evitare ad qualcuno (GB) assunzione di impegni, ma anche per consentire ad altri (cioè a noi) la migliore soluzione di un problema europeo.
Come si collega questo mio intervento con quello di cui al mio post precedente? Nel senso che i problemi vanno visti alla luce delle esigenze e delle situazioni odierne, non sotto l’ottica del tempo ormai abbondantemente passato in cui furono impostati. Detto altrimenti: quando è stato deciso il progetto TAV? Qual è il flusso previsto prevalente di merci, quello Lione – Torino – Trieste o quello Sud Italia – Innsbruck – Monaco di Baviera? Dove conviene investire prioritariamente?

Prima di perderci in inutili dettagli o in lunghissime elencazioni tecniche, cerchiamo di inquadrare i problemi di fondo. La discussione è aperta.

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TAV, ancora attuale? Priorità e progetti a confronto – Parte prima

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Gennaio, 2012 @ 6:38 am

Detto altrimenti: oggi esaminamo il TAV, domani il Brennero

9 dicembre 2011, il Ministro Passera dihiara che il TAV – Treno Alta Velocità si farà.  E’ un progetto che “viene da lontano”, forse da troppo lontano rispetto alle necessità attuali. Siamo certi che serva ancora? Occorre imnvece ragionare secondo la tecnica dello zero base budget, cioè ripartendo da zero, non da ciò che “sino ad oggi si è programmato”.  TAV: elenchiamo alcuni fatti, non opinioni.

TAV, Alta velocità? Per i passeggeri? In questo mondo che sta rallentando, se il nostro treno fra Lione e Torino impiega un’ora in più, avremo più tempo per elaborare con calma e con maggiore attenzione ciò che abbiamo fatto e ciò che faremo.
TAV, Alta velocità? Per le merci? Al limite potrebbe servire – ma non serve – l’Alta Capacità. Infatti alle merci non interessa viaggiare velocemente, ma essere consegnate con puntualità agli orari prestabiliti. Ma l’attuale capacità di trasporto merci della linea esistente è utilizzata solo ad un sesto (1/6) della sua potenzialità e le previsioni sono “a decrescere”.
TAV, Alta Velocità? Per i passeggeri e per le merci? Anche in questo caso non va. Infatti, oltre alle motivazioni di cui sopra, v’è da aggiungere che è assai pericoloso mandare sugli stessi binari treni passeggeri a 150kmh e treni merci a 70 kmh.
TAV o TAA? Alta Velocità o Alta Antieconomicità? Infatti la spesa iniziale è prevista in €30 miliardi. Ma il costo della tratta TAV Milano – Torino, “strada facendo” è cresciuto di sei (sei) volte. E in “Padania” non c’erano montagne da traforare …
TAV o TAI? Alta Velocità o Alto Inquinamento? Le montagne della Val di Susa sono ricche di uranio. Dove metteremo i materiali di scavo?
TAV o TAP? Alta velocità o Altra Priorità? La crisi attuale a maggior ragione impone di rivedere la scala delle priorità!  Ad esempio potremmo dare priorità al raddoppio delle linee ferroviaie ancora a  binario unico, all’asse del Brennero,  alla Salerno-Reggio Calabria, alla difesa del territorio dalle alluvioni, alla sistemazione delle aree terremotate, etc.. (non certo al Ponte sullo Stretto, non volevo citarlo, ma già che ci siamo …).
TAV o TAS? Alta Velocità o Altro Sistema (ferroviario)? Non è forse meglio rafforzare, migliorare, non impoverire (ad esempio non licenziando gli 800 addetti ai vagoni letto) e rendere omogenea l’intera catena della rete ferroviaria italiana, anziché avere una catena con anelli fortissimi ed altri debolissimi?
TAV o TASP? Alta Velocità o Alta Velocità con Soldi Pubblici? Dice … ma noi facciamo un project financing con fondi privati o con fondi UE. Si, vabbè, basta che non ci sia la clausoletta scritta in Arial 10 che reciti… “lo Stato pagherà eventuali disavanzi di gestione …”

Grazie se vi sono lettori che possono evidenziare fatti (non opinioni)  diversi, a sostegno della tesi che il TAV s’ha da fare “custa l’on ca custa”, per dirla in aostano. Anche perché il Ministro Passera passerà e i costi ambientali ed economici del TAV resteranno. La mia proposta? La formulerò nel post di domani. Come sempre pubblicherò tutti i fatti che mi saranno citati dai lettori. Nel frattempo, buona Befana a tutti!

(segue nel prossimo numero)

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Il cervellone anti evasione fiscale e la Dichiarazione dei Diritti Acquisiti

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Gennaio, 2012 @ 7:16 am

Detto altrimenti: …fatti salvi i diritti acquisiti… ma acquisiti da chi?

… da me, s’intende, non certo dagli “altri”! Mi spiego. Sono in automobile bloccato nel traffico. Impreco contro “gli altri” che stanno ostacolando il mio diritto acquisito alla libera circolazione. Ma gli altri stanno pensando la stessa cosa nei miei confronti. Ma io questa riflessione non la faccio. Non mi conviene.
Si sta penando di ritoccare alcune componenti dell’emolumento complessivo dei parlamentari, ma solo “de iure condendo” cioè pro futuro perché “de iure còndito”, cioè per il passato, si tratterebbe di diritti acquisiti.
Ma allora anche chi stava per andare in pensione con le “vecchie” regole potrebbe accampare l’applicazione del suo “diritto acquisito all’applicazione di una legge” scritta proprio per regolamentare la situazione futura del suo pensionamento.
Fino a qui la “pars destruens”, cioè la critica distruttiva. Ora proviamo a proporre la “pars construens”, cioè a formulare una proposta costruttiva.
Si sta attivando un super computer per combattere l’evasione (voglio sperare anche l’elusione) fiscale. Ed allora, utilizziamo una parte della memoria di questo super computer per censire tutte le situazioni di spreco sospetto, di abnorme erogazione di risorse, di cumuli retributivi, di “diritti acquisiti” etc.. Solo alla fine, disponendo di un quadro organico e completo, si rediga la Dichiarazione  dei Diritti Acquisiti e su questa base interveniamo su tutti i “diritti”e non solo su alcuni di essi con misure , significative, equilibrate, compatibili fra di loro e con la situazione economica finanziaria del Paese. In tal modo sapremmo se sarà consentito all’INPS continuare a gestire erogazioni  di super pensioni sino a  €90.000 mensili (sia pure a debito dei cosiddetti “fondi speciali”) e se è accettabile che manager di Stato o di aziende private o banche che abbiano ricevuto contributi pubblici, ricevano stipendi, buonuscite e pensioni milionarie.

Voi che ne dite? O sarebbe “antipolitica”, come dice taluno?

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Titoli derivati, cartolarizzati … per dirla con il Manzoni: chi erano costoro?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Gennaio, 2012 @ 6:28 am

Giovenale

Quis custodiet ipsos custodes? (VI Satira di Giovenale): ma loro, i custodi, chi li controllerà? (Soprattutto sapendo che i custodi si rendono ben conto di quello che stanno facendo!)

Detto altrimenti …

… da “giovane” a Torino ero responsabile della Finanza della più grande società finanziaria del Paese. Tenni una conferenza a Milano sul sistema valutario d’allora. Il Presidente Amministratore Delegato della società la commentò così: “Di una chiarezza esemplare anche per i non addetti ai lavori”. Vediamo se ci riesco ancora ad essere altrettanto chiaro …

Ad un tasso per essa conveniente, una banca/società finanziaria (per brevità, b/sf) eroga mutui garantiti da ipoteca su immobile per l’ammontare complessivo di “100”, corrispondente al 100% del valore dell’ immobile ipotecato, “tanto il valore degli immobili sta crescendo, quindi il valore della mia garanzia aumenterà rispetto a quanto ho prestato”  (tuttavia la  b/sf erogherebbe quanto sopra anche se il valore reale della garanzia non coprisse il rischio che lei sta correndo. Infatti, vedrete qui di seguito come se la cava).
La  b/sf decide di vendere l’intero pacchetto ad una seconda b/sf per 105, rientra dei 100 erogati ed ha un utile di 5.
Nel frattempo il valore degli immobili scende. ma non importa, tanto …
… la seconda b/sf vende l’intero pacchetto ad una terza b/sf per 110. Rientra dei suoi 105 e guadagna 5.
Nel frattempo il valore degli immobili scende ancora,  ma non importa, tanto …
….. la terza b/sf sente che sta arrivando la crisi. Non vuole restare con il cerino acceso in mano. Che fa?  Cartolarizza il proprio pacchetto di mutui (il proprio credito) cioè divide (“cartolarizza” appunto) il pacchetto del valore complessivo di 100 (insieme di mutui del valore diverso uno dall’altro) in n. 100 quote uguali (100 titoli “derivati”) del valore nominale (facciale) ciascuno di 1,0 e le vende ognuna a 1,20 a n. 100 risparmiatori, i quali, di fatto, diventano i creditori dei mutuatari. La terza banca rientra dei suoi 110 e guadagna 10.
I risparmiatori pagano 1,20 ciascun” titolo derivato”  del valore nominale di 1,0. Però, nel frattempo. i debitori ipotecati non riescono più a far fronte al pagamento degli interessi. I titoli derivati  non fruttano più interessi e quindi il loro valore di mercato scende notevolmente o si annulla del tutto, il che significa che i  risparmiatori perdono in tutto o in parte i loro risparmi. I debitori si vedono ipotecate e vendute le proprie case. Tutti ci perdono. Hanno guadagnato solo le banche/società finanziarie (bb/ssff).
Questo è quanto è accaduto negli USA. Ed erano proprio le agenzie di rating americane a suggerire queste tecniche alle bb/ssff loro clienti, che poi erano le stesse entità dalle quali le agenzie di rating stesse venivano a loro volta incaricate, dietro lauto compenso, ad attribuire la tripla A proprio alle suddette bb/ssff. E queste sono le agenzie di rating che declassano Italia, Francia, etc.! Ma loro, chi le declassa?
E le speculazioni sulle derrate alimentari, che del mondo ne hanno arricchito 1/5; impoverito 1/5 ed affamato 3/5? Vediamo un po’ come può essere andata. Io non ho denari, ma acquisto grano per ritiro della merce e suo pagamento ad una certa data futura, al prezzo di 100, sperando che a scadenza il grano valga 120, per cui a scadenza io lo pagherò 100 e lo venderò a 120. Se il prezzo non tende a salire, basterà produrne meno grano o dire in giro che la produzione sarà scarsa. Semplice, no? Solo che alla fine il consumatore sarà costretto a pagare un prezzo eccessivo per il grano (e si impoverirà) oppure non avrà il denaro per acquistare il grano (e morirà di fame). Inoltre  anche questi contratti a termine possono essere cartolarizzati, cioè frazionati in titoli derivati … Ed allora Gianluigi, un amico genovese ma still torinese da e per molti annui ancora (come ero io tanti anni fa), suggerisce una nuova legge:
Legge 1/2012 – Articolo Unico
“Dalla mezzanotte del 31/12/2011 sono aboliti la progettazione, la creazione, la commercializzazione, la pubblicizzazione, il collocamento di prodotti finanziari derivati in tutte le loro forme. I trasgressori sono puniti con la chiusura della loro attività e 50 anni di reclusione”.

Dai, ditemi cosa ne pensate!

P.S.: in buona parte in linea con l’argomento vi suggerisco una piacevole lettura, il romanzo “Vita avventurosa di Charlie Summers” di Paul Torday, Ed. ellint

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La cultura, la neve, il potere

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Gennaio, 2012 @ 6:57 am

Detto altrimenti:
“Se hai una montagna di neve, lasciala all’ombra”. Due DVD con libro, di Elisabetta Sgarbi. La cultura? Lasciala al’ombra, proteggila, come nella foto la neve della Presena, in Trentino. La neve? Proteggila  così come occorre proteggere la cultura. L’ho sentito oggi durante la bellissima trasmissione televisiva di Corrado Augias. Altrimenti così come la neve si fonde al sole, la cultura si squaglia. Si squaglia di fronte alle fiamme dell’anti cultura. E la peggiore fiamma in questo senso è la televisione, o almeno la maggior parte dell’attuale prodotto televisivo, “moderno oppio dei popoli”. Televisione, tele-visione, vedere gli avvenimenti anche se si è lontani da essi, oppure vederli da lontano … oppure .. vederli da troppo lontano e quindi … non capirli!. Una recente e qualificata analisi citata da Augias circa i contenuti culturali delle trasmissioni televisive accreditano alla migliore rete un 20%, unica ad eccellere purtroppo, ed alla maggior parte delle altre percentuali ben inferiori, molto vicine allo zero. Ed allora …
“Cosa ne è della cultura nel sentimento degli Italiani, nella loro vita concreta. Dobbiamo accontentarci della definizione formale della cultura, ovvero di un sistema di valori condiviso che soggiace ai comportamenti di una data comunità, oppure possiamo andare più a fondo; chiedere per esempio alle persone che vivono, lavorano, leggono e non leggono, amano e non amano, cosa significa per loro la parola “cultura”?
Non voglio né posso recensire un libro che non ho né letto né un film che non ho visto. Prendo solo lo spunto da alcune frasi, da alcuni concetti emersi nel corso della citata apprezzatissima trasmissione televisiva di Corrado Augias per chiedere a tutti noi:

Socrate

Esiste un rapporto fra potere e cultura? Cosa intendiamo per cultura?  La cultura, serve? Se si, a chi serve? Quali sono le conseguenze della mancanza di cultura? Quali quelle di una cultura anti cultura, “made in casa di qualcun altro che non noi stessi”? Cosa significa la frase “panem et circenes”? 

Tranne l’ultima, non conosco le risposte. Infatti io ho questa presunzione: so di non sapere. Per questo mi interrogo.

E voi, cosa ne dite?

 

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Musica

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Gennaio, 2012 @ 8:38 am

2 gennaio, fatti ieri gli auguri, oggi di cosa parliamo? Di qualcosa di bello, di distensivo …

… detto altrimenti: di Musica!

Amici, una nota di “bellezza pura”: ieri, i due concerti di Capodanno alla Fenice di Venezia e a Vienna.
Anni fa c’era solo Das Neujahrskonzert der Wiener Philharmoniker, che si tiene dal 1939 nella splendore della sala dorata del Musikverein di Vienna, salone che vale una visita, anche senza il concerto! Musica … soprattutto valzer e polche della famiglia Strauss e per finire il Danubio blu e la Marcia di Radetzky, con tanto di accompagnamento di battimani del pubblico.
Da qualche anno abbiamo anche noi il nostro concerto, nella rinata Fenice. E siccome sono su due canali televisivi e ad orari diversi, ieri me li sono ascoltati entrambi, in stretta successione. E proprio l’immediatezza dei due ascolti ha fatto risaltare la grande differenza fra i due tipi di musica, fra le composizioni soprattutto verdiane e quelle, pur coinvolgenti, degli amici Austriaci. Amici d’oltre confine, non me ne vogliate per questo, ma dal confronto noi Italiani usciamo vincitori. Almeno qui …
Il genio di V.E.R.D.I. (cito solo lui, per brevità), l’irrompere preannunciato delle sue coinvolgenti esplosioni, la varietà dei temi e dei sentimenti, la ricchezza dei colori musicali che il nostro compositore sa esprimere si impongono rispetto alla pur splendida serie dei ritmi cadenzati delle Vostre marce e dei Vostri ballabili. A me piace la musica, molto, anche se non sono un musicofilo erudito. Tuttavia la differenza fra i due concerti è stata percettibile anche dalla mia limitata capacità di comprensione e critica musicale.

Una nota per i balletti e le coreografie, di entrambi i concerti: il “nostro” del corpo di ballo della Scala. Il loro non so. Entrambi semplicemente incantevoli, che altro dire? Ballerini/e impeccabili, abiti da favola, coreografie e ambientazioni da sogno. Sembrava di assistere ad una favola di Walt Disney.

Apro la discussione, invitando chi non avesse ascoltato questi due concerti, a farlo al prossimo Capodanno. Il nostro, alle 12 su RAI 1. Il loro a seguire su RAI 2 (controllate però gli orari e i canali fra circa un anno!).

Buona Musica a tutti!

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capodanno …. capo d’anno… capo … danno … capo … danno … da … capo?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2011 @ 8:11 pm

Detto altrimenti …

 

La tempesta sedata (Rembrandt)

Ma no, dai, che “o bono tempo e o malo tempo non dura tutto o tempo” (proverbio siciliano). Dai, che dopo la tempesta viene il sole, dopo le lacrime ministeriali e non solo quelle, arriveranno i provvedimenti per la crescita. Ne siamo certi. Solo che produrranno effetti nel medio periodo. Ed io in questo mio post (di domani, che anticipo questa sera, prima della cena, da sobrio) formulo il migliore augurio a chi, e sono tanti, di auguri ne ha bisogno nell’immediato. Ai giovani che hanno anche smesso di cercare il lavoro, ai giovani disoccupati che il lavoro lo stanno cercando, ai giovani sottoccupati, ai giovani precari, ai giovani finte partite IVA, ai cassintegrati, ai disoccupati, ai padri di famiglia che non riescono ad arrivare a fine mese, agli immigrati, ai terremotati, agli “infangati” (dalle alluvioni), a chi è solo, a chi desiderate voi …

Recentemente ho visto un film dl 2010: The company man, L’uomo della SpA. Anche qui, come è giusto che sia per un paese protestante (vedi il post precedente) il cattivo è predestinato ad essere cattivo, il buono è predestinato ad essere buono. Al di à di questo aspetto, il film fa una critica ed un elogio al “sistema America”. La critica: attraverso manovre finanziarie, poche persone diventano ricchissime e moltissime perdono il lavoro. L’elogio: fra coloro che hanno perso il lavoro c’è chi non si scoraggia, si tira su le maniche, e ricomincia costruire un futuro per sé e per gli altri. In particolare, facendo ripartire un cantiere navale e non con nuove speculazioni finanziarie.

Ed ecco che mi è subito venuta davanti agli occhi l’immagine dei lavoratori del cantiere navale di Sestri Ponente, prossimo alla chiusura, dicono. Io sono nato, cresciuto e “studiato” a Genova”. Da ragazzo ho assistito ad alcuni vari in questo cantiere, ancora di quelli in cui, appena la bottiglia di spumante si rompeva sulla murata, la nave scivolava su due rotaie dalla terra ferma in mare, rallentata nella sua corsa da enormi fasci di catene, fra la commozione degli operai e gli applausi del pubblico. Ora proprio non vorrei che a “scivolare in mare” fosse il cantiere, anzi, la cantieristica … Non abbiamo anche noi, per caso, un Company man, di quelli predestinati ad essere buoni? Si faccia avanti, per piacere …

A proposito di film .. anche in “Pretty woman” il “lui”, da spregiudicato finanziere che acquista interi complessi industriali solo per smembrarli, rivenderne le singole componenti e ricavarne forti utili, si redime e si trasfroma  in un investitore in un cantiere navale, altrimenti destinato alla rottamazione  e lo fa rivivere.

Buon Anno a tutti!

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Religione e politica economica: il mio post augurale di fine anno

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2011 @ 6:21 am

Detto altrimenti …

Max Weber

Noi Italiani siamo cattolici. Anche in politica economica. Noi non cambiamo rotta. La miglioriamo, presupponendo con ciò che qualcosa di buono ci sia sempre stato. Il che potrebbe anche essere vero. Ma perché precludersi la possibilità di individuare un errore, durato magari ben diciassette anni? La risposta a questa domanda è presto detta: “solo chi è senza peccato” potrebbe scagliare questa “prima pietra”. Ma nessuno sembra trovarsi in questa condizione. Pertanto noi al massimo “rimandiamo a settembre”. Di bocciare non se ne parla.

Per contro, nella mentalità protestante che permea le filosofie economiche dei paesi anglosassoni, l’errore esiste eccome! Vi è un confine molto netto fra il bene, segno della Grazia di Dio, ed il male, segno della sua mancanza. Anche chi fa politica economica ci mette poco a trovarsi dalla parte di coloro che sono predestinati al bene o dalla parte di quelli predestinati al male. Qui, insomma, si boccia, e pure troppo, perché una divaricazione così netta fra il bene e il male (cfr. tutti i film made in USA) non è quasi mai esplicativa dell’effettiva realtà delle cose.

La persona laica, esente dal dogma sotteso alle due concezioni, può prelevare gli spunti migliori da entrambe le concezioni. La prima gli sarà utile per ricordare che le opere buone non sono inutili e possono invertire le tendenze negative. La seconda gli potrà suggerirei che l’ineluttabilità del giudizio, presto o tardi che esso arrivi, pone tutte le sue azioni in un costante rapporto con il limite che esse non devono superare.

In politica economica per il nuovo anno auguro a tutti noi né troppo cattolicesimo né troppo protestantesimo: Auguro invece “intelligenza” (dal latino intelligere, capire) perché quella va sempre bene, in qualunque quantità, e perchè essa ci è indispensabile, soprattutto oggi, per evitare che si ripetano gli errori del passato. Buon fine anno a tutti!

E voi, come vi sentite? Cattolici, protestanti o “misti”?

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